24 novembre 2007

Declino

Lo sciopero del tifo degli ultras, in apparenza compatti nella protesta, non nasconde lo smottamento che interessa, ormai da anni, le tifoserie organizzate di tutta Italia. Gruppi storici che si sciolgono come la Fossa dei Leoni o gruppi più piccoli come gli Ultras Ancona, che ieri annunciavano il loro addio: «La quasi totalità dei componenti è diffidata e noi ci riconosciamo sempre meno in questo schifo di calcio». E poi c’è l’isolamento rispetto ai tifosi più quieti, reso esplicito a Bergamo.

«Se si è arrivati a questo stato di cose la colpa è proprio di noi ultrà che abbiamo esagerato ammazzandoci negli stadi», scrive Donato sul sito del Progetto Ultrà di Bologna. Segno che anche la gente di curva sta cominciando a stufarsi del meccanismo repressione-reazione, della guerriglia continua. Da Milano, curva Sud del Milan, una conferma del clima di squaglio arriva da un capo ultras: «La gente è scazzata, soprattutto per il decreto-Amato: se prima uno veniva allo stadio per divertirsi, ora invece non ci trova più bandiere, striscioni, tamburi... Allo stadio è una tristezza».

I più determinati però non vogliono mollare, e da Genova un ultrà rossoblù della gradinata Nord rilancia: «Lo zoccolo duro degli ultras resiste. Siamo più uniti di prima e sciopereremo per tutta la partita. Certo siamo arrabbiati, ma non è vero che ci sia distacco fra giovani e vecchi, e non è vero che da noi si faccia politica. E poi è solo punitivo vietare la trasferta per Torino-Genoa: siamo gemellati».

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