17 novembre 2007

CANTERINI

«Addio amico caro ucciso sull´autostrada, il dolore della tua famiglia è il dolore di tutti noi, poliziotti e compagni di un altro poliziotto cui la perversa logica della violenza ha ottenebrato la mente, i sentimenti, il cuore. Addio, caro Raciti, anche tu logicamente e perversamente vittima della violenza». Firmato, Vincenzo Canterini.

Nella redazione del giornale che lo pubblicherà a giorni ("Consap magazine", periodico di una delle sigle del sindacato di polizia), raccontano lo abbia scritto di getto il giorno dei funerali di Gabriele Sandri. Vincenzo Canterini, ex comandante del Reparto Mobile di Roma, la faccia dei celerini della "Diaz" e del G8, ha telefonato alla rivista dal suo ufficio di Bucarest, dove oggi, per l´Interpol, si occupa di traffico di organi umani. «Vi sto mandando un fax». Poco più di una cartella dattiloscritta che annuncia una notte in cui non c´è salvezza per nessuno.

Gabriele Sandri, l´agente della polizia stradale Luigi Spaccarotella che lo ha ucciso, gli uomini dei reparti celere che domenica scorsa hanno fronteggiato la furia intorno allo stadio Olimpico sono - scrive Canterini - inesorabili vittime di «una logica autosufficiente» cui sembra non vi sia più scampo. Che descrive per come gli è apparsa in questi anni dietro un elmo in servizio di ordine pubblico negli stadi d´Italia: «Sinistre figure anonime, ficcate nei loro passamontagna, figure prive di ideali, di rispetto verso il prossimo, e di onore. Figure che nel loro vuoto di valori divengono squallidi burattini nelle mani di non si sa chi. Figure che trasmettono una tale carica di odio che ti lascia interdetto e che a volte ti fa sentire solo, anche se sei ben stretto ai tuoi colleghi. Figure che sembrano uscire ogni volta dal plexiglas della visiera del tuo casco come incubi che sei costretto a subire ed esorcizzare».

Racconta Gabriele Sandri e gli incubi che sono tornati a danzare nella sua testa, Vincenzo Canterini. Evoca lo sparo nell´autogrill Badia al Pino e l´assalto alle caserme di Roma, ma anche un cieco si accorgerebbe che pensa al G8 di Genova. Perché anche lui, dice di non poterne più del sangue che chiama sangue. Della vendetta che chiama vendetta. Della politica che tace. «Personaggi incravattati - scrive ancora, questa volta senza riferimenti di luogo e di tempo - spiegano a tutti come la polizia abbia provocato onesti, pacifici, cittadini e tu, guardando le tue bende, e ricordando cosa hai dovuto subire, ti chiedi perché non ci sia nessuno che gridi al mondo la verità. Che dica no! Non è vero, non è andata così. Sì, anche loro, i personaggi incravattati, sono perversamente e logicamente violenti».

A Genova, oggi, torneranno da tutta Italia per chiedere «giustizia e verità sul G8». Canterini saprà da Internet. Come da Internet ha saputo di Sandri. Simile a un naufrago che, a quanto pare, ha deciso ora di affidarsi a messaggi in bottiglia. Che raccontano uno stato d´animo personale, ma, forse, qualcosa di più. Quel che brontola nella pancia degli uomini che vedono gli stadi e le piazze dietro un casco di plexiglas e del cui sangue - scrive - «ti sei macchiato le mani, quando vengono o vieni ferito, senza riuscire a dare una spiegazione per tanto odio».


di Carlo Bonini
la repubblica

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