15 novembre 2007

Inglesi docent

Quale eco ha avuto questa vicenda in Ingilterra? «I giornali e le televisioni ne hanno parlato molto».

Come valuta le decisioni prese dalle autorità politiche e sportive, cioé la sospensione del campionato per una giornata e il divieto totale delle trasferte di gruppo? «Sospendere il campionato credo sia stata una decisione inevitabile. Viceversa credo che il divieto delle trasferte di gruppo sia sbagliato. Non so, mi sembra una misura eccessiva, reazionaria e, francamente, inutile».

In Inghilterra, nel passato, la violenza del calcio era molto frequente. «Ma certo, figuratevi che per anni la chiamavamo la 'malattia inglese'. Negli anni settanta fino alla prima metà degli anni ottanta si vedevano regolarmente episodi simili a quelli di domenica a Roma».

Eppure sembra che siate usciti da questa spirale violenza-calcio. «Noi abbiamo toccato il fondo tra l'Heysel e Hillsborough. E' intervenuto il governo, ha stanziato fondi enormi per ricostruire gli stadi, renderli più sicuri e con i posti tutti a sedere, le telecamere a circuito chiuso e via dicendo. E poi sono aumentati sensibilmente i prezzi di biglietti. E' cambiato un po' il pubblico in generale, di conseguenza. E vi è un altro fattore. Quando avvengono episodi di violenza qui, i media ne parlano molto poco».

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