14 novembre 2007

Gli Irriducibili

ROMA — Tragica, cieca, struggente, faziosa. Molto romana, questa giornata radiofonica. A Roma, le radio private che parlano di calcio sono tante e ascoltatissime, e persino autorevoli, sia pure a modo loro. Un fenomeno unico. Con codici precisi, e con un linguaggio che se non stai attento, ti annoi, ti distrai, cambi canale. E invece no. Oggi bisogna ascoltare, prendere appunti, capire.

Ciò che colpisce subito, e maggiormente, è che i laziali intervengono nelle trasmissioni romaniste, e viceversa. La sensazione netta: una saldatura. Telefonano a migliaia. Andare subito su Centro Suono Sport, dove Mario Corsi detto Marione, ex discusso capotifoso romanista, ora capopopolo, guru dell'etere, arringa, seda, fomenta. Adesso (sono le 12.40) dice: «C'è una mancanza di onestà intellettuale da parte delle istituzioni: perché ancora non ci dicono cosa è realmente accaduto in quell'autogrill dove hanno giustiziato Gabriele?». Tifosi che chiamano eccitati, nervosi, commossi. Lorenzo (ore 13): «Appena ho sentito che avevano ammazzato un ragazzo m'è partita la testa... Ora è facile demonizzare gli ultrà...». E lui, Marione: «Mi dicono, tra l'altro, che ad alcuni ragazzi arrestati venga addirittura contestato il reato di "terrorismo"...
E allora, il poliziotto che ha sparato? Dovrebbero arrestarlo subito, altroché». I toni sono questi. Pulsante, cambiare la modulazione di frequenza. Andare da David Rossi, misurato, competente, figlio del cantautore Stefano Rosso (scuola romana del Folkstudio, con De Gregori e Venditti, per capirci): siamo su Rete Sport. Chiama Alberto (ore 13). «La violenza di ieri sera a Roma? È la valvola di sfogo di tanto disagio». Dopo David Rossi si mette al microfono un altro gran capo dell'etere romanista: Max Leggeri, capelli rasati e un passato da ultrà. Molto ascoltato, anche lui. Così ora lui spiega il suo teorema, il cui succo è questo: i poliziotti sparano ad altezza d'uomo perché odiano i tifosi. Legge in diretta un sms, scritto con lugubre rima baciata: «Che vergogna, hanno ammazzato un innocente, all'assassino però non fanno niente».

uttavia va detto che a Max Leggeri non scappa mai la pazienza, com'è invece accaduto a Marione, che prima ha quasi insultato un ascoltatore non esattamente in linea con le sue convinzioni (a Marione, che ha un rovente passato nell'estrema destra, non piaceva si sostenesse che la maggior parte delle curve è nelle mani di gente che espone svastiche e croci celtiche: se si escludono, naturalmente, Livorno e, in parte, Bergamo). Alle 16.10, comunque, chiama un certo Guido: «La verità è che i cosiddetti facinorosi sono figli di cinquant'anni di inganni e di bugie, le stesse che ci ha raccontato il questore di Arezzo».
Un poco più misurati, nei confronti delle forze dell'ordine, paiono essere a Radio radio.

Voce di Ilario Di Giovambattista (sono le 17): «Roma è sconvolta. Un ragazzo innocente viene ucciso e però, a migliaia, decidono di impossessarsi d'una città, e di sostituirsi, letteralmente, allo Stato. È giusto?».
Su Radio Incontro, trasmissione «We love Lazio». Rodolfo, uno dei due conduttori: «Le ricostruzioni dell'accaduto fatte dalla polizia offendono la nostra intelligenza...». Gente che chiama. Quelli che approvano, che ricordano Gabbo, dj biancoceleste. Ma la maggior parte dei tifosi della Lazio aspetta le 18. È a quest'ora che, in massa, vanno a sintonizzarsi su Radio Sei, l'emittente da cui, con una trasmissione autogestita che ha per titolo: «La voce della Nord», parlano gli Irriducibili, il temibile gruppo ultrà di estrema destra che ha tutti i suoi capi in cella o agli arresti domiciliari, dopo il tentativo di condizionare l'acquisto della Lazio per poi consegnarla al loro (ex?) idolo Giorgione Chinaglia, tutt'ora latitante.

L'apertura della trasmissione è molto bella e, a tratti, commovente. Mettono su «Meravigliosa Creatura», la canzone preferita dal loro amico Gabbo. Seguono testimonianze, singhiozzi, ragazzi che tirano su con il naso. Roberto (ore 18.56): «I grandi capi del calcio non hanno ritenuto di dover sospendere il campionato. I giornalisti, come sempre, hanno raccontato bugie». Massimo (ore 19.04): «Le istituzioni ci prendono in giro. Non vogliamo vendetta, ma giustizia».
Gianluca, il conduttore (ore 19.07): «È chiaro che questa tragedia di Gabbo fa da collante ».
Da collante a chi? A cosa? Per cosa?

Fabrizio Roncone

Nessun commento: