18 novembre 2007

Italia, terra di saccheggio per bande

La violenza delle tifoserie, strumentalmente scatenatesi domenica scorsa dopo la tragica morte di Gabriele Sandri, ripropone il tema della sicurezza appena pochi giorni dopo l'emergenza Rom. Sicurezza e ordine pubblico, o più semplicemente serenità del vivere quotidiano, è l'argomento maggiormente avvertito dagli italiani, al di là del colore politico. Su questo fronte il centrodestra parte con un indubbio vantaggio e con maggiore credibilità, ma non è il caso di sedersi sugli allori. Nei giorni scorsi è morto, a seguito di un furto in appartamento (secondo gli inquirenti commissionato), un sessantaquattrenne. I delinquenti che si sono introdotti nella sua abitazione hanno rubato quadri di valore. Dunque il problema non è, come predicano i signori della sinistra, l'integrazione tra civiltà diverse, ma la totale incapacità del governo Prodi di difendere la sicurezza dei cittadini, fuori e dentro le case. Quando a rischio sono i diritti fondamentali del vivere civile, la democrazia è in pericolo. E per salvarla non serviranno le sconcertanti analisi sociologiche del ministro dell'Interno Amato, né i disarmi unilaterali di Bertinotti. Da Hobbes e Locke in poi, lo Stato deve garantire prima di tutto la pacifica convivenza tra i cittadini. L'ultimo stadio di involuzione di questo governo delle sinistre è la totale incapacità di salvaguardare il primo dei diritti fondamentali, quello alla vita.

E' ormai purtroppo drammaticamente conclamato come l'Italia, in questo momento, sia terra di saccheggio per bande. Di fronte a ciò le risposte di Prodi e Veltroni sono talmente inadeguate che il Pd, dopo le pessime figure delle scorse settimane, è ulteriormente crollato di due punti percentuali nei sondaggi. E' servito a poco, poi, il tentativo di far passare gli ultrà come prevalentemente schierati con l'estrema destra (un grande quotidiano riferisce di un 65%). Alla violenza di questi scellerati ha prontamente risposto con un richiamo della foresta il disobbediente dell'ultra-sinistra Luca Casarini. La verità è piuttosto che, lungo la Penisola, si respira un clima di profonda incertezza. L'immobilismo con cui Amato e il governo hanno risposto alle violenze di domenica è parso molto simile al comportamento tenuto da un governo dimenticato ormai da molti, quello presieduto da Luigi Facta. La differenza abissale sta nel fatto che Facta sarebbe intervenuto e non gli fu consentito, mentre Prodi e Amato hanno ordinato agli uomini delle forze dell'ordine di rimanere chiusi nelle caserme aspettando che passasse l'ondata di violenza. Tant'è vero che quando dal Coni hanno chiamato per chiedere soccorso non è arrivato nessuno. Non c'è quindi da stupirsi che un sondaggio Ipsos riveli come oltre il 50% degli italiani sia favorevole alle «ronde». Di fronte all'insufficienza dello Stato i cittadini pensano di organizzarsi da soli. Ciò, evidentemente, è non solo inquietante, ma anche pericoloso.

Un uomo come Francesco Cossiga, che sa bene cosa voglia dire fare il ministro dell'Interno, mercoledì ha dichiarato a Libero: «Se gli autonomi avessero assaltato una caserma, c'era il mio ordine scritto di rispondere al fuoco con il fuoco: non si sarebbero mai sognati di farlo perché noi avremmo risposto con le armi. Il fatto è - ecco l'affondo dell'ex presidente della Repubblica - che tra chi assalta le caserme della Polizia e dei Carabinieri ci sono non pochi elettori della maggioranza di centrosinistra». Per tutta risposta l'attuale ministro dell'Interno, nel giorno del funerale di Gabriele Sandri, recita la parte del duro e dichiara: «Noi ci aspettiamo un funerale tranquillo, ma le aspettative per il dopo-funerale sono col punto interrogativo... Nel caso accadessero disordini come quelli dell'altra sera, la scelta non sarebbe quella dell'altra sera, che aveva una sua specificità - spiega - (perché) era il giorno della morte di questo ragazzo e le Forze di Polizia decisero di evitare lo scontro fisico, che era quello che costoro cercavano». La solita intransigenza del «vorrei, ma non posso» sfoderata con la più completa disinvoltura a seconda dell'opportunità. L'andamento altalenante di Giuliano Amato ha peraltro una e una sola spiegazione: il dilemma, individuato da don Gianni Baget Bozzo, di chi non è in grado di scegliere tra chi protesta contro la violenza alla caserma Diaz e chi sta con carabinieri e poliziotti.

Andrea Camaiora

Nessun commento: