30 novembre 2007

LA PIADINA ROMAGNOLA



Il tam tam di ‘radio ultras’ lo aveva già divulgato su internet, probabilmente anche documentato con immagini filmate coi telefonini. Tra riminesi e cesenati il sabato del derby c’era stata, eccome, la resa dei conti. La polizia era arrivata, è vero, aveva sequestrato una montagna di bastoni, catene, cinture e caschi, ma solo dopo il primo scontro durato dai 10 ai 20 minuti durante il quale si erano affrontati una cinquantina di riminesi con un gruppo, forse anche più numeroso, di cesenati.
Erano state botte da orbi e ora gli investigatori della Digos hanno trovato 5 dei coinvolti negli scontri perchè, malridotti, erano andati a farsi medicare. Per non farsi trovare si erano sparpagliati tra gli ospedali di Bellaria, Santarcangelo, Rimini e Riccione. Sono tutti molto giovani, hanno tra i 18 e i 22 anni, parte studenti e parte lavoratori, sono 4 suppoter del Rimini e uno, di Bellaria, del Cesena.
Tutti e cinque ora sono stati denunciati per rissa e lesioni in concorso e anche per porto abusivo di oggetti atti ad offendere, ma la loro posizione potrebbe anche aggravarsi. Il questore Antonio Pezzano infatti è convinto di trovarsi di fronte ad una vera e propria associazione per delinquere forse impegnata anche in fini eversivi dell’ordine. Ipotesi che sarà vagliata dal pm Paola Bonetti, titolare dell’inchiesta sugli scontri avvenuti sabato 10 novembre sulla spiaggia libera di Igea Marina, un’ora e mezzo dopo la fine della partita al Neri, terminata 4 a 1 per il Rimini.
«All'interno della logica della curva riminese, ci troviamo di fronte ad una vera e propria organizzazione — ha detto Pezzano — con un capo e una seria divisione dei compiti. Abbiamo chi organizzava trasferte, chi si occupava di reperire le armi, chi organizzava le aggressioni, chi le minacce. Insomma ci sono tutti gli elementi per configurare l’associazione a delinquere che mira a turbare l’ordine pubblico».
A casa dei cinque denunciati è stata trovata una montagna di materiale fra ‘trofei’ sottratti ai cesenati e materiale da ‘guerriglia’. Tra di loro c’è uno che si è rotto un braccio, un altro che si è fratturato un polso nel tentativo di coprirsi la testa, un altro ancora che si è dovuto far ricucire la fronte. Tre di loro avevano già un decreto di allontanamento dagli impianti sportivi per 3 anni, che ora è stato allungato a 5 con l’obbligo di doppia firma in questura, prima e dopo la partita. E 5 dispositivi di allontanamento dagli stadi per 5 anni anche per i cinque fermati nei pressi della spiaggia di Bellaria sabato 10 novembre subito dopo gli scontri, quando i poliziotti sequestrarono bastoni, manganelli, spranghe chiodate e pesanti cinture borchiate.
A casa dei cinque indagati per la mega rissa fra le due tifoserie (anche se forse non è il termine giusto), sono state trovate sciarpe e bandiere bianconere strappate come ‘trofei’ ai tifosi cesenti e poi fumogeni, bombolette spray, tirapugni, catene, 48 bastoni di plastica dura, e poi felpe con cappuccio dei gruppo ‘Falange d’assalto’, ‘Linea Gotica’ e ‘Fab Armi’. Poi passamontagna, guanti, caschi e persino una rassegna stampa sulle gesta violente del gruppo.
«Il materiale — ha spiegato Marcello Pedrotti, titolare della Digos — era tutto confezionato in sacchi omogenei, pronti per essere utilizzati. Si trovavano sotto i letti, ma anche negli armadi, nelle cantine. Abbiamo sequestrato i telefonini degli indagati per vedere se sono stati filmati gli scontri e poi moltissimo materiale anche informatico che dobbiamo ancora prendere in esame. Abbiamo anche appreso che lo scambio di filmati con gli scontri era molto ambito».
I poliziotti verificheranno anche se i protagonisti della ‘guerriglia’ siano in contatto con gruppi eversivi anche perchè sembra accertato «che le cellule ultras — per dirla col questore — sono tutte filiali di un’unica società madre». Lo scontro di Igea è stato ovviamente segnalato all’organismo di polizia dell’Osservatorio del Viminale per la sicurezza.

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