24 ottobre 2007

Applausi

“Noi siamo quelli di Borgo Tomassini, i temerari della rivolta contro il calcio moderno. Il Doriano è nostro amico, perché ci tuffiamo insieme nel Tifo Libero. Ci piace andare incontro alla partita, partendo dal giorno precedente. Perché lo facciamo? Oltre al piacere di essere Ultras, sfidiamo insieme il Palazzo ed un domani, neanche troppo lontano, lo vinceremo. Alleati in questo, ecco come può nascere l’amicizia sincera”.

Così è cominciato, verso l’una e mezza, davanti al bancone della Pizzeria Derby di Corso de Stefanis, il mio pomeriggio marassino. Quattro chiacchiere, per riscoprire il piacere, e ormai penso di poter dire anche la necessità, di immergersi nei “rapporti da stadio” in situazioni lontane da quelle che tutti noi ben conosciamo – curve affollate di mascalzoni, scontri di strada in realtà ormai governate solo dalla confusione – e con le quali, purtroppo, siamo ormai abituati a convivere: spesso quando siamo in trasferta, ci guardiamo intorno e ci chiediamo solo quando sarà il momento, per cui quando la situazione è calma, non soffiano venti di tempesta e l’amicizia fra due tifoserie brilla di luce propria, vi garantisco che è una sensazione indescrivibile. La cosa ulteriore, ma non ultima, è di certo l’opportunità di conoscere persone nuove, sincere, che vivono questa esperienza con la più tranquilla naturalezza, senza nervosismo e necessità di guardarsi le spalle, e con le quali ci si confronta, puro confronto sportivo, dedicato esclusivamente al tifare per la propria squadra e, se mi è concesso, tagliando via per una volta gli elementi marcescenti al di fuori del nostro spazio conoscitivo. Il tifoso parmense, col boccale di birra ormai mezzo vuoto in mano, mi dice “sarebbe bello ritrovare il gusto di tifare, senza queste becere leggi che ci taglieggiano”, io gli rispondo che potremmo continuare a provare e che per oggi ci stiamo riuscendo, e senza fatica, addirittura.

L’antipasto della sera prima all’”Utri Beach” di Voltri – organizzato come di consueto dagli Ultras Tito Cucchiaroni – della partitella fra i due gruppi, seguita dalla consueta mangiata e bevuta insieme, è una tradizione che le due tifoserie rinverdiscono ogni anno e che resta un messaggio pieno di verità ed energia, venuto da due realtà che in questa morsa stritolante del calcio moderno restano ancora delle specie di mosche bianche. Tifoserie che anche di fronte alle difficoltà non si arrendono mai: bello vedere, a fine partita, i sostenitori gialloblù, seppur schiacciati da un’inappellabile sconfitta, continuare a cantare ed a sostenere un Parma che più brutto non si poteva, sventolando le loro bandiere senza un attimo di pausa, dedicando cori alla tifoseria avversaria, perché non può mai essere una brutta sconfitta a cancellare un’amicizia solida. Ho sentito dire da più parti che il pugno di ferro avrebbe disgregato il mondo Ultras: sarà, ma io quando mi trovo a confronto con queste realtà, credo invece che le leggi idiote – destinate come ben sappiamo a danneggiare soprattutto le persone per bene - stiano avendo l’effetto contrario. Io trovo belle realtà, forse saremo noi l’eccezione, non so, cementate dall’istinto comune di sopravvivenza e dalla voglia condivisa di poter esprimere la propria passione oltre le soverchianti limitazioni.

La rinuncia alla trasferta di Torino – una delle più sentite – due settimane fa è stata veramente dolorosa. Per molti è stata una scelta non facile, quella di sottostare all’imposizione, ma dettata dalla necessità di non passare dalla parte del torto, ma soprattutto per non dare ragione a chi definisce pericolosa un’intera tifoseria, a fronte di poche, pochissime teste matte. Certo gli scontri di strada fanno notizia, mentre un caloroso gemellaggio no. A me – e resto convinto alla maggioranza degli sportivi – vedere una partita di calcio in santa pace, senza botte e senza insulti, deve per forza sembrare la normalità e non un sensazionale avvenimento. E’ sempre e soprattutto una questione di correttezza e di lealtà, quella di riconoscere ad una categoria sin troppo bistrattata – a volte con ragione, ci mancherebbe, la maggior parte delle volte senza la necessaria serenità e dovizia di informazioni – come quella del “mondo Ultras”, un plauso quando sia meritato. Purtroppo la maggior parte dei soloni che condannano a priori quei ragazzi che, senza mai trascendere in violenza, spendono ore e ore della loro vita nella coltivazione di una passione, troppo spesso questa condanna la emettono senza conoscere a fondo i problemi ancora aperti ed irrisolti – ad esempio, come isolare le sparute frange di teppisti – e senza comprendere che, proprio a livello legislativo, ancora oggi la situazione non è del tutto fluida. Le difficoltà permangono, ma almeno certe scelte di responsabilità sono state compiute dai ragazzi della gradinata, e non sono state del tutto percepite da altri, proprio coloro che condannano a priori.

La persistenza del gemellaggio fra sampdoriani e parmigiani resta un segnale forte: solidificazione dei rapporti e non disgregazione. La compattezza e la pacifica vivacità della protesta delle tifoserie – anche pesantemente rivali fra loro, non solo gemellate – nei confronti delle leggi capestro cui sono sottoposte, porta in primo piano una delle criticità più evidenti di tutta la vicenda: quella della partecipazione delle tifoserie stesse alle decisioni che stanno trasformando il loro “territorio”, le curve e le gradinate. Altrove, in Spagna per esempio, i governi e le federazioni hanno saputo impostare modalità di coinvolgimento che hanno consentito di rendere pubblica e condivisa la discussione non solo sulle problematiche, ma soprattutto sulle modalità per isolare i violenti. L’Inghilterra dimostra come non servano i capestri per allontanare la violenza dal calcio: gli stadi oggi sono bunkers e allora le tifoserie rivali, ben più bellicose e cruente delle nostre, si danno appuntamento lontano dagli impianti, per veri e propri regolamenti di conti; per non parlare, poi, di quando si spostano all’estero… Problema risolto? Niente affatto. Ed i recenti fatti dimostrano che anche in Italia si è indirizzati verso questa strada. Basterebbe un po’ più di coinvolgimento ed un po’ meno emarginazione, per ottenere risultati. Sampdoria e Parma, sotto quest’aspetto, hanno gruppi organizzati all’avanguardia, sempre pronti alla discussione, soprattutto costruttiva. Si tratta solo di metterli alla prova, approfittando di spettacoli gradevoli come quello di ieri, colpevolmente passato mediaticamente sotto silenzio, e meno di altri spettacoli per lo più mortificanti, che invece fanno notizia e creano discussioni per settimane. Sullo splendido spettacolo gialloblucerchiato del weekend appena trascorso, invece, il sipario è calato ancora prima di sollevarsi.

Maledetta memoria, maledetto Proust, ha detto qualcuno, ma come si fa a non ricordarsi sempre di tutte le cose più spiacevoli? Troppo facile prendersela sempre con gli stessi, generalizzando non solo le colpe, ma anche le pene. Tutti predicano che vogliono un calcio migliore, più pulito, per riavvicinare agli stadi le famiglie. Davvero? Ma non si voleva avvicinare i portafogli agli abbonamenti delle pay-tv? Oliviero Beha, grande giornalista – soprattutto perché non le manda mai a dire – ha detto giustamente più di una volta che in ballo non c’è tanto il sistema calcio, quanto piuttosto il sistema paese. Quanto fossero legati classe dirigente politico-economica e vertici del pallone è saltato fuori alla grande in occasione del famigerato scandalo che quasi tutti hanno già archiviato. Quel che non si archivia mai, purtroppo, è il qualunquismo, del quale purtroppo fanno sempre le spese proprio coloro che di qualunque hanno poco e niente.

Non voglio discutere su cosa sia bene e su cosa sia male nel nostro calcio. So per certo che per uno come me – e molti altri come me – che in un anno va in trasferta venti volte tra campionato e coppe, senza mai creare il benché minimo problema di ordine pubblico, rinunciare ad una partita perché un imbecille ha esposto uno striscione razzista o per venti matti che si prendono a bastonate ad un chilometro dallo stadio, è francamente fastidioso. Ancor di più lo è leggere quotidianamente della “inutilità delle indagini”, ma più di tutto lo è veder passare sotto silenzio una giornata da applausi – lasciando per una volta da parte il risultato sportivo – di due splendide tifoserie. Nel mio piccolo, provo a rimediare: parlandone e, soprattutto, dicendo un grande grazie agli Ultras Tito Cucchiaroni ed ai Boys 1977. Magari fosse sempre così…
Matteo Asquasciati

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