21 novembre 2007

Feltri

Che assurdità - Chiudere una zona dello stadio, come la Curva dell'Atalanta, non significa molto. Francamente non capisco cosa si spera di ottenere con questo provvedimento del Giudice sportivo. Cioè, se io fossi un ultrà e non mi facessero entrare in una curva andrei nell'altra. No? Ero sicuro che avrebbero dato la sconfitta a tavolino per la partita dell'altra domenica con il Milan, sospesa dopo appena 7 minuti. Tutto sommato all'Atalanta non è andata malissimo. Ed è anche logico che la società abbia deciso di non presentare ricorso. Il presidente Ruggeri non ha mai incoraggiato certa gente ed è per questo che da anni in Curva ogni tanto appaiono striscioni offensivi nei suoi confronti. Gli ultrà lo criticano, ne fanno oggetto di dileggio ma non possono lamentarsi. L'Atalanta sta facendo un bel campionato: nettamente al di sopra delle aspettative.

Ero allo stadio, ecco cosa ho visto - Io ero allo stadio quella domenica. Sono arrivato un po' in ritardo, la partita era appena iniziata. Ho visto un gruppetto di 20, al massimo 30 persone, che volevano abbattere le protezioni per invadere il campo. Assicuro: non erano più di 30, dico 30. Volevano sfondare la recinzione in plexiglass, e alla fine ci sono quasi riusciti aiutandosi con un tombino divelto. Poi si sono avvicinati Doni e Bellini, hanno parlamentato con gli ultrà ma non c'è stato verso. Nel frattempo il resto dello stadio, 22 mila persone, forse anche di più, gridavano "Scemi, scemi", dissociandosi in maniera netta dalla Curva. Quindi non credo che il problema sia del pubblico bergamasco, ma solo di questi piccoli gruppi che ci sono dappertutto e che, credo, non sarebbe neanche difficile identificare. Fanno 10 arresti, ma poi il giorno dopo sono di nuovo fuori. Uno alla fine ci prende anche gusto. Comunque la cosa che mi ha sorpreso di più mentre ero in tribuna è stata l'alleanza tra i tifosi del Milan e quelli dell'Atalanta contro la polizia. Un sentimento irrazionale.

Il primo errore - Nel caso degli scontri dell'altra domenica sono stati commessi diversi errori. Il primo, senza dubbio, è stato il nesso tra l'uccisione di un ragazzo in autostrada e le partite. Credo sia secondario il fatto che la vittima fosse un ultrà. Il poliziotto non voleva colpire un ultrà ma una macchina, al cui interno poi per caso si trovava un tifoso laziale. Non capisco perché poi gli ultrà abbiano creato tutto questo scompiglio: credo avessero soprattutto voglia di menare e basta.

Il secondo errore - L'altro errore non è stato quello di sospendere alcune partite e altre no. Come poi abbiamo visto, gli incidenti si sono verificati sia dove le partite erano state rinviate (Roma, Milano) sia dove non lo erano (come Bergamo, per l'appunto). L'errore, invece, è stato quello di non fare le leggi. Anzi, di promuoverle ma di non applicarle. Cos'è successo quasi un anno fa con il caso del poliziotto Raciti? Proclami e proclami: facciamo questo, facciamo quello… Poi non è successo nulla come sempre.

Pulire il calcio dagli imbecilli - Non credo che i mali del nostro calcio dipendano dalla società civile. In realtà allo stadio la stragrande maggioranza del pubblico è civilissimo. Ci sono intemperanze verbali, certo può capitare, ma non degenerano mai in episodi di violenza. Se il pubblico si comporta bene o male non dipende dalla società ma da quei pochi imbecilli che non si possono abolire per decreto. È come con la criminalità in generale. Si parla di certezza della pena, ma è un discorso platonico. Ne è un esempio il caso dei romeni scoppiato dopo la violenza a Tor di Quinto. Il governo ha delle responsabilità. Dovrebbe prendere dei provvedimenti ma ha paura di scontentare i riottosi, che poi sono persone che votano e portano voti. Ma va detto che le responsabilità non sono solo di questo governo: anche quello precedente non credo abbia fatto granché per il problema della repressione.

Il quarto d'ora di celebrità - Per il bene di questo sport, però, è ora che qualcosa cambi. Che vengano fatte delle leggi e soprattutto che vengano fatte rispettare. Quelli che si rendono protagonisti di episodi di violenza negli stadi sono solo dei poveracci, che godono della celebrità conquistata sui mass media con le loro nefandezze. Il loro quarto d'ora di celebrità, direbbe Andy Warhol.
VITTORIO FELTRI
Direttore di Libero

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