28 dicembre 2006

Belli capelli

L'attuale tecnico dell'Inter Roberto Mancini è stato querelato da tre ultras della Fiorentina per calunnia. La denuncia formale sarà depositata domani giovedì 28 dicembre alla Procura di Firenze. I fatti a cui si riferisce la denuncia risalgono al gennaio 2002 quando Mancini annunciò le dimissioni da tecnico della Fiorentina dopo che un gruppo di tifosi lo aveva circondato e minacciato. La Fiorentina non navigava allora in buone acque: oltre ai negativi risultati sul campo, la gestione Cecchi-Gori era agli ultimi sgoccioli e il malessere in città si palpava con mano. Il 10 gennaio 2002 il tecnico che tornava da Roma dopo un incontro con l'allora presidente della Fiorentina, fu circondato da cinque tifosi e minacciato. «Il timore di creare turbative a mia moglie e ai mie tre figli - scrisse Mancini - mi ha spinto a credere che il mio lavoro a Firenze non possa proseguire....dopo l'incontro a Roma al mio rientro nella notte a Firenze sono stato aggredito verbalmente sotto casa da cinque tifosi. Nonostante lo scambio di idee, hanno minacciato di inasprire la gravità delle aggressioni».

Questo il comunicato ufficiale di quei giorni concitati che portò alla denuncia formale nel marzo successivo di cinque ultrà viola attualmente ancora sotto processo a cui è stato imputato l'articolo 610, violenza privata. Ora tre dei cinque ultras denunciati hanno respinto la palla al mittente querelando il tecnico. «Non ci risulta che Mancini si sia mai dimesso formalmente - fa sapere l'avvocato Campolmi - ci risulta anzi che si sia inserito negli atti del fallimento della Fiorentina richiedendo il suo compenso come allenatore anche per il periodo successivo alle sue dimissioni. La denuncia per calunnia deriva dalla constatazione che Mancini ha dichiarato falsamente di essersi dimesso dopo aver accusato i cinque ragazzi di averlo costretto a questa decisione».

Di Canio

«Lazio? No grazie». A dirlo non è un tifoso della Roma, altrimenti non sarebbe una notizia, ma quello che è da tutti identificato come il laziale per eccellenza, e cioè Paolo Di Canio. Il capitano della Cisco Calcio, così recitava il sottopancia di "Goal di Notte" ieri sera, ha rilasciato una dichiarazione shock. «Nel derby contro la Roma non ho fatto il tifo per la Lazio perché ci sono state delle cose che mi hanno toccato troppo da vicino. Non ho niente da condividere con questa dirigenza ma questo non significa che io non sia un laziale vero. Io il mio attaccamento alla Lazio lo ho dimostrato negli anni, anche rinunciando a molti soldi pur di tornare a vestire biancoceleste».

Di Canio ha poi commentato il gesto di Lucarelli su Pandev in occasione di Livorno-Lazio. «Non è una questione ideologica, però non è concepibile il gesto che ha fatto Lucarelli, che ha percorso cinquanta metri di campo per andare a colpirlo, nei confronti di Pandev».

16 dicembre 2006

Altri due Angeli nel cielo bianconero



Juventus-Cesena, anticipo serale del 16° turno di serie B, non si è giocata. Dietro il rinvio della partita, chiesto e ottenuto dai giocatori di Deschamps, c'è purtroppo una tragedia che ha colpito il club torinese: due ragazzi della Berretti sono caduti in un laghetto all'interno del centro sportivo di Vinovo. I due giovani, Riccardo Neri e Alessio Ferramosca, avevano entrambi 17 anni. Subito dopo il recupero da parte dei Vigili del Fuoco, la società bianconera ha diramato un comunicato in cui annunciava la scomparsa dei ragazzi. I medici doverosamente hanno attuato tutte le procedure di rianimazione del caso e solo a tarda sera i sanitari del Cto hanno dichiarato ufficialmente morto Alessio Ferramosca, mentre alle Molinette tutti i tentativi di rianimare Riccardo Neri, giunto in condizioni disperate dovute al grave stato di ipotermia, erano vani.
L'incidente è avvenuto intorno alle 17 in un laghetto artificiale che sorge all'interno del centro sportivo Mondo Juve. Si tratta di una larga vasca di raccolta dell'acqua piovana, lunga circa 50 metri, larga 30 e profonda almeno 4-5 metri. L'allarme è stato lanciato dai compagni di squadra che avevano atteso invano i due per l'inizio della seduta.
Secondo una prima ricostruzione dei Vigili del fuoco i due ragazzi, nell'intento di recuperare i palloni, si sarebbero appostati sul bordo della vasca (totalmente impermeabilizzata con teli di plastica) scivolando all'interno. Le tracce ritrovate fanno supporre che abbiano messo i piedi sul telo e siano finiti nell'acqua gelida senza possibilità di scampo. Non è ancora stato possibile accertare se siano finiti nella vasca contemporaneamente o se prima sia caduto uno e il secondo abbia perso l'equilibrio nel tentativo di salvare il compagno.
Neri, portiere, era di origini fiorentine ed era arrivato alla Juventus due anni fa dall'Empoli, mentre Ferramosca, che giocava da centrocampista, risiedeva a Torino con la famiglia ed era a Vinovo da appena due mesi, proveniente da un club dilettantistico torinese (l'Atletico Mirafiori) di cui il padre è presidente. A Vinovo, sul luogo della tragedia, sono arrivati i parenti dei ragazzi, il d.s. Secco e l'allenatore dei portieri Rampulla.
La Lega calcio, in accordo con la Figc, ha deciso di far rispettare sui campi di A e B un minuto di raccoglimento. La gara Juventus-Cesena potrebbe essere recuperata il 14 o il 15 gennaio.

12 dicembre 2006

Giornalisti forcaioli con gli ultras, garantisti con i potenti

Antonio Corbo
Fu evidente una regia: spari da un settore, poi da quello opposto

Il campionato sposta l´attenzione dal giallo del San Paolo alla classifica. Chiama il Napoli a Cesena per una gara senza alibi: può solo vincere. È quarto dietro Juve, Bologna e Piacenza. Vincendo, in una sola notte tornerà primo. Ma neanche questo basta. L´urgenza dei tre punti fa dimenticare la banda del petardo. È il solito inganno di un calcio senza memoria. Una partita cancella l´altra, e invece no. Stavolta è diverso.Il campo non decide tutto. La promozione passa stavolta anche per gli uffici della questura: c´è un sabotaggio da capire, bisogna capire chi e perché colpisce il Napoli, costretto sabato prossimo a giocare sul neutro di Perugia a porte chiuse..
Accade anche in altre città, in dimensioni più vaste. Ma non c´è il timore di un complotto. Quel giorno al San Paolo fu evidente una regia: spari da un settore, poi da quello opposto. Dopo la prima interruzione e l´avviso dello speaker (al primo petardo partita sospesa) ne esplosero altri 7. Una sfida. In sei passarono, scavalcando, dalla Curva B ai Distinti. Perché cambiarono posto? Chi sono quei sei? Non si è saputo altro. La polizia, si dice, è al lavoro. Ma si avverte più che mai l´esigenza di scoprire tutto. La Digos deve dimostrare che non bastano i passamontagna, che non c´è impunità per chi commette un reato di così ampio allarme sociale in uno stadio con 50 mila testimoni, davanti a venti telecamere. La questura, in tempi di così aspro dibattito sulla sicurezza, si gioca la sua credibilità. In Italia esistono adesso gli strumenti per intervenire: il decreto Pisanu così restrittivo, la possibilità di arrestate i teppisti nelle 36 ore, ma anche gli effetti del Daspo, il divieto a frequentare gli stadi non più eludibile. È da sperare quindi che presto la questura risponda alle attese.
Dietro quei passamontagna sono ancora nascosti i motivi del sabotaggio. Tutto passa attraverso la denuncia degli autori: solo dalle loro storie, dai loro interrogatori si potrà afferrare la verità tra le due ancora possibili. 1) Sono «quattro scalmanati», come si augura la Iervolino, quindi teppisti allo stato puro, che rischiano varie imputazioni: porto e detenzione di materiale esplodente, spari in luogo pubblico, danneggiamenti con le aggravanti della violenza che crea pericolo all´incolumità pubblica. È la tesi più rassicurante. 2) Trama estorsiva. Si può immaginare. Banda divisa dal tifo organizzato, che rimarca la scissione, che pretende chissà cosa, che quindi spara da settori diversi. Che cosa chiede e non ha finora ottenuto? È la tesi più allarmante. Bisogna sapere, per la serie A conta più del primato stasera.

11 dicembre 2006

Lanciano Daspo come pietre

LANCIANO. In due finiscono nei guai per gli incidenti avvenuti prima e dopo l'incontro del campionato di Promozione tra Castelfrentano e Chieti giocato venerdì al Biondi. Gli agenti del commissariato di Lanciano hanno arrestato un 29enne di Chieti con l'accusa di danneggiamenti e porto abusivo di corpi contundenti. Il giovane è stato individuato come uno degli autori del raid al bar Micolucci organizzato poco prima del calcio d'inizio dell'incontro, durante il quale sono state distrutte a colpi di spranga e sassate le vetrate del locale.
Già venerdì sera inoltre era finito in manette un 21enne di Chieti, con l'accusa di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, che durante i tafferugli avvenuti dopo l'incontro avrebbe colpito un poliziotto alla testa con un bastone, rompendogli il casco e procurandogli ferite alla mano.
Il giovane è comparso questa mattina in tribunale, dove il giudice ha convalidato l'arresto e scarcerato il 21enne in attesa della prima udienza del processo, fissata per marzo.
Al ragazzo è stato anche imposto l’obbligo di firma in occasione delle partite dei neroverdi. Le indagini vanno comunque avanti: gli agenti del commissariato stanno cercando di individuare altri responsabili degli episodi di venerdì pomeriggio tramite testimonianze e filmati.

Uno di meno

E' morto finalmente Augusto Pinochet, che trasformò lo stadio di Santiago in un cimitero. Uno di meno sulla faccia della terra.

9 dicembre 2006

Il calcio è più sporco di prima

S’è visto un po’ di ricambio di tipi umani tra gli spettatori presenti nella platea del teatro Bismantova, ier l’altra sera. Era in programma uno spettacolo di prosa. Ma non la solita prosa: si parlava infatti di calcio. E questo, almeno per molti degli intervenuti, faceva una bella differenza!

Bene, il calcio è stato messo alla berlina, in quel ridicolo in cui s’è cacciato da solo; è stato detto, ripetuto e ribadito (da un lucido e “spietato” ancorchè malandato Carlo Petrini, nell’intervista curata da Ivan Paterlini, della Gazzetta di Reggio, in coda allo spettacolo). Cose che si sanno. Da tempo. Per chi vuol vedere.

Forse qualcuno c’è rimasto male. Taluno ha chiesto qualche parola di speranza in mezzo a cotanta oscurità (e s’è sentito rispondere con esempi di segno contrario); dal pubblico talaltro ha chiesto che succede allora nei settori giovanili (e in replica ha ascoltato la parola “integratori”, come anticamera e primo passo del doping che verrà… )… Niente da fare, Petrini è stato “irremovibile” nella sua sentenza (confessando peraltro la sua vergogna, avendo fatto parte del “giro” e proprio per questo ben conoscendolo): il calcio italiano, e tutto il mondo che ci ruota attorno da decenni (gli inizi della carriera del calciatore ex Genoa, Milan, Roma, Bologna datano alla fine degli anni ’60), è marcio fino al midollo.

Non solo doping: soldi, scandali, partite aggiustate, arbitri compiacenti, maneggioni, drammi umani, carriere fatte passando sui cadaveri di fior di giocatori… Insomma, una rappresentazione per certi versi raggelante. Chissà mai che cosa avranno trattenuto e rimuginato della serata e delle parole “petrine” ascoltate in diretta gli aficionados, i tifosi, i tanti “commissari tecnici” presenti in sala, i gruppetti e rappresentanti delle folte schiere che, presi dalla febbre dello sport nazionale d’Italia, si trasformano in altrettanti maghi delle rivoluzionarie strategie poltronare del lunedì.

Di certo, volendo, non mancheranno altri edificanti argomenti per riempire le riunioni serali al bar… Non solo, dunque, rigori sbagliati & traverse colpite & arbitri cornuti; ma anche, e piuttosto, siringhe che aiutano a non sentire la fatica & autoreti calcolate al millimetro & vertici Moggi-Baldas-Paparesta per decidere in anticipo l’assegnazione degli scudetti.

Per la cronaca, lo spettacolo, un monologo di circa un’ora e mezzo che ha coinvolto anche il pubblico, è stato condotto da un bravo e poliedrico Alessandro Castellucci, che ha recitato dando voce a vari protagonisti (simpatica la caricatura del senatore milanista Gianni Rivera) e saltellato in lungo e in largo sul palcoscenico, sostenendo con disinvoltura anche un’intensa prova fisica.

Un buon teatro. Che parla della nostra società, dei nostri tempi, delle nostre passioni. Che aiuta a capire in chi riponiamo la nostra fiducia, per aprire gli occhi, per decifrare meglio il mondo che abbiamo attorno

8 dicembre 2006

Picchiato come una bestia

Gianluca rivive, potenza del Napoli
Sono le 14.30 del primo giorno della seconda vita di Gianluca Chalgaf, il tifoso napoletano che sabato 25 novembre è arrivato allo stadio Adriatico con i capelli lunghi e la voce squillante, e che dopo 9 giorni è ancora ricoverato all’ospedale civile “Santo Spirito” di Pescara senza facoltà di parola e con una grossa cicatrice sul cranio rasato. “Ma almeno è vivo”, sorride di dolore il padre Vincenzo. E, per fortuna, nuovamente vigile: dopo un intervento neurochirurgico e 9 giorni di coma indotto in terapia intensiva, Gianluca si è svegliato domenica sera: i medici hanno deciso di sospendere la somministrazione dei farmaci ritenuti necessari fino a qualche ora prima, gli hanno dato tè da bere e purè da mangiare e ieri alle 13.30 il giovane lo hanno trasferito al reparto di neurochirurgia. Ora è considerato fuori pericolo. Il professor Bosco e il dottor Pantano, gli uomini che ne hanno seguito l’intera evoluzione clinica, lo annunciano sorridendo. Sono le 14.30, la nuova vita è già iniziata da un’ora.
LA VERITA' La stanza, al primo piano dell’ospedale pescarese, è la numero 33-34: due letti, un comodino, due sedie e una finestra che filtra un po’ di luce. La porta è socchiusa, sull’uscio si presenta Vincenzo Chalgaf, padre afflitto ma sollevato che si accontenta di una piccola premessa: “D’accordo, entrate. Mi basta che riportiate la verità”. Gianluca, che compirà 25 anni il 19 dicembre, spalanca gli occhi nocciola grandi e sereni. Sdraiato con il petto e le braccia nude bene in vista, capisce che si tratta di una visita inusuale, eppure regala subito un sorriso profumato di vita. E comincia il racconto muto dei 9 giorni più duri della sua giovane vita.
GAUTIERI E LA MAGLIA AZZURRA “Non riesce ancora a parlare – spiega il padre -, ma è già un miracolo che sia vivo. Quando ci ha visto è scoppiato in lacrime, ma è meglio che sorrida”. Gianluca, che vive a Brusciano e fa il carpentiere, ascolta e muove il capo. E poi stringe le nuove mani, diverse da quelle dei suoi abituali tifosi: i genitori, il fratello Gennaro, qualche amico e Carmine Gautieri, il giocatore del Pescara che lo conosce sin da piccolo e che da sabato non l’ha mai abbandonato. “Carmine ha voluto pagare tutte le spese, è stato eccezionale – continua il signor Chalgaf -. Ci è stato molto vicino, come del resto i tifosi del Napoli e del Pescara”. Anche Fabio e Paolo Cannavaro e capitan Montervino sono stati in costante contatto telefonico: “Molto affettuosi, hanno regalato a Gianluca una maglia con tutte le firme della squadra. La società, invece, ci ha ignorato: una sola telefonata dopo 4 o 5 giorni e poi basta. Spariti. Ci hanno detto che avrebbero richiamato, ma non si è mai fatto più sentire nessuno. Siamo davvero dispiaciuti”.
L’ACCUSA Questo il quadro fino al primo pomeriggio. “A noi, comunque, non importa – continua papà Vincenzo -: l’unica cosa importante è la vita di Gianluca. Vi rendete conto? Poteva anche morire”. E giù con il racconto della propria versione dei fatti: “Lui è partito la mattina di sabato 25 novembre con 3 amici ed è entrato allo stadio con regolare biglietto, come in occasione di ogni trasferta. Quando è scoppiato il caos era già dentro, e all’improvviso è stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo dalle forze dell’ordine: guardate il segno”, dice indicando una sorta di marchio a fuoco concentrico che campeggia sul cranio di Gianluca. “Ora vogliamo la verità, vogliamo sapere cosa è successo: mio figlio non supererà mai lo choc, chi ha sparato dovrà pagare. Come al G8 di Genova. Abbiamo già sporto denuncia alla Procura della Repubblica di Pescara contro la Digos di Napoli, di Bari e di Pescara”.
LA PISTOLA E BOGLIACINO Gianluca ascolta e interviene. A suo modo. Facendosi capire a gesti: mima con la mano destra una pistola e se la porta dietro la testa. Poi, mima le manganellate: “Dice che lo hanno picchiato, come una bestia”, interviene il padre. Gianluca annuisce e scuote il capo. Gli chiedono: vuoi tornare in curva? E lui mima un no. E In tribuna? Il sì è chiaro. Il discorso cade sulle partite con il Pescara e il Frosinone: la gioia per il gol di Calaiò è espressa con il pollice in su; lo sconforto per il pareggio con i laziali, invece, con una smorfia. Il fratello Gennaro rivela un retroscena: “Sapete, sabato gli abbiamo anche fatto sentire la radiocronaca di Napoli-Frosinone. Sarà un caso, ma sono cominciati i miglioramenti”. Potenza di Bogliacino? E Gianluca sorride. E poi mostra il tatuaggio sul braccio sinistro: un samurai. Ti senti un guerriero? E lui, inequivocabilmente, mima un altro sì. E il pollice svetta ancora. Come quando indica il suo portafortuna: un corno azzurro con la “N” del Napoli stilizzata. Lo porterà sempre con sé.

Non gli daranno il DASPO

Per gli incidenti dopo Piacenza-Genoa del 2005 finira' davanti al giudice il difensore Luigi Sartor, allora in forza alla squadra ligure. Sartor, 31 anni e' stato rinviato a giudizio su richiesta del pm di Piacenza Gilberto Casari. L'accusa e' di lesioni personali aggravate nei confronti di due poliziotti della questura di Piacenza che il calciatore avrebbe colpito durante un furioso parapiglia iniziato in campo e proseguito nel sottopassaggio dello stadio.

Manganelli

Saranno svolti accertamenti e verifiche approfondite su quanto è accaduto a Roma dove, in occasione della partita di sabato 2 dicembre, gli ultrà atalantini sono stati aggrediti e feriti dai romanisti e - secondo il resoconto di alcuni di loro - assaliti senza motivo dalle forze di polizia. Lo ha assicurato il prefetto della capitale, Achille Serra, che ha incontrato l'on. Giacomo Stucchi e il consigliere regionale Daniele Belotti, entrambi della Lega Nord. Durante l'incontro Serra ha confermato di essere al corrente del ferimento dei tre tifosi bergamaschi, ma di non avere notizie dei presunti abusi da parte delle forze dell'ordine.
Alla Questura di Roma risulterebbe che gli agenti avrebbero agito in seguito a provocazioni e non in modo gratuito: saranno comunque gli accertamenti che il prefetto Serra ha assicurato a fare chiarezza su quanto è effettivamente accaduto.

Gli Ultras licenziano

LICATA - Al mattino gli ultrà avevano lanciato un messaggio chiarissimo alla società: «Dopo il tecnico Antonello Capodicasa bisogna esonerare anche i cosiddetti senatori». E siccome il Licata calcio, che dopo l´ultima sconfitta ad Angri naviga nelle parti basse della classifica, non è il Cervia, non è stato necessario ricorrere alle telefonate per stabilire chi doveva lasciare la squadra. È bastato un comunicato della tifoseria organizzata. Di pomeriggio infatti la società ha reso noto che Giovanni Di Somma, Fabio Marino e Gaetano Mancino, considerati fedelissimi del tecnico Antonello Capodicasa, sono stati messi fuori rosa. Anzi, dalla sede della società parlano a chiare lettere di «allontanamento». Invece che con le telefonate sono stati «nominati» con un comunicato che i quattro gruppi di ultrà avevano diramato di buon mattino.
Che le ragioni dei tifosi fossero state prese piuttosto seriamente dalla società – che probabilmente aveva già deciso – è stato chiaro fin dal primo allenamento guidato dal nuovo tecnico Salvatore Vassallo: i tre infatti non erano in campo e nemmeno al centro sportivo. La società gialloblù ha anche comunicato che i tre giocatori verranno rimpiazzati già da venerdì quando ci sarà la riapertura delle liste. Soprattutto il siluramento di Giovanni Di Somma è davvero eccellente se si pensa che il fantasista palermitano è stato il condottiero del Licata che la scorsa stagione ha dominato il campionato conquistando la serie D. Ma i tifosi, si sa, hanno la memoria corta: assist e gol sono già stati dimenticati e per il «dieci» ormai ex gialloblù è stata «fatale» la sua fedeltà al tecnico Antonello Capodicasa.

Napoli

Sembra trapelare la notizia che dal Viminale sia arrivata la direttiva di far disputare le partite del Napoli esclusivamente di giorno. Quindi per motivi di ordine pubblico da adesso in avanti le gare del Napoli non saranno mai in notturna. Si profila un anticipo alle 15,00 anche per Cesena - Napoli di lunedì prossimo.

7 dicembre 2006

Quelli che dicono che gli Ultras sono il male del calcio

Si e' chiusa con 10 richieste di rinvio a giudizio l'inchiesta della Procura di Genova sul 'malacalcio'. Il pm Massimo Terrile ha chiesto il rinvio a giudizio per doping amministrativo del 'gotha' dirigenziale delle piu' prestigiose societa' calcistiche italiane. Il rinvio a giudizio e' stato chiesto per: Adriano Galliani, ex vicepresidente e amministratore delegato del Milan, Riccardo Garrone e Beppe Marotta, rispettivamente presidente e direttore generale della Sampdoria, Enrico Preziosi, patron del Genoa, e Gianni Blondet, ex direttore generale, Giorgio Lugaresi e Gabriele Valentini, rispettivamente ex presidente ed ex segretario del Cesena, Franco Soldati e Pierpaolo Marino, rispettivamente ex presidente dell'Udinese ed ex direttore generale.

5 dicembre 2006

L'Inter la paghiamo tutti

GENOVA, 5 DIC - ''Con i fondi destinati
all'energia alternativa, si finisce per finanziare
persino l' acquisto dei calciatori dell'Inter'': e'
l'ultima provocazione lanciata dal noto climatologo
Luca Mercalli per attirare l' attenzione su quella che
ha definito una vera e propria truffa. ''E' la truffa
che lo Stato sta attuando dal 1991 attraverso il
prelievo sulla bolletta dell' Enel destinato alle
energie rinnovabili'' ha spiegato Mercalli
intervenendo stamani all' inaugurazione del Science
Center per lo studio dei cambiamenti climatici ad
Arenzano. ''Con la dicitura 'rinnovabili, e
assimilate' - ha proseguito il climatologo - si
finanziano attivita' che di rinnovabile non hanno
nulla, come il termovalorizzatore che brucia una parte
di rifiuti e fra questi, potenzialmente, anche i
bitumi. Paradossalmente si danno soldi a Moratti per
comprare i calciatori''.

Casale-Alessandria, un derby d'altri tempi, contro il calcio moderno


Un derby d’altri tempi.
Nella macchina del tempo di quello stadio antico si viene magicamente catapultati in ere geologiche lontane, quando ancora il calcio era calcio e il tifo una indispensabile coreografia umana ritmata da voci e tamburi.
Due città reciprocamente invise da antiche rivalità, migliaia di uomini,donne e bambini che vibrano all’unisono per la Casacca che mostra fiera quella vecchia Stella che sembra cucita ieri e non alla vigilia della Grande Guerra.
Erano secoli che non mi ritrovavo ad annusare il profumo dell’erba di un campo della serie D, lì dove è precipitata incomprensibilmente la leggenda del Casale.
E profumava davvero quell’erba, come non non profuma più nei campi delle cosiddette serie maggiori, dove l’olezzo ammorbante del calcio-business ha finito per cancellare i bei profumi del calcio antico.
Accolto con straordinaria gentilezza dagli Ultras casalesi, indossata la Sciarpa di uno dei gruppi che mi ha onorato con l’invito a presenziare a questo storico derby, ho dovuto con grande sorpresa constatare l’incredibile vitalità del movimento Ultras in quella gloriosa Tribuna, la dedizione commovente di centinaia di ragazze e ragazzi alla propria Città, l’attaccamento filiale alle sue Tradizioni, alla sua Bandiera, a quelle magliette nere che affilano i corpi dei giocatori in campo e illuminano con lo Stellone che ricorda antichi e futuri fasti.
Stupende le coreografie che dovrebbero indurre a qualche riflessione gli Ultras di serie A per semplicità ed efficacia, oltre che per la penetrante ( in tutti i sensi, se si pensa al cinghiale che si avvinghia al povero orso ) ironia. Malgrado le evidenti divisioni, superabili solo con sforzi reciproci e amore per la bandiera ), il tifo è incessante, aggressivo, anche in occasione del momentaneo vantaggio dei grigi, dettaglio che rende una Curva possente e degna di rispetto.
Cantano tutti, non serve neanche la solita strigliata dalla balconata, tutti si sentono in campo accanto ai giocatori, tutti corrono a conquistare la vittoria di cui si potrà menar vanto per decenni.
Sono persuaso che la squadra possa compiere imprese disperate solo se i suoi Ultras le danno la carica giusta dagli spalti e gli Ultras casalesi hanno propiziato il miracolo della irresistibile rimonta con la loro passione.
Sono uscito dallo Stadio con un velo di commozione pensando a quello che avevo visto, alla gioia di aver partecipato con tutto me stesso ad un evento che non dimenticherò mai.
Onore a tutti Voi, ragazzi.
Onore a Casale e alla meglio gioventù Nerostellata.
Grazie di cuore.
Forza Casale !

Quello di cui solo gli Ultras sono capaci

ROMA - Non ci saranno cori o striscioni di sfottò verso i tifosi della Roma, nel derby di domenica. È quanto hanno deciso gli Irriducibili Lazio, gruppo leader della curva Nord biancoceleste, in segno di gratitudine verso la curva Sud giallorossa che ha dimostrato «solidarietà, sensibilità e partecipazione per le note vicende giudiziarie che ci riguardano».

Questo il testo del comunicato diramato dagli Irriducibili che invitano i tifosi della Lazio a tornare a tifare: «Gli Irriducibili Lazio comunicano che in occasione del derby Lazio-Roma si asterranno dal fare striscioni e cori provocatori in segno di gratitudine verso la Sud e non solo, per la solidarietà, sensibilità e partecipazione espressa per le note vicende giudiziarie che ci riguardano e per rispetto della maggioranza dei tifosi della Lazio così vicini a noi che non meritano di vivere in silenzio quello che è un evento speciale, per questo torniamo a tifare solo ed esclusivamente per il derby».

Stato di Polizia

Sono stati oltre 1.100 i tifosi bergamaschi che sabato si sono recati nella capitale per assistere alla partita Roma-Atalanta, già finita sulle pagine di cronaca per l'accoltellamento di tre giovani della tifoseria orobica da parte degli ultras romanisti.

Ora ci sono denunce di altri fatti: sono arrivate testimonianze di tifosi nerazzurri che hanno raccontato di aver subito – o visto subire – aggressioni da parte delle forze dell'ordine di Roma, in particolare durante il tragitto in autobus dallo stadio alla stazione ferroviaria Ostiense.
Tra le testimonianze, anche quella di un avvocato civilista del Foro di Bergamo. Ed è stato chiesto un incontro con il questore di Bergamo, Salvatore Longo.

2 dicembre 2006

Genova

GENOVA - Sono 11 le persone contuse (8 tifosi, un poliziotto e due carabinieri) negli incidenti scoppiati al termine di Genoa-Juventus all'interno dello stadio Marassi. La polizia ha sequestrato numerosi oggetti, tra cui pietre, bastoni e petardi a bordo dei pullman dei tifosi juventini. Finora nessun fermo, ma sono state avviate indagini per identificare decine di persone.

Basta abusi

Dopo i fatti di Pescara dove il tifoso parteonopeo è ancora in coma a causa di un candelotto lacrimogeno sparato dalle forze dell'ordine ad altezza uomo,e dopo l'ennesimo puntuale fatto grave che ormai accade sempre piu spesso,come Paolo di Brescia,o i casi mai menzionati che per caso non sono sfociati in tragedia sempre di lacrimogeni ad altezza uomo,camionette che puntano persone,pistole tirate fuori e puntate ad altezza uomo,pestaggi gratuiti si è arrivati ad una svolta decisiva per porre fine a questi abusi.
I migliori avvocati esperti in materia che affrontano cause anche in ambito stadio o manifestazioni come il G8 hanno siglato un accordo per collabborare nella lotta di questi abusi prima che avvenga un'altra ennesima vittima.
Una collaborazione alternativa,dove questa volta filmati e foto visionati,cartelle con reparti celere,prefetti e questori più pericolosi e più avversi alle regole esistenti non saranno esaminati da forze dell'ordine ma da questa squadra composta dai miglior avvocati di varie città italiane da Milano a Udine,da Bologna a Roma,da Napoli a Reggio.
"Il nostro non è un accanimento,ma solo una prevenzione per evitare queste tragedie"-dice uno dei fondatori di questo progetto,aggiungendo - "purtoppo puntando tutti gli occhi sugli ultras e sui teppisti si è fatto in modo che le forze dell'ordine agiscano a proprio comodo,dato che la metà dei loro interventi è contro ogni forma di legge penale e civile.Non è cosi che si tutela l'ordine pubblico per cui vengono retruibuiti e per cui prendono anche straordinari.La nostra lotta comincia da domenica,dove in ogni partita calda come puo essere un Lazio-Livorno o un Atalanta-Roma saranno presenti dei nostri operatori pronti a filmare ogni tipo di abuso grave o meno grave".
Un iniziativa lodevole che speriamo porti la fine a queste tragedie che vivono troppo spesse alcune famiglie italiane.

Maia

E' nata Maia, cuoricino ultras.
Auguri !