29 novembre 2006

Diffide come ergastoli

Lo scorso 20 settembre scorso, in occasione del derby Palermo-Catania, era stato previsto per i sostenitori della squadra etnea il parcheggio in un’area di Termini Imerese e un servizio di bus navetta per raggiungere lo stadio "Renzo Barbera" di Palermo. Lungo il tragitto sull’autostrada, i tifosi danneggiarono i mezzi e lanciato oggetti.
Ora il divieto di accesso per due anni negli stadi è stato disposto dal questore di Palermo, Giuseppe Caruso, per i 61 tifosi catanesi identificati come responsabili di disordini e atti vandalici.
Oltre a non poter assistere a nessuna partita di calcio, di tornei ufficiali o anche di tipo amichevole o di beneficenza, compresi gli incontri all’estero, i tifosi non potranno nemmeno accedere a stazioni ferroviarie, caselli autostradali, scali aerei, autogrill e luoghi di sosta, transito e trasporto del pubblico.

Berlusconi ultras? E Pisanu è uno di noi?

...C’è chi intasa il fax dell’ospedale - «Silvio non mollare, siamo con te» - chi cerca inutilmente di raggiungere al telefono questa stanza d’angolo nel corridoio a destra dell’ascensore, c’è chi invia fiori. E ci sono le Brigate rossonere del Milan che nella notte appiccicano uno striscione sulla cancellata di fronte all’ospedale: «Un ultras vero non molla mai». Una valanga di messaggi che arrivano dritti al cuore ballerino di Berlusconi: «Tutto questo calore è commovente». E ancora più commovente è l’incontro che avviene in serata con Umberto Bossi, il leader della Lega che in ospedale ha passato mesi confortato dalle molte visite di Berlusconi. Venti minuti di colloquio, con Bossi che lo incita: «A Roma dobbiamo far sentire la nostra voce». E che gli giura eterna fedeltà, come scrive la «Padania» in prima pagina: «Solo lui può tenere insieme la coalizione».

28 novembre 2006

Piccolo saggio di calcio moderno

Questo intervento è comparso su un newsgroup di sostenitori juventini.
Vi consiglio vivamente di leggerlo perchè mostra in tutta la sua evidente crudezza la penetrazione carsica del calcio moderno nelle menti di tanti sedicenti tifosi.
Questo signore, tale Fabio5,ha la stoffa per diventare un Matarrese, un Galliani o un Zamparini. E' contro questi concetti che il suddetto signore espone che si battono gli Ultras e per questo subiscono la mano pesante di una represione indiscriminata.
Il post si commenta da sè, non occorrono chiose nè anatemi.
Mette i brividi e mette in guardia.
Il suo calcio, caro Fabio5, è uno spettacolo televisivo senza passione.
Finchè noi ci saremo, NO PASARAN !
Leggere per credere.

La vedo diversamente.
Il mio stipendio è uno stipendio normale, ho le mie spese come qualunque
persona.
Non capisco però perchè andare allo stadio debba essere visto come un
diritto di tutti, qualunque evento ha il suo prezzo, uno spettacolo a
teatro, un concerto, una cena al ristorante.
Tale prezzo poi cambia a seconda dell'importanza dell'evento (serie A o B
o CL) e del posto (stadio schifezza attuale o bello stadio futuro).
E' ovvio che nello stadio attuale i prezzi devono essere bassi: ho visto
un paio d'anni fa una partita al Delle Alpi con alcuni di voi ed
obiettivamente io in uno stadio così non ci andrei.
Se però lo stadio fosse decente non vedo perchè i prezzi non debbano
aumentare: io ho speso più di 60 euro per vedere il West Ham da un posto
centrale e poco meno di 50 per vedere il Fulham dalla curva.
Lo stesso posto per il West Ham due stagioni prima l'avevo pagato la metà
ma la squadra era nell'equivalente della Serie B e non in Premier League,
se avessi dovuto spendere il doppio non ci sarei andato così come se ora
costasse la metà sembrerebbe un regalo.
Gli stadi sono belli e funzionali, lo spettacolo è di mio gradimento, a
quel punto per me erano soldi che valevano la pena di essere spesi.
Se uno va al ristorante costa un bel po' di soldi anche lì ed anche lì ci
sono posti dove te la cavi con poco ed altri dove paghi tanto.

Ultras viola scortati dalla Società?

Ecco le dichiarazioni del presidente dell'Atf Tanturli:



"Non ho visto di preciso chi è stato a lanciare la bottiglietta, ero più in basso.... Posso dire che in quel settore non c'erano ragazzi del centro coordinamento o dell'Atf o del Collettivo.... E' stato il gesto di un isolato, ma è un problema che si verifica puntualmente... Non è detto che chi fa certi gesti sia un associato, magari è qualche cane sciolto.... Io ho sempre detto che in certe trasferte vengono cani e porci, gente che non viene abitudinalmente allo stadio e in trasferta....."



Ecco le dichiarazioni dell'Ad Viola Sandro Mencucci:



"Credo che i giornali abbiano esagerato una certa situazione, è inutile gettare benzina sul fuoco. Noi non siamo in diffida, lo specifico, siamo in recidiva, ma non in diffida. Ciò non toglie che il rischio di squalifica ci sia, però si tratta di una bottiglietta... l'episodio è da condannare e dico che se ci saranno immagini della Polizia che indentificheranno il responsabile anhe noi faremo denuncia..... Però sarebbe una decisione troppo grave una squalifica, nel caso ci opporremmo.... C'è però un altro aspetto, quello che la Fiorentina fa fronte ogni settimana a delle multe e rischia anche delle squalifiche. Questo non è accettabile. Ho convocato per questo tutti i rappresentanti del tifo. Quando io parlo con loro uno a uno nessuno dei capitifosi riconosce che certi episodi provengono dal proprio club, però certe cose succedono sempre.... Non è possibile che i clubs non sappiano chi accende i fumogeni.... Noi cerchiamo con tutte le nostre forze di prevenire. So però che nche il prefiltraggio è tutt'altro che impermeabile, infatti entrano strisiscioni vietati e petardi. Non dico si debba far passare la gente sotto il metal detector, è un problema di mentalità... Noi mandiamo la nostra security in trasferta anche per tutelare i nostri tifosi, a Roma abbiamo evitato qualche manganellata e qualche Daspo a qualcuno.... Però, care associazioni dei tifosi, per la bottiglietta o la monetina bisogna assumersi le proprie responsabilità, altrimenti che ognuno dica che non ci sta e che vuole fare l'ultras... Io sono sicuro che le persone associate ai club di Tanturli, Pucci e Sartoni non sono quelli che generano problemi, dico però che non sono sicuro che le associazioni non sappiano individuare chi è l'autore di certi gesti... Mercoledì ci guarderemo in faccia e proveremo a risolvere il problema... "

Tanto tuonò che non piovve

Tutto è filato liscio in quel di Siena per il derby toscano. Altro che guerriglia e sfida ad alta tensione. Gli scambi di battute delle ultime settimane tra le due tifoserie non hanno avuto un seguito concreto, se non negli striscioni, tanti e ironici come si conviene in un vero derby. Sfottò classici su Arno e colori sociali degli avversari nella curva bianconera, solita ironia sul Palio da parte dei circa 4000 fiorentini presenti al Franchi: dal punto di vista dialettico le due tifoserie se le son date di santa ragione. Assente, rispetto all’incontro dello scorso Maggio, la talpa che spifferò ai tifosi viola il contenuto degli striscioni preparati su sponda senese, episodio che contribuì ad alimentare una rivalità già accesa di per sé.

Ruggini che si temeva potessero salire a galla, con tutte le conseguenze del caso, nella giornata di ieri. Soprattutto dopo quanto successo a Pistoia lo scorso 2 ottobre. Storia di striscioni rubati, una di quelle vicende che nel mondo Ultras lasciano il segno. Nella circostanza alcuni esponenti del gruppo Ultras Fighters Siena seguirono la sfida tra Pistoiese e Grosseto assieme ai tifosi locali, legati ai bianconeri da uno storico gemellaggio. Il misfatto nel dopogara: mentre gli esponenti dei Fighters sono a cena, alcuni sostenitori fiorentini riconoscono la macchina degli ultras senesi, con il drappo UFS in bella vista, e non resistono alla tentazione. Lo striscione viene rubato ed esposto durante Fiorentina-Atalanta. Uno smacco che i sostenitori del Siena non hanno mandato giù, in particolare per le modalità con cui il drappo è stato sottratto ai proprietari. Il risentimento viene espresso mediante striscioni e con botta e risposta sul web che preoccupano e non poco le autorità in vista del derby, sfida che con il passare dei giorni ha assunto i contorni di una vera e propria resa dei conti.

Gli avvertimenti di alcuni fiorentini residenti a Siena, allarmati per il clima che si respirava in città, gli appelli alla calma arrivati da ambo le parti, con il presidente senese De Luca memore dell’aggressione dello scorso anno, e il piano speciale per la sicurezza elaborato dalle forze dell’ordine lasciavano presagire una domenica difficile sotto il profilo dell’ordine pubblico. Ed invece, fatta eccezione per la bottiglina che ha colpito il guardialinee Alvino, gesto deprecabile ma isolato, la giornata è scivolata via serenamente, tant’è che a Firenze c’è già chi ironizza sull’estrema tranquillità della trasferta in terra senese. Insomma, la marcia di avvicinamento al prossimo derby è già partita.

Giornalisti indegni. Amauri uno di noi

Un gesto di solidarietà per i tifosi diffidati. Amauri ieri sera ha mostrato una maglia con una scritta «Ultras liberi». A fine partita è stato lo stesso attaccante brasiliano a spiegare tutto: «Ho fatto un favore a delle persone. Un piacere ai tifosi, me lo hanno chiesto». Carlo Paris, che lo intervistava per la Domenica Sportiva, ha provato a fargli capire che questi tifosi, spesso, non fanno bene al calcio. Amauri è sembrato senza parole. «L'ha fatto col cuore», sostengono i tifosi palermitani della curva Nord, la parte buonista del tifo organizzato, quella che non ha diffidati in organico. Gli ultrà liberi ai quali alludeva la maglia nera della punta sono i 120 diffidati degli Ucs, quelli della curva Sud. E' successo tutto lo scorso anno: una scazzottata tira l'altra, qualche carica con la polizia, intemperanze varie e si è arrivati a questo numero di inibiti.

Corini, a chi chiedeva spiegazioni sulla maglia indossata da Amauri, ha risposto prendendo tempo: «Non avevo notato quella scritta, ne sono venuto a conoscenza solo dopo e non ho avuto modo diparlare con il diretto interessato. Voglio ascoltare la sua spiegazione prima di poter dire la mia». Prima della partita ieri sera sono stati sequestrati centinaia di biglietti falsi e sono stati anche denunciati tre bagarini napoletani.

26 novembre 2006

Le leggi speciali di Zemanlandia

Zdenek Zeman non risparma critiche alla Juve dopo il ko di Torino. ''Credo che la Juve avrà da lavorare sull'educazione dei tifosi". Di quali tifosi parla il Grande Moralizzatore ? Di quelli leccesi che ieri incitavano gli hooligans del Liverpool a reiterare il massacro dell'Heysel? Di quelli che salutano con ululati i giocatori a cui Egli ha fornito il patentino di tossicodipendente per la vicenda doping?
A Torino Zeman riceve l'accoglienza che si merita.
O pensa di suggerire una legge ad hoc che proibisca il dissenso con le Sue illuminate Idee ? Un crimine contro la Zemanità ? Dopo il Daspo, la repressione sempre più cieca contro gli ultras, ci manca proprio il bavaglio.

24 novembre 2006

Arresti, diffide e misteri

LIVORNO. Quattro tifosi del Livorno sono stati arrestati con l’accusa di violenza privata per «aver invaso», così dice l’ordinanza di misura cautelare firmata dal giudice del tribunale di Messina Maria Angela Nastasi, «la corsia nord dell’autostrada A18 nei pressi della stazione di servizio Calatabiano e aver fermato tre auto, una Lancia Dedra, una Fiat Uno e una Seat Fura».
Uno dei quattro tifosi è accusato di lesioni nei confronti di un bambino che si trovava a bordo di una delle tre vetture. I quattro facevano parte della comitiva di sostenitori della squadra toscana, che lo scorso 12 novembre, dopo essere stata aggredita da alcuni tifosi del Catania durante una sosta in un’area di servizio di Giardini Naxos, località siciliana che si trova in provincia di Messina, poco prima di Acireale. La questura siciliana ha emesso nei confronti dei quattro un provvedimento di divieto di accesso, per tre anni, ai luoghi dove si svolgono competizioni sportive, e l’obbligo di firma presso la polizia. Gli arrestati sono Michael Pierotti, 19 anni, livornese, accusato anche di lesioni nei confronti del minore, Ivan Finetti, 24 anni, nato a Massa Marittima e residente a Gavorrano, Massimiliano Pasqui, livornese e che di anni ne ha 33, e Stefano Mantovani, di Livorno anche lui, ma residente da diverso tempo a Pisa, 41 anni.
Una misura che ha colto di sorpresa i quattro ultrà, svegliati all’alba di ieri (una sorta di blitz scattato poco dopo le 5) dalla polizia che ha recapitato loro l’ordinanza. Due sono stati trasferiti in carcere a Livorno, uno a Pisa e un altro a Grosseto.
«E’ la seconda beffa», commentano gli amici, «dopo quella di essere stati aggrediti a freddo senza avere nessuna scorta da parte della polizia e, soprattutto, senza nessuna colpa: avevamo tranquillamente assistito alla partita e con la stessa tranquillità eravamo andati via dallo stadio. Oggi sono finiti in carcere mentre i tifosi del Catania che hanno aggrediti i livornesi sono tranquillamente in giro perché la polizia non è riuscita a identificarli».
L’accusa, nell’ordinanza stessa, riconosce che i livornesi siano stati aggrediti, ma contesta il fatto che alcuni di loro siano scesi da un pullman con spranghe e bastoni e abbiano ferito alcune tra le quali un bambino di 5 anni che ha riportato una ferita alla testa medicata con 6 punti di sutura. In seguito due degli aggrediti, hanno identificato dai filmati registrati durante la partita i quattro tifosi arrestati ieri a Livorno, Pisa e Gavorranno.
Secondo il giudice che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere «il quadro indiziario risulta pienamente integrato. L’azione violenza e invasiva è stata tale da costringere gli automobilisti a fermarsi. Inoltre i testimoni - le persone offese, in questo caso - sono stati in grado attraverso i filmati di riconoscere i loro presunti aggressori». In merito alle esigenze cautelari il gip ravvisa il pericolo che «gli indagati, se liberi, commettano reati della stessa specie». E, ancora: «I livornesi, nella foga di reagire all’aggressione esplodevano in una reazione sproposita che, visto che agivano in massa - così dice il giudice - assumeva contorni allarmanti».
Tutte accuse che i tifosi livornesi rispediscono al mittente. Qualcuno, presente alla trasferta, mette in dubbio anche le modalità con cui sono stati riconosciuti. «Difficile riuscire a riconoscere le persone al buio, in autostrada, in un momento che la polizia descrive come un’azione di guerriglia. Ma i tifosi del Catania? Perché loro non sono stati identificati? Eppure erano armati fino ai denti, avevano bombe carta, hanno devastato i nostri pullman. Il tutto sotto gli occhi degli stessi testimoni. Loro hanno commesso reati sulla carta più gravi, anche dal punto di vista del codice, eppure domenica saranno allo stadio come se niente fosse accaduto».

Scritte

Scritte ingiuriose contro prefetto e questore di Bergamo, Juventus, AlbinoLeffe e la stampa locale sono apparse questa mattina sui muri della prefettura, della questura e della sede de 'L'Eco di Bergamo'. La firma era '1907-Curva Nord', un gruppo della tifoseria organizzata dell'Atalanta, che continua a contestare la concessione della curva Nord da parte dell'AlbinoLeffe ai tifosi della Juventus in occasione della partita di sabato pomeriggio al Comunale. Gli organi di stampa - secondo quanto è stato scritto sui muri - sono accusati di aver 'insabbiato' l'episodio dell' accoltellamento di un membro della curva che secondo gli ultras sarebbe stato colpito all'addome e alla coscia da tre tifosi bianconeri nel dopopartita. Le forze dell'ordine però, ascoltato il ragazzo, avevano escluso che l'episodio fosse collegato con la partita del Comunale.(23/11/2006) (Spr)

Diffide salentine

Stadio vietato per 25 ultras salentini. Lo ha stabilito il questore di Lecce dopo gli incidenti del 9/11 al termine di Toma Maglie-Galatina. Nei confronti degli ultras, che si sarebbero resi responsabili di lancio di pietre e fumogeni, invasione di campo e danneggiamento dello Stadio, il questore ha proposto anche il divieto di assistere a eventi sportivi per 3 anni. Gli ultras si dovranno presentare negli uffici di polizia durante le partite di calcio in cui sono impegnate le loro squadre.

La polizia spara, colpa degli ultras

Partita di Coppa Uefa, a Parigi arriva l'Hapoel Tel Aviv per affrontare i padroni di casa del piu' quotato Paris St. Germain. Vincono gli israeliani per 4 a 2, ma dopo la fine della partita, attorno al Parco dei Principi, si scatena l'inferno con i sostenitori dell'Hapoel aggrediti da qualche centinaio di ultras parigini.

Il gruppo di ultras non si limita ai soliti cori ("sporchi ebrei"), avvia una sorta di caccia all'uomo. Tra gli agenti parigini ce ne sono anche alcuni di colore, gli ultras li individuano e sbeffeggiano ("sporco negro ti ammazziamo").

La polizia prova a disperdere gli aggressori con i gas lacrimogeni, ma la situazione si fa sempre piu' confusa.

Verso le 23, un agente in borghese della polizia regionale dei trasporti nota che un tifoso israeliano è inseguito da un centinaio di ultras ed accorre a soccorrerlo. L'agente viene circondato, è solo, si identifica come poliziotto e viene colpito, prova ad usare i gas lacrimogeni, poi spara, uccide uno degli ultras e ne ferisce un secondo.

Questo, quanto accaduto secondo il primo resoconto reso noto dalla prefettura parigina.

Il gruppo di ultras coinvolti, denominato Kop Boulogne, era già noto ai "media" ed alle autorità di pubblica sicurezza, come un gruppo particolarmente violento, razzista e legato all'estremismo politico di destra.

Il fatto che sta sconvolgendo la Francia, potrebbe accadere un giorno anche con alcuni gruppi ultras italiani, anch'essi fortemente "politicizzati", anch'essi troppo spesso inclini al razzismo ed alla violenza.

23 novembre 2006

Roma - Catania: Considerazioni

21/11/2006 - di Katanese diffidato;
Premesso che non sono solito scrivere o cercare gloria su internet e che ero assente all’olimpico per ovvi motivi, volevo cmq fare insieme a voi alcune riflessioni sugli scontri di Roma Catania.
Partiamo dai dati di fatto.

1)Roma è stata una trasferta di massa. Tralasciando andare i numeri (si va dai 7.000 dei ns detrattori ai 12.000 dei ns giornalisti.. secondo me, come sempre, la verita’ sta nel mezzo….) sicuramente la presenza dei catanesi all’olimpico è stata massiccia al di la’ da dove essi provenissero (certo è che dal comunicato della po.lizia si parlava di una scorta a fine gara per 8.000 catanesi accompagnati fuori dalla citta’ in auto, non considerando chi è partito da Catania in aereo o in treno… traete voi le somme) e come sempre queste trasferte sono impossibili da gestire. Considerate che è partita gente che non si faceva una trasferta dal lontano ’83 e che era sicura che i romani li avrebbero accolti a braccia aperte in quanto in occasione degli spareggi erano in curva con noi a tifare Catania; C’e’ stata gente che è partita il Giovedi’ sera per farsi il week end a Roma; C’e’ stato chi è partito con tutta la famiglia per farsi la gita, etc. etc. In pratica sono partite migliaia di persone che non sanno manco cosa significhi il termine ultras…..(nessuna piazza in Italia ha 7.000 veri ultras!!)

2)Che i romani abbiano pestato quella gente che andava in giro a fare danni e a rompere i ciglioni alle persone (e sappiamo bene che purtroppo nella massa catanese ce ne sono tanti di questi elementi..) a me e credo che a tutto il movimento ultras catanese non puo’ far che piacere!!!! Quelle sono delle piaghe che ci portiamo dietro da anni e che non siamo in grado di debellare a causa di motivi che non sto qui a descrivere (chi vuol capire capisca..). Se davvero gli scontri sono iniziati contro quei massaioli che infangano il nome di Catania e della Sicilia tutta andando a rubare per negozi e lasciandosi andare ad atti osceni da terzo mondo in giro per la citta’ siamo veramente contenti che le abbiano prese e ce ne freghiamo se hanno accettato lo scontro, se sono scappati se le hanno prese o date… Non ci appartengono e da loro gli ultras Catania hanno sempre preso le distanze….

3)Se per gli elementi sopra citati le botte ci stavano ed i romanisti hanno fatto benissimo a dargliele sicuramente meritano un discorso a parte le cariche a gruppi di ragazzi innocui in giro per la citta’ , per non parlare di accoltellamenti e danni alle autovetture… Sinceramente dubito che gli ultras romanisti siano i responsabili di queste infamita’… Magari mi sbaglierò, ma parto da un presupposto: Roma è una tifoseria di massa e la massa quasi nessuno riesce a controllarla.. Tutta quella gente in giro era una grossa occasione da non lasciarsi sfuggire per andar a far danni o per vedere le proprie eroiche gesta pubblicate sui giornali. Non credo che la tanto pubblicizzata tifoseria romanista si sia abbassata a simili atti di semplice delinquenzialismo, azioni che col mondo ultras hanno poco a che fare…

4) Una cosa è certa: Gli ultras catanesi da questa trasferta non escono assolutamente sconfitti o ridimensionati… Dal livello coreografico e canoro ne usciamo noi come grandi vincitori (diciamo che abbiamo sovvertito il 7-0 sul campo) da un punto di vista fisico non c’e’ stato modo di confrontarci dunque ogni commento è rimandato alla prossima occasione.

5) Le cose piu’ belle pero’ le si sono lette su questo sito. Ce n’e’ per tutti i gusti e di tutti i generi. Partendo dai miei concittadini che disprezzano la bellezza di Roma , dicono di non conoscere gli ultras romanisti, rivendicano mazzate a destra e a manca e che addirittura si sono impadroniti dei punti di ritrovo della sud romana fino ai romanisti che hanno massacrato i 10.000 catanesi, che sono venuti sotto la Nord, che hanno visto catanesi scappare da ogni lato, che minacciano invasione e distruzione al ritorno e che ci attribuiscono una presunta amicizia con i laziali e tutte le cazzate che potete leggere nei vari commenti agli articoli…. Ma smettetela con queste masturbazioni mentali e ricordate che la storia è di chi la vive e non di chi la racconta!!!!

6) Previsioni per il ritorno: Credo che ci siano dei contatti tra le due tifoserie per capire quello che è davvero successo. Molti ultras catanesi del resto hanno rapporti d’ amicizia con ultras romanisti (una volta addirittura nella sud si arrivo’ alla paradossale situazione in cui c’era uno striscione di catanesi accanto ad uno di un gruppo di romanisti ed un altro di palermitani accanto ad un altro gruppo…. ) Cmq credo che il rispetto ormai possa permanere solo ad un livello personale e che in genere tra le due tifoserie sara’ guerra (specialmente se gli ultras romani rivendicheranno quelle infamita’), ma per la gara di ritorno non fatevi grosse illusioni…. Qualsiasi sia la situazione ci saranno almeno 2.000 po.liziotti a controllare che tutto vada bene e sinceramente dopo i 7 arresti e le oltre 100 diffide arrivati solo in questo inizio di campionato (che si aggiungo alle oltre 500 in corso..) credo che sia molto difficile avventurarsi in cariche che non porterebbero a nulla… Le occasioni cmq non mancheranno basta solo sfruttarle bene da entrambe le parti…

Ci tengo pero’ a precisare alcuni punti emersi da certi commenti un po’ troppo “focosi”….
E’ vero che manchiamo dalla A da 23 anni e che dunque non abbiamo avuto una grossa risonanza mediatica in tutto questo periodo, ma noi catanesi proveniamo dalla merda…. Ci siamo fatto il dilettantismo e la serie C meridionale e percio’ siamo andati in campi dove non ti ritrovavi contro tifoserie avversarie, bensi’ interi paesi che non aspettavano altro che ammazzare i forestieri… Vi assicuro che i campetti della Campania o della Calabria o della stessa Puglia sono di gran lunga piu’ caldi di moltissimi campi di serie A, e quindi una tifoseria per quanto grande (in termini numerici o di pubblicita’) possa essere sicuramente non ci fa nessuna paura anzi, potrebbe solamente esaltarci ulteriormente. A chi ci accusa di aver rifiutato lo scontro consiglio solamente di cambiare spacciatore (mi rivolgo specialmente ai messinesi che ormai ogni lunedi’ successivo ad una ns trasferta vengono qui con articoli della serie “ Il principe azzurro ammazza i lupi cattivi!!!!... ma se non ci credete neanche voi stessi…). Gli scontri ce li siamo sempre andati a cercare in ogni angolo d’Italia e noi non abbiamo mai lamato nessuno nonostante in questo sito si continui a definirci una tifoseria infame… (Chiedere a Bergamaschi e Bresciani tra le poche tifoserie ancora veramente ultras)
Non cerchiamo pubblicita’ , non vendiamo materiale ne’ su internet (nessun gruppo ultras ha un sito) ne’ in punti vendita, non usiamo lame, non attacchiamo semplici tifosi, non abbiamo finanziamenti esterni se non l’autotassazione a cui ci sottoponiamo, non gestiamo Bar, posteggi e via dicendo.

NOI SIAMO ULTRAS… VOI?!?!

Mentalità catanese

Due ragazzi sono stati accoltellati alle spalle da tifosi giallorossi prima
della partita Roma-Catania. Bravi, questa è mentalità: attaccare alle spalle
due ragazzi che camminano per i fatti loro e accoltellarli. Giusto!!!
ULTRAS!! Comunque la sconfitta sul campo si è vista ed è stata anche una
vera e propria strage. Però sul piano del tifo c'è da dire qualcosa. Noi
eravamo in circa 10000 e abbiamo iniziato a sostenere la squadra veramente bene con potenti boati.

Questo almeno fino al 2-0. Dal tre a zero al 4-0 siamo calati nettamente anche perchè il morale era veramente a terra. Si chiude il primo tempo che nel settore ospiti non cantava quasi nessuno. Inizia il secondo tempo con una vera e propria dimostrazione di mentalità. Si sostiene a più non posso, la curva di casa e tutto lo stadio passano in secondo piano e non si sentono più, forse anche un pò sorpresi. I gol del 5-6-7 a 0 manco li sentiamo dal punto di vista del morale.

Anzi, continuiamo a cantare sempre più forte fino alla fine della partita. Una vera e propria lezione della Roma al Catania sul campo ma una vera e propria lezione degli ultras etnei ai teppistelli romanisti della curva sud. Si, sono dei teppistelli. L'ultras non usa lame e non colpisce alle spalle due semplici tifosi.

L'ultras non brucia furgoni e automobili fuori lo stadio quando non ci sono sostenitori avversari a difenderli. L'ultras non aggredisce un pullman di semplici tifosi (che stavano comunque scendendo per scontrarsi con onore ma che la celere ha subito caricato e rispediti dentro l'autobus).
Questo è teppismo, ultras è un'altra cosa. Ma d'altra parte c'era da
aspettarselo da una curva divisa come quella giallorossa.

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Ultras?

Vicenza, 20 nov. - (Adnkronos) - Nuovo episodio di razzismo sui campi di calcio: un giocatore del San Rocco di Lozzo Atestino (Padova) e' stato insultato pesantemente, poi aggredito e picchiato, dagli ultras della squadra avversaria, il Donzella (Rovigo). Il fatto e' avvenuto sul campo di Agugliaro (Vicenza). Il 25enne, Diong Hamady Samba, senegalese, e' stato al centro di cori dei tifosi per tutta la partita: 'negro negro' gli urlavano dalle tribune.

Quando poi il giocatore e' stato espulso, e l'urlo dalla tribune e' diventato 'figlio di ...', lui non ci ha visto piu ed ha risposto agli insulti con un esplicito gesto: la goccia che ha fatto traboccare il vaso; una ventina di tifosi del Donzella ha invaso il campo ed ha inizato a picchiare il giocatore che, una volta a terra sanguinante, e' stato preso a calci: partita interrotta e Carabinieri sul posto.

Secondo quanto riferito dal giocatore anche la scorsa domenica era stato vittima di cori razzisti ma ad irritarlo e' stato l'insulto alla mamma che lui non vede da almeno cinque anni: "gioco perche' mi piace, non prendo un soldo, no capisco perche' mi debbano insultare" . La societa' del giocatore sporgera' denuncia: aggredita dal manipolo di ultras anche la presidente della squadra San Rocco intervenuta per portare fuori dal campo il suo giocatore.

Rabbia trentina

ALBIANO. Lunghissimo e assai movimentato il primo derby della storia tra Albiano e Trentino Calcio. Se lo meritava. Se non altro perché il risultato resterà nella storia del calcio regionale, come il 2 a 0 dell’Alense o l’1 a 0 dell’Arco (di Manfioletti) al Briamasco. Per le forze dell’ordine è iniziato poco dopo mezzogiorno e finito a notte fonda. S’erano fatte in quattro per sistemare la tante autovetture in cerca di parcheggio su strade e stradine tra le cave verso S. Colomba. A fine gara, sono scesi in campo gli ultras. Ai loro insulti ha risposto per le rime “el pampa” Escalante, rimediando peggiori contumelie e lancio di oggetti semicontundenti. Era solo l’inizio.
Il giocatore argentino parlerà anche del lancio di una bottiglia che gli sarebbe caduta pericolosamente vicino. Allontanato da sotto la tribuna da compagni e dirigenti, un’ora dopo Escalante ha dettato parole di scusa per la sua reazione nei confronti dei tifosi. I soliti argomenti cui si ricorre in questi casi, come la tensione, la stanchezza, la delusione per la sconfitta mascherano a fatica la sua rabbia.
Nel frattempo un ultras, insinuatosi nell’unica smagliatura del dispositivo di controllo, era riuscito perfino ad infilarsi nello spogliatoio gialloblù ed urlare direttamente in faccia ai giocatori quel che pensava di loro. Gli atleti ci hanno impiegato poco a metterlo alla porta. Sulla soglia l’ha preso in consegna capitan Volani, che non aveva giocato e sostava all’esterno dello stanzone. L’ha immobilizzato con l’abilità di una cintura nera. L’episodio ha però acuito la tensione.
Ci vuol fegato a contrastare gli ultras, autarchici e pronti a far quadrato attorno alle loro incrollabili certezze emotive. Infatti i giocatori aquilotti hanno dovuto attendere oltre trequarti d’ora prima di poter uscire dal campo, protetti da una folta copertura di Vigili del Fuoco volontari e “porfidari”, coordinati personalmente dal presidente dell’Albiano Massimo Folgheraiter. Un discreto rinforzo di carabinieri e polizia controllava intanto le zona circostante al campo ormai avvolto nell’oscurità.
Il pullman della squadra ha così potuto avviarsi verso Trento sotto scorta, una civetta ed una pantera davanti ed altrettanto dietro. Il lavoro per le forze dell’ordine è proseguito però anche in città. Attorno allo stadio si erano autoconvocati una ventina di giovani tifosi. Carabinieri e Polizia hanno dapprima dovuto garantire che, all’arrivo del pullman, i giocatori potessero scaricare e depositare negli spogliatoi le proprie borse sportive prima di dileguarsi ognuno per la sua strada nell’oscurità. Poi le forze dell’ordine hanno iniziato un sottile braccio di ferro a chi si stancava prima. Erano una quindicina, si sono dati un turno di cambio ed alla fine gli ultras hanno capito che era inutile insistere. Si rifaranno vivi nei prossimi giorni. Perdere ad Albiano e tornare ultimi dopo aver pensato di essere usciti dall’incubo, brucia troppo. E per la verità non solo a loro.

Ultras?

Vi alleghiamo nostro comunicato in merito all'aggressione di questa mattina subita da famiglie catanzaresi da un gruppo di ultras della vigor nicastro. L'occasione ci è propizia per analizzare, dal nostro punto di vista, il degrado sociale vigente nella città della piana, per il quale auspichiamo una rinascita vera.

Chi può salvi Lamezia Terme!

Mai come in questo preciso momento storico, la cittadina della piana vive una situazione di degrado sociale e culturale che và ben oltre le bombe firmate dai clan mafiosi. Queste ultime sono servite a puntare giustamente i riflettori su una condizione ormai insostenibile per le vittime del racket e per l’intera cittadinanza lametina; ma la situazione che oggi con infinita tristezza e con altrettanta obiettività registriamo è di gran lunga più grave: temiamo infatti che gli atteggiamenti dovuti all’incultura ed alla prepotenza possano contagiare in maniera subdola interi strati della popolazione di quella città, inquinando anche le menti ed i cuori di tanta gente per bene. A quest’ultima ci rivolgiamo in modo particolare affinché resista alla barbarie imperante imposta dai clan, ma anche e soprattutto perché sappia isolare con perentorietà quanti, pur non appartenendo a nessuna organizzazione malavitosa, ragionano – forse ingenuamente – con la cultura della prepotenza, pensando che un tale atteggiamento li riscatti e li esalti. In realtà ciò mette semplicemente in risalto l’ignoranza e la vigliaccheria di chi non avendo valide risorse nè mezzi intellettuali, crede di poter diventare migliore attraverso le vie più becere e la diffusione dell’odio.

Non ci stancheremo mai di ripetere, anzi lo ripeteremo con più fiato e con tutte le energie in nostro possesso, che qualsiasi idea basata sulla prepotenza, sulla rivalità esasperata, sulle divisioni e sull’odio fine a sé stesso, conduce inevitabilmente nel fare imboccare strade senza uscita.

I guasti di atteggiamenti simili non sono soltanto le bombe ai negozianti. Basti pensare cos’è successo domenica 19: nella stazione di servizio di Tarzia si ferma un pulman di tifosi catanzaresi composti anche da anziani, donne e bambini, per spezzare il viaggio che li avrebbe portati a Sorrento a trascorrere, con le famiglie, una giornata di sport ed a seguire la propria passione giallorosa. Peccato che queste tranquille famiglie catanzaresi non sapessero cosa li attendeva: una squallida imboscata da parte di una cinquantina di ultras della Vigor Lamezia che, incuranti di donne e bimbi, cominciano ad accanirsi con coltellacci e spranghe di ferro contro gli ignari nostri concittadini. Si è trattato di un atto delinquenziale allo stato puro. Il pulman viene distrutto. Molti catanzaresi finiscono all’ospedale di Cosenza, specialmente quelli che per difendere col proprio corpo le loro donne e i loro figli, hanno subito ferite in ogni parte del corpo.

Non è nostro compito entrare nella cronaca dell’atto vandalico e delinquenziale perpetrato da quegli animali che vagamente presentavano delle sembianze umane. Ma a parte le vaghe sembianze col genere umano, anche il più infimo degli animali potrebbe offendersi se li poniamo a paragone con quegli ultras vigorini.

Nonostante la gravità di quanto accaduto a Tarzia, la nostra riflessione e la nostra preoccupazione và addirittura oltre. Riteniamo infatti che a Lamezia Teme si stia per arrivare ad un degrado sociale e culturale che, se continuerà a diffondersi, consegnerà quella città alla perdizione. Siamo preoccupati che alle porte del capoluogo esista una situazione così deprimente e scoraggiante. Ma ora la società civile lametina deve intervenire sul serio: l’encomiabile sfilata di tanti giovani, a cui ha partecipato anche il Comune di Catanzaro ed anche il nostro movimento civico, non può essere bastevole. Lamezia ha bisogno di una rivoluzione culturale attraverso la quale l’atteggiamento arrogante e prepotente venga allontanato con decisività. Occorre mettere in campo massicce azioni di educazione civica che possano inculcare già ai bambini l’amore per le regole e la convivenza pacifica, trasformando in tabù tutto ciò che è figlio della prepotenza.

I fatti di Tarzia non sono “altro” rispetto alla prepotenza mafiosa. Il canone è identico: così come i mafiosi si fanno forti quando hanno di fronte gente per bene e disarmata, quegli ultras vigorini si sentivano dei leoni mentre aggredivano con coltellacci e spranghe di ferro donne, anziani e bambini. Si sentivano forti e tenevano il mondo in pugno! Erano i migliori, in quel momento, e ne erano fieri come sono fieri i mafiosi quando incendiano le attività di onesti imprenditori.

Quei fatti di Tarzia non sono “altro” rispetto all’odio seminato a Lamezia Terme contro la città di Catanzaro. Noi chiamiamo in causa quanti hanno sparlato e continuano a sparlare irresponsabilmente in toni negativi del proprio capoluogo, pur di giustificare la richiesta autonomista di una nuova provincia. Ora vogliamo chiedere il conto anche a costoro. Siamo stati troppi anni in silenzio lasciando sputare veleno a questa gente che dell’odio ha fatto la propria ragione di vita e con l’odio ha fatto crescere le giovani generazioni di Lamezia.

Un’antica e bella amicizia fra le nostre due città è stata buttata al vento attraverso semi di odio e di incomprensibile rivalità gettati sul terreno.

La violenza ultras di Tarzia e la peggiore politica non sono cose separate. Sono molto più semplicemente il braccio vandalico e la mente perversa. Per anni tanti giovani lametini sono stati invasati con sentimenti di inimicizia verso Catanzaro, una novità che ha colto di sorpresa sia la gente per bene della vicina città della piana, sia i catanzaresi ancora increduli di tanto astio.

I fatti di Tarzia ci fanno male. E ci fanno male proprio in questi giorni che il nostro movimento civico, assieme a tutti gli amministratori del capoluogo di regione, stanno prodigandosi con azione concrete rivolte ad aiutare la comunità lametina e le organizzazioni antiracket dopo la triste serie di atti intimidatori malavitosi.

Vogliamo, anzi pretendiamo che la gente sana abbia uno scatto d’orgoglio.

Lamezia Terme può essere salvata. Ma non si salverà con le invettive autonomistiche, né con le bravate ultras. Si salverà con la società civile che saprà inaugurare una nuova stagione e ricominciare da capo con i propri giovani, attraverso un reset totale. Qualcuno ha invasato i giovani lametini che il mancato sviluppo della loro città fosse riconducibile ad un’altra città, posta 30 chilometri più ad est! Forse è il caso di dire che il mancato sviluppo di Lamezia stà nell’aver creato falsi nemici e nell’aver taciuto i veri problemi. Com’è possibile che l’associazione antiracket sia costituita da soli 12 commercianti quando sono centinaia e centinaia le vittime di questo malaffare?

Sveglia Lamezia! Sveglia!

Il fattaccio di Tarzia fa male a noi catanzaresi ma siamo sicuri che farà molto male, ancora di più, proprio alla città che ha dato i natali a quei vandali. E’ un’ulteriore zappa sui piedi che i lametini si danno. A questo punto siamo certi che il sindaco Giannetto Speranza, il presidente della Vigor Cantafio e quanti ritengono di rappresentare le forze sane di Lamezia Terme, diano immediatamente un segnale forte. Siamo certi che lo daranno perché conosciamo il valore morale di costoro. Ma siamo certi che gli stessi tifosi della Vigor avranno il coraggio di umiliare ed isolare gli ultras che hanno commesso quegli atti delinquenziali.

Forse è il momento che ognuno faccia un esame di coscienza per comprendere quanto di suo ci ha messo perché si arrivasse a sputare tanto veleno e tanto odio contro Catanzaro.

Forse è il momento che Lamezia comprenda chi sono i suoi veri nemici.





Movimento Civico “CATANZARO NEL CUORE”
Via Maddalena, 13 – 88100 Catanzaro Centro –Corso Progresso, 12 – 88063 Catanzaro Marina
Cell.: 328.9768162 – 328.9768163 – www.catanzaronelcuore.it – info@catanzaronelcuore.it

22 novembre 2006

Livornesi con obbligo di firma

Quattro tifosi del Livorno sono stati arrestati per aver fermato e danneggiato alcune auto sulla Messina-Catania, all'altezza di Giardini Naxos, lo scorso 12 novembre. Per loro divieto di accesso per tre anni ai luoghi dove si svolgono competizioni sportive e obbligo di firma presso la polizia.

Repressione a manetta

Due ultras arrestati, uno del Torino e uno della Sampdoria e 12 persone indagate, 11 granata e un doriano. Questa operazione della Digos e dei Carabinieri è avvenuta in seguito agli scontri che si sono verificati domenica sera fuori dallo stadio Olimpico di Torino per il posticipo tra il Toro e la Samp.
Tutte le persone bloccate sono state sottoposte al provvedimento del Daspo dal questore di Torino, Stefano Berrettoni, che ha applicato il massimo della sanzione prevista, ovvero tre anni lontano dagli stadi con il doppio obbligo di firma.
Per il tifoso sampdoriano arrestato sono stati disposti gli arresti domiciliari e rinviato il processo, mentre il granata è stato giudicato per direttissima e gli è stata inflitta una pena di sei mesi convertibili in 6.700 euro di multa più due anni di diffida come pena accessoria.

Gino e Tonino

E' stato contestato dai tifosi del Brescia Antonio Matarresse, presidente di Lega, giunto nella cittadina lombarda per il convegno "Sport e Global Entertainment nuovo progetto per lo sviluppo delle città" Matarrese, poi, ha voluto incontrare i sostenitori bresciani e ha ascoltato le loro ragioni. La contestazione da parte dei supporter delle rondinelle si riferiva in particola modo alla costruzione del nuovo stadio nella città lombarda. "L'Italia vive questo momento di crisi di valori e - ha detto il presidente della Lega nel corso del convegno - il calcio è lo specchio della società e quindi è anch'esso in crisi. Ho letto nello sguardo di Gino Corioni tutta l'amarezza per questa dura contestazione, ma il calcio è Corioni ed è Matarrese. Lo tranquillizzo dicendogli che è normale essere contestati nel nostro mondo e che bisogna dialogare con tutti come ho fatto io oggi con loro. Io ammiro Corioni per quello che ha fatto nel mondo del calcio e, su questo problema dello stadio, gli dico che quando uno ha le idee chiare gli ostacoli si superano". (21/11/2006) (Spr)

21 novembre 2006

Scontri leali con diffida

TORINO. 21 NOV. Si aggrava il bilancio degli incidenti scoppiati a Torino prima della partita con la Samp. Ora si parla di ben tredici tifosi identificati, di cui 12 denunciati, ed uno arrestato. Sequestrati dalle forze dell'ordine intervenute anche diversi oggetti contundenti usati durante gli scontri. Gli incidenti erano avvenuti prima dell'incontro di calcio dapprima quando un bus, proveniente dalla stazione con a bordo i tifosi della Sampdoria, si era fermato nei pressi di un gruppo di ultras torinesi; poi davanti allo stadio dove si erano affrontati gruppi di tifosi, c'erano stati alcuni lanci di fumogeni a tal punto che uno era finito negli spogliatoi dei blucerchiati che avevano dovuto cambiarsi in corridoio. Anche qui l'intervento della Polizia che aveva reagito con lancio di lacrimogeni. Ora la documentazione delle telecamere dello stadio potrebbe portare a nuovi sviluppi.

Diffide come condanne a morte

BOVALINO. Un calciatore della Bovalinese, Fabio Bonanno, di 23 anni, è stato denunciato in stato di libertà dalla Polizia perché ha giocato domenica in occasione dell’incontro con lo Scalea 1912, valido per il campionato di Eccellenza, malgrado nei suoi confronti fosse stato adottato un provvedimento di divieto di accesso allo stadio per un periodo di tre anni. Il divieto di accesso era stato disposto nei confronti del giocatore perché coinvolto, secondo quanto riferito dalla Polizia, negli incidenti accaduti nello scorso mese di febbraio durante l’incontro tra la Bovalinese e lo Scalea. Bonanno, sempre perché sorpreso a giocare con la Bovalinese malgrado il provvedimento di accesso allo stadio emesso nei suoi confronti, era stato denunciato in passato altre due volte. Secondo il difensore del giocatore, Umberto Abate, la denuncia nei confronti di Bonanno è illegittima. “E questo perché - ha detto l’avvocato Abate - il provvedimento di divieto di accesso adottato dal questore di Reggio Calabria nei confronti del giocatore non è stato convalidato dal gip per un vizio di forma consistente nella mancata specificazione di diritti della difesa”. Il presidente della Bovalinese, Giovanni Ferrigno, da parte sua, ha riferito che a Bonanno, in relazione alla sua presenza in squadra ieri in occasione dell’incontro con lo Scalea, non è stata notificata, al momento, alcuna denuncia. Sempre ieri è stato denunciato anche un tifoso della Bovalinese, V.A., anch’egli di 23 anni, che stava assistendo all’incontro con lo Scalea malgrado anche nei suoi confronti fosse stato disposto il divieto di accesso allo stadio sempre in relazione agli incidenti accaduti nel febbraio scorso.

20 novembre 2006

Sit-in

La dodicesima giornata del campionato di C1/B inizia con la contestazione dei supporter delle fere, che impediscono l´entrata allo stadio.
Continua la contestazione dei tifosi della Ternana nei confronti della loro societa`. Prima dell´inizio del confronto interno con l´Avellino i supporter rossoverdi si sono sdraiati davanti ai cancelli d´entrata dell´impianto sportivo Liberati, impedendo l´accesso ai pullman delle due squadre. Per ristabilire le normalita` e` stato necessario l´intervento delle forze dell´ordine, che hanno letteralmente sollevato di peso i supporter umbri. Il tutto si e` svolto senza incidenti, con l´unico conseguenza di rallentare l´afflusso degli spettatori. La protesta e` proseguita all´interno dello stadio, dove sono stati esposti diversi striscioni polemici. Uno dei piu` duri recitava: “Un cancro in questa citta`…e` la nostra societa`”.

Daspo calabro

LAMEZIA TERME - Sottoposti a divieto di assistere a competizioni sportive 9 tifosi della Vigor Lamezia. Sono stati infatti notificati da personale del Commissariato di Lamezia Terme nove provvedimenti di Daspo emessi per gli incidenti verificatisi durante gli incontri di calcio disputati dalla compagine lametina nell'attuale stagione calcistica.
A seguito degli incidenti verificatisi dopo Cassino- Vigor Lamezia lo scorso 5 novembre, sono stati individuati e denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino otto giovani lametini ritenuti responsabili di scontri con la tifoseria del Cassino e con le forze dell'ordine, a seguito del quale rimasero contusi sette poliziotti. Il questore di Frosinone ha pertanto emesso provvedimenti di divieto ad assistere a partite della Vigor Lamezia per due anni con obbligo di firma durante la gara nei confronti di A. M., di 28 anni, C. G., di 27 anni, G.G. di 27 anni, G.F., 33 anni, A. G., di 19 anni, M.R., di 21 anni, M. L., di 26 anni e D.L., 35 anni, tutti lametini.
E' stato inoltre notificato un analogo provvedimento per un sedicenne lametino, resosi responsabile di lancio di pietre contro i mezzi della polizia, in occasione del derby Vigor Lamezia - Catanzaro.

Ultras?

ROMA - Due tifosi del Catania erano rimasti feriti durante i tafferugli scoppiati prima del match contro la Roma fuori dello stadio Olimpico, e cosi' alcuni amici hanno chiamato il 118. Quando sul posto e' transitata un'ambulanza privata senza fermarsi, il gruppo di tifosi, pensando fosse il mezzo di soccorso chiamato, ha bloccato il veicolo e ha picchiato il conducente. Il tifoso ferito e' stato poi trasporato in ospedale dalla "vera" ambulanza. Al termine dell'incontro, vinto dalla Roma per sette a zero, alcuni tifosi hanno dato alle fiamme un furgone parcheggiato fuori dello stadio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. (Agr)

Daspo ciociaro

CINQUE denunciati e due arresti, ieri allo stadio in occasione della partita che ha visto scendere in campo, e trionfare, il Frosinone contro il Bari. Tutto sommato non ci sono stati episodi eccessivamente rilevanti o scontri che avrebbero potuto turbare l’andamento della competizione sportiva e sicuramente creato tensione non solo all’interno dello stadio stesso ma anche in città. Questo anche grazie al forte dispiegamento di forze di polizia che hanno prevenuto episodi che sarebbero potuti essere spiacevoli. Gli agenti di polizia, coordinati dal dirigente della divisione anticrimine, dottor Mino De Santis, hanno, nel corso del loro servizio teso a garantire l’ ordine pubblico, tratto in arreto due persone. P. N. di 23 anni, è finito in manette per aver contravvenuto al divieto d’accesso allo stadio, in quanto colpito da Daspo (ovvero divieto d’accesso alle manifestazioni sportive per un determinato periodo di tempo) e per possesso di fumogeni. Mentre un altro tifoso, D. M. di 25 anni è finito agli arresti per porto abusivo di un coltello a scatto, in base alla normativa che prevede il divieto di portare oggetti pericolosi e offensivi. Ma, nel frattempo, altri cinque cittadini baresi, ansiosi di fare il tifo e sostenere la propria squadra, hanno tentato di introdursi all’interno dello stadio. Naturalmente erano sprovvisti di biglietto. Proprio per questo, sono stati condotti in questura e denunciati a piede libero.

17 novembre 2006

Macedonia con insalata russa

Sono diciannove i tifosi arrestati a Skopje, in Macedonia, dopo gli incidenti scoppiati durante Macedonia-Russia, partita valida per il girone E delle qualificazioni agli Europei 2008. La Russia si è imposta per 2-0, ma sulle gradinate dello stadio era grande la tensione tra le due tifoserie, soprattutto per motivi politici. Tra gli arrestati, sedici sono russi, tre macedoni.

"Svegliatevi!". Per i giornalisti è una minaccia

La pace al Toro? Praticamente mai. Ieri, al centro Sisport, sono arrivati gli ultras. Una cinquantina, più o meno, in totale assenza di forze dell'ordine. Obiettivo: contestare la squadra e il suo allenatore Zaccheroni, dare loro una mossa affinché domenica, in casa contro la Sampdoria, arrivi la seconda vittoria. La classifica piange (8 punti dopo 11 giornate: senza le varie penalizzazioni,i granata avrebbero fatto meglio solo di Ascoli e Chievo), la squadra pare scollata e rassegnata se anche uno della vecchia guardia come Comotto ha ammesso di avvertire «strane sensazioni». Così ieri, dopo che già martedì qualche pensionato si era lasciato scappare qualche frase un po' colorita, ci hanno pensato i tifosi della curva a riscaldare l'ambiente. Sulla tribuna uno striscione a caratteri cubitali:
«Svegliatevi o vi svegliamo noi!». Dopo di che, un paio di ragazzi sono entrati sul terreno di gioco scavalcando le recinzioni e lasciando sul prato dei volantini minacciosi. Gli stessi fogli sono stati posti sulle macchine dei giocatori. Non è mancato nemmeno un vero faccia a faccia, sul campo, tra una decina di ultras e la squadra.

Irriducibili in attesa di giudizio

(AGM-DS) - Roma, 16 novembre - L’arresto dei quattro tifosi ultras della Lazio in relazione al `caso Chinaglia` per parlare di carcerazione preventiva. Questo e` stato alla base dell’incontro, avvenuto giovedi` mattina a Roma nella sede del gruppo della tifoseria biancoceleste, e che ha visto protagonisti gli onorevoli Paolo Cento (Sottosegretario all`Economia), Sergio D`Elia (Ufficio Presidenza Camera dei Deputati), Antonio Buonfiglio (deputato) e Alessandro Cochi (consigliere comunale).
Si sarebbe dovuto parlare della situazione ‘Lotito-Chinaglia’, relativamente alla quale i quattro sono stati posti sotto custodia cautelare nel mese di ottobre.
Una conferenza stampa ‘trasversale’ dal punto di vista politico alla quale hanno preso cosi` parte esponenti di diverse ideologie politiche. Alla base di tutto l’idea, come ha sostenuto Sergio D’Elia di ”far si` che vengano rispettati i tempi processuali contro l’istituto della carcerazione preventiva del quale si abusa in Italia”. Questo perche` ”il 40 per cento dei detenuti in Italia sono in attesa di giudizio”.
Secondo Paolo Cento si tratta di ”una battaglia di giustizia, che vedra` entro la prima settimana di dicembre una proposta per cercare di ridurre questo sistema, una pena a tutti gli effetti”.
Intanto i quattro in carcere, dopo 17 giorni, hanno da questo giovedi` sospeso lo sciopero della fame per ‘garantire una serenita` di giudizio’, come hanno scritto in una lettera divulgata prima dell’inizio della conferenza.
In chiusura una riflessione, da parte del tavolo, sul fatto che molto spesso i tifosi oggi non siano trattati come cittadini normali ma, in quanto tifosi, subiscano un ‘aggravio di pena assolutamente insensato’. L’opera di moralizzazione del calcio, si dice, non deve partire dai tifosi, ma dall’alto.

16 novembre 2006

Agli ultras 3 anni, a lui 4 giorni

Fernando Menegazzo, centrocampista dell'FC Girondins de Bordeaux, è stato squalificato per quattro turni in competizioni UEFA dopo l'espulsione rimediata nella gara di UEFA Champions League persa dai francesi contro il LIverpool FC.
Il brasiliano era stato espulso nella gara persa 3-0 dal Bordeaux ad Anfield il 31 ottobre per aver colpito con una testata il difensore del Liverpool. La decisione dell'Organismo di Controllo e Disciplina UEFA impedirà al giocatore di prendere parte alle ultime due gare del Bordeaux nella fase a gironi di UEFA Champions League, contro Galatasaray SK e PSV Eindhoven, e a d altri due impegni europei. Il giocatore avrà tre giorni di tempo per ricorrere in appello.

Cosa c'entrano gli ultras?

UN RACKET vero e proprio, gestito da un’organizzazione malavitosa che picchia e minaccia i colleghi per controllare il trapasso al «nuovo sistema» delle mille licenze in più: si tratta di tre cordate composte da «tassisti nei tassisti», quaranta persone in tutto, alcune delle quali legate al mondo degli «ultrà» e con precedenti per rapina, spaccio e sequestro di persona. IL FASCICOLO delle indagini, seguite dal VIII Gruppo dei vigili, è ora nelle mani del sostituto procuratore Carlo Lasperanza, magistrato che seguì il caso Marta Russo. LA SVOLTA nell’ultimo ed eclatante episodio dell’aggressione alla troupe di Matrix, quando la telecamera, caduta in terra, continuò a riprendere la scena inquadrando uno dei tre aggressori. Da quì si è partiti per un’inchiesta che riserverà ancora molte sorprese.

Divieto di trasferta

(AGENZIA GRT) Non saranno ammessi tifosi ospiti per le ultime partite del Torneo di Apertura del campionato argentino: questa è la decisione presa dai dirigenti delle società in seguito ai continui atti di violenza all'interno degli stadi. Resta da capire quali misure di sicurezza saranno applicate all`esterno degli impianti e che controllo sarà fatto sui tifosi, che pur esclusi dallo stadio, seguiranno ugualmente la propria squadra in trasferta.

15 novembre 2006

Ultras?

BARI - Quattro sostenitori del Napoli Calcio sono stati arrestati dalla polizia la scorsa notte al termine dell’incontro vinto per 1 a 0 con la squadra del Bari. Tre hanno lanciato dalla loro vettura, durante il deflusso dallo stadio, un petardo contro una pattuglia della polizia e poi hanno tentato la fuga. Si tratta di Esposito Giaccio Natale, di 20 anni, Umberto Zancrelli, di 35 anni e Gianluca D’Aprile, di 24 anni che sono accusati di resistenza, violenza e lesioni a pubblici ufficiali e porto e detenzione di artifizi esplosivi.
I tre sono stati bloccati dopo un breve inseguimento nei pressi dello stadio «San Nicola». Giuseppe Sarappo, di 18 anni, è invece stato arrestato con le accuse di lesioni aggravate per aver ferito con un punteruolo un ragazzo barese di 16 anni.

Galliani diffidato allo stadio è sempre andato

Roma 14 novembre 2006 - Borrelli contro Galliani, il duello continua senza esclusione di colpi. All'ordine del giorno della prossima riunione dell'Ufficio Indagini Federcalcio, presieduto dall'ex capo del pool Mani Pulite, ci sarà l'apertura di un'inchiesta sul comportamento dei dirigenti inibiti in seguito ai processi sportivi di Calciopoli.

Fra i personaggi eccellenti c'è Adriano Galliani, vicepresidente vicario e amministratore delegato del Milan, inibito sino al 14 aprile 2007, protagonista di un durissimo scontro verbale con Borelli. Questi, in un'intervista rilasciata a Radio Capital, aveva puntato il dito contro il rossonero affermando che in Italia non vige il rispetto delle regole, ma la loro elusoine.

Evidente il riferimento alla condotta di Galliani e alla riunione "informale" cui lo stesso aveva partecipato la settimana scorsa in un grande albergo di Milano per discutere di diritti tv assieme ad alcuni presidenti di A e B. Galliani aveva replicato accostando Borrelli al famigerato Laurenti Beria, capo della polizia segreta stalinista, poi fucilato.

Oggi la notizia dell'apertura dell'inchiesta che intende accertare se gli inibiti abbiano rispettato il regolamento che, peraltro, è alquanto tollerante impedendo soltanto ai sanzionati di scendere negli spogliatoi e di rappresentare ufficialmente la società di appartenenza. Una regola sistematicamente elusa.

Puppo, gli ultras lo dicono da secoli...

Sempre più vuoti, gi stadi italiani. Dice Matarrese: è l’effetto degli scandali. Dice Sacchi: colpa degli ultras, che spaventano gli spettatori più miti. Dicono in tanti: colpa degli stadi fatiscenti e inadeguati. Ebbene, se i guru a cui ci affidiamo per risolvere il problema sono questi, allora temo che siamo proprio nei guai.

Andiamo per ordine. Un anno fa, di questi tempi, scrissi su queste colonne un articolo dal titolo : « 2005 : fuga dagli stadi ». Eppure, di « Moggiopoli » non si era ancora sentito parlare. Insomma, questa fuga dagli stadi non è un fatto di questi giorni: è un processo in atto da tempo, di cui è inutile addossare la responsabilità a qualche lupo cattivo vero (corrotti e corruttori) o presunto (gli ultras). Qualche numero: la media del campionato in corso è sotto i ventimila, quella dello scorso torneo si attesto’ sulle ventiduemila. Come si vede, c’è poca differenza. Mentre, dieci anni fa, la serie A contava su ben trentamila spettatori a partita (e due decenni orsono, su quasi quarantamila). Eppure gli ultras c’erano anche allora (ed anzi, gli episodi di teppismo erano ben più numerosi). Gli stadi erano scoperti, ad eccezione delle tribune, e con molti posti in piedi. Si’, d’accordo; all’epoca, in A c’erano meno squadre dal bacino d’utenza ridotto. Ma anche squadre come la Roma, abituate a veleggiare tra i cinquanta e i sessantamila spettatori a partita, oggi si sono ridotte a cifre ben più modeste. E allora, quali sono le vere cause ?

Nulla di più semplice, purtroppo. I tornei sono stati allargati a dismisura per ragioni geo-politiche (assai discutibili, per non dir peggio) e le coppe europee sono diventate una giostra da cui si esce solo dopo un bel po’ di giri. Ergo, le partite sono moltissime: una vera alluvione. Spesso prive di interesse, perché in una melma di venti squadre, per chi si trova escluso dalla lotta per i vertici e dalla bagarre del fondo, è dura trovare vere motivazioni. Quasi tutte trasmesse in televisione, dove peraltro il calcio – quando è inflazionato – tende a banalizzarsi, a offrire di sé un’immagine scialba, privato com’è del fattore ambientale e del senso di partecipazione. Per di più, i biglietti costano cifre francamente esagerate. Il risultato di tutte queste belle pensate? Una bella sfilza di stadi deserti.

Eppure il rimedio, se ve ne fosse davvero la volontà, sarebbero tre misure impopolari, e molto difficili da praticare, poiché in conflitto con interessi profondi e ormai radicati: ridurre il numero di squadre in A e B, diminuire drasticamente il prezzo dei biglietti e limitare (orrore!) l’alluvione televisiva, rinunciando a qualche soldino. Gli stadi, in capo a qualche tempo, tornerebbero a riempirsi, e al contempo le tasche di giocatori, « manager » e quant’altro si svuoterebbero (di pochissimo, per la verità).. Ecco perché, nel mondo del calcio, nessuno dice le cose come stanno: perché la situazione attuale forse non converrà ai veri appassionati (che infatti disertano in massa) ma a chi nel calcio ci sguazza conviene; eccome se conviene.

Maurizio Puppo

13 novembre 2006

Mamma li turchi

Italia-Turchia, il Prefetto: sarà festa dello sport ma polizia e Digos sono già in allerta.
Martedì e mercoledì la Coppa del Mondo sarà esposta a Palafrizzoni
In vista della partita della Nazionale a Bergamo, il 15 novembre, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica ha discusso sulle misure da adottare per gestire al meglio il grande evento sportivo. Il dispiegamento e l'organizzazione delle forze dell'ordine non subirà modifiche di rilievo rispetto ai consueti servizi d'ordine pubblico adottati nelle partite di campionato. Per il Prefetto, che ha presieduto il Comitato, si tratterà di una « serata di spettacolo e di condivisione dei valori dello sport». Forze di polizia e Digos sono comunque in allerta, anche considerando le eventuali connotazioni di carattere politico e religioso legate al match contro la Turchia.

Al Comitato hanno partecipato anche i rappresentanti della Federcalcio, che hanno confermato l'allenamento della Nazionale sul campo del Comunale martedì 14 novembre alle 18 a porte aperte.

I soliti esagerati

Succede tutto nel prepartita, appena gli ultrà atalantini mettono piede a Campo di Marte. Un film già visto. Gli scontri sono tra le due tifoserie - che non vengono mai a contatto - e le forze dell´ordine: «assalti premeditati» dirà più tardi la polizia. Sassaiole, bottigliate, bombe carta, transenne lanciate. Il bilancio sarà di nove feriti, cinque di questi fra le forze dell´ordine. Nessuno è grave. Tre sono poliziotti, due carabinieri, due steward della Fiorentina, due giovani tifosi viola.
Fiorentina-Atalanta comincia fuori dal Franchi, lontano dal campo, con spranghe, mazze, passamontagna e due grossi petardi, le cosiddette "bombe di Maradona". Un gruppo di tifosi viola li usa per affrontare la polizia schierata sotto la curva Fiesole. Finiscono all´ospedale due agenti, uno con una lussazione della spalla, l´altro con problemi ad un polpaccio, un tifoso diciassettenne, che ha preso un colpo alla testa, uno diciottenne con una distorsione al ginocchio e due steward, uno colpito da una transenna.
Subito prima dell´inizio della partita le «armi» vengono nascoste nei giardinetti dietro la Fiesole, probabilmente per essere utilizzate dopo il novantesimo. Ma la polizia scopre il piano, recupera e sequestra tutto: quindici spranghe, un casco, due passamontagna e due grossi petardi. Lo stesso gruppo di ultrà viola prova, prima di scagliarsi contro la polizia, a raggiungere i bergamaschi, appena scesi dal treno. Ma è impossibile entrare in contatto con loro e i fiorentini tornano verso la curva dove in un centinaio cercano di entrare senza biglietto. Lì si accende lo scontro con le forze dell´ordine. Si temeva l´arrivo in treno dei tifosi nerazzurri, ma gli incidenti più gravi avvengono fuori dalla Fiesole. Anche i bergamaschi, comunque, danno molto da fare alle forze dell´ordine, fin dal loro approdo a Firenze. Sono in 1.200.
Cappucci che vengono tirati su, sciarpe intorno alla bocca, gli ultrà bergamaschi si preparano: hanno sassi nelle tasche e li lanciano assieme a diverse «bombe carta» e fumogeni contro le divise. Un attacco preparato. Polizia e carabinieri indossano i caschi e imbracciano gli scudi anti sommossa: parte qualche lacrimogeno. Si capisce subito che serata sarà. Scoppiano petardi lato curva Ferrovia, quattro o cinque grosse bombe carta. Le transenne del filtraggio, vengono abbattute facilmente alla prima carica degli atalantini. La Guardia di finanza risponde. Succede tutto nei minuti immediatamente precedenti alla partita: dall´altra parte dello stadio, lato Fiesole, più o meno nello stesso momento le transenne provvisorie cedono alla rabbia di un gruppo di ultrà della Fiesole che, è questa la ricostruzione della polizia, cerca di entrare senza biglietto. Anche in questo caso ci sono persone con il viso nascosto da cappucci e passamontagna, volano oggetti.

12 novembre 2006

Ultras catanesi nel mirino

CATANIA - Cinque ultrà della curva nord del Catania sono stati arrestati la notte scorsa dalla polizia nell'ambito delle indagini sui disordini che si sono verificati nella partita con il Messina allo stadio Angelo Massimino, che è costata alla società etnea la squalifica per due turni del campo. Tutti gli indagati sono accusati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo le indagini e gli accertamenti compiuti dalla Digos della Questura, i cinque sarebbero gli autori dell'aggressione a due agenti di polizia durante lo svolgimento del derby.

Gli indagati hanno un'età compresa tra i 22 e 32 anni, e in passato erano già stati diffidati per altri disordini. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal gip di Catania, Antonino Fallone, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Papa e del sostituto Antonino Faro.

In Italia si dialoga col manganello

Violenza e razzismo negli stadi sono un problema diffuso in tutta Europa, combattutto mediante varie strategie. La scorsa settimana, in collaborazione con la UEFA, si sono svolti in tutti gli astadi europei manifestazioni contro la violenza e il razzismo. Motore di questa idea che si ripete ormai da almeno 5 anni, è la rete FARE (Football Against Racism in Europe) con sede a Vienna e ramificata in Europa anche attraverso altre associazioni. Iniziative simboliche, apprezzabili per l’intento ma fini a se stesse se non supportate a dovere dalle istituzioni, calcistiche e non.

Problema di levatura continentale, dicevamo, affrontato con approcci diversi dalle varie federazioni. Se in Inghilterra, le misure di sicurezza particolarmente restrittive hanno avuto un discreto successo, il modello proposto in Germania è stato quello che, grazie a idee semplici e all’impeccabile organizzazione tedesca, ha dato i risultati migliori: la violenza è quasi sparita e il razzismo riemerge saltuariamente. Come spesso accade in questi casi è stata una situazione d’emergenza a rendere necessario un intervento mirato e ad ampio respiro. Una crisi che la Germania ha vissuto a cavallo tra gli anni 80 e 90, dopo gli europei organizzati in casa, escalation di incidenti culminata con la morte di un tifoso del Werder Brema ad opera di un ultras dell’Amburgo.

La strategia tuttora adottata per debellare violenza e razzismo è frutto del lavoro congiunto di Federazione, Stati–Regione della Germania e società di calcio, riunitesi attorno ad un tavolo per porre fine alla crisi di inizio anni 90. Con la collaborazione degli assessorati allo sport sono stati riorganizzati i centri di coordinamento dei tifosi (Fanprojekt), mediante i quali è stato sviluppato un concetto di tifo organizzato, ponendo particolare attenzione a questioni di discriminazione razziale, molto sentite, in quel periodo, nella Germania da poco riunificata. Inoltre, particolare non da poco, vennero creati nuovi posti di lavoro attraverso svariate assunzioni tra gli abituali frequentatori degli stadi, che divennero responsabili di una serie di attività a sfondo sociale ed organizzativo. Ed ecco che, magicamente, le tribune tornarono a riempirsi di tifosi, soprattutto donne e bambini, da troppo tempo assenti negli impianti tedeschi.

Il modello funziona ancora oggi, ed ha dalla sua il riscontro dei numeri. La Bundesliga oggi ha la maggior presenza di spettatori e tifosi sulle proprie tribune: i dati statistici relativi alla passata stagione 2005/2006 (UEFA) dicono che a livello europeo l campionato tedesco conduce la graduatoria con una media spettatori di 40.778 davanti alla Premier League inglese con 33.880 spettatori, a seguire poi la Liga spagnola con 29.959, la nostra serie A con soli 21.695 e la Ligue 1 con 21.377. Un sucesso raggiunto grazie a trovate semplici ed efficaci, tuttaltro che repressive. I coordinamenti lavorano a stretto contatto durante la settimana con i tifosi, non vendono solo biglietti. Organizzano feste, tornei di calcio anche con altre tifoserie, convegni e dibattiti sullo sport, mentre gli assessorati forniscono fondi e materiale. Il tifoso si sente partecipe e vive lo stadio con una nuova predisposizione, che vede prevalere la voglia di divertirsi alla violenza.

E cosa accade se, come successo pochi giorni fa, una tifoseria tra le più calde della Germania riunificata, quella della Dynamo di Dresda si rende protagonista di episodi violenti? La risposta è semplice: dialogo. La prassi vuole che il Ministero dello Sport si riunisca con la Federcalcio (DFB) e la Lega (DFL) per trovare il rimedio appropriato, magari aiutando la società nella ristrutturazione dello stadio affinchè la struttura possa divenire un luogo adatto a tutti, anche alle famiglie. Poi gli stessi organi cercheranno di arrivare alla radice del problema, con l’aiuto e la partecipazione di personaggi di spicco come Matthias Sammer o Volkmar Köster, entrando nella tifoseria della Dynamo per stemperare gli animi ed organizzare incontri, feste, dibattiti, sempre in collaborazione con il coordinamento. Un’altra storia rispetto a quanto accade qui in Italia. Questione di civiltà, forse, ma anche e soprattutto di modus operandi. Il segreto, se così lo vogliam chiamare, è sempre in quella famosa parola: dialogo.

Massimo Finizio

La sciarpa non è un burka !

La questura di Catania in una nota ha precisato con "non sarà consentito l’accesso allo stadio a chi sarà in possesso di bottiglie di vetro e di plastica, ombrelli, cinture con grosse fibbie o borchie e di altri oggetti che possono arrecare danno. Non sarà inoltre consentito l’ingresso a chi viene trovato in possesso di sciarpe e passamontagna. Solo un tifo acceso e appassionato ma corretto - conclude la nota - può costituire valido ed efficace sostegno per la squadra".
Misure restrittive, dunque, per i tifosi del Catania che domenica si recheranno allo stadio per vedere la loro squadra impegnata con il Livorno nell’undicesima giornata di serie A.
Lo stadio del Catania riapre i battenti dopo i due turni di squalifica seguiti agli incidenti in occasione di Catania-Messina.

Quante volte abbiamo ripetuto che nel calcio si sperimentano le tecniche più innovative della repressione? Ecco un caso di contemporaneità fra politica e ultras nel campo dell'annichilimento di ogni forma di dissenso e/o antagonismo. Per settimane ce lo fanno a fette col velo islamico,su quanto come e quando sia consentito dalle Sacre scritture, su quanto sia accettabile nella nostra società occidentale, per noi campioni della democrazia che consentiamo agli ultras di avere ogni settimane le loro piccole grandi Guantanamo nel silenzio generale delle anime belle libertarie.
Ora si arriva all'assurdo : proibire,l'unica cosa che i governi tutti,di centro-sinistra e centro-destra riescono a fare magnificamente, persino l'uso della sciarpa negli stadi.
Per ripararsi dal freddo ( o dalla "civiltà europea"), rischieremo tutti un solenne raffreddore. O uno scontro di civiltà.

10 novembre 2006

Poverini

MILANO - Gli stipendi medi dei calciatori di serie A e B sono in costante discesa e per la prima volta, la scorsa stagione, sono tornati ai livelli degli anni '90. E' quanto emerge da uno studio effettuato dalla Lega Calcio: dalla punta massima di 1 milione e 130 mila percepito dai giocatori nel 2002/3, lo stipendio medio della serie A e' sceso fino ai 923mila euro della scorsa stagione. Per la B la cifra media e' 204mila euro. (Agr)

La curva di Galliani

Milano, 9 nov. (Adnkronos) - ''Desidero ringraziare sentitamente la nostra curva: i nostri tifosi, con la squadra in svantaggio nell'intervallo, qualche argomento per esprimere il loro nervosismo l'avrebbero anche avuto. E invece niente di tutto questo. Anzi, hanno incitato i giocatori e riscaldato il cuore della squadra''. L'ad del Milan Adriano Galliani, il giorno dopo la paura e poi la vittoria con il Brescia in Coppa Italia, ringrazia i tifosi rossoneri per il supporto alla squadra.

8 novembre 2006

Politica nel pallone. I politici moralisti che predicano il Daspo e razzolano male

Per una volta voglio prendere le parti della categoria che rappresento, sempre al centro di polemiche e bersaglio di chi, per scaricarsi la coscienza e pulirsi le mani, non trova di meglio che accusare i giornalisti di tutti i mali del mondo. Motivi futili, ridicoli, quasi da vergogna, se non fosse per il fatto che la categoria della stampa, nell'immaginario comune, gode di privilegi ad altri interdetti, come per esempio quello di accedere gratis allo stadio.

E tutto questo sarebbe anche vero, con l'insignificante particolare che, di solito, chi allo stadio ci va lo fa per lavorare. Vero se però non ci si trova a Napoli dove anche i giornalisti vengono tenuti fuori dall'arena del pallone perché qui, i privilegiati, sono i politici. Quelli che dovrebbero discutere di problemi ben più seri e gravi di una partita di calcio mentre la città è alle prese con la criminalità.

Invece, durante Napoli-Juventus, il consiglio comunale nel quale il sindaco Rosa Russo Jervolino avrebbe dovuto riferire dei colloqui tenuti con Prodi e Amato sul tale questione prima di passare alla votazione sui provvedimenti da adottare, è stato sospeso per mancanza del numero legale. I bravi consiglieri, infatti, hanno lasciato uno alla volta l'aula per andare allo stadio per non mancare all'appuntamento dell'anno.

Complimenti. A loro che hanno ben mostrato quali sono le priorità. E complimenti al Napoli calcio che, mentre il presidente De Laurentiis si infuriava con chi, nel dopo partita, ha osato fargli notare che fuori dallo stadio si stavano verificando degli incidenti, ha agevolato l'ingresso di tutti i funzionari pubblici che proprio di quegli incidenti avrebbero dovuto discutere. E a proposito. Anche il nostro inviato è stato lasciato inspiegabilmente fuori dal San Paolo... per far posto a chi di calcio non vive ma gode.

7 novembre 2006

Sullo scioglimento della Fossa dei Leoni

04/11/2006 - di FDL ; Fonte: anonima é interna alla F.d.L.
Chiarimenti su scioglimento F.D.L.
(La fonte anonima é interna alla F.d.L.)

DENUNCIA:

potreste pensare che sventolare i bandieroni sia stato uno sbaglio (in realtà era un modo per ripagare i gobbi della stessa moneta, visto che gli IRR VALLETTE fecero la stessa cosa con un bandierone FdL qualche anno fa) … potreste giudicare uno sbaglio anche lo scambio (l’offerta di scambio è partita dai gobbi ed è stata accettata con il fine di riportare la questione nell’ambito dello stadio), ma davvero credete che il direttivo della fossa sia stato così imbecille da gettare al vento 37 anni di integrità e coerenza denunciando il furto alla pol.izia? Figuriamoci… e qualcuno pensa che, dopo decine di articoli via internet, che descrivevano bene le modalità del f.urto dello striscione, la d.igos non avrebbe avviato un’ indagine per conto suo, senza bisogno di nessuna denuncia, per evitare una faida cittadina? Ancora più ignobili le accuse di collaborazione che arrivano dagli altri gruppi della sud… fino a prova contraria, chiacchiere amichevoli e cene insieme a certi personaggi non erano certo quelli della fossa a farle, no?

MANCHESTER:

è inutile nasconderlo, tutti sanno che la fossa si rifiutò di partecipare ai famosi accordi, in cui gli altri gruppi della sud e i capi della curva gobba si accordarono con le società calcistiche, grazie ovviamente alla mediazione della di.gos, per ottenere grossi (e dico grossi) favori in cambio della promessa di pace a Manchester. Al contrario di diversi elementi, invisibili fino al momento della partita, la FdL presidiò il centro di Manchester, e se non accadde nulla fu solo perché effettivamente di ultras della juve non vi era l’ ombra. Qualcuno dice che grazie agli accordi si riuscì anche a scaglionare perfettamente arrivi e partenze, in modo da non far incrociare mai le due diverse fazioni (famiglie, turisti e tifosi normali a parte).

PROGETTO ULTRA’:

fu un grave smacco quando la fossa si rifiutò di aderire a progetto ultrà, alle conseguenti manifestazioni e a “movimento ultras”… i gruppi di altre squadre ci rimasero piuttosto male, e in seguito all’ uscita della fossa ci furono altre defezioni. La cosa non andò giù a quell’ altra parte della sud che si è sempre impegnata a mantenere una “rete” con le altre tifoserie, e a cui tanto piacciono i progetti “istituzionali”. Fu una grossa perdita di prestigio per loro, visto che persino diversi quotidiani parlarono di “defezione dei milanisti”, quando in realtà lo fu solo da parte della fossa…

C.ARABINIERI:

a Verona con il Chievo, appena dopo Nassirya, dalla fossa partì “LA DISOCCUPAZIONE” subito dopo il minuto di silenzio… negli altri gruppi diversi singoli parteciparono ai cori, ma c’era qualcuno che si sbracciava e gridava di smetterla di cantare… immaginatevi chi era! Qualcuno potrebbe obiettare sul buon gusto dei cori, in ogni caso fu una dimostrazione di coerenza che pochi in italia diedero (Livorno, Mantova e pochi altri), mentre la maggior parte delle curve (a cui si sarebbero omologati volentieri i soliti noti) si prodigò in omaggi ai caduti, per poi insultare e deridere l’arma per tutti gli altri 364 giorni dell’ anno… comunque l’episodio fu sgraditissimo alla società Milan, che si trovò a dover pagare 40000 euro di multa (poi 20000 in seguito a un ricorso, chiamiamola AUTOriduzione da parte di Galliani…). Chissà chi dovette subirsi le rimostranze dei vertici di via Turati…

CAGLIARI:

cagliari milan: la partita finisce, dalle brigate parte un coro a favore di galliani, che si pavoneggiava in mezzo al campo. Il pelato arriva sotto la curva, viene omaggiato pure di una bandiera, poi appena passa sotto alla gente della fossa, inizia a essere bersagliato di insulti e minacce di ogni genere (il tutto documentato perfettamente da SKY)… il motivo essenzialmente è da ricercare nella sua carica di presidente di lega e nelle sue dichiarazioni riguardo a caro-biglietti, decreto Pisanu e possibilità di andare via da San Siro. Qualche altro capocurva invece non gradisce la contestazione, c’è una breve discussione, poi il suddetto viene visto in aeroporto allontanarsi a braccetto con il buon Adriano.

EMPOLI:

la sud decide di non organizzare la trasferta di empoli per il costo del biglietto (25EUR). Un centinaio della fossa decidono di andare lo stesso con mezzi propri, per organizzare una protesta fuori dal settore ospiti. Gli altri gruppi proseguono invece nell’idea di non presentarsi, in realtà qualcuno si fa vedere a “curiosare”, e pare che altri l’ abbiano riconosciuto nel settore a vedersi la partita. Che coerenza! Ovviamente questo episodio da il nervoso a molti.

TORCE:

basta guardare le foto, nelle ultime partite le torce le accendevano solo in fossa… come sapete da quest’ anno l’ accensione di torce sugli spalti basta per comminare ammende alle società, e ovviamente qualcuno non lo gradiva. Dall’ altra parte invece si cerca come al solito di andare incontro alle richieste di via Turati, infatti sappiamo anche chi è stato a premere per non accendere più torce in champions league da quando la UEFA diffidò il Milan, m.inacciando la squalifica di campo alla prima torcia accesa a San Siro.

EUROPEI 2012:

la fossa (in teoria, in collaborazione con le brn), fa preparare due striscioni, uno per il bresciano in coma dopo esser stato picchiato dagli agenti, l’ altro recita “BOICOTTIAMO GLI EUROPEI DEL 2012″. Tanto voluto dall’ altro gruppo, che non appare nelle foto sul loro sito internet, mentre quello per il bresciano invece sì… chissà perché, forse perché un esponente di spicco aveva ricevuto dalla FIGC l’ incarico di organizzare il tifo per la nazionale agli europei del 2004? e probabilmente quello striscione poteva significare la perdita dello stesso incarico ai mondiali?

NUMERI:

i numeri della fossa si sanno… oltre 5000 iscritti, migliaia di biglietti e abbonamenti, organizzazione di pullman, treni, e trasferte per centinaia di persone ogni volta, migliaia di capi di materiale venduti (i cui soldi venivano usati per le spese legali per i diffidati, per i contributi cassa quando le trasferte erano troppo costose e per le coreografie, nemmeno mezza lira finiva nelle tasche del direttivo). Come poteva non fare gola a chi su biglietti e materiale ci lucra? Certo, le poche centinaia dello “zoccolo duro”, quello che va ancora in riunione nonostante il gruppo sia sciolto, non andrà mai più in curva, ma le altre oltre 4000 persone continueranno quasi come se nulla fosse accaduto… bhe se ne accorgeranno presto, di quello che è accaduto.

Contrari o a favore è giusto far conoscere le ragioni di uno dei gruppi Ultras che in Italia hanno fatto la storia.

Alleggerimento

Purtroppo, nel dopo match fra Napoli e Juventus si sono registrati diversi incidenti fra tifosi e forze dell'ordine all'esterno dello stadio San Paolo,
dove gruppi di teppisti hanno lanciato oggetti all'indirizzo dei poliziotti. Vi sono stati anche scontri tra ultrà del Napoli e agenti che, fatti bersaglio del lancio,

La banda degli onesti

Si è aperta con un minuto di silenzio per ricordare Giacinto Facchetti l'assemblea dei soci dell'Inter che ha visto il ritorno di Massimo Moratti alla presidenza della società nerazzurra dopo oltre mille giorni dalle sue dimissioni.

Moratti aveva abbandonato la carica il 19 gennaio 2004 e stasera ha deciso di tornare a guidare l'Inter da presidente "perche' sarebbe stato offensivo dover scegliere un'altra persona per sostituire Facchetti". Moratti ha dovuto subito aprire il portafoglio: l'assemblea ha approvato il bilancio al 30 giugno 2006 che si è chiuso con una perdita di circa 31 milioni di euro interamente ripianata.

Nel consiglio della società entrano quattro nuovi consiglieri: i due figli maschi di Massimo Moratti, Angelo Mario e Giovanni, Accursio Scorza e Marco Tronchetti Provera, che fa il suo ritorno in società dopo le dimissioni presentate nel gennaio 2004 assieme a quelle di Massimo Moratti.

6 novembre 2006

Far West

Napoli non è il Far West, ha detto Giuliano Amato. E non lo sarà neppure lo stadio San Paolo dove domani sera si gioca la partita più prestigiosa della serie B. Allora c'è da chiedersi perchè attorno al catino in cui sguazzava divinamente Maradona ci saranno tanti poliziotti, carabinieri, vigili urbani e del fuoco, guardie forestali e di finanza e carcerarie, insomma un apparato che, raccontano, assomma alla quantità di rinforzi che lo Stato manderà in soccorso alle forze dell'ordine che non ce la fanno più a combattere la camorra. Mille uomini questi, più o meno altrettanti quelli che sorveglieranno una partita di pallone anche se potrebbero essere due o trecento di meno. Comunque tanti. «Dobbiamo prevenire i disordini che si verificarono l'8 dicembre del 2005 con la Roma quando assaltarono il commissariato di Fuorigrotta», si giustifica il questore Oscar Fioriolli. E Mario Orfeo, il direttore de «Il Mattino», quotidiano più che mai in prima linea in questi giorni, ammette che il sovraffollamento di addetti alla sicurezza «è una scelta obbligatoria perchè le ultime grandi partite hanno portato incidenti gravi ed è giusto preoccuparsi. Purtroppo è un altro segnale non positivo di quanto vive la città». Tutto vero ma mentre si discute per togliere gente dagli uffici per mandarla, ha davvero un senso mobilitarla in uno stadio? Quanto ai rischi, l'ultima volta che la Juve venne a Napoli, in agosto per la Coppa Italia, non li corsero i tifosi ma i vigili di servizio alle transenne. Chi trovava la strada sbarrata li voleva malmenare, qualcuno finì all'ospedale, allora si è scovato un rimedio sublimamente inventivo: i vigili protetti dai poliziotti. Raddoppio del personale.

Poco è cambiato da quando ci si veniva vent'anni fa e assistevamo alla processione di questuanti alla ricerca di un biglietto omaggio, non perchè non potessero comprarne uno (c'erano in coda anche commercianti e professionisti) ma perchè entrare gratis corrispondeva a uno «status»: spendevano cifre in pasticcini e inviti a pranzo per chi trovava il biglietto ma era importante esserci. E gratis. E' la febbre di Napoli. La stessa per cui, aldilà delle giuste prevenzioni, domani l'organico degli addetti alla sicurezza si allargherà a dismisura: non esserci è un peccato, esserci di servizio è una medaglia. «Senza contare - scherza Stefano Tacconi, portiere della Juve in quegli anni maradoniani - che tra tanta gente per bene, allo stadio ci sarà pure qualche camorrista.

Insomma ci sono ragioni di sorveglianza». Tacconi, che domani sarà a vedere la partita, come il ct Donadoni e Gianluca Pessotto, era di quelli che veniva in città con la scorta privata. Raccontava che anche i gendarmi erano tifosi del Napoli e arrivava accompagnato da due figuri colossali e dalla faccia che era un programma: li chiamavano i «giganti di Acerra», perchè venivano da lì, ed erano uomini di Sibilia, il presidente dell'Avellino dove Tacconi aveva giocato.

Avevano moto potenti, lo pigliavano a bordo o lo scortavano. Una volta che lui per tutta la settimana aveva sbeffeggiato Maradona («Dice certe cose, ma chi crede di essere, Gesù Bambino?»), l'andarono a «ritirare» sotto la scaletta dell'aereo e lo portarono in salvo attraverso tre o quattro mila tifosi imbestialiti a Capodichino. Questo era Napoli-Juve, adrenalina pura, talvolta odio, ma anche confronto e rispetto, più che per il Milan anche se il Milan di Sacchi era venuto al San Paolo a vincere il suo unico scudetto. Sessantacinquemila biglietti divorati da tempo (4 mila agli juventini), i bagarini che vendono a cento euro i posti che all'origine costavano la metà. Molti, come le magliette davanti alla stazione della ferrovia Cumana, sono falsi. «Ne prevediamo più o meno cinquemila», dicono all'agenzia incaricata dei controlli con 350 stewards ed è anche per questo che le file ai cancelli sono più lente che altrove, perchè c'è chi fa il furbo e chi, accortosi della truffa, non ci sta. «Meglio arrivare allo stadio per tempo» avvertono dalla Questura. Precauzioni, avvertimenti, pathos.

Nelle radio, discussioni infinite sul modulo di gioco più idoneo («Ha un senso provare all'improvviso, con la Juve, il 4-4-2?»); su Internet, le testimonianze dei tifosi Vip che si sono incapricciati di un nuovo sogno, «far arrivare da Madrid Cassano perchè Napoli sarebbe il posto suo», come sostiene persino Mario Merola, il re della sceneggiata. Anche così si alimenta il fascino del grande evento. «Fuori Napoli, tutti parlano dell'emergenza per i morti ammazzati - racconta il tassista nel viaggio dal'aeroporto - ed è un bene se aiuterà a cambiare qualcosa. Ma dentro Napoli si parla soltanto della partita». Come ai tempi di Platini e di Maradona, di Boniperti e Ferlaino, quando si giocava per gli scudetti e non per la promozione dalla serie B che tutti danno per scontata alla Juve mentre l'avvio ha raffreddato le speranze del Napoli, blindato da una settimana nel ritiro a Castelvolturno con l'obbligo del silenzio. A parlare ci pensa, in abbondanza, la città.

Addio Pierino, Campione del bel Calcio antico

Pietro Rava, l'ultimo dei campioni del mondo azzurri del 1938, è morto. Era da tempo in gravi condizioni. E’ stato tra i giocatori (potente e roccioso terzino sinistro) più titolati d’Italia. E' stato infatti l’unico a essersi aggiudicato Mondiale, Olimpiade, Campionato e Coppa Italia). Era nato a Cassine (Alessandria) il 21 gennaio del 1916

3 novembre 2006

Fame di giustizia

Da venti giorni 4 Irriducibili della Lazio sono in carcere.
Dopo i primi schiamazzi della stampa, divertita all'idea che degli ultras, notoriamente il "male assoluto" del calcio,finalmente fossero finiti dietro le sbarre, per la gioia di onestissimi dirigenti e incorruttibili giornalisti, nessuno sa a che punto siano le indagini nè quali prove schiaccianti abbiano in mano gli inquirenti per giustificare una sepoltura in vita di quattro esseri umani, sottratti agli amici e alle famiglie con accuse gravi e, a tratti, infamanti.
Ora, in un carcere buio e affollato, malgrado l'indulto abbia liberato migliaia di delinquenti tornati a insanguinare le strade d'Italia,i leader della Nord laziale hanno deciso di usare il proprio corpo, affamandolo, per chiedere Verità e Giustizia.
Essere ultras non equivale a delinquere.
Essere ultras è anche avere il coraggio di pagare a caro prezzo la fame e la sete di libertà.
Difficile che a capirlo siano pennivendoli prezzolati e i voraci divoratori del nostro Sport preferito.
Il calcio moderno non è solo stadi-bomboniera e caro-biglietti ma anche inesorabile repressione per chiunque disturbi i manovratori.
Salviamo quel che rimane della nostra Costituzione, dei nostri diritti civili, della nostra dignità.

Oltre ogni rivalità, chiediamo verità.

LIBERTA' PER TUTTI GLI ULTRA' !

Il Daspo ha le gambe Kurt

Il giudice delle direttissime di Milano ha convalidato l'arresto nei confronti di un tifoso dell'Anderlecht, fermato ieri dagli agenti della Digos in piazza Duomo, poche ore prima della partita del Milan con la squadra belga. Kurt Vanden Bossche, 32 anni, è stato preso attorno alle 17 di ieri, dopo essere stato individuato tra coloro che avevano lanciato "lattine e bottiglie di birra" (lo si legge nel verbale di arresto) in direzione di tre tifosi rossoneri provenienti da Malta che, dopo essersi fatti strada tra le centinaia di ultrà belgi in piazza Duomo, erano stati presi a insulti e lanci di oggetti riuscendo poi a fuggire nella stazione della metropolitana. Il giovane, riconosciuto anche grazie alla felpa che indossava, con la scritta 'Pride of Belgium since 1908' (l'orgoglio del Belgio dal 1908, ndr), è stato riconosciuto da un agente belga in servizio al fianco degli uomini della Digos, nel cui verbale si legge che di "circa 2.000 tifosi dell'Anderlecht, la maggior parte era ubriaca", già attorno alle 17. Nei confronti del giovane, il giudice ha confermato l'arresto ma non ha disposto alcuna misura cautelare. Il processo si terrà il prossimo 9 novembre.

2 novembre 2006

Un calcio in faccia


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Diffidateli come noi !

Barcellona-Chelsea era presentata come la supersfida della Champions, ma di calcio se ne è visto abbastanza poco. Ci sono stati alcuni numeri di alta scuola e alcuni gol di pregevole fattura, ma quello che resta nella mente è la durezza della sfida, che negli ultimi 10 minuti è sembrata una vera caccia all'uomo. Il bilancio finale parla di 10 ammoniti ed una direzione di Stefano Farina che ha scontentato tutti.

L'ironica protesta di Rijkaard a fine partita ("Ho voluto ringraziare l'arbitro per aver partecipato allo show") è il sintomo di come è andata la gara: botte e calci, più che calcio e spettacolo. Certo, ci sono state anche le belle giocate: come l'incredibile gol di Lampard oppure l'assist di Ronaldinho per il momentaneo 2-1 del Barça, ma il protagonista principale è stato l'arbitro Stefano Farina con i suoi 10 cartellini gialli e alcune decisioni che hanno lasciato tutti perplessi.
Che le due squadre non si vogliano bene, non è sicuramente una novità, ma alcuni interventi, soprattutto nel finale di gara, sono andati sicuramente sopra le righe e se nessuno ha lasciato il campo in barella con un grave infortunio, è dovuto solamente al caso e alla fortuna dei protagonisti.

Qualche fallo meritava probabilmente il rosso diretto, ma il fischietto italiano non si è mostrato in grande serata, come già era accaduto sabato scorso nel derby milanese. Così, alla fine, tutti hanno protestato: Rijkaard si è quasi scagliato contro Farina subito dopo il fischio finale, mentre alcuni giocatori del Chelsea lo hanno applaudito ironicamente. Un po' di camomilla prima di questa partita, e qualche parola in meno, avrebbero dato un servizio migliore al calcio.

Daspo a nastro

Tre anni di squalifica dagli stadi italiani e altrettanti di “foglio di via obbligatorio”. In altre parole, i i cinque ultras arrestati sabato scorso per uno degli episodi che hanno contraddistinto la giornata (bar saccheggiati, vetrine infranti, sassaiole e sprangate) non potranno più mettere piede a Piacenza per i prossimi tre anni. I provvedimenti sono stati emessi dal questore Michele Rosato e sono “operativi” da ieri. I primi sono i cosiddetti Daspo e “puniscono” i cinque giovani in quanto ultras. Il secondo provvedimento invece - come sottolinea Girolamo Lacquaniti, capo di Gabinetto e portavoce del questore - nulla c’entra con l’aspetto sportivo della vicenda ma, al contrario, si riferisce alla condotta illecita dei cinque baresi. Ultras da un lato, comuni teppisti dall’altro. E’ il punto di vista della questura, tradottosi nei 15 anni di Daspo e nei 15 anni di foglio di via “rifilati”, in tutto, ai cinque giovani. Dal punto di vista penale, invece, la loro posizione era stata ridimensionata l’altro ieri dopo l’interrogatorio con il giudice per le indagini preliminari. Convalidati gli arresti effettuati dalla polizia, il gip aveva derubricato la rapina impropria aggravata (con riferimento all’espisodio di viale Sant’Ambrogio) in furto aggravato, reato meno grave. Dei cinque arrestati, quattro erano stati rimessi in libertà (tre con l’obbligo di firma) mentre il quinto - pregiudicato - è finito ai domiciliari.