12 novembre 2007

Calcio killer

di VITTORIO ZUCCONI

ORA giratela come vi pare, ma il fatto rimane. Gabriele Sandri è stato ucciso dal calcio, da questa "cosa" deforme e mostruosa che in Italia ha perduto da anni ogni senso, ammazzato anche lui da questo cancro che anno dopo anno, scandalo dopo scandalo, cerotto dopo cerotto, chiacchiera dopo chiacchiera continua a metastatizzare e pretendere, come una divinità pagana, sacrifici umani per sentirsi importante.

Le circostanze nelle quali le vittime del calcio muoiono, e dunque le responsabilità penali, possono essere apparentemente diverse, lo spettatore stroncato da un razzo, un commissario di PS caduto in un sabba di fiamme e di botte, un giovane di 28 anni raggiunto dal proiettile vagante di un agente di polizia, un tifoso abbattuto a coltellate dal tifoso di una squadra avversaria e l'unico esorcismo che il mondo del pallone sa pronunciare è ripetere la giaculatoria del "quelli non sono tifosi".

Sono tifosi, invece, tifosissimi, che comperano i biglietti, gli abbonamenti, i viaggi organizzati, il costoso ciarpame di magliette e souvenir. Oppure, e la formuletta è ancora più disgustosa, ce la caviamo dicendo che "sono minoranze", come se non fossero sempre le "minoranze" a condizionare la storia di tutti, come se non minoranze anche i mussulmani che si imbottiscono di tritolo, i rumeni che violentano, gli italiani mafiosi o non fossero stati una minoranza i tedeschi che indossavano la testa di morto delle SS. Dire che chi fa il male è una minoranza è una ovvietà sociologica e morale cretina che giustifica tutto e non spiega niente.

Le "minoranze" esistono perché le "maggioranze" le producono, o le tollerano o addirittura le proteggono oggettivamente e se il mondo del calcio, dai dirigenti agli appassionati, dai giornali alle televisioni, continua ad accettare di fatto che puntualmente ci scappi il morto, o esplodano bombe nelle sedi ufficiali, o gruppi di fanatici scatenino scene di guerriglia, non sarà sospendendo qualche partita per lutto, o per prudenza, o cambiando classifiche con penalità o promozioni o salvatggio stabiliti secondo criteri inspiegabili, soltanto per placare di volta in volta questa o quella "minoranza, che l'"Apocalypto" di questo dio minore ma crudele finirà.

Le vittime, come in tutti i sacrifici umani, sono sempre innocenti, come innocente era il tifoso del Genoa accoltellato a Marassi, come lo era il commissario Raciti, come lo era Paparelli, come lo era Sandri e se un agente di polizia è colpevole di omicidio involontario, la legge lo deve investigare e, se responsabile, punire. Ma non sono innocenti coloro che dall'alto di cattedre pubbliche, studi televisivi e pacchetti azionari aizzano la paranoia dei tifosi rimestando utili (a loro) campanilismi, come se una squadra formata da nomadi latino americani, slavi, africani, scandinavi incarnasse l'onore del mio villaggio.

Lamentando torti e angherie arbitrali, anche di fronte all'evidenza che la squadra ha giocato malissimo e i giocatori sbagliano sempre almeno cinque volte più degli arbitri. Menando moviole avanti e indietro in un continuo frullato di parole e di battute e di sospetti incorporei che qualche idiota prenderà sul serio mentre loro, i sacerdoti del calcio, contano i soldi, i crediti e la fama, senza prendere sul serio quello che dicono. Tanto, dicono, è "un gioco".

L'industria del calcio professionistico italiano è marcia, ed è un miracolo se, al contrario del classico luogo comune, c'è qualche mela sana nel cesto. E non venite a menarcela con il "malessere sociale" che gli omicidi da tifo produrrebbero, perché malesseri sociali e passione sportiva abbondano e convivono in tutte le nazioni del mondo, senza che regolarmente, periodicamente, si arrivi a lutti e strade in fiamme.

Il calcio italiano è una creatura corrotta, che neppure i fino troppo comodi esorcismi del Moggi di turno, possono sanare, perché Moggi fu l'espressione più sfacciata, non la causa, della corruzione di un mondo incapace di diventare un'autentica industria, che si è trovato improvviamente investito da un'alluvione di soldi che non era in grado di gestire per offrire al pubblico un prodotto complessivo credibile ed equilibrato.

Dove la sola cosa che conta non è "il calcio", ma fottere il presidente o il club "nemico". Se queste "minoranze" si sentono in diritto di pestarsi, aggredirsi, attaccarsi fuori dagli stadi o lungo le autostrade, è perché esse si sentono le "ronde" calderoliane, i "vigilantes", i protettori delle proprie squadre, i giustizieri di un mondo nel quale, tra bilanci falsi, cambiali farfalla, compravendite di brocchetti valutati come Ribot, dirigenti senza potere e maneggioni onnipotenti, giustizia non esiste.

Fuorilegge con il passamontagna e il lanciarazzi tra i fuorilegge in sciarpa di pashmina seduti in tribuna d'onore. Cellule malate di un organismo malato che deve essere distrutto, se vuole essere ricostruito.

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