31 marzo 2007

Ultras del Nardò

NARDO' - Pubblichiamo, integralmente, il lucidissimo comunicato dei South Boys e dei Fedelissimi che prende in esame la situazione politica ed ambientale in cui si trovano a navigare - in toto - le società sportive neritine con particolare riferimento alla Nuova Nardò Calcio. C'è di tutto: propositi per il futuro, considerazioni a latere, l'incontro con l'assessore regionale Enzo Russo, la situazione dello stadio, l'attenzione dell'Amministrazione comunale guidata da Antonio Vaglio. Sicuramente un documento da leggere ed analizzare da cima a fondo per la sua attualità che va al di là del semplice interesse sportivo.
COMUNICATO STAMPA SOUTH BOYS NARDO’ – CLUB FEDELISSIMI
Informiamo tutti i tifosi del Nardò Calcio ed i cittadini in genere, che nella serata di mercoledì scorso vi è stata una riunione fra una rappresentanza del tifo organizzato e l’Assessore Regionale Enzo Russo, per chiedere chiarimenti sul futuro della Nuova Nardò Calcio.
L’Assessore Russo, unico esponente politico che in questi anni ha gestito gli interessi della Nuova Nardò Calcio, ha ribadito l’intenzione di disimpegnarsi consegnando il titolo al Comune a fine campionato ovvero il 2 Aprile.
Questa decisione è scaturita dopo quattro anni di gestione in cui obiettivamente l’Assessore è rimasto da solo alle redini di una società che doveva essere gestita insieme ad altri esponenti politici dell’Amministrazione Comunale e a forze imprenditoriali cittadine, che mai sono realmente entrate in gioco.
La mancanza di imprenditori neretini capaci di investire le proprie risorse in questa società è riconducibile alla scarsa capacità di questa amministrazione comunale di coinvolgere le forze imprenditoriali di medio-alto livello.
Basti pensare che in una realtà molto vicina alla nostra come Martina Franca, si affronta la C1 con una ventina di imprenditori locali.
Come tifo organizzato cercheremo fin da subito di metterci all’opera per sensibilizzare chi di dovere a prendere a cuore questo delicato problema, che rappresenta gli interessi di un intera città.
Il Nardò, e lo sport in genere, hanno un importanza fondamentale anche nella vita sociale della nostra città e chi la rappresenta deve assumersi il dovere di garantire il massimo impegno affinché non venga tutto vanificato.
Abbiamo assistito a dibattiti su problemi di impianti sportivi e di coinvolgimento delle forze imprenditoriali cittadine, che mai erano stati affrontati se non ora, a due mesi dalle elezioni.
La verità, ed è bene chiarirla, è che nessuno può lontanamente pensare di gestire questa crisi societaria per fini strettamente politici e tanto meno si può pensare che i tifosi del Nardò siano un buon serbatoio di voti per nessuno.
Noi vogliamo, e ne abbiamo diritto come cittadini, che chiunque vada ad occupare la poltrona di sindaco e quella dei vari assessorati ci garantisca il massimo impegno per la costruzione di una nuova società che possa essere duratura e seria.
In questi quattro anni difficili abbiamo assistito a continue promesse da parte dell’Amministrazione Comunale che mai sono state mantenute.
Vi è stato un disinteresse totale testimoniato dalla continua assenza di esponenti politici nelle partite domenicali. E’ venuta meno la trasparenza e la serietà delle attuali forze politiche nei confronti della Nuova Nardò Calcio che pure è stata gestita con enormi sacrifici da un esponente politico della stessa coalizione. Basta vedere come è ridotto il terreno di gioco del nostro stadio. Basta guardare in giro per la città e vedere lo stato di abbandono delle poche strutture sportive presenti. Il Polivalente vicino alla zona della 167 ne è l’emblema.
Di certo tutte queste situazioni non invoglierebbero un eventuale acquirente a investire le proprie risorse nella condizione attuale vista la mancanza di strutture sportive idonee a supportare le esigenze di una società di calcio che oltre ad avere la prima squadra come massima espressione, conta anche su un settore giovanile di primo piano costretto ad emigrare giornalmente in paesi limitrofi molto più piccoli della nostra città per poter effettuare allenamenti e partite.
Eppure stiamo parlando di un settore giovanile di primissimo ordine che l’anno scorso ha visto la squadra juniores vincere il titolo pugliese di categoria ed affrontare le finali nazionali con ottimi risultati.
Stiamo parlando di una risorsa importantissima da cui si può ripartire per programmare il futuro. I vari Montefusco, Lepore, Presicce, De Noto, Stefanizzi, Di Sirio, sono tutti giovani del nostro settore giovanile e di proprietà della Nuova Nardò Calcio e potrebbero rappresentare un importante punto di partenza.
La piazza neretina è da sempre una delle più appassionate del Salento e la dimostrazione sta nei numeri degli spettatori allo stadio che nonostante le continue delusioni non hanno mai abbandonato la fede che gli lega a questi colori. 2000 presenze non si registrano neanche in molte piazze di C1.
Il Calcio a Nardò rappresenta inoltre il più importante centro di aggregazione sociale e non possiamo permetterci di farlo sparire. Preghiamo tutte le forze politiche impegnate nella campagna elettorale di intervenire concretamente nella risoluzione dei problemi della Nuova Nardò calcio.
Il Nardò è dei neretini e non di questa o quella coalizione.
Stiamo valutando a 360 gradi la situazione e non lasceremo nulla di intentato a costo di creare un comitato che salvaguardi gli interessi della Nuova Nardò Calcio.
Non escludiamo l’ipotesi di effettuare delle manifestazioni di massa anche eclatanti per far capire a tutti che questo è un problema dell’intera città.
Tutti i tifosi che hanno nel cuore questa situazione possono rivolgersi presso il Club Fedelissimi dove ogni sera verrà discusso il problema e verranno analizzati eventuali sviluppi. Chiudiamo ringraziando l’Assessore Regionale Enzo Russo per l’impegno profuso in questi anni e per la promessa di effettuare, nel caso la situazione non trovi sviluppi, almeno l’iscrizione al prossimo campionato di Eccellenza.

SOUTH BOYS NARDO’ CLUB FEDELISSIMI

30 marzo 2007

Pallavolo

ATENE - Un giovane e' morto e 6 persone sono rimaste ferite durante violenti scontri scoppiati nel pomeriggio tra tifosi delle squadre ateniesi di pallavolo femminile del Panathinaikos e dell'Olimpiakos. E' successo nella localita' di Peania, nei pressi dell'aeroporto di Atene. Per dividere i tifosi e' intervenuta la polizia che ha eseguito diversi arresti. La vittima aveva 25 anni e sembra sia stata travolta da un auto che si allontanava di corsa dal luogo degli incidenti. (Agr)

Disciplinare

La Commissione disciplinare della Lega Calcio ha accolto parzialmente il reclamo dell'Atalanta, multata di 20.000 euro per le intemperanze dei suoi tifosi nella gara casalinga contro il Palermo. La societa' nerazzurra dovra' pagare una multa di 15.000 euro.

Inasprita invece la sanzione nei confronti dell'Ascoli - da 5.000 a 7.500 euro - a seguito degli insulti rivolti all'arbitro da alcune persone, accreditate dalla societa' marchigiana, presenti allo stadio nella gara (giocata a porte chiuse) contro l'Udinese.

Fondi

L'Europarlamento ha dato via libera alla relazione di Giusto Catania relativa al rafforzamento del sistema di scambio di informazioni in occasione delle partite internazionali per grantire una maggiore sicurezza negli stadi. L'ok è arrivato anche per la relazione di Ivo Belet sulla trasparenza finanziaria. Tra gli emendamenti votati stamattina c'è la richiesta di favorire la creazione di fondi fiduciari gestiti dai tifosi che potrebbero partecipare alla proprietà e alla gestione delle società.

Oremus

Il decreto antiviolenza rischia di saltare. Il motivo? Due emendamenti (meglio sarebbe chiamarli controemendamenti) piazzati dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato, che, se approvati martedì 3 aprile in aula, costringerebbero il decreto a tornare per la seconda volta alla Camera per l'approvazione definitiva. «E' materialmente impossibile, non esistono i tempi per questa quarta lettura» fanno sapere dal ministero dello Sport dove una sbalordita Giovanna Melandri ha commentato con il suo staff come «inattesa e preoccupante» la novità. Il problema dei tempi è infatti diventato vitale: il decreto scade (e salta) l'8 aprile, ma il 5, causa festività pasquali, Camera e Senato chiudono i battenti. C'è chi sostiene, come il vicepresidente della commissione affari costituzionali del Senato avvocato Guido Calvi, coregista dell'operazione, che «i tempi tecnici ci sono, la Camera se vuole ce la può fare». Opinione rispettabilissima, ma un pochino di parte. Quella del ministero dello Sport sembra più realistica.

I due controemendamenti cancellano due degli undici emendamenti alla legge approvati dalla Camera dopo il primo passaggio al Senato: uno modifica, per il reato di lesioni gravi o gravissime provocate ai tutori dell'ordine, la specifica «in occasioni di manifestazioni sportive» in un più esteso (e meno anticostituzionale, secondo i senatori delle due commissioni) «in occasione di servizio di ordine pubblico». Il secondo, che certo andrà di traverso a Matarrese e alla Lega di Milano, reintroduce a carico delle società il «provvedono» al posto del «possono provvedere» per le spese relative agli stadi. Un verbo destinato a modificare in misura sostanziale i costi a carico dei club.

29 marzo 2007

Mentalità Ultras ( non solo scozzese )

Sarà stato per la piacente donna sulla quarantina al volante di un'auto in panne, o più probabilmente perché nessuno dei tanti automobilisti baresi interveniva a soccorrere la loro sfortunata collega

Sta di fatto che tre ultras scozzesi hanno fatto fermare il taxi sul quale viaggiavano, sono scesi, e con una bella e prolungata spinta hanno rimesso in moto la Nissan Micra di colore bordeaux della donna, che ha assistito alla scena esterrefatta.

Il singolare soccorso stradale è avvenuto nel primo pomeriggio sulla trafficatissima via Amendola, alle porte di Bari. Le scene non sono sfuggite agli automobilisti che, noncuranti dell'inconveniente avuto dalla donna, continuavano a pigiare sul clacson per farsi strada e svincolarsi dalla fila di auto che si era formata.

A soccorso compiuto i tre ultras hanno salutato con calore la donna, sono risaliti sul loro taxi e sono andati via.

Udiccì

“Con l’approvazione alla Camera del decreto antiviolenza sul calcio è stato scongiurato l’agguato del partito degli onorevoli ‘ultras’ che hanno tentato di annacquare il decreto.” – lo dichiara il deputato On. Luciano Ciocchetti, responsabile nazionale dello sport per l’Udc – “La società civile e i tifosi veri, chiedevano una risposta forte da parte della classe politica – prosegue Ciocchetti - Noi oggi questa risposta l’abbiamo data con un decreto equilibrato e deciso nei suoi contenuti. L’Udc ha dato il suo fondamentale contributo, fin dall’inizio la nostra posizione è stata in favore di un vero giro di vite e per voltare realmente pagina. Ci sono ormai parti degli stadi che sono terra di nessuno, in mano a frange di violenti, che hanno allontanato dagli stadi i veri appassionati: per questo si sentiva l’esigenza di una risposta chiara, forte, in grado di ristabilire regole certe, che fornisse alle forze dell’ordine mezzi idonei per contrastare i facinorosi. Per questo motivo l’Udc ha votato contro tutti quegli emendamenti che in un certo modo tentavano di annacquare il decreto e ha deciso di difendere con fermezza gli aspetti fondamentali del testo. In particolare abbiamo lavorato ad introdurre e a difendere l'art.7 che tutela fortemente le forze dell'ordine che vengono ferite in modo grave e gravissimo, attraverso un inasprimento serio delle pene, e l'art. 8 che consente di colpire i tifosi violenti impedendogli ogni rapporto con i club, mentre i tifosi veri potranno portare avanti le loro attività in collegamento con le società calcistiche. Inoltre le organizzazioni dei tifosi dovranno avere statuti ispirati ai principi della carta olimpica. La Camera si è assunta l’impegno di dare una risposta forte, per restituire il calcio ai tifosi veri e allontanare quanti hanno confuso gli stadi con campi di battaglia. Questo – conclude Ciocchetti – è un primo importante passo per cercare di dare una svolta al mondo del calcio.”

Come volevasi dimostrare. Prima allo stadio,poi in tutta la città !

Roma Dure critiche di incostituzionalità, dai banchi del centrodestra a Montecitorio, dove ieri è cominciata la discussione di tre giorni del decreto anti-violenza presentato dai ministri di Interni e Sport, Giuliano Amato e Giovanna Melandri. Principi ispiratori del decreto che si appresta ad essere convertito in legge (entro il 9 aprile), l’adeguamento degli stadi (pena la chiusura degli impianti), l’inasprimento delle pene ed il rafforzamento del Daspo, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per i responsabili di atti di violenza durante le partite.

«Credo che una norma che stabilisce aggravanti penali solo per chi commette negli stadi o attorno a essi un certo tipo di reato - osserva il capogruppo di Alleanza Nazionale, Ignazio La Russa - presenti seri profili non conciliabili con la Carta costituzionale. Non è possibile infatti condizionare un principio sanzionatorio al contesto, o peggio alle motivazioni, che lo determinano». L’esponente di An difende il decreto presentato dal partito di Gianfranco Fini, di cui è il primo firmatario. Quello di Amato e Melandri, invece, non contempla sanzioni per i responsabili di aggressioni fuori dagli stadi. «Non tutela il poliziotto o il carabiniere ferito durante tafferugli - aggiunge La Russa - se si consumano ad esempio durante una manifestazione politica di piazza».

Se da sinistra si fa notare che l’intenzione principale è quella di arginare la violenza nel calcio, il presidente dei deputati di An ribadisce che «le leggi devono assolutamente prescindere dalle situazioni contingenti». «C’è una linea molto chiara tesa a isolare i violenti e a sanzionarli maggiormente, ma soprattutto a non farli tornare negli stadi - sostiene il ministro Melandri - . A fianco a questo ci deve essere un progetto più strategico per trasformare gli stadi italiani, ma di questo anche grazie al decreto ce ne occuperemo appena convertito in legge».

«In giurisprudenza esistono le aggravanti e le attenuanti non a caso - spiega La Russa - . È solo il giudice che decide se il medesimo reato può essere valutato diversamente rispetto alla singola situazione. Questi sono i primi rudimenti di diritto. Che dovremmo conoscere tutti».

Il decreto numero 8 dell’8 febbraio, rimpinguato con 11 emendamenti dalla Commissione Giustizia e Cultura (fra cui spiccano gratuità dei biglietti agli under 14, no a striscioni e vendite in blocco di tagliandi per le trasferte), scontenta le società. «Se Lega e club recepissero nel regolamento i principi di mutualità - replica il ministro delle Politiche giovanili ed Attività sportive - , i decreti attuativi della legge delega sui diritti tv non sarebbero necessari. Stiamo lavorando ad una riforma complessiva. Vogliamo definire un nuovo equilibrio competitivo, introdurre un nuovo criterio di equità, aumentare il valore del sistema calcio».

Calcio pulito

l procuratore federale ha dato incarico all'Ufficio indagini di Francesco Saverio Borrelli di fare luce su quanto accaduto domenica allo stadio di Manfredonia dove, durante il derby contro il Foggia, un giornalista è stato aggredito da due ultrà che non avevano gradito la sua telecronaca della gara d'andata. La procura federale è interessata, in modo particolare, a verificare se ci possano essere eventuali responsabilità riconducibili a tesserati.
Diversi gli interessi di magistratura ordinaria e polizia locale che, visionati i filmati delle telecamere a circuito chiuso, hanno individuato i due aggressori del giornalista (pare che vogliano chiedere scusa) e li hanno interrogati. Gli agenti hanno anche ricostruito la dinamica dei fatti, ridimensionando le proporzioni dell'aggressione. Il telecronista - spiegano - ha preso solamente due schiaffi al volto e poi, dopo essere caduto a terra, più o meno incidentalmente, è stato colpito, di striscio e forse involontariamente, con un calcio alla testa.
I fatti di Manfredonia non saranno i soli su cui Borrelli e i suoi saranno chiamati a fare luce. La domenica calcistica ha dato anche altri due spunti. Primo: il sospetto tentato "tacito accordo" sul pareggio fallito al 93' tra Vicenza e Verona, col gol del giocatore austriaco-turco Akagounduz che ha regalato la vittoria ai gialloblù, scatenando le proteste degli avversari. Secondo: alcuni cori razzisti cantati dai tifosi della Lazio contro quelli della Roma durante il derby primavera (per contrappasso, la Lazio ha poi vinto la partita con un gol segnato da un calciatore di colore), segnalato dal quotidiano il Romanista.
Quello di ieri è stato un lunedì di parole, oltre che di indagini. Lo richiedeva, del resto, la gravità dei fatti visti in campo. La prima a intervenire, con un duro comunicato, è stata Giovanna Melandri, ministro dello Sport: "Cori razzisti, risse e questa volta anche aggressioni ai giornalisti, non sono veramente più tollerabili. Tutto ciò non fa che confermare l'esigenza di varare leggi rigorose contro chi vuole distruggere questo sport, ma allo stesso tempo sollecita la giustizia sportiva a vigilare e agire con la necessaria fermezza". Sulla stessa linea Pancalli: "La mia più sentita solidarietà ai giornalisti che sono stati vittime di intollerabili aggressioni. La guardia non deve essere abbassata. Occorrono interventi rigorosi e azioni di governo del sistema strategici e complessivi per ristabilire quel clima che in un Paese che si dice civile lo sport deve poter vivere".
Da segnalare, infine, il guizzo fulminante del prefetto di Avellino che è intervenuto in maniera rapida e decisiva contro la violenza nello sport, emettendo otto Daspo (divieto di accesso agli stadi) nei confronti di altrettanti calciatori di due squadre di Eccellenza che si erano picchiati in campo. Non potranno più entrare negli stadi e non potranno fare alcun tipo di appello alla disciplinare. Calciatori come gli ultrà. E' l'ultima frontiera della lotta ai vandali.

28 marzo 2007

I diesse

ROMA, 20 MAR- Via libera al decreto contro la violenza negli stadi: le commissioni Giustizia e Cultura della Camera hanno detto si' al testo."Avremmo voluto modificare questo decreto molto di piu' -dichiara l'on.Paolo Gambescia (Ds)- ma non ci sono i tempi. Il decreto infatti scadra' il 2 aprile e deve ritornare al Senato. Abbiamo apportato solo le modifiche piu' necessarie, chiudendo un occhio su tutto il resto". Restano in sospeso i rapporti tra ultra' e club, e il ruolo degli steward.

Perquisa

La Digos di Firenze ha svolto 14 perquisizioni nell'ambito delle indagini sull'aggressione a 3 tifosi del Livorno prima di Fiorentina-Livorno. Sei delle azioni, disposte dal sostituto procuratore Ettore Squillace Greco, sono state effettuate a Firenze, le altre fuori regione. Gli ultras perquisiti (tra l'altro acquisito materiale fotografico e cartaceo) farebbero parte di un gruppo di tifosi fuoriusciti da gruppi organizzati. L'aggressione avvenne il 28/1 nei pressi dello stadio Franchi.

Vive la France

PARIGI - Secondo il tribunale amministrativo di Parigi, i club di calcio non sono responsabili della condotta disciplinare dei propri tifosi in trasferta. Lo ha stabilito la corte accogliendo il ricorso presentato dal Paris Saint Germain, che era stato condannato dalla Federcalcio a pagare 20mila euro di multa e giocare un match a porte chiuse in seguito agli incidenti causati dopo la finale della Coppa di Francia, giocata il 29 maggio 2004 contro il Chateauroux. Il tribunale ha giudicato "incostituzionale" l'articolo 129.1. del regolamento della FFF, la Federazione francese di calcio, che rende responsabile degli atti dei propri tifosi il club che gioca fuori casa. (Agr)

Striscioni addio

Forse, complice la pausa dovuta all’impegno della nazionale, sui siti dei tifosi, non è stato dato il dovuto risalto alla determinazione dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, n.14/2007 dell’ 8 marzo 2007.
Cosa dice di tanto importante questa determinazione? Nulla se si esclude che vieta l’introduzione negli stadi di tamburi e megafoni, ed in pratica, anche degli striscioni e di qualsiasi altro materiale ad esso assimilabile (stendardi? n.d.a.), compreso quello per le coreografie.
Perché ho scritto in pratica? Perché il divieto non è assoluto, in quanto tale materiale può essere introdotto solo se autorizzato e se, per dimensioni (es. i bandieroni delle curve nord e sud), non ostacola la visibilità degli altri tifosi.

Per ottenere tale autorizzazione, nel limite stabilito dalle società sportive, si dovrà inoltrare almeno 7 giorni prima dello svolgimento della gara, apposita istanza, anche mediante fax o e-mail, alla società che organizza l’incontro, indicando le proprie generalità complete, le dimensioni ed il materiale utilizzato per la realizzazione, il contenuto e la grafica compendiati in apposita documentazione fotografica ed il settore dello stadio in cui verrà esposto.
La società che riceve l’istanza valutati gli spazi disponibili a monte e a valle degli spalti, escludendo quindi gli spazi tra i vari settori, informerà, senza ritardo, della istanza pervenuta il Dirigente del G.O.S., ovvero, per gli stadi al di sotto della capienza stabilita dal quadro normativo vigente (al momento 10.000 spettatori, prossimamente 7.500), l’Ufficio di Gabinetto del Questore i quali, acquisito anche per le vie brevi il parere delle Amministrazioni interessate (Vigili del Fuoco e, ove presente, Capo degli Steward), provvederanno, non oltre i 5 giorni prima dello svolgimento dell’incontro, a concedere il proprio “nulla osta”, a condizione che:
1. sia identificato il richiedente dell’esposizione del materiale;
2. all’interno del gruppo identificato dal materiale non siano presenti una o più persone soggette a divieto di accesso agli impianti sportivi;
3. non sussistano motivi ostativi sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Particolare da sottolineare è la richiesta di parere dei Vigili del Fuoco, che parrebbe voler dire, che il materiale esposto dovrà essere ignifugo.
Il nulla osta, qualora non sussistano motivi ostativi sotto il profilo della salvaguardia della pubblica incolumità e della sicurezza antincendio, potrà essere concesso anche per l’intera stagione ed essere revocato, qualora uno o più appartenenti al gruppo vengano colpiti da Daspo.
La società che ospita l’incontro, ottenuto il nulla osta comunicherà per iscritto al richiedente le determinazioni assunte avvisandolo che:
1. il materiale autorizzato dovrà essere introdotto all’interno dell’impianto almeno 1 ora prima dell’apertura dei cancelli, specificando il varco di accesso;
2. non sarà consentito l’ingresso di materiale , ancorché autorizzato, dopo l’apertura al pubblico dei cancelli;
3. gli striscioni potranno essere affissi esclusivamente nello spazio specificamente assegnato dalla società, la quale dovrà quindi verificare il rispetto delle prescrizioni con proprio personale;
4. l’esposizione di materiale diverso da quello autorizzato comporta l’immediata rimozione e l’allontanamento dall’impianto del trasgressore cui potrà essere applicata la normativa in materia di divieto di accesso agli impianti sportivi nonché, revocata l’autorizzazione all’esposizione dello striscione identificativo del club di appartenenza;
5. al termine del deflusso il materiale autorizzato dovrà essere rimosso e, ove prescritto anche attraverso il sistema di comunicazione sonora dello stadio, ripresentato integralmente presso il varco indicato.

La stessa procedura per l’esposizione degli striscioni vale per le coreografie con l’aggiunta che, in questo caso, andranno specificati le modalità ed i tempi di attuazione, che comunque dovranno essere contenuti a prima dell’inizio della gara.

Analoga, anche, la disciplina per le bandiere, tranne quelle riportanti solo i colori sociali della propria squadra e quelle degli Stati rappresentati in campo, in questo caso siamo nel limbo normativo per l’asta che potrà essere introdotta solo “se consentita dalla normativa vigente”, frase che dice tutto e niente.

Praticamente, anche se noi, purtroppo, toccheremo con mano, o sarebbe meglio dire con gli occhi, solo la prossima stagione, addio al Massimino imbandierato a festa e colorato di rossazzurro, addio alle coreografie mozzafiato della curva nord, addio al mega-bandierone raffigurante Sant’Agata in curva sud ed addio pure alle migliaia di bandierine rosse ed azzurre della tribuna B. Tutto quest

2 contrari

L'Aula della Camera ha approvato il decreto anti-violenza sul calcio con 426 voti favorevoli e 2 contrari. Il provvedimento, modificato a Montecitorio, torna ora al Senato 'blindato' per il sì definitivo: Palazzo Madama dovrà convertirlo in legge entro il 9 aprile. Ecco le modifiche al decreto decise alla Camera e le principali disposizioni previste nel decreto. - Tifo violento. Fra le modifiche introdotte a Montecitorio, con un sostanziale accordo bipartisan, la diminuzione delle pene previste per chi provoca lesioni gravi o gravissime ad agenti in servizio durante manifestazioni sportive (erano state aumentate della metà, aumentano invece solo di un terzo, da 4 a 10 anni e da 8 a 16 anni). - Flagranza differita e striscioni. I deputati hanno inoltre stabilito che l'aumento fino a 48 ore della flagranza di reato varrà solo fino al 2010 e hanno riformulato l'articolo 2 bis che prevedeva un giro di vite sugli striscioni. - Daspo. Fra le altre norme introdotte dal provvedimento, l'aumento del Daspo (la diffida ad assistere a eventi sportivi). Il provvedimento sarà applicabile anche ai minorenni e andrà da 1 a 5 anni se firmato dal questore(prima il massimo era di 3 anni), da 2 a 8 anni se emesso dal giudice (il minimo era 3 mesi). - Biglietti. Previsto il divieto per le società di vendere direttamente o indirettamente biglietti in blocco alle società ospitate. Quanto al singolo tifoso, potrà acquistare al massimo 4 tagliandi. - Stadi. La messa a norma degli stadi (e le conseguenti spese), inoltre, sarà a carico delle società. Dopo la sospensione di ogni deroga al decreto Pisanu, già da alcune settimane diverse partite di serie A e B hanno avuto luogo a porte chiuse o con la presenza dei soli abbonati. La graduale messa a norma degli impianti ne consentirà la riapertura. Il tetto massimo di capienza oltre il quale gli stadi devono adeguarsi alle norme previste dal decreto Pisanu scende nel ddl del governo da 10 mila a 7500 persone.

27 marzo 2007

Libertà di espressione

Appena esposti e subito ripiegati. Gli striscioni ultrà si sono rivisti domenica in curva A.Costa, dopo il mese di sciopero contro il decreto Amato, ma già sabato ad Arezzo saranno di nuovo ammainati, dopo aver srotolato, in curva, la certezza che tutto ciò ferisca perfino la Costituzione. Da venerdì entreranno in vigore le nuove norme per l´introduzione e l´esposizione negli stadi di striscioni, che prevedono fra l´altro una specifica richiesta, almeno 7 giorni prima, alla società che organizza l´incontro. Da Arezzo fanno sapere di non averne ancora ricevute. Dunque, tempo scaduto e niente striscioni.

Abete, il nuovo che avanza con Matarrese

"Da una decina d'anni a questa parte e' saltato l'equilibrio tra etica, economia e sport" e' questa rottura, secondo il prossimo presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ad aver mandato in cirisi il sistema. Il candidato unico alla presidenza della Figc (lunedi' verra' eletto durante l'assemblea) ne parla in un'intervista rilasciata al Corriere dello Sport, spiegando che le sue priorita' sono riconquistare i tifosi e gli Europei del 2012. L'ex numero 2 di Carraro affronta anche altri argomenti a partire dai diritti tv "la vendita centralizzata e' un sistema che da' unita' al campionato ed evita quel che e' avvenuto in passato, quando da un lato alcune squadre rinnovavano gli accordi con scadenze lunghissime e, dall'altro, taluni club arrivavano all'inizio della stagione senza contratto e per ottenerlo cercavano la benevolenza dei piu' forti o minacciavano di non far partire il campionato. Non esiste, pero', modalita' di vendita che garantisca l'equilibrio del camiponato". Sempre meno gente negli stadi. "Siamo passati da una media di 31mila spettatori a una media di 19mila. Quest'anno si sono aggiunti fattori contingenti come i fatti di violenza di Catania o l'assenza di grandi club come Juve, Napoli, Genoa e Bologna, ma la parabola e' discendente da tempo ed e' stata determinata dai fenomeni violenti, dalla funzionalita' dei nostri stadi e dai prezzi dei biglietti". (AGI/ITALPRESS)

Miracolo

Miracolo della Champions League. Il “Meazza” martedì contro il Bayern Monaco potrà tornare a registrare un pieno di pubblico, almeno per quanto permesso dalle nuove regole sulla sicurezza, anche se a mancare potrebbe essere la coreografia. Nel primo giorno di vendita libera dei biglietti i tagliandi staccati sono stati ben 26.239 che si vanno a sommare a i 21.644 abbonati che hanno esercitato il diritto di prelazione. Una boccata di ossigeno dopo le restrizioni per i fatti di Catania ma anche dopo le vicende di “Piedi puliti” che di fatto avevano tolto entusiasmo al popolo rossonero (neanche 38mila gli abbonati di questa stagione), abituato a far straboccare San Siro nell’era Berlusconi.

Anche perché «con le nuove procedure - spiega Alessandro Capitanio, presidente dell’Associazione Milan Club - è diventato molto problematico avere anticipatamente i biglietti anche per noi. Il fatto che sia disagevole andare allo stadio per le lunghe file fa sì che tanta gente preferisca guardare la partita in tv». E ora un nuovo “ostacolo” si è aggiunto: le procedure e tempistiche di presentazione per l’esposizione degli striscioni. «Termini scaduti? Fino ad oggi (ieri, ndr) non sapevamo a chi andasse indirizzata la richiesta - dice Giancarlo Capelli, voce delle Brigate Rossonere - Adesso valuteremo cosa fare, ma non ci rassegniamo all’idea di non esporre i nostri simboli». Tutto dipenderà dalla proroga che la Questura di Milano sembra intenzionata a concedere. E sabato a Roma si replicherà con lo stesso problema.

Ultras e Basket

FABRIANO — IL DERBY, quello vero, è come sempre sugli spalti. Manco a dirlo è tra le due tifoserie (non meno di 3500 le presenze complessive) che la sfida si accende e si esalta anche nell’appuntamento numero 25 della decennale storia cestistica sull’asse Fabriano-Jesi. Il benvenuto sono gli assordanti fischi d’ingresso alle squadra sportivamente nemiche già mezzora prima della partita, ma il clou, come sempre, arriva a pochi minuti dalla palla a due con la partita che si gioca a colpi di striscioni. Jesi parte lancia in resta con i suoi circa settecento aficionados che esibiscono il primo lenzuolo di serata: “Rossini capitano vero, ma è Gattoni il vostro condottiero?” Fabriano replica con un uno striscione che ironizza sullo sponsor leoncello (“Abbassate la cresta, fate ride i polli”), prima del tradizionale ‘Forza Fabriano’ scandito in bianco lettera per lettera a suon di cartone. Un po’ meno del solito, insomma, anche dal fronte fabrianese dove per tutto il primo quarto il settore Ultras preferisce rimanere in silenzio «come forma di protesta — si legge in un comunicato — rispetto alle tre diffide arrivate in settimana ad altrettanti componenti del nostro gruppo». Ma alla coreografia in tono leggermente minore, più della non esaltante situazione di classifica di entrambe le contendenti, contribuiscono anche le nuove normative del Ministero dell’interno, quelle che a partire dalla prossima settimana potrebbero impedire l’ingresso in stadi e palasport di bandiere con aste, tamburi e striscioni. Alla vigilia delle annunciate restrizioni, meglio non esagerare con le coreografie, anche se dall’angolo fabrianese provano a surrogare l’impareggiabile effetto ottico del bandierone rubato e distrutto tre mesi fa con l’immancabile motivetto anti-jesino che intonano un po’ tutti i settori. Fin qui il prima e il durante della partita. Poi c’è il dopo, ovvero l’aspetto notoriamente più temuto che fortunatamente si risolve nel modo migliore. Il consistente spiegamento di forze dell’ordine e la civiltà delle due tifoserie fa sì che si pensi solo al deflusso, alla pizzeria da scegliere per la cena e a nient’altro. Anche, e soprattutto a questo, servono dieci anni derby: ovvero a capire che quell’oretta e mezzo di sano sfogo campanilistico non merita di degenerare in stupide ed inutili code di violenza.

Tensioni

Tifosi della stessa bandiera contro. Una spaccatura dolorosa per chi vorrebbe vedere uno stadio remare unito nella stessa direzione. Dopo aver intelligentemente accantonato le inutili e controproducenti rivalità tra gruppi ultras il popolo bianconero ha dovuto registrare, lunedì scorso, una divisione piuttosto netta che contrappone la curva Scirea Sud ad una nuova ‘entità’ non organizzata ma parimenti inviperita: i sobri ma fischianti supporters delle tribune centrali. L’ostilità tra questi due modi (e mondi) di intendere il tifo non è una novità in assoluto. Anche nel passato infatti (ricordiamo una diatriba avente per oggetto Del Piero, criticato dalla tribuna e osannato dalla curva) i dissapori non erano mancati. Ma durante Juve-Triestina l’antipatia tra le due ‘fazioni’ ha toccato vertici piuttosto elevati. I fatti: ‘Drughi’ e ‘Bravi Ragazzi’ decidono di continuare lo sciopero del tifo già attuato contro il Treviso per protestare contro orari e giornate di gara definiti ‘impossibili’. Il silenzio è assoluto ed il secondo anello della curva rimane deserto. Vengono appesi gli striscioni “Più rispetto per tifosi e abbonati”, “Se questa è la curva che volete questo è quello che avrete” e “Se togliete colore e passione resterete voi e la televisione”.

Allo stesso tempo i curvaioli ricordano a Camoranesi e Zebina che farebbero meglio a cambiare aria e un altro eloquente lenzuolo viene indirizzato verso i due giocatori: “Non vi vogliamo”. Una protesta che, fatto salvo Deschamps, coinvolge diverse componenti: dalle massime istituzioni calcistiche ai giocatori passando per la società, accusata di non tutelare a dovere i tifosi accettando senza protestare calendari stilati da chi non si cura delle esigenze delle persone, costrette magari a prendersi un giorno di ferie per assistere alle partite. Non solo. Ai dirigenti di corso Ferraris si chiede altresì di chiarire se nei progetti futuri la curva verrà considerata alla stregua di un fastidio da eliminare oppure una preziosa e civile risorsa. Tra un gol juventino e l’altro comunque, tutto sembra filare relativamente liscio. La scintilla si accende nel corso del secondo tempo quando dalla Sud vengono improvvisamente intonati cori a favore della libertà per gli ultras e contro i ‘mercenari’ all’interno della squadra. Apriti cielo. Le silenziose tribune sembrano colpite da un raptus e ad ogni slogan della curva fanno immediatamente partire bordate di fischi. Zebina viene sostituito e uscendo dal campo applaude platealmente gli spettatori dei ‘centrali’, che ulteriormente replicano alla curva: è l’epiteto rivolto ai ‘rivali’. E il giorno dopo, nella carta stampata e nelle tv, emergeranno soltanto (forse perché fa comodo così?) le contestazioni rivolte dalla curva ai due giocatori. Il resto, orari disumani e futuro delle curve, nulla o quasi. E Juve-Napoli, gara clou della stagione, si giocherà sicuramente martedì 10 aprile, preferibilmente nel pomeriggio. Che tristezza…

Fonte: Nero su Bianco

Scagionato

Un 34enne di Castorano è stato scagionato dall'accusa di violenza e resistenza a pubblico ufficiale durante gli scontri fra ultras e forze dell'ordine del 24 aprile scorso. Ora tre agenti della Celere di Bologna potrebbero subire l'accusa di calunnia, falsa testimonianza e falso in atto pubblico.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Giovanni Cinciripini, 34 enne originario di Castorano, è stato assolto con formula piena dalle accuse di violenza, resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Si tratta di una delle nove persone arrestate nelle ore immediatamente seguenti ai violenti scontri fra tifosi e forze dell'ordine, avvenuti all'interno della curva nord dello stadio Riviera delle Palme durante i minuti precedenti all'inizio del match Samb-Genoa del 23 aprile 2006.

Il giudice Giuliana Filippello ha pronunciato la sentenza il 26 marzo, stabilendo l'assoluzione per non aver commesso il fatto e decidendo la trasmissione del fascicolo alla Procura della Repubblica di Ascoli, che dovrà valutare se procedere contro tre agenti del reparto Celere di Bologna per i reati di falsa testimonianza, calunnia e falso in atto pubblico.

Cinciripini, difeso dall'avvocato Mauro Gionni, venne rilasciato dopo quattro notti trascorse nel carcere di Marino del Tronto e fu condannato insieme con altre otto persone. Per tutti furono stabilite pene che andavano dai quattro ai sei mesi di reclusione, con il beneficio della condizionale per gli incensurati. L'avvocato Gionni scelse di non patteggiare la pena e il suo assistito fu rinviato a giudizio, diversamente dagli altri otto arrestati la cui colpevolezza era evidente da immagini e riprese video acquisite dalla Procura.

L'accusa sosteneva che l'imputato avesse ripetutamente lanciato sassi e oggetti contundenti contro le forze dell'ordine, appostato sulle scale della curva. La difesa invece ha sempre sostenuto che l’imputato era rimasto nell’antistadio dietro la curva nord per tutto l'arco di tempo in cui avvennero gli scontri.

Secondo i filmati e i video in mano alla difesa, oltre che in base ad alcune testimonianze, Cinciripini avrebbe subito un pestaggio ingiustificato da parte di alcuni agenti. La difesa ha inoltre sostenuto che l'episodio fosse avvenuto mentre l'imputato cercava di avvicinarsi pacificamente agli agenti.

Diamoci all'Hockey!

EGOLA CANADESE ALLEGHE HOCKEY - HC JUNIOR MILANO VIPERS

DOCUMENTI SU CUI SI BASA LA DECISIONE
Rapporto Arbitrale.

1) inflitta a ATL 05864 DE TONI LINO per nessuna sanzione.
con la seguente motivazione:
DE TONI LINO al minuto 54,07 in un contrasto di gioco, alzando il bastone al di sopra delle proprie spalle, nel tentativo di superare il giocatore avversario n. 96 Strazzabosco Michele, colpiva quest'ultimo accidentalmente, involontariamente e senza premeditazione in pieno volto all'altezza della bocca, procurandogli conseguentemente una grave ferita e la perdita di tre denti. Il De Toni Lino veniva cosi punito con una penalità maggiore più automaticamente p.p.c.c. ai sensi dell'Art. 530, lett. b) del Regol. Uff. di gioco. Il direttore di gara fa presente che Strazzabosco Michele, dopo le dovute cure, riprendeva a giocare regolarmente. Interpellato telefonicamente il direttore di gara ha meglio precisato la dinamica del fatto specificando quanto segue: Strazzabosco Michele, giocatore alto e possente, nell'avvicinarsi alla balaustra per cercare di impossessarsi del disco si sarebbe abbassato venendo in tal modo colpito involontariamente dal bastone del De Toni Lino, giocatore di statura assai più bassa, che stava conducendo un'azione offensiva. Sulla base delle esposte premesse, non soltanto il ferimento, ma anche l'azione di "bastone alto" sembrerebbe pertanto accidentale. Nel dubbio, questo Giudice, visti gli Art.li 2, n. 3 del Regol. di Giustizia e 504, lett. b) n. 1 del Regol. Uff. di gioco ritiene di non dovere infliggere alcuna sanzione disciplinare aggiuntiva alla Penalità di Partita per Cattiva Condotta comminata dall'arbitro.

2) AMMONIZIONE CON DIFFIDA inflitta a ATL 05866 DE TONI MANUEL per violazione dell'Art. 9.1 del Codice delle Penalità.
con la seguente motivazione:
DE TONI MANUEL al minuto 54,07, dopo la comminazione della p.p.c.c. ai danni di un proprio compagno di squadra, contestava insistentemente tale decisione arbitrale. Veniva cosi punito con 10 minuti di p.c.c. ai sensi dell'Art. 550, lett. b) del Regol. Uff. di gioco.

3) AMMENDA inflitta a SOC 018 ALLEGHE HOCKEY S. S. D. A R.L. per violazione degli Art.li 2 e 17, n. 3, parte prima del Regol. di Giustizia. multato di 750.00 Euro settecentocinquanta/00
con la seguente motivazione:
l'arbitro segnala che, all'uscita dallo stadio, un gruppo di tifosi della società Alleghe Hockey s.s.d.arl insultava il direttore di gara con le seguenti parole: "Sei un bastardo, sei un venduto di merda, arbitro bastardo, figlio di puttana, Colcuc pezzo di merda, ecc. ecc.". Inoltre tali tifosi tentavano anche di aggredire fisicamente la terna arbitrale, ma l'azione violenta veniva fortunatamente impedita dal pronto intervento delle Forze dell'Ordine presenti (circa 10-15 agenti di Polizia e Carabinieri). Il capo arbitro veniva comunque raggiunto all'altezza delle spalle da un bicchiere pieno di birra, lanciato dai predetti sostenitori. Ciò premesso, pur avendo dato prova di avere adottato sufficienti misure di sicurezza dirette ad impedire il verificarsi di incidenti dentro e fuori lo stadio, la società ospitante non può però essere considerata esente da responsabilità oggettiva, a fronte del tentativo di aggressione e delle pesanti offese verbali posti in essere dai propri sostenitori nei confronti della terna arbitrale e del supervisore dell'incontro. Va infatti ricordato che, in caso di incidenti, la presenza ed il tempestivo intervento delle Forze dell'Ordine può soltanto attenuare la responsabilità della società organizzatrice della manifestazione sportiva, ma non escluderla, specialmente alla luce dei recenti provvedimenti governativi, emessi a seguito dei tragici fatti di Catania. Per i motivi esposti si giustifica pienamente la comminazione della sanzione pecuniaria dell'ammenda, pur adeguatamente contenuta nel suo ammontare.

Diamoci al cricket!

DELHI - Chi immagina il cricket uno sport noioso di gentlemen vestiti in bianco in cui il massimo disappunto si esprime aggrottando un sopracciglio, non è mai stato nel subcontinente indiano. Da queste parti di cricket si muore. Dopo il decesso dell'allenatore del Pakistan Bob Wolmer, probabilmente un assassinio, dopo la sconfitta ai campionati del mondo in corso nei Caraibi, in India ci sono state proteste e tumulti, un tifoso è morto di infarto e un altro si è suicidato dopo la sconfitta dell'India contro gli arcirivali dello Sri Lanka, che ha comportato l'eliminazione dai Mondiali e la qualificazione dell'odiato Bangladesh alla fase con le migliori otto squadre. L'India, vincitrice nel 1983 e finalista nello scorso torneo, ha subito l'onta dell'eliminazione e non l'ha digerita bene.

Un bel gesto

Delio Rossi si è recato in carcere a Regina Coeli dove ha allenato i detenuti per una partita. Alla fine dell'incontro il tecnico della Lazio, insieme a Suor Paola, è andato a trovare anche i capi ultrà biancoceleste detenuti da diverso tempo per la vicenda relativa a Giorgio Chinaglia e il tentativo di scalata al club. E' stato un incontro durata una decina di minuti, con i tifosi che sono rimasti piacevolmente colpiti da questa visita inattesa.

Individuati

Sarebbero due e non di più i presunti aggressori del giornalista foggiano di Teleradioerre, Antonio Di Donna, colpito alla fronte dopo il derby Manfredonia – Foggia di ieri pomeriggio. Gli agenti del locale commissariato di Polizia sarebbero giunti all’individuazione dei colpevoli al termine di accurate indagini avviate subito dopo l’increscioso episodio avvenuto all’interno della tribuna d’onore dello stadio Miramare di Manfredonia. I poliziotti hanno visionato i filmati in loro possesso, grazie ai quali hanno potuto identificare un muratore incensurato di 25 anni e un disoccupato di 34 anni con piccoli precedenti alle spalle. I due, ai quali sarà applicato il Daspo, interrogati nella serata di ieri dal commissario Antonio Lauriola, si sono pentiti, confessando e chiedendo di incontrare al più presto il giornalista che nel frattempo è ancora ricoverato presso l’ospedale civile di Manfredonia. Le sue condizioni non destano preoccupazioni e i sanitari che gli hanno riscontrato sette giorni di prognosi potrebbero dimetterlo già nella giornata di domani.

Ha capito tutto

Il ministro allo Sport, Giovanna Melandri, ha commentato così il nuovo episodio di violenza legata al calcio accaduto domenica a Manfredonia, dove un giornalista è stato aggredito al termine del derby di C1 Manfredonia-Foggia. "Tutto ciò non fa altro che confermare l'esigenza di leggi rigorose contro chi vuole distruggere questo sport - ha detto il ministro - Ma, allo stesso tempo, sollecita la giustizia sportiva a vigilare e agire con la necessaria fermezza".

Ultras Foggiani

Non si placano gli echi dopo il derby di Capitanata, dura contestanzione ai satanelli ieri al rientro in città. Ieri al rientro a Foggia la squadra è stata contesta da un gruppo di tifosi.
A darne notizia dell´accaduto il portale teleradioerre.it. Fatto rientro in città, nel piazzale dello Zaccheria alcuni tifosi hanno lanciato petardi all´indirizzo di Colombaretti e altri componenti della squadra.
I rossoneri sono stati contestati per lo scarso impegno dimostrato nel derby contro i sipontini. Aria pesante si respira dopo il pari conquistato a Manfredonia, anche il tecnico D´Adderio, preso di mira è stato apostrofato insieme al resto della squadra.

26 marzo 2007

Ultras Mantovani

MANTOVA. Le nuove norme non piacciono, ma ci si adegua. I tifosi biancorossi prendono atto dei provvedimenti che con ogni probabilità cambieranno il volto degli stadi italiani e guardano avanti, con la certezza che il loro affetto per il Mantova non diminuirà anche se fare il tifo sarà sempre più complicato. Se gli spalti perderanno bandiere, coreografie e striscioni, non saranno più gli stessi ma nessuno ha intenzione di rinunciare alla propria passione.
I tifosi organizzati si stanno ancora riunendo per capire come muoversi all’interno dei regolamenti in arrivo ma le prime richieste di autorizzazione per gli striscioni al Martelli sono già in questura.
Tutti d’accordo con Dante Spaggiari delle Skegge Gonzaga sulla contrarietà alle scritte offensive. «Non vedo però perché vietare ciò che è divertente - aggiunge -. Non far entrare striscioni e tamburi non diminuisce la violenza. Noi cercheremo vie alternative alle bandiere per continuare a colorare lo stadio». Lo incalza Ivan Papazzoni del North Front Levata. «Più che la violenza si toglierà la fantasia - afferma - le offese erano già proibite, ma il colore è parte del calcio. Noi avevamo chiesto di stendere il bandierone col cuore tra curva e distinti ma ci è stato negato, speriamo di poter portare l’altra bandiera».
Fabio Negri del club 5 campanili prosegue: «Ho già il modulo per lo striscione del club, vedremo cosa dovrò fare per il mio due aste. Di certo ora è tutto più complicato, a partire dalla ricerca del biglietto per le trasferte». Un altro problema. «Volevo andare a Bologna - racconta Michele Sandrini dei Viking Asola - ma non ho potuto perdere due mezze giornate di lavoro, per comprare i biglietti e andare alla gara».
Massimo Marchetti, ex leader della curva, non ci sta. «Dopo Catania sembrava che il calcio dovesse scomparire - dice -, invece, nonostante sia morta una persona, nonostante le belle parole, tutto è tornato come prima in una settimana per interessi economici. E alla fine gli ultras sono diventati ancora il capro espiatorio: le coreografie non sono il problema». Solo parzialmente contro corrente Stefano Campana della Vecchia Guardia. «Senza colore si perde tantissimo, ma si tifa lo stesso. Io sono più contento se c’è lo stadio pieno, anziché se vedo una bandiera in più», dichiara. Stefano Zaffanella del club New Age riassume: «Era giusto pagasse solo chi aveva commesso errori. Se lo stadio perde gli striscioni? Guardo la Premier, dove non ci sono, ed è un calcio in cui non mi riconosco».

Curva Nord “Maurizio Alberti” di Pisa

Il fatto che le nuove misure in tema di sicurezza proposte dal Governo e avvallate ipocritamente dal mondo del calcio sfiorino il grottesco non è per noi neppure argomento di discussione. Crediamo che qualunque persona dotata di logica e buon senso inorridisca di fronte a una tale ondata repressiva e lesiva dei più elementari diritti del cittadino: il fatto che questi diritti, per ora, siano salvaguardati in altri ambiti che non siano quello calcistico, non vuole dire niente, perché il calcio è sempre stato teatro di esperimenti per ogni tipo di provvedimento illiberale esteso poi alla “normale” società civile. Se il testo del decreto fosse stato promulgato da qualche staterello dell’America Latina comparirebbe tra le “curiosità” nei quotidiani e farebbe sorridere i lettori: purtroppo sta per diventare legge in Italia e non fa ridere per niente, dato che perlomeno a Pisa calpesta e spegne tanti anni di entusiasmo, passione sportiva, impegno anche nel volontariato e in altre iniziative che evidentemente “contano” solo se realizzate da determinati personaggi e associazioni che con una mano danno e l’altra prendono.
In merito agli striscioni i gruppi della Curva Nord Maurizio Alberti non intendono chiedere alcuna autorizzazione, di fatto già negata per il principio che non possono riportare nomi di gruppo o quanto non direttamente legato alla squadra; e poi non potrebbero essere comunque esposti se “riconducibili” a elementi già diffidati, formula ipocrita perché non esistendo liste di iscritti chiunque può essere “riconducibile” a qualsiasi cosa, di fatto si è cercata una formula inseribile in un decreto legge ma la volontà è quella di fare tabula rasa.
E tabula rasa sarà: niente più striscioni ironici, di protesta, di incitamento, ma neppure più striscioni per ricordare un anniversario, una nascita, un amico scomparso, frasi che venivano applaudite da tutto lo stadio, e allora per questi quale era il problema?
E poi tamburi, bandierine, tutto quanto faceva coreografia e tifo, tutto quanto può essere “infiammabile” (cosa non lo è? Anche i giocatori sono infiammabili se prendono fuoco): a chi conviene uno stadio silente e a sedere, grigio e punteggiato di qualche bandiera anonima la cui foto sta in bella mostra su un tavolino della Questura con il timbro “autorizzata”?
E poi diffide preventive, Daspo, dieci anni di galera per resistenza a pubblico ufficiale, e non una sola parola sui reali problemi del mondo ultras, sulle lame, sul razzismo: di tutta l’erba un fascio è un eufemismo, qui c’è una volontà di estirpare tutto, ma crediamo che i conti siano stati fatti senza l’oste.
Qui non siamo in Inghilterra, signori. Non c’è la stessa cultura sportiva. Quando una squadra va male il pubblico “normale” non va ugualmente allo stadio applaudendo per una sconfitta o una retrocessione.
C’è solo la curva che sta vicino alla squadra, la segue e fa il tifo fino all’ultima giornata, gli altri settori sono deserti, anche per i prezzi: se togli la curva, se togli il tifo, togli il pubblico al settanta per cento delle squadre e alla fine danneggi il calcio, lo snaturi. E in questo mondo non c’è spazio neppure per “Mau Ovunque”: stavolta a dirlo siamo noi e non i promotori della repressione, che concederebbero, ancora una volta in modo ipocrita, una deroga. “Mau Ovunque” ha senso solo in mezzo agli ultras, perché Maurizio era un ultras e il suo mondo erano gli striscioni, il suo tamburo, le bandierine, tutte quelle libertà che vengono tolte: non crediamo avrebbe piacere ad entrare da solo, in un mondo che non è più il suo.
Per questo la deroga sarà rispedita al mittente, è bene che chi sta distruggendo e reprimendo il nostro mondo si prenda per intero le proprie responsabilità senza nascondersi dietro provvedimenti “caritatevoli” che non accettiamo.
Ci prendiamo piuttosto una pausa di riflessione: nei prossimi giorni faremo conoscere le nostre decisioni in merito al da farsi e alle varie ipotesi sul nostro futuro che in questo momento sono allo studio.
I gruppi della Curva Nord “Maurizio Alberti” di Pisa.

Costituzione sotto Daspo

I tifosi del Bologna durante l'incontro tra i rossoblu' e il Frosinone hanno inscenato una protesta pacifica citando la Costituzione. I supporter hanno esposto uno striscione con l'articolo 21 per protestare contro il divieto di introdurre striscioni dentro lo stadio.
La curva 'Andrea Costa' si e' appellata alla liberta' di espressione esponendo la scritta: 'Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione'.
Benvenuti striscioni intelligenti !

Curva Sud Gallipoli

GALLIPOLI - Sono in C1 e non sanno più che cosa vogliono. Il troppo stroppia, ovviamente: dalla polvere dei campetti di periferia di qualche anno fa, alle ribalte nazionali contro squadre blasonate. Ma, evidentemente, l'ambiente si era illuso un po' troppo: si voleva la B e subito.
Anche il presidente Barba, in verità, aveva "pompato" un po' troppo le aspettative. Morale: la squadra prende botte una dietro l'altra, perde in coppa Italia e perde in campionato. Uno dei maghi della cavalcata magica dei giallorossi, il mister Auteri, viene cacciato a furor di popolo e la squadra affonda ancor di più. Amici sportivi, bisogna tornare sulla terra: un anno di ambientamento in C1 non è la fine del mondo. Pensate ai cugini neritini e a quanto hanno sofferto solo per vedere la C2, qualche anno fa. Pensateli ora, a inseguire ovunque la squadra granata anche nelle trasferte più lontane. E sono nei bassifondi dell'Eccellenza! Insomma: calma e sangue freddo che l'anno prossimo sarà quello buono anche per la B!

Auteri cacciato dopo la strana sconfitta di Lanciano (tre reti prese in cinque minuti) ma la squadra non reagisce e ne busca due in casa dall'Ancona. Nel momento in cui si aggiorna questa notizia i giallorossi sono sotto di due reti a zero. Fatali non più cinque minuti ma, adirittura ne bastano tre! Le reti al 50’ Mendil e al 53’ Sgarra.
Che questo campionato finisca al più presto.

IL COMUNICATO DEGLI ULTRAS
Premesso che in nessun modo può essere giustificata l’inerzia e la scarsa professionalità di coloro che sul campo hanno mortificato le legittime aspettative del Presidente Vincenzo Barba e di tutti i Veri Tifosi, non ci stupisce affatto che per l’ennesima volta la stampa e una parte dell’opinione pubblica abbiano puntato l’indice contro di Noi.

Vorremmo precisare che la civilissima contestazione di domenica sera (uova e frutta marcia vengono lanciate in segno di disapprovazione anche alla Scala di Milano!), è stata l’inevitabile conseguenza di un trend negativo e di una serie di atteggiamenti e comportamenti della squadra che durano ormai da fin troppo tempo.

Ciò che ci stupisce è che le critiche nei nostri confronti siano state espresse proprio da coloro che :

• Non hanno mai assaporato le amarezze vissute per decenni sui campi polverosi della provincia.
• Non hanno mai sentito la necessità di sostenere la squadra in casa e in trasferta, soprattutto in questi ultimi tempi caratterizzati da una ondata di schizofrenia giustizialista e liberticida, che rende l’attività del tifo organizzato oltremodo rischiosa ed economicamente impegnativa.
• Non si sono mai degnati neanche di un applauso nei tanti momenti positivi vissuti dal popolo giallorosso.

A costoro diciamo ORA BASTA !!!

Non ne possiamo più dei moralismi facili e strumentali di certi individui che in tempo di “pace” fomentano la “guerra” e in tempo di “guerra” predicano la “pace”.

Ai maliziosi pennivendoli e ai tecnici sapientoni dell’ultima ora vorremo dire di non “allarmarsi” perché Noi continueremo ad onorare i nostri colori come abbiamo sempre fatto nonostante tutto e tutti, lottando fino alla fine per cercare di salvare il salvabile di questa stagione, nata male e che non può e non deve concludersi peggio, con la consapevolezza di dover combattere il più forte dei nemici : la vostra IPOCRISIA !!!

CURVA SUD GALLIPOLI

Il calcio-business

E' la McDonald's (filiale Germania), nuovo "official partner" della DFB.
Il contratto avrà durata biennale con opzione di rinnovo e fa parte del progetto di crescita del marchio Usa nel calcio, dopo la sponsorship della Fifa in occasione dell'ultimo Mondiale (Germania 2006). Non sono stati resi noti i termini economici dell'accordo.
Si avvicina dunque al calcio tedesco un'altra realtà americana, dopo il recente approccio da parte del colosso Usa di abbigliamento sportivo, Nike, proprio alla Federazione teutonica.
Nike infatti con la sua offerta da 50 milioni l'anno, sta tentando di "soffiare" il posto di kit supplier ad Adidas, che negli ultimi giorni ha deciso di ricorrere all'arbitrato per far valere la sua opzione di rinnovo con la DFB ed allontanare l'ipotesi di un ingresso degli americani nel regno esclusivo dell'azienda delle "tre strisce"..

Erano davvero ultras?

MANFREDONIA (Foggia) - Alcuni ultras (probabilmente sostenitori del Manfredonia), a conclusione della gara odierna della loro squadra col Foggia, finita 1-1, hanno aggredito tre giornalisti, picchiandone uno, Antonio Di Donna, in modo violento. Spintonato anche Euclide Della Vista, direttore di Teleradioerre. Sergio De Nicola, del Tgr Rai, è stato aggredito verbalmente.

Di Donna, 25 anni, commentatore sportivo dell’emittente foggiana Teleradioerre, è stato gettato a terra e ha ricevuto calci, anche in faccia. È ricoverato in ospedale a Manfredonia con riserva di prognosi.
A quanto si è saputo, i medici si sono riservati la prognosi in via precauzionale: intanto continuano a compiere accertamenti per stabilire le condizioni di salute del giovane che sarebbero, a quanto si è saputo, in via di miglioramento.
Su Di Donna gli aggressori hanno infierito – a quanto si è appreso da testimoni – al punto che il giornalista ha perso conoscenza. Soccorso dal direttore di Teleradioerre Euclide Della Vista e da altre persone che erano presenti, tra le quali un medico, Di Donna è stato condotto in ospedale, dove gli è stato riscontrato un trauma cranico.
Il pronto soccorso è presidiato dalla polizia, che ha avviato le indagini e sta esaminando i filmati delle telecamere a circuito interno per identificare gli aggressori.
Di Donna, per l’emittente Teleradioerre, titolare dei diritti televisivi sia per la squadra del Foggia sia per quella del Manfredonia, cura la radiocronaca delle partite del Foggia.

L'incontro di calcio Manfredonia-Foggia, anche in considerazione della limitata capacità dello stadio Miramare di Manfredonia, è stato oggi trasmesso in diretta dalla Rai, limitatamente alla provincia dauna e col commento di De Nicola.
A conclusione dell’incontro, alcuni sostenitori della squadra di casa – a quanto si è saputo – hanno incrociato i giornalisti che stavano dirigendosi in sala stampa e hanno aggredito i cronisti probabilmente, per non aver gradito alcuni commenti sulla partita. In ospedale, ad informarsi sulle condizioni di Di Donna, si sono recati il presidente del Manfredonia, Angelo Riccardi, e il sindaco della cittadina dauna, Paolo Campo.

24 marzo 2007

Strategia della tensione

Dopo l'Inter, anche al Milan, e' arrivata una lettera intimidatoria con un proiettile da parte di un gruppo di ultras. E' stata spedita in sede alle ore 13:30 una busta contenente un proiettile di fucile da caccia e un foglio con proteste e insulti firmato "Brigate Rossonere Toscana". La societa', che ha confermato il fatto, l'ha immediatamente consegnata alla Questura senza riferire altri particolari. Il gruppo ultras se l'è presa con Galliani, Ancelotti e Dida.

Maturità

"Tiferemo solo per gli azzurri. Non ci sarà nessuna nostra contestazione nei confronti del presidente Matarrese. Non approfitteremo di una ribalta nazionale per una questione locale, che interessa solo Bari. Ci saranno cori di protesta? Saranno spontanei". Lo afferma Alberto Savarese, uno dei responsabili degli Ultras Bari in vista della gara della nazionale di Donadoni il 28 marzo allo stadio San Nicola contro la Scozia.

"Dopo anni torna nella nostra città la nazionale campione del mondo. Il fermento e l'attesa - affermano gli Ultras in un comunicato - crescono di ora in ora. Torna finalmente il grande calcio in una città sportivamente depressa, svilita, senza prospettive. Non perdiamo questa occasione per accogliere le migliaia di tifosi scozzesi che verranno in città, per far conoscere loro le nostre bellezze, il nostro calore, la nostra ospitalità. E soprattutto non perdiamo l'occasione per sostenere la nazionale in una gara che dobbiamo vincere insieme, i nostri campioni in campo e noi sugli spalti".

"Troppo si è detto e scritto - dicono i tifosi - di una nostra presunta contestazione nei confronti della società. Non ci sarà nessuna contestazione. Dimostreremo la maturità del pubblico che non ha bisogno della ribalta nazionale per esprimere quel dissenso e quella lontananza dalla società biancorossa che è sempre più una realtà nella nostra città".

Stampa questa storia Invia questo articolo ad un amico

23 marzo 2007

Un incubo

Spezia – Bari sarà l’ultima partita con tamburi, striscioni e megafoni: a partire dal prossimo 30 Marzo, infatti, a seguito di una determinazione dell’Osservatorio Nazionale, entreranno in vigore norme severe in materia di sicurezza negli stadi.
Le novità riguardano principalmente la tifoseria organizzata: chi vorrà esporre striscioni inneggianti la propria squadra dovrà farne richiesta alla società con almeno sette giorni di anticipo attraverso un fax e corredare alla domanda la “documentazione fotografica” dello striscione stesso.
“Una nuova pesante incombenza per la nostra organizzazione – commenta il responsabile dello stadio “Alberto Picco” Diego Perfigli – che renderà necessari nuovi accorgimenti e la comprensione da parte di tutti”. Norme che, per altro, devono essere ancora interpretate e meglio comprese: “L’impianto microfonico della curva Ferrovia, ad esempio, potrebbe teoricamente essere salvaguardato perché nella determinazione si parla espressamente di megafono e non di microfono – spiega Perfigli – le bandiere, invece, andranno dichiarate se di grandi dimensioni mentre non saranno requisite quelle più piccole recanti il simbolo della società”. Per semplificare un po’ le cose le tifoserie saranno autorizzate a richiedere permessi annuali: gli striscioni dei gruppi ultras, quindi, potranno ricevere un benestare che dovrà essere rinnovato solo al termine della stagione. Il primo club di tifosi a produrre la richiesta è stato il Gruppo Bullone: “credo sia auspicabile una riunione con tutti i gruppi organizzati – continua Perfigli – per spiegare la normativa al meglio in modo da evitare ogni incomprensione. Non va dimenticato – spiega il responsabile – che la violazione di queste norme può portare a gravi conseguenze come la temuta Daspo”. Le varie parti in causa, comunque, attendono un incontro con la Questura previsto per la prossima settimana: “ci vedremo con il Questore – conclude Perfigli – per stabilire i dettagli e pianificare operativamente le novità”. Dalla tifoseria i commenti sono al veleno: 'Non abbiamo ucciso nessuno - dice un portavoce del Gruppo Bullone - il 95% delle persone per bene paga norme cervellotiche che non servono a niente'. Gli appassionati stanno affrontando enormi disagi sotto diversi punti di vista: 'Andare in trasferta è diventato un incubo - continua il portavoce - il Vicenza, ad esempio, vende i biglietti attraverso un circuito che non ha filiali alla Spezia'. Fare il tifoso non è semplice come una volta.

Giulietta è 'na santa

Ma «Giulietta è 'na zoccola» sarebbe considerato offensivo? Il celebre striscione esposto anni fa dai tifosi del Napoli, a partire dal 30 marzo potrebbe apparire in curva solo se approvato dalla Questura.
NUOVA ERA Quel giorno entrerà in vigore la nuova normativa sugli striscioni emanata dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, che dovrebbe cancellare dalle curve offese, razzismo e incitazioni alla violenza. E pazienza se dovesse sparire anche qualche sfottò molto colorito, come alcune delle perle di comicità che hanno fatto la fortuna di «Striscia lo striscione», serie di servizi del comico Cristiano Militello all'interno di «Striscia la Notizia»: non sarebbe un prezzo eccessivo per eliminare i veleni dagli stadi italiani.
Secondo la nuova normativa i tifosi, per esporre uno striscione, dovranno presentare una domanda scritta alla società che ospita l'incontro almeno sette giorni prima della partita, indicando le proprie generalità: e dovranno specificare misure, materiale, contenuto e posizione nello stadio del loro striscione. La società girerà la richiesta al Gos (Gruppo operativo di sicurezza, formato da un funzionario di pubblica sicurezza e da responsabili dei vigili del fuoco e delle due società) oppure alla Questura, che dovranno autorizzare gli striscioni, almeno cinque giorni prima della partita. Porte sbarrate per i gruppi di cui faccia parte anche un solo diffidato: per loro niente striscioni. Si potranno ottenere autorizzazioni per l'intera stagione, ma anche in questo caso una diffida farà saltare tutto.
LE SOCIETA' Le squadre italiane si stanno adeguando: Inter e Milan spiegheranno le nuove regole ai loro tifosi nei prossimi giorni, sui loro siti ufficiali, come hanno già fatto Sampdoria, Reggina e Udinese e come farà la maggior parte delle società. Intanto Juventus e Torino si sono riunite con il Questore e i granata hanno già presentato un vero e proprio «book» con le foto degli striscioni «fissi», quelli dei club.
RITARDI E ANTICIPI Nessuna comunicazione ufficiale, invece, è stata fatta per ora da Lazio e Roma: abbastanza normale nel caso del club biancoceleste, visto che da ottobre i tifosi non espongono striscioni in polemica con la società, meno per il club giallorosso, dato che mancano meno di dieci giorni a Roma- Milan. Per qualche ritardatario, c'è anche chi si è mosso in anticipo, attuando la normativa, resa nota l'8 marzo, senza aspettarne l'entrata in vigore: Atalanta e Cagliari. A Bergamo (stadio che stamani dovrebbe essere definito a norma, insieme a Verona e Perugia, dopo un sopralluogo stabilito ieri dall'Osservatorio), i tifosi nerazzurri non hanno potuto portare in curva gli striscioni l'11 marzo contro il Parma. Lo stesso è successo agli «Sconvolts» del Cagliari domenica scorsa contro il Chievo: in molti sono andati a casa, chi è entrato allo stadio non ha tifato.

Torino, Italia

I gruppi che annoverano ultrà diffidati non potranno più esporre i loro striscioni a Torino. Praticamente nessun gruppo potrà più farlo, visto che si parla di almeno 90 ragazzi interdetti fra bianconeri e granata appartenenti a tutte le formazioni ultras subalpine.
Usiamo lo stesso ragionamento per il nostro Parlamento : quanti sono i deputati e i senatori inquisiti o condannati? Quanti i partiti coinvolti in episodi di corruzione e malcostume? Per la proprietà transitiva della repressione, alle prossime elezioni non dovrebbero più occupare uno scranno parlamentare gli onorevoli di dubbia moralità e i loro partiti esclusi da qualsiasi competizione elettorale.
Invece non sarà ovviamente così e io rimarrò con le mie turbe populiste e con un palmo di naso. L'abisso tra politica ( con la p maiuscola ) e società civile ormai è sempre più profondo. L'altra sera, a Merate, ho provato con qualche successo a spiegare l'incostituzionalità del Decreto Amato ad una piccola platea di sinistra, del tutto o quasi all'oscuro delle norme liberticide contenute nella nuovissima legge contro la violenza negli stadi. Perchè la gente non sa o non vuole sapere che la china verso cui ci incamminiamo ci porterà lontano dalla democrazia e dallo Stato di Diritto.
Spieghiamolo alla gente comune, nelle piazze, nelle scuole, comunichiamolo ai signori parlamentari della nostra zona, ricordiamo loro che, oltre ad essere Ultras, siamo cittadini ed elettori. Non chiudiamoci a riccio in questo momento buio, non disperiamo. Non è più tempo di stupide e anacronistiche rivalità, troppo tardi per grevi rancori e vendette idiote. E' scoccata l'ora della difesa ad oltranza di un patrimonio storico e culturale già in balia di ambiziosi autoproclamatisi "sindacalisti del tifo" e del consueto nostro autolesionismo.
Io sono sempre disponibile e, con me, altra gente, ad esserci dove si tratta di difendere l'ultimo brandello della nostra povera Costituzione Repubblicana e il nostro sacrosanto diritto a nutrire una Passione.
Vincenzo

Silenzio

Riportiamo integralmente il testo che ci è pervenuto oggi: "La redazione di Hurrà Grigi, il giornale dei tifosi dell'Alessandria Calcio, comunica che i tifosi non troveranno allo Stadio Moccagatta e nei luoghi di consueta distribuzione il loro giornale di domenica 25 marzo 2007.
La decisione di non pubblicare questo numero del giornale è stata presa a causa delle gravissime affermazioni del Presidente dell'Alessandria Calcio, dopo i gravi episodi verificatisi domenica scorsa a Borgomanero.
La redazione di Hurrà Grigi esprime piena e ferma condanna per l'aggressione compiuta ai danni dello stesso patron, fatto inqualificabile che non può trovare giustificazione alcuna.
Al tempo stesso, però, non possono essere accettate le affermazioni del Presidente che imputano ai giornalisti sportivi alessandrini la responsabilità di aver fomentato gli animi, tanto da essere causa del grave episodio di domenica scorsa.
Evidentemente la dirigenza dell'Alessandria vuole mettere sul banco degli imputati la stampa cittadina, la cui unica colpa è quella di avere messo a nudo le responsabilità di una proprietà che in due stagioni non ha mantenuto alcuno degli impegni presi con i tifosi e la città di Alessandria.
Se ai giornalisti si preferiscono i lacchè, potete fare a meno di Hurrà Grigi.
Noi non ci pieghiamo a questa logica: piuttosto che tacere la verità, preferiamo il silenzio".

Torino

Illustrare, mettere nero su bianco e siglare le nuove disposizioni dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive per la sicurezza negli stadi. E' stato questo l'obiettivo della riunione che si e' tenuta ieri alla Questura di Torino tra il vice questore vicario Spartaco Mortola, responsabile del Gruppo operatori sicurezza, e alcuni rappresentanti dei vertici delle societa' calcistiche torinesi di serie A, B e C, Torino, Juventus e Ivrea Calcio.

Durante l'incontro e' dunque stata discusse la nuova disciplina che regola, fra l'altro, l'introduzione di bandiere e striscioni che necessitano di essere autorizzati 7 giorni prima degli incontri indicando la grandezza, il testo e il nome di un responsabile.

Le nuove regole vietano, inoltre, l'introduzione negli stadi di bandiere striscioni con richiami a gruppi che contengano al loro interno tifosi raggiunti dal provvedimento del DASPO, ossia l'allontanamento dagli stadi che riguarda al momento 54 ultras bianconeri e 36 granata. Uno degli obiettivi, oltre a tutelare la sicurezza negli impianti sportivi, e' quello di arrivare a vere associazioni fra tifoserie. Le decisioni adottate entreranno in vigore dal 30 marzo.

Conferme

Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato la custodia cautelare in carcere per 3 dei 4 ultra' laziali arrestati il 13 ottobre scorso. Il tribunale , presieduto da Giuseppe D'Arma, in sede di appello ha confermato il provvedimento restrittivo per Paolo Arcivieri, Fabrizio Toffolo e Yuri Alviti che vennero arrestati per aggiotaggio informativo e tentata estorsione nell'ambito dell'inchiesta della procura capitolina su Giorgio Chinaglia e sulla fallita scalata al club biancoceleste.

Tornellismo

E' venerdì sera e mancano pochi minuti all'inizio di Bologna - Mantova. La gente si accalca agli ingressi mentre si sentono forte i cori della tifoseria di casa. Dietro alla curva Andrea Costa i sostenitori, documento e biglietto alla mano, passano il primo controllo alle transenne del pre-filtraggio. Stewart in casacca gialla fosforescente controllano ticket e generalità, quindi lasciano passare ragazzi e uomini con sciarpa e cappellino rossoblù. Davanti ai cancelli, si formano più code che a distanza sembrano mischiarsi in un magma indistinto di tifosi. «Oh, io sono in lista» dice qualcuno come se si trovasse all'ingresso di una discoteca. «Oè, che ci fate entrare prima dell’intervallo?» chiede un signore coi capelli brizzolati e nipotino a fianco, mentre inflessioni puramente bolognesi accompagnano altre esclamazioni di insofferenza rivolte più o meno agli stewart. «Ma lo sapete che ore sono? Guardate che è già cominciata la partita». Dall'impianto si sente la delusione dei tifosi: il Mantova ha segnato. Per i ritardatari ancora all'esterno la delusione è doppia e le imprecazioni si sprecano.

Davanti a tutti, lucidi e argentati si ergono gli ormai celeberrimi tornelli che indirizzano il pubblico entrante. I codici a barre di abbonamenti e biglietti vengono letti da un occhio elettronico che sblocca le barre orizzontali dei tornelli e permette ai tifosi di accedere all'interno dell'impianto. Alcuni stewart e una decina di poliziotti accolgono chi passa i cancelli. Le forze dell'ordine controllano qualcuno, ma i più entrano tranquilli senza essere perquisiti. Se da un lato un'ispezione capillare risulta quasi impossibile, un controllo un po' più approfondito risulterebbe maggiormente in linea con le nuove norme sul tifo violento: in molti stadi stanno addirittura cominciando a utilizzare i metal detector. Appare eccessiva una totale militarizzazione degli impianti sportivi, ma una via di mezzo con i blandi controlli osservati potrebbe essere trovata. Anche se quelli che arrivano a partita iniziata sono per la maggior parte persone di mezza età e nessuno ha il "physique du role" dell'ultrà scatenato. E comunque i tifosi del Bologna si dimostrano sempre estremamente civili, tanto che la polizia si limita a ispezionare le vie intorno allo stadio.

Dopo gli incidenti di Catania e l'assassinio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, ulteriori misure di sicurezza sono state decise, e gli adeguamenti strutturali dei (fatiscenti) stadi italiani hanno richiesto la chiusura al pubblico, o a parte di esso, di alcuni incontri di serie A e B. Misure cautelative fortunatamente non necessarie adesso a Bologna, che ha potuto tranquillamente ospitare i rivali mantovani giunti in trasferta. Nonostante l'astio fra le due tifoserie, si registra una situazione assolutamente priva di tensioni.

In curva gli ultrà cantano e battono le mani, sostengono la squadra con affetto e rabbia. Alcuni si disperano, altri si infervorano, con le braccia tese e le espressioni tirate sul volto. Passano i minuti e il Mantova è ancora in vantaggio. Poi l'attenzione viene calamitata dall'arbitro Farina, reo secondo i tifosi di concedere troppo agli ospiti e poco o nulla ai ragazzi di Ulivieri. Il direttore di gara si becca fischi e offese, cori contro e domande retoriche: «Ma cosa fai? Ma vai a casa». Non manca ovviamente l'attenzione verso i rivali, che dal settore ospiti cercano di farsi sentire nonostante il loro numero esiguo. Sfottò e insulti si susseguono durante il match. Nessun oggetto, né bottigliette, né accendini, né monetine, tanto meno bombe carta o fumogeni vengono gettati in campo. Non ci sono striscioni in curva e un tifoso spiega che è per protestare contro la situazione del Bologna, che «non merita di stare dove sta mentre altre non meritano di essere in A». Proprio allo scadere Bellucci va in goal e il Bologna pareggia. Il Dall'Ara esulta e tira un sospiro di sollievo. I tifosi possono abbandonare con calma l'impianto e tornare a casa oppure andare a farsi una birra in compagnia.

22 marzo 2007

Filosofia ultras

Ispirarsi al modello inglese, prendere esempio del rugby, applicare più severamente diffide e misure restrittive: in questi ultimi tempi dopo i fatti di Catania si è parlato, come ciclicamente accade, di calcio e violenza, spesso non interpellando quelli che sono considerati il male del calcio, gli ultras. Abbiamo cercato di sentire anche la loro campana, intervistando alcuni membri del direttivo degli Ultras San Fruttuoso della Sampdoria.

Chi sono gli Ultras San Fruttuoso?

Gli Ultras San Fruttuoso sono la prima sezione degli Ultras Tito Cucchiaroni, sono nati il 4 Ottobre 1987, da 20 anni seguono la Sampdoria con il loro modo di vivere che è quello classico di un ultras.

Cosa vuol dire vivere da ultras?

Vivere la propria vita per la Sampdoria, o per la propria squadra del cuore, facendo mille sacrifici, anche economici, essere un gruppo che condivide passioni, idee, emozioni e tutto quello che capita non solo alla domenica ma anche durante la settimana, nell'arco dell'anno. Essere coerenti con se stessi.

Alla luce degli ultimi episodi di violenza legati al calcio, culminati con i ben noti fatti di Catania, cosa sta facendo il governo che gli ultras ritengono ingiusto e repressivo?

Di Catania preferiamo non parlare. Si sono spese troppe parole, c'è da dire che nessuno si è chiesto in che contesto sociale, economico, culturale si sono svolti i fatti, nessuno si è chiesto il perché c'erano moltissimi giovani ad attaccare la polizia. Noi pensiamo che la risposta non stia nel movimento ultras.
Questo nuovo decreto è un decreto contro il tifo, non contro la violenza, perché va a colpire un certo modo di tifare allo stadio e non il tifoso che crea violenza.
Impedisce, ad esempio, di portare allo stadio bandiere di una certa dimensione, tamburi, torce, etc, e penalizza il folklore tipico del tifoso.
Se ad un gruppo vieti di esporre il proprio striscione che è il proprio vessillo e rappresenta il modo di intendere la partita alla domenica, gli togli un suo indumento.
Qualche anno fa per qualche domenica non abbiamo esposto il nostro striscione USF: bene, ci mancava qualcosa...

E il tanto incensato modello inglese, invocato come panacea di tutti i mali?

In realtà in Inghilterra il problema è stato solo "spostato" fuori dagli stadi, nelle metropolitane, nelle strade adiacenti lo stadio, in luoghi concordati per gli scontri.
Ancora la settimana scorsa ci sono stati scontri in occasione di Chelsea -Tottenham. Gruppi delle due tifoserie si sono scontrati fuori da un pub dopo una partita della FA Cup. La polizia ritiene che questi scontri fossero stati preparati a tavolino.
La gente è contenta perché a livello televisivo non si vedono immagini di violenza ma non è al corrente della realtà fuori dagli stadi dove succede di tutto: in questo modo però, anche mediaticamente, il prodotto calcio viene venduto come un prodotto pulito.
In Inghilterra la stragrande maggioranza, circa il 92% degli intervistati in un sondaggio della BBC vorrebbe ritornare a stare in piedi nei settori popolari dove adesso, seduta come a teatro, si sente oppressa.
Per non parlare del costo dei biglietti: negli anni '80 casini allo stadio ne succedevano come adesso se non peggio, ma le famiglie andavano allo stadio perché i biglietti avevano un costo accettabile, adesso bisogna farsi un mutuo anche per i settori cosiddetti popolari.
Tra di noi c'è chi ha figli e li porta ogni tanto alla partita: non è mai successo nulla, perché i casini te li trovi solitamente se te li vai a cercare.
A proposito di biglietti, oltre alle deleghe da trasmettere via fax per cedere settimanalmente l'abbonamento ad un conoscente, non si può più nemmeno andare con un amico o con la ragazza acquistando regolare biglietto in un settore diverso da quello in cui si è abbonati... è diventata una giungla burocratica.

Binomio ultras-violenza: la filosofia ultras può prescindere dallo scontro con le altre tifoserie?

Non può prescindere, esiste. Io difendo il mio striscione da chi mi rompe i coglioni. Ora non è detto che lo devi cercare a tutti i costi ma sicuramente la filosofia ultras "totale" accetta anche lo scontro, con certe regole.
Io difendo la mia bandiera, come qualsiasi cittadino normale difende quel che gli appartiene.
Siamo cresciuti leggendo "I ragazzi della via Pal" che non erano né violenti né ultras, ma semplicemente difendevano il loro territorio, il loro campo da gioco, scontrandosi con la banda rivale. Noi non vogliamo né diventare personaggi di un romanzo di culto né ricevere il Nobel per la pace, ma il nostro è un modo di vivere che va compreso.
Certo possiamo fare un passo indietro.
Vent'anni fa se c'erano casini allo stadio erano forse più spontanei e meno cercati, anche se c'erano già strategie di battaglia e armi. Probabilmente si cercava più lo scontro e il contatto con l'opposta tifoseria, oggi prevale l'odio verso le forze dell'ordine.
Il passo indietro va fatto anche perché se no non vivi più, adesso che una scazzottata viene punita come un omicidio e l'aggravante "essere ultras" inasprisce le pene in modo allucinante.
Va fatto dal momento che essere ultras non è solo scontri ma mille altre cose e l'indispensabile, la cosa fondamentale è sostenere la propria squadra, amarla, seguirla.
D'altra parte non si può criminalizzare un fenomeno sociale, che avrà sicuramente valori sani e contraddizioni, ma che resta uno dei pochi baluardi giovanili di aggregazione in un momento in cui non funzionano più i circoli politici, sociali, ed è molto più comodo starsene a casa a rincoglionirsi di playstation.
In questi anni ci sono state diverse iniziative benefiche promosse da gruppi ultras "brutti, sporchi e cattivi": noi ad esempio abbiamo raccolto fondi a favore di un bambino malato in difficoltà, Christian, e della sua famiglia, e ultimamente grazie al personale interessamento di un membro del nostro gruppo che si è trasferito in Thailandia e che garantisce la serietà delle operazioni, abbiamo sostenuto il progetto di aiuto umanitario ai bambini di Ranong dopo lo tsunami.
Non stiamo a giustificare con la beneficenza le nostre contraddizioni, stiamo solo dicendo ciò che facciamo, potremmo pensare le stesse cose della televisione, fa violenza e poi si lava la coscienza con iniziative benefiche tramite sms.

In cosa hanno sbagliato, se hanno sbagliato, gli ultras?

Se gli ultras hanno sbagliato, stai pur certo che hanno sempre pagato. E pagano tutt'ora con provvedimenti anticostituzionali come il Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive), che può essere emesso sulla base di una semplice denuncia e che limita i diritti di un normale cittadino.
A proposito di Costituzione, ci devono ancora spiegare perché in occasione di Samp-Cagliari, l'Osservatorio nazionale ha impedito di esporre striscioni che riportavano senza commenti o frasi ingiuriose due articoli della Costituzione italiana relativi alle libertà dell'individuo. La Costituzione italiana è bandita dagli stadi?
Comunque più che di errori preferiamo parlare di punti deboli: gli ultras di tutta Italia sono rimasti divisi per un campanilismo esasperato, c'è stata una dannosa politicizzazione delle curve, siamo rimasti divisi invece di combattere uniti.
Rischiamo di estinguerci come i dinosauri o di fare la fine degli Indiani d'America che per orgoglio sono stati fottuti dal non essere uniti.
Uniti avremmo potuto o potremmo boicottare questo schifo di calcio moderno, basato su pay-tv, interessi economici e non sulla passione popolare.
Ma poi la violenza la fanno solo gli Ultras o anche le Tv e i giornali? Chi fa educazione sportiva?
I dirigenti o i presidenti che parlano di complotti si lamentano e sbraitano nei processi in Tv, Calciopoli?
E poi perché non si parla anche dei trattamenti che i tifosi subiscono sui campi d'Italia: nessuno ha detto che a Catania 1.000 tifosi del Palermo con regolare biglietto sono stati fatti entrare dopo lunga attesa passando uno alla volta per un unico cancelletto a partita abbondantemente iniziata.

Ultras, tifosi, simpatizzanti, semplici spettatori: come sarà lo stadio del futuro?

Non lo sappiamo, ma di sicuro lo stadio non è un teatro, è un'esplosione di emozioni.
Se voglio guardare la partita come a teatro vado in settori più "nobili" o me la guardo in Tv.
Ci sono settori per tutti.
Le curve, le gradinate sono settori dove la partita si vive in un certo modo.

Comaschi

Due giornate di squalifica del campo con partite giocate su terreno neutro, a porte chiuse, e 4000 euro di multa per il club. Massima severità da parte del giudice sportivo con il Como. La decisione è arrivata oggi, attesa ed in parte annunciata dopo le intemperanze dei tifosi di domenica scorsa contro la Solbiatese. “Sono purtroppo i conti che si devono pagare per quello che si è fatto – commena a caldo il numero uno di Viale Sinigaglia Enzo Angiuoni -. Tutto sommato sono anche contento che il campo sia stato squalificato. Da una parte ho auspicato che chiudessero lo stadio per 5 giornate senza pubblico, almeno ci si mette l'anima in pace e si capisce che bisogna fare del calcio serio, sportivo e allegro. Non come alcuni tifosi del Como pensano” Insomma la punizione ci sta, tutta. Anche se l’amarezza è grande. “Mi dispiace perchè c'è tanta gente che la domenica veniva a divertirsi. Tutto sommato, devo dire che il giudice è stato sufficientemente bravo.”

Per quanto riguarda l'ammenda? Non è la prima che prendiamo, l'anno scorso abbiamo dovuto pagare tutti i danni causati alle attrezzature della Tritium.
Ha già chiarito ieri ai nostri microfoni che lei e Di Bari manterrete il vostro impegno fino a fine campionato. Dopo la decisione così dura di oggi, al di là degli appelli, pensa anche a qualche azione concreta? Il questore, ad esempio, ha assicurato massima severità contro i tifosi indisciplinati. Mi sento un po' colpevole di questa situazione. L'anno scorso, quando sono arrivato a Como, c'erano alcuni ragazzi che non volevano entrare a far parte della curva degli ultras. Li ho fatti entrare nei distinti, abbiamo trovato loro un'area tranquilla. Ora non so se sono stati proprio loro o altri. Ormai la rabbia è passata. Certo sono dispiaciuto perchè paghiamo 4000 euro e potevamo evitarcelo. Sono dispiaciuto perchè ci hanno squalificato il campo.

Cosa dice a questi tifosi? Sono dispiaciuto perchè questi ultras sono giovani, arrivano allo stadio già bevuti e si ubriacano. Credo che questo comportamento faccia male anche alla loro salute. Ho fatto più di un appello all'intelligenza di questi ragazzi: la violenza non ci porta da nessuna parte, nè loro nè il Calcio Como. Speriamo, quindi, che questa decisione serva da lezione a tutti, che sia salutare perchè il futuro possa essere più tranquilllo per tutti quanti noi.
Ieri ci ha confermato l’intenzione di restare... Per quanto riguarda me e il mio socio Di Bari: ieri ho lavorato molto per convincerlo a rimanere. Era intenzionato ad abbandonare, visto che anche il figlio è stato aggredito a Solbiate. Sono riuscito a tenerlo nella società: abbiamo deciso di continuare fino alla fine insieme. C’è speranza insomma… Possiamo ancora puntare ai play off e giocarceli bene. Poi vedremo quello che succederà. Sono convinto che il mio progetto può ancora funzionare: andare in C2, convincere e convincerci insieme di poter fare ancora calcio a Como. Anche se questa è una decisione che prenderemo da qui a fine campionato. A me spiace, ma purtroppo le violenze sono state davvero gravissime. Questa volta hanno esagerato.Comas

Libertà per gli Ultrà

"Forse abbiamo capito male: è la nostra passione che volete eliminare?". Questo si leggeva, prima dell’inizio della gara di domenica, sullo striscione che campeggiava in curva Nord. E, sebbene tutto fosse ampiamente previsto, ieri i gruppi ultras gialloblù hanno accolto in maniera tutt’altro che positiva la modifica del decreto Amato contro la violenza negli stadi varata dalle commissioni Giustizia e Cultura della Camera. Il decreto, che dovrà tornare a breve a Palazzo Madama per il dibattito in Aula e scade il 2 aprile, prevede che dal 30 marzo "sarà vietato introdurre negli stadi striscioni, bandiere e qualsiasi materiale per le coreografie (eccetto quelli riportanti solo i colori sociali della propria squadra e quella degli Stati rappresentati in campo), oltre a tamburi e altri mezzi di diffusione sonora (ad esempio i megafoni) se non preventivamente ed espressamente autorizzati".

In buona sostanza, un giro di vite che inevitabilmente penalizzerà non solo le iniziative genuine del tifo ultras - e a Parma gli esempi sono stati molteplici - ma rischia anche di intaccare la libera iniziativa individuale di chi, in fondo, come singolo, dovesse decidere di entrare, ad esempio, con un due aste ironico, come tanti se ne sono visti in diversi stadi d’Italia. Quelli, per intenderci, che hanno anche fatto la fortuna di "Striscia la Notizia" e della rubrica sugli striscioni di Cristiano Militello.
A prescindere dai sospetti di incostituzionalità sollevati già da alcune parti perché così si andrebbe ad intaccare la libertà d’espressione e movimento, non si può non notare un’eccessiva limitazione a pratiche tutt’altro che violente, come possono essere contestazioni e proteste che, in questo modo, sarebbero edulcorate nei toni, sempre se ammesse. I Boys, ieri, hanno anche scritto una polemica lettera indirizzata ai parlamentari parmigiani (Libè, Lunardi, Motta e Soliani), non condividendo certi provvedimenti, ma anche da Settore Crociato il decreto non è stato accolto positivamente: dopo l’incontro di qualche giorno fa con il ministro Melandri, c’era la fondata speranza che alle tante parole seguissero scelte differenti.
Perché un conto sono i provvedimenti repressivi, o quelli preventivi, quando si parla di violenza e ordine pubblico, un problema cui porre rimedi drastici. Un altro quando si parla di libertà di espressione e di una parola, censura, che in questo caso suona tanto sinistra quanto reale. E, in questo senso, certi provvedimenti non sembrano accettabili.

Calciatori

L'episodio avvenuto al temine di Tottenham-Chelsea, partita che ha consentito ai Blues di accedere alle semifinali di FA Cup, rischia di costare grosso all'attaccante ivoriano del Chelsea Didier Drogba. Al termine della gara, infatti, un tifoso del Tottenham ubriaco (Timothy Smith, già bandito a vita dallo stadio) era entrato in campo con l'intenzione di aggredire Frank Lampard, che schivò un suo pugno. Immediatamente bloccato a terra dagli addetti alla sicurezza, Smith sarebbe stato colpito con un calcio alla testa da Drogba, intervenuto per difendere il compagno di squadra. La Federazione inglese ha aperto un'inchiesta.

21 marzo 2007

L'esperto di violenza

l noto editorialista sportivo e inviato de " La Stampa", Roberto Beccantini, sarà ospite, venerdì 23, per una conferenza / dibattito, che si terrà a partire dalle ore 21 presso la sala conferenze della biblioteca civica di via Marconi, dal titolo: "Da Calciopoli alla violenza negli stadi: il calcio italiano è malato"
Nel corso dell'incontro, organizzato dal settimanale "Panorama di Novi", il celebre giornalista affronterà tutti quei delicati temi che travagliano oggi il mondo del calcio, dalla violenza negli stadi alla corruzione, offrendo una dettagliata analisi sui sintomi di uno sport che oggi appare profondamente malato.Roberto Beccantini, volto noto del giornalismo italiano, professionista dal 1972, colonna prima del " Guerin sportivo" , di " Tuttosport " e poi della "Gazzetta", apprezzato dal grande pubblico per la lucidità delle sue analisi e per il suo approccio sempre misurato e mai fazioso, darà vita ad un incontro nel corso del quale, anche grazie agli interventi del pubblico, saranno approfondite le problematiche riguardanti il calcio nel tormentato momento che sta attraversando. All'incontro, che sarà moderato dal Direttore di Panorama di Novi, Alberto Masoero, interverrà Luca Ubaldeschi, Redattore Capo Centrale de "La Stampa".

20 marzo 2007

La passione fuorilegge

"A seguito delle nuove disposizioni che regolamentano gli ingressi negli stadi tutti i gruppi della curva Nord del Taranto si autosospendono e non garantiranno nemmeno la presenza in trasferta".
Questi sono gli effetti del Decreto Amato, approvato dalla Camera e rispedito al Senato, anche grazie a Rifondazione Comunista che, ipocritamente, ha ricevuto rassicurazioni che le norme liberticide fossero limitate solo agli stadi.
Ci eravamo illusi che il garantismo non fosse appannaggio solo dei politici beccati con puttane e transessuali e ci sbagliavamo. Il Decreto Amato provocherà lo scioglimento di molti gruppi ultras, la criminalizzazione di quelli che resisteranno alla gogna e l'introduzione in Italia di attitudini casuals che in Inghilterra hanno solo inasprito il conflitto fra istituzioni e tifosi. Alcuni stadi sono diventati lugubri, senza coreografie e senza i nostri bei canti. Questo è un dato incontrovertibile. E se gli scontri non avvengono, non è per merito del Governo o dei suoi fiancheggiatori nel nostro mondo ma della maturità degli Ultras, delle loro sofferte riflessioni e della loro indubitabile capacità di mettersi in discussione.
Il 31 Marzo, a Ravenna, si incontreranno ragazze e ragazzi da tutto il Centro-Nord per rilanciare il proprio dirittoad essere considerati cittadini e non sudditi da uno Stato crudele che spara nel mucchio e uccide 40 anni di Storia, spesso ma non sempre onesta e rispettabile.
Complimenti ai comunisti, congratulazioni bipartisan a tutti i politici che non hanno mosso un dito, felicitazioni a chi,muovendosi nell'ombra e facendosi valletto, ha ottenuto il nulla assoluto col massimo sforzo.
Ora la passione è fuorilegge.

19 marzo 2007

Matarrese

"Via Matarrese da Bari". I tifo di biancorossi ormai hanno decretato ed hanno deciso di condividere il loro "odio" affiggendo dei messaggi un pò ovunque in città (angoli, cassette della posta, vetrine di negozi etc.)

Agli ultras va bene praticamente tutto, anche che a comprare la squadra sia un qualche paperone sovietico in vena di "spese folli", purchè i fratelli Matarrese abbandonino immediatamente la gestione del A.s. Bari.

Altre manifestazioni di dissenso sono previste durante la gara tra nazionali, ma tutta barese, di Italia - Scozia il prossimo 28 Marzo.

18 marzo 2007

Sindacati di Polizia

Il 13 marzo una delegazione sindacale composta dalle segreterie nazionali di SIULP, SIAP, SILP-CGIL, CONSAP, FSP-UGL, COISP e UILPS accompagnate dalle rispettive segreterie provinciali di Catania hanno incontrato il Capo della Polizia per analizzare i fatti relativi agli incidenti verificatisi in occasione dell’incontro di calcio Catania-Palermo del 2 febbraio scorso.Dopo aver dedicato un comune omaggio alla memoria dell’ispettore capo Filippo Raciti, rimasto vittima degli scontri di Catania, il Capo della Polizia ha voluto riconoscere ai sindacati il senso di una profonda lealtà istituzionale, grazie alla quale è stato possibile mantenere equilibrio e serenità in una situazione non facile da gestire per i risvolti emotivi che hanno caratterizzato la tragedia catanese.
I sindacati hanno quindi precisato, dopo aver riconosciuto al pref. Giovanni De Gennaro di aver immediatamente disposto i provvedimenti necessari per far fronte all’emergenza successiva alla morte di Raciti, la necessità di analizzare profondamente quanto è accaduto non solo a Catania ma sull’intero territorio nazionale negli ultimi periodi; è difatti comune la convinzione che occorra invertire la rotta nella gestione dell’ordine pubblico da stadio, sia rendendo operativo il decreto Pisanu, e correggendolo se opportuno, sia eliminando tutte le zone di ambiguità nei rapporti tra tifoserie e società, sia correggendo qualche eccessiva tolleranza nei confronti dei gruppi ultras.

Il Capo della Polizia ha ribadito la propria totale fiducia nei confronti del Questore di Catania, impegnandosi però a vigilare in prima persona su tutto il territorio nazionale affinché le istanze sindacali trovino il giusto accoglimento.

È stata anche ribadita l’importanza di un costante aggiornamento professionale per tutti gli operatori di polizia impegnati nella gestione dell’ordine pubblico, da agente a dirigente: con l’obiettivo di raggiungere linee standard d’azione nei diversi settori operativi.

Di grande importanza, altresì, il conseguimento di una più soddisfacente integrazione tra le attività operative e informative degli uffici investigativi di polizia (Squadra Mobile e Digos), atteso che in alcune realtà appaiono riscontrabili i contatti tra teppismo da stadio, criminalità organizzata e devianze di matrice eversiva

L’incontro, concluso con reciproca soddisfazione delle parti, ha segnato un momento importante tra Operatori della Polizia di Stato e il massimo responsabile della stessa: è stato, per i sindacati di polizia, il modo migliore per onorare la memoria del collega Filippo Raciti, e per far sì che il suo sacrificio serva ad evitare altri lutti tra cittadini e uomini in divisa.

Steward

«Due gli obiettivi: smilitarizzare gli stadi e fare in modo che si possano di nuovo riempire». Parole di Luca Pancalli, commissario Federcalcio sino al 2 aprile (quando verrà eletto Giancarlo Abete). Parole che trovano subito pieno appoggio al ministero degli Interni. «Noi vogliamo che negli stadi tornino le famiglie: devono essere sempre più luoghi dove vi possa andare in piena tranquillità chi vuole divertirsi col gioco nel calcio. Da parte nostra garantiremo la sicurezza pubblica»: ci spiega Felice Ferlizzi, numero 1 dell´Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive e direttore ufficio ordine pubblico del Viminale.
In attesa che il decreto Amato diventi legge entro il 9 aprile con la speranza che non venga annacquato, si può davvero dire che la fase dell´emergenza è finita?
«Direi proprio di sì: gli stadi sono quasi tutti riaperti, del tutto o in parte. E quelli che hanno riaperto garantiscono ormai la sicurezza degli spettatori. Chi va a vedere una gara di F1 o di rugby si diverte, no? Perché non deve succedere anche nel calcio? Stiamo lavorando perché succeda».
Ma c´è stato forte attrito fra la Lega Professionisti e l´Osservatorio: Matarrese si è lamentato per gli stadi chiusi, gli orari diurni...
«Nessun attrito. Dell´Osservatorio fa parte anche il mondo dello sport, dal Coni alle Leghe calcio. Si discute, si decide, si vota insieme. Noi, come detto, abbiamo a cuore il concetto della sicurezza ed è necessario quindi che ci siano delle regole chiare».
La prossima stagione potremo davvero avere stadi nuovi, più civili, più europei? Con la polizia fuori dagli impianti e gli steward dentro?
«Ci stiamo lavorando, già adesso dentro gli stadi si vedono sempre meno poliziotti. Presto gli steward avranno una loro collocazione giuridica, faranno i corsi pagati dalle società, avranno un ruolo più importante».
Ma i tifosi temono che negli stadi del futuro ci sarà meno calore e meno colore: troppe le limitazioni, le proibizioni, vietate le trasferte...
«Non è vero. Noi puntiamo alla legalità, al rispetto degli altri. Ma in trasferta si può ancora andare, anche se non verranno più venduti blocchi di biglietti. Così come negli stadi ci saranno ancora e sempre le sciarpe, i cappellini, le bandiere, gli striscioni...».
Ma come farete con gli striscioni?
«Di sicuro non entreranno più quelli con le scritte razziste, con l´incitamento alla violenza. Dal 30 marzo chi vorrà portare uno striscione in uno stadio potrà ancora farlo ma prima dovrà chiedere l´autorizzazione. Specificando cosa è scritto, di che materiale è composto, eccetera. Ottenuto l´ok, gli striscioni non potranno più essere messi sugli spalti, ma su spazi che verranno individuati dai club».
E le coreografie? Le bandiere?
«Consentire le coreografie, ma ci vorrà l´autorizzazione come per gli striscioni. Stesso iter. Le bandiere del proprio club si potranno ancora portare allo stadio, come no? Ma nessuna scritta e si dovranno utilizzare aste soltanto di materiale plastico. Vietati invece tamburi e megafoni».
Non si vedono più, tranne rarissimi casi, petardi, fumogeni...
«Per forza, c´è l´arresto. Ma le norme più dure non spaventano certo chi si comporta nella legalità. Da fine mese ci sarà un sito dell´Osservatorio dove i tifosi troveranno tutte le informazioni utili». E 1500 colpiti da Daspo resteranno a casa, a vedersi le partite in tv.