31 agosto 2007

Croati a Zena

Sono due i feriti negli scontri che si sono verificati nei pressi dello stadio Luigi Ferraris di Marassi, a Genova, intorno alle 18.30, quando sono arrivati i tifosi dello Spalato. Si tratta di un poliziotto, dirigente della squadra mobile, colpito con una bottigliata da un tifoso croato, e di un supporter della squadra ospite. Il poliziotto è stato trasportato in ospedale; le sue condizioni sono buone. Gli ultrà croati erano in evidente stato di alterazione dopo aver passato la giornata a bere birra e alcolici nel centro della città, in attesa della partita di Coppa Uefa con la Sampdoria. Già nel pomeriggio c'era stata tensione con le forze dell'ordine, in piazza De Ferrari, quando due di loro erano stati allontanati perchè ubriachi. A fine pomeriggio i circa 300 tifosi si sono mossi in corteo verso lo stadio, sempre scortati da polizia e carabinieri. All'altezza di via Moresco, però, una trentina di supporter croati che erano riusciti a "svincolarsi" dal controllo delle forze dell'ordine si è incrociato con un gruppo di tifosi della Sampdoria. Sul ponte Serra ci sono stati piccoli scontri, subito sedati. Alla vista di quanto stava accadendo, però, il resto degli ultrà croati che stava entrando a Marassi ha deciso di tornare indietro per dare supporto agli altri. E' bastato poco per far salire la tensione: alcuni tifosi dello Spalato hanno tentato di rompere pietre per lanciarle contro la polizia e contro i supporter blucerchiati, danneggiando le auto e le moto parcheggiate poco distante. Le forze dell'ordine hanno effettuato diversi lanci di fumogeni, ma negli scontri un poliziotto è rimasto ferito. (Davide Lentini)

Biglietteria

Benevento
- La capienza del settore ospiti dello stadio “D’Ippolito” di Lamezia è stata rideterminata dalla Commissione Comunale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo da 384 a 208 posti a sedere, corrispondenti al numero dei biglietti messi a disposizione della tifoseria sannita per la partita di calcio (serie C2) di domenica 2 settembre in Calabria.

Lo ha reso noto la Questura di Benevento: in base a tale disposizione, si legge in una nota, “in detta giornata di domenica la biglietteria per tale settore resterà chiusa con contestuale divieto di vendita, sempre per la tifoseria beneventana, di biglietti per altri settori.

Pertanto, attesa l’impossibilità di acquisto, in detto giorno, di tagliandi per qualsiasi settore dello stadio, si sconsiglia la partenza da questo capoluogo alla volta della città calabrese, sia in modo organizzato che con mezzi propri, a coloro che ne siano sprovvisti, in quanto sarà interdetto l’accesso a quell’impianto sportivo ai tifosi sprovvisti di biglietto”.

I biglietti per Lamezia-Benevento saranno in vendita al Piccolo Bar di Corso Garibaldi fino alle 20,30 di sabato 1°settembre.

30 agosto 2007

Doriani

GENOVA. 30 AGO. Anteprima bollente per quella che tra poco sarà l'incontro calcistico valido per la Coppa Eufa tra Sampdoria e Hayduk Split. Circa 300 tifosi slavi si sono presentati allo stadio di Marassi e sono stati caricati da circa 150 sampdoriani armati di spranghe. I feriti dopo il primo impatto sarebbero almeno tre tra cui un poliziotto, un passante genovese colpito da una bottigliata e un croato. Attualmente l'ingresso allo stadio regolamentato dalle forze dell'ordine è quasi completato. In compenso lo spazio antistante lo Stadio Luigi Ferraris è ricoperto da pietre e bottiglie rotte.

Croati

Alcuni agenti di polizia sono rimasti feriti a Genova mentre cercavano di evitare uno scontro tra tifosi della Sampdoria e dell'Hajduk. E' accaduto mentre i tifosi delle due squadre affluivano allo stadio Ferraris per il ritorno dei preliminari di coppa Uefa. Secondo quanto riferito dalla questura, sul ponte Serra le forze dell'ordine si sono frapposte tra un gruppo di tifosi dello Spalato e uno della Samp. In un breve scontro alcuni agenti sono rimasti feriti, sembra in modo lieve.

Chiusi a chiave

Con i cancelli bloccati quasi un’ora, è stato un battesimo col “flop” per la nuova sicurezza allo stadio Friuli. E meno male che l’avversaria era il Bari e il match di coppa Italia, altrimenti la gente bloccata fuori dei tornelli, per una serie di disservizi, avrebbe certamente creato problemi di ordine pubblico.
I disservizi sono cominciati fin dalle 19, l’ora indicata anche per il ritrovo delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri, che erano puntualmente al loro posto. Tutto l’apparato degli steward sembrava pronto per la “prima” dopo l’ok del Viminale lunedì, ma subito da alcuni ingressi sono cominciati i problemi. I cancelli a ridosso dei cosiddetti tornelli – dove gli spettatori entrano uno per volta con il biglietto nominativo – erano chiusi. Non si trovavano le chiavi e quindi la gente era tenuta all’esterno del nuovo perimetro recintato, quello con le reti verdi e i cancelli gialli. Si sarebbero creati problemi d’ordine pubblico a far entrare gli spettatori dentro il perimetro: e ieri sera ce n’erano soltanto tremila.
Allo stadio Friuli la curva Nord era chiusa mentre la Sud era riservata soltanto alle poche decine di tifosi ospiti. Quindi gli spettatori si accomodavano o in tribuna o nei distinti. Non era una partita di campionato, quindi bisognava comperare il biglietto. Per diversi minuti si è pensato anche di far accomodare gli spettatori in curva sud, ma questo non è stato gradito da chi aveva pagato il biglietto nei distinti. Poco prima delle 20 il problema è stato risolto e la gente ha cominciato a entrare anche dai tornelli che erano chiusi.
Ecco il secondo problema. Almeno fino alle 21 – quindi mezz’ora dopo l’inizio della partita – c’era ancora gente in coda ai pochi “baracchini” delle biglietterie, che sono posti verso la curva nord, sul lato dietro la tribuna. Anche qui la gente era infuriata, perché come vuole la legge ogni persona adesso deve essere “schedato” dando le proprie generalità che vengono inserite in un computer che poi emette il biglietto nominativo.
«Andate a pulire vetri!», gridava uno spettatore da oltre un’ora in coda per comperare il biglietto. Di questo, però, nessuno dell’organizzazione ha colpa. E infatti le risposte a queste persone erano del tipo: «Poteva venire prima a prendere il biglietto».
Anche agli ingressi nei distinti i mormorii erano parecchi. Non tutti infatti sapevano che non era possibile entrare senza biglietto dai cancelli del perimetro esterno, biglietto che però doveva essere preso dalla parte opposta dello stadio. Così dalle 20 (ora d’apertura di tutti i tornelli) alle 21 che la partita era cominciata da mezz’ora, la gente era ancora ai cancelli esterni nel primo filtraggio da parte degli steward.
Molti si sono lamentati anche perché la serata prometteva pioggia, ma con gli ombrelli non è più possibile entrare: bisogna lasciarli appoggiati al recinto d’ingresso.

Lettera minatoria

LECCE - “Poli Bortone, brava signora, ti romperemo l’anima. Firmato: Ultras Bari Calcio '87. Ti colpiremo quando viaggerai in auto nei prossimi derby”. E’ il contenuto della missiva minatoria spedita nei giorni scorsi all’ex sindaco di Lecce ed europarlamentare Adriana Poli Bortone (An).
La lettera, scritta a mano a stampatello, sarebbe stata spedita il 4 agosto scorso per via prioritaria e sarebbe partita dal compartimento postale di Bari, indirizzata alla sede dell’ufficio politico del parlamentare di An, in via Zanardelli a Lecce. Sul caso stanno indagano gli agenti della Digos della questura di Lecce. E’ già stata predisposta una serie di controlli e verifiche.
Intanto, anche per i tre furti subiti di recente – due in casa e uno in ufficio – sarà aumentata la vigilanza nei confronti del parlamentare europeo. A deciderlo nei giorni scorsi è stato il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Secondo quanto appreso dall’entourage Poli Bortone, il parlamentare europeo, che comunque si dice “serena”, per volere dei figli per il momento non farà rientro nel Salento. L' on.Poli Bortone attualmente si trova in Grecia dove ha trascorso un periodo di ferie. Nei giorni scorsi avrebbe dovuto fare rientro il Puglia ma, a causa della missiva ricevuta, ha preferito prolungare in suo soggiorno in Grecia.

29 agosto 2007

Calcio moderno e assassino

ROMA - La Spagna piange Antonio Puerta e il calcio europeo si stringe intorno alla tragedia del difensore ventiduenne. E' stata l'Uefa, rinviando a lunedì la gara in programma stasera e valida per i preliminari di Champions tra l'Aek e il Siviglia, il club del giocatore stroncato da un arresto cardiaco, a dare il primo segnale di cordoglio: la stessa unione europea del calcio che non aveva spostato la partita di Atene su richiesta della squadra greca per la strage provocata dagli incendi. "L'Uefa e l'intera famiglia del calcio esprimono le sincere condoglianze alla famiglia di Antonio
Puerta, al Siviglia e alla federazione spagnola di calcio" il messaggio di cordoglio. "L'evento di oggi - prosegue la nota dell'Uefa - cade in una settimana che ha colpito luttuosamente la Grecia per la tragica perdita di vite umane negli incendi".

L'Uefa esprime inoltre ringraziamenti alle federazioni spagnola e greca e ai due club per la flessibilità e la comprensione dimostrate permettendo il rinvio della partita.

Ma la morte di Puerta ha sconvolto anche il calcio italiano: il Milan, che proprio venerdì si giocherà con il Siviglia la Supercoppa, ha visto stravolgere l'avvicinamento al primo trofeo stagionale. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete ha subito fatto sentire "agli amici spagnoli" l'affetto dell'Italia, sconvolta "da una tragedia che in questi giorni ha lasciato con il fiato sospeso i tifosi di tutto il mondo e che si sperava potesse concludersi in maniera diversa"

Anche molti club hanno mandato il loro messaggio di cordoglio, tra cui Inter, Roma e Fiorentina. "Il Presidente Massimo Moratti, Roberto Mancini, i giocatori e tutta F.C. Internazionale sono vicini alla famiglia di Antonio Puerta, e al Siviglia, in questo momento di profondo dolore e dramma umano" le parole della società di via Durini. Anche sul sito dei viola é comparso un messaggio per Puerta, in cui la società ha espresso il suo cordoglio nei confronti dei familiari del calciatore e della società spagnola e si è detta vicina in un momento così doloroso.

La notizia della morte del giovane difensore è arrivata a Roma, proprio mentre la squadra giallorossa si era ritrovata per la ripresa degli allenamenti. Scossi da dramma, "il presidente, l'amministratore delegato, lo staff, la squadra e tutti i dipendenti della Roma partecipano al dolore della famiglia, degli amici e della società Siviglia per la scomparsa del calciatore Antonio Puerta".

Baldini

Catania - Il dg del Catania, Pietro Lo Monaco, ha confermato che il tecnico Silvio Baldini verrà multato dalla società dopo il litigio con Di Carlo. "Esiste un codice in società che vale per tutti, incluso l’allenatore. Baldini verrà multato. Ieri, di comune accordo, si è deciso che non rilasciasse alcuna dichiarazione nell’immediato, così da stemperare gli animi. Nel pomeriggio - ha aggiunto Lo Monaco - il tecnico si scuserà per l’accaduto. Spero però che l’episodio non serva per fare demagogia".

Cento: "Se l'avesse fatto un tifoso..." "Se quel gesto l’avesse fatto un ultras, un tifoso, certamente avrebbe subito un daspo. Per Baldini, che è un allenatore, dovrebbe esserci un daspino...". È la battuta con cui Paolo Cento (Verde), presidente del Roma Club Montecitorio, commenta il calcio dell’ allenatore del Catania al collega del Parma Di Carlo. "Ad ogni modo - chiarisce Cento - non mi iscrivo al partito dei moralisti con gli altri. Sono cose brutte che però possono capitare. Consiglierei a Baldini di chiedere scusa e accettare la sanzione, la diffida, immagino, che gli verrà inflitta".

Pippo Baudo: "Un Daspo anche per lui" "Io darei un Daspo anche a Silvio Baldini: è stato fermo a lungo, può restare a casa anche quest’anno". Pippo Baudo chiede da catanese - sulla falsariga del provvedimento che vieta lo stadio alle persone violente - di allontanare per un pò il tecnico che ieri ha dato un calcio nel fondoschiena al collega del Parma Mimmo Di Carlo. "Catania viene da una tragedia: è morta una persona, il campo è stato squalificato, la squadra ha rischiato di andare in B. Poi arriva Baldini, novello ospite, e fa un gesto mai visto sui campi di calcio. Un danno enorme per il Catania e la città. So che Pulvirenti, dopo aver escluso l’esonero, ci sta ripensando. Sì, ci vorrebbe un Daspo".

La Russa: "Chiederei la condizionale" "Per Baldini chiederei la condizionale. La danno ai rapinatori, si potrebbe concedere a un allenatore per un calcio". Ignazio La Russa, tifoso interista ma grande simpatizzante per il Catania, abbandonando per un momento la veste di dirigente politico, indossa la toga di avvocato difensore. "Quello di Baldini è certamente un brutto gesto. Certamente però infinitamente meno grave della testata di Zidane, anche quello il frutto di una provocazione. È vero che stupisce perchè viene da un allenatore e non da un giocatore, però non gli darei la croce addosso. Per una volta sarei tollerante, gli darei un’altra opportunità. È una cosa che può capitare. Se si ripete, invece - conclude La Russa - è tutto un altro paio di maniche...".
Mazzone: "Anche noi possiamo sbagliare" "È un gesto clamoroso che mi ha sorpreso, ma siamo uomini e anche noi possiamo sbagliare". È il pensiero di Carlo Mazzone. "È stata sicuramente una brutta cosa da vedere. Sono rimasto meravigliato perché conosco Baldini ed è sempre stato abbastanza tranquillo. È una persona in gamba e in precedenza non si era mai lasciato andare a simili comportamenti".

Ulivieri: "Scena da ridolini" L’episodio di ieri è assolutamente anomalo anche per chi, come Ulivieri, vanta un’esperienza pluridecennale. "Non mi è mai capitata una situazione simile, anche se mi sono capitate cose più o meno eccezionali... Soprattutto, ne ho subite", dice. "Tra tanti ricordi, però, ne conservo in particolare uno positivo. Diversi anni fa sono stato espulso durante una partita a Firenze. Volevo perdere tempo, perché il risultato mi andava bene. Stavo protestando con l’arbitro, non volevo allontanarmi e provavo in tutti i modi a tirarla per le lunghe... Poi è arrivato Claudio Ranieri, che all’epoca allenava la Fiorentina: invece di apostrofarmi, mi ha stretto la mano. Sono rimasto di sasso... e mi sono anche un pò vergognato".

Clamoroso al Cibali

Quella di domenica sarà la prima gara del Catania davanti al proprio pubblico dopo gli oramai famosi fatti dello scorso 2 febbraio, quando in seguito ad incidenti scoppiati fuori dallo stadio morì l'ispettore di Polizia Filippo Raciti.

Per tal motivo, proprio in occasione della gara tra rossoazzurri e il Genoa, verrà effettuato un minuto di raccoglimento, il tutto dopo l'ok della Federazione che ha accolto la richiesta della società siciliana, intenta nel promuovere qualisasi iniziativa per ricordare la memoria del poliziotto ucciso.

28 agosto 2007

Bucarest

BUCAREST (ROMANIA) - Vigilia al calor bianco quella di Bucarest per la partita di ritorno del turno preliminare di Champions League tra Dinamo e Lazio. Cinque tifosi biancazzurri sono infatti stati aggrediti nella capitale romena. Due di loro si sono rivolti al pronto soccorso. In dichiarazioni all'Ansa, la polizia di Bucarest ha indicato che non è stata avviata un'indagine perchè «gli italiani non hanno voluto fare denuncia dicendo che sarebbero partiti oggi dalla Romania». Dal Pronto soccorso dell'ospedale Floreasca di Bucarest è stato precisato che nessun italiano è stato ricoverato.
Scontri tra tifosi laziali e della Dinamo erano avvenuti anche a Roma prima della partita d'andata con diverse decine di tifosi romeni finiti in ospedale.
PARTITA INFUOCATA - Intanto si attende anche sul campo una partita infuocata. Del resto all'andata ci furono 3 espulsi e diversi infortunati. «Sicuramente il risultato dell'andata non ci premia, ma venderemo cara la pelle» ha dichiarato l'allenatore biancazzurro Delio Rossi.
«Dopo l'1-1 dell'Olimpico siamo ancora cinquanta e cinquanta come possibilità di passare il turno- ha spiegato il tecnico biancoceleste- noi ce la giochiamo tranquillamente. Al di là delle difficoltà, che sono oggettive, siamo convinti di avere le possibilità e i mezzi di giocarci la partita». Out Siviglia e Diakitè, in difesa Rossi ha convocato anche Stendardo, Cribari e Kolarov, tutti e tre reduci da infortuni. Contro la Dinamo la Lazio dovrebbe scendere in campo con Ballotta in porta; De Silvestri, Stendardo, Cribari e Zauri in difesa, Mudingayi, Ledesma e Manfredini a centrocampo, con Del Nero trequartista alle spalle di Pandev e Rocchi.

Ci vorebbe un Daspo

Pippo Baudo, catanese doc e tifoso etneo, non è tenero nei confronti di Silvio Baldini, il tecnico rossoazzurro protagonista ieri di un calcio al collega Mimmo Di Carlo. ''A Baldini darei un Daspo - ha detto il presentatore - è stato fermo a lungo, può restare a casa anche quest'anno. Catania viene da una tragedia, è morta una persona, il campo è stato squalificato, la squadra ha rischiato di andare in B. Poi arriva Baldini, novello ospite, e fa un gesto mai visto sui campi di calcio. Un danno enorme per il Catania e la città. So che Pulvirenti, dopo aver escluso l'esonero, ci sta ripensando. Sì, ci vorrebbe un Daspo''. (Nic. Api) (27/08/2007) (Spr)

27 agosto 2007

Flop

I dispositivi che avrebbero dovuto rendere più sicuri l’impianto sportivo di via Marittima hanno finito, invece, per aggravare la stato dell’ordine pubblico nel pre-gara di Frosinone-Lecce. Il cattivo funzionamento del sistema (ricordiamo che i tornelli cosentono l’ingresso di una persona alla volta e si aprono dopo la lettura ottica del codice a barre stampato sul biglietto della partita) ha fiinto per creare situazioni di tensioni tali da rendere più difficoltoso il lavoro delle forze dell’ordine. Sul banco degli imputati i dispositivi di tutto lo staduio e din particolare quelli delle due curve che hanno funzianato a singhiozzo essendo stati continuamente soggetti a blocco. Così su piazza Quaranta martiti di Vallereotonda, nell’imminenza dell’inzio della gara, si è formata una folla di quasi tremia unità che attendeva di entare allo stadio. Avvicinandosi il fischio d’inizio, qualcuno ha cominciato a perdere la pazienza e sono cominciati a volare insulti, oggetti vari e bottigliette d’acqua all’indirizzio degli incolpevoli agenti di polizia, coordinati dal dirigente della sezione anticrimine Mino De Santis, che stavano svolgendo il servizio d’ordine. Così tre sostenitori giallazzurri sono stati, prima identificati e poi accompagnati in Questura per essere denunciati per resistenza a pubblico ufficiale. I tre sono stati colpiti anche da Daspo e per un anno saranno interdetti dalle manifestazioni sportive. Troppo pochi i tornelli rispetto al numero di spettatori. Problmi, come detto, si sono verificati anche con i dispositivi in curva sud dove i sostenitori in attesa erano solo trecento. Nell’uno e nell’altro caso, per motivi di ordine pubblico e per favorire l’afflusso degli spettatori è stato deciso di aprire i cancelli e di effettuare i controlli a mano. Sempre ieri, un punto di ristiro all’interno dello stadio è stato fatto chiudere poiché aveva messo in vendita vivande già scadute. Pie.Pag.

Niente striscioni

Da domenica prossima i tifosi dell'Inter non esporranno striscioni al Meazza di Milano per protesta contro il decreto Amato. Lo hanno deciso gli ultras nerazzurri che, "a partire da domenica e per un periodo indeterminato di tempo, hanno deciso di sospendere ogni espressione di colore per stimolare l'attenzione generale verso un problema legato al diritto di liberta' d'espressione e di scelta della forma in cui esprimere l'attaccamento alla squadra".

Tensione

Alcuni momenti di tensione si sono vissuti subito dopo la gara fra Muro e Virtus Casarano, valevole per la Coppa Italia di Eccellenza. Al termine della partita (1 a 1 il finale) un folto gruppo di tifosi rossoblu che aveva seguito le sorti della propria squadra in trasferta s’è trovato davanti ad una brutta sorpresa: cinque auto erano state sfasciate, evidentemente da gruppetti di sostenitori della squadra di casa. Molti tifosi casaranesi, inferociti, hanno fatto marcia indietro per tentare di rientrare all’interno della stadio e, probabilmente, maturare una sorta di “vendetta”.

E’ stato a quel punto che i carabinieri, presenti sul posto per il regolare servizio d’ordine, hanno chiamato in rinforzo anche i colleghi della guardia di finanza e della polizia. E quando il numero di presenze delle forze dell’ordine è aumentato, la situazione è ritornata alla calma. I presenti hanno fatto di nuovo retromarcia, per tornare alle proprie vetture e fare rientro a Casarano.

26 agosto 2007

La sola dell' Avvenire

Pensavamo, ingenuamente, che gli ultrà si limitassero a tenere le città sotto assedio. Dobbiamo aggiornarci: ormai le tengono in ostaggio. E il calcio, che potrebbe regalarci una delle piccole, rare gioie di una vita sempre più faticosa e cupa, non c’entra niente: è soltanto il pretesto perfetto. A Genova, non nella Barbagia o nella Locride, si è scoperta l’esistenza di una faida pronta a scatenarsi. Memori di un giovane sostenitore genoano accoltellato a morte da un giovane sostenitore milanista ben dodici anni fa, alcuni sostenitori genoani, in vista dell’arrivo dei milanisti domenica prossima, stavano organizzando la vendetta, non fredda ma gelida, proprio come nelle peggiori faide. Tutto logico, in fondo quelle degli ultrà imbecilli sono tante grandi famiglie assai simili tra loro: stesse scenografie, stessi cori, stesse facce. E poiché il mondo del calcio ha lasciato fare, tocca agli uomini della legge metterci una pezza. Decidendo per il “male minore” sul tamburo dell’emergenza. Come ieri a Genova, dove si è stabilito che, per evitare guai peggiori, è il caso di non far arrivare i supporter milanisti in vista della Lanterna. Male minore, appunto. Perché gli ultrà, ottusi ma astuti, da questo momento – se continuerà l’acquiescenza di società e istituzioni calcistiche – si ritrovano in mano una nuova formidabile arma: per impedire ai tifosi avversari di sostenere la loro squadra in trasferta, basterà che minaccino una strage, in ritorsione di sgarbi remotissimi. Infatti l’ultrà ha la memoria lunga. Per capirci, sarebbe come se, essendo la metropolitana infestata da stupratori, anziché dar loro la caccia e rinchiuderli, venisse vietato alle donne di andare in metropolitana. Siamo tutti in ostaggio di un manipolo di imbecilli.
A modo suo, questa è una novità per un mondo del quale, dopo “Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio”, il libro scritto 17 anni fa dal sociologo Alessandro Dal Lago (oggi preside di facoltà proprio a Genova, vedi la coincidenza), sembrava non fosse rimasto quasi nulla da dire di nuovo. Peccato, avremmo desiderato ben altre novità. Facce nuove tra i dirigenti, ad esempio; invece sono sempre gli stessi ed è difficile attendersi uno scatto di fantasia, di intraprendenza, di coraggio da chi è attaccato alla propria carica sociale come una cozza allo scoglio. Ancora: stadi razionali e confortevoli, come quelli inglesi o tedeschi; magari entro il secolo in corso. Altra novità: l’applicazione delle regole, sempre, per tutti, ma con intelligenza; per dire, è ridicolo che per la “legge dei tornelli”, dopo la tragedia di Catania, a pagare di più (stadio chiuso) sia stata l’unica squadra italiana senza ultrà, la società più pacifica di tutte, il Chievo finalmente retrocesso. Perché finalmente? Via, quanti abbonati fa guadagnare il Chievo alle tv a pagamento? Una miseria. Quindi, nessuno pianga per i pandorini. Il sogno di certi signori, che nessuno osa fermare, è un campionato fatto di cinque squadre – Juventus, Milan, Inter, Roma e Lazio – che giocano tra di loro una dozzina di volte. Non a caso è quello che hanno fatto per tutto agosto. E questa sarebbe una novità da evitare.
Infine la legge. Saremo distratti, ma non ricordiamo che gli accoltellatori dei tifosi rumeni prima di Lazio-Dinamo siano stati rincorsi, presi e rinchiusi. E dove sono e che fanno in questo momento i capi ultrà che interruppero un derby Roma-Lazio tenendo in ostaggio, da pionieri del ricatto, uno stadio intero? Oppure i gagliardi giovanotti che durante una partita dell’Inter gettarono un motorino già dagli spalti di San Siro?
Ci piacerebbe poter leggere, molto presto, un nuovo libro di Dal Lago: “Descrizione di una festa. I nuovi rituali del calcio”. Ma è soltanto il sogno d’una notte di fine estate.


Umberto Folena
FONTE AVVENIRE

Ultras goleador

TRENTO. Un pallone che balla ai venticinque metri e un centrocampista che non ci pensa su due volte.
Bum! Una staffilata con l’esterno del piede che centra la valvola della sfera, prende un effetto strano e finisce la sua corsa in fondo al sacco.
E poi una corsa sfrenata verso i propri tifosi, stringendo la maglia gialloblù all’altezza del petto con entrambe le mani e con un sorriso grande come una casa dipinto in volto.
Matteo Pontalti ce l’ha fatta, finalmente. Lui che del Trento è stato Ultras per tanti anni, domenica sera, contro l’Alta Vallagarina, è riuscito a realizzare il sogno di una vita: sbatterla dentro quella maledetta palla con addosso la maglia della squadra amata sin da piccolo e per la quale ha sofferto dalla «Dalmine» e dalla Sud.
«Una gioia pazzesca - racconta l’aquilotto - e per cinque-sei secondi non ho capito assolutamente niente. Devo conferssare che non sapevo nemmeno dove fossi. Sin da piccolo sognavo un gol con la maglia del Trento. Mi ricordo solamente che ho fatto una corsa sotto la curva dove c’erano gli Ultras per condividere con loro questo momento. È arrivato e poco importa se era “solo” una partita di Coppa Italia. È stato fantastico, non so che darei perché si ripetesse».
Una corsa sfrenata verso gli amici Ultras ma senza togliersi la maglia.
«Quello l’ho fatto a fine partita - prosegue - e sotto, come sempre, avevo la maglietta degli Ultras ‘78, quella che indossavo quando andavo in curva per tifare».
E poi dagli amici Ultras sarà arrivato qualche complimento, qualche battuta della serie l’era ora.
«Erano tutti molto contenti - spiega - e mi sono arrivati alcuni sms di congratulazioni. Io tanti gol non ne ho mai segnati, ma questo lo aspettavo da sempre. Una rete in gialloblù non ha eguali per me».
E allora, dopo questa «prima volta» dolcissima, una dedica deve scapparci. Per forza.
«E allora sono quattro le dediche - incalza lo “specialissimo” bomber. In primis al presidente Di Benedetto e al dg Dusi: se non fosse per loro non sarei qui al Trento. Secondo: i tifosi, che vogliono bene al Trento come me. Terzo: a chi mi è stato vicino l’anno scorso quando ero in difficoltà. Quarto: alla mia barista preferita».
Quinto: a te stesso?
«No - conclude il “Ponta” - perché io ho segnato ma la squadra ha vinto e questo è quello che conta e m’interessa veramente. Certo che questo gol non lo scambierei con nulla».

Legia Varsavia

La Commissione d’Appello UEFA ha confermato in parte la decisione della Commissione disciplinare e di controllo di squalificare il Legia Warszawa dalla Coppa Intertoto UEFA di quest’anno e di bandire il club polacco dalla prossima competizione UEFA per club a cui si qualificherà.

Punizione
Il Legia è stato estromesso dalla Coppa Intertoto UEFA 2007 e squalificato per una futura stagione europea in seguito agli incidenti provocati dai tifosi polacchi lo scorso 8 luglio durante la gara d’andata valida per il secondo turno contro il FK Vetra, in Lituania.

Squalifica sospesa
La decisione della Commissione disciplinare e di controllo UEFA di escludere il Legia dal torneo estivo è stata accolta, mentre la squalifica per una stagione europea, in seguito al ricorso presentato dal club di Varsavia, scatterà soltanto se incidenti simili dovessero ripetersi entro cinque anni.

Gara sospesa
Con la propria squadra sotto 2-0 nell’intervallo, i tifosi del Legia hanno lanciato razzi sul terreno di gioco causando danni alle infrastrutture dello stadio e ingaggiando 'scontri violenti e sconvolgenti' con la polizia, costringendo gli ufficiali di gara UEFA a sospendere la gara.

22 agosto 2007

Mio padre

Vado in Puglia a scontrarmi con il maledetto tumore di mio padre.
Con un vecchio ultras come me e con la pellaccia dura del mio papà quel bastardo non avrà scampo.
Ci rileggiamo domenica.
Avanti Ultras !

I pedofili vengono trattati meglio

Fermo | Ultras della Fermana puniti per la rissa nell'amichevole contro il Teramo: 5 anni di allontanamento dalle manifestazioni sportive per tre di loro, 4 ad un altro, poi 3 e 2 anni di pena, con obbligo di firma 30 minuti prima di ogni partita

Una punizione esemplare. Ha usato la mano pesante il QUestore di Ascoli Piceno per punire i responsabili della rissa esplosa tra i tifosi di Fermana e Teramo in un'amichevole del 4 agosto scorso. Per sei tifosi canarini lo stadio Recchioni resterà a lungo un miraggio.

Nella mattinata di ieri, gli uomini del Commissariato di Fermo hanno notificato provvedimenti di allontanamento dai luoghi di svolgimento di manifestazioni sportive. Per tgre tifosi, recidivi, la pena più pesante, ben 5 anni di interdizione. 4 gli anni comminati ad un quarto recidivo, 3 e 2 gli anni di pena per gli altri due ultras. I sei fermani sono tutti giovani, di età compresa tra i 18 ed i 36 anni.
Per tutti vi sarà anche l'obbligo di firma presso il Commissariato almeno trenta minuti prima di ogni incontro sportivo.

Nessuna vendetta

Massimo Leopizzi, 44 anni, leader della Brigata Speloncia, l´ala più «dura» della tifoseria rossoblù. Condannato in appello a nove anni di reclusione per il tentato omicidio della moglie e dei suoceri. Attualmente agli arresti domiciliari in un paese dell´entroterra savonese. Da un mese può ricevere visite e telefonate.
Genoa-Milan, 26 agosto 2007.
«Parliamone. Ma non fatemi fare appelli alla pace. Non voglio fare buona impressione, non mi interessa».
In città c´è molta preoccupazione. Il questore Salvatore Presenti teme gravi incidenti.
«Dite al questore che può stare tranquillo».
Il Genoa torna in serie A dopo 12 anni. E ricomincia proprio con il Milan. Era gennaio, quando Vincenzo Spagnolo fu ucciso.
«Quanta rabbia. Quanto rancore, e dolore. Ognuno di noi se li porta dietro. Ma singolarmente. Nessun gruppo di tifosi ha fatto appello alla violenza».
Sono comparse delle scritte nei pressi dello stadio. Girano sms. La Digos ha raccolto segnali "inquietanti".
«Cerchiamo di tenere i toni bassi, per favore. Genoa-Milan è una partita come un´altra».
Prego?
«Ma sì, l´importante non è tanto la squadra che dobbiamo affrontare. L´importante è che sarà la prima partita di serie A dopo 12 anni di attesa. E a questo appuntamento dobbiamo arrivarci di nuovo uniti, compatti».
Dicono che non ci sia niente di meglio che un nemico comune, per ricompattare i ranghi: oggi il Milan, domani la Sampdoria.
«Sciocchezze. La prima di campionato non deve essere la partita della vendetta, ma della rinascita della Nord. Non dobbiamo crearci ulteriori problemi o finire nei guai con le nuove leggi sul tifo. Basta con gli schiaffi in gradinata, dobbiamo tornare a cantare tutti insieme. Il tentativo di riunificazione della tifoseria rossoblù è nato molto prima che venissero pubblicati i calendari degli incontri. Ho cominciato a parlarne al telefono con gli amici già un mese e mezzo fa».
Speloncia, Ottavio Barbieri, Associazione club genoani: tutti di nuovo uniti appassionatamente, e al diavolo la politica. E´ così?
«Questa storia delle divisioni in gradinata per ideologie di destra o sinistra non esiste. Si fanno troppe chiacchiere fuori luogo. Ad esempio: noi della Speloncia la maglietta nera non ce la siamo messa perché di destra, come pensano molti, ma per onorare un lutto».
Con Enrico Preziosi come va?
«Adesso abbiamo il dovere di riunire una gradinata che in questi ultimi due anni è stata segnata da troppi malumori. E anche lui può giocare un ruolo importante. Stiamo organizzando un prossimo incontro con il presidente. Forse già prima di Genoa-Milan».
Cosa le pare dell´ultima campagna acquisti del Joker?
«Non vorrei rispondere a questa domanda. Diciamo che credo che Preziosi sappia cosa vogliono i genoani. E farà di tutto per accontentarli».
Il ritorno in A ha galvanizzato tutti.
«Ma i giovani restano ancora penalizzati dai costi degli abbonamenti e dei biglietti. Però va bene così, i ragazzini hanno riscoperto questi colori. Il problema è la nuova normativa sul tifo, troppo severa. In questo modo si uccide la coreografia, che spesso è la parte più suggestiva. Spero che ci concedano qualche deroga almeno in occasione del derby».
Allora, promesso: niente violenze con il Milan.
«Questo Genoa-Milan, il genoano deve interpretarlo a prescindere dagli avversari. E´ la partita della rinascita, del ritorno. Nessun gruppo sta lavorando a creare incidenti. E la buona volontà ce la mettono tutti: ultrà e semplici tifosi. Ripeto: sto parlando a titolo personale, e non lancio appelli. Anzi, uno sì».
Cioè?
«Mi piacerebbe che nessun ragazzo domenica 26 andasse "armato" allo stadio. Parlo di coltelli, o cose che possono fare male. Chiedo troppo?».

21 agosto 2007

Ultras Corato

CORATO - Si è svolto ieri pomeriggio presso la sede dell’A.S.D. Corato, in largo Plebiscito, il primo incontro fra alcuni responsabili della società ed una parte del nuovo gruppo di tifosi unitisi sotto il marchio “Vecchio Commando”. L’incontro è servito per gettare le basi sulle iniziative che in maniera sinergica, società e gruppo di tifosi organizzati (nella foto Scattomatto una coreografia della scorsa stagione), porteranno avanti nel corso della prossima stagione sportiva. Durante l’incontro sono emerse alcune richieste da parte del gruppo di tifosi che la società ha condiviso pienamente, mettendo a disposizione la sua struttura per portarle a termine. Il gruppo dei tifosi ha poi diramato una nota in cui invitano gli sportivi e tifosi del Corato a seguirli in questo campionato. «L’anno scorso abbiamo vissuto un campionato che ci ha visto protagonisti in campo ed in alcune fasi della stagione senza rivali, ma sugli spalti si è visto ben poco pur avendo le potenzialità di far meglio di molte altre tifoserie più blasonate. Quindi sentiamoci orgogliosi di essere coratini e difendiamo i colori della nostra città perché la squadra ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di sognare e penso che questa squadra e questa società possano farci sognare e soprattutto pensiamo che questa città meriti palcoscenici sempre più prestigiosi e per arrivare a ciò serve il nostro sostegno. Vi aspettiamo numerosi alla presentazione della squadra che si terrà il 23 agosto al palazzo di città alle ore 19,00 per far capire ai ragazzi che quest’anno avranno tutto il nostro sostegno». Fra le prime iniziative del gruppo di tifosi, ci sarà quello di una tessera di appartenenza al gruppo che darà diritto ad alcuni gadgets del Corato e, soprattutto, un abbonamento a prezzo speciale.



Salvatore Vernice

Il papà

Genova, 20 agosto 2007 - «NON VOGLIO altro dolore, non voglio altra violenza. Ho perso un figlio, per una partita di calcio. E non si può morire così. Lo dico a tutti i tifosi d’Italia, non solo agli ultras del Genoa o del Milan».
Ascoltate questo padre. La sua testimonianza. Sa che cos’è la sofferenza. Cosimo Spagnolo ha 64 anni. Era il 29 gennaio del 1995 quando suo figlio, Vincenzo Spagnolo, detto «Spagna», fu accoltellato a morte, a 24 anni, da un ultrà rossonero, Simone Barbaglia, prima di Genoa-Milan. Da quel giorno, le due squadre non si sono più incontrate. Torneranno a farlo domenica a Marassi, dodici anni dopo. A Genova c’è grande preoccupazione e allarme. «Ma non si parli di vendetta, diamo una lezione di civiltà», il suo appello.

Signor Spagnolo, il prefetto di Genova vuole vietare Marassi ai tifosi del Milan.
«Ho letto, ma uno stadio dovrebbe essere sempre aperto a tutti, perché il calcio è di tutti».

Non teme anche lei scontri fra le due tifoserie?
«In questi anni, anche se per me è come se tutto fosse successo ieri, ho mantenuto i contatti con gli amici di mio figlio, ne aveva anche fra i sampdoriani, parlando con me hanno sempre condannato la violenza. Condannare vuol dire non condividere. E se domenica dovesse succedere qualcosa di brutto, ci resterei molto male, mi sentirei tradito».

Che cosa ha detto, agli amici di suo figlio?
«Che la violenza non ha senso. Contro chi, poi? Contro altri giovani, altre famiglie innocenti? Ma io credo a questi ragazzi, mi fanno pensare che non dovrebbe succedere niente di grave. Nel caso opposto, vorrebbe dire che non sono stati sinceri con me. Anche se...»

Anche se?
«Il rischio di qualche testa calda, di qualche cane sciolto c’è sempre, ma il vero pericolo sono i portatori di veleno, i cattivi maestri delle curve. Loro sì, che dovrebbero essere allontanati dagli stadi».

A chi si riferisce, quando parla di cattivi maestri?
«Ai capi più anziani, quelli che riuniscono i ragazzi in pizzeria per inculcare la violenza, che ricattano le società per avere i biglietti da vendere come bagarini, che minacciano in caso contrario incidenti per fare squalificare il campo, che ne hanno fatto un modo per guadagnare. Ci sono molti interessi, troppi. I club spesso hanno paura, non li denunciano, come invece ha fatto recentemente proprio il Milan, e ha fatto bene».

Suo figlio faceva parte di un gruppo?
«Seguiva il Genoa, ma non aveva rapporti più di tanto con il mondo ultrà. Lavorava a Porto Rotondo, nell’agenzia immobiliare della sorella, era odontotecnico, veniva da noi solo per i fine settimana».

E’ cambiato qualcosa, secondo lei, in dodici anni?
«No. Troppa impunità, chi sbaglia non paga come dovrebbe».

Si riferisce a Barbaglia, scarcerato grazie all’indulto, definitivamente libero dal 28 febbraio? Aveva 18 anni, quando uccise suo figlio.
«Sì, mi riferisco a lui. Volevo giustizia, in base alla legge. Oggi è libero come noi, dopo aver tolto la vita a un ragazzo che aveva sei anni più di lui».

L’iter della legge, ha scontato la sua pena.
«Troppi cavilli. In Inghilterra sono riusciti a sconfiggere la violenza applicando la legge, ma con la necessaria severità».

Ha mai avuto contatti con la famiglia Barbaglia?
«No, mai».

E con il Milan?
«I primi giorni dopo il dramma, poi niente, silenzio».

E’ più entrato in uno stadio?
«Solo per il torneo estivo del Genoa in memoria di mio figlio».

Com’è, oggi, la sua vita?
«Da pensionato. Sono stato un responsabile nel settore cantieri navali di Sestri, ma non avevo più stimoli, sono andato in pensione due anni dopo la tragedia».

Che cosa ha provato nei giorni dell’omicidio Raciti?
«E’ stato come rivivere il momento della morte di mio figlio. Le cose non sono cambiate».

Antonio Matarrese, presidente della Lega, disse: «Il calcio non può chiudere, i morti purtroppo fanno parte del sistema».
«Detta da un dirigente con la sua carica, non da una persona qualsiasi, mi sembra una frase molto grave. E’ il momento di cambiare il sistema, ecco che cosa mi aspettavo che dicesse il signor Matarrese».

Che cosa ha capito, in questi anni, della mentalità ultras?
«Che è difficile da capire. Presi da soli, questi ragazzi sono anche fragili, piangono, poi scatta la logica del branco da stadio, la necessità di non fare brutta figura con i loro cattivi maestri, appunto».

Che cosa vuole dire, ancora, sulla partita di domenica?
«Che i veri valori del calcio sono altri, che lo sport deve essere vicinanza. E che sia solo una partita, il modo migliore per ricordare mio figlio».

dall’inviato ALESSANDRO FIESOLI

20 agosto 2007

Portoghesi

(AGI) - Roma, 20 ago. - Niente manica larga dalle Ferrovie dello Stato nei confronti dei tifosi delle squadre di calcio in occasione delle trasferte: si conferma l’impegno nella lotta all’evasione tariffaria. E la riprova si e’ subito avuta ieri, in occasione della trasferta di tifosi giallorossi a Milano per l’assegnazione della Supercoppa italiana.
Infatti ieri pomeriggio un gruppo di tifosi romanisti in viaggio dalla capitale verso il capoluogo lombardo “ha ripetutamente tentato - dice un comunicato delle Fs - di sottrarsi ai controlli e di viaggiare cosi’ senza biglietto”. L’intervento del personale ferroviario, prima alla stazione Termini e poi a Firenze Campo di Marte, “ha fatto si’ che anche quei viaggiatori saliti senza biglietto pagassero il titolo di viaggio dovuto”. I controlli effettuati a bordo hanno pero’ reso necessaria una sosta del convoglio nella stazione di Firenze Campo di Marte, determinando un ritardo di 60 minuti. Le Ferrovie dello Stato ribadiscono quindi che “a nessuno, tifosi inclusi, sara’ piu’ consentito di viaggiare senza biglietto e senza osservare un comportamento di civile rispetto verso gli altri clienti e il personale ferroviario”. (AGI)

Trasferta

Solo tra qualche giorno si saprà se domenica i tifosi del Milan potranno entrare a Marassi per vedere la prima di campionato contro il Genoa.

La decisione sarà presa nella riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza di Genova, in programma alle 11 di giovedì. La sfida, sulla quale si pronuncerà anche l'Osservatorio, è considerata ad alto rischio a causa dell'uccisione del tifoso rossoblù Vincenzo Spagnolo da parte dei sostenitori del Milan il 29 gennaio del 1995, proprio a Genova, tragico evento ricordato nei giorni scorsi da alcune scritte apparse sui muri intorno allo stadio Marassi.

Mesagne

Il direttivo della Brigata Messapica, gruppo di tifoseria organizzata, comunica che la riunione del gruppo si terrà in data Lunedì 20 Agosto, alle ore 19, presso la sede amministrativa della società sita in Via Brindisi/P.zza Vittorio Emanuele.

Nel corso della riunione si discuteranno i seguenti ordini del giorno:
-Organizzazione Campagna Tesseramenti e assegnamento dei compiti;
-Approvazione del Merchandising ufficiale ed eventuale organizzazione;
-Approvazione e ufficializzazione del nuovo stemma del gruppo U.B.M.;
-Riassunto delle opere fatte fino a questo punto dalla Brigata;
-Discussione sui progetti per la stagione 2007/2008.

Tutti gli sportivi e i tifosi mesagnesi sono invitati a partecipare.
Chiunque voglia gridare il proprio amore per la squadra ed entrare nel gruppo è ben accolto, basta farsi presenti alle riunioni.
È con la vostra passione che possiamo alimentare il sogno!! !-

Strano, i Veronesi si arrabbiano

Si respira aria di contestazione a Lumezzane. Non solo nella gradinata riservata ai tifosi ospiti dove trovano posto i sostenitori dell’Hellas ma anche in tribuna. Gli spazi sono aperti, il servizio d’ordine latita e un gruppo di ultras si presenta a pochi metri dal presidente Arvedi e dal direttore sportivo Cannella. Volano offese e qualcuno urla «vergogna» al termine della partita. Manifestazioni isolate di protesta che diventano più importanti al termine della gara quando un gruppo di tifosi si porta al cancello d’ingresso e attende l’uscita del pullman gialloblù manifestando il loro disappunto verso la dirigenza di Corte Pancaldo. Le forze dell’ordine organizzano una scorta fino al casello autostradale e tutto si spegne senza troppe conseguenze. Mostra grande tranquillità Franco Colomba. «Ho visto cose buone e cose meno buone - ammette il tecnico gialloblù - e siamo stati bravi a rimettere in carreggiata una partita strana. Abbiamo pagato qualche assenza di troppo. Potevamo anche chiudere sul due a zero ma abbiamo sbagliato due volte e gli avversari ci hanno punito. Abbiamo pareggiato in extremis, vuol dire che questa squadra ha un’anima».

Pisani

In occasione della sfida contro il Napoli, i tifosi neroazzurri vengono fatti entrare solo alla fine del primo tempo, subiscono le invettive degli striscioni partenopei oltre a bottigliette di urina lanciate sulla loro testa. E’ questa la tanto sbandierata sicurezza garantita dal decreto Amato? E perchè alcune tifoserie sono più tollerate di altre?

La trasferta di Napoli ha rappresentato un vero tormento per quei tifosi neroazzurri che hanno deciso di seguire la squadra allo stadio San Paolo di Napoli. I tifosi, benchè giunti con i pulmann in perfetto orario all’uscita del casello autostradale che conduce al San Paolo, hanno fatto il loro ingresso negli impianti dello stadio addirittura 36 minuti dopo il fischio d’inizio del match. Infatti, secondo il racconto degli stessi tifosi, il corteo dei sostenitori neroazzurri invece di essere condotto alla stadio è stato fatto circolare per tutto l’interland napoletano in attesa che si allentasse la pressione di circa 500 facinorosi napoletani alla ricerca di un contatto fisico con i tifosi toscani. Il giro panoramico è costato ai sostenitori del Pisa praticamente la visione del primo tempo. Ora, chi rimborserà la metà del biglietto, visto che solo metà dello spettacolo è stato regolarmente fruito, biglietto integralmente pagato da questi tifosi-consumatori? Nessuno, ovviamente. Alcune domande sorgono spontanee: ma il famigerato decreto Amato non doveva tutelare i tifosi corretti e rispettosi, e perseguitare coloro che vogliono invece trasformare lo stadio in un campo di battaglia? Se questo è vero, perchè piuttosto che disperdere gli “intoccabili” tifosi del Napoli, si è preferito far girare a vuoto per una mezz’oretta i tifosi del Pisa? Si attendono ipotesi di risposta. E ancora, lo sa il ministro Amato che dentro il San Paolo campeggiavano striscioni offensivi contro i tifosi ospiti e le forze dell’ordine? Per caso, qualcuno ha chiesto l’autorizzazione per quegli striscioni offensivi, forse che questa autorizzazione è stata concessa? Se si, quando, e da chi? Ma lo sa il ministro Amato che gli stessi steward dello stadio San Paolo invece di mantenere un atteggiamento professionale, al gol del Napoli hanno cominciato a prendere in giro i sostenitori ospiti? Ma lo sa il ministro Amato che nel settore riservato ai tifosi del Pisa ad un certo punto sono cominciate a piovere bottigliette piene di urina?
La legge c’è, scritta a lettere cubitali e secondo le migliori intenzioni, la sua applicazione concreta è ancora tutta da venire. Soprattutto in certi stadi e per certe tifoserie, alla quale tutto o quasi è perdonato. Scusate, dimenticavo la legge fondamentale che regola il mondo del calcio: il rispetto della legalità è inversamente proporzionale al bacino di utenza

alessio_giovarruscio@tiscali.it.

Naziskin

Il questore di Bologna ha emesso dieci divieti di partecipare a competizioni sportive nei confronti di altrettanti presunti naziskin. Sette di loro sono stati raggiunti da misura cautelare il 3 agosto.

Secondo l'accusa incitavano all'odio razziale ispirandosi all'ideologia nazifascista. In particolare, per quattro di loro, il Daspo avrà la durata di cinque anni, con obbligo di firma in Questura. Per cinque il Daspo e l'obbligo di firma dureranno tre anni, per il decimo due.

Spagna vive

L’undicesima edizione del Trofeo Spagnolo, vedrà affrontarsi il 3 settembre, alle 15. allo stadio Ferraris di Genova, il Genoa e il Torino. Il trofeo è dedicato al tifoso genoano Claudio Vincenzo Spagnolo, ucciso prima della partita Genoa-Milan del 29 gennaio 1995. (17/08/2006) (Spr)

Dove eravamo rimasti

Da oggi si ricomincia.

2 agosto 2007

Falso allarme

Roma, 1 ago. (Adnkronos) - In alcune realta' delle tifoserie organizzate italiane "come quella capitolina, la compenetrazione tra tifo ultra' ed oltranzismo politico ha evidenziato profili di indubbia insidiosita', correlati anche alla contiguita' con ambienti della delinquenza comune nonche' all'emergere di nuove aggregazioni caratterizzate da una spiccata propensione alla violenza". E' quanto sottolineano i servizi di sicurezza nella 59° relazione al Parlamento sulla politica informativa e della sicurezza.

Roma è incazzata

I tifosi della Lazio sono furibondi per la scelta di giocare i derby di mercoledi'. "Come al solito non veniamo considerati", dicono in molti. La maggior parte di loro ora sta pensando di non fare l'abbonamento, mentre altri se la prendono con la societa' per non aver alzato la voce. In casa Lazio c'e' invece un po' di divisione tra i giocatori. "Non tutti i tifosi potranno venire a vedere la gara", sostiene capitan Zauri, mentre Ledesma dice che "l'importante e' vincerlo questo derby".

Elemosina

Roma, 1 ago. (Adnkronos) - Il Ministro dello Sport Giovanna Melandri ha ricevuto nel pomeriggio una rappresentanza del Comitato ''Il tifo popolare nel calcio che vogliamo'', costituitosi con lo scopo di riportare gli striscioni negli stadi e composto da Progetto Ultra', rappresentanti dei tifosi, parlamentari e giornalisti, la cui richiesta di un intervento immediato da parte del Ministero per riportare gli striscioni non violenti negli stadi e' stata accolta positivamente. Il Ministero si e' impegnato a chiedere ufficialmente al Ministero degli Interni di rivedere, prima dell'inizio del campionato, le disposizioni sugli striscioni emanate dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive.

Lucarelli

Lucarelli, come si sta da quelle parti? «Benissimo, una cosa incredibile. Mi ero preparato al peggio, invece ho trovato una città in crescita continua, che vuole farsi trovare pronta per Euro 2012. E la società è organizzatissima».

Lo ammetta, è andato solo per i soldi? «Chi pensa questo è perché sarebbe il primo ad accettare per denaro. Semmai uno dovrebbe farsi questa domanda: "Perché Lucarelli ha rifiutato lo scorso anno la stessa offerta e quest'anno invece no? In una città non proprio uguale a San Pietroburgo?" Le motivazioni sono tante. Diciamo che l'ultimo anno è stato devastante, moralmente e professionalmente ».

Partiamo dalla contestazione personale con la Reggina? «Quella è stata la botta finale, mi ha tolto gli ultimi dubbi. Ho capito che c'era una parte di tifosi che mi ha sempre aspettato al varco per massacrarmi».

Protti l'ha sentito? «Era l'unica persona che sapeva di questa trattativa. Mi ha consigliato di non dire nulla fino all'ufficialità».

I tifosi hanno fatto qualcosa per trattenerla? «No».

Perché Spinelli non l'ha trattenuta? «Due giorni dopo il mio ritorno dalla Lituania con la Nazionale, ho capito che questa volta una mia cessione andava bene a tutti. Spinelli mi chiamò, mentre stavo facendo una riunione al mio giornale. Mi disse che aveva trovato un'accordo per vendermi al Portsmouth ».

Non ha accettato? «No, gli dissi che la squadra me la sarei trovato da solo. Era la Sampdoria, avevo dato la mia disponibilità a Mazzarri, lui per me è come un padre. Alla Samp avrei guadagnato meno che a Livorno. Come vedete i soldi non sono un problema».

Perché Spinelli non l'ha ceduta? «Disse che mi avrebbe venduto a tutti tranne che alla Samp: da genoano e genovese non avrebbe più potuto camminare per la sua città».

Tornerà un giorno a Livorno? «Certo è casa mia».