17 novembre 2007

LA NUOVA GENERAZIONE CHE NON VERRA'

Di cose ne sono state dette e ridetti, approfondite ed analizzate, a più non posso. La tragedia Sandri ha sconvolto un mondo, quello del pallone nostrano, già in bilico da parecchio tempo, ed ora quasi affossato da delinquenza ed odio. Non ci sono giustificazioni per quanto accaduto in quell'Autogrill nei pressi di Arezzo, il poliziotto ha sbagliato, il ragazzo ha pagato un prezzo troppo caro.

Da lì una turbine di avvenimenti ingiustificabili: ma perchè mai, violenza deve portare violenza? Che senso ha devastare stadi, impedire lo svolgimento delle partite, mettere a soqquadro un'intera città? Forse, allora, tutti questi pseudo-tifosi non conoscevano chi fosse davvero Gabriele Sandri.

E' vero, non lo conosceva neanche il sottoscritto fino al momento della tragedia, ma da quanto hanno testimoniato amici (veri) e parenti, era un ragazzo tranquillo che aveva un grande amore: la sua squadra del cuore, la Lazio.

Passione condivisa da tutti quelli che, fin da piccoli o ragazzi, hanno indossato una sciarpa al collo, passato domeniche dietro a radioline, sulle gradinate, in viaggio con genitori od amici verso lunghe trasferte. Con un solo scopo: sostenere la propria squadra, magari vederla vincere... E basta...

Il valore di una persona si vede da quanto amore semina in questa vita terrena, quante persone gli si stringono davvero intorno nel momento del vero bisogno. Gabriele, con la sua scomparsa, ha unito tifosi di tutta Italia, ha fatto riflettere, agire... Come accadde anche con un'altra vittima di questa assurda follia, l'ispettore Raciti.

Possono esistere tutte le barriere di questo mondo, mentali o non, ma la vita umana non deve esserne invasa. E' troppo facile lanciare un coro contro le forze dell'ordine, intimidire un ultras avversario con minacce augurandogli il peggio: ma queste persone, sanno cosa è la sofferenza di quando perdi una persona cara? Finisce tutto nella frase, nel gesto, o c'è ben altro? Le lacrime, i sentimenti, valgono ancora?

Sia ben chiaro, non sto giustificando nessuno, ma solo urlando la mia rabbia perchè si è troppo superficiali: sono colleroso verso l'agente di Polizia che ha ucciso Gabriele, sono colleroso verso chi ha gridato vendetta a suo nome (?!), devastando di tutto e di più.

Ma il tema centrale di questo mio articolo, ora, è un altro: ho letto, pochi giorni fa, un interessantissimo articolo su "La Gazzetta dello Sport", che oltre a riportare i quotidiani aggiornamenti sul gravissimo fatto dell'omicidio dello sfortunato Gabriele Sandri, ha steso un articolo che, secondo me, ha incentrato il problema che probabilmente non tutti stanno approfondendo adeguatamente, in queste ore di giustificata frenesia ed ansia.

I piccoli tifosi: si, perchè, sono loro le categorie a rischio in questo delicato momento del nostro calcio. "La nuova generazione che non verrà", eggià, perchè i nostri figli, nipoti, cuginetti, o semplici amici-conoscenti, torneranno davvero sereni allo stadio come accadeva a noi?

Le loro facce tristi, gli occhi persi davanti alle immagini degli scontri allo stadio.. Increduli, incapaci, inermi... Siamo sicuri che li rivedremo ancora ad una partita di calcio?

Cosa gli dovremmo spiegare? Che quei poveri dementi stavano spaccando tutto perchè dovevano vendicare qualcuno? E perchè ci vuole ancora violenza, per vendicare? Perchè dovete tornare allo stadio, se ormai si vive di decreti anti-violenza, trasferte vietate, controlli rigidi agli ingressi, e non si sa più se una partita durerà novanta o dieci minuti?

Io non ho risposte, ma molti timori... Stadi sempre più vuoti, bambini altrove, spirito sportivo fiacco. E' questo il futuro del nostro calcio.. Cambiare? E' possibile... Ma.... Ma ho già posto troppe domande, qua sopra, a cui già faccio fatica a rispondere..

Nessun commento: