30 ottobre 2007

Diamoci al besbòl

Incidenti si sono verificati nella notte a Boston dopo il successo della squadra locale, i Red Sox, nelle World Series della Major League Baseball. Alla fine del match di Denver che ha sancito il 4-0 nella serie finale con i Colorado Rockies, polizia in tenuta antisommossa ha disperso diversi gruppi di tifosi dei Red Sox riunitisi nei pressi dello stadio di Fenway Park. Una portavoce delle forze dell'ordine ha fatto sapere che gli agenti hanno arrestato 37 persone, in gran parte per disordini che non hanno comunque portato a ferimenti di rilievo. I danneggiamenti più seri riguardano due automobili, una rovesciata e l'altra data alle fiamme.

Convegno

PESARO - I recenti e gravissimi episodi di cronaca ripropongono all'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica il dramma della ripetuta violenza negli stadi di alcune frange di tifoserie, dando avvio ad una profonda analisi sull'efficacia o meno delle normative anti-violenza. Nel tentativo di reprimere e prevenire fatti così gravi, si sono susseguite infatti, a partire dal 1989, numerose leggi speciali. L'ultima modifica è stata varata nel febbraio 2007, con il cosiddetto Decreto Amato, a seguito della morte dell'Ispettore di Polizia Filippo Raciti in occasione del derby Catania-Palermo. La folle guerriglia ha inasprito il malessere dell’opinione pubblica per il mondo del tifo organizzato, quest'ultimo in aperta polemica con le istituzioni a causa di decreti legge considerati ingiusti e non idonei a risolvere il problema.

Per fare luce su alcuni aspetti relativi alle norme anti-violenza e soprattutto avvicinare al dialogo e ad un confronto costruttivo le istituzioni e le tifoserie, composte per lo più da ragazzi, il Consiglio Provinciale dei Giovani Eletti della Provincia di Pesaro e Urbino, organizza un Convegno Nazionale dal titolo “Quale futuro per il tifo organizzato?” - La passione sportiva come momento di aggregazione giovanile.

Il confronto-dibattito si svolgerà sabato 24 novembre presso il Palasport di Pesaro a partire dalle ore 15.00. Interverranno l'avvocato Francesco Ranocchi (Studio Legale Riccardi) sulla D.A.SPO. (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive) e sulle misure anti-violenza alla luce delle recenti riforme; l'avvocato Vincenzo Ansanelli (Università di Genova - Studio Legale Riccardi) tratterà la tutela difensiva e i rimedi processuali in relazione alle norme anti-violenza. Carlo Balestri (Progetto Ultrà, UISP Emilia Romagna) e le rappresentanze delle tifoserie (presenti i gruppi dell’Inferno biancorosso della Scavolini Spar Pesaro e delle principali squadre di calcio e basket) riferiranno sull'impatto della nuova normativa anti-violenza.

Altro aspetto fondamentale è il “Tifo organizzato” sul quale interverrà Felice Ferlizzi, Presidente dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni sportive e Responsabile sicurezza della Nazionale di calcio italiana. Prenderanno la parola esponenti istituzionali tra cui il Vice Questore di Pesaro e Urbino, Girolamo Lanzellotto; Eminilano Monteverde (Gabinetto Ministro Melandri, Ministero Politiche Giovanili e Attività Sportive), l'Onorevole Paolo Cento (Sottosegretario Ministero Finanze, già promotore di una proposta di legge sulle norme anti-violenza).

A testimoniare sulla classe arbitrale ed episodi di violenza, saranno gli arbitri internazionali di calcio e basket, Emidio Morganti e Gianluca Mattioli. A riferire, infine, sul ruolo delle Società Sportive, è stato invitato ad intervenire Stefano Vellucci, Presidente Victoria Libertas – Scavolini Spar Pesaro.

“Riteniamo - dichiarano i giovani del Consiglio Provinciale di Pesaro e Urbino- che solo una regolamentazione concertata tra tutti gli attori sociali, possa prevenire gli episodi di violenza e nel contempo sia garantista dei diritti e delle esigenze di tutti coloro che frequentano gli impianti sportivi. Il radicamento nel territorio dei giovani, la cultura delle proprie tradizioni è profondamente legata al mondo dello sport e del tifo. Oggi l’informazione ci racconta di un grande malessere, di una profonda frattura fra le parti coinvolte, istituzioni e tifoserie organizzate, con queste ultime unite nella protesta contro le recenti disposizioni normative. E’ proprio da questo strappo, da questa distanza, nell’auspicio di trovare un punto di incontro tra le parti, che ci proponiamo dunque di ripartire!”

Meno razzismo

Nel calcio italiano diminuiscono gli episodi di razzismo da parte dei tifosi. In serie A e B si è passati da un totale di 63 casi (37 in A e 26 in B) nel campionato 2005/2006 a 25 casi (13 in A e 12 in B) nel 2006/2007. E' quanto emerge dallo studio "Attacco Antirazzista 2007" promosso dall'Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio. Il rapporto prende in esame i campionati 2005/2006 e 2006/2007. Nel corso dei due anni di attività, l'Osservatorio ha censito 134 episodi differenti tra loro per gravità e tipologia. Alcuni sono episodi di razzismo indiretto o di propaganda, messi in atto a prescindere da ciò che accade in campo: altri episodi sono invece di razzismo diretto, che ha come vittime i calciatori in campo, diversi per colore della pelle, religione, origine. Ecco qualche dato significativo: - 600.000 è la stima dei soldi versati dalle società calcistiche alla Lega Calcio per le ammende riferibili a episodi di discriminazione razziale (equamente distinte in 300.000 per stagione) - 33 sono gli episodi registrati di striscioni razzisti ( 24 nel campionato 2005/2006 e 9 in quello 2006/2007) - 45 le squadre che hanno avuto almeno un calciatore insultato con i "buu" razzisti - 42 le tifoserie che nelle ultime due stagioni si sono rese responsabili di episodi di razzismo - 7 gli episodi di razzismo messi in atto da tesserati - 94 gli episodi di "buu" razzisti. (29/10/2007) Spr

Normalità

Nessuna restrizione per il derby di mercoledì sera all'Olimpico, ma quanto durerà la fiducia concessa dall'Osservatorio ai club e alle tifoserie?



di Marcella Gaudina

Il calcio italiano di nuovo protagonista. Tornare alla normalità, entro la fine dell'anno, è l'obiettivo indicato dal capo della Polizia, Antonio Manganelli, al termine dell'incontro tenutosi qualche giorno fa in Viminale con i vertici del calcio sul tema dei provvedimenti per la sicurezza negli stadi. Il banco di prova sarà il derby di Roma di mercoledì che si giocherà regolarmente all'Olimpico alle 20.30 senza nessuna limitazione sulla vendita dei biglietti. E non è tutto. La stessa sera i tifosi del napoletani potranno andare a Firenze per asssitere al macht. L'atmosfera nei confronti delle tifoserie e dei club sta dunque cambiando nel senso proposto negli scorsi giorni dalla Lega. In due ore di colloquio è stato fatto il punto sulla situazione sicurezza dopo questa prima parte della stagione: tra i dati più incoraggianti, quelli che testimoniano un netto calo, fino all'80 per cento, di incidenti e feriti nell'analisi comparata tra gli ultimi mesi della stagione in corso e di quella precedente.

Unanime l'apprezzamento per il lavoro dell'Osservatorio, insieme all'esigenza condivisa di un sempre più stretto rapporto con le Autorità locali rappresentate da prefetti e questori. "Dobbiamo garantire sempre maggiore serenità al mondo del calcio", ha detto il presidente della Figc Abete, ricordando gli sforzi, anche economici, che le società non hanno risparmiato per la "messa in sicurezza" degli stadi, in linea con le disposizioni del ministero dell'Interno.Dal presidente della Lega, Antonio Matarrese, la richiesta di una gestione condivisa delle situazioni critiche che dovranno essere esaminate settimana per settimana; e allo stesso tempo un richiamo perché i club si riconoscano in pieno nell'attività dell'Osservatorio che deve rimanere il punto di riferimento per tutti, evitando iniziative individuali che possono compromettere l'unitarietà del progetto sicurezza. Dunque un segno di apertura da parte dell'Osservatorio nei confronti delle società e tifoserie. Ma quanto durerà questo ritorno verso la normalità e, soprattutto, cosa succederà al verificarsi del primo incidente tra gli spalti o fuori dallo stadio?

29 ottobre 2007

Blitz

Striscione esposto durante l’allenamento, contestazione pacifica degli ultrà

«Vergogna!» è la scritta che appariva sullo striscione esposto e poi appeso dai tifosi biancocelesti ieri mattina a Lancenigo: una protesta che non lascia spazio ad interpretazioni e racchiude in poche lettere tutta l’amarezza e lo sconforto in cui è piombato l’ambiente biancoceleste.
Dopo l’ennesima sconfitta, la sesta consecutiva, la contestazione (pacifica) è arrivata al termine della seduta di allenamento, nella quale i titolari di sabato hanno svolto una seduta defaticante, mentre i meno utilizzati hanno svolto una partitella contro la formazione Primavera. Il presidente Ettore Setten aveva lasciato qualche minuto prima il campo di Lancenigo, e commentando la situazione delicata della squadra, aveva anche fatto una richiesta esplicita al pubblico del Tenni, chiedendo ai tifosi di stare vicini alla squadra e di incitarla. «Non so quanto possa contare - ha detto - ma vorrei fare un appello al pubblico di stare vicino alla squadra, di incitarla, di capire il momento difficile dei ragazzi e che, come il presidente, anche i tifosi stiano vicini ai giocatori, incitandoli e non contestandoli».
Peccato che non ci sia potuto essere un colloquio diretto tra tifosi e presidente. Setten si è ritrovato a commentare, suo malgrado, la nona sconfitta in undici gare. «Purtroppo siamo qui a ripetere sempre le stesse cose - sussurra dispiaciuto Setten - Ma non ci sarà nessun provvedimento, cerchiamo invece di stare vicini a squadra e allenatore, resto convinto che la nostra sia più una crisi mentale che tecnica. Prima o dopo la squadra ne uscirà: dobbiamo però capire che ormai non c’è più tanto tempo».
Domani contro il Frosinone di un certo Alberto Cavasin, sarà con ogni probabilità la gara decisiva, per tutti. «Il tempo è scaduto e bisogna fare risultati, è questa l’unica cosa che conta. Adesso ci aspetta una gara difficilissima perché avremo contro un Frosinone attrezzato, guidato da un Cavasin che sarà ancora molto arrabbiato con il Treviso, quindi a maggior ragione i ragazzi dovranno cercare di mettere il massimo impegno. Come, sono convinto, lo mettono ogni sabato, ma non riescono a uscire mentalmente da questa crisi».
Il presidente biancoceleste ha seguito tutto l’allenamento di ieri mattina sedendosi sulla panchina a bordo campo e cercando di scrutare ogni particolare che possa far capire dove stia il problema di questa squadra che non sa più vincere (ma neppure pareggiare). Setten continua ad escludere a priori che ci siano diatribe tra giocatori e tecnico. «Sono tutti ragazzi seri, se avessero qualcosa lo direbbero o chiederebbero di non partecipare al gruppo, e invece non esiste nessun ombra di dubbio sulla loro onestà. Al tecnico dispiace per i ragazzi, ai ragazzi dispiace per il tecnico, il presidente e per la società, siamo tutti uniti sotto questo aspetto. L’unico problema è che non riescono ad esprimersi come vorrebbero, si scoraggiano quando prendono il gol, quando i tiri in porta per recuperare risultano vani: tutte componenti negative che non ci permettono di portare a casa un risultato anche contro squadre mediocri come il Ravenna».
Il sentimento che pervade il cuore del presidente è simile a quello dei tifosi. «Mi sento deluso e dispiaciuto, come lo sono i giocatori. Spero che loro abbiano la stessa gran voglia di rivincita che ho io dentro. Non vedo l’ora di esultare con loro per la prima vittoria che riusciremo ad ottenere: ne abbiamo un gran bisogno, perché poi sono convinto che ne seguirebbero una serie».
Giudice sportivo. Nessuna squalifica tra i giocatori del Treviso, mentre il giudice Tosel ha fermato per una giornata il difensore del Frosinone Ischia, ammonito sabato nel match contro il Bologna.

In Germania hanno risolto il problema della violenza

Gravi disordini a Dresda nel fine settimana tra tifosi della Dinamo e della seconda squadra della città tedesca e le forze dell'ordine, che hanno dovuto fermare gli assalti di centinaia di hooligans e naziskin in occasione delle partite di campionato contro Union Berlino e Lokomotiv Lipsia. Il bilancio è di 229 fermati e 10 feriti. Ora è tensione in vista della Coppa di Sassonia: mercoledì c'è Dinamo Dresda-Sachsen Lipsia.

Una due giorni di incidenti da far impallidire chi sostiene che il tifo sia marcio solo in Italia ha sconvolto la città di Dresda, nella Germania orientale. Il bilancio è di 229 fermati e 10 feriti, tra cui quattro poliziotti, che per tutto il fine settimana hanno dovuto fronteggiare gli assalti di hooligans e naziskin prima della Dinamo Dresda, storica squadra dell'ex Ddr, e poi del Dresda, seconda squadra della città tedesca.

Motivo del contendere, oltre agli intrecci politici del mondo ultrà di quella zona tedesca con forze politiche di estrema destra, anche la rivalità delle squadre cittadine con l'Union Berlino, vittoriosa 1-0 sulla Dinamo in un incontro di Regional Liga Nord (la terza divisione) e con la Lokomotiv Lipsia, che affrontava il Dresda in una divione minore. Sono stati in totale circa 500 i teppisti che hanno affrontato le migliaia di poliziotti accorse a Dresda per impedire scontri tra le tifoserie.

Adesso è tensione in vista di mercoledì prossimo, quando in Coppa di Sassonia la Dinamo Dresda affronterà il Sachsen Lipsia. Quella tra le squadre di Dresda, Lipsia e Berlino è una rivalità storica tra gruppi ultrà dell'ex Germania Est, che dalla caduta del Muro di Berlino è stata aggravata proprio dalla comparsa di gruppi di naziskin, fenomeno grave soprattutto nella depressa Germania orientale dove si trovano le città coinvolte.

Contro Galliani

Applausi per Berlusconi e cori contro Galliani, invitato 'a spendere'. Questa la reazione dei tifosi del Milan dopo il ko con la Roma. I tifosi si erano assiepati vicino all'uscita dal parcheggio sotterraneo di San Siro per manifestare il loro malumore per la seconda consecutiva sconfitta casalinga dei rossoneri. Nonostante tutto Galliani resta ottimista: "Spero si possa rimontare nei prossimi mesi. Questo momento passera'". Confermata fiducia ad Ancelotti; "aspettiamo Ronaldo e Pato".

Lama

Serata tranquilla sugli spalti del San Paolo durante il big match della 9.a giornata di campionato, Napoli-Juve. Ma ci sono anche due incidenti da segnalare. Il primo avvenuto all'interno dello stadio napoletano, dove un assistente cameraman di Sky è stato ferito da un sasso lanciato dagli spalti. Il tecnico si è accasciato per terra, per il colpo ricevuto, e subito dopo essersi rialzato è stato trasportato nell'infermeria dello stadio, dove è stato medicato per una ferita sotto l'occhio destro.
Un altro incidente è avvenuto all'esterno dello stadio, infatti un tifoso partenopeo, originario di Potenza, è stato lievemente ferito da una coltellata. Il tifoso è stato immediatamente soccorso e medicato all'ospedale, che ha potuto lasciare subito dopo le cure.

Polizia ferroviaria

Un tifoso romanista di 45 anni, M.A., e' stato arrestato dalla polizia ferroviaria a bordo dell'Eurostar 9426 per violazione del divieto di accesso agli impianti sportivi. Il 45enne, che era riuscito ad eludere i controlli al momento della partenza per Milano degli altri tifosi della Roma in vista dell'incontro di calcio Milan-Roma, e' stato sorpreso a bordo del treno senza biglietto ferroviario, ma in possesso del titolo di ingresso per la partita, nonostante nei suoi confronti fosse stato emesso un provvedimento di divieto di accesso agli impianti sportivi e alle stazioni ferroviarie interessate ai trasferimenti da e verso i luoghi in cui si svolgono le manifestazioni sportive per violazioni commesse durante l'amichevole Roma-Real Saragozza giocata a Rieti. Tra l'altro M.A., in passato protagonista di analoghi episodi e sottoposto al Daspo nel 2002 dal Questore di Roma, aveva gia' violato il provvedimento il 23 settembre scorso in occasione di Roma-Juventus, quando fu sorpreso a scavalcare la recinzione di vetro presente all'interno dello stadio Olimpico e a invadere il campo di gioco.

28 ottobre 2007

Capolinea

Hanno atteso il pullman del Parma all'ingresso dello stadio, lo hanno bloccato e obbligato i giocatori ad entrare nel Tardini a piedi. E' stata la curiosa, e pacifica, protesta dei tifosi crociati prima del fischio d'inizio di Parma-Livorno: i Boys 1977 (il gruppo principale della tifoseria del Parma) hanno anche esposto uno striscione all'esterno dello stadio con la scritta "11.373 abbonati: meritateveli".

Danni

TRENITALIA chiede un risarcimento enorme, oltre un milione di euro di danni, ai tifosi della Fiorentina denunciati dalla polizia all’autorità giudiziaria per l’occupazione dei binari della stazione di Campo di Marte (luglio 2006) decisa come forma di protesta per la sentenze della Caf (Commissione d’Appello Federale) per Calciopoli che spedì la squadra gigliata in B, con l’aggiunta di 12 punti di penalizzazione. Il blocco delle linee per oltre cinque ore, fino alle 22,30, e i forti ritardi accumulati dal pomeriggio e nella notte da alcuni Eurostar, Intercity e altri convogli a causa dell’«interruzione di pubblico servizio» che determinò l’apertura del fascicolo penale, hanno indotto Trenitalia ad adire le vie legali, come parte offesa, in attesa di costituirsi parte civile all’esito dell’udienza preliminare.
E’ uno dei retroscena dell’inchiesta dal sostituto procuratore Gianni Tei, che ha notificato l’avviso di fine indagini preliminari nei confronti dei 54 tifosi complessivi individuati dalla Digos la notte stessa della protesta, nelle ore e nelle settimane successive attraverso ricerche sui tabulati telefonici e connessioni a Internet; una sorta di screening che ha esteso a non meno di trenta persone gli addebiti (interruzione di pubblico servizio, violenza e minacce, ad alcuni anche il danneggiamento) inizialmente ipotizzati a carico di venti fiorentini. Entro venti giorni dall’«avviso» i legali degli indagati possono presentare memorie, depositare documenti relativi a investigazioni difensive, chiedere al Pm altri atti d’indagine (anche quelli che scagionino gli indagati) o ancora l’interrogatorio dei loro assistiti. Tutto nell’ottica di scagionarli o di mitigare le accuse. Scaduto il termine il Pm presenterà le richieste di rinvio a giudizio e/o di archiviazione al gip per la fissazione dell’udienza preliminare. Si consideri che all’epoca dei fatti Tei chiese gli arresti domiciliari per alcuni tifosi, per violenza e minacce. Reati che si sarebbero concretizzati — come forma di «pressione indiretta» nel far ’manifestare’ anche alcuni bambini. Il giudice fu di diverso avviso e negò il provvedimento coercitivo. Nel fascicolo sono entrate anche alcune querele di proprietari di auto in sosta per i danneggiamenti subiti dai mezzi.
DOPO LE LE MACERIE lasciate da Vittorio Cecchi Gori, la Fiorentina cancellata (estate 2002) dal calcio italiano dopo 76 anni di storia e costretta a ripartire dalla C-2 — il lodo Petrucci che ad esempio ha ’salvato’ il Torino era ancora lontano a venire — gli scandali dei salvataggi di Roma e Lazio (alle prese con bilanci disastrosi) per i timori legati all’ordine pubblico, del Parma per una strana forma di ossequio giudiziario, i tifosi viola sempre composti, sempre civili, decisero che non avrebbero mai accettato la retrocessioni in serie B. E che al Palazzo romano, alle Istituzioni, doveva arrivare una protesta dai contenuti forti, chiari comunque (a parer loro) accettabile. Il «raduno» cominciò a metà pomeriggio con l’arrivo dei tifosi alla spicciolata, fino a a formare un muro umano di 2000-2500 persone,che dal Franchi, dalla «Fiesole», si diresse alla stazione del Campo di Marte. Ci fu una prima occupazione simbolica, di un quarto d’ora. Poi un corteo che si divese in due tronconi: uno diretto verso Coverciano, al centro tecnico, pronto a scrivere ’Basta!’ con le persone sui campi; il secondo gruppo invece si ricompattò in via Mannelli, oltre il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine, dilagando alla stazione, di fatto occupandola, a partire dalle 18,15. Neppure la lettura dell’appello della Fiorentina fece sciogliere spontaneamente l’assembramento, e dopo le 22,30, le forze dell’ordine iniziarono lo sgombero forzato. Qualche tafferuglio portò al ferimento di due giovani, un ragazzo e una ragazza, con un ricovero; una trentina persone fermate, identificate e denunciate per interruzione di pubblico servizio, danneggiamento. Una quarantina i convogli che subirono ritardi notevoli. Due settimane più tardi in occasione della sentenza di appello che riportò sì la Fiorentina in A, ma con 19 punti di penalizzazione, poi ridotti a 15 con l’abitrato, i tifosi si limitarono a riunirsi fuori dallo stadio.

Talis pater...

A due tifosi della squadra di calcio della Taurianovese (Reggio Calabria), padre e figlio, è stato notificato il divieto di accesso della durata di un anno ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive. I due decreti sono stati emessi dal questore di Reggio Calabria Antonino Pugliesi su richiesta del dirigente del commissariato della polizia di Stato di Taurianova Andrea Ludovico. I provvedimenti sono motivati dal comportamento messo in atto dai due supporters nel corso della partita Taurianovese - Rossanese (terminata con il punteggio di 1 - 1), valevole per il campionato di Eccellenza, disputata lo scorso 14 ottobre allo stadio "San Martino" di Taurianova. Dei due tifosi sono state rese note le sole iniziali: F. V. di 49 anni e F. A. di 20 anni. Nel corso del secondo tempo della gara in questione, dopo il vantaggio della squadra ospite ed in un momento di particolare agitazione, i due inveivano nei confronti dei tifosi della squadra cosentina, cercando lo scontro fisico. Le forze dell'ordine, nella circostanza, al fine di garantire il regolare svolgimento della manifestazione sportiva, sono riuscite a dividere le tifoserie riconducendo la situazione alla calma. Tuttavia, F. V. e F. A. hanno mantenuto un comportamento aggressivo, incitando alla violenza ed indirizzando frasi ingiuriose all'indirizzo della terna arbitrale e dei tifosi della Rossanese. (AGI)

La bugia dell’ultrà pentito

MARCO ANSALDO
Antonio Matarrese è un uomo capace di trasformare qualunque slogan in una gaffe. Fu lui, vivace presidente della Lega, a coniare la frase: «I morti fanno parte del sistema», per liquidare la «fastidiosa» uccisione dell’ispettore Raciti a Catania.

Ieri, uscendo dalla riunione del Viminale in cui gli uomini del pallone hanno chiesto di allentare le misure di sicurezza, Matarrese ne ha detta un’altra delle sue: «Più Osservatorio e meno prefetti», dove per Osservatorio si intende l’organismo che decide le restrizioni da applicare per prevenire gli incidenti e per Prefetti i rappresentanti del governo che si dimostrano più rigidi nell’applicare le norme contro la violenza negli stadi. Insomma la linea è chiara. Bisogna liberarsi di chi intralcia pesantemente la gestione del campionato decidendo ora la chiusura di una curva, ora l’accesso ai soli abbonati, ora imponendo il divieto di vendere i biglietti nel giorno della partita, come ha stabilito il prefetto di Milano per Milan-Roma di domenica prossima.

L’emergenza, dicono, è finita. Bisogna tornare alla normalità. In questa battaglia per riprendersi il business appesantito dai troppi vincoli, né Matarrese né i suoi associati sono sfiorati dal dubbio che chi lavora su piazza ha una sensibilità e una conoscenza dei problemi specifici superiori a chi opera da lontano. Un prefetto ha più informazioni dell’Osservatorio e prevede meglio i pericoli: la logica vorrebbe che si operasse esattamente all’opposto di quanto si chiede ma il calcio ha fretta di gettarsi alle spalle l’ingombro della sicurezza. Pretende fiducia. Vuole un’apertura di credito, che sta ottenendo dal Viminale con l’escamotage: «Noi allentiamo la morsa ma alla prima che combinate ritorna tutto come prima». Come se bastasse per scoraggiare chi cerca davvero la violenza. Dallo scorso febbraio le società hanno tenuto un comportamento virtuoso, più per forza che per amore. Hanno accettato l’imposizione dei tornelli agli ingressi, magari scaricandone i costi sui Comuni. Si sono assoggettati alle decisioni del governo e dei suoi rappresentanti.

Nemmeno un anno di Purgatorio è bastato per lavare la coscienze e dimenticare come gli ultras e i violenti siano cresciuti anche per l’indifferenza, se non la complicità, dei dirigenti di club. Ora ci dicono che l’aria è cambiata. Forse. Magari. Abbiamo assistito al martellamento dei tifosi perbene per i quali oggi è più sgradevole andare allo stadio: i biglietti sono nominativi, non ci si può più svegliare la mattina con la voglia di vedere una partita perché la decisione va presa con largo anticipo, le perquisizioni sono avvilenti e talvolta ottuse, le code chilometriche e se piove bisogna bagnarsi perché gli ombrelli vengono requisiti. In nome della sicurezza il calcio è diventato una fatica, come prendere un aereo tra cento controlli o percorrere un’autostrada con l’incubo del multavelox dove hanno messo un limite impossibile dei 60 all’ora. Questo, più della chiusura delle curve o il divieto delle trasferte, pesa sulla disaffezione della gente. Si può pensare a un cambiamento, ma siamo sicuri che si possa già abbassare la guardia e che in pochi mesi si sia eliminato chi ha fatto degli stadi un fronte di guerra? La normalità sta nel restituire il calcio a chi già lo viveva come una passione o una festa, non nel chiedere l’abolizione delle misure che penalizzano i violenti, quelli che le norme continuano a non rispettarle. Gli incidenti nei derby a Genova e a Torino, gli striscioni razzisti dell’Inter, i petardi che compaiono e scoppiano come un anno fa ci dicono che certe frange sono ancora vive.

Sberle

Il patron della Sanremese, Flaviano Tonellotto, e' stato aggredito, stamani, nei pressi dello stadio comunale di corso Mazzini, da un ultra' della Triestina - squadra per la quale Tonellotto e' stato in passato presidente - che gli ha dato una sberla strappandogli la camicia, al culmine di una violenta discussione dovuta (a detta dell'aggredito) a promesse non mantenute.

‘Ho assunto Giorgio (questo il suo nome, ndr) quando ero ancora nella Triestina. - spiega Tonnellotto -. Gli avevo affidato piccole mansioni, tipo accompagnre i ragazzi in giro o badare al magazzino, visto che aveva bisogno di lavorare. Malgrado fosse diffidato, come tifoso, parlai con il Questore e la polizia, garantendo per lui. Tuttavia, quando mi sono trasferito a Sanremo, lui ha perso il lavoro e quelle poche volte che l'ho incontrato mi ha sempre domandato del denaro. Io l'ho sempre accontentato, visto che non sono i cento euro in piu' o in meno che fanno la differenza. Nel weekend, poi, lo avevo anche invitato a Sanremo ad assistere al match con l'Alessandria".

Prosegue Tonellotto. 'Gli ho detto di scendere a Sanremo con un mio amico imprenditore che dovevo incontrare nel fine settimana. Ieri sera abbiamo cenato tutti assieme questo mattina, quando l'ho visto arrivare ed ho capito l'antifona, ovvero che voleva chiedermi dei soldi, ne e' nata la discussione. Poi, mi sono allontanato. Lui e' andato al bar dello stadio, ha iniziato ad inveire nei miei confronti e quando mi sono affacciato, ha cominciato a darmi del ‘bastardo' e del ‘delinquente', dicendo che non avevo mantenuto le promesse. Bel ringraziamento dopo tutto l'aiuto che gli ho dato. Domani lo querelero''.

Sul caso indaga, ora, la Polizia.

di Fabrizio Tenerelli

Derby umbro

Un derby che sicuramente dai falchetti neopromossi in C1 verrà sentito più forte rispetto ai rossoverdi. Stiamo parlando della partita di domani che vedrà il Foligno affrontare in casa allo stadio "Blasone" la Ternana. Un derby che i rossoverdi non vogliono far sembrare così significativo, considerandosi di livello superiore alla neopromossa. Ma anche perché un derby col Foligno per i ternani è tutt'altra cosa a confronto con quelli con l'odiato Perugia. Come spiegano loro stessi nel forum dei tifosi delle fere: www.rossoverdi.com.Più sentita la partita invece da parte dei folignati, che puntano, manco a dirlo, alla vittoria.TO® sarà presente a Foligno alla partita al "Blasone", raccogliendo i commenti dei tifosi (il servizio in onda sabato 3 novembre alle 14 su Umbria Tv).Intanto in questi giorni i sindaci delle due città hanno pubblicato una nota congiunta invitando ad un tifo corretto. "Siamo certi - scrivono Marini e Raffaelli - che quella di domenica prossima sarà una giornata improntata alla sana rivalità sportiva nel segno dell'estrema correttezza, della lealtà e della civiltà che contraddistinguono le nostre comunità cittadine storicamente legate e solidali . Ancora una volta dal mondo dello sport potrà venire un messaggio di civiltà e di rispetto, capace di onorare l'Umbria della qualità della vita, dell'accoglienza, della pace e della fraternità, mettendo definitivamente al bando quelle manifestazioni di intolleranza e di violenza che purtroppo alcune volte in passato hanno impedito al mondo del calcio italiano di godere fino in fondo della funzione di entusiasmo, di legame, di colleganza che lo sport deve avere tra le comunità. Auspichiamo che domenica - concludono i primi cittadini di Foligno e Terni - si possa assistere ad una sana e cavalleresca sfida sportiva, nella quale si esprimerà il grande e appassionato attaccamento delle due tifoserie ai colori cittadini. Tiferemo per le nostre rispettive squadre con convinzione tanto più forte perché questi sono i nostri sentimenti".

27 ottobre 2007

Daspo a canestro

Daspo di quattro anni per sei tifosi della Lottomatica, denunciati per gli scontri del 21/10 con i sostenitori dell'Upea Capo d'Orlando. Tra i denunciati anche un ragazzo di 16 anni. I tifosi, responsabili di lesioni gravi ed aggravate, dovranno presentarsi per 4 anni in commissariato in occasione dei match della Lottomatica. Durante gli scontri, un tifoso siciliano ha dovuto ricorrere alle cure dell'ospedale Sant'Eugenio per un frattura alle ossa nasali giudicata guaribile in 25 giorni.

Niente scontri, solo incontri

Il Presidente della Samp, nell'intervista alla Stampa che vi ho proposto,spiega che il pericolo è «che ci si illuda di aver sconfitto i violenti e che si scoraggi le gente perbene, cioè la quasi totalità dei tifosi, a frequentare gli stadi: noi dobbiamo lavorare per avvicinarli e non per allontanarli».
Siamo in una fase straordinariamente importante, oserei dire cruciale,di definitiva criminalizzazione del tifo organizzato, orchestrato principalmente da chi sogna gli italiani ammucchiati sui divani e sintonizzati sulle tv satellitari e digitali terrestri. Si punta sulla paura del tifoso medio, estraneo alle logiche ultras,si varano leggi capestro, si attivano Osservatori nazionali che in realtà non decidono nulla, altrimenti non si spiegherebbero le partite ad alto rischio, come Juventus-Inter giocate di sera, scandaloso tradimento delle buone intenzioni professate dopo la morte dell'Ispettore Raciti. Nel giro di un mese gli ultras italiani si giocano la propria sopravvivenza : in tutti gli stadi della Penisola, gli ultras, quelli che vogliono ancora esistere e che non vogliono estinguersi come i panda, sono chiamati ad una disperata prova di maturità. Chi vuole giocare alla guerra, illudendosi di poterla vincere, commette un errore che finirebbe col travolgere con sè decine di migliaia di ragazzi nel precipizio senza fine della repressione, spianando la strada a quanti ci vogliono fuori dagli stadi e dentro le galere per poter portare a termine indisturbati i loro loschi piani affaristici.
Oggi e domani, mani a posto, per favore.
L'era delle allegre scazzottate è finita.
E' in gioco la vita, del calcio che amiamo e nostra.
Siamo l'ultima diga contro il calcio moderno, l'ultima spiaggia per uno sport bellissimo, l'ultima resistenza contro il dilagare del business e della corruzione.
Niente scontri, solo incontri, magari duri, con qualche parola di troppo, con tutta la rabbia che abbiamo in corpo per questo schifo nauseabondo che ci circonda.
Alla prima cazzata che facciamo, ci chiudono dentro, buttano la chiave e consegnano il calcio a Murdoch, come hanno fatto in Inghilterra.
Se è questo che vogliamo, prego, accomodiamoci in poltrona o in Questura volontariamente, senza aspettare che ci costringano a farlo a randellate.
Non c'è niente di eroico nel farsi massacrare da un celerino o nel darla vinta a Sky.
ULTRAS LIBERI !
Vincenzo Abbatantuono

Restrizioni

Dalle ore 16 del 29 ottobre partira' la vendita libera dei biglietti per Juventus-Inter, big match in programma domenica 4 novembre (ore 20.30) allo stadio Olimpico di Torino.

Per l'occasione, la Prefettura ha notificato alcune restrizioni riguardanti il settore ospiti riservato ai tifosi dell'Inter: divieto di vendita cumulativa dei biglietti, con conseguente identificazione di ogni singolo acquirente e divieto di cessione del biglietto da parte dell'acquirente ad altro tifoso.

Garrone

MARCO ANSALDO
Presidente Garrone, è proprio vero come ha detto Abete che stiamo andando verso la normalizzazione degli stadi?
«A me non sembra che l’aria sia cambiata così tanto. Mi dica lei se è molto normale perquisire a quel modo le signore di una certa età che si presentano ai cancelli con la sciarpa al collo. Oppure costringere la gente perbene a code lunghissime per ritirare un biglietto o per entrare nello stadio».

Però nel confronto con la passata stagione c’è un calo fino all’80 per cento degli incidenti e dei feriti. Non è un risultato importante?
«Si sta facendo moltissimo per riportare la sicurezza, tuttavia qualcosa non mi convince».

In che senso?
«Succede nel calcio come in altri settori del Paese. Ad esempio si fa la guerra all’abusivismo per cui se devi spostare una finestra in un palazzo ci vogliono chili di carta bollata e anni di tempo per ottenere i permessi ma i controlli sulle case abusive sono blandi e continuano a costruirne. Così sta succedendo nel calcio. Per fare osservare le regole si pesa soprattutto su chi già le rispettava».

Però in questo modo si effettua anche una scrematura più attenta sugli ultrà.
«Io preferisco parlare di violenti perché gli ultrà sono ancora un’altra cosa: nella Samp ce ne sono tantissimi che vengono allo stadio per tifare e non per creare problemi. Anche quelli coinvolti negli incidenti prima del derby erano gruppetti di violenti che hanno fatto della partita un’occasione per scontrarsi e menare le mani».

Va bene, però esistono.
«E li conoscono benissimo. Non credo che sarebbe così difficile bloccarli e tenerli lontano dal calcio: qualcuno è stato fermato con le diffide però in due mesi di campionato ci sono stati incidenti, risse, agguati e domenica scorsa a Cagliari è scoppiato un petardo in faccia a un giocatore. Segno che i petardi entrano insieme a certa gente e in questo non è cambiato molto. La mia sensazione è che a rimetterci finora siano stati soprattutto i tifosi perbene e non i violenti che rappresentano forse lo 0,5 per cento dei frequentatori di uno stadio. Per questo non condivido l’idea che si stia andando verso la normalizzazione».

Qual è il pericolo?
«Che ci si illuda di aver sconfitto i violenti e che si scoraggi le gente perbene, cioè la quasi totalità dei tifosi, a frequentare gli stadi: noi dobbiamo lavorare per avvicinarli e non per allontanarli».

Matarrese dice che d’ora in poi è l’Osservatorio a dover decidere le restrizioni, togliendo spazio alle iniziative dei prefetti. E’ una chiave accettabile?
«Con Matarrese sono spesso in disaccordo e lo sono anche in questo caso. Mi sembra che il polso di una città lo abbia il Prefetto più che un organismo centralizzato: lui conosce i problemi, i personaggi, ha una frequentazione diretta degli inquirenti e di quella «intelligence» indispensabile per prevenire gli incidenti. Insomma credo che quando un Prefetto si muove lo faccia su informazioni sicure e di prima mano».

Non c’è il rischio di una eccessiva disparità di trattamento, tra i Prefetti più rigidi e quelli più permissivi?
«E’ possibile ma credo che tra loro ci siano sufficienti canali per consultarsi e per rendere più omogenee le loro iniziative pensando alla città e all’evento che devono tutelare».

Murdoch, il vero ministro degli interni

GUGLIELMO BUCCHERI
ROMA
Salito al Viminale in forze, il calcio ritorna al punto di partenza con il bottino pieno e il verdetto che cercava. Meno pugno duro e più credito ai tifosi e alle contromosse delle società: così si chiude la partita intorno al tavolo presieduto dal capo della polizia, Antonio Manganelli. Il numero uno della Confindustria del pallone, Antonio Matarrese, può esultare: l’allarme è rientrato. I patron dei club che hanno urlato contro quelle che continuano a considerare misure troppo restrittive (curve chiuse, biglietterie a tempo) finiranno per assumersi responsabilità fino a ieri sconosciute.

Il calcio ha forzato la mano in nome di bilanci da salvaguardare ottenendo una nuova apertura di credito dal Viminale, ma il livello di attenzione non finirà di abbandonare il campionato fino alla raggiunta normalità. Al fischio di chiusura del vertice negli uffici del capo della polizia, il risultato della riunione si è tradotto nelle decisioni assunte dall’Osservatorio: le prossime tappe di stagione si annunciano a stadi aperti, tifosi sugli spalti e poche o nessuna restrizione. Così il derby della capitale in agenda per mercoledì sotto i riflettori dell’Olimpico. Così per Fiorentina-Napoli, dove l’indicazione è quella di lasciare aperto il settore riservato ai tifosi partenopei diretti in Toscana, e così per Juventus-Inter del 4 novembre, sfida non ancora presa in esame se non per indicazioni di massima (in campo di sera con unica limitazione il divieto della vendita cumulativa dei biglietti). Così per l’incrocio Milan-Roma di domenica pomeriggio, dove la nuova apertura di credito del Viminale si sta traducendo nel tentativo di lasciare aperte le biglietterie dello stadio anche il giorno della gara (la chiusura decisa dal prefetto di Milano è per le 19 di domani).

I presidenti dei club guardano con rinnovata fiducia verso l’Osservatorio. «Siamo rasserenati perché il Viminale riprende il suo ruolo di guida a discapito dei prefetti. Noi vogliamo una gestione lineare e non improvvisata, valida per tutti e soprattutto uguale per tutti», dice Matarrese. Il precedente-Sensi fa meno paura ai patron dei club che, visto il caso Roma-Napoli, temono (e non poco) la centralità del prefetto chiamato a dire l’ultima parola. A riaffermare la centralità dell’Osservatorio è stato lo stesso Manganelli, che aspetta la fine del campionato per poter brindare alla «ritrovata normalità».

Il pallone italiano esulta, il Viminale non abbassa la guardia, però concede una nuova opportunità al mondo del calcio: l’apertura di credito è a tempo: la prova del campo sarà decisiva (il viaggio dei napoletani a Firenze, ad esempio, verrebbe cancellato se domani al San Paolo dovessero accadere fatti violenti). Intanto, fra decisioni congelate o aperture di credito, si inserisce la dura presa di posizione del ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Un’uscita che sembra percorrere strade parallele: il responsabile del Viminale ha più volte espresso rammarico per una legislazione che permette agli ultrà violenti di finire senza pena in casi in cui, invece, occorrerebbero misure più adeguate. Rammarico che trova nel pacchetto sicurezza già annunciato in Consiglio dei ministri norme più restrittive per combattere la follia da stadio (pene, fra l’altro, saranno previste anche per chi detiene petardi o bastoni in auto).

Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, i suoi vice e i rappresentanti delle Leghe escono dall’ufficio del capo della polizia con il sorriso. La ribellione dei club può rientrare, ma l’apertura (nuova) di credito del Viminale è a orologeria: chi sbaglia non avrà più appelli.

26 ottobre 2007

Sconvolgimenti

Al Cagliari è costato una pesante multa e la chiusura della curva nord per un turno (il 4 novembre contro la Sampdoria). A loro rischia di costare di più, anche anni di assenza dalle tribune degli stadi italiani. Sono sette, il più grande ha 53 anni, il più giovane 25, i tifosi denunciati dai funzionari della Digos di Cagliari. Sono accusati d'aver lanciato una serie di petardi durante la partita tra Cagliari e Catania che s'è disputata al Sant'Elia. L'ultimo petardo è esploso a pochi metri dal giocatore Antonino D'Agostino, che si era avvicinato alla curva per lanciare la sua maglietta e ringraziare i tifosi per gli applausi. I sette - che farebbero parte del gruppo "Sconvolts" - già da ora non potranno entrare più nello stadio.

Investimenti e gare

Calo dell’80% degli agenti feriti durante le manifestazioni sportive e la garanzia che certi investimenti (partite importanti) siano più tutelati: è l’esito dell’incontro al Viminale tra il capo della polizia, i vertici della Figc e delle Leghe calcio per fare il punto della situazione sulla sicurezza negli stadi e l’ordine pubblico.

Il capo della polizia, Antonio Manganelli: "Spero che questo possa essere il campionato di calcio del pieno ritorno alla normalità. Qualche problema lo abbiamo registrato ma c’é un esponenziale decremento degli incidenti, con un calo dell’80% degli agenti feriti durante le manifestazioni sportive. La normalità non si acquisisce per contratto o per accordo tra persone di buonsenso. C’é una frangia di facinorosi che vuole turbare l’ordine pubblico e lo spettacolo: noi siamo impegnati sul piano delle indagini e del mantenimento dell’ordine pubblico per arrivare al traguardo della piena normalità alla fine di questo anno. Il ritorno alla normalità si conquista attraverso un impegno continuo. Centrale nel miglioramento delle condizioni di sicurezza è l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive".

Il presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese: "Più Osservatorio e meno Prefetti è quello che ho detto nel vertice. Siamo più rasserenati e fiduciosi. L’Osservatorio riprende il suo ruolo di guida: noi vogliamo una gestione lineare e non improvvisata, valida per tutti e soprattutto uguale per tutti. Vogliamo evitare danni successivi alle società di calcio per fatti che per lo più avvengono lontano dallo stadio. La presenza del capo della Polizia ci conforta. Dirò ai presidenti di avere fiducia nell’Osservatorio, ma vogliamo la garanzia che certi investimenti siano tutelati. Per la fine dell’anno arriveremo a destinazione. La fiducia in Manganelli è grande".

Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete: "Abbiamo condiviso il lavoro fatto finora e soprattutto il progetto che dovrà riconquistare la piena normalità, per cercare di accompagnare una stagione importante. Da questa riunione usciamo confortati".

La tessera

Tra i temi affrontati nella riunione dell`Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, anche la tessera del tifoso. Un progetto che ha ricevuto il parere favorevole dell`Osservatorio dopo l`incontro con i rappresentanti dell’Agenzia delle Entrate. Il progetto della `tessera del tifoso` e`, come si legge anche dalle pagine del sito istituzionale dell`Osservatorio Nazionale, destinato a cambiare il volto del tifo organizzato e soprattutto prezioso strumento per arginare le frange violente del tifo .

I prossimi passi previsti sono quelli di elaborare le linee guida da adottare a livello nazionale e che consentiranno l`adozione della “tessera del tifoso”, che dovrebbe essere introdotta a partire dall`inizio del girone di ritorno

Apertura

Firenze, 25 ott. (Apcom) - Si va verso l'apertura dell'Artemio Franchi di Firenze ai tifosi del Napoli per l'incontro di calcio con la Fiorentina previsto per il 31 ottobre: lo ha affermato il prefetto del capoluogo toscano, Andrea De Martino, al termine del comitato per l'ordine pubblico che si è riunito stasera. "Esistono le premesse - ha detto - perché il settore ospiti dello stadio Franchi sia aperto". Durante l'incontro sono stati approfonditi i diversi profili della sicurezza anche in relazioni alle valutazioni dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive. "Se nei prossimi giorni tale orientamento troverà conferma - ha proseguito De Martino - confido nella sportività delle tifoserie. E' un'opportunità per i sostenitori napoletani di stare vicini alla loro squadra in modo appassionato e corretto, e per restituire a tutti gli sportivi la giusta cornice di pubblico".

Fabriano

FABRIANO — «I TIFOSI già mi chiedevano di vincere le amichevoli precampionato con Jesi, figurarsi adesso». Coach Massimo Bernardi, volente o nolente, sin da questa estate è entrato in clima derby, ma la sua Indesit – fresca di vittoria, seppure solo teorica, nello scrimmage di mercoledì con Montegranaro – sembra decisamente una squadra pronta alla battaglia.
«Ci servirà una grande prestazione: la Fileni è una delle squadre più lunghe e compatte del campionato. Noi dovremo ripetere la prova di due settimane fa a Casale, in cui, pur perdendo al fotofinish, ci siamo autoconvinti che il gap di talento con le altre può essere colmato dimostrandoci una squadra vera in cui ognuno aiuta l’altro».
Intanto in sede oggi alle 18 si conclude la prevendita dei biglietti di curva (12 euro, 8 i ridotti). Gli Ultras organizzano la trasferta con il treno delle 15,22: ritrovo alla stazione ferroviaria muniti di biglietto di viaggio e ingresso al PalaTriccoli, info 328/2403717.

25 ottobre 2007

Pizzul, il cattivo

Bruno Pizzul (foto), cronista sportivo con alle spalle una carriera brillantissima, ha raccontato per tanti anni le imprese degli azzurri e non solo. Premiato nei giorni scorsi dagli organizzatori del premio giornalistico "Valentini" a Porto Sant'Elpidio ha parlato ovviamente di calcio, del momento che sta attraversando attraverso una disamina molto arguta ed approfondita.

Pizzul, che momento sta attraverso il calcio nazionale?

"E’ un momento un po' particolare anche perché evidentemente dopo essere usciti dagli sconquassi di calciopoli ci sono ancora delle fibrillazioni, delle scosse di assestamento. Non passa domenica che non ci sia una partita a rischio, tre o quattro con conseguente chiusura o dimezzamento degli stadi e delle presenze dei tifosi, c’è questa perenne litigiosità tra la Lega e la serie B che non ha ancora i contratti televisivi, la questione arbitrale... C’è da cercare di mobilitare le coscienze di tutti per rendere questo calcio più gradevole, più respirabile, più trasparente”.

Il pubblico sta tornando allo stadio ma queste "chiusure" - lo stadio Olimpico ai napoletani, la curva dell'Inter - è un segnale non bello?

"E’ un segnale non bello ma d’altra parte di fronte a certe situazione che vengono individuate non tanto dalla giustizia sportiva ma dall’osservatorio per gli avvenimenti sportivi sono sacrifici che vengono imposti alle singole società e alla stragrande maggioranza dei tifosi che è perbene, ma in qualche maniera occorre colpire queste situazioni di rischio e di pericolo nella speranza che facciano scattare poi dei comportamenti virtuosi proprio da parte dei tifosi buoni che dovrebbero in qualche maniera capire che devono fare di tutto per cercare di isolare le frange del tifo più becero ed incontrollabile".

Le curve sono il grande problema, curve politicizzate, curve sorde ad ogni richiamo...

"Le curve sono i luoghi privilegiati in cui si annidano i tifosi organizzati che troppo spesso hanno dei momenti di aggregazione che non sono sempre legati alla passione per il calcio ma sono anche di natura ideologica tanto è vero che frequentemente le manifestazioni di violenza vengono fatte non tanto verso l’altra tifoserie ma verso le forze dell’ordine. Quasi ci fosse la precisa volontà di creare disordini creare situazioni incontrollabili. Io spero che questa situazione venga pian piano bonificata. Certo in passato abbiamo accettato che lo stadio e le immediate adiacenze diventasse una specie di terra franca dove venivano accettati certi comportamenti che in altri luoghi avrebbero avuto conseguenze di carattere penale. Adesso è molto difficile poter intervenire e sicuramente anche le singole società che dovrebbero intervenire con gli stewart hanno verificato che gli stessi difficilmente possono entrare nelle curve. La situazione è abbastanza a rischio ed in quache maniera va risolto".

Da una parte la curva politicizzata, dall’altra la polizia e carabinieri ma in mezzo, forse, leggi un tantino morbide, non è così?

"Non sono morbide le leggi è l’applicazione delle leggi stesse. Da noi c’è un eccessivo garantismo anche perché quando vengono individuati i responsabili di comportamento penalmente rilevabili, vengono fermati, arrestati, poi al momento di comminare la pena scattano un’infinità di salvaguardie per cui nessuno finisce dentro. In Inghilterra hanno risolto il problema degli hooligans non perche li hanno educati ma perchè li hanno spaventati, li mettono in galera e in galera ci restano. Da noi non succede mai una cosa del genere".

Il dopo Raciti ha cambiato niente?

"Purtroppo sta portando una situazione che è strettamente apparentata con quella del prima Raciti. C’è questa straordinaria vedova del poliziotto che porta avanti negli stadi, nelle scuole, un discorso di tolleranza, di rispetto reciproco. Purtroppo la situazione è ancora abbastanza difficile. Ha fatto sensazione il caso Raciti giustamente perché c’è scappato il morto, altrimenti sarebbe stata archiviata anche quella folle serata di Catania come tante altre follie che circondano il mondo del calcio. Purtroppo ci mobilitiamo solo quando c'è il lutto poi altrettanto rapidamente ci dimentichiamo di tutto lo sdegno che suscitano fatti di quel tipo ed ecco che si torna allora ad una situazione analoga a quella precedente".

(Enrico Scopppa)

Curva chiusa

La corte di giustizia federale della Figc ha respinto l'istanza presentata dall'Inter in merito alla decisione del Giudice Sportivo di chiudere per una giornata la curva nord dello stadio Meazza.

Il provvedimento era stato preso il 16 ottobre dopo l'esposizione degli striscioni offensivi ai danni del Napoli durante la partita tra partenopei e nerazzurri. Gli ultras della Beneamata saranno così costretti a guardarsi in tv la prossima partita di campionato casalinga contro il Genoa.

Estremismi ideologici

I tifosi della Vigor Senigallia si dissociano categoricamente da quanto accaduto a due loro “colleghi” nelle cui abitazioni la D.I.G.O.S. ha rinvenuto materiale inneggianti al nazi fascismo e condannano apertamente ogni gesto legato non solo all'estremismo ideologico ma anche a riferimenti di natura politica.
di Giulia Mancinelli
penelope@viveresenigallia.it


“Siamo molto indignati per l'associazione che è stata fatta tra le accuse di nazi fascismo e l'essere tifoso della Vigor Senigallia, non capisco proprio cosa centri -chiosa il responsabile del club ultra “I ragazzi della Nord”- noi andiamo allo stadio per tifare la nostra squadra, in più di vent'anni in curva non ho mai permesso che fossero esposti segni riconducibili in qualche modo a idee politiche e tanto meno alle ideologie. Quello che poi uno fa nel privato o al di fuori dello stadio con la Vigor e con noi tifosi non ha nulla a che vedere e, francamente non ci interessa. Perché si è parlato di questi due ragazzi precisando che sono tifosi della Vigor e non si è detto piuttosto che sono tifosi magari del Milan, Inter Juve o di chissà quale altra squadra?”.

Prende le distanze dall'accaduto anche la società rossoblu, che proprio due settimane fa ha scelto la Consulta del Volontariato come sponsor etico della Vigor, per la promozione dei valori della solidarietà, tolleranza e rispetto. “I tifosi della Vigor non fanno di queste cose, questi gesti li compiono persone in quanto tali e basta -aggiunge il presidente Valentino Mandolini- la Vigor Senigallia è ovviamente dispiaciuta per la scoperta fatta dalla D.I.G.O.S. nelle case di due giovani senigalliesi perché vorremmo che i nostri ragazzi crescessero con il senso del rispetto degli altri e della tolleranza. Come società abbiamo sempre richiamato i nostri tifosi ad un comportamento di trasparenza e lealtà. E allo stadio è sempre stato così. Quello che poi accade nella vita privata di ciascuno a noi non è certo dato saperlo”.

Il blitz della D.I.G.O.S. è scattato a seguito dell'aggressione subita ad opera di un gruppetto nazifascista lo scorso 6 ottobre in piazza del Duca da Nicola Mancini, leader del centro sociale autogestito Mezza Canaja, che per sabato annuncia una nuova manifestazione antifascista. “Ho appreso la notizia dalla stampa e per quello che ho potuto leggere escludo che uno dei sette ragazzi indagati possa essere il mio aggressore, non corrisponde l'età (più di trent'anni ndr) e di certo non era di Senigallia. Anche se non lo conosco saprei comunque riconoscerlo -sostiene Mancini- la lettura che posso dare alla scoperta di materiale inneggiante al nazifascismo è semplice. Il fenomeno è molto più generalizzato e non riguarda solo Senigallia. Il problema va affrontato sul piano culturale ed una parte della responsabilità è anche dei centri sociali perché abbiamo smesso di tramandare la memoria storica della resistenza”.

Niente foggiani

Stadio vietato ai tifosi del Foggia per la sfida di domenica prossima in Campania contro la Cavese. La gara è stata classificata a rischio 4 (il più alto), dall'osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Sarà quindi chiuso il settore riservato alla tifoseria ospite e sarà vietato vendere e distribuire tagliandi d'ingresso per questo settore.

Patteggiamenti

Un anno e 4 mesi con la condizionale e 3 anni di Daspo con obbligo di firma. Questa la pena patteggiata oggi da uno dei 21 tifosi arrestati il 30 settembre scorso dai carabinieri durante gli scontri che hanno preceduto il derby tra Torino e Juventus, per i quali erano stati eseguiti altri 9 arresti da parte della polizia.

Nell'udienza di oggi in 11 hanno chiesto il patteggiamento, che per uno di loro, un tifoso granata e' subito stato accettato con la quantificazione immediata della pena. Nel caso specifico si trattava dell'unico tifoso, due del Torino e tutti gli altri della Juve, ancora in carcere mentre per gli altri arrestati erano stati disposti i domiciliari.

Gli altri 10 imputati hanno invece richiesto il rito abbreviato. Le prossime udienze sono state fissate il 19 novembre e il 7 dicembre, rispettivamente per la decisione sulle richieste di abbreviato e di patteggiamento, mentre il 5 novembre si svolgera' l'udienza per i tifosi arrestati dalla polizia.

Una donazione da 500 euro ciascuno al Fondo Assisteza Arma dei Carabinieri. E' quanto dovranno versare, come condizione per poter accedere al patteggiamento, i 10 tifosi su 21 arrestati dai militari durante gli scontri che hanno preceduto il derby del 30 settembre fra Torino e Juventus, che oggi in aula hanno chiesto di patteggiare la pena.

Nella prossima udienza, fissata per il 7 novembre per la discussione dei patteggiamenti e la decisione del giudice, gli imputati dovranno infatti dimostrare di aver pagato questa sorta di multa che dovranno devolvere all'ente senza scopo di lucro che aiuta i carabinieri in servizio e in congedo e i familiari dei militari caduti in servizio. Gli altri 10 arrestati hanno invece chiesto il rito abbreviato.

Friuli proibito

ristian Rigo
Dopo la decisione del Viminale sul match ad alto rischio del 31
La critica di Martines: ma allora sono stati spesi inutilmente milioni di euro per la sicurezza

«Chiudere un settore dello stadio Friuli per la partita dell’Udinese con il Torino non penalizza soltanto i tifosi facinorosi della squadra ospite, ma è anche una sconfitta per lo sport e per la città che lo ospita». Così il vicesindaco e assessore allo Sport, Vincenzo Martines.
Il dito è puntato contro la decisione dell’Osservatorio per le manifestazioni sportive del Viminale che ha attribuito all’incontro Udinese–Torino, in programma mercoledì 31, l’indice di rischio 4, il più alto previsto, invitando il prefetto di Udine Lorenzo Cernetig a disporre la chiusura del settore ospiti sentito anche il parere del questore Giuseppe Padulano. Martines si chiede infatti «a cosa sono serviti i milioni di euro spesi e il lavoro congiunto con le forze dell’ordine per rendere lo stadio di piazzale Argentina all’avanguardia sul fronte della sicurezza se poi si decide di chiudere interi settori dell’impianto per il possibile arrivo di qualche centinaio di tifosi violenti».
Secondo il vicesindaco, «chiudere preventivamente la curva sud, impedendo di assistere alla partita non solo ai tifosi organizzati colpevoli di atti violenti ma anche a tutti i veri appassionati e i club che approfittano delle trasferte per organizzare vere e proprie gite turistiche assolutamente pacifiche, è una sconfitta per lo sport che vanifica gli sforzi fatti sul fronte della sicurezza».
L’Osservatorio ha invitato anche a limitare la vendita dei biglietti soltanto a Udine e provincia, escludendo pure la possibilità di acquistarli attraverso i consueti circuiti telematici. «Tali disposizioni – si legge nella nota diffusa dal Viminale – sono dovute al comportamento violento dimostrato dai supporters granata nella passata stagione e in questo avvio di campionato».
La decisione, infatti, è maturata a seguito dell’analisi degli undici episodi di violenza della scorsa stagione che hanno visto coinvolta la tifoseria del Torino oltre che ai disordini della partita Torino-Juventus del 30 settembre scorso e al comportamento violento di alcune frange della tifoseria granata nell’ultima trasferta di Bergamo.
«Alla luce di quanto sopra – conclude la nota – l’Osservatorio ha ritenuto che simili gravi episodi, potenzialmente pericolosi per l’incolumità delle persone sia lungo le vie di trasporto che nella città che ospita la gara, possano ripetersi in occasione della partita Udinese-Torino. Nella nota si legge anche che «il provvedimento mira anche a tutelare al massimo la tifoseria udinese che ha nel tempo dimostrato grande sportività e che pertanto potrà acquistare i tagliandi senza alcuna restrizione».
Ma Martines non è dello stesso avviso. «Escludere tutti i tifosi del Torino dallo stadio Friuli – sottolinea – penalizza anche la nostra città e i nostri tifosi che hanno dimostrato di saper vivere lo sport nel modo giusto con un pubblico sempre corretto. Se l’idea era quella di vietare le trasferte allora non aveva senso spendere tutti quei soldi per potenziare i sistemi di sicurezza dello stadio. Penso che lo stadio, dopo i lavori fatti, sia perfettamente in grado di gestire un afflusso di tifosi come quello previsto per la gara infrasettimanale col Torino. Altrimenti a cosa sono serviti i tornelli e le telecamere? Chiudere un intero settore non ha senso. Bisogna vietare l’ingresso solo a chi compie atti violenti individuando i colpevoli con le telecamere».

Colletta

Non potendosi più fidare degli altri, i tifosi del Bari puntano sul fai da te. L´associazione "Bari in testa" ha lanciato il progetto di public company, una società per la sottoscrizione pubblica che avrà come obiettivo mettere insieme imprenditori e tifosi per acquistare il Bari. L´idea era caldeggiata da tempo, ma solo ieri è stata ufficializzata. Un po´ per reagire alla delusione del flop della cordata monegasca, un po´ perché la cifra di otto milioni di euro, che sembra essere quella giusta per convincere i Matarrese a cedere il Bari, è stata ritenuta un obiettivo raggiungibile. Con la public company si cerca di aggirare gli ostacoli legati a un eventuale azionariato popolare. Un´ipotesi impercorribile: non si possono acquistare azioni da una società come il Bari , che non è quotata in Borsa. Sempre che il club biancorosso sia disposto ad aprire a questa innovazione.
I soci dell´associazione "Bari in testa" hanno anche informato dell´iniziativa il sindaco Michele Emiliano, con la speranza che il primo cittadino si faccia garante dell´idea. «Lo facciamo perché riteniamo che con l´attuale gestione societaria il calcio a Bari non ha futuro», si legge in un comunicato. «La città di Bari ha bisogno si riappropriarsi della sua squadra: è giunto finalmente il momento di realizzare concretamente questo sogno». È presto per dire se si tratta di un´iniziativa che può fare strada, ma per il momento è solo il segnale dello stato d´animo dei tifosi che cercano una via d´uscita alla situazione attuale. Stasera, intanto, le varie componenti della tifoseria barese si ritroveranno nella sede degli ultrà per decidere se proseguire o no nella diserzione della curva Nord.
Il Bari per la delicata sfida contro il Messina rischia così di sentirsi ancora solo, come accade ormai fin dalla Coppa Italia. Materazzi deve peraltro affrontare ancora una situazione di emergenza, complici le squalifiche di Santoruvo e Rajcic, che si aggiungono a Ladino e Antonelli (non recuperabili per sabato prossimo). Riposo precauzionale per Donda (affaticamento muscolare), che non ha partecipato al test infrasettimanale contro gli Allievi nazionali: otte le reti messe a segno dagli uomini di Materazzi, con il belga Sergeant autore di una doppietta. Contro il Messina è probabile lo schieramento a una sola punta: in tal caso al posto di Santoruvo giocherebbe Cavalli. Materazzi potrebbe concedere un turno di riposo a Galasso e rilanciare Bonanni. A centrocamp, potrebbe essere riproposto Carozza. Nelle retrovie, conferma in vista per il giovane Ivan Loseto (tra i migliori a Cesena).

Murales

'Prima dellu derby co lu ternano bevemo,magnamo e coloramo', è l’iniziativa organizzata dagli Hooligans Warriors Foligno, alla vigilia del derby con la Ternana.
Si decoreranno le mura esterne della curva con dei murales, che si articoleranno intorno ad un progetto grafico che sia espressione di contenuti forti e chiari, in particolare contro l’eroina e contro l’emarginazione sociale.
La curva, per la sua composizione sociale, è espressione delle contraddizioni della città di Foligno.
Chi la anima, vi abita, vive e combatte da sempre nel suo interno l’abuso di droghe, in particolare dell’eroina e attraverso la partecipazione attiva all’organizzazione del tifo e al sostegno della squadra si oppone a quella emarginazione sociale che molti soggetti che vivono in questa città subiscono.
La curva folignate vede ogni domenica la presenza sui propri gradoni di persone diversissime tra loro, di diversa estrazione sociale, culturale, etnica e religiosa, senza per questo vivere mai quelle tensioni che spesso invece si verificano fuori dallo stadio. Insieme, uniti nello sport e nella fede per la maglia, nessuno è stato mai discriminato per le proprie scelte di vita, anzi all’interno della curva si è sempre cercato di valorizzare la persona al di là dei pregiudizi che la società gli cuce addosso. I graffiti vogliono esprimere il no degli HwF e di tutti gli sportivi folignati a quella piaga sociale che è l’eroina e l’emarginazione sociale, elementi spesso intrecciati e dipendenti tra loro e rivendicare la cultura dello sport, della sportività e dell’attaccamento alla squadra del cuore. Questi contenuti li vedremo disegnati, scritti e colorati fuori dalle mura della curva Bucciarelli. E’ proprio questo nome che vedremo scritto insieme a quello di altri ragazzi che hanno animato la curva dei falchetti per tanto tempo e che ora non ci sono più. Oltre alla realizzazione dei murales ci sarà musica, vino e grosse mangiate tutto all’insegna dell’allegria e dello stare insieme.
Pertanto l’appuntamento è per Sabato 27 Ottobre dalle ore 10:00 alle 22:00 nel piazzale antistante la Curva Marco Bucciarelli.
Perché il derby per i folignati inizia il giorno prima !

24 ottobre 2007

Una bandiera

Bologna - Niente manifestazioni sportive nei prossimi mesi per 4 tifosi che, nei giorni scorsi, hanno provocato disordini.

Il Questore di Bologna, Francesco Cirillo, ha infatti emesso mercoledì quattro provvedimenti di Daspo, (provvedimenti di 'Divieto di accesso nei luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive') nei confronti di altrettanti giovani. Nel dettaglio, i primi 3 hanno interessato i supporter leccesi che, in occasione della partita di calcio Bologna-Lecce del 6 ottobre, hanno tentato di introdurre allo stadio Dall'Ara una bandiera.

Impugna

l Milan ritiene "non giustificate", visto il livello di sicurezza raggiunto a San Siro, le misure (relative in particolare alla vendita dei biglietti) decretate per Milan-Roma di domenica prossima. La società rossonera giudica la decisione di limitare la vendita dei biglietti alle 19 del sabato "un danno alla società e ai tifosi" e "una seria limitazione alla libertà d'impresa", e si riserva di impugnare il provvedimento.

Applausi

“Noi siamo quelli di Borgo Tomassini, i temerari della rivolta contro il calcio moderno. Il Doriano è nostro amico, perché ci tuffiamo insieme nel Tifo Libero. Ci piace andare incontro alla partita, partendo dal giorno precedente. Perché lo facciamo? Oltre al piacere di essere Ultras, sfidiamo insieme il Palazzo ed un domani, neanche troppo lontano, lo vinceremo. Alleati in questo, ecco come può nascere l’amicizia sincera”.

Così è cominciato, verso l’una e mezza, davanti al bancone della Pizzeria Derby di Corso de Stefanis, il mio pomeriggio marassino. Quattro chiacchiere, per riscoprire il piacere, e ormai penso di poter dire anche la necessità, di immergersi nei “rapporti da stadio” in situazioni lontane da quelle che tutti noi ben conosciamo – curve affollate di mascalzoni, scontri di strada in realtà ormai governate solo dalla confusione – e con le quali, purtroppo, siamo ormai abituati a convivere: spesso quando siamo in trasferta, ci guardiamo intorno e ci chiediamo solo quando sarà il momento, per cui quando la situazione è calma, non soffiano venti di tempesta e l’amicizia fra due tifoserie brilla di luce propria, vi garantisco che è una sensazione indescrivibile. La cosa ulteriore, ma non ultima, è di certo l’opportunità di conoscere persone nuove, sincere, che vivono questa esperienza con la più tranquilla naturalezza, senza nervosismo e necessità di guardarsi le spalle, e con le quali ci si confronta, puro confronto sportivo, dedicato esclusivamente al tifare per la propria squadra e, se mi è concesso, tagliando via per una volta gli elementi marcescenti al di fuori del nostro spazio conoscitivo. Il tifoso parmense, col boccale di birra ormai mezzo vuoto in mano, mi dice “sarebbe bello ritrovare il gusto di tifare, senza queste becere leggi che ci taglieggiano”, io gli rispondo che potremmo continuare a provare e che per oggi ci stiamo riuscendo, e senza fatica, addirittura.

L’antipasto della sera prima all’”Utri Beach” di Voltri – organizzato come di consueto dagli Ultras Tito Cucchiaroni – della partitella fra i due gruppi, seguita dalla consueta mangiata e bevuta insieme, è una tradizione che le due tifoserie rinverdiscono ogni anno e che resta un messaggio pieno di verità ed energia, venuto da due realtà che in questa morsa stritolante del calcio moderno restano ancora delle specie di mosche bianche. Tifoserie che anche di fronte alle difficoltà non si arrendono mai: bello vedere, a fine partita, i sostenitori gialloblù, seppur schiacciati da un’inappellabile sconfitta, continuare a cantare ed a sostenere un Parma che più brutto non si poteva, sventolando le loro bandiere senza un attimo di pausa, dedicando cori alla tifoseria avversaria, perché non può mai essere una brutta sconfitta a cancellare un’amicizia solida. Ho sentito dire da più parti che il pugno di ferro avrebbe disgregato il mondo Ultras: sarà, ma io quando mi trovo a confronto con queste realtà, credo invece che le leggi idiote – destinate come ben sappiamo a danneggiare soprattutto le persone per bene - stiano avendo l’effetto contrario. Io trovo belle realtà, forse saremo noi l’eccezione, non so, cementate dall’istinto comune di sopravvivenza e dalla voglia condivisa di poter esprimere la propria passione oltre le soverchianti limitazioni.

La rinuncia alla trasferta di Torino – una delle più sentite – due settimane fa è stata veramente dolorosa. Per molti è stata una scelta non facile, quella di sottostare all’imposizione, ma dettata dalla necessità di non passare dalla parte del torto, ma soprattutto per non dare ragione a chi definisce pericolosa un’intera tifoseria, a fronte di poche, pochissime teste matte. Certo gli scontri di strada fanno notizia, mentre un caloroso gemellaggio no. A me – e resto convinto alla maggioranza degli sportivi – vedere una partita di calcio in santa pace, senza botte e senza insulti, deve per forza sembrare la normalità e non un sensazionale avvenimento. E’ sempre e soprattutto una questione di correttezza e di lealtà, quella di riconoscere ad una categoria sin troppo bistrattata – a volte con ragione, ci mancherebbe, la maggior parte delle volte senza la necessaria serenità e dovizia di informazioni – come quella del “mondo Ultras”, un plauso quando sia meritato. Purtroppo la maggior parte dei soloni che condannano a priori quei ragazzi che, senza mai trascendere in violenza, spendono ore e ore della loro vita nella coltivazione di una passione, troppo spesso questa condanna la emettono senza conoscere a fondo i problemi ancora aperti ed irrisolti – ad esempio, come isolare le sparute frange di teppisti – e senza comprendere che, proprio a livello legislativo, ancora oggi la situazione non è del tutto fluida. Le difficoltà permangono, ma almeno certe scelte di responsabilità sono state compiute dai ragazzi della gradinata, e non sono state del tutto percepite da altri, proprio coloro che condannano a priori.

La persistenza del gemellaggio fra sampdoriani e parmigiani resta un segnale forte: solidificazione dei rapporti e non disgregazione. La compattezza e la pacifica vivacità della protesta delle tifoserie – anche pesantemente rivali fra loro, non solo gemellate – nei confronti delle leggi capestro cui sono sottoposte, porta in primo piano una delle criticità più evidenti di tutta la vicenda: quella della partecipazione delle tifoserie stesse alle decisioni che stanno trasformando il loro “territorio”, le curve e le gradinate. Altrove, in Spagna per esempio, i governi e le federazioni hanno saputo impostare modalità di coinvolgimento che hanno consentito di rendere pubblica e condivisa la discussione non solo sulle problematiche, ma soprattutto sulle modalità per isolare i violenti. L’Inghilterra dimostra come non servano i capestri per allontanare la violenza dal calcio: gli stadi oggi sono bunkers e allora le tifoserie rivali, ben più bellicose e cruente delle nostre, si danno appuntamento lontano dagli impianti, per veri e propri regolamenti di conti; per non parlare, poi, di quando si spostano all’estero… Problema risolto? Niente affatto. Ed i recenti fatti dimostrano che anche in Italia si è indirizzati verso questa strada. Basterebbe un po’ più di coinvolgimento ed un po’ meno emarginazione, per ottenere risultati. Sampdoria e Parma, sotto quest’aspetto, hanno gruppi organizzati all’avanguardia, sempre pronti alla discussione, soprattutto costruttiva. Si tratta solo di metterli alla prova, approfittando di spettacoli gradevoli come quello di ieri, colpevolmente passato mediaticamente sotto silenzio, e meno di altri spettacoli per lo più mortificanti, che invece fanno notizia e creano discussioni per settimane. Sullo splendido spettacolo gialloblucerchiato del weekend appena trascorso, invece, il sipario è calato ancora prima di sollevarsi.

Maledetta memoria, maledetto Proust, ha detto qualcuno, ma come si fa a non ricordarsi sempre di tutte le cose più spiacevoli? Troppo facile prendersela sempre con gli stessi, generalizzando non solo le colpe, ma anche le pene. Tutti predicano che vogliono un calcio migliore, più pulito, per riavvicinare agli stadi le famiglie. Davvero? Ma non si voleva avvicinare i portafogli agli abbonamenti delle pay-tv? Oliviero Beha, grande giornalista – soprattutto perché non le manda mai a dire – ha detto giustamente più di una volta che in ballo non c’è tanto il sistema calcio, quanto piuttosto il sistema paese. Quanto fossero legati classe dirigente politico-economica e vertici del pallone è saltato fuori alla grande in occasione del famigerato scandalo che quasi tutti hanno già archiviato. Quel che non si archivia mai, purtroppo, è il qualunquismo, del quale purtroppo fanno sempre le spese proprio coloro che di qualunque hanno poco e niente.

Non voglio discutere su cosa sia bene e su cosa sia male nel nostro calcio. So per certo che per uno come me – e molti altri come me – che in un anno va in trasferta venti volte tra campionato e coppe, senza mai creare il benché minimo problema di ordine pubblico, rinunciare ad una partita perché un imbecille ha esposto uno striscione razzista o per venti matti che si prendono a bastonate ad un chilometro dallo stadio, è francamente fastidioso. Ancor di più lo è leggere quotidianamente della “inutilità delle indagini”, ma più di tutto lo è veder passare sotto silenzio una giornata da applausi – lasciando per una volta da parte il risultato sportivo – di due splendide tifoserie. Nel mio piccolo, provo a rimediare: parlandone e, soprattutto, dicendo un grande grazie agli Ultras Tito Cucchiaroni ed ai Boys 1977. Magari fosse sempre così…
Matteo Asquasciati

Presidenti in ostaggio

Il veleno e i botti arrivano in coda con un comune denominatore che sembra unire il pomeriggio di Livorno e quello di Cagliari. La rabbia ultra stavolta è follia (o, quasi) che deve colpire gli stessi colori per i quali si fa il tifo: così nella città dei Quattro Mori dove la contestazione svuota la curva amaranto per prendere in ostaggio lo spogliatoio del Livorno, così a Cagliari dove una bomba carta stordisce il giovane D’Agostino con i compagni a sfilare sotto il settore ultras cagliaritano dopo il niente di fatto con il Catania. Cominciando la nuova tappa alla rovescia dalla Toscana, il ko labronico davanti alla Lazio non si traduce in un pericoloso e temuto faccia a faccia con i 200 ultras romani, ma in un assedio allo stanzone dove Galante e compagni stanno facendo la doccia.

Il patron livornese Spinelli è già lontano dallo stadio quando una delegazione di giocatori incontra i contestatori: Grandoni, Giannichedda e Amelia vengono accusati di tirare indietro la gamba, la loro risposta è nella volontà di cambiare copione per rimettersi in linea di galleggiamento e abbandonare l’ultimo posto in classifica. La stagione del Livorno vede la squadra ancora senza vittoria e con in archivio quello che appariva come un inevitabile cambio di panchina. Finita l’era Orsi, ieri senza sorriso è filata via la prima di Camolese alla guida del club amaranto, un ko colpa delle idee appannate e del motore spento: la Lazio non ha impressionato, ma dopo il vantaggio di Pandev, nel recupero del primo tempo, ha controllato senza sussulti la sterile reazione labronica. «Credevo che la situazione fosse migliore. Siamo in difficoltà dal punto di vista tattico e fisico, il ritiro ci aiuterà a ritrovarci», ha spiegato lo sbigottito Camolese, la cui strada è tutta in salita.

Al fischio del signor Celi, il prato dell’Ardenza è finito spelato con gli ultra in assemblea sul campo e qualche zolla in mano, uno steward sull’ambulanza per un colpo al fianco (l’addetto alla sicurezza è stato colpito da una cancellata) e la truppa Camolese sul banco degli imputati con Spinelli che ha minacciato di «congelare gli stipendi» e annunciato di «portare la squadra in ritiro ad oltranza».

Se il pallone avvelenato fa centro al Sant’Elia, da cancellare sono i continui scoppi di petardi durante la sfida fra i sardi e il Catania con il botto finale (una bomba carta) che procura un trauma acustico a D’Agostino mentre il giocatore è sotto la curva di casa per il lancio della maglietta. «Questi gesti si giudicano da soli, fanno male alla società: stiamo parlando di gente che non ha niente a che fare con il tifo sano e che vogliamo noi sugli spalti dello stadio», tuona Cellino. Lui, il «ferito» dallo scoppio della bomba carta dopo l’esame all’ospedale è tornato davanti ai taccuini. «Stavo lanciando la maglietta ai nostri tifosi quando - così D’Agostino - ho sentito uno scoppio. Non ho capito più niente, non so da dove sia partito, so solo che mi sono spaventato». Il Cagliari aveva appena finito la sua fatica contro il Catania, un pomeriggio di sofferenza terminato con un punto guadagnato in rimonta.

Adesso parola all’Osservatorio, ai prefetti e al giudice sportivo: le tifoserie protagoniste delle nuove sbandate sono già nel mirino. Il rischio per il Livorno è in una multa o squalifica del campo, per il Cagliari è ipotizzabile la chiusura dello stadio e il divieto di trasferta agli ultras sardi già sabato prossimo a Torino con una via d’uscita più indolore se, come annuncia il vice questore Giuseppe Gargiulo, è concreta la possibilità di individuare il folle lanciatore della bomba carta. «I filmati ci permetteranno di fare chiarezza su quanto accaduto. Credo - ha spiegato Gargiulo - che sia possibile pensare ad una rapida individuazione del responsabile del lancio che ha stordito il giocatore del Cagliari. I controlli all’ingresso li hanno fatti gli steward, non le forze dell’ordine».

Il nuovo pomeriggio di rabbia e follia ultras riporta i presidenti dei club sotto i riflettori. A Livorno, Spinelli viene accusato di una campagna acquisti deludente in una stagione che doveva cancellare l’addio di Cristiano Lucarelli con un colpo di mercato da applausi. A Cagliari, gli ultras contestano la gestione Cellino e la guida tecnica di Giampaolo al quale, recentemente, il presidente ha prolungato il contratto.

Ragazzata

E’ stata una ragazzata, un gesto goliardico, ma le nuove normative contro la violenza negli stadi non gliela faranno passare liscia. Trasferta amara per M.P., 17enne di Gallipoli. Il suo Gallo ha strappato un prestigioso pareggio in casa dell’Ancona, per 2 a 2, ma per lui l’esultanza è dimezzata, perché il questore di Ancona ha bello e pronto il Daspo. Il 17enne era lì, al “Del Conero”, lo stadio del capoluogo marchigiano, insieme ad un’altra sessantina di sostenitori salentini, assiepati nel settore ospiti, quando, pochi minuti prima che iniziasse la gara, ha deciso di fare un “blitz” nel sottoscala.

Lasciato il proprio posto, il 17enne si è diretto verso i bagni che sorgono al di sotto del settore. Poco dopo è spuntato fuori brandendo fra le mani un “serpentone”. Ovvero, un idrante antincendio, staccato dalla propria sede ed usato per annaffiare gli spettatori. Il giovanotto ha infatti azionato la manichetta antincendio e si è spostato all’esterno, indirizzando il getto d’acqua verso i posti a sedere, creando un bel po’ di confusione. A mettere fine a quella doccia inattesa sono stati gli agenti di polizia presenti all’interno. Per M.P. scatterà il divieto di accesso agli impianti dove si svolgono manifestazioni sportive.

Adesso la pena di morte !

ROMA (ITALPRESS) - Giro di vite del Governo contro i tifosi violenti. In base al ddl varato questa sera dal Consiglio dei ministri, chi viene trovato in possesso di razzi, petardi o bastoni negli stadi puo' essere punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da mille a cinquemila euro.

23 ottobre 2007

Sempre più trendy

Il sito internet del Milan, attraverso una nota, specifica che il prefetto Gian Valerio Lombardi ha vietato la trasferta a San Siro a tutti i tifosi giallorossi: pertanto, i tifosi della Roma potranno vedere la gara di domenica contro il Diavolo solo in televisione.

Un episodio

Il punto conquistato col Catania soddisfa Giampaolo. Al tecnico del Cagliari e'' piaciuta la reazione della sua squadra dopo lo svantaggio: "Devo fare i complimenti al gruppo che e'' stato bravo a non disunirsi. La partita e'' stata giocata nel modo migliore. Un passo avanti che spero ci dia la spinta per riacquistare la giusta fiducia nel nostro cammino".

Giampaolo si e'' espresso anche sull''episodio del petardo lanciato dagli spalti. "Un gesto da condannare, ma noi non dobbiamo chiudere lo stadio ai nostri tifosi. Anzi, abbiamo bisogno di portarli al Sant''Elia. Ringrazio coloro che stanno venendo. Abbiamo bisogno del loro tifo, si devono fare sentire. In altre piazze, il tifo e'' determinante. La Reggina l''anno scorso si e'' salvata in buona parte per merito del pubblico. Quando siamo andati a giocare a Marassi, lo stadio era pieno e il tifo assordante. Sara'' un caso ma quando abbiamo giocato contro la Juventus, il Sant''Elia era gremito. Un giocatore ha bisogno di adrenalina e emozioni. Invito i tifosi a starci vicini. L''obiettivo della salvezza passa anche attraverso loro".

Slitta

L'assenza di un giudice del tribunale ha fatto slittare uno dei tronconi del processo per gli incidenti avvenuti allo stadio Olimpico di Torino in occasione dell'ultimo derby tra Torino e Juve. La causa riprenderà il 5 novembre. In questo filone sono imputati nove tifosi, di cui otto agli arresti domiciliari e uno detenuto in carcere.

22 ottobre 2007

Sta diventando una moda

(ANSA)-ROMA,22 OTT- I tifosi del Torino non potranno seguire la squadra nella trasferta di Udine il 31 ottobre. Lo ha deciso l'Osservatorio del Viminale.Al match e' stato assegnato il 'rischio 4'. Il prefetto e' stato invitato a disporre la chiusura del settore ospiti. La vendita dei biglietti avverra' soltanto a Udine e provincia e non sara' possibile l'acquisto sui circuiti telematici. La decisione e' conseguente all'analisi dei comportamenti dei tifosi granata e "per tutelare la tifoseria udinese".

E Sky gode

L´ufficialità è arrivata ieri: a Cimberio-Upim assisteranno solo i 3447 abbonati varesini. Partita a rischio, impianto insicuro, per la Questura varesina: così, il centinaio di tifosi biancoblù pronti a partire resteranno a casa, davanti a Sky. «La Fortitudo si rammarica della situazione - scrive la società in un comunicato -, ritenendola dannosa nei confronti della tifoseria e della squadra stessa, con la convinzione che si sarebbe potuta trovare una diversa soluzione, quale lo spostamento della partita a nuova data o in una struttura idonea ad accogliere la tifoseria ospite. La Fortitudo auspica un intervento diretto da parte della Legabasket, al fine di impedire che tali situazioni si verifichino nuovamente, e si riserva di valutare eventuali responsabilità e di rivalersi nelle sedi competenti». Del problema aveva parlato anche Mazzon, in conferenza, reduce dell´esperienza greca. «Lì è semplice. La squadra di casa decide se dare biglietti a quella in trasferta: se li dà, paga la sicurezza e gli steward. Qui, invece, siamo magici a complicarci le cose. Un campionato forte deve avere una Lega forte».

Napoletani perseguitati

Secondo quanto emerso dalla riunione del comitato dell'ordine e la sicurezza pubblica svoltasi oggi in prefettura a Firenze, pare che siano possibili delle limitazioni ai tifosi del Napoli intenzionati a seguire la squadra partenopea al "Franchi", nel turno infrasettimanale del 31 ottobre.

Tuttavia nulla è ancora stato deciso, il prefetto ed il questore attenderanno, infatti, le indicazioni dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive che contribuiranno a definire il quadro generale.

Il motivo di tali restrizioni sarebbe legato ai disordini avvenuti durante la trasferta di Empoli, quandoi i tifosi partenopei arrivarono in 7500 e, alcuni ruppero i lettori ottici dei tornelli dall'interno dello stadio per fare entrare i tifosi gratis.

Il problema principale è che lo stadio di Firenze ha solo 2400 posti per gli ospiti e, non sarebbe possibile far fronte ad un arrivo più corposo di tifosi.

La riunione dell'Osservatorio e' prevista per giovedi', solo in quella data si saprà se la vendita dei tagliandi sarà possibile solo a Firenze e provincia.

Padre Fedele is back

Cosenza, 21 ott. (Apcom) - E' tornato allo stadio Padre Fedele Bisceglia, il frate accusato di violenza sessuale ai danni di una suora. Padre Fedele da sempre era vicino ai tifosi del Cosenza, tanto da essere considerato il Capo degli Ultrà cosentini, conosciuto in tutta Italia per la sua passione calcistica.

Il frate cappuccino era assente dai campi di gioco dal gennaio dello scorso anno, quando fu arrestato perché accusato insieme al suo segretario di aver abusato, dentro l'Oasi francescana, struttura per accoglienza dei senza tetto, di una suora che aiutava il frate nella conduzione del centro di assistenza. Padre Fedele è stata scarcerato nella scorsa settimana dal Tribunale della libertà di Catanzaro.

Al suo ingresso nella curva sud, le settemila persone presenti sugli spalti si sono lasciati andare a grida di entusiasmo e applausi.

Memory day

Anche quest'anno grande afflusso di persone e profusione di propositi alla quindicesima edizione del "Memory Day..." manifestazione promossa dal Comune di Venezia e dal Coisp (Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia), con il patrocinio dell'associazione Fervicredo.

Ieri pomeriggio 20 ottobre 2007, piazza Ferretto, a Mestre, era colma di autorità civili e militari, ma anche di tantissima gente accorsa per testimoniare il proprio pensiero al ricordo del sacrificio di tutti coloro che sono rimasti vittime del terrorismo, della mafia, del dovere e di ogni forma di criminalità.
Un'"Ave Maria", cantata dal soprano calabrese Teresa Cardace, è stata il prologo alla manifestazione, introdotta dalla "Liturgia della Parola" portata da mons. Fausto Bonini, delegato patriarcale. Bonini ha benedetto il braciere commemorativo, acceso da una rappresentanza degli Scout e del Calcio Venezia. "La violenza - ha detto Bonini - è sintomo di debolezza. Che questo fuoco illumini tutti coloro che portano verità, giustizia, speranza."
Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, ha presentato feriti e familiari di vittime, giunti a Mestre da tutta Italia.
"Venezia ha voluto salutare questi familiari con una seduta straordinaria del consiglio comunale - ha esordito il sindaco della città, Massimo Cacciari - beati i Paesi che non hanno bisogno di eroi. In Italia esiste ancora un terrorismo politico, anomalo in Europa, al quale non dobbiamo assuefarci. Le giornate della Memoria servono per fare chiarezza, per analizzare questa situazione. Da troppi anni l'Italia piange vittime del terrorismo e della criminalità. L'impegno dev'essere politico e culturale, più che di sola sicurezza, per quanto essa sia importante. Cementiamo questa volontà: solo in questo modo testimonieremo ai familiari che il sacrificio dei loro cari non è stato vano. Questi morti, questi feriti hanno guardato il mondo a nome di tutti, persone all'opposto degli idioti, di chi pensa solo privatamente e singolarmente."
"Fortunatamente il governo, con la sua finanziaria - ha aggiunto Mirko Schio, presidente della Fervicredo - sta equiparando nei benefici e nel riconoscimento normativo tutte le vittime, perchè nessuno sceglie da quale matrice di violenza intende essere colpito. Dispiace che indulto ed altri provvedimenti liberino persone colpevoli di averci resi vittime, o comunque individui la cui assicurazione alla giustizia ha messo a rischio la nostra vita."
"Avverto l'affetto di tutti - ha testimoniato Marisa Grasso, vedova dell'ispettore Filippo Raciti, ucciso allo stadio sportivo di Catania - dalla violenza nasce dolore, dal dolore la speranza, dalla speranza l'impegno. Grazie a Venezia per non averci mai lasciati soli."
"Questa giornata è tutto tranne retorica - ha affermato Ugo Bergamo, componente del Csm - testimoniamo la nostra solidarietà senza rabbia, con compostezza, ma con altrettanta fermezza. Ricordiamo, per interrogarci tutti se abbiamo fatto il possibile, ciascuno secondo i propri compiti, per dare le risposte giuste, dimostrando che nessuna "forza del male" è imbattibile."
"Tante presenze, le nostre - ha osservato l'On. Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno, vicepresidente del consiglio regionale della Calabria - ma anche tante assenze, perchè ogni presenza è una storia, un dolore, rappresenta una persona che non c'è più perchè ha compiuto il proprio dovere. Questo dolore lega tutti i familiari delle vittime, nessuno può differenziarle a livello legislativo e normativo."
"Ieri ho accompagnato nell'ultimo viaggio due bravi poliziotti - ha raccontato Antonio Manganelli, Capo della Polizia - molte volte mi è accaduto di partecipare ai funerali di coloro che sono diventati eroi loro malgrado. Siamo chiamati a continuare la loro opera, rafforzati dal loro esempio. Non credo vi siano morti inutili, se tutti noi consideriamo la loro scomparsa come grande impegno per la legalità. Nel mio mandato sarò sempre accanto ai poliziotti, sia quelli in servizio che quelli scomparsi. La sicurezza partecipata è il deterrente non per l'illusione di eliminare, ma sicuramente ridurre le cause di tante tragedie."
Mogli, madri, figli, parenti di vittime, hanno acceso una fiaccola dal braciere, durante una cerimonia semplice ma estremamente commovente ed evocativa, dove il loro percorso in piazza Ferretto ha simboleggiato il cammino di tutti verso il ricordo, la solidarietà, l'impegno. Infine, sono stati lanciati al cielo palloncini con messaggi di ricordo, di gratitudine e di pace, scritti dai bambini delle scuole primarie e dalle Associazioni sportive della provincia

Tensioni orobiche

Momenti di tensione nei pressi dello stadio Comunale di Bergamo al termine della partita Atalanta-Torino. Alla vista di un gruppo di tifosi nerazzurri, alcune decine di ultras granata hanno cercato di sfondare la cancellata della zona di prefiltraggio dello stadio, dove stavano aspettando i pullman che li avrebbero portati in stazione.
La polizia è riuscita a evitare il contatto tra le due tifoserie e a calmare gli animi degli ultras granata, anche con il lancio di lacrimogeni. Solo dopo un paio d'ore, i tifosi del Torino, inizialmente sprovvisti del biglietto del treno per rientrare in Piemonte, sono stati accompagnati alla stazione ferroviaria, dove c'è stato un contatto con le forze dell'ordine. Negli scontri due agenti della polizia sarebbero rimasti contusi.

Serie A

Con la Lazio in vantaggio 1-0, la curva del Livorno ha contestato il presidente Aldo Spinelli. "Spinelli portaci in C1", "Spinelli è il mio presidente, sono tre anni che non spende niente" e "Grazie Spinelli" gli slogan scanditi dagli ultras amaranto che hanno contestato anche Ciccio Tavano con la richiesta di rinunciare al numero dieci appartenuto a Igor Protti ("Tavano levati la maglia") che fu ritirato dalla società quando l’ex attaccante del Bari smise di giocare. Cori in favore di Cristiano Lucarelli. Un centinaio di ultras amaranto ha assediato a lungo gli spogliatoi della squadra tentando di farvi irruzione per contestare i propri giocatori. Gli steward e le forze dell’ordine hanno contenuto i più facinorosi, anche se uno steward nel parapiglia è rimasto contuso. Per alcuni minuti decine di tifosi si sono trattenuti all’esterno degli spogliatoi poi con il passare del tempo la situazione è tornata alla calma.

A Milano non va meglio. Al Meazza la squadra di Ancelotti non ha ancora vinto in campionato, raccogliendo tre punti nelle quattro gare giocate a San Siro. La sconfitta con l’Empoli è stata malvista e dalla curva Sud, dove siedono gli ultras del Milan, è stato scandito il coro: "Fuori i c... tirate fuori i c...".

A Cagliari il peggio. Una bomba-carta è stata lanciata in campo dalla curva Nord, subito dopo la fine della partita, mentre alcuni giocatori del Cagliari salutavano i tifosi sotto la curva. A farne le spese è stato D’Agostino, intento a lanciare la maglietta ai tifosi. Il giocatore rossoblu si è accasciato a terra, stordito dallo scoppio. Come se non bastasse per tutta la partita gli ultras hanno lanciato grossi petardi. Il Cagliari rischia una pesante sanzione. L’arbitro Ayroldi, che aveva già lasciato il campo, metterà a referto l’accaduto. Il presidente rossoblù, Massimo Cellino: "È stato un incidente, nessuno ce l’aveva con D’Agostino. Questi tifosi col loro gesto si giudicano da soli: fanno male alla società. È un gesto inqualificabile che non si può commentare".

21 ottobre 2007

Ponta

TRENTO. Il Giudice Sportivo ha avuto la mano leggera con Matteo Pontalti.
Una sola giornata di squalifica dopo l’espulsione di domenica scorsa, segno che il fallo non era stato poi così grave. E allora domenica il “Ponta” la partita contro il Base ‘96 Seveso sarà costretto a seguirla dalla tribuna.
«Ci sarò sicuramente - racconta - perché voglio stare vicino alla squadra. Farò il viaggio in maniera autonoma, ma sarò sicuramente presente».
Si giocherà a Meda, in uno stadio che rievoca brutti pensieri al Trento, che lì impattò 1 a 1 il 25 maggio 2003 nella gara d’andata dei playout di serie C2. Fu l’inizio della fine, perché sette giorni dopo gli aquilotti vennero incredibilmente sconfitti al “Briamasco” dai brianzoli per 4-2, dopo essere stati in vantaggio sino al 77’.
Il Trento ora è in serie D, ma peggio è andata al Meda, che, tanto per la cronaca, quest’anno milita addirittura in Promozione.
«Io c’ero quella volta - ricorda il “Ponta” - e me lo ricordo bene lo stadio “Città di Meda”. È un bell’impianto e il campo è grande. La domenica dopo, invece, quella della retrocessione, non c’ero al “Briamasco” perché ero impegnato in un torneo con il Verona. Speriamo di vincere questa volta e sfatare quel tabù». Un bel tabù, sì, perché un mese e mezzo prima il Trento era stato sconfitto a Meda nel match di ritorno della regular season (1 a 2).
Domenica Pontalti, l’ex ultras che veste i colori della squadra per la quale tanto si è sgolato, la guarderà dalla tribuna. Ma con i suoi amici oppure, istituzionalmente, seduto in maniera composta nelle file alte della tribuna?
«Non lo so - conclude preso un po’ alla sprovvista - ma credo che l’importante sia esserci. Dove la guarderò lo deciderò domenica».
E allora giriamo la domanda al dg aquilotto Alessandro Dusi: se il “vecchio Ponta” volesse vederla dalla curva ci sarebbero controindicazioni?
«Non vedo che male ci sarebbe - ci stupisce Dusi -. Già una volta l’aveva fatto. Non me lo vedo Pontalti arrampicato sulla rete con il megafono in mano, ma nemmeno seduto tranquillo in tribuna. Se vuole andare con gli ultras, vada pure. Anzi, credo che un giocatore insieme ai tifosi sia qualcosa d’estremamente positivo per il Trento, ma in generale per tutto il calcio».
Intanto mister Capuzzo pensa al Seveso. Mancheranno Pontalti e Agosti, ma il tecnico veneto potrà contare sui rientri di Crivellari, che ha scontato le tre giornate di squalifica, e Cvetkovic, che probabilmente andrà in panchina. Qualche problema in settimana per Sellan e Lavecchia, che ieri però hanno ripreso ad allenarsi con il resto del gruppo.

Piano ultrà

Scambio di minacce, «appuntamenti» sull’autostrada e nei pressi dello stadio Olimpico. È stato sventato il blitz di quasi mille ultrà del Napoli: erano pronti a recarsi sabato a Roma, nonostante la chiusura del settore riservato agli ospiti, per scontrarsi con i romanisti. Evitata la guerriglia grazie alle informative trasmesse al Viminale dalla Digos di Roma e di Napoli, quest’ultima diretta dal vice questore Antonio Sbordone. «C’erano manifestate intenzioni da parte di alcune frange di tifoserie di provocare scontri e incidenti dentro e fuori lo stadio Olimpico e per questo motivo è stato deciso di limitare l’accesso alla partita ai soli abbonati della Roma», ha spiegato il prefetto di Roma, Carlo Mosca. Ha inasprito l’indicazione dell’Osservatorio (chiusura del settore ospiti e vendita dei biglietti solo a Roma): avranno accesso all’Olimpico i 27.313 abbonati della Roma, anche per i tifosi giallorossi niente tagliandi. L’ad del club, Rosella Sensi, non è amareggiata per il mancato incasso (almeno 700mila euro): la Roma temeva che potessero scoppiare scontri tra le tifoserie e l’Olimpico, diffidato, è a rischio squalifica. La Digos ha scoperto il piano di una «partenza di massa» di ultrà azzurri e nell’informativa trasmessa al Viminale ha anche ricordato gravissimi precedenti, come gli incidenti scoppiati al San Paolo nel 2001 e nel 2005. Sabato ci saranno controlli presso le stazioni ferroviarie e i caselli autostradali per verificare eventuali passaggi di ultrà diretti a Roma. L’arresto di cinque tifosi dei gruppi Ultras 72 e Blue Tiger, avvenuto otto giorni fa su ordine della Procura di Napoli, non ha eliminato il problema della violenza: massima è la vigilanza, anche durante la settimana, sui gruppi organizzati. Lunedì il questore Oscar Fioriolli e il capo della Digos invieranno all’Osservatorio la relazione su Napoli-Juve, anticipo serale di sabato 27 ottobre. La partita è attesissima, a Napoli sono stati venduti 15mila biglietti in tre giorni. Se emergessero preoccupazioni per l’ordine pubblico, potrebbero essere adottati nuovi drastici provvedimenti, come la chiusura del settore per i tifosi della Juve. Ieri sono apparsi a Napoli nuovi manifesti firmati da gruppi della curva A: «C’è un tentativo di distruggere il Napoli, vietandoci con inutili e stupide leggi di seguire le partite. L’odio campanilistico esiste da secoli ma come al solito paghiamo solo noi». Sollecitato l’intervento di De Laurentiis da parte di questi gruppi, che hanno convocato altri tifosi sabato all’esterno dello stadio per seguire Roma-Napoli via radio: niente tv, in segno di protesta. Sulla totale o parziale chiusura degli stadi è imminente un incontro chiarificatore tra il capo dell’Osservatorio, Felice Ferlizzi, e il presidente della Lega, Antonio Matarrese, che ha chiesto l’intervento dei prefetti perché «ci sono troppe partite a rischio 4», quello che indica il maggiore pericolo. Il divieto d’accesso per i tifosi dell’Inter per una partita nell’anello superiore della curva Nord di San Siro, dopo le offese ai napoletani, è una novità che fa discutere. «Decisione forte», il commento di Moratti, il presidente che conferma il ricorso dell’Inter. «Siamo perplessi», la valutazione di Galliani, ad del Milan. «Siamo stati noi a volere la chiusura di un settore isolato negli stadi», il rilievo di Lotito, presidente della Lazio. Calcio diviso anche su questo.

Ridateci le nostre emozioni

All'appello rivolto dagli ultras del napoli nei giorni scorsi hanno risposto in circa 300. Tanti i tifosi azzurri assiepati all'esterno della curva A dello stadio San Paolo, mentre a Roma si gioca il derby del sud. Un tifo come se si fosse all'interno della struttura: cori, applausi ed inni per gli azzurri passati in vantaggio in avvio di gara. Gli ultras, a cui è stato vietato di assistere alla trasferta contro la squadra di Spalletti, si sono dati appuntamento all'esterno dell'impianto napoletano dove hanno messo in mostra i loro striscioni. STra questi si legge: "Ridateci le nostre emozioni". E ancora: "Se non allo stadio insieme con la radio: Sky - mai".

Dalla Birmania in lotta

«Ai buddisti di tutto il mondo, agli attivisti e sostenitori del movimento birmano, vi prego date un aiuto per liberare il popolo birmano da questo sistema disastroso e cattivo. Ai sei miliardi di persone del mondo, a coloro che sono solidali con le sofferenze del popolo birmano, vi prego, aiutateci a liberarci da questo sistema malvagio. Molte persone vengono uccise, incarcerate, torturate e deportate in campi di lavoro forzato. Chiedo di tutto cuore alla Comunità internazionale di fare qualcosa per fermare queste atrocità. Le mie possibilità di sopravvivenza ora sono molto flebili. Ma non mi sono arreso e continuerò a fare del mio meglio».


Ven. U Gambira, portavoce del Movimento del Popolo

20 ottobre 2007

Il Trattato di Schengen non vale per i Napoletani

All’interno dell’Olimpico gli abbonati della Roma, all’esterno del San Paolo gli ultrà del Napoli. La distanza di duecento chilometri fra le due tifoserie si è resa necessaria per l’alto rischio (quarto livello di pericolosità l’indice stabilito dall’Osservatorio del Viminale) del «derby del Sud», in programma insolitamente di sabato alle 18. Il lavoro d’intelligence aveva accertato la concreta possibilità di scontri fra le frange più estreme: messaggi minacciosi sui vari blog dei tifosi, appuntamenti già fissati in un autogrill dell’A1 e all’esterno dello stadio della Capitale, dove si rischiavano risse furibonde. Gli appelli al buon senso, rivolti anche dai tecnici Spalletti e Reja, sono caduti nel vuoto. Inevitabile quindi la decisione presa mercoledì scorso dal prefetto Mosca. «Una decisione apprezzata da tutti, che rivela la necessità di non dare spazio a chi desidera turbare un avvenimento sportivo e di stigmatizzare un comportamento violento che non può più essere accettato», ha sottolineato ieri il rappresentante del governo.
Così oggi Roma-Napoli che torna in campionato dopo sei anni (e già allora - era l’anno dello scudetto giallorosso - scene di guerriglie urbana ed extraurbana fecero da contorno) sarà per pochi «privilegiati»: i 27.313 abbonati giallorossi - anche se molti possessori della tessera non si sentono comunque tranquilli e potrebbero rinunciare alla partita live -, i giornalisti accreditati e il personale di servizio. Il Coni, in rispetto alla decisione del Prefetto, non ha richiesto infatti i consueti biglietti omaggio.
Uno scenario sicuramente diverso dall’ultimo Roma-Napoli (l’11 gennaio 2006, ritorno degli ottavi di coppa Italia). Allora l’Olimpico rimase addirittura deserto, perché due mesi prima, a margine della partita di andata, ci furono ben ventisette fermati, undici arresti, quindici agenti feriti, due tifosi in ospedale, auto e moto della Polizia bruciate. Stavolta, nell’ambito del processo di ritorno progressivo alla normalità, si è deciso almeno di non punire i tifosi «fidelizzati». Ma l’attenzione resterà alta per evitare che possano verificarsi pericolose «deviazioni» verso lo stadio di partecipanti alla manifestazione della sinistra estrema, prevista poche ore prima del fischio d’inizio.
Il ritorno alla normalità non sembra però riguardare gli ultrà napoletani, diventati ormai un caso «increscioso». Dalle porte chiuse con il Genoa ai divieti per San Siro e per la sfida dell’Olimpico, i tifosi azzurri sono ormai ospiti indesiderati. E se non sono state previste restrizioni per Napoli-Juventus, la prossima settimana potrebbe arrivare anche lo stop per lo stadio Franchi di Firenze, dove la squadra di Reja giocherà la sera del 31 ottobre. Dopo quanto successo un mese fa a Empoli, dove i supporter partenopei avevano provocato danni anche ai tornelli dello stadio, il prefetto fiorentino sarà intransigente.
Oggi gli ultrà, come annunciato dai manifesti affissi e dai volantini distribuiti in tutta la città, saranno tutti davanti alla curva A del San Paolo con le orecchie incollate alle radioline. Già in occasione della gara con l’Inter, ci fu un raduno nel piazzale della metropolitana di Mergellina, ma senza invito specifico a tutti i sostenitori della città. Stavolta gli ultrà, oltre a chiedere al patron De Laurentiis di far sentire la propria voce a seguito delle «troppe ingiustizie subite» dal club, hanno invitato il popolo del tifo a disdire gli acquisti della partita sulle pay-tv e ad accorrere all’esterno dell’impianto di Fuorigrotta. La Digos, dopo la custodia cautelare inflitta a cinque ultrà, sarà in stato di allerta.