14 novembre 2007

LABORATORIO ROMA

14/11/2007

Estremismo politico e tifo il "laboratorio di Roma"

ROMA - Se la parabola eversiva dei violenti da stadio ha avuto un suo laboratorio, quel laboratorio è a Roma. Come documentano la notte dell´assalto alle caserme e l´iscrizione al registro degli indagati dei tre della "banda de´ noantri" che viaggiavano con Gabriele Sandri, dentro e fuori dell´Olimpico, romanisti e laziali hanno conosciuto un´inedita contaminazione, allacciato alleanze, abbattuto lo schema tradizionale destra/sinistra, lavorato all´elaborazione di quella che nelle note del Viminale viene definita la «teoria dell´opposizione violenta al Sistema».
Il racconto può cominciare dalla fine. Dai profili monchi che i brogliacci di polizia propongono dei quattro ragazzi arrestati domenica. Tre laziali e un romanista. Tre "simpatizzanti di destra": i laziali Claudio Gugliotti, Saverio Candamano, Valerio Minotti, di cui uno con precedenti per rapina (Candamano). Il quarto, Lorenzo Sturiale (il romanista), con una storia di sinistra («So - dice il suo avvocato Lorenzo Contucci - che è impegnato in iniziative con partiti di sinistra. Non saprei dire se Rifondazione o Comunisti italiani») e un precedente di polizia del 2003 per «manifestazione non autorizzata di fronte a un Mc Donald´s». Ma il racconto può cominciare anche da un incipit che in pochi seppero o vollero vedere. Domenica 21 novembre 1994, stadio di Brescia, dove la Roma è ospite. L´allora vicequestore Giovanni Selmin viene ridotto in fin di vita dalle "lame" di un´orda impazzita che, alle 12.40, a partita ancora lontana e tifoseria bresciana neppure in vista, consuma un assalto alla polizia pianificato nei giorni precedenti. Ricorda oggi Selmin: «Tra i miei aggressori c´erano romanisti e laziali. Avevano progettato la spedizione, portando da Roma un arsenale: accette, coltelli, bombe carta imbottite di pallini di piombo. A guidare quel gruppo era un estremista di destra: Maurizio Boccacci, fondatore del Movimento politico occidentale». Romanisti e laziali contro gli "sbirri", sotto l´ombrello di un incipiente e violento spontaneismo di destra. «Mi chiede se quello fu l´inizio di quel che vediamo oggi? Probabilmente sì».
Novembre 1994-giugno 2006. Sono trascorsi dodici anni, il Movimento politico occidentale, sciolto d´autorità dalla magistratura, è un ricordo. A Roma, muore in un incidente di moto Paolo Zappavigna, 40 anni, leader unico dei "Boys", la sigla che nella curva romanista raccoglie la destra intera. Ai suoi funerali, nella chiesa di Santa Maria Consolatrice, si raccolgono in migliaia. Tra loro, sotto una foresta di braccia levate nel saluto romano, c´è, per dirne una, l´attuale sottosegretario dell´economia, Paolo Cento, che con il "fascista" Zappavigna ha lavorato a disegni di legge che privino i questori del potere di diffida. Come del resto Rino Fabiano, consigliere "disobbediente" eletto con Rifondazione comunista al III municipio. Soprattutto, c´è Fabrizio Toffolo, leader degli "Irriducibili" della Lazio, la sigla che controlla con mano militare l´intera curva nord. Le parole che Toffolo pronuncia spiegano cosa è accaduto tra il 1994 e il 2006, rendono meno misteriose le ragioni per cui nel marzo del 2004, le due tifoserie sono riuscite a imporre la sospensione di un derby. «Anni fa - dice Toffolo - con i romanisti dei "Boys", ci scontravamo. Ma poi ci siamo conosciuti, abbiamo fatto amicizia e in questi anni abbiamo cominciato a lavorare insieme sulla repressione, sul carcerario».
Toffolo, dal carcere, entra ed esce (oggi è ai domiciliari perché accusato di aver tentato insieme agli altri tre capi storici degli "Irriducibili" di consegnare la società Lazio a Giorgio Chinaglia, minacciando il suo attuale presidente, Lotito). Ma non è questo evidentemente il punto. Il punto è che Toffolo segnala e celebra un´avvenuta contaminazione intorno a parole d´ordine capaci di mettere insieme romanisti e laziali, destra e sinistra. Le due curve, in 12 anni, hanno conosciuto nuove sigle (i laziali, la "Banda de´ noantri" e "In basso a destra"; i romanisti, "Bisl - basta infami solo lame"; "Tradizione e distinzione", "I padroni di casa") e per un "Movimento politico occidentale" scomparso, c´è ora una sede di "Forza nuova" a un tiro di schioppo dal punto di incontro del tifo laziale in piazza Vescovio. E´ accaduto quel che, da vivo, Paolo Zappavigna, il "fascista" che chiedeva verità sui desaparecidos argentini, spiegava in una intervista raccolta in uno dei forum ultras: «I veri Disobbedienti sono gli ultras. Il nostro motto è "sempre schierati e mai omologati", mai a braccetto con le forze del disordine. La curva, insieme ai centri sociali è uno dei pochi luoghi in cui è possibile una vera autogestione».

di CARLO BONINI
FONTE LA REPUBBLICA

1 commento:

Anonimo ha detto...

la vicenda di Lorenzo

Lorenzo Sturiale è in carcere da domenica 11 novembre per i disordini avvenuti allo Stadio Olimpico di Roma dopo l'uccisione di Gabriele Sandri...

Iniziava così il testo originale di questo "post" attraverso cui la famiglia di Lorenzo raccontò quanto accadutogli quella domenica. Ora che il "peggio" della sua personale vicenda è alle spalle, questo "post" sarà sostituito presto da un altro che racconterà quella giornata nella sua fatale interezza. L'unico elemento di quella prima ricostruzione che è utile ricordare era contenuto in questo passaggio:


Dopo una notte al Policlinico Gemelli viene portato a piazzale Clodio per il processo per direttissima, processo che però "stranamente" salta... Dopo due notti a Regina Coeli viene portato davanti al giudice il quale formula le contestazioni e mostra un verbale di sequestro di due sassi rinvenuti nelle sue tasche, verbale non firmato, e che quindi non può che essere un "errore"; tasche mai perquisite, dato che ancora contenevano, come mostrato da Lorenzo, una piccola bandiera della Roma che se trovata al momento della perquisizione sarebbe stata certamente sequestrata...


* * * * *


Insomma, in Italia uno o due sassi non si negano a nessuno. Che volino in cielo a deviare proiettili o che vengano rinvenuti nelle tasche di qualcuno (vivo o appena assassinato che sia). Per il resto, per raccontare quanto accaduto a Lorenzo, basta un numero:


E' uscito di casa alle 17, ha collezionato 17 punti di sutura, è stato in carcere 17 giorni...



(Roma, 15/12/2007)