30 aprile 2007

Retrocessi e festanti

GIULIANOVA. Vincenzo Zucchini ribadisce un concetto già espresso: «Sono orgoglioso di questi ragazzi, che anche oggi hanno dato vita ad una bella prestazione, nonostante le motivazioni non fossero tante. I rimpianti ci sono, ma credo che il nostro lavoro sia stato positivo. Noi tecnici siamo riusciti a tenere questo gruppo sempre motivato e siamo riusciti a difenderlo da una situazione, quella societaria, che non ci dava tranquillità».
Mirko Antenucci ha raggiunto la doppia cifra: «Contento dei 10 gol, meno per come è finito il nostro campionato. Spero di migliorare ancora e di concretizzare più occasioni. Il mio secondo gol è tra i più belli, merito del perfetto assist di Sarno».
Stillo è tornato in campo dopo otto mesi: «Era importante tornare a giocare. Ho un altro anno di contratto. Spero di rimanere e di recuperare il tempo perduto. Sono in credito con la fortuna».
Bellotto, tecnico della Salernitana: «La salvezza matematica è stata raggiunta, questo è importante, di più non si poteva fare. Bella partita».
Intanto fuori dallo stadio i tifosi hanno dato vita al banchetto annunciato alla vigilia. Birra e porchetta nel piazzale antistante il Fadini. Alla festa hanno partecipato una cinquantina di tifosi. Attraverso un comunicato i tifosi hanno spiegato che il motivo della festicciola era “festeggiare” l’obiettivo raggiunto dalla società, ovvero la retrocessione. Inoltre i tifosi si sono schierati contro il decreto antiviolenza emanato dal Governo in seguito agli incidenti di Catania.

Contro il calcio moderno

Tifosi in corteo prima delle gare, per motivi diversi, ad Ascoli, Terni e Parma: dalle proteste contro la Lega alla marcia per la salvezza. Un centinaio di ultras dell'Ascoli hanno sfilato prima della gara di A con la Reggina contro i continui spostamenti di data e luogo della sfida con il Catania. I tifosi della Ternana hanno invece protestato contro le porte chiuse del derby di C con il Perugia. A Parma,invece,gli ultras hanno scortato la squadra allo stadio per la gara di A con il Cagliari.

Manifestazione

Sono arrivate tifoserie da tutta Italia per raggiungere Ancona e scendere in piazza per rivendicare il diritto alla libertà di espressione, riappropriarsi di uno spazio alla parola.

Da Venezia a Cosenza come da molte città delle Marche, in tanti hanno risposto all’appello degli Ultras Ancona, partecipando alla manifestazione di sabato che ha visto sfilare insieme i gruppi della Curva con i Club moderati di Ancona, uniti dall’opposizione all’involuzione repressiva del decreto antiviolenza.

Dalla Fiera della Pesca fino al centro della città, più di duemila persone hanno attraversato le vie di Ancona: bandiere, striscioni, fumogeni, slogan, un corteo colorato e determinato che ha portato sulle strade tutto quello che oggi viene negato e represso negli stadi.

A chiusura del corteo, lo spezzone delle Comunità Resistenti delle Marche, a rappresentare concretamente la solidarietà delle associazioni e dei movimenti che condividono la stessa battaglia contro la repressione a fianco delle realtà ultras antirazziste: presenti attivisti da Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Napoli.

L’ingresso in Piazza Roma è stato salutato con una coreografia composta dai manifestanti: centinaia di cartelli alzati in aria che recitavano: "Non si chiede il permesso per essere liberi". La manifestazione si è conclusa con gli interventi dal palco delle realtà intervenute.

antissime le adesioni alla manifestazione promossa dagli Ultras Ancona : a partire dalla curva anconetana, Cani Sciolti, Vecchia Guardia, e dai club dorici Donne Doriche, Gruppo Dorici, Noi Biancorosse, CUBA, Brigata 118°, Tifosi Piano San Lazzaro. Dalle Marche: le Brigate Rosso Blu e gli Sconvolts di Civitanova, Armata Ultrà di Macerata, Sconvolts di Tolentino, Panthers di Fano.
Grande la partecipazione dall’universo ultras antirazzista: A sostegno di un ideale di Venezia Mestre, Curva Nord Maurizio Alberti di Pisa, Collettivo Blasco Pirates di Giulianova, Gruppo Sismico di Potenza, Ultras kr. di Crotone, Guardians di Ischia, Brigate rossoblù di Montevarchi, Ultras Curva Nord Sud di Cosenza, Tifosi basket di Matera, Mentalità Sipontina di Manfredonia.
A titolo personale ultras dalle città di Teramo, Spal, Cremona, Salerno, Modena, Recanati, Avellino, Bergamo.

Ampia è stata la presenza dei movimenti e associazioni: Associazione Ya Basta Marche, Polisportiva Antirazzista "Assata Shakur" Ancona, Ambasciata dei Diritti Marche, Comunità Resistenti Marche, Gulliver studenti universitari Ancona, Cs Tpo Bologna, Lab. Paz Rimini, Lab. Aq 16 Reggio Emilia, Laboratorio Occupato Insurgencia Napoli, Collettivo Antiproibizionista Canna, Napoli Ass. Noi Ultras, Venezia Mestre, Rete del Futbol Rebelde, Centro sociale Intifada Empoli.

Crociati generosi

Riempiamo gli uffici dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive di immagini colorate di gialloblù. Le stesse che ieri hanno accompagnato giocatori, tecnici e dirigenti del Parma nel tragitto che portava dall’Hotel de la Ville allo stadio Tardini. Un corteo passionale ed unico nel suo genere che è un esempio di tifo organizzato e di non violenza. L’iniziativa promossa dallo storico gruppo ultras “Boys 1977” ha coinvolto oltre mille tifosi di ogni età: dai bambini nel passeggino per finire agli anziani. Un mondo variegato tenuto insieme dalla stessa passione, la maglia crociata e la salvezza del Parma. Cartoline indelebili di un feeling, quello tra tifosi e calciatori, che è riesploso ultimamente, facilitato anche dalle recenti vittorie in campionato, contro Fiorentina e Palermo, che hanno rinvigorito le speranze salvezza. I risultati sono stati eccezionali e vanno al di là del risultato sul campo, un 2-1 che comunque aggiunge ulteriore fieno in cascina e serve ad avvicinarsi alla salvezza.
Il ringraziamento del presidente: "Siete dei grandi"

Ma ritorniamo al corteo, al quale hanno partecipato anche il Centro Coordinamento e il Settore Crociato: il raduno era fissato alle 12,30 davanti all’albergo che normalmente ospita il Parma nel ritiro pre-partita: un’ora di canti e applausi, fino a quando dalla porta dell’hotel non sono usciti giocatori, tecnico e dirigenti. Il clima si è surriscaldato (positivamente) e qualcuno si è anche commosso, le bandiere sventolavano all’impazzata e i tamburi suonavano con cadenza ossessionante. Poi tutti insieme verso lo stadio, cantando e ballando, percorrendo via Pier Maria Rossi piena zeppa di striscioni di protesta contro le recenti leggi varate dal Governo per debellare l’ondata di violenza che si è abbattuta sul calcio. Eppure l’iniziativa di ieri è l’ennesimo controsenso, l’ennesima dimostrazione che le nuove norme servono a poco, soprattutto quelle che vietano l’ingresso in curva di striscioni, fumogeni e tamburi, se non attraverso una preventiva autorizzazione della questura; tant’è che ieri a Roma ci sono stati gli ennesimi incidenti e accoltellamenti; e poi l’Olimpico è lo stadio più sicuro d’Italia!
La domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno: che significato ha vietare striscioni e cose simili solo dentro gli stadi? Soprattutto quando 5 metri più in là si può fare e scrivere di tutto? Assurdità in salsa tricolore! Fatto sta che gli ultras parmigiani hanno dato un esempio unico di tifo libero e incondizionato. Tifo vero e sanguigno, con famiglie e bambini al seguito. Una festa. E allora bombardiamo di fotografie e immagini di ogni tipo l’Osservatorio sulle manifestazioni sportive perché capisca una volte per tutte che Parma non è Roma o Catania e che il tifo nostrano non è violenza, ma pura e sana passione. Quello che il calcio avrebbe bisogno per ritornare ad una dimensione più reale.

Polizia condannata

LA PRIMA condanna nei confronti del Ministero dell´Interno per le illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti è arrivata nei giorni scorsi, e cioè circa sei anni dopo la vergogna del G8 genovese. Ma le parole con cui il giudice istruttore Angela Latella ha motivato la sua decisione rinfrescano la memoria. Ricordando a tutti che quelle cariche sanguinarie, quelle teste rotte a manganellate, quei lacrimogeni sparati contro le persone inermi, non erano frutto dell´iniziativa isolata o dell´autonomo eccesso di qualche agente. Facevano invece parte di un più ampio disegno - così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze - , che rappresenta una delle pagine più buie nella storia della Polizia di Stato.
Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ragione a Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: "Non violenza!". Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c´era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c´erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra triestina. Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell´Interno. La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali - , ma il punto è evidentemente un altro.
«Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un´iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l´ordine pubblico gravemente messo in pericolo». Perché l´intervento della polizia non fu «legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l´ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui posizione fu in seguito peraltro archiviata.
La pacifista era assistita dagli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano. Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant´anni, di cui giustamente si sottolinea l´aspetto mite». E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una «manifestazione assolutamente pacifica e allegra» e di aver quindi visto agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei». Marina Spaccini ha accolto il giudizio con un sorriso: «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia».

29 aprile 2007

Barthez

L'ex portiere della Francia campione del mondo Fabien Barthez è rimasto coinvolto in una rissa con alcuni tifosi della sua squadra, il Nantes Atlantique, al termine della sconfitta subita per 2-0 in casa dal Rennes.
Barthez sarebbe stato insultato fuori dallo stadio Beaujoire e avrebbe reagito con altri insulti uscendo dalla sua macchina: dagli insulti si è passati ai pugni e solo lo staff di sicurezza è riuscito a riportare la calma. La polizia avrebbe chiesto spiegazioni al portiere nel tentativo di ricostruire i fatti. Ma Barthez si è invece rifiutato di commentare l'episodio con i giornalisti.
Per il Nantes, otto volte campione di Francia e da 44 anni nella massima categoria, la sconfitta potrebbe risultare decisiva ai fini della retrocessione. ,

Invasioni

Il Leeds United è retrocesso in Serie C inglese e i tifosi hanno protestato scendendo in campo.
Il club, che nel 2000 arrivò in semifinale di Champions League ed è caduto in disgrazia a causa di problemi finanziari, stava chiudendo malamente la sfida con l'Ipswich a Elland Road. quando, a meno di un minuto dalla fine, i tifosi di casa si sono gettati sul perimetro di gioco facendo scappare i giocatori dello United. L'Ipswich aveva pareggiato poco prima, condannando il Leeds.
La Football League ha già annunciato sanzioni tramite il portavoce John Nagle, il quale afferma: "E' sempre deplorrevole che i tifosi entrino sul campo di gioco. Quanto successo a Elland Road sarà oggetto di indagini da parte della FA. E questo atto di una minoranza di tifosi del Leeds potrebbe avere serie conseguenze".

Il tallone d'Achille

Roma, 29 aprile 2007 - Incidenti all'ingresso dello stadio Olimpico prima del derby Roma-Lazio. Un gruppo di tifosi delle due squadre e' venuto a contatto e due persone sono state accoltellate. I feriti non sono gravi e sono stati medicati in ospedale.
«C'è stato un gruppo di circa 350 tifosi, alcuni con bastoni, che si sono lanciati contro le Forze dell'Ordine in Curva sud, ma sono stati respinti, un numero minore dall'altra parte, è sembrato preordinato, ma tutto ora si è normalizzato, non alziamo i toni». Sono le parole del Prefetto, Achille Serra, ai microfoni di Sky, prima dell'inizio del derby tra Roma e Lazio. «Senza saltare le disposizioni di legge, il buon senso deve prevalere -dice Serra a proposito degli striscioni dei tifosi-, questo non fa disattendere la legge ma non esaspera gli animi.
Tutto sta andando per il meglio». L'impegno delle forse di polizia è enorme durante le partite.
«Oggi l'impegno è fortissimo delle forze di polizia, anche se sono meno di quelle richieste da me e dal Questore. Ci sono 400-500 uomini allo stadio Olimpico, è un'impresa gestire la sicurezza negli stadi, si deve arrivare agli stadi di proprietà delle società -continua Serra- con steward professionisti e con la polizia fuori dagli stadi. Per Manchester-Roma ce ne erano 1500, oggi per il derby sono circa 500, devono gradualmente diventare sempre di più». Il prefetto illustra poi alcuni punti del progetto per l'Olimpico. «Il progetto prevede le Curve divise a spicchi con non più di 2000 persone e con grandi spazi per gli steward e telecamere fisse per controllare quello che accade».

Benevento

Gli Ultras Curva Sud Benevento hanno annunciato che in occasione della partita tra Benevento e Val di Sangro, nella parte iniziale della gara, ci saranno 5 minuti di protesta. ”Una protesta civile ma non silenziosa - si legge in un comunicato - nei confronti della repressione che sta attanagliando il mondo delle tifoserie organizzate.

Nonostante la gara di campionato in questione abbia un notevole interesse sportivo per il Benevento, appare necessario e doveroso far sentire la nostra voce che si alza e si alzerà più forte che mai, contro tutto quanto si sta legiferando e facendo in sfavore del mondo delle Curve d’Italia.

Precisiamo che il nostro sostegno ai colori giallorossi non verrà meno durante tutto il resto della partita, ma ribadiamo che in questo momento è necessario far capire che anche noi siamo una parte vitale del calcio, almeno per come lo intendiamo noi, fatto di sostegno e passione. Siamo ultras non criminali.

Vogliamo tornare ad essere quelli di sempre con i nostri colori, le nostre bandiere, i nostri striscioni fatti con liberi pensieri, la possibilità di seguire tutte le partite della nostra squadra senza limitazioni occasionali ed estemporanee”.

Gli ultras hanno inoltre invitato la parte restante della tifoseria a rispettare tale decisione ”Sono soltanto 5 minuti che chiediamo. Noi siamo i primi a soffrire per questa decisione che, però, appare opportuna affinchè il calcio, non finisca per essere definitivamente trasportato da un rettangolo verde con dei gradoni di cemento ad un divano con tv".

27 aprile 2007

Mi dispiace devo andare

«Ringrazio tutti, ma purtroppo non posso accettare. Non vorrei correre il rischio che la cosa venga strumentalizzata mediaticamente».
Queste le parole di Cristiano Lucarelli che risponde ai tifosi che avevano invitato il capitano a vedere la gara con il Palermo in curva, visto che sarà fuori per squalifica (la Disciplinare ieri ha respinto per la seconda volta il ricorso).
Un'occasione, come avevano spiegato i tifosi livornesi, anche per fare la pace dopo le incomprensioni seguite alla partita fra Livorno e Reggina che avevano indotto Lucarelli a dire: «Basta. Questo è il mio ultimo anno a Livorno».

Ultras, botte e politica

ullo schermo del suo telefonino c'è la foto di Nereo Rocco. «Questo era il mio calcio». Il suo calcio non c'è più. Anche la vita di Valter Settembrini è cambiata parecchio. «Sono stato ricoverato al Galeazzi 44 giorni. Sono rimasto sotto i ferri per 9 ore, dovevano ricompormi 13 fratture facciali. Con due altri interventi hanno cercato di limitarmi la fuoriuscita di liquido celebrale. Ma il liquido non si ferma e dovranno intervenire ancora. La prossima operazione sarà agli occhi, ho problemi di vista».Martedì il perito nominato dal Tribunale ha depositato la perizia. Ha detto che i calci e i pugni inferti alla testa e al torace di Settembrini, la sera del 25 gennaio 2007, non erano tali da causarne la morte. Tifosi milanisti contro, storia di una faida ultrà. Il pubblico ministero Tiziana Siciliano ha ribadito la sua accusa: tentato omicidio. Per due degli aggressori, Michele Caruso e Massimiliano Colombo, il magistrato ha chiesto rispettivamente dieci anni e 8 anni e sei mesi di reclusione. Il giorno dopo la perizia Settembrini decide di parlare. E' la prima intervista che rilascia dalla sera del 25 gennaio.
Settembrini, ha sentito l'esito della perizia?
«Sì, ma non vorrei commentare, il processo è in corso».
Davvero non ha riconosciuto i suoi aggressori?
«Io ho un'etica».
Che significa?
«Per anni ho lavorato dentro le carceri milanesi e non credo nel valore rieducativo della galera».
Il suo silenzio non è dettato dalla paura? Non ha ricevuto minacce?
«Non ho mai ricevuto minacce, neppure prima dell'agguato».
È più tornato allo stadio?
«No e non ci tornerò più».
Si definisce ancora un ultrà?
«No. Non esistono più i valori nei quali credevo. Vedo troppi ragazzi manipolati per interessi personali».
Perché l'hanno ridotta così?
«Ho letto un titolo della Gazzetta dello Sport. Mi ha colpito, riassumeva tutto: "Succede a Milano. Picchiare un ultrà per educarne cento". Ecco perché hanno cercato di ammazzarmi».
Tutto qui?
«Qualcuno, mentre mi prendeva a calci, gridava "Muori sporco comunista"».
Non si tratta piuttosto di interessi economici?
«La politica c'entra e certe organizzazioni di destra la usano per entrare in curva Sud. C'è un vuoto di potere e nasce con il "Giallo" dell'inverno del 2005».
Il giallo?
«Lo scontro fratricida che ha portato allo scioglimento della Fossa dei Leoni. Insieme si erano superati momenti difficilissimi e penso alla morte di quel poveraccio di Claudio Spagnolo, il tifoso del Genoa. Ora certe facce sono tornate in circolazione. Ci sono episodi inquietanti. Penso al ferimento di un altro ultrà, avvenuto il 17 ottobre 2006, a Sesto San Giovanni. Nessuno di quella storia sa nulla, non hanno neppure trovato i bossoli. Sapete cosa significa? Che i bossoli li hanno portati via, perché quello era un lavoro da professionisti».
Cosa ha pensato dopo la morte dell'ispettore Filippo Raciti?
«Che era la fine di tutto».
Perché lei non si è costituito parte civile?
«Perché in questa storia ci sono già troppe famiglie che soffrono: la mia, quella di chi è finito in carcere, di Caruso e di Colombo. C'è troppo dolore, ci sono troppe lacrime. Quelli che mi hanno ridotto così neppure sapevano cosa stavano facendo. Mi hanno scritto una lettera, prima o poi la leggerò».
Pensa rispondessero a degli ordini?
«Questo lo dice lei».
Ora come si sente?
«Solo e abbandonato da tutti. Come in quel libro di Osvaldo Soriano, triste, solitario y final».
Perché non racconta tutto quello che sa?
«Perché non so nulla. E perché ho due figli da far crescere».

Razzisti?

«A Bergamo non canto, verrò a Napoli per festeggiare la promozione in A». Gigi D’Alessio rinuncia all’invito di Lorenzo Suraci, bergamasco e patron dell’emittente radiofonica Rtl 102,5, per partecipare alla festa dei cent’anni dell’Atalanta, in programma sabato 5 maggio, perché sono arrivati messaggi di insulti e minacce di ultrà nerazzurri, di chiaro tono razzista. «Avevo accettato di partecipare al concerto a titolo gratuito, ma ho deciso di non andare a Bergamo perché non vorrei correre rischi. E se non vi fossero solo insulti o minacce? Mi dipiace dover parlare di un argomento come questo, il razzismo, nel 2007». Davanti a quei messaggi qual è stata la sua reazione? «Di sorpresa, almeno all’inizio. Certo, quelle persone non saranno più di venti, però mi amareggia che ci sia razzismo: anche Bergamo è a sud di Lugano, no? La musica dovrebbe unire e il calcio dovrebbe dividere solo per il tempo di una partita». I concerti di D’Alessio hanno successo al nord. «Il 3 aprile sono stato a Treviglio, proprio in provincia di Bergamo: tutto esaurito. E così è stato a Varese, Mantova e Milano. Vendo più dischi al nord che al sud. E poi io ho le maglie dei calciatori dell’Atalanta». Ma non tifa per il Napoli? «Confermo. Le maglie dell’Atalanta mi sono state regalate da un ex calciatore di quella squadra, Gautieri, e da alcuni suoi compagni. Mi dicevano che negli spogliatoi, prima di una partita importante, si davano la carica ascoltando una mia canzone: «Non mollare mai». Io tifo per il Napoli, lo sanno tutti, ma problemi non ne ho mai avuti in altre città. Se anche la passione per una squadra diventa un caso...». Gli organizzatori di «Dea 100», la serata per i cent’anni dell’Atalanta, come hanno preso la notizia della sua rinuncia? «Hanno capito. Aggiungo che tanti da Bergamo mi hanno telefonato per porgere le scuse. Mi dispiace per la città, per tutti quelli che avrebbero voluto assistere ad una serata tra musica e calcio, due cose belle della vita». Presto potrebbe esserci un’altra festa, quella per il ritorno del Napoli in A. «Ci sarò: e chi se lo perde il giorno della promozione?».

26 aprile 2007

Gigi D'Alessio torna a Napoli

Hanno vinto loro. I tifosi. Ed è una sconfitta per la città di Bergamo, per gli organizzatori della festa, per l'Atalanta. Gigi D'Alessio non si esibirà in piazza Vittorio Veneto a «Dea 100», la serata-evento organizzata per i 100 anni della società nerazzurra. Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102,5, e Roby Facchinetti, direttore artistico della serata, hanno dovuto chiamare il cantante napoletano e spiegargli le ragioni del no. D'Alessio, che in un primo momento sembrava deciso a sfidare la piazza, ha declinato. E potrebbe non essere l'unico. Ieri Gaetano Curreri, leader degli Stadio, gruppo bolognese, invitato il 5 maggio, e non preso di mira dai tifosi, ha difeso il cantante inviso alla piazza atalantina: «Devo riflettere sulla nostra partecipazione, quel che ho letto e sentito su Gigi è terribile. Tutti noi andiamo gratis a Bergamo per il rapporto che ci lega alla radio. E perché è un piacere, un club come l'Atalanta rappresenta il calcio che piaceva a me. Ora il calcio mi fa venire il voltastomaco, sento che c'è qualche problema anche per Luca Carboni, assurdo».

Luca Carboni, che in «Silvia lo sai» cantava «con la maglia del Bologna 7 giorni su 7», non è amato, ma il disprezzo per lui non è paragonabile a quello per D'Alessio. «Sono imbarazzato — spiega Roby Facchinetti — perché chi si lamenta non ha capito lo spirito della festa. Certo che temo un effetto domino, una reazione degli altri invitati. Stiamo allestendo uno spettacolo per tutti, gratis, Bergamo una roba così non l'ha mai avuta. Qui non c'è solo la squadra, l'Atalanta è un patrimonio di tutta la città. Pensavo che lo spirito fosse un altro». I tifosi sono rimasti sulla loro linea: «D'Alessio è tifoso del Napoli, una squadra rivale. E meno male che non hanno invitato Omar Pedrini, legato al Brescia». In serata hanno diffuso un comunicato. «E' grave che l'Atalanta non capisca i nostri sentimenti. Non è una questione politica o razzista, semplicemente la presenza di D'Alessio è inopportuna». Accontentati.

Minacce

Telefonata anonima al titolare del cinema Il calciatore nel mirino dell’estrema destra

Anche un cinema d’essai come il Torresino, specializzato in film distribuiti al di fuori dei maggiori circuiti commerciali, ha scoperto sulla propria pelle quali tensioni e quali polemiche sorgano nel momento in cui calcio e politica si incontrano. Il titolare del cinema martedì ha, infatti, ricevuto una telefonata anonima nella quale una voce maschile minacciava danni al suo cinema, alla sua persona ed eventualmente anche agli spettatori se avesse proiettato, la sera successiva, del documentario 99 Amaranto, dedicato al calciatore del Livorno Cristiano Lucarelli.
Subito i sospetti si sono indirizzati verso l’estrema destra padovana e gli ambienti ultras, date le antiche ruggini tra il calciatore e la curva padovana. L’attuale bomber e capitano del Livorno militò nel Padova nella stagione 1996/ 1997, disputando trentaquattro partite e segnando quattordici gol. Ma nonostante l’ottimo rendimento, l’attaccante fu preso di mira dagli ultras, notoriamente politicamente schierati su posizioni di estrema destra, a causa del suo essere dichiaratamente comunista. La contestazione diventò feroce quando Lucarelli festeggiò un gol sotto la curva alzandosi la maglietta e mostrando una canottiera con l’effige di Che Guevara. Dopo il fatto le tensioni tra curva e giocatore crebbero di giorno in giorno fino alla fine del campionato, quando Lucarelli si trasferì all’Atalanta. Dal 2003 Lucarelli è diventato la bandiera del Livorno, la squadra della sua città. E le polemiche anche negli ultimi anni non sono mancate: i gol festeggiati col pugno chiuso, i riferimenti politici sulle magliette, le battaglie contro le casseintegrazioni nel porto, i durissimi scontri con Di Canio e con le curve di mezza Italia. «Noi non ne sappiamo nulla di queste fantomatiche minacce - dice Paolo Caratossidis, leader nazionale di Forza Nuova - vorrei solo commentare che è vergognoso che un cinema storico come il Torresino metta in cartellone un film dedicato alla curva più schifosa d’Italia che nei propri striscioni inneggia alle foibe e ai crimini stalinisti e ad un calciatore coi miliardi che fa finta di fare il comunista. Oltretutto Lucarelli uomo ha lasciato un ricordo poco piacevole di sé a Padova, ricordo come festeggiasse sotto la nostra curva mostrandoci la maglietta del Bal, il gruppo ultras livornese. Detto questo, nessuno di noi ha il tempo e la voglia di minacciare alcuno. Non vorrei piuttosto che tutto ciò fosse una messa in scena, un espediente per pubblicizzare un film del quale non frega niente a nessuno». «Vorrei prima di tutto esprimere la mia solidarietà al gestore del cinema Torresino - commenta Federico Micali, regista del documentario - Mi dispiace che una situazione del genere si sia creata a Padova, non era finora successo prima. Anche perché chi minaccia probabilmente non ha ancora visto il documentario, che non è contro nessuno, ma vuole mostrare come esista in Italia una curva che ha il grandissimo merito di portare dentro gli stadi istanze politico sociali di grande rilevanza. Una curva che poi per comunicare non usa la violenza, ma preferisce l’arma dell’ironia. Lucarelli rappresenta una curva, una città, un modo di vedere la vita».

Grinta

Atmosfera rilassata al Centro Sisport, nessuna contestazione e la macchina della polizia serve solo come controllo di routine. Pochi Ultras hanno lasciato sulle macchine dei giocatori un volantino, dai toni molto educati, che invitava gli stessi a tirare fuori la grinta che ormai siamo alla fine del campionato e bisogna dare il massimo per conquistare il traguardo. In sala stampa Gianni De Biasi è apparso più nervoso rispetto al solito, ma grintoso, la tensione è alta, ma c’è la concentrazione per fare bene, così come si è visto sul campo, dove i giocatori hanno faticato sotto l’occhio attento del mister. Solo Gallo ha lavorato a parte, ma è già in grado di correre abbastanza sciolto.

Gigi D'Alessio

Gigi D’Alessio ha riempito il Datchforum di Assago due volte, festeggiando lì i 40 anni, ha fatto il pieno a Padova e pure a Treviglio che è a due passi da Bergamo. «Giù al Nord» è amato come nella sua Napoli e il maggior numero di cd li vende proprio a Milano, in terra Lumbard. Insomma pensava diaver passato l’esame di maturità dopo l’incredibile successo del tour. Non aveva fatto i conti, però, coi tifosi dell’Atalanta, il fidanzato di Anna Tatangelo. Negli ultimi due giorni gli ultrà nerazzurri, sul sito www.atalantini.it, lo hanno massacrato e hanno detto esplicitamente che «va bene tutto, ma Gigi D’Alessio alla festa dei 100 anni dell’Atalanta proprio no». La festa «Dea 100» è in programma il 5 maggio, la serata allestita in piazza Vittorio Veneto, è gratuita ed è organizzata da Rtl102,5, da Roby Facchinetti dei Pooh (che da poco haconiato il nuovo inno per il club del presidente Ivan Ruggeri), dal comune e dall’Atalanta. Sarà una kermesse col meglio della musica italiana, un cast di altissimo livello coi conduttori Angelo Baiguini e Nicoletta sul palco. D’Alessio è l’artista di punta, ma la contestazione imperversa.

La posizione di LorenzoSuraci, numero uno della radio che è nata ad Arcene (Bergamo) ed è ora uno dei network più importanti, è chiara: «Stiamo organizzando una grande festa per tutta la città in cui io stesso abito, ma da giorni sento che c’è qualche problema nei confronti di Gigi D’Alessio. Se continuerà così oggi o domani lo chiamerò e gli dirò di restare a casa. D’Alessio è un amico e un grande professionista, mi fa un favore personale, una grossa cortesia, ma non voglio rischiare, se persistono le perplessità non se ne fa nulla». La sensazione è che l’idolo di tantissima gente, l’uomo dai sold out garantiti in quasi tutte le tappe del suo tour non parteciperà a «Dea 100». Gli ultrà dell’Atalanta si «accontenteranno» di Luca Carboni, dei Pooh, di Fabrizio, degli Stadio, dei Velvet e degli Zero Assoluto.

Verità

POTENZA, 14 APR - 'Verita' sulla morte dell'ispettore Raciti'. E' una delle frasi scritte su due striscioni comparsi nella notte a Potenza. Sono stati rimossi dagli agenti della Digos che sta provvedendo a cancellare anche un'altra scritta: 'Lo Stato non ci fermera'. Ultras liberi'. Nel capoluogo lucano, il 9 febbraio, a una settimana dalla morte di Raciti, a pochi metri dalla Questura fu tracciata un'altra scritta, che si riferiva alla morte di un tifoso francese.

Rangers

I tifosi azzurri aderiscono all'iniziativa di "Progetto Ultrà" per reintrodurre negli stadi striscioni, bandiere, tamburi e tutti quegli strumenti di tifo non violenti indispensabili per incitare e supportare, in maniera appassionata e creativa, la propria squadra.

Anche i Rangers 1976 scendono in campo. E lo fanno con decisione, diffondendo agli organi di stampa l'appello di "Progetto Ultrà" per reclamare la libertà di espressione negli stadi italiani, all'indomani dei provvedimenti presi dal Governo e ratificati dal Parlamento per eliminare i fenomeni di violenza connessi a manifestazioni calcistiche. Interventi giudicati troppo duri da molte tifoserie d'Italia, che così hanno deciso di promuovere una petizione per chiedere all'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni sportive di intervenire. Questo il testo della petizione:

"Viste le modifiche apportate dal Parlamento al testo del decreto legge sulla violenza negli stadi, trasformato in legge 4 aprile 2007 n. 41, in particolare in riferimento al divieto di introdurre ed esporre striscioni e/o bandiere all’interno degli impianti sportivi solo qualora incitino alla violenza o contengano ingiurie o minacce;
Considerato che gli strumenti di legge attualmente in vigore (pene severe per chi espone striscioni vietati e telecamere a circuito chiuso che consentono l’immediata identificazione del trasgressore), uniti ad uno scrupoloso controllo del materiale all’ingresso dello stadio, sono comunque condizione più che sufficiente per evitare che, all’interno degli impianti sportivi, appaiano striscioni violenti, razzisti e/o offensivi;
Noi firmatari chiediamo all’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive di rivedere e adeguare la delibera n. 14 dell’8 marzo 2007 sulle procedure di ammissibilità di striscioni e bandiere, attenendosi esclusivamente alle disposizioni legiferate.
In particolare, chiediamo che vengano aboliti tutti i divieti relativi a quegli strumenti di tifo non violenti - striscioni, bandiere, tamburi e megafoni - indispensabili per incitare e supportare, in maniera appassionata e creativa, la propria squadra.
Chiediamo, infine, che vengano abolite anche le tortuose procedure burocratiche richieste al fine di ottenere l’autorizzazione ad esibire uno striscione e/o una bandiera.
Per sottoscrivere l’appello: http://www.petitiononline.com/sast07/petition.html>

Scuse

I tifosi del Manchester United pretendono le scuse formali dalla polizia italiana per le cariche subite durante l’incontro di andata dei quarti di finale di Champions League contro la Roma all’Olimpico.
Se non le otterranno, i tifosi inglesi sono pronti ad adire le vie legali. Lo annuncia la Independent Manchester United Supporters Association (Imusa).
In settimana sarà presentato un esposto alla magistratura sugli incidenti verificatisi all’Olimpico. "I nostri tifosi furono manganellati senza motivo e ora vogliamo le scuse", ha dichiarato il portavoce di Imusa, Colin Hendrie.

Dieci anni

Ribadita la richiesta di condanna a 10 anni per due tifosi milanisti accusati di aver ferito un altro tifoso rossonero il 25 gennaio. Per il pm l'accusa nei confronti dei due rimane quella di tentato omicidio nonostante una perizia sulle condizioni del tifoso avesse stabilito che "in nessun momento vi sia stato un concreto pericolo per la vita" di Walter Settembrini, tifoso milanista legato anche agli ambienti della sinistra antagonista milanese.

Senza gli Ultras

L'INTERVISTA. Alex Pellegrini: "La Vadese non esisterebbe senza gli ultras"

Una vittoria sul filo di lana e una speranza ancora viva di agganciare il treno playoff. Da Ostra Vetere la Vadese è tornata con tre punti d’oro, strappati proprio all’ultimo minuto con un gol in contropiede di Alex Pellegrini (foto). Era stato lo stesso Pellegrini a portare in vantaggio la Vadese con una punizione magistrale dal limite dell’area. Per lui ora sono già 10 le reti realizzate: mai in carriera l’esterno ex Acqualagna, alla terza stagione con i giallorossi vadesi, era stato così prolifico e costante nel rendimento.

Allora Pellegrini, è stata una partita combattuta e forse avete sofferto un po’ troppo visto che il primo tempo si era chiuso con la Vadese avanti 2-0.

"In effetti quando l’Ostra Vetere è tornato in partita con i due gol di Coppa temevo che si ripetesse, a danno nostro, la beffa che loro avevano subito la domenica prima ad Urbania. Invece nel finale abbiamo ribaltato il risultato con il mio gol che ci ha dato il 3-2 definitivo. Una vittoria molto importante in chiave playoff, anche se i risultati degli altri campi non ci hanno favorito molto. La mia rete? E' tutta merito di Goffi: mi ha dato la palla a un metro dalla porta. Non potevo sbagliare".

Non ti era mai capitato di segnare così tanto in carriera. Come te lo spieghi?

"Il merito non è solo mio, ma soprattutto dei miei compagni. Quest’anno abbiamo un organico molto competitivo e poi, ripeto, gioca con noi un ragazzo eccezionale come Goffi. Non lo conoscevo, ma è uno che merita di stare in categorie superiori. È per me un piacere allenarmi e giocare con lui".

Come vedi la corsa playoff? Mercoledì ricevete l’Osimana e poi vi attendono due turni abbordabili con Ostra e Belvederese.

"I tre punti con l’Ostra Vetere ci danno la carica morale per credere ancora di più ai playoff. Noi intanto puntiamo a dare tutto quello che abbiamo per vincere perché, come ci ha insegnato l’esperienza dell’anno scorso, non possiamo solo contare sui risultati favorevoli delle altre. Neanche vincendo tutte quelle rimaste avremmo la certezza dei playoff. Ma di sicuro faremo tutto il possibile per arrivarci. Se superiamo i 60 punti ci riteniamo comunque soddisfatti: più di così non si poteva fare".

Vuoi dire due parole ai tifosi, che vi hanno seguito in tanti anche a Ostra Vetere?

"La Vadese non esisterebbe senza gli ultras. Sono loro che ci danno la spinta per superare i momenti difficili, proprio come domenica quando siamo stati raggiunti nel finale dall’Ostra Vetere. Certo, quando capita di perdere o anche pareggiare le loro critiche si fanno sentire ma sono loro la vera forza di questa società. Speriamo di potergli regalare questi playoff. Se ci arriviamo poi si sa che sono tutte partite secche e imprevedibili. E il sostegno dei nostri tifosi potrà essere ancora più determinante".

(Jacopo Zuccari)

24 aprile 2007

Raid

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Savona. Un’azione premeditata, una vera e propria spedizione punitiva contro il circolo Arci “Raidogs” di via Chiodo a Savona nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 marzo scorso, quando un gruppo formato da otto naziskin ha assaltato il locale della vecchia Darsena savonese. E’ quanto è emerso dall’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico, dal pm Alessandro Bogliolo e condotta dagli uomini della Questura e della Digos savonese. Oltre ai tre arrestati in flagranza per resistenza, Marco Pelazza, 23 anni, residente a Noli, Andrea Massucco, 23 anni e Michela De Vincenzi 19 anni, entrambi di Casarza Ligure, sono stati identificati e denunciati L.D.R., 17 anni, residente a Diano Aretino, per porto abusivo d’armi, mentre L.C., 16 anni, residente a Imperia, Denis P., 20 anni, Maurizio R. 23 anni, tutti e due residenti a San Bartolomeo al Mare, e Melchiorre S., 21 anni di Savona, sono stati denunciati per danneggiamento aggravato, tentata violenza e possesso di armi atte a offendere. Le persone denunciate erano già state perquisite la notte dell’assalto: a bordo della Ford Focus di Massucco, le forze di polizia hanno ritrovato due zaini contenenti attrezzi da carpenteria, sfollagente, vestiario e simboli dell’estrema destra. Secondo quanto ricostruito, il gruppo, facente parte ad una fazione di destra degli ultrà dell’Imperia Calcio, si era dato appuntamento in un bar di Noli: da lì il gruppo si è poi diretto a Savona per l’azione dimostrativa e punitiva contro il circolo, con lanci di bottiglie, sbarre e pietre contro l’ingresso del locale. Gli inquirenti sottolineano come il raid abbia, oltre ad una matrice politica anche una base calcistica: l’unico savonese denunciato, Melchiorre R., ultrà del Savona Calcio, era stato accusato dai suoi ex compagni di curva di essere passato da tifoso militante di sinistra ad un gruppo dell’estrema destra. I giovani responsabili del raid, messi alle strette dagli investigatori, hanno tutti confessato gli addebiti a loro carico emersi nell’indagine.
“Come Procura stiamo dando la massima attenzione a questi episodi di violenza e intimidazione che restanob spesso isolate: in realtà, come dimostrano i riscontri investigativi, molti fatti sono invece collegati tra di loro… - ha dichiarato il procuratore capo di Savona Vincenzo Scolastico -. E’ necessario intervenire con grande decisione per contrastare episodi di minacce e violenza che stanno creando disagio tra i giovani. Invitiamo, quindi, chiunque abbia subito episodi del genere, anche nel caso di remissione della querela sotto intimidazione, a denunciare tutto alle foze dell’ordine”.

Due arresti

Non c’è stata solo la vittoria sportiva domenica al Mazza. Un’altra partita, questa volta non proprio felice, si è giocata fuori del campo ed ha visto due tifosi della Spal arrestati dalla polizia nel corso dell’incontro contro la Paganese.

L’arresto è scaturito da una lite iniziata prima del termine del primo tempo tra alcuni tifosi ferraresi. M.P. ventiseienne e P.A. ventunenne, entrambi ferraresi, sono stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni finalizzate alla resistenza che hanno portato al ferimento di un assistente della polizia in servizio di ordine pubblico, intervenuto per sedare la lite.

Nell’occasione, l’agente ha riportato una diagnosi di dieci giorni per trauma contusivo – distorsivo del polso sinistro e trauma contusivo al ginocchio sinistro ed escoriazioni multiple alle mani.

I due, che già precedentemente sono stati oggetto di provvedimenti di divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni sportive, scaduti nel 2004, sono stati quindi condotti in questura e nella circostanza M.P. è stato trovato in possesso di un coltello a blocco lama di venti centimetri, sequestrato, per il quale è stato denunciato anche per porto abusivo di arma.

Avvisato il pm di turno, dopo gli atti di rito i due sono stati condotti presso la locale casa circondariale. Ieri il rito direttissimo.

23 aprile 2007

Ideale

"La nostra risposta alle vergognose scene a cui abbiamo assistito nelle ultime domeniche al momento dell’ ingresso allo stadio non si farà attendere e per il prossimo weekend ci mobiliteremo per protestare contro questo decreto anticostituzionale e liberticida.
Sabato 28 Aprile noi di “A SOSTEGNO DI UN IDEALE” saremo presenti ad Ancona alla manifestazione organizzata dai ragazzi degli ULTRAS ANCONA contro chi vuole toglierci la libertà di manifestare liberamente il nostro pensiero, la parola e lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione non solo negli stadi, ma nella società di oggi sempre più repressa, a 360 gradi.
Invitiamo tutti quelli che non vogliono chiedere il permesso di essere liberi di partecipare, per ogni info 340-2956190 o 3334828614.
Domenica 29 in occasione della partita interna con il Sassuolo dalle 11 inizieremo un volantinaggio in P.le Roma per sensibilizzare tutti su quanto accaduto agli ingressi nella partita con la Pro Sesto e ci ritroveremo alle ore 13.45 giù del ponte dell’ Arsenale per arrivare tutti insieme a S.Elena, colorati e festanti per dimostrare ancora una volta che NON CI AVRANNO MAI COME VOGLIONO.

A SOSTEGNO DI UN IDEALE – VENEZIAMESTRE

22 aprile 2007

Pericolo di fuga

Resta in carcere Denis Mencarelli l'ultra' del Bologna fermato per gli scontri dopo Bologna-Napoli. Rigettata la richiesta di 'domiciliari'. Il Gip di Bologna Rita Zaccariello non ha convalidato il fermo non ritenendo sussistente il pericolo di fuga, ma ha confermato il carcere perche' ha ritenuto che il suo comportamento (incensurato benche' imputato di resistenza pluriaggravata dopo un ferimento) dimostri come le diffide di diverse questure nei suoi confronti non abbiano avuto effetto.

Autogrill

(ANSA) - FIRENZE, 22 APR - Tre pullman con circa 150 tifosi della Pepsi Caserta (Lega 2 di basket) sono stati fermati a Firenze dopo un furto in un autogrill. In base alla denuncia presentata dai gestori, dove i tre pullman avevano poco prima fatto una sosta, sarebbe stata rubata una macchina fotografica e altra merce per un valore complessivo di 3.000 euro. I tre pullman sono diretti a Pavia dove alle 18.30 la Pepsi incontra l'Edimes. In caso di vittoria la squadra campana tornerebbe in serie A dopo 13 anni.

21 aprile 2007

Francesi

"Si crede di avere scritto tutto il possibile sull'idiozia della specie umana, ma poi succede qualcosa che ci riporta al punto di partenza. Come quello che è successo alla porte St-Cloud a Parigi.
Dopo il match di football fra il Paris SG e l'Hapoël di Tel Aviv, un centinaio di supporter del Paris SG ha aspettato i tifosi israeliani all'uscita dello stadio per aggredirli. Uno spettatore ha raccontato: "Formavano un quadrato, una fila di dieci giovani sulla destra, una fila di dieci giovani sulla sinistra, tre file sul terzo lato, un gruppo sul quarto, un gruppo al centro. Così bisognava passare a zigzag fra i gruppi. Mentre si passava, dicevano "ebreo" per provocare una reazione. Qualche
spettatore veniva fermato per essere perquisito in cerca di sciarpe o bandiere della squadra israeliana. Durante il passaggio di un ragazzo, qualcuno ha gridato "è uno di loro!". Il ragazzo si è messo a correre, gli altri sono partiti all'inseguimento."
Il ragazzo si è rifugiato presso un poliziotto vicino a un fast-food. Gli inseguitori hanno aggredito entrambi, hanno fatto cadere il flic, lo hanno preso a calci sulla testa e nella pancia, hanno gridato sporco ebreo al supporter israeliano e sporco negro al poliziotto perché era originario della Guadalupa. Steso sul terreno, l'agente ha estratto la pistola e sparato tre volte, facendo due feriti e un morto. Adesso si trova in stato d'arresto mentre si cerca di determinare se abbia agito in stato di legittima difesa.
E la Francia sarebbe un paese multietnico? Questo dramma è una nuova manifestazione di razzismo e antisemitismo con la caccia all'uomo, il tentativo
di linciaggio, la follia collettiva. (...) I supporter della curva Boulogne sono soltanto la punta dell'iceberg, la frangia violenta di una mentalità largamente diffusa che vede gli ebrei come un popolo maledetto. Per ogni supporter violento
della famigerata curva Boulogne ci sono centomila razzisti mascherati che dissimulano i loro pregiudizi dietro una quantità di argomenti uno più logico dell'altro, i quali per vie diverse conducono tutti alla stessa conclusione: gli ebrei sono un problema, sarebbe meglio che non esistessero. In Francia il pregiudizio antisemita è fortissimo. Le Pen è talmente antisemita che sostiene perfino i
kamikaze ed è accreditato del 17 per cento di voti alle prossime presidenziali, come dire che un francese su sei è un antisemita dichiarato. Se poi si aggiungono quelli in maschera, si arriva al 50 per cento e magari di più. In Italia, secondo
un'inchiesta Ispo, è antisemita una persona su cinque, senza contare i razzisti camuffati. Me ne sono accorto anche sul mio blog, c'è perfino chi contesta le radici israeliane degli ebrei e il loro diritto di stare in Israele. Il razzismo è fra noi,
lo sento sulla pelle. Questa è l'acqua nella quale nuotano i violenti".
Dragor

Moggiate

Roma - Una mano ai tifosi, uno sgambetto alla squadra. Tra le tante intercettazioni di Luciano Moggi finite nell’inchiesta napoletana sul calcio sporco, alcune sembrano indicare una curiosa schizofrenia nei suoi rapporti con la capitale. Non amato dalla Roma calcistica, l’ex diesse bianconero mostra invece sentimenti contrastanti verso la Città eterna. Promettendo interventi in favore di un ultrà inibito dallo stadio, ma anche cercando di «soffiare» il brasiliano Mancini ai giallorossi.

C’è una sorprendente telefonata a Lucianone del giornalista sportivo Giorgio Tosatti, recentemente scomparso, nella quale quest’ultimo imputa all’interlocutore di «pagare» alcune delle trasmissioni radio della Roma, per essere così risparmiato dalle critiche. È il 18 settembre 2004, e il giornalista chiede a Moggi se ha un contatto in questura a Roma per ottenere la registrazione di una trasmissione radiofonica che lo avrebbe offeso per il contenuto di un suo articolo, in modo da poter querelare il conduttore. Tosatti: «(...) Naturalmente avendo scritto che quello che è successo all’Olimpico è il frutto di una cultura che si è sviluppata negli ultimi anni a Roma, sempre di vittimismo, complotti, un’informazione drogata dai giornali e dalle radio private eccetera, adesso ho tutta questa gente contro (...) il Romanista mi ha fatto un pezzo violentissimo, l’ho querelato, e sulle radio private mi dicono - perché non le ascolto - che il tuo amico Marione (Mario Corsi, conduttore di una nota trasmissione radio sulla Roma, ndr) avrebbe fatto l’altra mattina un attacco violentissimo anche molto minaccioso... sappiamo dove abita eccetera eccetera, e allora...»; Moggi: «Chi lo ha fatto, a me l’attacco?»; T.: «No, a me... a Giorgio Tosatti... a te non ti tocca nessuno»; M.: «Ma chi, Marione?»; T.: «Sì, ma tu li paghi! Quindi perché dovrebbero attaccarti? Invece io sono attaccato, ma questo non è che mi spaventa».

Ma la stessa informativa dei carabinieri tratta anche del rapporto tra Moggi e «il capo ultras dei tifosi romanisti Fabrizio Carroccia (detto “er Mortadella”)». Mentre nel 2004 la procura di Torino intercetta il diesse bianconero, Carroccia ha avuto l’interdizione dagli stadi con obbligo di firma. E «chiede quindi l’intervento di Moggi affinché quest’ultimo interceda nei confronti di un non meglio identificato dirigente superiore del Basili (un poliziotto, ndr) per ottenere la revoca del provvedimento». Il tifoso e il diesse si parlano ben tre volte, il 13, il 14 e il 16 settembre, perché Moggi non riesce a contattare il dirigente della polizia che dovrebbe intervenire, come si capisce già dalla prima telefonata. Carroccia: «Ma ci hai parlato?»; Moggi: «No, no»; C.: «Mamma mia»; M.: «Qualcuno gli ha detto che gli telefono per te»; C.: «Io ti devo dire la sincera verità, non lo so, Fabio non glielo ha detto perché insiste a dirmi guarda, l’unico che ti risolve questa cosa è Luciano (...)». Alla fine Moggi parla con il «contatto», dice al tifoso romanista che «mi sa che c’è da far poco» ma promette di andare in questura a parlarci di persona il 20 settembre, Carroccia lo ringrazia («Luciano metticela tutta, sto nelle tue mani»), ma per i carabinieri «non emergono telefonate che attestino l’effettivo intervento di Moggi».

20 aprile 2007

Il fard

FIRENZE — Ministro Giovanna Melandri, sarebbe quasi più facile parlare del futuro Partito democratico...
«Quasi».
Invece parliamo degli Europei di calcio del 2012, che la Uefa ha assegnato non a noi, all’Italia, ma all’Ucraina e alla Polonia.
«Intanto le dico cosa ho fatto la mattina dopo la sconfitta».
Cosa ha fatto?
«Ho chiamato gli ambasciatori dei due Paesi vincitori, Heorhii Cherniawskji e Michel Radlicki. E mi sono congratulata. Ho fatto un gesto, come dire?».
Sportivo.
«Esatto. Sportivo».
Gli ambasciatori le hanno per caso detto qualcosa del presidente della Lega Antonio Matarrese, che alla vigilia della votazione Uefa aveva definito Ucraina e Polonia due Paesi calcisticamente minori?
«No».
Ma perché, secondo lei, hanno vinto loro?
«C’è, io credo, un fattore determinante».
Quale?
«La Uefa ha voluto premiare la Polonia, protagonista dell’allargamento della Ue, e l’Ucraina che, a sua volta, è invece recentemente entrata nella famiglia europea dello sport».
Politica sportiva.
«Pura».
E nient'altro?
«Beh, la carenza di infrastrutture dei concorrenti, da elemento di potenziale handicap si è tramutato in fattore di vantaggio».
Può essere più chiara?
«Lì dovranno costruire alberghi, ferrovie, e l’Uefa ha scelto di mettere in moto un semplice grande meccanismo economico».
Poi i grandi sponsor, le multinazionali che vestono le squadre di calcio, che danno da bere ai calciatori, hanno fatto il resto.
«Avranno fatto il resto, non lo so, posso immaginarlo. Ma dov’è la sorpresa? Guardi, mi creda, io sono stupita da altro».
Da cosa, signor ministro?
«Dai vertici del nostro calcio. Da Matarrese ad Abete. Dal loro totale scollegamento con la realtà. Sono venuti lì convinti di vincere. Ma in base a che? Devono farsi un esame di coscienza. Tutti».
Lei è molto dura, signor ministro.
«Senta, veniamo dalle bufere di Calciopoli, e a sentire i giudici di Napoli, non è ancora finita. Abbiamo stadi in cui muoiono assassinati poliziotti come Raciti...».
Il presidente della Lega Matarrese disse che un morto ci può stare.
«Guardi, io non voglio fare polemiche... ».
Disse proprio così.
«Senta, io dico che il commissario straordinario della Federcalcio Luca Pancalli ha fatto moltissimo per cambiare il mondo del calcio, purtroppo poi però... ».
Poi però?
«Il guaio è che poi ci ritroviamo sempre con gli stessi personaggi seduti nei posti che contano».
Intanto, le dimissioni che chiede il centrodestra sono le sue.
«Pretestuose. Primo: noi, la candidatura agli Europei, l’abbiamo ereditata dalla precedente legislatura».
Secondo?
«In Finanziaria abbiamo comunque accantonato 20 milioni di euro. Terzo: la presidenza del Consiglio firmò un protocollo con tutte le città in cui avremmo dovuto mettere mano agli stadi. Quarto... Sa, poi alla fine su quale dossier decidono però Platini e la Uefa?».
Su quale?
«Su quello presentato dalla Federcalcio».
Vi hanno rimproverato perché...
«Perché a Cardiff non è venuto il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Ma le pare possibile? Ma quale Presidente italiano si è mai presentato a un cerimonia del genere?».
Ministro, e adesso?
«Andiamo avanti. Riforma dei diritti televisivi e della legge 91, che ha consentito alle società di calcio di quotarsi in Borsa. Infine, gli stadi. Dovranno essere le società a gestirli».
Signor ministro: l'altro giorno, a Cardiff, lei ha pianto...
«Ero dispiaciuta, ma non erano lacrime, solo un effetto del fard».
Fard?
«A volte luccica come le lacrime. Non lo sa?».
Fabrizio Roncone

Tar

Il Tar di Catania si è pronunciato sul ricorso presentato da 87 tifosi rossoazzurri contro la squalifica dello stadio 'Massimino' fino al 30 giugno decisa dagli organi sportivi dopo gli incidenti del 2 febbraio scorso nei quali fu ucciso l'ispettore di polizia Filippo Raciti.
I giudici amministrativi hanno annullato la squalifica dello stadio 'Massimino'. Nel provvedimento vengono annullati anche gli articoli del Codice sportivo che riguardano la responsabilità oggettiva delle societa' per incidenti che avvengono fuori dal campo di gioco.

Dieci

Dieci ultrà del Napoli, tutti con precedenti penali sono stati fermati e portati in questura prima del fischio d’inizio. Dopo essere stati identificati gli è stato notificato un «foglio di via» e sono stati accompagnati alla stazione ferroviaria. I ragazzi, arrivati a Treviso tutti senza biglietto, sono stati bloccati dagli agenti della Digos mentre tentavano di entrare nello stadio.
E’ stato questo l’unico momento di tensione di una giornata sportiva che si è svolta senza problemi. La partita si è comunque svolta in un clima «blindato». Per l’incontro con il Napoli la questura aveva infatti previsto misure eccezionali: 300 gli uomini delle forze dell’ordine che hanno vigilato sulla partita, oltre ai vigili urbani tutti presenti e l’allerta del personale sanitario. La tifoseria partenopea aveva infatti creato problemi durante alcuni match disputati quest’ultimo campionato con agenti feriti e auto della polizia bruciate. Le misure di sicurezza, pianificate nelle scorse settimane, hanno evitato che i due gruppi di tifosi entrassero in contatto. Non si sono verificate risse nemmeno nei dintorni dello stadio.
Ripercussioni per le misure di sicurezza si sono registrate invece sulla viabilità che ieri pomeriggio ha subito notevoli rallentamenti, sia in città che sulle direttrici che conducono all’esterno.

Quattro

Un quarto ultra' del Bologna e' stato fermato per gli incidenti accaduti la sera del 6 aprile dopo la partita tra i rossoblu' e il Napoli. Le accuse nei confronti di M.D, 35 anni, ex Mods, sono di resistenza e violenza pluriaggravata. L'ultra' aveva gia' a suo carico un provvedimento Daspo, cioe' il divieto di accesso a manifestazioni sportive. Per gli incidenti di Bologna-Napoli in carcere ci sono gia' altri tre ultras

pICCHIANO GLI ULTRAS E SCHIAFFEGGIANO I BAMBINI

"E' uno schiaffo che fa male, ma deve essere come quello dato ad un bambino per servire a farlo reagire": le parole di Luca Pancalli, ex commissario della FIGC, ben testimoniano la presa di posizione generale all'indomani della beffa di Euro 2012. "In Italia siamo abituati a parlarci troppo addosso e a giudicare - ha spiegato - ma non possiamo fare finta che nulla sia accaduto: se i nostri agenti vanno al campo con gli elmetti, qualcosa vorrà dire. Bisogna cambiare e, seppur lentamente, stiamo iniziando a farlo".

Anche il presidente del CONI Petrucci, pur non risparmiando una frecciata agli organi di stampa ("negli ultimi giiorni hanno elencato solo i nostri problemi, mai i meriti"), si schiera sulla stessa linea e specifica che "dalla reazione del movimento alla batosta si capirà la nostra maturità sportiva: nello sport bisogna accettare la cultura della sconfitta e qui in Italia non siamo abituati a farlo". Ma, secondo Giovanni Malagò - presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali di nuoto del 2009 a Roma - alle sconfitte ci stiamo ormai facendo troppo il callo: "Negli ultimi anni abbiamo solo ottenuto un grande evento, le Olimpiadi di Torino. La verità è che i rappresentanti del nostro calcio non godono di alcuna credibilità all'estero"

18 aprile 2007

Evviva !!!!!!!!!!

Gli Europei del 2012 non si giocheranno in Italia.
A nulla è servito annientare gli ultras.
Ora cementificate qualcos'altro.

17 aprile 2007

Italia 2012? No, grazie

CARDIFF - La diplomazia calcistica italiana sembra aver lavorato bene. Così l'Italia, inutile nasconderlo, é la grande favorita per l'assegnazione di Euro 2012, nonostante non abbiano giovato all'immagine il caso Catania e la morte dell'ispettore Raciti, gli incidenti di Roma-Manchester United, gli ultimi sviluppi di Calciopoli e gli errori del passato (sprechi di Italia '90). Ma quello targato Figc e' anche il calcio campione del mondo, ha stadi già in via di rinnovamento causa decreto Amato, e un budget di 672 milioni di euro (ma niente contributi statali, così almeno giura la ministro Giovanna Melandri) per il 'remake' complessivo o la costruzione di nuovi impianti, previsti a Torino, dopo l'abbattimento del Delle Alpi, Palermo e Napoli. Proprio sul capoluogo campano, e sull'opportunità che abbia un nuovo stadio visti i problemi della città nel suo complesso, c'é perplessità da parte di qualcuno anche qui a Cardiff, dove qualche giornale ha accennato all'argomento.

Altri duecento milioni di euro verranno spesi per la 'messa in sicurezza' di tutti gli impianti. Si giocherà infatti anche a Milano (5 match tra cui quello inaugurale), Roma (sede della finale), Udine (lo stadio più piccolo con 30.932 posti), Firenze e Bari. Era già tutto pronto anche per far diventare dieci le città prescelte, ma l'Uefa, almeno per ora, sembra aver rinunciato (così vuole Platini) al progetto di allargare la manifestazione a 24 squadre. Per convincere i dodici membri votanti dell'Esecutivo Uefa è in arrivo a Cardiff una delegazione di 31 persone, tra cui Abete, Lippi, la ministro Melandri, l'on. Enrico Letta, Pancalli, Matarrese, Gigi Riva, Paolo Rossi e Macalli. Porteranno con loro, per mostrarlo durante la presentazione della candidatura (domani alle 18 ora inglese), un video con messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Se Euro 2012 andrà all'Italia a presiedere il comitato organizzatore dovrebbe essere Pancalli, ma c'é anche chi fa l'ipotesi di un ritorno di Luca di Montezemolo, già 'grande capo' d'Italia '90.

16 aprile 2007

Severgnini

Caro Beppe Severgnini,
sono rimasto molto deluso dai tuoi interventi sui giornali dopo la notte di tafferugli tra tifosi inglesi ubriaconi e polizia italiana. Ancora una volta i giornalisti italiani si sono distinti per esterofilia mentre i giornalisti inglesi hanno rispoto con un compatto patriottitismo. I giornali inglesi continuamente ci insultano e usano stereotipi cattivi mentre noi facciamo sempre i buoni e i generosi. Gli inglesi ma in generale i tifosi del Nord Europa quando arrivano in Italia oltre ad ubriacarsi urinano vicino ai monumenti e sporcano dappertutto. Si comportano così perché sanno che in Italia per colpa del buonismo tutto è permesso. Se fossimo noi italiani a comportarci così nei loro paesi, ma sono i nord europei a sbagliare e allora il giornalista italiano si inchina e fa il servile.
Un po' di orgoglio ogni tanto non farebbe male.

Lettera firmata

I giornalisti in casi come questo non devono fare i patrioti: devono fare i giornalisti. Comunque ho scritto che "i rituali del tifo inglese all'estero sono incompatibili con la vita di una città moderna". Mi sembra chiaro, no?

Lucarelli

Lucarelli a fine gara con la Reggina e' rabbioso. L'accusa di aver 'aggiustato' la partita non gli va giu': "A fine stagione me ne vado". "Con questa contestazione si e' rotto anche l'ultimo pezzetto di cordone ombelicale che mi lega al Livorno" - afferma il capitano amaranto -, 'giochero' fino al termine della stagione, faro' di tutto per salvare la squadra e poi amici come prima. Qualunque fosse stato il risultato avrebbero detto che eravamo d'accordo", conclude amaro il bomber livornese.

Catanga

PARMA - Secondo il racconto della polizia, avrebbe minacciato il dirigente della squadra mobile di Parma mimando il gesto della pistola e dicendo: "Come a Catania". Arrestato al termine della partita Parma-Catania un ventisettenne, ultra' degli etnei, con le accuse di minacce, resistenza e lesioni. La minaccia faceva esplicito riferimento alla morte dell'ispettore Filippo Raciti, ucciso allo stadio di Catania il 2 febbraio scorso. Il funzionario della questura di Parma ha riportato ferite guaribili in 10 giorni. (Agr)

15 aprile 2007

Fumogeni

Arrivati a Verona in treno sono stati poco dopo rispediti a casa: è accaduto a 58 tifosi che seguivano il Treviso nel derby veneto. Merita lodevole citazione la polizia che ha fatto rispettare le leggi antiviolenza. Il gruppo dei supporter trevigiani ha lanciato alcuni fumogeni dal pullman che li trasportava allo stadio. Nessun danno ma la polizia ha riportato gli ultrà alla stazione e li ha rimandati a casa col primo treno disponibile.

Raciti

Spunta un nuovo filmato del 2 febbraio durante gli incidenti della partita Palermo-Catania al "Massimino". Tra il girato di Antenna Sicilia tv, la polizia ha trovato alcune sequenze che riguardano proprio il poliziotto Filippo Raciti. Le immagini sono da collocare intorno alle 20.15, poco più di un’ora dopo il presunto scontro con i tifosi nella porta d’ingresso della curva Nord del Massimino, e 18 minuti prima del presunto impatto che il poliziotto avrebbe avuto con lo stesso Discovery. Si vede Filippo Raciti in piedi, sul Discovery, aggrappato con una mano sullo sportello anteriore destro, che è aperto, e con l’altra sul tetto del veicolo che procede lentamente da piazza Spedini in via D’Emanuele mentre intorno allo stadio ci sono scenari da guerriglia urbana. L’ispettore scende dall’auto di servizio, fa pochi passi camminando a fianco del Discovery, trascinando vistosamente la gamba destra e mostrando una netta sofferenza al fianco. Poi risale a bordo della vettura, si siede e chiude lo sportello. La tempistica, secondo gli investigatori, permetterebbe di stabilire che Raciti era già ferito al fegato alle 20.15, e questo escluderebbe il fuoco amico e confermerebbe invece, sostengono dalla polizia, l’impatto in curva Nord con i tifosi.
Ora il cadavere di Filippo Raciti potrebbe essere riesumato. L’ipotesi è stata ventilata dalla difesa di A.S., il minorenne unico indagato dell’uccisione del poliziotto, perché esistono due perizie medico legali che dicono cose opposte e contrastanti. "Se c’e’ bisogno, certo, sarà riesumato anche il cadavere. Perche’ no? Il medico del pm dice una cosa, il nostro ne dice un’altra. Ma noi non abbiamo dubbi su come siano andate le cose" dichiara Giuseppe Lipera in un’intervista al sito Affariitaliani.it. Lipera rivela che venerdì due ufficiali del Ris di Parma sono scesi a Catania e sono stati allo stadio "Massimino" per prelevare un oggetto del tutto simile a quello che, secondo l’accusa, sarebbe stato scagliato addosso al 38enne poliziotto provocandogli la frattura di quattro costole e lo spappolamento del fegato. Lesioni risultate poi letali. "Quel pezzo di lamiera è una sfoglia, si solleva con un dito, non avrebbe fatto del male e tantomeno ammazzato neanche un bambino - sottolinea ancora Lipera -. I carabinieri di Parma che sono venuti qui non hanno detto nulla, ma ora non possiamo che attendere la loro perizia per l’udienza del 3 maggio. Quando ci sarà la verifica dell’incidente probatorio".

Intanto un ultrà del Catania è stato arrestato dalla polizia per aver partecipato agli scontri fuori dallo stadio Massimino. L’ordine di carcerazione è stato emesso dal Gip Santino Mirabella. Il tifoso - Agostino Compagnini, di 23 anni - accusato di resistenza aggravata, avrebbe lanciato bombe carta, pietre, bastoni e altri oggetti contundenti contro le forze dell’ordine.

Curve silenti

Lo sciopero del tifo da parte degli ultrà bianconeri, già attuato nelle gare interne contro Treviso e Triestina, continua ad oltranza. Unica eccezione il match clou col Napoli, durante il quale le curve hanno deciso di dare tutto il loro appoggio alla squadra in modo che nello stadio non si sentissero solo i cori ddei partenopei. Venerdì scorso contro l'Albinoleffe la curva Scirea Sud, pur esponendo i classici striscioni, è rimasta muta per tutti i novanta minuti. Non un coro di incitamento (e neanche di ingiurie) è partito dal settore dello stadio organizzato dai 'Drughi Bianconeri' e dai 'Bravi Ragazzi'. Niente di niente. Silenzio assoluto. La novità, semmai, è che anche l'altra curva juventina, la Nord, è rimasta taciturna per l'intera gara, con i vessilli però appesi in maniera inconsueta: la parte scritta degli striscioni rivolta all'interno, quindi illeggibile, e soltanto il bianco e il nero verso l'esterno. Una protesta a tutto tondo, quindi, che coinvolge la totalità dei gruppi organizzati della Vecchia Signora: in questo senso una prima in assoluto.

Un silenzio imbarazzante, in grado di produrre però molto 'rumore' nell'ambiente Juve, in particolar modo nelle teste dei giocatori bianconeri. Basti pensare che a fine gara molti di loro (Balzaretti e Bojinov su tutti) si sono parecchio lamentati in sala stampa per l'assenza di calore da parte del pubblico amico. All'entrata dello stadio i ragazzi della ex-curva Filadelfia hanno consegnato agli spettatori un volantino che spiegava in maniera chiara, per chi avesse ancora dei dubbi, i motivi della protesta. Tanti e svariati: nuove leggi repressive, orari di gara assurdi, indifferenza dei dirigenti verso chi ha fatto diversi sacrifici per questa squadra ed ora si sente 'scaricato'. Ed anche l'ormai prossimo addio - almeno a detta dei tifosi - di Gianluigi Buffon: sarebbe uno smacco per la società di corso Galileo Ferraris. Eloquenti alcuni passaggi del volantino: 'Pur non essendo rei di particolari fatti violenti ci sentiamo criminalizzati da stampa e polizia e non siamo tutelati a dovere dalla nostra società'; 'Cari dirigenti non dimenticate che in campo vanno 11 giocatori ma quel che conta sono i 14 milioni di tifosi, quelli che rendono unica la Juve'; 'Ci proibiscono di introdurre megafoni, aste per le bandiere e tamburi ma in altri stadi tutto questo entra liberamente'; 'L'anima della Juve siamo noi: no a dirigenti incompetenti e indifferenti'.

Fonte: Nero su Bianco

13 aprile 2007

Ospiti indesiderati

Niente tifosi ospiti al Comunale per Atalanta-Roma, domenica 22 aprile. L'Osservatorio del Viminale ha deciso che la partita si giocherà regolarmente allo stadio di Bergamo, con l'unica limitazione per quanto riguarda i tifosi giallorossi: infatti la vendita dei biglietti sarà limitata solo a quelli bergamaschi, svuotando di fatto il settore ospite dello stadio. L'Osservatorio ha così di fatto accolto le attese della società nerazzurra.
Ha commentato Ivan Ruggeri: «Siamo soddisfatti, il nostro pubblico non ha mai creato problemi e la società si è sempre impegnata per garantire quanto richiesto dal ministro dell'Interno dopo i tragici fatti di Catania». L'Atalanta ringrazia chi ha sostenuto le ragioni della città di Bergamo, da parte sua l'Osservatorio sottolinea la motivazione, spiegando che nella stagione in corso i tifosi giallorossi si sono resi «responsabili in 28 episodi di rilievo sotto il profilo dell'incolumità pubblica». Provvedimento simile per il Napoli: niente biglietti per gli ospiti per la partita di domani col Pescara.

Ecco Trenitalia, la moralizzatrice degli Ultras

La dichiarazione è stata ritirata in sordina, ma la figuraccia delle Ferrovie dello Stato nei confronti dei disabili rimane. A lungo la società Trenitalia ha preteso dai viaggiatori con handicap più o meno gravi la sottoscrizione di una dichiarazione così vessatoria da provocare non solo le proteste, ma lo sdegno delle persone interessate. Con una pagina prestampata i dirigenti dell’azienda dei treni imponevano ai viaggiatori disabili di dichiarare e sottoscrivere circostanze in alcuni casi impossibili da dichiarare, tipo che si trovavano in “condizioni psicofisiche idonee a fare il viaggio in un posto a sedere ordinario”. La circolare era divisa in nove punti, uno più vessatorio dell’altro. Il secondo costringeva il cliente con handicap a dichiarare che avrebbe viaggiato “con sedia a rotelle pieghevole propria”, mentre il settimo stabiliva che il disabile si sarebbe impegnato a “manlevare nel modo più ampio Trenitalia da ogni responsabilità civile e penale e da qualsiasi obbligazione… in ragione dell’uso del treno prescelto nell’eventualità di infortunio personale e/o a terzi, danni alle cose, lesioni o quant’altro”.
Il prestampato usato dalla società ferroviaria è stato segnalato come forma estrema di discriminazione nei confronti delle persone con handicap da Beppe Grillo nel suo spettacolo e nel suo sito web. E forse anche questa circostanza deve aver indotto i manager delle Ferrovie a fare marcia indietro e a ritirare il provvedimento. La vicenda, però, si è lasciata uno strascico polemico tra i dirigenti Fs che sull’argomento si sono scambiati una accesa corrispondenza via internet. In una di queste missive Vincenzo Saccà, direttore della Vendita e Assistenza di Trenitalia, ha ammesso che la dichiarazione imposta ai disabili “era fatta male” e ha rassicurato gli altri di averla ritirata. Nel 2006 sui treni delle Ferrovie hanno viaggiato 150 mila persone disabili.

Osservatori interessati

Al via da pochi giorni il sito dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, che vuole essere il "biglietto da visita" dell'organismo consultivo del Ministro dell'Interno, composto da Istituzioni, Enti ed Aziende a vario titolo interessati al governo ed alla gestione delle manifestazioni sportive. Al suo interno è possibile trovare news, aggiornamenti, normative, pubblicazioni, dati statistici, interconnesioni con le società di calcio e le leghe professionistiche e un "sguardo" al calcio nei paesi stranieri. Nel sito si parla dei componenti dell'Osservatorio, del Presidente e dell'attività svolta, ed è consentita la consultazione delle determinazioni assunte e degli indici di rischio assegnati agli incontri di calcio. Finestre sono dedicate ad approfondimenti sui modelli stranieri ed ai dati statistici, con possibilità di comparare quelli relativi alle ultime quattro stagioni. E' possibile visionare le pubblicazioni dell'Osservatorio (per ora solo le copertine) e la situazione degli impianti suddivisi tra a norma, non a norma ed aperti agli abbonati. Di particolare interesse appare la sezione normativa suddivisa tra quella nazionale - che comprende le leggi, i decreti e le circolari ministeriali - e quella di altri Paesi europei quali la Germania, il Portogallo e la Spagna. Molto ricca è l'area dedicata ai provvedimenti emanati dal Consiglio d'Europa e dall'Unione Europea. La sezione modulistica riservata agli Operatori di polizia contiene i form relativi alle informazioni sul pre e post partita che tutti gli Uffici periferici inviano al CNIMS per la rilevazione statistica dei dati. Il sito si completa con la parte relativa al Centro Nazionale di Informazione sulle Manifestazioni Sportive, operativo in seno all'Ufficio Ordine Pubblico della Segreteria del Dipartimento, cui è demandato anche il compito di realizzare ed aggiornare le pagine web dell'Osservatorio. per ulteriori informazioni: www.osservatoriosportivo.interno.it

Protocollo

È stato siglato giovedì al Viminale un protocollo d’intesa tra il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, il presidente del Coni, Gianni Petrucci ed il presidente della Figc, Giancarlo Abete per combattere la violenza nel calcio.

Punto fondamentale del protocollo è quello di affidare agli steward, opportunamente formati, il compito di vigilare sulla sicurezza all’interno degli stadi, lasciando le forze di polizia ad occuparsi di quello che accade fuori dagli impianti. "Il protocollo - ha spiegato Amato - è imperniato sulla figura dello steward, un passaggio fondamentale per arrivare ad un assetto a cui altri paesi sono già arrivati e che ripartisce il controllo del pubblico tra il compito primario delle forze di polizia che dovrebbero quasi esclusivamente occuparsi di ciò che accade fuori dallo stadio e l’interno affidato agli steward". Il protocollo prevede specifici corsi di addestramento a cui concorrerà il Dipartimento di pubblica sicurezza. Da parte loro i club dovranno essere vigili perché la mancata osservanza degli obblighi di reclutamento e di formazione degli steward comporterà il mancato ottenimento della licenza per l’ammissione ai campionati. Saranno le società sportive ad individuare gli steward per le singole partite. Ai i questori, invece, toccherà raccogliere gli elenchi degli steward e ad accertarne i requisiti, verificando che nei loro confronti non penda il Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive ed a disporre puntuali verifiche sull’attività degli addetti, che dovranno operare sotto il controllo di personale delle forze di polizia. La Figc, da parte sua, nominerà il Coordinatore nazionale degli steward, che parteciperà all’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Il presidente dell’ Osservatorio, il prefetto Antonio Manganelli, ha quantificato in almeno un addetto ogni 250 spettatori il rapporto da rispettare. "Il Coni - ha annunciato Petrucci - metterà a disposizione gli impianti dell’Acqua Acetosa per la formazione di circa 70-75 capi steward con un impegno economico di 150 mila euro a partire dall’11 al 16 giugno. Lo faremo a spese nostre, perché rispettiamo l’impegno preso subito dopo la tragica morte di Filippo Raciti e speriamo di poter importare questo modello anche negli altri sport di massa come il basket o la pallavolo".

I DATI - Dopo la morte di Filippo Raciti ci sono stati grandi miglioramenti negli stadi e la violenza è diminuita. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, aggiungendo che "c’è stato un leggero calo nell’impiego delle forze di polizia, passate da 26.717 a 25.331, mentre il numero dell’unità di rinforzo inviate è passato da 21.125 a 17.856. Sono dati che restituiscono al calcio l’immagine di sport e non di violenza. Esaminando quelli relativi agli incontri di calcio dal 10 febbraio al 6 aprile 2007 comparati con lo stesso periodo del precedente campionato, si scopre infatti che gli incontri con feriti sono passati da 37 a 6 (-83,7%); i feriti tra le forze dell’ordine da 58 a 4 (-93%); i feriti tra i civili sono passati da 24 a 7 (-70,8%); gli arrestati da 47 a 18 (-61,7%); i denunciati da 154 a 52 (-66,2%).

Beffe

La guerra degli striscioni prosegue fra beffe e manifestazioni di protesta, come quella organizzata dalla curva dell’Ancona per il 28 aprile in difesa dell’art. 21 della Costituzione, quello sulla libertà d’espressione: da una parte una normativa severissima con tutte le scritte da stadio, per cui serve un’autorizzazione preventiva di un organo di controllo prima di esporre qualsiasi parola, dall’altra la risposta degli ultras, che hanno infranto i divieti a Roma e a Bergamo, ma anche dei tifosi «normali», che si rifiutano di sottoporre i propri striscioni agli organi competenti.

A Roma, curva notoriamente turbolenta, l’hanno buttata in ridere mettendo fuori la scritta «Scusate, oggi ci si è rotto il fax», irridendo la nuova regola che esige la comunicazione dei «testi» alle autorità la settimana precedente alla partita. Meno divertente la scritta comparsa a Bergamo, dove se la sono presa col prefetto Serra per la conduzione dell’ordine pubblico in occasione di un Roma-Atalanta. In entrambi i casi i controlli sono stati elusi e, a sentire un tifoso della Nord dell’Atalanta che ha alle spalle anni di curva, non c’è modo di blindare uno stadio contro l’ingresso degli striscioni: «Volendo si può far entrare qualsiasi cosa, succede negli aeroporti, come si può evitare in uno stadio? – si chiede Daniele Belotti, 39 anni, consigliere regionale in Lombardia nonché presidente della Commissione sport e cultura, una vita dietro l’Atalanta –. Lo si vede ovunque, e a Roma la norma non è stata neanche applicata, tanto che si vedono striscioni anche abusivi, bandiere, stendardi».

I nascondigli
I modi per gabbare i controllori sono tanti: «Uno stadio è grande, lo striscione puoi nasconderlo addosso in molti modi, oppure puoi portarlo dentro e nasconderlo durante la settimana – aggiunge Belotti - Non hanno ancora inventato i cani anti-striscione». Le pratiche diffuse sono diverse: ci sono scritte che vengono realizzate direttamente in curva, su teli bianchi di piccole dimensioni, facili da occultare sotto maglie e giubbotti: i pezzi vengono poi ricomposti in curva, dove la scritta viene vergata con lo spray, debitamente nascosto a parte. Fonti di polizia parlano di casi di complicità fra ultras e custodi, oppure di steward compiacenti. Altre volte lo striscione già completo viene diviso in molte parti che vengono indossate risultando praticamente impossibili da trovare agli ingressi.

Sul fronte delle partite a porte chiuse, parlamentari bergamaschi di Lega, An, Ds e Forza Italia, hanno proposto di modificare la disposizione: è successo che, prima di Roma-Atalanta, gli atalantini siano stati assaliti nei paraggi dell’Olimpico (tre gli accoltellati). La partita di ritorno Atalanta-Roma, causa quegli incidenti, potrebbe essere giocata a porte chiuse, di qui la richiesta di negare i biglietti alla tifoseria ospite e di garantire l’accesso ai soli tifosi di casa.

A pagare il prezzo dei nuovi controlli poi sarebbero i tifosi nel loro insieme, non solo gli ultras: «Questi provvedimenti, più che essere contro gli ultras, sembrano fatti apposta per svuotare gli stadi – sostiene il supporter-consigliere atalantino, Belotti – Una partita senza striscioni, senza colori, è come andare a teatro. Neanche la tv ci guadagna, le partite senza pubblico sono bruttissime da vedere. A Genova anche i club di sostenitori tradizionali, oltre alla curva, hanno ritirato gli striscioni».

«Tutto inutile»
La questione delle leggi anti-violenza ha poi un aspetto che riguarda la libertà dei cittadini di esprimere il loro pensiero, che è anche il senso della manifestazione organizzata dai tifosi dell’Ancona per il 28 aprile. L’iniziativa rimbalza sui forum di internet dedicati ai tifosi e fa già discutere perché gli anconetani hanno bandito dalla protesta le tifoserie «razziste e/o fasciste», una pregiudiziale non gradita da quanti, negli stessi forum, commentano «allora la propria manifestazione facciamola solo tra squadre con le maglie a righe, o coi capelli biondi». Un altro scrive: «Sono pelato, posso venire?».

Qualcuno fra gli ultras, che preferisce mantenere l’anonimato, fa i primi bilanci e medita nuove sfide: «Diffidano la gente per niente, appioppano multe di milioni, fanno leggi anticostituzionali al 100 per cento, qui torniamo ai tempi di Mussolini, viene voglia di fare sempre peggio, altro che norme antiviolenza». Chi viola la norma antistriscioni incappa in una multa da quindicimila euro, pochi per qualcuno, troppi anche per un sindacato di polizia, il Consap: «Quello degli striscioni è un falso problema – dice Roberto Butelli, segretario Emilia Romagna del Consap – il problema è la violenza vera fuori dallo stadio».

12 aprile 2007

Amato da chi?

Il ministro degli Interni, Giuliano Amato risponde a distanza al collega inglese dopo gli incidenti di martedì a Manchester tra polizia e tifosi romanisti: "Mi dispiace che i tifosi italiani si siano messi in condizioni di essere fermati a Manchester, ma credo che anche il mio collega inglese sia dispiaciuto per i tifosi del Manchester che hanno girato ubriachi per tutto il giorno a Roma. Questo accade - secondo Amato - se si vedono queste vicende all'insegna del 'Dio stramaledica gli inglesi' oppure 'Dio stramaledica gli italiani': cerchiamo di vedere da tutte e due le parti come si distribuiscono i vizi e le virtù ". (Spr) 12/04/07

Un' estate ultras e solidale

Vedere il mondo con occhi diversi e attivarsi per cambiarne le
prospettive.

Conoscere persone che hanno voglia di farlo e mettersi alla prova.

Con il Servizio Civile Internazionale.

Anche quest'anno il Servizio Civile Internazionale organizza oltre
700 campi di lavoro in pi di 60 paesi del mondo, dall'Islanda alla
Mongolia passando per Russia e Australia.

Ai nostri campi possono partecipare volontari di ogni et e di ogni
nazione.

Diversi i settori di intervento: ambiente, antirazzismo, pace,
memoria storica, arte e cultura, cittadinanza attiva, e altri ancora.
Scarica la lista completa dal sito!

E inoltre, campi di lavoro nel Sud del mondo, in America Latina,
Africa, Asia meridionale, Medio-Oriente (stanno per partire i
progetti in Libano) e poi ancora corsi di formazione, progetti di
medio e lungo termine, scambi, e altre tante attivit sul territorio.


Lavoriamo da pi di ottant'anni per la promozione della solidariet
internazionale attraverso il lavoro volontario e l'attivismo sociale,
proponendo progetti dove i valori della non violenza, dell'uguaglianza
e della condivisione diventano esperienza concreta.

Visita il nostro Sito internet: www.sci-italia.it

e contattaci al pi presto, c' un mondo da scoprire!

- Mail: info@sci-italia.it
, tel. 065580661/644

Alcuni esempi dei nostri progetti:

SPAGNA dal 6 al 18 giugno 2007

Il Magic Market un festival di strada annuale organizzato dalla
cittadina costiera di Santa Susana, in provincia di Barcellona.
L'evento ha lo scopo di promuovere forme di cooperazione, attivit e
progetti ecologici e ambientalisti. I volontari collaboreranno
nell'organizzazione pratica del Magic Market. Parte studio su
ecologia, cultura, questione di genere, infanzia.

ITALIA - EcoVillaggio di Granara (Parma) dal 8 al 22 luglio 2007

Il Villaggio Ecologico di Granara un laboratorio di sviluppo
sostenibile e di coesione sociale aperta, che sperimenta nei campi
delle tecnologie appropriate (fonti rinnovabili, bio-architettura);
educazione ambientale (campi di scoperta per scuole); teatro e delle
arti (residenze, seminari, e un festival di teatro indipendente);
della cooperazione sociale; microesperienze di bio-agricoltura,
apicultura, cura del territorio (boschi, sentieri, corsi d'acqua); e
molte energie ancora, nei cantieri di auto-costruzione, tra cui la
Casa degli Ospiti e il Centro-Studi sull'Ecologia, oggetto anche
quest'anno dei lavori del campo SCI. Parte del lavoro sar dedicato
alla sistemazione delle strutture che ospiteranno il Granara Teatro
Festival'07. Parte studio sulle dinamiche di gruppo. Prevista una
serata dedicata alla storia, al presente, e ai progetti del
villaggio. La lingua principale sar l'inglese.

TANZANIA - Localit: Michoweni - PEMBA Island - dal 2 al 15 settembre
2007

I volontari parteciperanno alla costruzione della clinica del
villaggio destinata alla cura e alla prevenzione sanitaria per donne
e bambini. Parte studio sull'HIV. Durante il campo di lavoro verr
presentata la situazione della Tanzania e aperto un confronto sulle
buone pratiche messe in atto nei vari paesi europei e africani,
riguardo la prevenzione e la cura dell'HIV. Sono previsti incontri
con organizzazioni locali e scuole, ed escursioni nella foresta e
all'isola di Pemba e Misali.

Per saperne di pi visita il sito www.sci-italia.it

oppure http://www.campidivolontariato.it

11 aprile 2007

Trenitalia è un'azienda onesta

ROMA - Tolleranza zero delle Ferrovie con i tifosi in trasferta. Stavolta non sembra essere il solito proclama, la periodica e ciclica dichiarazione d'intenti che svapora nei fatti nella prima domenica di calcio. Basta vedere cosa è successo martedì, tarda mattinata, quando lungo i binari della stazione centrale di Genova si sono visti controllori in coppia con poliziotti che hanno staccato la bellezza di 120 biglietti ad altrettanti tifosi partenopei che stavano andando a Torino per Juventus-Napoli. Ognuno di loro ha pagato circa novanta euro: il prezzo della tratta Napoli-Torino più la multa. Esattamente come un passeggero "normale" pizzicato in treno senza biglietto.

I fatti. All'alba di martedì 130 ultra partenopei si infilano alla spicciolata sull'Intercity che arriverà a Torino in tempo per il match di cartello della serie B, uno scontro al vertice che assomiglia a una partita di prima serie. Il personale delle Ferrovie se ne accorge quando il treno è già partito: sono 130, non vogliono pagare e infastidiscono gli altri passeggeri: fumano, fanno confusione.

Sulla carta, almeno dai tempi del decreto dell'allora ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, sono stati aboliti i "treni speciali per i tifosi" e di conseguenza non ci sono più "prezzi speciali" per i biglietti, leggi gratuiti. Insomma, ogni testa un biglietto. E a costo intero.

La prassi, come sempre, racconta altro: anziché i treni speciali ci sono i charter ; è vero che non vengono più distribuiti blocchetti di biglietti gratuiti come qualche anno fa, ma i "portoghesi" a piccoli gruppi di dieci-venti persone sono ampiamente tollerati.

La follia di Catania e l'uccisione dell'agente di polizia Filippo Raciti hanno imposto un nuovo giro di vite, un nuovo decreto, un nuovo ddl sulla sicurezza negli stadi appena approvato alla Camera ma poi si sa come vanno queste cose: il tempo che passa allarga le maglie del rigore e piano piano tutto torna come prima.

Le Ferrovie provano a tenere il punto. E a non tornare indietro. "E' soprattutto una questione di rispetto per gli altri viaggiatori" dicono dagli uffici centrali in piazzale della Croce Rossa.

E si torna all'Intercity in viaggio da Napoli a Torino martedì mattina. Il personale delle Fs segnala alla direzione e al settore-sicurezza la presenza dei 130 clandestini a bordo. E si decide, insieme al ministero dell'Interno, di intervenire a Genova. Qui è entrata un azione la inedita coppia bigliettaio-poliziotto che, piazzati fuori dal vagone, hanno fatto scendere i 130 abusivi. Ad ognuno di loro il verbale con la multa e il biglietto, più o meno 90 euro a testa. Solo dieci hanno rinunciato. E sono tornati a Napoli, con copia della denuncia.

"Tutto ciò è costato più di un'ora di ritardo per gli altri passeggeri" spiegano dalla direzione delle Fs. "Siamo rammaricati ma ogni volta dovremo intervenire in questo modo". Per far capire che stavolta fanno sul serio.

Il problema si è ripresentato durate la notte per il ritorno. Questa volta i tifosi avevano finito i soldi: a ognuno di loro è stato fatto un verbale amministrativo, una denuncia e sono stati fatti salire sul primo treno.

"E' fondamentale" dicono negli uffici della direzione Fs "che venga rispettata la norma del nuovo decreto che vieta la vendita di interi blocchi di ingressi stadio fino a 2-3 mila tifosi. Queste vendite in blocco provocavano l'arrivo di gruppi di 500 persone in stazione e per noi diventava impossibile, perchè pericoloso, intervenire".

Brescia 1911 - Curva Nord

Con questo comunicato vogliamo esprimere la nostra piena solidarietà ai tifosi del Manchester United per l’accoglienza ricevuta all’interno del settore ospiti dell’Olimpico durante la partita di Champions League: Roma-Manchester United.
Un’accoglienza frutto della politica repressiva attuata negli ultimi anni dai “nostri” governanti.
Un’accoglienza purtroppo riservata in passato a molte altre tifoserie (fra cui la nostra), che hanno pagato duramente e sulla propria pelle lo sfogo infelice di una “frangia” istituzionale forse limitata, ma sicuramente pericolosa.
Uno sfogo perpetrato in tanti anni ai danni di centinaia di tifosi, non solamente Ultras, senza distinzioni d’età e di sesso, a volte magari solo per il fatto che questi tifosi non fossero romani o, meglio ancora, romanisti (più di una volta è capitato che ci venissero mostrate, dopo un violento pestaggio, maglie giallorosse indossate sotto la divisa d’ordinanza e ci venissero intonati contro slogan faziosi, umilianti e provocatori!).
Da anni il nostro gruppo, come del resto molte altre tifoserie, denuncia questi atteggiamenti “razzisti” di pochi pericolosi elementi che riescono oltretutto a destabilizzare l’ordine pubblico, alimentando nel contempo la tensione fra tifosi e forze dell’ordine. Nessuno però ci ha mai ascoltato.
Tensione che è sfociata inesorabilmente in episodi incontrollabili e gravissimi, che hanno portato in alcuni casi a vere e proprie tragedie.
Noi abbiamo provato a far riflettere chi di dovere portando prove e testimonianze, cercando anche il dialogo con chi fino a ieri ci ha represso e condannato pesantemente con molta leggerezza; ma nessuno ci ha mai ascoltato.
Anzi, nei giorni scorsi, alcuni atteggiamenti “poco ortodossi” sono stati addirittura giustificati (e quasi premiati) proprio da coloro che hanno voluto punire oltremisura l’intero mondo organizzato, indiscriminatamente ed in modo tutt’altro che sereno ed obiettivo, varando fra l’altro nuove leggi speciali che di costituzionale hanno ben poco e che, oltretutto, a poco sono servite (gli incidenti di Roma sono solo gli ultimi, di una catena, che hanno coinvolto l’intero mondo calcistico, giocatori e dirigenti in primis).
Nuovi provvedimenti tanto necessari (più che altro per dare un’immediata risposta ad un’opinione pubblica sempre più confusa e tradita) quanto superficiali, anticostituzionali ed “imbarazzanti”, se non addirittura deleteri.
Nuove leggi che a poco serviranno visto che, non dimentichiamolo, veniamo da vent’anni di militarizzazione, repressione e leggi speciali che hanno saputo solamente esasperare ed avvilire gli animi di tutti, perfino dei tifosi più tranquilli.
Noi, tutto questo l’avevamo già detto in tempi non sospetti; ma nessuno ci ha mai voluto ascoltare.
Evidentemente, alcune tragedie per qualcuno non sono servite a nulla, se non come pretesto per strumentalizzare ed alimentare ulteriormente quell’onda emotiva di stampo perbenista, talmente compassionevole da sfociare nella violazione inesorabile e totale del nostro mondo (fra l’altro, i vantaggi sociali derivati da questo azzardo sono ancora tutti da dimostrare). E tutto questo nel tentativo massimo di preservare gli interessi economici dei “nostri” presidenti (gli Ultras, infatti, più che violenti sono diventati scomodi e d’intralcio allo smisurato business calcistico. E le Curve, più che un covo di criminali, sono restate gli ultimi veri baluardi al loro strapotere, nonché centri fondamentali di aggregazione e fonti rarissime di valori umani ormai dispersi).

Per quanto ci riguarda, noi non sappiamo cosa sia accaduto all’esterno dell’Olimpico prima della partita Roma-Manchester, ma nulla può giustificare il fatto che si sia giocato un’altra volta con la vita di persone che, principalmente, hanno “commesso l’errore” di seguire la propria squadra del cuore, magari con sacrifici ed una passione fuori del comune.
Nulla può giustificare i manganelli usati, come sempre, al contrario!
Nulla può giustificare i cinque contro uno attuati verso persone indifese, colpite quando erano ormai a terra inermi!
Nulla può giustificare la bestialità emersa in alcuni frangenti!
Nulla può giustificare le teste rotte e sanguinanti che tutti hanno potuto vedere!
Nulla può giustificare la cronica e caratteristica mancanza di dialogo che da sempre contraddistingue le nostre istituzioni!

Noi non simpatizziamo per gli inglesi, anzi; e non crediamo nemmeno che loro, come del resto molti altri, fossero vittime predestinate; ma visto che come gruppo Ultras abbiamo sempre sottolineato con ogni nostra iniziativa il valore della vita umana in tutti i suoi aspetti, non possiamo far altro che ribellarci all’ennesimo tentativo di criminalizzazione nei confronti di coloro che hanno invece subito, nel fisico ma soprattutto nella dignità, profonde ferite probabilmente indelebili.
Senza voler fare gli avvocati del diavolo e senza fare del patetico vittimismo; senza fare soprattutto moralismi a chicchessia e pur ignorando le circostanze che hanno portato le forze dell’ordine ad un intervento tanto duro quanto eccessivo capitato, oltretutto ed in modo eccezionale, sotto gli occhi sbalorditi e testimoni di milioni di persone: domani “scenderemo in campo” per l’ennesima volta nel tentativo estremo di difendere la dignità, la libertà ed i diritti civili che sembrano essere negati, oggi più che mai, a tutti coloro che in Italia indossano una sciarpa.

Domani quindi, prima della partita Brescia-Triestina, il nostro gruppo attuerà una sincera e doverosa protesta che si pone come obiettivo principale quello di far riflettere istituzioni, tifosi, cittadini, dirigenti, ecc., sul futuro del calcio italiano e sulla reale situazione che, purtroppo, molti tifosi stanno vivendo loro malgrado.
Un’iniziativa goliardica, ma comunque significativa, che è solamente la prosecuzione coerente della nostra legittima e civile “battaglia” contro le discriminazioni e la repressione che hanno portato ad eliminare fisicamente e moralmente anche le forme più educative e mature di tifo.
Invitiamo pertanto tutti i ragazzi della Curva Nord ad essere presenti: ad ognuno verrà distribuito un oggetto simbolico che rappresenta il momento che il mondo Ultras sta vivendo; ciò che invece ognuno dovrà portare da casa sono, come sempre, la consueta Mentalità Ultras e la nostra arma più potente: il cervello!
Il ritrovo è previsto per le 17.30 presso il parcheggio di fronte alla tribuna.

Prigionieri di una fede, ma liberi da ogni catena!

Scontri

Un centinaio di persone di fede juventina un gruppo di tifosi partenopei si sono scontrati fuori dall’impianto di gioco, più precisamente in corso Unione Sovietica all’angolo con via Madonna delle Rose.
Il bilancio è di tre tifosi feriti: un supporter juventino accoltellato a una gamba, un altro contuso al torace, e uno steward colpito al volto, riportando un trauma facciale, da una bottiglietta.
È stato inoltre denunciato un supporter del Napoli per lancio di oggetti contundenti nei confronti di tifosi juventini, mentre un bianconero è stato addirittura arrestato perché, visibilmente ubriaco, mentre stava entrando allo stadio, ha sferrato un pugno a un carabiniere che stava effettuando un controllo. Lo juventino dovrà ora rispondere di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Psicologo ( giusto quello che ci mancava )

Roma, 10 apr . (Adnkronos Salute) - Gli ultras "ragionano tutti allo stesso modo, sia in Italia che altrove". A 'viaggiare' nella mente dei tifosi violenti per tracciarne un profilo è stato Roberto Maniglio, psicologo e psicoterapeuta, oltre che membro della Società italiana di Criminologia e ricercatore all'università del Salento. L'identikit è stato poi pubblicato sul Journal of Forensic Sciences. Uno studio che forse può aiutare a prevenire disordini e incidenti prima, durante e dopo le partite di calcio 'a rischio', come il match di questa sera tra Manchester e Roma, alla luce degli scontri della partita di andata, o di altri incontri tra tifoserie 'nemiche'.

"Nella testa degli ultras - spiega Maniglio all'ADNKRONOS SALUTE - ho individuato tratti psicologici comuni. A fare la differenza tra il tifo comune e quello violento - dice - è lo scopo che ciascuno si prefigge, che nella mente dell'hooligan si manifesta nel desiderio di essere riconosciuto dagli altri come il miglior sostenitore, ma anche il miglior combattente tra tutti". Un obiettivo che lo psicologo ha denominato della "supremazia riconosciuta", che serve al tifoso "per lasciare il segno e fornire prove della sua lealtà alla squadra", anche a costo di 'fare danni a cose e persone'. Uno scopo che ciascun ultras persegue "con premeditazione, senza percepire nelle sue azioni alcun segno di anomalia o comportamento antisociale o violento". Maniglio ha formulato la sua teoria dopo aver assistito per almeno due anni alcuni tifosi violenti nella comunità per tossicodipendenti Emmaus. "Supporter di diverse squadre di calcio italiane, e di diverse aree geografiche del Paese". Ma subito chiarisce: "Non è possibile tracciare l'equazione tifo violento, uguale dipendenza da sostanze stupefacenti o alcol. Anche se in alcuni casi l'ultras beve, in altri assume droghe. Ma - ricorda - nella patria degli hooligans, la Gran Bretagna, la frase che sintetizza meglio questa relazione recita 'non tutti gli hooligans bevono prima di combattere. Non tutti quelli che bevono poi combattono'".

Altro punto da chiarire - dice Maniglio - è che "non per forza l'ultras deve dare prova di essere il miglior tifoso e il miglior combattente nella stessa partita. Ogni incontro della squadra del cuore - prosegue lo psicologo - fa storia a sé. Dipende dagli avversari". Essere riconosciuto come il miglior sostenitore della propria squadra significa, nella testa dell'ultras, "farsi valere per l'impegno profuso in canti, coreografie, grida e striscioni. Tutte manifestazioni di per sé non pericolose socialmente", commenta Maniglio. Anzi, lo psicologo critica le ipotesi di inasprimento delle leggi che limitano questa espressione del tifo. "Se si cercherà di soffocare questo tipo di manifestazioni del tifoso, più facilmente l'ultras cercherà di farsi notare come combattente. Dunque attraversi gli scontri".

Diversamente, "quando tra tifoserie esiste una rivalità o un'ostilità storica, come nel caso dei derby o di incontri tra città rivali, l'hooligan cercherà di dare prova di sè e di farsi notare come migliore combattente. Perché - sottolinea Maniglio - le coreografie e i canti non sono più sufficienti. E allora l'obiettivo diventa quello di combattere e distruggere. Il miglior tifoso allora sarà - aggiunge lo psicologo - quello che creerà più danni". Questo meccanismo mentale diventa pericoloso non solo per i tifosi avversari, ma anche per le forze dell'ordine, perché "quando non c'è la possibilità di entrare in contatto con i tifosi avversari - spiega l'esperto - allora l'ultras si rivolgerà contro la Polizia. In quel caso l'occasione, per l'hooligan, sarà quella di dare una migliore prova di coraggio". Un comportamento che si mette in atto "con premeditazione, avendo chiaro il proprio scopo, nella convinzione che il fine della propria affermazione come miglior ultras giustifichi i mezzi per ottenere tale riconoscimento".

Cosa distingue, invece, il tifoso tradizionale dall'ultras violento? "Alla base - continua Maniglio - c'è un processo comune, cioè quello dell'identificazione con la squadra. Un senso di appartenenza che è simile a quello del sentirsi di una nazione comune. Al tifoso comune e non violento però - incalza - manca l'aspetto competitivo personale con il supporter avversario. Mentre l'ultras ha sempre di fronte ciò che fa il sostenitore dell'altra squadra, perché deve superarlo".

Un comportamento "che nessun hooligan percepisce come anormale. E dunque nessuno chiederà mai aiuto a uno psicologo", prosegue lo psicoterapeuta secondo cui "servono provvedimenti generalizzati, a partire dall'educazione nelle scuole". Diverso il giudizio nei confronti dei controlli negli stadi e attorno ai terreni di gioco. "Se è vero che alcune misure anti-hooligans, come quelle assunte a suo tempo dalla Gran Bretagna, hanno avuto l'effetto di scoraggiare certi comportamenti violenti - dice ancora Maniglio - è pur vero che telecamere e controlli rigorosi non sono sufficienti perchè gli scontri, in Italia come pure nel Regno Unito, possono verificarsi anche fuori e contro la Polizia. Catania insegna", commenta amaro. Da qui il suggerimento a prendere "provvedimenti più organici, di carattere socio-culturale ed educativi". A "fornire le forze dell'ordine di maggiore sicurezza" e a cercare di istillare "nel calcio nuovi valori".