28 febbraio 2007

La società deplora

Condanna per l'episodio verificatosi ieri al termine della gara tra Asd Pianura e Caserta Calcio (campionato di Eccellenza) quando un uomo - che é stato identificato e denunciato - ha afferrato un vaso con i fiori e lo ha lanciato dal balcone della sua abitazione verso gli spalti dove c'erano i tifosi della squadra ospite, è stata espressa in una nota dalla società Asd Pianura che però ha stigmatizzato "le continue provocazioni arrivate dai supporters ospiti all'indirizzo di coloro che assistevano alla partita dalle loro abitazioni". Secondo quanto si è appreso, durante la gara, un gruppo di tifosi del Caserta in più di una occasione ha mostrato le parti intime alle persone che assistevano alla gara dal balcone della loro abitazione. "Mostrare i genitali a donne e bambini - prosegue la nota del Pianura - ha sicuramente poco a che vedere con una partita di calcio". La società, riferendosi al lancio del vaso, "deplora il gesto di chi ha inteso rovinare una bella giornata di sport".

Lettera a Severgnini

Caro Beppe,
una definizione tratta dal Grande Dizionario di Italiano 2007 di Garzanti:
- ultrà [...] Definizione: 1. appartenente a formazioni politiche estremistiche: la destra, la sinistra ultrà; un corteo di ultrà; 2. (estens.) sostenitore fanatico di un club sportivo, per lo più inquadrato in un gruppo o in un'associazione. sinonimo: estremista; contrario: moderato.
La definizione di "ultrà" che ci dà Axel Dörig (SportItalians 19 feb) ci fa pensare piuttosto a gruppi di boy scout in gita in piazza San Pietro; non solo discorda con la definizione del dizionario, ma soprattutto con l'esperienza del fenomeno ultrà di ciascuno di noi. Chiamarsi "oltre" equivale a rivendicare una precisa intenzione di vivere la passione sportiva nel modo che tutti conosciamo (cori aggressivi, atti vandalici e violenti). Credo che gli appassionati, i genuini sostenitori di una squadra di calcio, debbano specificare chiaramente che l'ultrà pacifico e moderato non esiste.

Giovanni Zirulia, zirulia_toglierequestaparte@yahoo.it

Non sono d'accordo. Conosco ragazzi e ragazze che si definiscono "ultrà" e sono solo pacifici appassionati di una squadra, la seguono appena possono, e l'hanno fatta diventare il centro della propria vita sociale. Che male c'è? C'è chi fa lo stesso col rugby (e sabato era in Scozia!), col bowling, con la pesca sportiva e con le vecchie Vespe. Se però i ragazzi delle curve (o i signori di mezza età che popolano distinti e tribune) lanciano oggetti in campo, minacciano altri tifosi e menano le mani - be', allora bisogna neutralizzarli. Altrimenti distruggono il calcio che amiamo. Già che ci siamo, troviamogli un nome. "Ultrà", come dicevo, è equivoco. Che ne dite di "delinquenti"?

Raciti, in 15 giorni hanno dimenticato tutto

Quindici giorni per dimenticare una morte. Così hanno scritto gli ultras dell'Atalanta, definiti tra i più violenti del panorama degli hooligan nostrani.
Alla fine il Dio denaro ha vinto sulle belle parole, i dibattiti, su chi voleva fermarsi per un anno e su chi era pronto a fare decollare "leggi speciali".
Tutto è tornato alla normalità.
Notturne, striscioni, biglietti... tutto quello che doveva essere cambiato è rimasto tale e quale a prima.

A pagare una solo squadra: il Catania.
Come se fosse solo questa società ad avere le colpe del delirio accaduto in quella notte maledetta del derby siciliano.
Paga duramente la società Catania Calcio e non gli assassini.
Ha pagato un'intera città, messa alla gogna da alcuni giornalisti che hanno voluto rimarcare che a "Catania c'è degrado e disagio sociale", dimenticando che tra gli ultrà arrestati (e già liberati), la maggior parte è figlia della Catania bene.
Invece non paga il sistema.
Anzi. Quello continua a farsi pagare, a calpestare ogni buon senso e anche la morte di un essere umano.
Ieri l'unico match a porte chiuse era Catania-Inter.
In campo neutro, a Cesena.
Quindi pagano i tifosi normali, privati del vedere la loro squadra del cuore.
Tifosi che con la morte di Raciti non c'entrano nulla.

Non bastava il campo neutro? Perché anche le porte chiuse? Non ha senso, tranne quello di incolpare solo un'entità. Invece era tutto il sistema calcio a dover essere processato. Tutte le società.
Ma così è il calcio moderno, dove contano di più gli abbonati a Sky e soci che quelli che si fanno chilometri per l'amore della maglietta: gli stessi che sopportano ogni temperatura, ogni orario per essere a pochi metri dai loro beniamini.
"C'è del marcio nel pallone" e dicendo questo non scopriamo nessuna oscura verità, ma urliamo che oltre al marcio c'è solo ipocrisia.
E allora per una volta guardiamo verso quelle curve, che mettiamo sempre sul banco degli imputati. Riguardiamo quella dei bergamaschi, che ha il coraggio di alzare la testa e denunciare che ha vinto il potere e il denaro e che in 15 giorni si è dimenticata una morte. Poi quel gigantesco VERGOGNATEVI che non può che essere la migliore firma.

Già, perché gli ultras stavolta non hanno dimenticato e continuano ad incontrarsi, a discutere, affinché si possa cambiare qualcosa. Guardate i loro siti, leggete i loro comunicati e le proposte che fanno perché non accadano altre morti allo stadio.

E gli altri? I presidenti, gli sponsor e le televisioni che fanno?
Beh, loro hanno risolto il problema violenza, semplicemente facendolo passare attraverso un tornello.
Come dire: tutto finisce in un cassetto.
Anche la morte di un uomo!

Andrea Doi

Calcio e business

Il calcio professionistico è ormai divenuto un enorme business. Trasferimenti da capogiro, stipendi milionari, società quotate in borsa, marketing, diritti televisivi e interessi economici spaventosi. Un tale scenario non può che nuocere allo spirito proprio di questo sport, che negli anni ha perso il fair play e la passione che lo animava. Tutto frutto della sentenza Bosman? Il Parlamento europeo adotterà a breve una relazione in cui chiede, fra le altre cose, più solidarietà e nuove regole.

Un business chiamato calcio

Molte delle società di calcio sono oggi delle vere e proprie società per azioni, in cui il fattore sportivo gioca, stagione dopo stagione, un ruolo sempre più marginale. La loro potenza economica accentua le distanze fra pochi altisonanti club e il resto delle squadre, con mercati monopolizzati e condizionati dalle scelte di pochi. Nella stagione 2005-2006, il Real Madrid si è aggiudicato la speciale classifica delle società più ricche in Europa, con un giro d'affari di 292,2 milioni di euro, mentre la Juventus ha dovuto "accontentarsi" del terzo posto, con 251,2 milioni di euro.

A farne le spese, spettatori impotenti di fronte a eventi di un gioco sempre meno divertente, non sono solo le società minori o i tifosi disillusi, ma anche e soprattutto i valori sportivi ed etici, soffocati dalla crescente pressione finanziaria ed economica.

Una questione "europea"

Politiche quali l'istruzione o lo sport ricadono notoriamente sotto la competenza nazionale dove si applica la sussidiarietà. Ma il crescente interesse finanziario ed economico del calcio ha però rimesso "in gioco" l'Unione europea, che in questi aspetti, secondo il Trattato, ha voce in capitolo. E soprattutto la Corte europea di giustizia, alla quale si rivolgono sempre più giocatori e società in cerca di un intervento risolutore.

Basti pensare alla rivoluzionaria sentenza Bosman del 1995, sulla libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione europea, che di fatto ha aperto la strada ai liberi trasferimenti all'interno dell'Ue, 365 gioni l'anno. Secondo l'UEFA, "la sentenza Bosman ha alterato pesantemente il calcio", perchè la maggiore mobilità dei giocatori ne ha incrementato a dismisura gli stipendi, con conseguenze negative soprattutto per i piccoli club.

Il calcio non è un business come gli altri

Secondo il deputato belga Ivo Belet (gruppo del partito popolare europeo) e relatore del testo sul calcio professionistico, al voto durante la sessione plenaria di marzo, “sebbene il calcio sia sempre più dominato da interessi economici e commerciali, dobbiamo far sì che resti immutata l'essenza del gioco, che è quella di radunare assieme la gente". Belet chiede di assicurare che il tipico modello europeo del calcio venga salvato e che il gioco non cada ostaggio di pratiche fraudolente o investitori interessati puramente al profitto finanziario.”

Nella relazione, si legge, "le società di calcio professionistico non possono operare sotto le stesse condizioni di mercato come altri settori economici, perchè possono sopravvivere solamente attraverso un competizione sportiva bilanciata fra le squadre". E ancora, "le leggi della libera concorrenza economica non possono essere applicate come tali, perchè i club di calcio hanno bisogno di antagonisti di forza simile, per permettere gare avvincenti e appassionanti".

Equilibrio fra concorrenza e trasparenza

L'UEFA ha recentemente introdotto nuove regole per cercare di ridurre la frequenza di match del tipo "David contro Golia", con ad esempio l'obbligo di tesserare un numero minimo di giocatori del vivaio. La UEFA può sì contribuire al cambiamento, ma non certo da sola. Per giocare nelle gare europee, afferma Johnathan Hill, capo dell'ufficio UEFA di Bruxelles, le società debbono ottenere una licenza, e per riceverla debbono ottemperare a una serie di criteri legali e finanziari. Tuttavia, come autorità sportiva, non abbiamo alcun potere, come ad esempio rispetto a problemi di criminalità organizzata o alle scommesse illegali". "Ecco perché, precisa Hill, c'è bisogno della stretta cooperazione fra la politica e lo sport."

Necessario un organo indipendente

La relazione di Ivo Belet, propone al riguardo "l'introduzione di un nuovo sistema di controllo dei costi "auto-regolato", "che potrebbe essere integrato a un sistema attualizzato di permessi dalla UEFA". Nel testo, si suggerisce anche la creazione di un organo indipendente di supervisione delle attività economiche dei club, "che dovrebbe essere formato dalla UEFA e non dall'Ue".

Qualora adottata, la bozza costituzionale prevede l'introduzione nei Trattati della specificità dello sport. Sarà questo uno dei temi in dibattito in occasione dell'audizione sul ruolo dello sport nell'educazione, organizzato dalla commissione parlamentare cultura, il 28 di febbraio.

Al prossimo morto

Alla fine il tutto, morti compresi, entrerà nel quadro di una vastissima,riuscitissima "campagna abbonamenti", a costo zero per quello che vale la vita umana.

Perché i tifosi abbonati sono stati privilegiati, hanno dovuto attendere poco o niente e rieccoli negli stadi del calcio (e si noti che gli ultrà sono già quasi tutti abbonati o comunque gratificati di similabbonamenti) del dopo Catania, filtrati da tornelli divenuti importante aggiunta di un termine al nostro lessico quotidiano (mesi e mesi di tempo preventivati quando dovevano essere installati, giocando però al gioco degli appalti e delle mazzette, poche ore di lavoro quando sono stati imposti dalla necessità).

Sì, l’atteggiamento generale del nostro calcio che conta, quello iperprofessionistico, potrebbe anche venire interpretato come una forte azione per vincolare gli spettatori a una frequenza sicura con incasso preventivo, a una tessera a buchi prepagata, grande, geniale risposta di marketing alla rarefazione del pubblico negli stadi.
Il tragico è che non scherziamo, e sempre più fatichiamo a essere indignati, così che chiediamo scusa ad Antonio Matarrese presidente della Lega, cioè di tutti loro, cioè di tutti noi, quando abbiamo accusato di cinismo il suo dire che, come ogni grande industria, il movimento calcistico non può non avere i suoi morti.
La sequenza post Catania è tanto allucinante quanto chiara: indignazione, pugno duro, svolta, smagliatura, eccezioni, concessioni, scarcerazioni, leggi e regole sempre più aggirate, eluse, cambiate, grande tintinnar di sciabole della demagogia e dei Tar, e non tutto come prima, oh no, ma tutto peggio di prima: infatti fra poco i club del calcio, Catania strapenalizzato in testa, chiederanno i danni allo Stato, e prossimamente cadrà anche la norma della responsabilità oggettiva, per cui il club è responsabile dei suoi tifosi, cadrà l’ultima barriera di timore. Perché la frase più detta è stata questa: «I tifosi perbene non debbono pagare per quelli permale». È un’ipocrisia, soltanto pagando colpe non sue la cosiddetta società civile potrà (forse) reagire.

Colpire i pochi colpevoli, si dice. Ma non sono pochi. E sono organizzati, militarizzati, istruiti (le norme per l’uso delle molotov di Castellammare di Stabia, ultima truce novità). Metterli tutti in carcere: ci vorrebbero migliaia di nuove celle. Educare a monte: ma quale monte, un Everest lontanissimo e inaccessibile? Picchiare sui teppisti come in Inghilterra sugli hooligans: ma l’Inghilterra in certe cose è per noi più lontana dell’Himalaya.

Forse i Matarrese hanno la soluzione ottimale, noi no. Noi ci limitiamo a chiedere scusa alle famiglie dei Licursi, dei Raciti, a combattere il male (prossimo capitolo il calcio del Sud in mano a ricatti, minacce e mercimonio persino elettorale) anche sapendo che non sarà mai vinto, o forse, proprio per questo, non a coccolarlo perché vinca del tutto.

Non è questione di destra o di sinistra: casomai di centro, nel senso di palla al centro, sempre e comunque. Non si può vivere senza calcio, di calcio si può morire. Si dice che in fondo il poliziotto è stato ucciso fuori dallo stadio anche e soprattutto per evitare responsabilità costose di servizio d’ordine interno da parte dei club, e intanto chiedere denaro pubblico per rendere "europei" gli stadi. Stadi per famiglie: sì, famiglie dove i politici e gli imprenditori sono "imparentati" con i teppisti, e questi con i delinquenti comuni, e questi con i criminali, e questi con i terroristi…

Al prossimo morto, allora, o al prossimo morto evitato soltanto dal caso, dal sacrificio di qualche tutore dell’ordine che fa, in troppi sensi, gli straordinari. E la cui famiglia dovrà magari risarcire i proprietari delle case sporcate sui muri da scritte infami.

Gian Paolo Ormezzano

Curva Andrea Costa

"fermarci per un po'...perché lo stadio, quello vero, non può essere silenzio e grigio uniforme..."

Queste parole, contenute nel comunicato distribuito sabato scorso prima della partita Bologna-Piacenza spiegavano perché, dopo i fatti di Catania, ci eravamo in pratica trovati costretti a decidere una "autosospensione"...

Le motivazioni che ci avevano portato a una decisione sicuramente difficile e pesante (e che probabilmente mai avremmo pensato di dover prendere) sono oggi non solo confermate ma addirittura aggravate: infatti in settimana abbiamo saputo che oggi, qua, allo Stadio di Rimini, "coloro che sono preposti all'ordine pubblico" hanno deciso che non verranno fatti entrare megafoni, aste per sventolare bandiere e, soprattutto, non verrà fatto entrare lo striscione ULTRAS: cioè uno striscione che è sempre entrato da 33 anni a questa parte in tutti gli stadi.

Davanti a questo divieto assurdo quanto ingiusto, specie se rapportato alla situazione di tanti altri Stadi e città dove tutti abbiamo visto che (giustamente) entrano e sono esposti striscioni di gruppi ultras e sventolati bandieroni, i gruppi della Curva Andrea Costa hanno deciso di continuare l'autosospensione e, per questo, non esporranno striscioni (neanche quelli che - forse - potrebbero entrare): vorremmo infatti che: in questo clima di "criminalizzazione e caccia alle streghe (anzi: all'ultras!)" ci fossero almeno situazioni non discriminatorie e diverse da città a città: non ci rassicura e nemmeno ci interessa sapere che forse (fra qualche settimana) a Bologna o in qualche altra città tutti i nostri striscioni, bandiere e magafoni potrebbero entrare: fino a quando qualcuno di noi non potrà farlo, fosse anche la tifoseria della curva opposta, diversa per colori ma non per mentalità, allora nessuno di noi lo farà... perché c'è una cosa che nessun decreto o legge speciale potrà cancellare: la nostra mentalità.

I gruppi della Curva Andrea Costa

Lotito docet

«Il problema non sono le nove bombe che mi hanno lanciato in questi due anni. Né le minacce o gli insulti che io e mia moglie abbiamo dovuto sopportare. Il problema è che questi signori, gli ultrà, sono manovrati da qualcuno. Qualcuno che ha interessi politici ed economici a farlo. Il problema non sono gli ultrà, il problema è chi li muove, gli ultrà». Claudio Lotito è un fiume in piena. Sul tavolo, ben ordinati, ci sono i fascicoli dell´inchiesta sugli ultrà della Lazio (quelli che lo minacciavano affinché vendesse la società) appena depositati dalla procura di Roma. Ma lui nemmeno li tocca quei fogli. Sono lì come un simbolo. Al massimo gli lancia un´occhiata quando vuole fare riferimento a quello che ha passato dal 2005 a oggi. Per il resto parla a ruota libera e le sue frasi sono pesantissime.
Scusi, presidente chi è che manovra gli ultrà?
«La politica».
La politica in che senso? Chi?
«La politica in generale»
La politica in generale non vuol dire niente. Chi è che manovra gli ultrà?
«I nomi non li faccio. Ma solamente perché non voglio che la cosa finisca in una polemica inutile. Dico solamente che la politica deve decidere chiaramente: o il consenso o la legalità. Non si può ricevere in sede istituzionale gli ultrà che contestano un presidente minacciandolo e poi indignarsi quando gli ultrà fanno i casini in mezzo alla strada. Così come non si può fare interrogazioni parlamentari a favore degli ultrà detenuti e poi piangere pubblicamente i morti. La verità è che occorre scegliere tra consenso e legalità. Ed è una scelta che bisogna fare con consapevolezza. E in questo anche la stampa ha un ruolo».
Quale?
«Quello di vigilare. Vigilare che nessuno ceda alle tentazioni. Sa i voti dei delinquenti permettono di fare un sacco di cose...»
Lei parlava anche di interessi economici? Neanche qui fa i nomi?
«No, per lo stesso motivo. Il mio incubo è cominciato il giorno dopo che ho raggiunto l´accordo con il fisco per i debiti che avevo trovato al mio arrivo nella Lazio. Prima di quel giorno la mia era una società che non valeva una lira, poi è diventata decisamente più appetibile e così sono arrivati gli ipotetici acquirenti e, con loro, le contestazioni degli ultrà. Che si sono spinte fino a dove si sono spinte».
Chi erano questi ipotetici acquirenti?
«Le ripeto che non ho la minima intenzione di fare polemiche. Voglio solo richiamare l´attenzione su un fenomeno sottovalutato. La stampa non ci sta capendo niente. Non si accorge che nelle curve succede di tutto, in tutta Italia: ci sono pezzi della banda della Magliana che controllano traffici di ogni genere. Ci sono giri di cocaina, di prostituzione. Ogni tipo di malaffare. E l´opinione pubblica lo ignora. Così come ignora che dietro gli ultrà ci sono coperture di tipo politico ed economico. E che gli ultrà ormai sono una lobby, vera e propria e di livello nazionale. Io credo che le cose nel calcio si possano cambiare, ma ci vuole la buona volontà da parte di tutti».
Cosa pensa che sia utile fare?
«Bisogna tornare a un calcio moralizzatore e didascalico».
Moralizzatore e didascalico?
«Esattamente: tornare ai valori originali del calcio. Io, per esempio, sono entrato in questo mondo per due motivi: la passione disinteressata e la voglia di restituire al territorio quello che il territorio mi aveva dato in termini di possibilità di emergere. E penso che questo sia lo spirito che dovremmo cercare di recuperare nel calcio. Che altrimenti è destinato a rimanere preda di quelli che, con un gioco di parole, io chiamo i "magnager" e "i prenditori". La questione, in realtà, è semplice».
Dice?
«Certo. Il sistema così com´è genera una gigantesca crisi di identità nei più giovani. Che ritrovano loro stessi solamente assecondando le logiche del branco. E una volta che il branco è costituito ci vuole un attimo a strumentalizzarlo».
A proposito: nel corso dell´inchiesta i pm hanno chiesto più volte se fosse vero che lei chiamò gli ultrà alla vigilia dell´accordo con il fisco chiedendo una manifestazione significativa davanti all´agenzia delle entrate.
«Chi lo dice?»
Non importa. È vero?
«Assolutamente no. Questa è una cosa che Di Canio ha detto una volta ma che non ha ripetuto davanti agli investigatori. Così come non è vero che mi contestavano perché la Lazio non vinceva. La Lazio è di nuovo in alto da due anni e le contestazioni continuano. La verità è che è tutto strumentale e tutto strumentalizzato».
(27 febbraio 2007)

In galera

Restano in carcere i leader del gruppo "Irriducibili Lazio" arrestati nello scorso ottobre nell’ambito dell’inchiesta sul tentativo di scalata al club da parte di un gruppo imprenditoriale ungherese indicato da Giorgio Chinaglia.
Lo ha deciso la Corte di Cassazione respingendo il ricorso nel quale si chiedeva la liberazione dei 4.
Fabrizio Toffolo, Yuri Alviti e Paolo Arcivieri rimarranno dietro le sbarre, mentre per Fabrizio Piscitelli sono confermati quindi gli arresti domiciliari.

Modello europeo

Il Vicente Calderón di Madrid come il Marville di La Courneuve, Seine-Saint-Denis, periferia turbolenta di Parigi anche se ormai il centro è uno solo, la violenza. Non importa più se si sta giocando una partitella tra dilettanti, uno dei campionati più importanti d’Europa o uno di quelli che non si calmano mai. Nell’ultimo weekend, i feriti girano intorno alla trentina, 3 vittime di una sparatoria. Pistole in campo in Francia, per regolare i conti fra gli amatori. Samaritaine contro Gaz électrique, due squadre del distretto di Seine-Saint-Denis, l’arbitro fischia una punizione contestata, un giocatore viene ammonito e chiama dagli spalti la sua gang, un gruppo della vicina Aubervilliers arriva in campo e scatena il caos: lattine, pugni, spranghe e qualcuno estrae una pistola. Due giocatori e un allenatore feriti, due sono in ospedale per precauzione, il terzo è già stato dimesso e quattro indagati sono stati interrogati dalla polizia per tutta la notte.

Potrebbe essere archiviato sotto la voce teppismo metropolitano, ma non è poi un caso così diverso dalla rivolta scoppiata a Belgrado, ennesimo scontro tra polizia e tifosi a salutare il derby Partizan-Stella Rossa. Quarantamila spettatori dentro lo stadio, molti altri fuori, randagi dei Grobari, parola serba che sta per becchini e identifica gli ultrà del Partizan, da anni alle prese con un boicottaggio. Insoddisfatti dei risultati della squadra, preferiscono gironzolare intorno allo stadio e si manifestano in curva solo nelle trasferte. Ieri, però, il Partizan ha vinto il primo derby in sei anni e i becchini si sono rianimati scontrandosi con gli avversari. Tredici feriti e 27 arresti. A Madrid, gli ultrà del Frente Atlético, la frangia radicale che segue l’Atlético, ha iniziato a incendiare macchine mezz’ora prima del derby contro il Real. Alla fine, dopo il pareggio di Higuain, una decina di esagitati, sfuggiti alle cariche della polizia, ha provato a lanciare estintori contro il pullman della squadra avversaria. Sono stati fermati prima e, in fuga, hanno lanciato bottiglie ad alcuni tifosi blanchi. È finita con 17 feriti, 4 ancora all’ospedale, e 30 macchine danneggiate.

26 febbraio 2007

Pacifinti e botte inglesi


Il Chelsea ha sconfitto in rimonta per 2-1 l'Arsenal al Millennium Stadium di Cardiff e si è così aggiudicato la Carling Cup, la coppa di Lega inglese. Gara decisa dalla doppietta di Didier Drogba (20' e 84'); per l'Arsenal in gol Walcott (12'). Finale di partita guastato da una mega-rissa a centrocampo, seguita ad un duro contrasto fra Mikel e Toure (espulsi entrambi) e che ha prodotto anche il rosso di Adebayor (per l'Arsenal). Paura, come riferisce Apcom, per John Terry al 60': il capitano del Chelsea è stato colpito in faccia con un piede da Diaby durante le fasi concitate di un calcio d'angolo ed è rimasto a terra a lungo, apparentemente privo di sensi. Terry ha quindi lasciato il campo in barella, dopo diversi minuti, ed è stato portato in ospedale.

Commento alla Domenica Sportiva di Teo Teocoli:"In campo si menavano ma sugli spalti si rispettavano".
Teocoli forse non sa che in Inghilterra ogni tifoso ha una guardia che lo sorveglia, che un biglietto in "curva" costa più di 60 euro e che le botte se le erano già abbondantemente date fuori dagli spalti, ragion per cui erano già esausti quando in campo se le davano di santa ragione. Siccome è di moda tifare per il "modello inglese" non è altrettanto necessario sparare cazzate. Non esiste al mondo alcun modello che garantisca la non violenza assoluta nè si può pretenderla da cittadini ( finchè gli Ultras saranno considerati tali e non paria )i cui governanti stanziano più denaro per le armi che per i servizi sociali. Il Governo Prodi,malgrado le promesse e le premesse, è il governo più bellicista e celodurista degli ultimi anni, per spese militari e politiche repressive. Altro che chiusura dei Cpt, altro che pacifismo,altro che dialogo sociale....

Vincenzo

Modellini inglesi

Si è chiacchierato tanto, negli ultimi tempi, del modello inglese. Forse anche troppo, talvolta a sproposito, senza riflettere su quanto il rimedio britannico fosse realmente esportabile in Italia. Senza sapere che qualche tentativo, in casa nostra, lo si era già fatto. Non stiamo parlando dell’Udinese, prima squadra di un certo livello a rimuovere le barriere tra campo e spalti, con discreti risultati peraltro, ma di un progetto mirato avviato circa due anni fa da FIGC, CONI e LND (Lega Nazionale Dilettanti) in ottica Euro 2012. Semplice l’obiettivo: testare su piccola scala la possibilità di abbattere barriere e recinzioni tra terreno di gioco e tribune, caratteristica tipica degli stadi inglesi, studiandone l’applicabilità su palcoscenici più importanti.

Ragionamento che non fa una grinza, opportunità che diverse società dilettantistiche non si sono lasciate sfuggire. Tra queste l’Olympia Agnonese, squadra di Agnone, piccolo centro in provincia di Isernia. Il primo stadio senza barriere del Sud è sorto in Molise. Circa 1500 i posti disponibili al Civitelle, quasi sempre completamente affollati. Così come nel giorno dell’inaugurazione, nel novembre 2005, occasione in cui presenziarono molte alte cariche del calcio italiano: da Petrucci ad Abete, passando per il plurintercettato Mazzini, testimonianza di quanto il progetto fosse importante per le istituzioni del calcio nostrano, anche per dare segnali positivi in vista di Euro 2012.

Segnali svaniti nel nulla, spazzati via dalla tragedia di Catania e dal conseguente pugno duro. Lo stadio di Agnone è stato dichiarato inagibile dal Prefetto di Isernia, che ne ha decretato la chiusura. Da fiore all’occhiello a stadio fuori norma, insomma, il passo è stato breve. Con buona pace dell’Olympia, in corsa per la promozione in serie D, e dei suoi tifosi, sempre corretti, mai protagonisti di episodi di violenza. Un provvedimento che sa di sconfitta per FIGC e CONI (chissà se ne saranno al corrente), sintomo di come, forse, scimmiottare usi e costumi altrui non sia il metodo migliore per risolvere i problemi. Ammesso che la volontà sia davvero questa.

UTC

Abbiamo avuto in questi giorni occasione di chiederci quali e quanti interessi stiano dietro ad un attacco violento, premeditato, inutile verso le tifoserie organizzate di tutta Italia.
Abbiamo avuto conferma che, al di là dei proclami di pugno duro e rispetto della legalità, a farla da padrone sono stati il business e l'esigenza di portare avanti uno squallido teatrino chiamato calcio (pensiamo agli stadi messi a norma e non solo).
Noi che ricaviamo la nostra ragione di essere da questo schifoso mondo, ma la trasformiamo in un motivo di vita, legata ai nostri sentimenti, alle nostre sensazioni, ci troviamo ancora una volta a dover assumere una posizione di rottura, probabilmente definitiva.
Ci tolgono, senza alcun rispetto per le nostre libertà di cittadini-tifosi, la libertà di seguire la nostra squadra in trasferta?
Non ci toglieranno qualcosa a cui teniamo forse ancora di più: la voglia e la possibilità di stare insieme. Per questo noi oggi siamo qua.
Per questo saremo qui anche mercoledì, in occasione di Sampdoria-Atalanta.
Non vogliamo diventare burattini nelle mani di questi vermi.
Non accettiamo che siano loro a decidere se, quando e come andare allo stadio.


A Sampdoria-Atalanta noi non entriamo!

Non entriamo ma ci vediamo fuori...
Troppo facile non presentarsi.
Facciamo vedere, sentire...
Facciamoli preoccupare...
Continuiamo a lottare!


Ritrovo sotto la Sud alle 14.30

Ultras Tito Cucchiaroni

Sport in Palestina


Puntuali ritornano le polemiche e gli interrogativi intorno al futuro del calcio italiano. L’elenco delle cause che hanno portato il gioco più amato sull’orlo dell’abisso è praticamente infinito, così come quello dei responsabili materiali e morali di questa situazione.
Sull’onda emotiva dell’ennesima emergenza, si dettano regole che guardano a modelli presi dall’estero e prospettano scenari (perlopiù televisivi) in cui la pacificazione di pochi e limitati spazi (gli stadi) viene indicata come sinonimo di crescita sociale collettiva.

Ma un biglietto elettronico può essere comprato da un razzista o da un fanatico religioso, un tornello potrà forse tenere lontano un violento ma non un pessimo genitore od un politico corrotto.

In sostanza senza una lungimirante politica rivolta in particolare alle fasce più giovani della popolazione verrà soltanto sottratto ed anestetizzato uno degli ultimi spazi di aggregazione, che con tutte le sue degenerazioni, rappresenta un patrimonio culturale che andrebbe invece valorizzato nei suoi aspetti più positivi.

E’ soprattutto da questo patrimonio che nasce l’esperienza della campagna di cooperazione sportiva “Sport sotto l’assedio”. Dalla passione di centinaia di giovani che vivono lo sport ed il calcio in particolare come strumento di dialogo e conoscenza reciproca. Le esperienze e le realtà che sostengono questa campagna sono le stesse che valorizzano e promuovono significative esperienze di sport e aggregazione nei loro territori.

Tifoserie organizzate che da anni promuovono campagne di solidarietà internazionale; collettivi che sul territorio affrontano tematiche sociali quali il degrado delle periferie urbane e l’integrazione dei popoli migranti; associazioni sportive di base e le palestre popolari ormai sempre più diffuse, impegnate entrambe a favorire socializzazione e la crescita personale e collettiva tra i giovani.

Tutti indistintamente, ed i tanti altri ancora che sostengono la campagna, hanno un modello a cui guardano che non è precisamente quello inglese. E’ il “modello palestinese”. L’esempio di chi pensa e pratica l’attività sportiva in condizioni guerra. L’esempio di quelle di associazioni sportive e delle migliaia di ragazzi e ragazze che sfidano la tragica realtà quotidiana con un pallone da calcio o pallavolo, con un paio di scarpe da ginnastica o con una racchetta da ping-pong.


Ormai da diversi anni la campagna “Sport sotto l’assedio” sostiene e valorizza queste esperienze e si propone come ponte tra chi condivide a migliaia di chilometri di distanza la stessa idea di sport e di vita a dispetto di coloro che soffiano sul pericoloso fuoco della guerra di civiltà.

A testimonianza di questo dal prossimo 31 marzo fino al 9 aprile 2007 si disputerà la III edizione della “Sport under the siege” Cup in Palestina che prevede la partecipazione di 50 calciatori e calciatrici provenienti da tutta l’Italia e che vedrà la presenza di alcune delegazioni europee.

Quest’anno sono previsti due distinti momenti di incontro con i giovani sportivi palestinesi.

Il primo si svolgerà nella città di Gerico presso il centro dell’associazione sportiva Baladna. A causa della perdurante occupazione militare nella West Bank sono estremamente difficoltosi gli spostamenti per la popolazione palestinese e questo impedisce di fatto anche il normale svolgimento delle attività sportive. Attraverso l’organizzazione di un grande evento al quale saranno invitati decine di giovani sportivi e sportive palestinesi di diversi campi profughi della West Bank, intendiamo denunciare e contrastare questa disumana politica che viola i più elementari diritti umani.

Il secondo è previsto nella Striscia di Gaza ospiti del Jabalia Youth Activities Center. Qui dopo il ritiro dell’esercito israeliano e la politica internazionale di chiusura nei confronti delle autorità palestinesi elette nel mese di gennaio 2006, la situazione è precipitata anche a causa del progressivo esaurimento delle risorse finanziarie. Più di un milione di persone vivono in condizioni di privazioni quotidiane e in questo humus ha attecchito una fratricida lotta tra fazioni palestinesi.

Nei due eventi intendiamo organizzare un momento di confronto non soltanto sportivo, ma anche sociale e culturale, per i giovani che possa essere una zona libera da condizionamenti politici e religiosi. Attraverso incontri con le università, le associazioni sportive di base locali ed il confronto con sportivi e sportive provenienti dall’estero svilupperemo tematiche che guardano al sociale ed in particolare ai giovani, futura leadership di un paese così travagliato.
Per partecipare, sostenere o semplicemente per informazioni sulla campagna e per conoscere il programma dettagliato del torneo in Palestina vi invitiamo a contattarci al nostro indirizzo jalla@ecn.org

Giornalisti garantisti solo con i potenti ( La Bugiarda reloaded )

LORENZO MONDO
La crisi politica ha interrotto, tra tante altre cose, le audizioni previste al Senato in vista della conversione in legge del decreto Amato sugli stadi. Il ministro dell’Interno aveva adottato una linea di rigore che dalla sicurezza strutturale dei campi di gioco si estendeva ai comportamenti non sempre lineari delle società e dei tifosi, con particolare riferimento ai branchi selvaggi che si abbandonano ad atti di teppismo e di violenza. Era quello che le persone normali si aspettavano dopo la rivolta di Catania e l’assassinio dell’ispettore Raciti, che cioè si mettesse una buona volta fine a una situazione indegna di un paese civile. Con tutti i problemi che ci assillano è mortificante doversi occupare oltre misura del gioco del pallone, essere costretti a scindere faticosamente - con dispendio di pubblico denaro ed energie umane - le entusiasmanti azioni sul campo da quelle criminose che dagli spalti dilagano nelle strade. Plausi dunque alle botte promesse da Amato a un sistema impunito.

Se la fermezza fa subito acqua
Ahi, che una prima incrinatura induceva al timore che si aprissero pericolose falle nella corazza: quando, in controtendenza rispetto all’esibito cipiglio, la sospensione delle partite di campionato si ridusse a una sola giornata. Più sconcertante il fatto che, a tre settimane dall’episodio di Catania, si siano aperti al pubblico buona parte degli stadi dichiarati inagibili per motivi di sicurezza. Non si capiscono le proteste delle società interessate contro le prime misure, e le annose dilazioni negli interventi, se tanto poco bastava per mettere a norma gli impianti. Ma assume un più grave peso nel confuso contesto la scarcerazione, a opera del tribunale della libertà, di sei sui sette ultras maggiorenni arrestati all’indomani dei disordini di Catania. Evidentemente l’invocato modello inglese è già stato rimosso. In Gran Bretagna - osserva sconsolatamente il procuratore di Catania, Renato Papa - la pena per le sole aggressioni alla polizia è di sei mesi di carcere, che vanno rigorosamente scontati; da noi arriva a cinque anni ma dopo 15 giorni gli ultras sono già liberi. Sembra di avvertire la consueta aria vischiosa di permissivismo, di malinteso garantismo che si è manifestata in modo flagrante durante le audizioni in Senato. Dove il decreto del ministro dell’Interno è stato sottoposto alle critiche di un partito trasversale che accomuna destra e sinistra: incline ovviamente a robuste attenuazioni di un testo giudicato esemplare nel momento delle prime emozioni (delle lacrime di coccodrillo?) Perché il calcio non si tocca.

Il calcio, un vero «potere forte»
Si è evocata, in occasione della bocciatura del governo Prodi, la pressione di poteri forti individuati via via negli Stati Uniti, nel Vaticano, nella Confindustria. Sono accuse che, magari maldestre, toccano problemi veri, laceranti. È paradossale che si trovi una superiore condivisione, da «larghe intese» o da governo istituzionale, sul mondo del pallone che, a conti fatti, non è davvero l’ultimo dei poteri forti. Archiviamo questo altro sintomo, pregnante e grottesco, della deriva politica e morale in cui si dibatte il nostro Paese.

Giornalismo

Visto che tifo per una squadra di B, la domenica l'ho dedicata in parte a ricercare articoli e servizi televisivi sul derby Juve Stabia-Avellino. Nessuno, dico nessuno dei giornalisti che vendono ugole e penne si è degnato di recitare il mea culpa sulla valanga di melma scaricata addosso agli ultras campani nei giorni scorsi, prima che il Sindaco di Castellammare e gli inquirenti denunciassero l'irruzione della malavita nelle vicende sportive della città. Nessuno fra i pennivendoli di regime ha sentito l'esigenza morale e deontologica di smentirsi o di esercitare una doverosa autocritica su una campagna massmediatica vergognosa che serviva ad aizzare l'opinione pubblica contro gli ultras,accusati di tentata strage.
In questi giorni mi hanno intervistato giornalisti di tutti i tipi, i più a caccia di sangue, pochi in cerca di informazioni su un mondo che non conoscevano affatto.
I primi, necrofili insipienti, sono spesso nani e ballerine alla corte di editori spregiudicati, becchini di un calcio senza poesia che ha individuato nei tifosi il cancro e nei suoi boia i redentori.
E' un mondo alla rovescia.
Vincenzo

25 febbraio 2007

Dodicesimo in Campo

E’ un programma televisivo settimanale, prodotto dall’agenzia “Event’s Planet”, che va in onda in diretta ogni lunedì dalle 20,35 alle 22,15 (ed il martedì mattina in replica) sull’emittente “RETEBRESCIA”
La televisione bresciana, oltre a coprire per intero la nostra vasta provincia, è vista anche a Cremona, Mantova, Piacenza, Parma, Bergamo, Verona, Lodi, alle porte di Milano e in buona parte della provincia di Trento. Inoltre 12° IN CAMPO viene trasmesso in contemporanea anche sul canale satellitare “RTB International”e quindi è visibile in tutta Italia e addirittura in tutta Europa.
12° IN CAMPO è un programma dedicato al calcio, ha avuto inizio nel campionato 2000/2001 e, visto il crescente successo ottenuto nelle precedenti edizioni, è stato riproposto quest’anno per la sesta edizione.
In cosa si differenzia 12° IN CAMPO dagli altri programmi “calcistici”? Come si evince dal nome stesso, 12° IN CAMPO è un programma voluto e ideato dai tifosi per tutti i tifosi.

E’ condotto da Milva Cerveni, con la partecipazione di Franca Cerveni: le due furono già co-conduttrici di un programma televisivo dedicato al calcio, sempre sull’emittente Retebrescia: la fortunata edizione 1993/1994 di “AZZURRISSIMO”, in onda il lunedì sera. Nella stessa stagione Milva si occupava anche della domenica sportiva pomeridiana con la diretta dallo studio o con interventi dallo stadio; la domenica sera conduceva invece un programma di commenti alla partita giocata dal Brescia nel pomeriggio. Franca era invece conduttrice di un programma dedicato alla pallavolo, in onda ogni martedì sera e dell’”Anteprima Sport”, in onda il venerdì sera.

Le due sorelle vantano una lunga esperienza radiofonica, televisiva e nello spettacolo in genere. Milva è stata la prima donna arbitro in Italia, ha collaborato con diverse riviste sportive, si è occupata di radiocronache, è spesso ospite nei programmi sportivi delle varie emittenti regionali e nazionali e, per diversi anni, ha lavorato con il Brescia Calcio.
Franca è una nota presentatrice e da qualche anno lavora per Mediaset: ha preso parte (fra gli altri) a “CIAO DARWIN”, “BIGODINI”, “VERISSIMO”, ad alcune puntate di “VIVERE” ed ha registrato numerose telepromozioni insieme a diversi personaggi di spicco, Gerry Scotti, Cecchi Paone, Luisa Corna.

12° IN CAMPO, come detto, si occupa di calcio, ma lo fa dal punto di vista dei tifosi; sono loro infatti che ci fanno conoscere la loro realtà: chi sono i tifosi di una squadra di calcio, perché tifano proprio “quella” squadra, come si svolge la loro preparazione alla partita, come nasce e come si prepara una coreografia, come si affronta una trasferta e come, un tifoso, vive la partita.
Lo scopo è quello di riavvicinare i tifosi al calcio e di favorire un dialogo costruttivo tra le tifoserie e tutte le realtà che gravitano intorno al loro mondo. Il programma si pone, soprattutto, l’obiettivo di far conoscere l’aspetto dei tifosi che solitamente i media tendono a non evidenziare: l’amore per la Maglia, lo spirito di sacrificio e la difesa di valori quali amicizia, rispetto, solidarietà.
In ogni puntata ci sono diversi ospiti: possono essere calciatori, giornalisti, o “addetti ai lavori”, ma gli ospiti principali sono sempre i tifosi.
Ogni settimana vengono anche proposti servizi realizzati allo stadio, non sul campo bensì sugli spalti (questi servizi sono uno dei principali punti di forza della nostra trasmissione).

Perché è nato 12° IN CAMPO? Per dare voce anche ai veri appassionati di questo bellissimo sport, da sempre il più popolare, ma che, da qualche anno, si sta cercando di ridurre ad un business sempre più povero di valori. Perché il successo di questo sport è merito dei tifosi. Per riportare a galla la vera passione, sempre più debole di fronte ai mille problemi che hanno portato il sistema calcio allo sbando, succube del business sfrenato e lontano dalle esigenze dei tifosi. Per difendere i diritti dei tifosi ad esercitare la propria passione. Perché “una società di calcio è patrimonio sociale, culturale ed affettivo della comunità cui appartiene e dei propri tifosi, non semplice impresa economica di coloro che ne sono temporaneamente proprietari”.

12° IN CAMPO nelle prime due edizioni si è occupato esclusivamente della tifoseria bresciana, ma nei successivi tre anni, visto il crescente interesse, ha iniziato a dare spazio a tutte le tifoserie d’Italia. Grazie alla messa in onda sul canale satellitare, la trasmissione è riuscita a coinvolgere un numero sempre crescente di tifoserie sparse su tutta la penisola: lo testimoniano le telefonate, le e-mail e le lettere ricevute. Va inoltre sottolineato il discreto successo che il programma ha ottenuto anche all’estero, riuscendo a coinvolgere tutti i tifosi italiani che per motivi di lavoro o altro, risiedono fuori Italia.

La scenografia dello studio è stata realizzata con particolare cura, così come le due sigle: quella di apertura –“NOM AL STADIO”- è di Charlie Cinelli, quella di chiusura –“CURVA NORD”- è di Omar Pedrini.

12° IN CAMPO è anche promotore del concorso “Miss Biancoblù”. Si tratta di un concorso di bellezza riservato alle sole tifose del Brescia e visto il successo ottenuto con le prime cinque edizioni, siamo certi che “Miss Biancoblù” diventerà un imperdibile appuntamento annuale.

P.S. il programma ha anche un indirizzo e-mail (tifo@dodicesimoincampo.it) che viene usato per interventi da casa, durante la trasmissione.

"Tifoso"

Un 29enne ultrà del Prato (Serie C2/B) è stato denunciato dalla Questura di Ferrara per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, atti osceni in luogo pubblico e porto di oggetti atti a offendere. I fatti sono accaduti il 21 gennaio al termine di Spal-Prato.
Per il "tifoso" è scattato il Daspo: vietato l'accesso agli stadi dove gioca il Prato e obbligo di firma in Questura durante tutte le gare del club toscano, 20 minuti dopo l'inizio del primo tempo e del secondo tempo.

In tv

Lunedì 25 Febbraio, alle or 20.30, sarò ospite degli amici Ultras Curva Nord-Brescia 1911, canale 829 di Sky ( eh...).

Sganassoni iberici

Incidenti si sono verificati ieri sera al termine del derby di Madrid tra Atletico e Real. Tifosi dell'Atletico hanno attaccato la polizia. Secondo quanto riferiscono i media locali citati dalla Reuters, alcuni ultras della tifoseria 'colchonera' hanno lanciato bottiglie e oggetti contro le forze dell'ordine che hanno risposto con proiettili di gomma. I tifosi hanno distrutto alcune auto parcheggiate all'esterno dello stadio. Diciassette persone sono rimaste lievemente ferite.

Piove merda sul "modello spagnolo"

Fatico a leggere notizie sugli scontri di ieri a Madrid fra ultras del Real e quelli colchoneros. Eppure se le sono date di santa ragione, quasi come a Catania ma per fortuna senza tragedie come quella accaduta a Raciti. Eppure sentivo e leggevo commenti entusiasti dal "camerata" Capello, franchista convinto e da mercenari italo-francesi emigrati in Spagna sul "modello spagnolo", del quale si lodava la sportività dei tifosi e si esaltava la totale assenza di conflitti. E invece anche là se le danno di santa ragione, come succede dappertutto, e le danno soprattutto alla polizia, come a Catania, come a Berlino, come a Birmingham.
Dopo le brutte notizie dalla perfida Albione, adesso piove merda anche dalla penisola iberica.
Non sanno più a che modello votarsi.
Vincenzo

Basta poco per essere intelligenti

Ciao,

mi permetto di darti del tu, ti volevo fare i complimenti per il blog, in questo momento difficile, dove ai tifosi è vietato oltre che seguire la squadra in trasferta (la Juve gioca a Modena lunedì e solo domenica sera si saprà se lo stadio è aperto a tutti, lunedì i biglietti del settore ospiti non li vendono....come li compro i biglietti!!) anche portare il giornale allo stadio....(mi è successo sabato scorso), c'era bisogno di una persona intelligente che scrive cose intelligenti

Ancora complimenti

Saluti
Fabrizio

Ultras mafiosi ( La Stampa, detta "La Bugiarda")

TITO BOERI
Con la riapertura di altri dodici stadi, il ritorno agli anticipi e posticipi, il ripristino del tradizionale palinsesto tv, questo fine settimana si completa la «normalizzazione» del campionato di calcio. Tutto rimarrà come prima della tragedia di Catania. Solo qualche tornello in più messo in mostra per non essere utilizzato. Ultras sempre più padroni di stadi sempre più vuoti, squadre ostaggio delle tifoserie organizzate e i veri appassionati spinti a guardare le partite in tv anziché dagli spalti. Gli stadi affollati del resto d’Europa, che abbiamo guardato con invidia durante il turno della Champions League, rimarranno un miraggio. Perché non è stato spezzato il ricatto mafioso che oggi permette ai gruppi di ultras di vivere alle spalle delle società.

Le leggi per troppo tempo inapplicate
Per una settimana il problema è stato finalmente al centro delle attenzioni dei media. Abbiamo appreso delle misure adottate in Inghilterra e altrove per reprimere la violenza degli hooligans: servizi d’ordine delle squadre di calcio negli stadi, monitor in grado di vedere tutto quello che succede tra gli spalti, sanzioni applicate davvero. La repressione dei violenti serve, eccome. Vi sono studi che documentano che nei periodi di allerta contro il terrorismo (ad esempio, dopo l’attentato dell’11 settembre) la violenza negli stadi è aumentata perché la polizia aveva altro di cui occuparsi. Ma più di chiedersi cosa bisogna fare per isolare i violenti, è bene interrogarsi sui motivi per cui da noi in tutti questi anni non abbiamo applicato le stesse misure nonostante esistessero già le leggi per farlo: i decreti varati in situazioni d’emergenza non fanno altro che chiedere l’applicazione di normative già esistenti e anch’essi rimangono sulla carta. Alla fine probabilmente pagherà solo il Catania, nonostante molti altri stadi parzialmente o totalmente riaperti non siano in regola.

Scattano così le vendette sulle società
Il fatto è che i nostri teppisti del tifo hanno un potere economico molto più forte degli hooligans. In quel caso bastava spezzare la rete di contatti su cui basava il teppismo organizzato, isolarlo, minarne la capacità di reclutamento. Come documentano i sociologi, gli hooligans sono gruppi gerarchici che reclutano soprattutto fra chi ha bisogno di aumentare la rete di relazioni. Il collante dei nostri ultras è molto più solido. È legato al potere economico che si sono conquistati in questi anni ricattando i club. In molti casi le tifoserie organizzate hanno il monopolio del merchandising delle squadre con giri d’affari considerevoli e vengono foraggiate con visite gratis ai ritiri, abbonamenti in omaggio, trasferte a carico delle società. E quando le società chiudono il rubinetto, scatta il ricatto: bengala lanciati dagli spalti per fare pagare le sanzioni alle società. Così la responsabilità oggettiva delle squadre diventa un’arma per riscuotere il pizzo: se non mi paghi, ti lancio i petardi in campo facendoti pagare ancora di più.

Non è facile porre fine a tutto questo. Certo è più difficile che reprimere gli hooligans perché bisogna impedire che le società di calcio trasferiscano rendite alla mafia del tifo. Il divieto di accesso agli stadi serviva anche a questo. Aprendo gli stadi ai soli abbonati, invece, si rafforza la rendita di chi ha l’abbonamento, tra cui le tifoserie organizzate, rispetto a chi non ce l’ha. Servirebbe anche smetterla di sussidiare le società, mettendo a loro disposizione forze dell’ordine che rischiano la vita all’interno degli stadi. Devono essere le società stesse a dotarsi di propri servizi d’ordine efficaci, che vanifichino il ricatto degli ultras mafiosi. Per pochi di questi, la violenza è fine a se stessa. Per la maggioranza, invece, la violenza è un modo per tutelare e rafforzare il proprio potere economico. Tolto o ridotto questo potere, avremo meno violenza dentro e fuori agli stadi.

Convegno

CREMONA.- Martedì prossimo al palatenda di Casale Cremasco alle 21 per il terzo appuntamento di NonSoloACrema saliranno sul palco Julio Velasco e Emiliano Mondonico.

Un incontro atteso da tante persone, soprattutto da chi ama lo sport. Tema della serata le regole dello sport, dentro e fuori dal campo. L’incontro con Velasco e Mondonico saranno l’occasione per riflettere e comprendere il fenomeno degli ultràs.

Non a caso gli ideatori della rassegna, Walter Spoldi, Carlo Solzi, Alex Corlazzoli, Francesco Torrisi e Roberto Moreni con le amministrazioni di Casale, Ricengo, Madignano e Bagnolo, hanno chiamato ad intervenire due persone che hanno alle spalle una lunga esperienza nello sport.

Julio Velasco, infatti, nato a La Plata in Argentina nel 1952, dal 1979 al 1982 è stato capo allenatore della Ferrocarril Oeste Buenos Aires, nei quattro anni Campione d’Argentina. Dal 1981 al 1983 ha avuto la carica di vice allenatore della squadra nazionale argentina maschile.
Trasferitosi in Italia è stato dal 1985 al 1989, capo allenatore della Panini Modena, con la quale ha vinto quattro scudetti, una Coppa delle Coppe nel 1986 e tre Coppe Italia. Sulla panchina della nazionale italiana ha esordito il 26 maggio del 1989, da quel giorno ha collezionato 231 successi in 310 partite conquistando ben 16 ori.

Emiliano Mondonico invece è uno dei volti più noti di casa nostra. Inizia la sua carriera nel 1979, occupandosi per due stagioni delle giovanili della Cremonese. Nella stagione 1987-1988 è allenatore dell’Atalanta, in B. Centra subito il terzo posto in campionato e la promozione in A, dove ottiene nelle due stagioni successive il sesto e il settimo piazzamento. A partire dalla stagione 1990-1991 e fino a quella 1993-1994 siede sulla panchina del Torino, in A. Con i granata ottiene i migliori risultati della sua carriera.

Come sempre sarà messo a disposizione dei cittadini dei quattro Comuni organizzatori un bus navetta gratuito per i cittadini che intendono recarsi all’incontro che partirà alle 20.30 dal municipio di Bagnolo Cremasco, alle 20.40 dal municipio Madignano mentre alle 20.50 dal Municipio Ricengo. Intorno alle 21.00 è previsto l’arrivo al Teatro di Casale.

24 febbraio 2007

Irriducibili

Marino Bisso
Il business - La registrazione di un marchio per vendere abbigliamento e gadget in quindici negozi

«Ideologia ultras» ma anche «business ultras». Sono le parole chiave dell´informativa della Digos sugli Irriducibili della Lazio. Venti pagine piene zeppe di date e nomi per ricostruire la nascita, l´ascesa, gli intrecci con l´estrema destra ma anche gli affari dello storico gruppo del tifo estremo biancoceleste della curva Nord. Un percorso segnato da violenza e scontri con la polizia.
Il movimento ultrà. «Dal 1987 gli Irriducibili hanno una sede nel quartiere Ostiense e sono guidati da un ristretto gruppo di persone definito direttivo (composto da Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik; Yuri Alviti e Fabrizio Toffolo) attraverso i quali passa ogni decisione. Gli Irriducibili hanno travalicato i confini dello stadio per assumere nel tempo le caratteristiche di un vero e proprio movimento paladino della mentalità ultras - annotano gli investigatori della Digos - con spiccate capacità aggregative e possibilità di indirizzare gli umori della piazza anche per iniziative violente».
Il business commerciale. «Il primo passo dell´evoluzione è stata la registrazione del marchio commerciale "Originals fans" attraverso il quale il direttivo degli Irriducibili è riuscito a sviluppare un´avviata attività economica di distribuzione di abbigliamento e gadgets con i colori della squadra laziale - si legge nell´informativa - . Un´attività che si è inserita in uno spazio di mercato lasciato vuoto dai vertici della società calcistica capitolina, allora guidata dalla famiglia Cragnotti». Ed ancora: «La presenza di quindici punti vendita sul territorio, la maggior parte luoghi di riferimento per l´organizzazione di trasferte e la distribuzione dei biglietti delle partite, ha palesemente aumentato la visibilità del gruppo Irriducibili. Da qui la definitiva affermazione dei soggetti appartenenti al direttivo attraverso anche la creazione del format radiofonico "La voce della Nord" e anche dell´omonima fanzine distribuita all´Olimpico».
Violenza & croci celtiche. «Gerarchicamente organizzato, con notevoli capacità aggregative, deliquenziali e di istigazione alla violenza. Nel nome della mentalità ultras, le forze dell´ordine sono il principale nemico da combattere». Con questa analisi la Digos tratteggia l´inclinazione criminale del gruppo ultrà «ideologicamente attestato sulle posizioni della destra più radicale». Ed è in questo contesto che si inseriscono gli scontri con le forze dell´ordine del 2000 davanti alla Federcalcio. Una manifestazione non autorizzata contro presunti torti arbitrali, segnata da fenomeni di guerriglia urbana con tanto di lancio di una bottiglia incendiaria contro la polizia. Già allora la Digos aveva rilevato la presenza di numerosi militanti del movimento d´estrema destra Forza Nuova. Lo stesso sito degli Irriducibili risulta essere stato registrato da «Stefano Andrini conosciuto per la sua appartenenza ai gruppi neofascisti Movimento politico occidentale e Alternativa nazionale popolare». Ma oltre a svastiche, croci celtiche e striscioni razzisti esposti in curva Nord, nel 2001 da un costola degli Irriducibili nasce "Banda Noantri": il gruppo formato da militanti dell´estrema destra si scioglie ufficialmente il 28 agosto 2005 dopo «un confronto con il direttivo degli Irriducibili e il rientro di un certo numero di tifosi nel sodalizio storico degli ultras laziali».

Il mercenario

"Avrebbero dovuto fare come in Inghilterra, ed invece...". A parlare è Lilian Thuram, il grande uomo che, davanti al baratro verso cui sprofondava la Juventus, la squadra che lo aveva reso campione,si diede alla fuga, dimostrando gratitudine e riconoscenza ,com'è nel suo inconfondibile stile.
"In Italia - ha detto Thuram - talvolta, si fischiano i giocatori di colore quando entrano in possesso di palla. Questo è un comportamento che ho visto a Roma e che riflette gran parte della loro società. A mio avviso avrebbero dovuto debellare questa situazione comportandosi come hanno fatto in Gran Bretagna, però nel Bel Paese non sembra possibile perchè gli ultras hanno un grande potere mediatico".
Thuram, occhialini da professore, aria da intellettuale, si mostrava ben più garantista quando divampava la rivolta nelle banlieus. Allora imperversava sui giornali e in tv con dotti spiegoni sull'incapacità della Francia a comprendere quelle rivolte e quel disagio tra giovani delle periferie. Un vero uomo, coerente,incurante del denaro, tutto d'un pezzo. Infatti ha lasciato nottetempo Torino per scaldare una comoda panchina a Barcellona,per qualche dollaro in più.
Ora si è convertito al modello "law & order" thacheriano, un'autentica rivoluzione copernicana per questo garantista a singhiozzo.
Lezioni di vita, da un uomo così, gli Ultras non le prendono.
Vincenzo

La Stampa, detta "La Bugiarda"

IVO ROMANO
CASTELLAMMARE DI STABIA
Pronti a tutto, anche a lanciare molotov. In nome di un campanilismo spinto all'eccesso, di una rivalità dai contorni drammatici. Juve Stabia e Avellino, metà del calcio campano nel girone B del campionato di C1, che insieme a Salernitana e Cavese compongono un poker esplosivo, foriero di partite ad alto rischio, segnate in rosso dall’osservatorio del Viminale. Vertici, riunioni, appelli: a ogni derby, la stessa storia. E talvolta anche decisioni drastiche: come il rinvio della sfida d'andata tra Salernitana e Cavese.

E dire che la rivalità tra Juve Stabia e Avellino non è neppure tra le più sentite, storiche quanto annacquate antipatie tra vicini di casa e poco altro. Se non fosse per quel precedente dell'estate 2004, allo stadio Menti di Castellammare, una tranquilla amichevole pre-campionato presa a pretesto da bande di imbecilli per sfogare i peggiori istinti. Era solo un'amichevole, pochi i controlli, come gli agenti impiegati nel servizio d'ordine. Sparuto il gruppo di ultras irpini, senza la benché minima scorta, fatta eccezione per un'auto della polizia. Improvviso e repentino l'assalto degli ultrà stabiesi, che colpirono i rivali irpini con una fitta sassaiola. Pronta la reazione, violenta e inattesa, a sorprendere gli stabiesi, che ripiegarono verso la propria curva, inseguiti dalla teppaglia bardata di biancoverde. Costretti alla fuga in casa propria: un autentico affronto, un'onta da lavare, nel codice non scritto degli ultrà. E la vendetta non si fece attendere, un piatto servito freddo, a fine partita. Assalto ai tifosi ospiti, lanci di sassi e fumogeni, aria resa irrespirabile dall'acre fumo dei lacrimogeni. Una vera e propria guerriglia, con tanto di pesante bilancio, inimmaginabile per una partita amichevole: 9 tifosi avellinesi e 14 agenti feriti nei duri tafferugli del dopo-partita.

Quella gara senza senso s'è rivelata la miccia che ha dato fuoco a una rivalità rimasta a lungo sotto traccia. Ogni volta che Castellammare di Stabia e Avellino ora si affrontano rischia di esplodere la violenza. Fortunatamente, da allora, incidenti gravi non ci sono più stati. Solo cori e sfottò. Anche nella sfida d'andata, tesa e vibrante in campo, sugli spalti era stata tranquilla. Merito delle forze dell’ordine, non certo degli ultrà che aspettano l’occasione buona.

Un passo falso, una telefonata in meno, e stavolta sarebbe stata una tragedia. In barba agli ottimi rapporti tra le società, legami instaurati anni fa e consolidatisi strada facendo. Senza dimenticare la storica proficua pesca dell'Avellino nel bacino calcistico stabiese. Gente come Salvatore Di Somma, affidabile libero di un calcio d'altri tempi (poi anche allenatore biancoverde), e Roberto Amodio, ruvido stopper dei bei tempi andati del calcio made in Irpinia.

Cliccate qui

E leggetevi la splendida ricostruzione su questo blog.
Esprimo la mia solidarietà fraterna agli Ultras irpini e stabiesi per quanto successo.
Vincenzo

23 febbraio 2007

Il sindaco di Castellammare

Il Sindaco di Castellamare di Stabia ha detto oggi ai giornalisti che a mettere le molotov non sono stati certamente gli Ultras. Gli Ultras lo sapevano già.
Adesso alcuni giornalisti che incautamente o in malafede avevano attribuito la paternità della provocazione ai supporters della Juve Stabia dovranno come minimo chiedere scusa. In Italia, per i pennivendoli di regime, vale per tutti la presunzione di innocenza. Per gli Ultras,no.
Vincenzo

Note sulle strane molotov

I fatti di Castellamare di Stabia lasciano francamente perplessi.
Mi risulta che gran parte dei gruppi Ultras campani stiano compiendo un percorso di riflessione critica rispetto allo stato dell'arte del movimento, in Campania e in Italia. Il tutto avviene lontano dai riflettori, con una discrezione ai limiti della clandestinità, per evitare inutili proclami e spot, con senso di responsabilità e civiltà. Perchè gli Ultras sono anche questo, soprattutto questo, come si evince dal bel comunicato dei supporters stabiesi in merito al rinvenimento delle molotov prima del derby con l'Avellino. E' chiaro che qualcuno, come l'ibis di Ovidio, si diverta a nuotare nella melma, trascinando con sè anche chi cerca disperatamente di chiamarsi fuori dal massacro indiscriminato del dopo-Catania. Chi aveva interesse a scatenare una simile bagarre proprio ora in Campania? Chi, se non un provocatore con una precisa strategia o uno psicopatico, potrebbe volere la fine del dialogo fra gruppi Ultras ? Nel nostro Paese siamo abituati ai mestatori di professione,a chi urla e a chi insabbia, ai morti senza assassini, da Piazza Fontana a Raciti,alle bombe adespote, ai treni che saltano in aria, ai misteri senza volti e alle stragi senza nome. Ora l'emergenza nazionale si chiama "calcio violento", per dimenticare le altre violenze, sulle donne, sui bambini,sui popoli che "pacifichiamo" nel mondo, non meno esecrabili di quella che si consuma intorno agli eventi sportivi.
La violenza del vicino, specie se brutto-sporco-cattivo, è sempre peggiore della propria.
Quel derby, Juve Stabia-Avellino, sarebbe stato e sarà correttissimo, sugli spalti e fuori dallo stadio, lo sanno pure i muri.
A qualcuno non sta bene però che gli Ultras non mostrino i muscoli.
E questo qualcuno presumibilmente non è Ultras.
Vincenzo

La verità sulle misteriose molotov stabiesi

La curva sud di Castellammare con il suo intero direttivo prende le distanze dagli ultimi incresciosi avvenimenti e ci tengono a sottolineare la loro posizione. “Noi siamo ragazzi che ogni domenica affrontiamo km con il sorriso e la goliardia che ci distingue, felici per un risultato positivo dello Stabia, amareggiati e critici per un risultato negativo. Ma alla fine ritorniamo nella nostra quotidianità di lavoro (per chi è fortunato ad averlo). È passione verso lo Stabia... si lo Stabia quella cosa che fa dimenticare i grandi problemi che affliggono questo paese. L’unico modo per stare con gli amici abbracciati a ridere e tifare. Quei 90 minuti per noi sono speciali, sono la parte vincente di Castellammare, quella che va avanti da 100 anni, al contrario di tante cose che a Castellamare finiscono presto. Noi più delle volte abbiamo dimostrato quest’anno di non essere persone violente recandoci in tutte e tre le città (Avellino, Salerno e Cava) senza mai trascendere in episodi di campanilismo. Qualche sfottò ma nulla di più, tutto nei limiti e nel rispetto delle persone che lavorano nel mondo del calcio. Quindi volevamo e vogliamo ora più che mai che la partita si disputi a Castellammare per dimostrare che noi non abbiamo niente a che fare con determinate persone, che vogliono solo minare la serenità e la passione che si è creata intorno alla Juve Stabia. Da parte di noi Ultras...che abbiamo come unica passione (per altri pazzia) quella di sostenere in casa e fuori per 90 minuti ed oltre a squarciagola la Juve Stabia. Sempre e comunque con la voce e le nostre bandiere gialloblù, queste sono le sole cose che noi curva sud di Castellamare sappiamo fare…il resto non ci appartiene grazie”.(comunicato Curva Sud Juve Stabia)

(giovedì 22 febbraio 2007 alle 16.48)

Gli Ultras non hanno capito?

Almeno a giudicare dalle notizie arrivate oggi, il mondo del tifo "caloroso" dei nostri stadi non avrebbe imparato molto nè dai fatti di Catania, nè dal "pubblicizzato" movimento sociale scatenato da essi.«Fr1 prendi questa busta e mettila nel wc distinti che domenica 25 febbraio cerchiamo di far fare la stessa fine di Raciti ai lupi. Attenzione a luce blu che controlla il campo. A morte lupi forza Stabia».

E' questo il contenuto scritto di una busta di plastica con all'interno quattro bottiglie molotov che è stata rinvenuta questa mattina all'esterno dello stadio Romeo Menti di Castellamare di Stabia.

In questo stadio domenica prossima è in programma il derby tra Juve Stabia ed Avellino per la 24/a giornata del campionato di serie C1, girone B. Una partita quasi "di provincia"...ancora una volta però potenzialmente "sotto scacco" da forti elementi violenti e destabilizzanti.

Il ritrovamento da parte di dagli agenti del commissariato di polizia di Castellammare di Stabia, sarebbe stato possibile grazie ad una telefonata anonima giunta in commissariato. La busta si trovava vicino a un cassonetto della nettezza urbana. All'interno, oltre all'esplosivo gli agenti hanno trovato un paio di guanti di lattice ed un biglietto nel quale c'era scritta la frase che abbiamo riportato sopra.

Ancora una volta quindi un grave caso di "cultura della violenza" negli stadi, ed un caso grave "due volte". Grave, ovviamente, per il contenuto stesso del ritrovamento. Le bombe Molotov sono sempre "bombe"...anzi, potenzialmente vere e proprie "bombe sporche".

Altrettanto grave per discorso "culturale" chequesto fatto specifico di cronaca "nasconde" e "rivela" allo stesso tempo. Una cultura della violenza che è lontana dall'essere debellata.

Una cultura della violenza ancora a pieno titolo dentro gli stadi....

Progetto Ultrà

Difesa della cultura popolare del tifo, limitazione della violenza e dell'intolleranza attraverso un lavoro sociale rivolto ai tifosi e portato avanti insieme a loro. Sono i cardini sui cui si basa l'attività di Progetto Ultrà, organismo con sede a Bologna che opera all'interno dell'Uisp (Unione italiana sport per tutti). Dodici anni di vita, contatti nazionali ed esteri che ne hanno fatto socio fondatore e partner dei network europei Fare (Football against racism in europe riconosciuto dall'Uefa) e Fsi (Football supporter international). Incontriamo uno dei responsabili, Ashlej Green, nella sede di via Riva di Reno, dove tra l'altro è possibile consultare una fornita biblioteca internazionale sulla storia del tifo. Proprio da un'esperienza straniera, i fan-projekte tedeschi, è stata ripresa una delle finalità principali: porsi come luogo di mediazione tra gruppi ultras, anche rivali, e tra ultras e istituzioni.

«Siamo ricercatori sociali - ci spiega Green -. E non portabandiera che vogliono instaurarare un controllo dall'alto. Operiamo a livello nazionale ma ovviamente abbiamo un rapporto privilegiato con le realtà del tifo bolognese». Dall'altra parte del tavolo, spesso forze dell'ordine e questure. «Dopo 12 anni di lavoro - commenta Green -, anche loro sanno chi siamo e cosa facciamo». Progetto Ultrà gode di un riconoscimento anche istituzionale a più livelli: «Balestri (il fondatore di Progetto Ultrà ndr) ha incontrato il sottosegretario allo Sport Giovanni Lolli. Il fatto che ci interpellino è importante perchè forse inizia a passare il nostro messaggio: affrontare i problemi alla radice e non stare solo sull'emergenza. Capiamo la necessità del Governo di garantire la sicurezza, ma non siamo d'accordo con le misure repressive recentemente adottate. Allo stesso tempo, però, ci auguriamo che da questa apertura possa nascere finalmente una reale possibilità, per quei gruppi che vorranno mettersi in discussione, di essere consultati cercando soluzioni comuni in modo da difendere le componenti positive del mondo ultras e partecipare ad un cambiamento inevitabile». Da qui, la volontà di tutelare la cultura popolare del tifo come forma di aggregazione, «cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sul mondo del tifo organizzato, per non limitarsi all'immediata semplificazione "ultras = violenza".

Un percorso che Progetto Ultrà porta avanti organizzando incontri e lezioni nelle scuole e realizzando mostre, presentazioni, filmati e manuali di informazione che spiegano diritti e doveri dei tifosi in base alle norme vigenti. L'associazione partecipa a bandi e concorsi istituiti da Ministeri, Regioni, Province e Comuni per l'assegnazione di fondi e non riceve finanziamenti diretti. Due gli appuntamenti clou annualmente in programma. Dal 1999, in autunno, viene organizata la Action Week - Settimana d'Azione Antirazzista Europea, sostenuta ufficialmente dalla Uefa con il coinvolgimento delle squadre della Champions' League, le tifoserie e tutte le associazioni che si occupano di lotta al razzismo ed alle discriminazioni. Evento principe della rete Fare sono invece i Mondiali Antirazzisti, evento estivo ideato nel 1997 da Progetto Ultrà che vede il coinvolgimento diretto e la contaminazione fra realtà considerate normalmente contrastanti: da una parte le tifoserie calcistiche e i gruppi ultrà, spesso etichettati come razzisti, e dall'altra le comunità di migranti, sempre più presenti sul territorio. Una manifestazione che quest'anno lascerà Montecchio dopo sette anni per approdare a Casalecchio di Reno dall'11 al 15 luglio.

Referendum

Milano, 22 febbraio 2007 - Gli ultras italiani ci stanno lavorando: un referendum per l'abrogazione delle norme sulla violenza negli stadi contenute nel cosiddetto 'decreto Pisanu' e nel recente decreto legge varato dal Governo (qualora fosse convertito in legge) dopo i
fatti di Catania.

Se ne parla in questi giorni negli ambienti delle tifoserie organizzate e, per quanto l'idea - sostengono tutti - sia ancora alla "fase embrionale", è già 'urlata' sulla fanzine della curva nord dell'Inter, la pubblicazione che i gruppi organizzati della tifoseria nerazzurra distribuiscono durante le gare in casa dell'Inter.

"Vista l'impossibilità di aprire canali di dialogo con le istituzioni per trovare insieme delle misure correttive alla pianificazione dell'ordine pubblico" la curva nord, si legge nella fanzine distribuita ieri in occasione di Inter-Valencia, "ha deciso di sostenere con tutti i mezzi possibili un pool di avvocati" per indire "un referendum abrogativo di tutte le voci incostituzionali contenute nel decreto Pisanu rivisto ed accresciuto ultimamente di nuovi vergognosi punti che ledono palesemente i diritti non solo degli ultras ma dei cittadini tutti".

In particolare, gli ultras, si legge sempre nella fanzine della curva nord, punteranno "ad abrogare la facoltà concessa alle forze dell'ordine di applicare la 'diffida preventiva'. Altra proposta è quella di depennare nuovamente quello che in passato era definito 'oltraggio a pubblico ufficiale', provvedimento che nei fatti contribuisce non poco alla creazione di quello che è definibile un vero e proprio 'stato di polizia' non solo negli stadi ma anche per le vie delle varie città".

Al momento, Franco Caravita, capo storico della curva interista frena: "Nulla è ancora deciso, ci stiamo ragionando con le altre tifoserie italiane, ma l'idea di proporre il referendum c'è".

Tecnicamente le curve italiane, che sommano alcune decine di migliaia di persone, valutano di affidare il tutto ad avvocati che si occupino di stendere la proposta referendaria e soprattutto di mettere a punto la macchina organizzativa per raccogliere le 500mila firme necessarie a chiedere il referendum.

"Sono stato chiamato, è vero. Mi hanno chiesto se ci sono gli estremi per indire un referendum e per sapere come si organizza", spiega Lorenzo Contucci, avvocato di Roma che, tra l'altro, si occupa di diffide e processi ad ultras di molte tifoserie italiane. "Siamo a una fase ancora embrionale - spiega Contucci -, d'altronde, anche visto quello che sta accadendo al Governo, bisognerà vedere se il decreto legge sarà convertito. E' tutto in evoluzione, ma se ne sta parlando".

Un'operazione che le curve italiane, superando steccati e rivalità, stanno mettendo a punto senza tralasciare i dettagli organizzativi. Sempre sulla fanzine della curva nord si legge: "I portavoce ufficiali per tutto ciò che concernerà il referendum e la posizione del mondo ultras saranno gli avvocati del pool che dovranno ricevere delega da ogni singola tifoseria che manifesterà l'intenzione di collaborare con questo obiettivo".

E ancora: "Nessuna tifoseria dovrà mai figurare come portavoce ufficiale o promotore dell'iniziativa, mentre tutte le tifoserie a cui sarà data voce avranno l'opportunità di dare il loro contributo al fine di valorizzare il nostro mondo agli occhi dell'opinione pubblica nei termini in cui riterranno opportuno".

22 febbraio 2007

Libertà?

Da diverse segnalazioni ricevute mi risulta che, dopo i tragici fatti di Catania, sia stato proibito agli Ultras di tutta Italia l'esibizione di stendardi con la scritta "Ultras Liberi". Ora, delle due una, tertium non datur : o l'auspicio di libertà per un movimento non ancora fuorilegge ( almeno fino a questo momento ) è diventato surrettiziamente un reato o si tratta di un capriccio esegetico del nuovo Dl Amato.
Almeno da questo blog la scritta non sparirà. Certo è che negli stadi la Costituzione italiana è un inutile orpello oramai.

Vincenzo

Visitatori di questo blog

Per qualche incomprensibile ragione il counter di questo blog si è incantato da una settimana.
Da ieri abbiamo ricominciato da zero, un pò come gli ultras dopo Catania.
Comunque, per la cronaca, eravate stati in parecchie migliaia a visitarmi.
Eh, noblesse oblige ;-)
Vincenzo

Opinioni

MA E’ PROPRIO COLPA DEGLI ULTRAS?

Dopo i tragici eventi di Catania, tra poche luci e tante ombre, sono ripresi tutti i campionati con nuove disposizioni relative alla sicurezza che hanno scontentato un po’ tutti.

In tutto questo altalenarsi di voci, pro o contro la ripartenza “ zoppa “ del calcio e dopo aver ascoltato le varie opinioni dei tanti intenditori che si sono alternati sul piccolo schermo, ci è sembrato di capire che tutto il male sia causato da quei gruppi qualificati “ ULTRAS “, indicati come masse confusionarie, chiassose, violente ed indisciplinate, ma attenzione,” fare di tutta l’erba un fascio “, senza i giusti distinguo è esagerato e pericoloso, poiché accade molto spesso che degli infiltrati approfittino di questa “ nomea “ per il raggiungimento dei loro scopi.

Tornando poi sugli incidenti di Catania, bisogna osservare che tutto il caos è accaduto fuori dallo stadio, terreno quindi ancora più fertile per un eventuale infiltramento da parte persone che probabilmente non hanno niente a che fare con il calcio.

E’ giusto prendere adeguati e ponderati provvedimenti affinché il calcio rientri nei binari di uno sport spettacolare , quale esso è e non sia causa di altri lutti, ma bisogna distinguere tra tifosi, fans, ultras, anche se a volte molto rumorosi ed i possibili violenti, che riescono a mimetizzarsi in questi gruppi per creare scompiglio e far ricadere, magari, le colpe su altri.

Ma dai provvedimenti presi, partite a porte chiuse ed il divieto di tutti gli striscioni, ci par di capire che ancora una volta, purtroppo, “ la montagna partorirà un topolino “.

MIMAR

Alcool

Giuliano Amato, a Londra, elogia «il modello britannico». Spiega il Ministro dell´Interno, che si è incontrato col suo collega John Reid. «Abbiamo ripreso la vostra esperienza nel nostro decreto». E aggiunge: «Osservando da fuori una partita allo stadio di Roma, mi ha colpito vedere quanti giovani arrivavano con una birra in mano, e di quante bottiglie avevano a disposizione. Qui lo hanno affrontato. Da noi, questo tipo di controlli avvengono sporadicamente, di solito quando ci sono i tifosi inglesi. Penso a una legge tipo quella che si applica alle automobili». Il "palloncino" allo stadio? Chissà. Di sicuro, secondo Amato, il Daspo sinora non ha funzionato. «Non capisco poi perchè negli Usa grandi eventi sportivi come baseball, basket o football, siano eventi per famiglie e bambini, senza traccia di violenza».
Tensione e gaffe intanto ieri mattina al Senato. Seccati Guido Calvi (Ulivo) e Carlo Vizzini (Forza Italia) con la Lega Calcio che ha snobbato le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia mandando l´avvocato Leandro Cantamessa, legale del Milan e consigliere di Lega. All´ultimo momento il forfeit di Rosella Sensi, che avrebbe dovuto sostituire nell´audizione il presidente Antonio Matarrese. Vizzini, furibondo, ha lasciato l´aula: «Comportamento intollerabile». E Calvi ha aggiunto: «Ci mancano di rispetto». Matarrese è corso subito a Palazzo Madama per scusarsi. «Massimo rispetto». Sono stati sentiti comunque rappresentanti del mondo dello sport, del calcio e dei sindacati di polizia. Il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi, ha ricordato come «dal campionato 2007/08 verranno introdotte le licenze federali per tutte le squadre di A e di B che dovranno avere gli stadi completamente a norma, sia sotto sia sopra i 10 mila posti: chi non sarà a posto non verrà ammesso ai campionati». Oggi tocca al vicecapo vicario della polizia, Manganelli. Non si sa se (o quando) verrà sentito Matarrese: poi si entrerà nel merito. Decreto da rivedere, comunque, e approvare entro l´8 aprile. Pancalli è ottimista. Ma il governo è pronto a presentare i suoi emendamenti: Amato e la Melandri si batteranno comunque contro qualsiasi tentativo di stravolgimento. Il senatore di Forza Italia, Nitto Palma, si scaglia contro alcune pene, troppo dure: «Addirittura 15 anni di carcere, più del tentato omicidio». Alfredo Mantovano (An) propone invece di portare il Daspo sino a 10 anni, e di «reintrodurre il reato di oltraggio a pubblico ufficiale». Zdenek Zeman è convinto che i tornelli non servano a nulla. E c´è anche chi contesta il biglietto elettronico. «Sono stati esibiti biglietti intestati a personaggi storici (Gaetano Bresci e Francesco Baracca) normalmente acquistati presso rivendite che non si curano in alcun modo di controllare l´identità dei richiedenti», il punto dell´associazione nazionale funzionari di polizia. Il Sap invece suggerisce microcamere sul casco dei poliziotti. Il lanciatore del seggiolino a Bologna, infine, è stato punito: due anni senza stadio (Daspo, appunto) e oggi processo per direttissima. E´ la prima condanna del nuovo corso.

Severgnini, botta e risposta

Caro Beppe,
le scrivo questa mail perché continuo a leggere il termine «ultrà» collegato all'assassinio di Filippo Raciti. Ci terrei a precisare che la persona che ha ucciso il poliziotto non è un ultrà, ma un teppista (vandalo e assassino sono due altri vocaboli adeguati). Le persone che a Roma hanno fischiato durante il minuto di silenzio, otto giorni fa, non sono ultrà ma gente senza cervello che si crede ultrà. Spero che in futuro il nome ultrà non venga associato, come spesso accade, ad atti vandalici, pestaggi e tutto il resto, che non ha niente a che fare con lo sport. Questo, per me, significa ultrà: persone con la passione di stare insieme, appassionate della stessa squadra, che la seguono ovunque sperando di vedere uno spettacolo. Ma purtroppo il tutto viene rovinato da persone dotate di scarsa intelligenza.
Saluti dalla Svizzera,

Axel Dörig, jamiroax@hotmail.com

Credo che tu abbia messo il dito sulla piaga (non l'unica, ma fastidiosa). Dopo la tragedia di Catania s'è creata una grande confusione terminologica. Il vocabolo «ultrà» è stato usato per definire sia i violenti da stadio, sia i tifosi appassionati e le loro comunità. Sbagliato? Certo. Ma la colpa va divisa. I media possono essere stati superficiali, ma voi - tifosi appassionati e pacifici - non ci avete aiutato di sicuro. Occorreva rompere coi teppisti, pubblicamente e clamorosamente, con parole e promesse (per esempio: basta fumogeni, petardi, striscioni violenti, insulti alla polizia, danni ai treni, etc). A te sembra sia accaduto? A me, no.
A questo punto, penso sia doveroso aggiungere qualcosa sulle tribune degli stadi, passate quasi sotto silenzio. Non sono popolate solo da sportivi appassionati: sono frequentate anche da brutti ceffi, che ricorrono spesso all'intimidazione (a San Siro ho visto gente prendersela coi BAMBINI che tifavano per l'altra squadra!). Sono luoghi omertosi: mai dimenticare quello che è successo nel 2004 nella tribuna Monte Mario dell'Olimpico, dove NESSUNO ammette d'aver visto un signore alzarsi e centrare l'arbitro Frisk con un oggetto). La tribune - quasi tutte - sono, infine, il regno della ruffianeria e del favore (se tutti quelli col biglietto gratuito fossero fosforescenti, illumineremmo gli stadi).
Per riassumere: una bonifica è necessaria. Tribune, distinti, curve; bagni e luoghi di ristoro; ingressi e accessi. Domanda: voi la vedete in giro la volontà di far questo? Le società hanno i muscoli e il fegato per cambiare decenni di cattivi abitudini, diventate ormai patologiche? Se la vostra risposta è uno squillante SI'!, complimenti. Vincete il Premio Sognatore del Secolo, e una T-shirt con sopra scritto: «Svegliatemi!».

Arresti

21/02/2007 - di X X; Fonte: ILVIMINALE
Calcio violento: arresti e denunce in tutta Italia
Positivo il bilancio delle recenti operazioni condotte dalle "Squadre Tifoserie", istituite dalle Digos delle Questure come vere e proprie sezioni speciali per la sicurezza nello sport


Diciannove tifosi violenti identificati e denunciati a Salerno per lesioni a pubblico ufficiale, lancio di corpi contundenti e devastazioni, 2 ordinanze di custodia cautelare a Reggio Calabria, 3 tifosi della Sambenedettese arrestati, l´aggressore di un giocatore del Foggia individuato, un tifoso del Verona identificato e denunciato. E´ il bilancio di una serie di operazioni condotte negli ultimi dieci giorni dalle "Squadre Tifoserie", istituite all´interno delle Digos delle Questure come vere e proprie sezioni speciali per la sicurezza nello sport.

In particolare, l'attività investigativa svolta dalla Digos di Salerno ha consentito di identificare - tramite la visone dei filmati - e denunciare all'Autorità Giudiziaria 11 supporter locali per lesioni a pubblico ufficiale e lancio di corpi contundenti in relazione agli incidenti verificatisi lo scorso 10 gennaio, prima dell'inizio dell'incontro Salernitana – Cavese, nel corso dei quali sono rimasti feriti 13 operatori di polizia. Nella circostanza le Forze dell´ordine venivano fatte oggetto di ripetuti lanci anche di ordigni contenenti pallini di piombo e chiodi.

Sempre la Polizia di Stato di Salerno, sulla base di indagini condotte congiuntamente da personale della DIGOS delle Questure di Avellino e Salerno, questa mattina ha arrestato per devastazione 8 giovani tifosi salernitani responsabili lo scorso 5 novembre 2006 di una serie di violenze e turbative dell´ordine pubblico, in occasione dell´incontro di calcio Avellino-Salernitana.

Il 12 gennaio, la Digos di Reggio Calabria ha eseguito 2 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di ultras reggini resisi responsabili dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e lancio di corpi contundenti in occasione dell'incontro Reggina - Catania dello scorso 4 novembre.

A seguito degli incidenti verificatisi nel corso della partita Sambenedettese - Perugia del 14 gennaio scorso, la "Squadra Tifoserie" di Ascoli, con il Commissariato di San Benedetto del Tronto, ha tratto in arresto differito 3 supporter della Sambenedettese per i reati di lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento.

Inoltre, la Digos di Foggia è riuscita ad individuare l'autore dell'aggressione, avvenuta lo scorso 16 gennaio, di un giocatore della locale squadra di calcio.

E´ stato, infine, identificato e denunciato all'autorità giudiziaria, dalla Digos di Verona, un tifoso scaligero che in occasione dell'incontro Napoli-Verona dello scorso 13 gennaio si era reso responsabile del ferimento di un operatore di quella "Squadra Tifoserie".

Nei confronti di tutti i responsabili è stato, altresì, attivato l'iter per l'adozione del provvedimento di divieto di accesso nei luoghi dove si svolgono competizioni sportive - Daspo.

21 febbraio 2007

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Vi troverete sulle pagine degli Ultrà Lodigiani, gli autori del bell'invito a manifestare contro la repressione. Sono pagine belle e commoventi, scritte da ultras che non mollano mai, neanche davanti al sacrilego furto della propria squadra del cuore. Bravi.
Vincenzo

Giocatori, brava gente

ROMA - Il capitano della Sampdoria, Francesco Flachi, stato trovato positivo per cocaina al controllo antidoping effettuato in una partita della stagione in corso. L'attaccante doriano è risultato positivo alla benzoilecgonina, metabolita della cocaina, nei controlli condotti dal laboratorio del Coni dopo la gara disputata il 28 gennaio contro l'Inter. Appena appresa la notizia, il giocatore ha sospeso gli allenamenti con la Sampdoria ed è tornato a casa.

Francesco Flachi era stato indagato per detenzione ai fini di spaccio di cocaina nel marzo del 1996 riguardo un presunto traffico di stupefacenti tra la Colombia e l'Italia, ma la sua posizione venne immediatamente archiviata.

Adesso, se i risultati delle analisi dovessero essere confermati, per Flachi potrebbe scattare la squalifica. Ma non sarebbe la prima. Nell'ottobre 2006 era stato già squalificato per due mesi per un suo coinvolgimento nelle scommesse sul discusso derby di Roma dell'aprile 2005, terminato 0-0. La sospensione decisa dalla Federcalcio era motivata dal tentativo di Flachi "di acquisire notizie sull'esito di una gara del massimo campionato calcistico al fine di consentire a terze persone l'effettuazione di scommesse dall'esito sicuro". Flachi aveva infatti telefonato, come da lui stesso riferito alla Procura della Repubblica di Genova, all'ex compagno di squadra Bazzani, all'epoca alla Lazio e adesso di nuovo della Sampdoria per sapere l'esito della stracittadina romana.

Una volta concluso il periodo di squalifica, tra l'ottobre ed il novembre 2006, è tornato a giocare con la maglia blucerchiata. Adesso, dopo appena tre mesi, una nuova disavventura. Che, però, non sembra spaventare Flachi. "Sono tranquillo, al momento opportuno chiarirò tutto - ha dichiarato infatti il giocatore - Mi dispiace solo per la mia famiglia".

Cara Melandri

Si narra che Luigi XVI si dilettasse assai nel fare visita ad un bravo medico con la passione per le lame affilate, tale Joseph Ignace Guillotin,al quale suggerì di usare lame oblique e non perpendicolari. Metodo, per così dire, più "umano", in grado cioè di conferire maggiore rapidità all'esecuzione. Fu il Re stesso, qualche anno dopo, a verificare su di sè l'efficacia della sua trovata, quando quella lama gli recise il regale collo in nome della Libertè ( ma anche della fraternitè e dell'egalitè, s'intende ).
Così mi torna in mente il povero dottor Guillotin il quale, malgrado la "geniale" invenzione, non andò mai fiero di quel marchingegno diabolico, efficace si ma latore di morte, e penso ai danni che una repressione cieca, ancorchè raffinata dai migliori intenti pedagogico-giuridici, possa causare al tessuto civile di una democrazia malferma come la nostra. Penso al giornalista di Repubblica, pescato a testare un tornello, minacciato di diffida, ai manifestanti di Vicenza assimilitati ai teppisti di Catania,al moral panic scatenato su qualsiasi soggetto sociale e politico sia in odore di dissenso rispetto al mondo in cui viviamo,agli inoffensivi cittadini della Val Susa preoccupati per la loro bella terra violentata dalla modernità, al silenzio funereo degli stadi.
Gli Ultras hanno capito la lezione di Catania, caro Ministro Melandri, l'hanno capita e stanno cambiando. Anzi, molti Ultras, come i valorosi Brescia1911, l'avevano capita da tempo, al capezzale del povero Paolo, insieme a quel popolo delle Curve che intuiva, biasimandola, da anni lo smottamento della slavina ultras nel baratro del business e dell'autoreferenzialità.
"Non siamo delinquenti" si legge su alcuni striscioni e chi conosce questa realtà dall'interno ( e non, con malcelato disprezzo aristocratico , dall'esterno )sa che è vero. In questi giorni si succedono incontri fra gruppi ultras rivali all'insegna del confronto serrato sul che fare, come difendersi, quando intervenire nel dibattito politico o tra la gente comune, prima che le lame oblique della ghigliottina facciano altre vittime, sull'asfalto o nelle garanzie costituzionali.
La violenza c'è e le cronache di questi giorni non sono diverse da quelle della vigilia di Catania. Questo è un fatto. Nessun decreto legge, per quanto duro, può estirparla dalla sera alla mattina, se non accompagnato da una politica lungimirante di concertazione tra le soggettività investite dall'emergenza, senza figli e figliastri.
Ministro, non potrà lasciare un segno tangibile del suo operato se non si chinerà ad ascoltare tutti noi che la Curva l'amiamo e che non vogliamo rinunciare al nostro sport preferito. Abbiamo molto da dirle, quarant'anni di esperienza a cui nessuno dovrebbe scioccamente o in buona fede rinunciare. Non vogliamo più morti, non ci piace questo calcio che ci e si mercifica, che passa sui cadaveri e li calpesta in nome del Dio denaro e del suo Sommo Sacerdore, la televisione.
Molti di noi si sono fermati davanti a quell'assurda morte, altri, massimi dirigenti del calcio, hanno preteso che lo "spettacolo" continuasse,come se niente fosse successo. Per chi ha proferito tali oscenità non vi sarà mai diffida,agl altri, i cattivi, non le si fa mai mancare, le diffide.
Ascolti le nostre proposte, le strategie da noi adottate per prevenire e curare questo malessere che, non da ora, si tinge di rosso sangue.
Io ci credo.
Vincenzo Abbatantuono

Gemellaggi

Milano, 20 febbraio 2007 - Miracoli dei "gemellaggi", codice ultras che resiste al tempo: questa sera una rappresentanza della Curva Nord dell'Inter accoglierà a Malpensa un gruppo di tifosi degli Ultra Yomus Valencia, tifoseria della squadra spagnola contro cui l'Inter è impegnata domani sera per gli ottavi di Champions league.

Gli ultras interisti spiegano che tutti insieme i tifosi andranno a cena (offre la curva nord) per "continuare la relazione di reciproca amicizia che ci lega da diversi anni". Le tifoserie delle due squadre, infatti, sono da tempo gemellate.

Daspo romagnolo

CESENA - Il Questore di Cesena, Calogero Germanà, ha punito pesantemente quattro tifosi del Cesena che si sono resi protagonisti di alcuni scontri con gli ultrà dello Spezia in occasione dell'incontro calcistico che ha visto contrapposte le due squadre al stadio ''Dino Manuzzi''.

Tre di questi sono stati colpiti dal provvedimento di firma obbligatoria in caserma in occasione delle partite del Cesena per due anni, mentre una terza persona è stata inibita ad entrare negli stadi per tre anni.

Papi-ultras

Un 58enne di Melendugno, e' stato denunciato dagli agenti della Digos di Lecce, perche' domenica scorsa a Melendugno durante la partita di seconda categoria con l'Andrisani Taranto, allorche' l'arbitro ha espulso il figlio, ha scavalcato la recinzione ed ha tentato di aggredire il giudice di gara. Una volta identificato, l'uomo e' stato denunciato. Gli agenti della Digos lo proporranno ora per il Daspo, il provvedimento del questore che gli vietera' di partecipare alle manifestazioni sportive, calcio compreso.

Manifestare?

Ultrà di tutta Italia uniamoci

Dati gli ultimi accadimenti nel nostro movimento, date le misure altamente repressive e fortemente anticostituzionali che ne sono scaturite ad opera dell’attuale governo in materia di prevenzione della violenza negli stadi (Ddl Cdm 7.2.2007) , nonché data la violazione delle stesse di ogni norma riguardante la privacy e la libertà che ogni cittadino (e noi ultras lo siamo, fino a prova contraria) dovrebbe avere, proponiamo, con la massima umiltà, senza nessuna pretesa, e nella speranza che il nostro appello venga accolto positivamente da tutti i gruppi interessati di:

- indire una manifestazione di gruppi ultrà che abbia il più ampio consenso possibile;

- organizzare una campagna di informazione mediatica che pubblicizzi nella maniera più ampia possibile le nostre rivendicazioni e il nostro diritto a non essere considerati né animali né delinquenti;

- chiedere, a tal fine, al governo e a tutti gli organi competenti in materia calcistica, di rivedere in chiave distensiva ed equa tutti gli articoli da noi contestati all’interno del Ddl Cdm 7.2.2007;

- organizzare, ad integrazione della manifestazione, un raduno o una tavola rotonda con almeno un rappresentante per ogni gruppo partecipante, al fine di studiare forme VERAMENTE efficaci per far sentire la nostra voce e per evitare la morte del nostro movimento.



La nostra idea, nata esclusivamente per ragioni del cuore e senza alcun interesse personale, non vuole essere né originale né ripropositiva di altre manifestazioni simili, tuttavia, a nostro avviso, per evitare i malintesi che ci sono sempre stati nel nostro movimento, la manifestazione, e tutto ciò che la precederebbe e la seguirebbe, dovrebbe avere le seguenti regole:



§ ogni gruppo, numeroso o meno che sia, può essere liberamente presente, col proprio striscione, con striscioni tematici, o come meglio crede; quello che conta è esserci;

§ nessuna sigla , né interna né esterna al nostro movimento, deve essere presente all’interno della manifestazione e di tutte le altre attività di contorno. Devono essere presenti i soli gruppi, in nome di sé stessi e del movimento che rappresentano. Questo al fine che tutti, ma veramente tutti, si possano sentire coinvolti;

§ La manifestazione deve essere pacifica in ogni senso, e verso chiunque;

§ la manifestazione, giocoforza, si deve svolgere a Roma in una data senza calcio, o in una data dove tutti, concordemente, saltino la partita della propria squadra. La sede della manifestazione, a nostro avviso, non può essere diversa, in quanto a Roma hanno sede tutti gli organi rappresentativi ed esecutivi dello Stato;

§ ogni gruppo metterà da parte le rivalità esistenti per gridare il comune amore e attaccamento al movimento;

§ non devono essere esposti né simboli politici né simbologie che richiamano ad essi. E’ in gioco la sopravvivenza degli ultras, non quella di un movimento politico;

§ Ogni gruppo deve impegnarsi a coinvolgere il più alto numero di persone possibili, per far capire a tutti che il movimento ultrà è un movimento di grande aggregazione giovanile, composto da ragazzi di tutti i ceti sociali, e non limitato ad un manipolo di esaltati, come la massa sostiene;

§ E’ vietata, prima, durante, e dopo la manifestazione ogni forma di merchandising sia inerente alla manifestazione che ai singoli gruppi, al fine di evitare alcune situazioni che si sono verificate in passato;

§ Nessuno, né singolo né gruppo, deve ergersi a paladino della manifestazione, nessuno la guida, nessuno è messo in secondo piano. Nessuno uguale, tutti uguali.

Direttivo Ultrà Lodigiani 1996

info@ultralodigiani.org

NB: Il nostro gruppo si mette a disposizione per qualunque tipo di iniziativa coerente con l’idea appena proposta, o comunque che ne rispetti i principi basilari. Siamo pronti a ricevere contatti e a collaborare con qualunque gruppo.


MANIFESTAZIONE ULTRAS PARTECIPATE E LEGGETE BENE INSERITE I VOSTRI COMMENTI FACCIAMOCI SENTIRE ULTRAS!!!

20 febbraio 2007

Tribune violente

Come si temeva da più parti, non molte parti, almeno quelle sottrattesi al festival della forca inaugurata dalla morte dell’Ispettore Capo Raciti, la mano pesante del Governo contro la violenza negli stadi non è approdata a nulla o quasi. Sotterrata la povera salma del poliziotto ammazzato da delinquenti travestiti da ultras, innalzati alti lai al cielo, saccheggiato l’ampio repertorio di generalizzazioni brunovespiste, giustizialismo da strapazzo, allarmismo guerrafondaio, fra roboanti dichiarazioni votate al più bieco intransigentismo e caccia alle streghe maccartista contro i “protettori dei violenti” in Parlamento e sulle alture Pashtun, la violenza è riaffiorata un po’ ovunque ci fossero un pallone, una ventina e passa di uomini in mutande e un arbitro da prendere a calci in culo. Se vogliamo, la prima profanazione sacrilega dell’agente ucciso sarebbe opera di quella brava gente di Sky, spalleggiata dai vertici del calcio che, ad onta dei piagnistei catodici, hanno riaperto il girone infernale del calcio moderno fatto di anticipi e posticipi, partite pomeridiane, preserali e serali, il solito tourbillon a tutto schermo che porta in sé buona parte delle responsabilità di questa fosca decadenza pallonara. Dovevano fermare i Campionati, fare silenzio, cambiare tutto, proteggere le forze dell’ordine, promuovere una nuova cultura calcistica, fare come in Inghilterra insomma dove, per la cronaca, gli stadi a norma poi sono solo due e i feriti da rissa hooligan almeno ventimila a settimana, di cui i tabloid inglesi riferiscono prudentemente solo nelle pagine delle cronache cittadine.
Sabato pomeriggio, Juventus-Crotone, Curva Nord in sciopero del tifo per 45 minuti, Curva Sud mezza vuota, tribune pure, a tratti silenzio surreale, gli assenti in pay per view, 8 euro sul divano di casa ad urlare al vento,scrutando le bronzee nudità di Ilariona D’Amico, per la gioia di Murdoch e di quanti hanno pigiato sull’acceleratore degli stadi insicuri e dei violenti ubiqui. Alla metà del secondo tempo, nel nuovo Olimpico ( io lo chiamo Comunale, pazienza ), dalla Tribuna si alza un grido “Crotone,Crotone”. Sconcerto generale, un’occhiata al settore ospiti desolato, presidiato da due steward che non si capisce cosa presidino, vuoto come la testa del titolista della Stampa di Torino, quello che si divertiva a sciorinare improbabili collegamenti tra ultras catanesi, mafia, fascisti, Al-Quaeda e Banda Bassotti, quelli di Topolino, non la rock band. Eppure i crotonesi ci sono, hanno trovato i biglietti, si sono infilati fra il pubblico di osservanza bianconera senza problemi, acquistando un biglietto come niente fosse. Per carità, nulla di male, se non fossimo un Paese dove agli ultras si chiede cultura sportiva e ai politici si permettono le gazzarre in televisione, senza ritegno e con tolleranza reciproca un pochino scarsina.
Erano crotonesi, certo, giunti sotto le Alpi eludendo l’assurdo blocco delle trasferte, mentre in Italia impazza la sagra del calcio in culo all’arbitro in Eccellenza, ci si mena lo stesso a duecento metri dallo stadio, si manifesta contro la base Usa a Vicenza malgrado i moniti del Viminale, preoccupato di una letale saldatura tra ultras, mafiosi, camorristi, fascisti, antagonisti, alquaedisti, interisti, lottarmatisti, abortisti e frange di casalinghe armate di fumogeni e corpi contundenti con spazzola, in pratica scope letali. Il Decreto Amato, come il Decreto Pisanu, produrrà più tornelli e non risolverà nulla. Io mi gioco il mio abbonamento in Curva, tanto in qualche modo la partita la guardo lo stesso.
Me l’avessero chiesto, l’avessero chiesto ad un ultras,non certo ad uno di quelli che usa l’arredamento dei cessi per privare un padre di famiglia della vita e del futuro, forse non ci sarebbe il rischio di incidenti in Tribuna tra opposte tifoserie. Oggi come oggi, la Curva è il settore più sicuro dello Stadio.
Occhio alle Tribune, se le preferite per tranquillità e visibilità. Uno sganassone si aggira tra di voi.