13 novembre 2007

Il sociologo

(AGM-DS) - 12/11/2007 14.07.41 - (AGM-DS) - Milano, 12 novembre - La domenica nera del calcio italiano ha radici profonde. Datasport ha provato ad indagarle, intervistando il sociologo Sabino Acquaviva. Per poter capire quali siano le cause reali che portano domenica dopo domenica i `tifosi` nostrani a scontrarsi con le Forze dell`Ordine. E poter cosi` pensare a possibili e reali soluzioni della questione violenza, ormai dilagante.

Dove nasce la violenza nei confronti della Polizia?
`Ha radici molto antiche, come la contestazione nella societa` italiana. Si parte dal detto `Piove governo ladro` di fine Ottocento. Ora, questo non e` piu` vero, ma sono rimaste grosse frange di giovani che sono in una fase di formazione personale. C`e` quindi una componente psicologico-biologica legata a una fascia d`eta`, in cui rientra anche l`espressione della propria rabbia. Poi le diverse componenti si equilibrano e il soggetto cambia. La seconda causa sono le forme di aggregazione. Sono forme infinite, dalla presa della Bastiglia in poi. Forme che portano i giovani ad aggregarsi in funzione di un atto violento. A un certo punto pero` accade che la struttura sociale, cosi` come le forme di aggregazione, si sono scollate. Su tutti valga l`esempio delle parrocchie, che hanno perso la loro funzione aggregante. E, allora, masse di giovani si aggregano in forme diverse, alle volte all`improvviso, dando vita a fenomeni come quello di domenica. E` l`espressione di un cambiamento della societa`, in cui i meccanismi del controllo sociale vengono meno`.

Lei parla di giovani. Eppure a tenere le fila delle curve sono spesso personaggi che giovani non sono`.
`C`e` infatti una parte composta da frustrati, gente che non ha avuto successo nella vita e si sfoga in questo modo. E, poi, un`altra parte che cerca di sfruttare i meccanismi di cui ho parlato prima. Sanno che possono aggregare questi giovani psicologicamente sbandati e dare vita a movimenti aggressivi`.

Si puo` quindi suddividere il fenomeno riguardante la violenza in due fasi? La prima in cui la struttura sociale e le forme di aggregazione sono solide e la violenza si esprime con tifoserie diverse contrapposte tra di loro. La seconda in cui le strutture sociali vengono meno e le tifoserie si coalizzano contro un nemico comune, la Polizia. E` un errore pensarla cosi`?
`E` esattamente questo. L`ostilita` verso la Polizia e` latente, legata a cento anni di storia italiana. Emerge in situazioni di questo tipo, dato che la societa` non riesce a controllare gruppi di questo tipo. La societa` aiuta questi gruppi a formarsi, in quanto si pensa che siano gestibili, ma poi, di fatto, questi si emancipano e agiscono indipendentemente`.

Ma le istituzioni vogliono davvero intervenire per risolvere la situazione nelle curve o sono in un qualche modo sollevate dal fatto che la violenza si veicoli solo in questo modo? E magari non si ripeta piu` un Sessantotto.
`Io dico solo che noi vediamo che quando c`era contestazione politica c`era molto meno violenza negli stadi. E quando c`e` meno contestazione politica c`e` molta piu` violenza negli stadi. Il terrorismo, il Sessantotto e altri fenomeni di questo tipo, veicolavano la violenza. Ora e` il calcio a farlo`.

A questo punto, puo` valere una teoria secondo cui la violenza nel calcio e` un campanello d`allarme per la nostra societa`, indicandoci un malessere che si potrebbe estendere ad altri settori, o possiamo pensare che la violenza nel calcio sia un fenomeno fine a se stesso. Nel quale in sostanza si esprime tutta la violenza della nostra societa`?
`Solo il tempo ce lo dira`. Il sociologo di solito, come l`economista, e` bravo a dare spiegazioni dopo che i fenomeni si sono verificati. Mi limito a sottolineare che situazioni di questo tipo si verificano solo quando muore una societa` e ne nasce una nuova. E, ora, stanno morendo gli Stati nazionali e sta nascendo una Europa unita. Tanto per parlare di svolte di civilta``.

`Ma quando le persone che governano il calcio dicono che queste tragedie non hanno nulla a che vedere con il calcio stesso hanno ragione? Non e` invece che il calcio ha assunto una portata sociale tale per cui, nel bene e nel male, sia giunto a racchiudere in se` anche fenomeni di questo tipo?`
`Quello che e` certo e` che non e` piu` il calcio di una volta, in cui in una struttura sociale chiara poteva limitarsi al fatto tecnico. A parte la considerazione che vincono sempre le societa` che hanno piu` soldi. E allora che calcio e`? Di certo non e` piu` quello della Pro Vercelli. Anche sportivamente e` un calcio modificato. Poi l`altro elemento nuovo che ha cambiato il tutto sono gli organi di informazione di massa, con funzione di cassa di risonanza. La giornata di domenica lo testimonia. E la vicenda iniziale in cui e` morto il ragazzo e` divenuta un fatto gigantesco soprattutto a causa della televisione. Rinnova e acuisce i fenomeni. Un po` come quando c`era il fenomeno di chi tirava i sassi dal cavalcavia. Era uno, la tv ha amplificato la cosa e molti hanno iniziato a tirare sassi per mesi. Sino a quando l`attenzione non si e` spostata. Secondo me fatti come quelli di ieri forse non riguardano il calcio, o quanto meno lo riguardano solo in parte. Ma, di certo, riguardano i mezzi d`informazione`.

(M. Fontana, DTS)

Nessun commento: