25 novembre 2007

Divisi dalla rivalità, uniti da Amato

Questo intervento l'ho "rubato" da una lista di discussione. Era molto bello e ho deciso di proporvelo. Spero che l'autore,sempre che se ne accorga, non se ne abbia a male. Vincenzo
Sfogliando le pagine di Repubblica, si ha quotidianamente l'impressione che le centinaia di migliaia di copie vendute al giorno siano percepite dalla redazione come una sorta di processo di legittimazione per una secessione cognitiva dal mondo circostante. Tanto più mi leggono tanto più mi creo un mondo a parte, insomma. La preoccupazione rispetto alla continua distonia conoscitiva che un modo del genere di fare informazione crea non appartiene, del resto, a questo paese. Siamo pur sempre in una nazione nella quale il servizio pubblico dell'informazione è il più improbabile del mondo occidentale e che dà un risalto ai delitti di gelosia e alle rapine alle villette in modo di gran lunga superiore a quello concesso a qualsiasi crisi internazionale. Se quindi il tg2 ignora, come è successo, le dichiarazioni del presidente degli Stati uniti "siamo sull'orlo della terza guerra mondiale" a favore dell'accoltellamento di giornata tra consanguinei si capisce, di fronte a tali esempi dell'informazione istituzionale, come Repubblica possa anche sentirsi come impaginata dagli eredi diretti di McLuhan.
Del resto al gruppo Espresso-Repubblica appartiene anche quella grande scuola di secessione scatenata e selvaggia dalla realtà de "Il Tirreno" e si comprende quindi come questa tendenza a crearsi mondi privati, con effetto sulla vita pubblica però, non rimanga certo confinata al quotidiano con sede a Roma. In questi giorni, dopo la morte di Sandri e gli incidenti di Roma, la creatività nel costruire mondi separati dalla realtà non poteva che subire accelerazioni come accade ad una casa produttrice di pianeti in giochi di ruolo on-line nell'approssimarsi dell'uscita del nuovo aggiornamento di una serie di successo. Prima di tutto quindi sono apparse sorprendenti e fantasiose teorie, accompagnate da un informare acritico che crea l'effetto oggettività sul tema, sull'eversione in atto nei confronti dei poteri dello stato da parte dei gruppi ultrà. Se avessimo dovuto seguire Repubblica su questo piano lisergico ci sarebbe stato da suggerirgli un paio di pagine sull'ipotesi di un tentativo di colpo di stato di Moggi, con l'obiettivo di riprendersi la Gea e i due scudetti, con un potenziale di oltre dieci milioni di simpatizzanti sovrapponibile al numero dei tifosi juventini. Poi, nell'intenso quotidiano desiderio di accumunare gli "opposti estremismi", ad esempio non sono certo rari gli articoli che mettono sullo stesso piano "Il secolo" e "Il manifesto", il reiterare notizie infondate di summit, raduni e funerali dove partecipano vertici e delegazioni delle tifoserie laziali e livornesi. E' quando si passa all'azione però che il mondo a parte di Repubblica comincia a scontrarsi con il mondo reale, sono cose che capitano. Commentando la decisione del giudice sportivo di chiudere la curva dei tifosi atalantini il giornalista di Repubblica comincia a parlare di giusta decisione da "tribunale speciale"citazione letterale tanto per rendersi conto di come nelle pagine sportive si costruiscano i concetti e le retoriche poi valide per le pagine politiche (dove nel tempo si è passati da dall'ispirazione di Tocqueville a quella della visione del mondo di Candido Cannavò). Non manca nel commento, dopo la fase repressiva, la visione politica che vede la curva finalmente estirpata dai teppisti, espulsi nello spazio siderale fuori dallo stadio a prescindere dall'accertamento di un reato, e popolata di giovani sui quattordici - quindicenni che pensano e vivono un mondo incontaminato dal terrorismo hooligan ormai equiparabile, parole di Repubblica del giorno prima, al fanatismo della rivoluzione iraniana (a questo punto manca solo una prima pagina di dati statistici sul rapporto tra frequentazioni da stadio e abuso di minori e su quello tra numero di incidenti allo stadio e crisi dei mutui derivati). E qui viene a mente un recente fatto avvenuto a Livorno. Siamo di sabato sera e una scolaresca, un po' più ampia del solito, staziona davanti ad una pizzeria. Si sa in tempi dove la sicurezza non è nè di destra né di sinistra, ma fa parte del linguaggio del delirio comune a tutte le forze politiche, la volante della polizia non può tardare ad arrivare. Non appena la polizia raggiunge il gruppone di quattordici-quindicenni cominciano a partire cori da stadio contro la polizia invitandola ad una visita a Nassirya luogo ritenuto da questi ragazzi probabilmente più adatto per misurare le ambizioni securitarie di un'istituzione. La polizia chiede rinforzi, per sorvegliare i cori (sic) e il gruppone e i cori si ingrossano. Questo per dire cosa: per suggerire al columnist di Repubblica che la realtà di tanti ragazzi è ben diversa da quanto pensata dall'elettore dell'Unione lettore di giornali democratici: il suggerimento di ripopolare le curve di quindicenni finisce per essere un contributo concreto al ripopolamento delle tifoserie con leve giovani. Con un po' di ardimento ci si potrebbe anche addentrare non in una parte ma proprio in tutta la realtà: alla condizione giovanile viene offerta tanta astratta libertà di scelta che si concretizza nella produzione di sempre più opportunità di incontro con le figure dell'insegnante sorvegliante e del poliziotto sempre presente, figure che nel postmoderno finiscono per essere professionalmente, e persino normativamente, intercambiabili. E da qui ci si potrebbe spingere al coraggio puro: sarebbe anche possibile, tra qualche articolo di spalla sulla scuola troppo permissivista, e qualche sondaggio sull'indice di insicurezza percepita, qualche analisi sul fatto che tutta questa "offerta" di sicurezza sta generando nelle generazioni più giovani un'ostilità nei confronti delle forze dell'ordine comune solo a generazioni in passato più politicizzate.
E quanto sia l'atteggiamento securitario dello stato a coalizzare nei comportamenti i gruppi ultrà, e non l'alleanza tra "bande" a generare la necessaria risposta dello stato, ce lo mostra nel microfisico l'ultima giornata di serie D nazionale, l'unica giocatasi la domenica dello stop dopo gli incidenti di Roma. In una giornata di derby tra squadre storicamente rivali per motivi di campanile, quindi i più accesi, tutte le tifoserie in ogni campo da gioco dove si disputava una partita si sono coalizzate e coordinate nella contestazione contro la polizia. Cosa mai successa. Insomma ad Amato è riuscito quello che l'autore di "Guerrieri della notte" non avrebbe mai osato pensare: porre le condizioni affinchè le "bande"mettano da parte ogni rivalità per trovare un'intesa contro un comune nemico.Non sarebbe male che Repubblica sondasse sul serio questa che non è una realtà ma la realtà.
Ma se non lo farà ci sarà da stupirsi: nel mondo sintetico delle produzioni Repubblica Veltroni è un leader politico di un partito democratico e non un capocordata di un comitato d'affari che si è dato regole oscure di funzionamento, la sinistra non solo esiste ma è addirittura massimalista, il sindacato è persino al servizio dei lavoratori. Del resto dieci anni fa, ad uno sbarco di albanesi in Puglia, in terza pagina un giornalista di Repubblica scrisse che i clandestini (sic) fuggendo avevano abbandonato i kalashnikov in mare che erano così finiti per galleggiare nelle acque del porto di Brindisi. Provate a gettare un kalashnikov in mare e vedrete quanto galleggia: si sa, si era agli albori della realtà virtuale e nel nascente mondo a parte di Repubblica qualche eccesso del neofita stava probabilmente nel conto.

1 commento:

Andrea Stivi ha detto...

Discorso che non fa una grinza. Oggi si lascia che siano i discorsi privati a creare vertenze politiche e, al contrario, (come ne caso di Sandri) discorsi generali entrano a far parte di tragedie marginali, terribili certo, ma non asseribili a sistemi più ampi e complessi.
Do ragione su tutto al post.

PS: Ho anch'io un blog. andreastivi.blogspot.com
Un sito di satira, che vi porrà al di là delle concezioni della comunicazione classica.
Chiedo all'autore di questo blog se vuole inserire il mio blog come link. Io farò altrettanto.