20 novembre 2007

CAPELLO A RUOTA LIBERA

«Un anno di stop ai campionati? Una stupidaggine»
«Per favore, non parliamo di calcio. Non posso per contratto». Lo dice uno degli ospiti d’onore - nonché premiati - della festa castellana. Uno con cui è difficile non parlare di calcio. E ti cadono le braccia. Ma «parlare di calcio» in verità significa non polemizzare sui nomi. Per il resto si può. Per non sbagliare, l’intervista a Fabio Capello, location Hotel Fior di Castelfranco, comincia con la politica.
Capello, ha visto la presentazione del nuovo partito del suo ex presidente?
«Sì, l’ho vista un po’. Berlusconi è incredibile e imprevedibile. Riesce a stupire tutti e, a quanto pare, anche i suoi. Come l’avrà covato questo Popolo delle Libertà senza che nessuno ne sapesse niente? E’ riuscito a far colpo anche stavolta: è la sua specialità. Bravo».
La nazionale è alla fase finale dell’Europeo. E lei, da commentatore Rai, ha spudoratamente tifato.
«Quando vedi l’Italia, non puoi non tifare. Non c’è ruolo che tenga. Quando gioca l’Italia devi metterti la maglia azzurra. E la penna in tasca».
Qualcuno avrà gufato. Totti e Nesta, ad esempio, si saranno pentiti di aver lasciato l’azzurro?
«Non credo che rosichino. Quelle che hanno fatto sono scelte. Quando non hai più voglia di soffrire, è inutile star lì. Panucci invece è rientrato ed ha gioito. Cannavaro ha solo proseguito, non era uscito».
In uno dei soliti sondaggi televisivi, la maggioranza degli italiani sembra essersi schierata per lo stop di un anno per il calcio, dopo i fattacci di Arezzo, Roma, Bergamo.
«Una grande stupidaggine. Fermi per un anno e poi ricominci con tutto come prima? I problemi vanno risolti. Bisogna creare le condizioni perché il calcio non sia più in ostaggio di certi individui. I violenti non sono in grande numero. Quel che mi chiedo è come faccia ad esistere gente che fa l’ultrà di mestiere. Quello che non sopporto è che il tifo sia politicizzato: Cina e Usa fecero pace con il ping-pong, per le Olimpiadi si fermano anche alcuni conflitti. Questa dev’essere la lezione dello sport».
Se alcuni fanno gli ultras per mestiere, vuol dire che certi presidenti danno loro il modo di vivere con quel mestiere...
«Esistono società che hanno dato la possibilità a queste frange di crescere e a qualcuno di diventare un capo».
Gli juventini sono in fermento e mettono sotto accusa Secco per la campagna acquisti sbagliata. Secco è una sua creatura...
«Ecco il caso in cui non posso parlare di calcio».
Cambiamo. Sentirla commentare il calcio, non vederla sbracciarsi in panchina, fa effetto. Per ogni canale scelto si può trovare lei, Sacchi, Lippi. Non ha voglia di tornare al campo?
«Beh, essere in tre non è un problema: gli appassionati possono fare zapping. Nell’82 avevo fatto l’esperienza della televisione, poi ero andato ad allenare, poi sono tornato in tivù alla Rai. Corsi e ricorsi...».
Adesso toccherebbe il ricorso della panchina.
«Solo se posso togliermi uno sfizio. In Italia no, non sarebbe comunque possibile».
In Inghilterra? Al Chelsea, ad esempio...
«Non esiste solo l’Inghilterra, c’è il mondo intero».
Intanto, telecronaca dopo telecronaca, matura il tesserino di giornalista pubblicista. Un altro mestiere, uno sfizio.
«Me l’avevano già proposto anni fa. No, non diventeremo colleghi. Meglio farlo con divertimento, con allegria, e stare dall’altra parte della barricata, almeno formalmente»

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