31 ottobre 2006

Spettacolo sugli spalti

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Ruvidi, boriosi, finanche presuntuosi. Quello che vi pare. Ma gli ultras della Cavese sono sempre un bel vedere. Non erano tantissimi domenica pomeriggio al Riviera delle Palme, per una sfida che tornava a distanza di oltre vent'anni, diciamo 400, ma i sostenitori metelliani hanno fatto la loro parte con bandieroni, fumogeni e - sono sempre campani - petardi a non finire, qualcuno anche di notevole entità.

Si sono sentiti poco? Dalla Nord di sicuro. Insistono all'infinito - della serie: come "tenerli" anche 10 minuti filati - con gli stessi cori, tanto da dare l'impressione, dopo un po', quasi di sussurrarli. Ma cantano dal'inizio alla fine, intervallo e recuperi compresi. In più, la chicca: quello striscione lunghissimo dentro il quale c'è tutto lo spirito metelliano, che recita Dal 1919…di padre in figlio ultras. Stilosi, ma essenziali. Uno spirito forgiato da anni sofferti, di stagioni vissute in categorie dilettantistiche, di una C1 che mancava da qualche decennio. Alla fine poi il "siparietto" - con tutta la squadra in ginocchio sotto il settore ospiti - che ha fatto arribbiare il pubblico del Riviera.

CURVA NORD SULLA VIA DELLA "GUARIGIONE" Un figurone l'ha fatto anche la Cioffi, che, le è bastato rimettere l'impianto di amplificazione "centralizzato", è tornata compatta e graffiante. Diciamocela tutta: gli ultras rossoblu sanno fare di meglio, ma rispetto a quanto avevamo visto di recente… Più colore, più cori, ma soprattutto maggiore coesione. Vogliamo sperare che quello compiuto ieri sia un fondamentale passo verso una rinnovata unità d'intenti. Intanto ci godiamo l'entusiasmo del Riviera che, al cospetto di una rivale degli anni Ottanta, ha sfoggiato una grinta, chiamiamola così, d'altri tempi.

Nota di merito per la Cioffi anche per i tanti messaggi su carta dedicati ai tre dispersi del motopesca "Rita Evelin". Qualcuno infine, è stato srotolato all'indirizzo dell'ormai celebre episodio del Cinema della Pame. Era, come abbiamo ricordato in settimana, il 10 aprile dell'82.

RIVALITA' SI, MA RISPETTO Tanti i momenti di tensione, sugli spalti e sul campo, nel corso dei 90 minuti di Samb-Cavese, con le due fazioni che si sono prese di mira a più riprese - tra distinti e curva Sud per esempio, prima del via, c'è stato uno scambio poco amichevole di fumogeni; al termine della gara infine si è registrata una sassaiola dei tifosi rossoblu ai danni delle forze dell'ordine, posizionate davanti al settore ospiti, dalla parte di Viale dello Sport.

Da ultimo sottolineiamo gli striscioni dedicati a Cioffi e Catello Mari. Come dire: la solidarietà oltre la rivalità.

Ultras cremonesi, i soli a non mollare

di Francesca Morandi Li hanno mandati tutti a quel paese, li hanno coperti di insulti. Ma stavolta, non è toccato solo all’ex patron Graziano Triboldi, oggi ambasciatore delle Seychelles, all’avvocato Vincenzo Rispoli e al presidente Gigi Gualco. Stavolta, ci sono finiti in mezzo anche il sindaco Gian Carlo Corada e il suo vice, Luigi Baldani, ‘rei’, l’uno e l’altro, di non aver affiancato, ieri, un centinaio di ultras grigiorossi nel corteo di protesta contro i vertici della Cremonese «che da mesi non ci dicono a chi è stata venduta la società».

«Ragazzi, non si è presentato nessuno delle istituzioni. Dobbiamo essere inc..... Dal Comune solo parole. Siccome sindaco e vicesindaco si fanno belli, scrivendo articoli su La Provincia, ma qui non ci sono, da qui ce ne andiamo». Spalle rivolte alla Cattedrale, muso duro verso il palazzo del Comune, dalle 13.30 e per sei minuti, gli ultras, in numero inferiore rispetto alle attese, si sono fatti sentire in piazza del Duomo, tappa centrale del corteo che si era radunato, un’ora prima, sotto la curva sud (all’ingresso lo striscione-invito: «Tutti fuori a manifestare contro la società che fa vomitare») e che alle 13.20, con un insulto monocorde contro Rispoli, ha dato il via alla sfilata per le vie del centro, scortata dalle forze dell’ordine. In prima fila lo striscione ‘A difesa di un antico vessillo’, dietro il popolo degli ultras con il suo carico di slogan, sciarpe, magliette, stemmi dei club di appartenenza, bandiere grigiorosse, miste a quelle verdi della Regione Lombardia. Un popolo infiammato con il suo carico di birra e rabbia. Andata e ritorno allo Zini, dove alle 14.30, c’era il Pisa da battere. Anche stavolta, in casa è andata male (0-1, gol segnato al 26° del primo tempo da Edy Baggio, fratello del più noto Roberto Baggio). Via Brescia, porta Venezia, corso Matteotti, corso Mazzini, via Mercatello, largo Boccaccino, piazza del Duomo, via XX Settembre e di nuovo allo stadio. Chilometri di fischi e insulti contro i tre personaggi che avrebbero dovuto fare grande la Cremonese, ma siamo precipitati in C. «Ragazzi ricordiamoci di salutare sua eccellenza», grida lo speaker al megafono. Insulto per Triboldi. «Ragazzi, adesso li chiamiamo tutti». Insulti per Gualco e per Rispoli, a gran voce «perché ragazzi dobbiamo farci sentire». Un grazie a chi c’era e insulti ai tifosi che, nonostante gli appelli, ieri sono rimasti alla larga dal corteo: «Cremona siamo noi, solo noi, gli altri si meritano per 2000 anni Rispoli». Andata e ritorno allo Zini. Dopo il corteo, la partita: rabbia e amarezza. La sconfitta ha fatto precipitare la Cremonese al terz’ultimo posto della classifica e ha fatto restare incollata alle gradinate della curva sud una ventina di tifosi sconsolati. Sopra le loro teste uno striscione: «Istituzioni, adesso tocca a voi».

30 ottobre 2006

Ultras in prima linea

Il gruppo di tifosi 'Samurai Ultras Imperia 1982' ci ha inviato una lettera per denunciare una situazione che si è venuta a creare da qualche giorno nella città di Imperia. Circolano voci, infatti, secondo le quali la società protrebbe essere messa in fallimento, con l'eventuale fuga di giocatori. Questa la lettera inviataci dai tifosi nerazzurri:


“Da troppi giorni, in città, circolano voci preoccupanti circa l'U.S. Imperia 1923. E non sono affatto di buon auspicio. Sentiamo parlare di istanze di fallimento, giocatori fuori rosa, grande fuga, stagione a rischio ed altro. Sono soltanto malelingue o ci sono fondamenti di verità? E dire che ci sono persone che da oltre tre anni pongono dubbi sull'attuale dirigenza Nerazzurra, persone che hanno pagato e ancora pagano, sulla loro pelle, le conseguenze di una legittima contestazione.

‘Personaggi che hanno nel DNA la voglia di contestare e offendere pesantemente tutto e tutti. Una tifoseria che non ha nulla da invidiare agli hooligans inglesi, anzi, peggio... La loro contestazione? E' strumentale: dietro si nasconderebbe un'occulta regia... Non so chi possa essere il burattinaio che tira le fila. Persone non gradite, che non voglio più avere tra i piedi’.

“Quelle appena riportate sono solo alcune delle belle parole (tutte documentate sui quotidiani locali) spese da Gianfranco Montali per esaltare le nostre virtù’:.
Dal dicembre 1999, quando iniziò il momento difficile della gestione Cipolla, il buon nome dell'U.S. Imperia 1923 è stato infangato. La messa in mora, il fallimento, il disperato tentativo di salvataggio di Milo Durante, che è poi stato, in pratica, costretto a cedere la società nerazzurra a Bettino Piro che poi l'ha ceduta a Gianfranco Montali (anni prima si scambiarono il Savona): questa la breve cronistoria del declino della Nostra Società. In tutti questi anni lo stadio "Ciccione" ha visto un progressivo calo nelle presenze domenicali, il settore giovanile, un tempo frequentato da centinaia di ragazzi e linfa vitale della prima squadra, si è ridotto ai minimi termini. In tutti questi anni nessuno di coloro che avrebbero dovuto e potuto farlo, é intervenuto, nessuno ha cercato di impedire questo scempio, un omertoso e colpevole silenzio ha accompagnato questa caduta, con la sola eccezione di quei ragazzi e quelle ragazze che hanno urlato ovunque il loro dissenso. Ora che le nostre ragioni paiono concretizzarsi in maniera preoccupante, non siamo certo qui a chiedere le vostre scuse: non ci interessano. Quello che c'interessa, invece, è la sorte della nostra squadra. Vi chiediamo di ‘aiutarci ad aiutarla’, di far sentire la vostra voce, di parlarne con chi, come noi, ne ha a cuore le sorti e può fare qualcosa di concreto per traghettarla verso acque finalmente tranquille.
Per amore dell'U.S. Imperia 1923 lanciamo l'ennesimo disperato appello agli imprenditori, alle istituzioni ed ai politici locali, affinché, sinergicamente, cerchino di trovare la soluzione di questo annoso problema. Sappiamo che si tratta di una questione delicata e che le forze in gioco sono tante, ma chiediamo che venga risolta al più presto per salvaguardare l'U.S. Imperia 1923, patrimonio storico della nostra città. Noi offriamo tutta la collaborazione necessaria e tutto il nostro sostegno, a coloro che mostreranno la volontà di voler gestire in maniera seria l'U.S. Imperia 1923. Noi, e voi tutti, ne siamo certi, vogliamo tornare a girare per l'Italia per ribadire il nostro orgoglio di essere Imperiesi e tifosi Nerazzurri”.

Maledetta Primavera

(AGI) - Bari, 30 ott. - Era un calciatore del Bari "Primavera", il giovane ucciso ieri sera al quartiere San Paolo in un agguato nei pressi della sua abitazione. Giovanni Montani, 18 anni, nipote di uno degli esponenti storico della criminalita' organizzata del capoluogo, era incensurato e non avrebbe avuto legami con la malavita. Il ragazzo, attaccante della squadra biancorossa, era nella sua auto quando poco le 22 e' stato affiancato, all'incrocio fra via Perugia e viale Puglia, dai killer giunti forse a bordo di una moto e che hanno sparato almeno due colpi cal.9 colpendolo al torace e al gluteo.
Giovanni Montani ha perso il controllo della vettura, finendo contro il marciapiede di un giardinetto, ed e' stato subito trasportato al vicino ospedale "San Paolo" dove e' giunto ormai morto. Si ignora chi lo abbia soccorso, perche' il ragazzo e' stato abbandonato davanti il pronto soccorso. La polizia ha effettuato numerose perquisizioni nella nottata ed ascoltato alcune persone e familiari della vittima. Sul posto e' intervenuto il magistrato di turno, Marcello Quercia. Le indagini sono coordinate dalla squadra mobile.(AGI)

Tele-arresti

MANTOVA - Quattro arresti dopo gli incidenti accaduti ieri allo stadio di Treviso, durante la partita Treviso-Mantova. I fermati sono ultras, residenti a Mantova e Poggio Rusco. I tifosi sono stati riconosciuti grazie alle telecamere installate allo stadio e ritenuti responsabili degli incidenti accaduti in curva tra tifosi e poliziotti. Negli scontri sono rimasti feriti nove agenti. (Agr)

29 ottobre 2006

Senza biglietti

In 144 hanno raggiunto la stazione ferroviaria di Caserta per salire a bordo del treno proveniente da Salerno e diretto a Milano, e raggiungere quindi Bergamo dove il Napoli affronta oggi la formazione bergamasca dell'Albinoleffe. Ma soltanto 104 hanno proseguito il viaggio alla volta della Lombardia, gli altri, trovati dalla polizia privi del biglietto d'ingresso allo stadio, sono stati fermati, portati in Questura per l'identificazione e, poi, costretti, sempre in treno, a fare rientro a Napoli. Il treno diretto a Milano, la cui partenza era prevista per l'una e 57 minuti, ha lasciato la stazione di Caserta con oltre mezz'ora di ritardo. Non si sono verificati incidenti ma solo il disappunto di coloro che sono stati costretti a rinunciare alla trasferta. Il questore di Caserta, Mario Papa, proprio per il prevedibile arrivo di tifosi azzurri alla stazione di Caserta, diretti a Milano, aveva predisposto uno speciale servizio iniziato alle 20 di ieri sera e concluso alle cinque di stamani, al fine di evitare la partenza per Bergamo di sostenitori della formazione partenopea privi di biglietto d'ingresso allo stadio 'Atleti Azzurri d'Italia'

La Nord genoana è orfana

Circa 12 mesi fa si scioglieva, dopo oltre 30 anni di attività, la Fossa dei Leoni, storico gruppo Ultras al seguito del Milan. Leader della Curva Sud di San Siro, tra i più importanti gruppi italiani, la Fossa ha lasciato un vuoto importante, sia nel panorama del tifo rossonero che in quello nazionale. A distanza di un anno la storia sembra ripetersi. Con le dovute differenze, ovviamente, e con altri interpreti. Gradinata Nord dello stadio Marassi di Genova, cuore del tifo genoano: l’Ottavio Barbieri, gruppo traino della Nord, si è fatto da parte. Non si tratta di uno scioglimento, ma di una pausa di riflessione, come precisato dal direttivo dell’OB nel comunicato diffuso qualche settimana fa per notificare la decisione. Fatto sta che lo striscione del gruppo, in curva, non c’è più. E l’aria che si respira non è la stessa.

Una conseguenza prevedibile, tutto sommato. L’uscita di scena dell’OB ha lasciato un vuoto in un ruolo delicato, quale quello di guida della tifoseria rossoblu, davvero difficile da colmare. Prova tangibile del momento particolare che sta attraversando la Gradinata Nord è stata la prestazione offerta sugli spalti durante l’ultimo impegno casalingo del Grifone, quello contro il Cesena. Una gara palpitante, dal grande ritmo, travolgente per come si è sviluppato il match. La classica partita capace di trasformare il più tranquillo degli stadi in una bolgia, figuriamoci Marassi. La reazione del pubblico di fede rossoblu, invece, è stata soddisfacente solo a tratti, quando erano gli uomini di Gasperini, con le loro giocate, a trascinare i tifosi. Un incitamento al contrario, in pratica, fatto di boati spontanei ispirati dall’andamento del match (pochi) e di silenzi (tanti).

Un’atmosfera non da Marassi, non da Gradinata Nord. Calore e passione dei tifosi genoani non hanno bisogno di particolari descrizioni: sono tanto sconfinati quanto lo è la storia del Genoa. Ma anche per le grandi famiglie arrivano i momenti critici, frutto talvolta di scelte difficili, ponderate e, forse, inevitabili. Le curve, d’altronde, risultano essere specchio della nostra società che cambia continuamente, che corre veloce, assieme al tempo, lasciando per strada valori e principi da preservare. Proprio quei valori che rappresentano le fondamenta per tanti gruppi Ultras. L’Ottavio Barbieri, in tal senso, non faceva eccezione ed il vuoto lasciato in Nord, come detto, si fa sentire. Ci vorrà del tempo, probabilmente, per rivedere la Gradinata Nord che tutti conoscono, ma sulla bontà del risultato finale non sussistono dubbi. Parlavamo di principi, di valori: le grandi tifoserie, a prescindere dalle proprie componenti Ultras, possiedono per natura determinate caratteristiche. E nel DNA della Gradinata Nord certi valori non mancano di sicuro.

Sergio Chesi

Cragnotti moralista, un ossimoro

Slitta a lunedì la decisione del Tribunale del Riesame sull'istanza di scarcerazione presentata dai quattro capi-ultrà degli Irriducibili detenuti con l'accusa di tentata estorsione nell'ambito dell'inchiesta sulla scalata alla Lazio di Chinaglia. Il rinvio è stato deciso dai giudici della libertà in seguito ai nuovi elementi presentati dall'accusa. I Pm hanno infatti depositato presso il Tribunale del Riesame i verbali degli interrogatori del tecnico Delio Rossi, del calciatore Marco Ballotta, della presidente della Lazio femminile Elisabetta Cortani, della presidente del coordinamento Lazio club Teresa Iannacone e del dirigente Angelo Cragnotti. Tutti gli interrogati sono stati ascoltati come persone informate sui fatti ed avrebbero confermato il clima intimidatorio che si respirava a causa degli ultrà.

Angelo Cragnotti, nipote dell'ex patron Sergio Cragnotti e responsabile della biglietteria del club, avrebbe inoltre ammesso che dal 1996 al 2004 (anno in cui la società passò a Lotito) la Lazio avrebbe regalato circa 800 biglietti a partita al gruppo Irriducibili. Una dichiarazione che darebbe un nuovo impulso al filone d'inchiesta sugli intrecci economici tra società e ultrà che si sarebbero interrotti con l'arrivo di Lotito. Una frattura che sarebbe stata all'origine della contestazione, prima, e della tentata estorsione, successivamente, ai danni di Lotito.

28 ottobre 2006

Passerà alla Storia

"La decisione della Camera di Conciliazione e di Arbitrato del CONI non merita alcun commento da parte dell'A.C.Milan".

Forza Pierino, non mollare !

E' in gravi condizioni dopo un'operazione al femore destro Pietro Rava, unico superstite tra gli Azzurri che nel 1938 conquistarono il secondo alloro iridato. Rava, che può vantare anche un oro olimpico alle Olimpiadi di Berlino 1936, ha militato per anni nella Juventus, conquistando nel 1950 uno scudetto. Le sue condizioni sono stazionarie ma gravi: decisive le prossime 24-48 ore.

27 ottobre 2006

Povero George

BELFAST (Reuters) - La leggenda del calcio George Best apparirà su un milione di banconote che saranno emesse in Irlanda del nord il mese prossimo, per ricordare il primo anniversario della sua morte.

L'Ulster Bank ha annunciato oggi di voler emettere una banconota di cinque sterline a tiratura limitata un anno dopo la morte del calciatore per il collasso multiplo degli organi vitali.

Best sarà sulle banconote della sua Irlanda del nord e sulle strisce del Manchester United.

"Con questo progetto vogliamo assicurare che, nel celebrare questo calciatore leggendario, ci sia un tributo al calcio nell'Irlanda del nord e oltre", ha detto l'ad di Ulster Bank, Cormac McCarthy.

Best, che nel 2002 si era sottoposto ad un trapianto di fegato, è morto il 25 novembre 2005 a 59 anni dopo una vita da forte bevitore. Ha sofferto di infezioni e di una emorragia interna e aveva problemi renali e al fegato.

26 ottobre 2006

Hooligans

La federazione calcistica croata e quella inglese sono sotto la lente dell'Uefa per gli scontri nella gara di qualificazione agli Europei del 2008, disputata a Zagabria l'11 ottobre scorso.

L'indagine dell'Uefa si riferisce agli incidenti avvenuti dentro e fuori lo stadio, prima e durante il match vinto 2-0 dalla formazione di casa. In quella partita, considerata ad alto rischio proprio perché coinvolgeva due tra le tifoserie più aggressive d'Europa, erano stati arrestati più di 200 tifosi, di cui 187 erano croati e 31 inglesi.

L'episodio verrà esaminata dalla Commissione disciplinare della Uefa il 9 Novembre. Il rischio minore è quello di una multa, ma non sono esclusi provvedimenti più severi.

N.6 giovani. Quando i giornalisti scrivono come i carabinieri

A seguito dell’attività info-investigativa avviata dalla Questura per i noti scontri tra tifosi verificatisi durante l’incontro di calcio “Giulianova – Sambenedettese”, disputato il 15 ottobre u.s., sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria ai sensi della vigente normativa contro la violenza negli stadi n.6 giovani, di cui 4 tifosi del Giulianova e 2 tifosi della Sambenendettese.

Gli stessi, si sono responsabili di un violento lancio di sassi che avrebbe potuto portare a gravi conseguenze per l’incolumità dei presenti ed uno di essi anche di lesioni in danno di un Funzionario della Polizia di Stato, intervenuto per sedare i tafferugli.

Prosegue l’attività di individuazione di altri soggetti che sono riusciti a trasformare un’occasione di svago e di piacevole agonismo in guerriglia fra opposte fazioni.

Nei confronti dei suddetti, verranno conseguentemente emessi i noti provvedimenti interdittivi di accesso agli impianti dove si svolgono competizioni sportive.

25 ottobre 2006

Dilettanti al tafferuglio

Campi di calcio come trincee. Referti di gara come verbali delle forze dell´ordine. Benvenuti (si fa per dire) nell´inferno delle serie minori. Dove non c´è partita - o quasi - senza bollettino medico o denuncia alla magistratura. Sono bastate quattro giornate per riportare sotto i riflettori i soliti noti: quelli che il calcio è un gioco al massacro. Domenica scorsa gli ultimi episodi. Acquaviva, campionato di Promozione: un tifoso del Canosa, non ancora identificato, lancia un razzo che colpisce un giocatore in panchina, finito in ospedale con un´ustione alla schiena. E ancora: al termine di San Pancrazio-Casarano, nello stesso campionato, si scatena una rissa con danneggiamento di auto parcheggiate nei pressi dello stadio. Nella stessa domenica, a Monopoli, qualche serie più su, in C2, un sostenitore del Real Marcianise, Nunzio Notari, vent´anni, finisce in manette per aver accolto il gol degli avversari sfondando a calci e pugni la barriera di vetro che separava le due tifoserie.
Così va il calcio sui campi di provincia. Domeniche di passione. Praticamente bestiali. «Nei prossimi giorni ne parlerò con i questori: domenica scorsa la presenza delle forze dell´ordine sui campi di calcio era scarsissima», fa sapere Vito Tisci, presidente del comitato regionale della Lega nazionale dilettanti. La storia è vecchia. Una ragione in più per intervenire con decisione. C´è chi, come Filippo Melchiorre, capogruppo di An al Comune di Bari, chiede che se ne occupi il prefetto. Da ex arbitro, prima ancora che come esponente politico, Melchiorre ha scritto al prefetto di Bari, Carlo Schilardi, coordinatore degli altri prefetti pugliesi in materia di sicurezza. «Dopo quattro giornate di campionato - dice preoccupato Melchiorre - nei campi minori della Puglia vi sono stati episodi di violenza, in particolare nei confronti dei direttori di gara. È auspicabile un suo intervento anche nei confronti dei sindaci pugliesi». L´obiettivo è ottenere una maggiore presenza della polizia municipale, insieme con carabinieri e polizia.
Gli incidenti prima, durante e dopo le partite stanno diventando una costante. I più gravi in questa stagione si sono verificati al termine di Galatina-Virtus Casarano (con scontri fra le tifoserie e striscioni pubblicitari incendiati), Molfetta-Real Altamura e Tuturano-Struda (l´arbitro è stato colpito da un oggetto). L´episodio tto più grave, fino a questo momento, è legato ai sette arresti al termine di Acquaviva-Francavilla, qualche domenica fa, quando gli scontri fra le tifoserie provocarono l´interruzione della processione della Madonna del Buon cammino. «Facciamo il possibile per arginare il fenomeno - allarga le braccia il presidente Tisci - Da quando mi sono insediato, teniamo costantemente sotto controllo gli impianti sportivi. In alcuni casi, come a Novoli, Monterisi, Salice Salentino e Massafra, abbiamo revocato l´agibilità sportiva per mancanza dei requisiti minimi di sicurezza».
Il pugno di ferro della federazione non è servito a scoraggiare i violenti. Anche perché con 400 società, 19mila atleti, quattromila dirigenti, 800 tecnici e un migliaio di arbitri, per un totale di 300 partite ogni domenica, tenere sotto controllo il calcio dilettantistico è un´impresa titanica. «Qualche segnale l´abbiamo dato fin da subito - insiste Tisci -. Chi vince la Coppa disciplina non paga l´iscrizione al campionato. Promuoviamo corsi per tecnici e dirigenti per educarli ad accettare le decisioni arbitrali. Non esistono direttori di gara infallibili: l´arbitro più bravo è quello che sbaglia meno».

23 ottobre 2006

Onore a Valerio Marchi

INTERVISTA A VALERIO MARCHI

Differenza culturale del termine Ultrà Ultras.


Questa è una cosa che si è sviluppata soprattutto a Roma e che - secondo me - lascia il tempo che trova. Si mescolano due piani differenti tutti e due poco verificati nella realtà. Da una parte c’è quello che viene detto formalmente ovvero che il termine ultras sostituisce il termine ultrà nello stile e nel modo di tifare per cui l’ultrà rappresenterebbe il modello tradizionale di tifoso e cioè quello che conosciamo fin dagli anni Settanta e che è organizzato con i tamburi mentre l’ultras si ispirerebbe di più a un modello inglese. E’ con gli anni Ottanta e la nascita di una conoscenza più approfondita del ‘modello hooligans’ che si creerebbe una logica di differenza netta tra ultras e ultrà. Dall’altra parte c’è l’elemento politico:specialmente tra gente che allo stadio ci va poco si comincia a diffondere l’idea che gli ultras siano quelli che fanno riferimento a modelli di destra e ultrà coloro che hanno modelli di sinistra.
In realtà a Roma la differenza nasce e si caratterizza in seguito al dialetto della città; ultrà con l’accento è tipicamente romano e viene inventato nella capitale come espressione del Commando Ultrà Curva Sud. Io personalmente a livello terminologico non ho mai considerato questo un elemento di divisione perché concettualmente il termine ultrà usato dal Commando è una classica elisione della s ovvero un adattamento in romanesco di quello che è il termine originale e cioè ultras che viene dalla politologia franco spagnola e che intendeva con questo termine gli estremisti politici di stampo realistico e reazionario.

Anni d’oro della Curva Sud.


Dal 76 al grande scazzo per Manfredonia.

Stile inglese. Chi lo ha portato a Roma?


Alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta soprattutto c’è sempre stata un po’ di fascinazione per il modello inglese. Antonio Bongi era bilingue e ha portato lo stile all’inglese in Sud però queste rivendicazioni mi lasciano sempre un po’ perplesso perché queste sono storie che ognuno si legge come gli pare.

Holding the end o Take the end che dir si voglia…


In Italia non si è mai praticato molto perchè sarebbe stato abbastanza difficile anche se ci sono esempi eclatanti come quello di Livorno a Pisa. In realtà a Roma avviene soltanto una volta negli anni Settanta quando vengono espulsi i laziali dalla Curva Sud.

Secondo te è vero che in Sud c’è un 50 % di ragazzi di sinistra e un 50% di ragazzi di destra?


Le mele e le pere non si sommano mai. Non ha senso -secondo me- cercare tentare di fare una logica del genere in una massa di 24 mila persone. Se andiamo a vedere le istanze elettorali tra gli ultras probabilmente troviamo le stesse dimensioni che troviamo nei giovani della società. Tendenzialmente la Curva della Roma da come si manifesta sembrerebbe oggi come oggi con una maggioranza di destra nei gruppi ultrà che in questo momento sono più attivi e più appariscenti e una maggioranza di sinistra nell’intero popolo della Curva. Esempio se è vero come è vero che tutta la Curva canta “Chi non canta è della Lazio” su Bella ciao, tante discriminanti anti sinistra non ci sono.

Politiche di controllo e militarizzazione delle curve.


Come in tutte le teorie di controllo di piazza viene colpito soprattutto colui che è meno organizzato.
La logica romana è quella di uno stadio super blindato infatti gli scontri tra romanisti e laziali negli ultimi anni sono riconducibili soltanto alla tribuna Tevere.
La militarizzazione delle curve è un trend che va avanti ormai da tempo. Io ho sempre parlato di un laboratorio pubblico di repressione nel senso che lo stadio viene strumentalizzato come un precedente per far passare nella società possibili politiche di piazza e strumenti di repressione che altrimenti sarebbe difficile giustificare. quello che viene fatto nello stadio oggi ce lo ritroveremo nella società di domani basta pensare al meccanismo delle riprese di massa dei partecipanti che dallo stadio ce lo siamo ritrovato in piazza a Napoli e a Genova.

Gli stadi come teatri…


In Inghilterra con gli stadi che diventano dei teatri la cultura ultrà si sposta in scenari differenti che sono i parcheggi. Probabilmente in Italia potrebbe succedere la stessa cosa. La cultura ultrà è una cultura conflittuale che applica l’ideale ribelle a un concetto ludico ma effettivamente quando i livelli di repressione diventano improbabili da gestire possono anche scoraggiare certi atteggiamenti nel senso che non è che c’è una carica tale da poter rischiare l’ergastolo.. il dato di fatto è che la polizia potrebbe eliminare il problema e far scomparire la cultura ultrà in qualsiasi momento volesse e se non lo fa è perché l’ultrà è funzionale a mantenere alto lo spettacolo anche a livello televisivo. La polizia vorrebbe normalizzare l’ultrà e non è in grado quindi il problema non è tanto l’eliminazione quanto l’educazione.

La cacciata del Commando.


In quel periodo il commando ultrà aveva difficoltà nella gestione del tifo nel senso che da un lato non riusciva a condurre la Curva e dall’altro era condizionato dal fatto che c’erano sempre più gruppi che vedevano nel commando stesso una forma un po’ antica di fare tifo.
Il cambio di guardia non è stato indolore e ha creato una frattura. Coloro che hanno preso il posto del commando negli anni si sono dimostrati non in grado di farlo e questo dimostra che le cosiddette ingegnerie di curva non funzionano quasi mai .quella del 12 settembre è stata un’operazione studiata a tavolino dai rappresentanti di alcuni gruppi; c’è una specie di patronato sull’operazione che si colora di nero per il tipo di partecipanti e inevitabilmente viene vista in maniera abbastanza diffidente dal resto della Curva. Quello che non è piaciuto sono state soprattutto le forme e il modo in cui è avvenuto quello che è avvenuto e quindi i primi tempi ci sono dei problemi nel senso che il gruppo guida viene fischiato e non viene seguito. da allora a oggi gli ASRU che sostituiscono il Commando non è che diano grande prova di sé né come direzione del tifo né come altro tant’è che oggi i due gruppi che tirano di più nei cori ( nonostante che non siano messi centralmente sul muretto ) sono i Fedayn e il commando ultrà che continua in ogni caso a essere in qualche modo presente e se lancia i cori viene seguito. Un altro elemento importante è che ultimamente si accenna un ritorno ai cori tradizionali del Commando Ultrà e la curva sembra sempre più richiamarsi a quello che è il periodo d’oro della Sud.

Si può dire che con il cambio di guardia del 12 settembre si è passati da un tifo spontaneo a un tifo istituzionalizzato?


La Curva della Roma è sempre stata molto frammentata e costituita da più gruppi anche ai tempi del Commando e non penso che allora il tifo fosse molto più spontaneo di adesso.

Sicofanti


Chi frequenta certi eventi sportivi in Australia potrà avvertire anonimamente le autorità del comportamento di qualche tifoso troppo vivace. Già succede nel Regno Unito
Canberra (Australia) - La lega del Cricket australiano sembra essere sul punto di introdurre un metodo anti-violenza a garanzia del pubblico che interviene alle partite di quello che nel paese è uno sport popolare molto apprezzato.
Si tratta sostanzialmente di una hot-line raggiungibile via SMS con cui qualunque spettatore può avvertire le autorità che sorvegliano gli incontri del comportamento violento dei tifosi che ha intorno a sé senza che però questi se ne rendano conto, per non rischiare successive rappresaglie. L'SMS deve indicare quali violenze stanno avendo luogo e in quale punto dello stadio.

Una volta ricevuto l'SMS le forze dell'ordine, grazie alle telecamere a circuito chiuso, possono inquadrare l'area interessata e verificare immediatamente la sussistenza o meno di un problema di ordine pubblico o sicurezza delle persone. L'idea della Lega australiana è di integrare il nuovo sistema dalla prossima stagione di campionato, pubblicando sui cartelloni e board elettronici ad ogni partita il numero della hot line.
L'idea non è però australiana: viene già applicata, a quanto pare con successo, nel Regno Unito, in particolare negli stadi dedicati al calcio.

Scusate la spocchia. In Atene il sicofante era un accusatore di professione. Il termine, spregiativo, designava quei cittadini che sostenevano accuse a scopo di lucro. Questa attività rappresentava la degenerazione di una norma del diritto attico che consentiva a qualsiasi cittadino di accusare i delinquenti. Ai sicofanti veniva concessa una percentuale sugli introiti che lo stato recuperava grazie alle loro accuse. In pratica erano spioni, delatori, trombette prezzolate che avvilivano la "democrazia" ateniese e la rendevano drammaticamente vicina alla nostra, nella quale la massima espressione della partecipazione democratica è diventato un sms all'Isola dei Famosi.
Mala tempora currunt. Tempi di merda.

22 ottobre 2006

Tutti a lezione da questi Ultras, per favore

Gli ultras della Curva Sud, covo del tifo beneventano, hanno diramato un comunicato stampa in cui analizzano la situazione attuale che si è creata all’interno della curva, chiarendo alcuni aspetti.

Dicono basta ad alcuni atteggiamenti che hanno riscontrato negli ultimi tempi: “Gli ultras – si legge nella nota - ormai stanchi di ricevere offese e continue delusioni da coloro che ogni domenica si recano al Santa Colomba in Curva Sud, informano che se nel breve tempo non ci sarà evoluzione nell’atteggiamento ormai assunto e radicato da coloro che si vantano di amare i colori giallorossi, si allontaneranno dalla Curva Sud, per spostarsi in un altro settore lasciandola senza tifo”.

In particolare, gli ultras chiedono che non si deve “pensare che bisogna vincere solo in campo
(noi vogliamo vincere anche sugli spalti). Basta applaudire l’avversario quando il Benevento gioca male. Basta fare polemica prima del 95’. Basta con il lancio di oggetti sul terreno di gioco”. Sono queste alcune amare riflessioni di quanti si sentono visti dagli altri come “ladri o dei drogati quando vendiamo materiale ultras”.

“Se date un contributo alla curva – proseguono gli ultras – sappiate che gli introiti servono a finanziare coreografie e agevolare trasferte lontane a quelle persone che voi chiamate eroi e che tante volte spendono l’intera paga settimanale per andare a sostenere la nostra squadra”.

21 ottobre 2006

Arrivano gli ultras o i taliban di Mullah Omar?

La questura di Livorno ha predisposto il dispositivo di sicurezza per il derby Livorno-Siena. Saranno circa 1500 i senesi che domenica andranno in trasferta. Il derby e' temuto per la rivalita' tra le due tifoserie, anche se nelle partite delle precedenti stagioni non vi sono mai stati incidenti. I tifosi senesi saranno presi in consegna al casello autostradale e alla stazione ferroviaria e scortati fino al settore ospiti dello stadio.

19 ottobre 2006

Faq Daspo ( nel senso di domande frequenti )

Domande frequenti sul DASPO

Domanda: Le forze dell'ordine mi hanno fermato e poi identificato, posso andare allo stadio?

Risposta: Si, fino a quando non viene notificato il provvedimento DASPO (la diffida), si può andare allo stadio. ATTENZIONE!! Il provvedimento DASPO è diverso dal FOGLIO DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO , il quale non è altro che una comunicazione che vi informa dell'imminente arrivo della diffida (in base alla legge sulla trasparenza amministrativa).

Domanda: Cosa posso fare contro l'obbligo di andare a firmare al Commissariato durante le partite?

Risposta: Si ricorda il comma 2 della L. 401/89:
2. Alle persone alle quali è notificato il divieto di cui al comma 1, il questore può prescrivere di comparire personalmente nell'ufficio o comando di polizia competente per il luogo di residenza, o in quello specificamente indicato, in orario compreso nel periodo di tempo in cui si svolgono le competizioni per le quali opera il divieto di cui al comma 1 (3/cost).
3. La prescrizione di cui al comma 2 ha effetto a decorrere dalla prima competizione successiva alla notifica all'interessato ed è comunicata al procuratore della Repubblica presso la pretura del circondario in cui ha sede l'ufficio di questura. Il pubblico ministero, ove ritenga sussistenti i presupposti di cui al presente articolo, entro quarantotto ore dalla notifica del provvedimento, ne chiede la convalida al giudice per le indagini preliminari presso la pretura circondariale. La prescrizione cessa di avere efficacia se la convalida non è disposta nelle quarantotto ore successive .
4. Contro l'ordinanza di convalida è proponibile il ricorso per Cassazione. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza.”

Quindi:

a) la Questura dice al P.M.: valuta se ci sono i presupposti per l'obbligo di firma. Il P.M. ha 48 ore di tempo ma può decidere anche prima.
b) se il P.M. ritiene che ci siano i presupposti (in realtà non controlla mai nulla, è tutto un gioco di passacarte e passatimbri) allora manda le carte al G.I.P. il quale nelle 48 ore successive (ma può decidere anche prima, anzi nel 90% dei casi è così) convalida o non convalida (il che non accade mai in quanto neanche apre il fascicolo) l'obbligo della firma. La cosa più importante che quindi deve essere verificata è quindi se la convalida del G.I.P. è intervenuta entro le 96 ore da quando il fascicolo è pervenuto al P.M.
Se avviene dopo le 96 ore, l'obbligo della firma cade (ma non la diffida, attenzione!). Vale a dire che non potete andare allo stadio ma non dovete andare al commissariato a firmare.
Come fate a controllare? Semplice, anche la convalida vi verrà notificata, quindi guardate quando ciò è avvenuto, contando le ore!
Comunque dal momento in cui vi consegnano la diffida, avete anche voi 48 ore di tempo per presentare memorie o deduzioni al Giudice per le Indagini Preliminari., ma è difficilissimo, per ragioni burocratiche, riuscire a farlo, in quanto tutti i giudici di cui sopra sono quelli di turno e a volte è difficile anche per gli avvocati trovarli.
Ma se ce la fate, vi conviene dare subito la vostra versione dei fatti al G.I.P. e se siete fortunati potrebbe accadere che il G.I.P. non convalidi la diffida (difficilissimo).

Tutto-Daspo !

http://www.studiolegalecontucci.it/daspo.html

Contestare è ufficialmente reato

«C'ERA una contestazione in atto nei confronti della presidenza, ma non c'è stata, né da parte mia né da parte del gruppo degli Irriducibili, alcuna violenza o minaccia contro Lotito». In due ore circa di interrogatorio di garanzia, davanti al gip Guglielmo Muntoni, Fabrizio Toffolo, capo ultrà della Lazio, finito in carcere venerdì nell'ambito dell'inchiesta sulla tentata scalata alla società biancoceleste e sulla tentata estorsione ai danni del patron affinché cedesse il club, ha spiegato, assistito dagli avvocati Francesco Gianzi e Marco Marronaro, episodio per episodio, di essere estraneo ai fatti. L'indagato ha sostenuto di non aver appoggiato in particolare alcuna operazione riguardante la Lazio, ma di essersi limitato, assieme al suo gruppo, a contestare la presidenza perché ritenuta inadeguata; della vicenda dell'acquisto della società non avrebbe avuto una conoscenza diretta. Toffolo ha detto, inoltre, di aver avuto rapporti con alcuni degli indagati, compreso Giorgio Chinaglia. «In realtà, i fatti addebitati non possono integrare l'estorsione - ha commentato l'avvocato Gianzi - perché mancano gli elementi costitutivi della violenza o della minaccia». Anche gli ultrà Yuri Alviti e Fabrizio Piscitelli hanno negato di essere stati gli autori di messaggi o striscioni con minacce contro Lotito. «Le telefonate intercettate più significative per la procura - ha spiegato l'avvocato Marronaro - sono relative al periodo marzo-maggio 2006, mentre le minacce a Lotito erano di settembre-ottobre 2005. Gli indagati hanno chiarito come le conversazioni contestate si riferissero ad argomenti che non avevano alcuna attinenza con la vicenda Lotito». I tifosi hanno precisato di aver appoggiato inizialmente Lotito nel confronto con Tulli perché speravano che potesse riportare la Lazio ad alti livelli, come ai tempi del presidente Cragnotti che, riuscendo a trascinare allo stadio 60-70mila spettatori, determinava di conseguenza vantaggi economici anche per i supporter. Dopo circa due mesi dal suo ingresso, però, gli Irriducibili compresero che le promesse di Lotito erano vane e che gli unici soldi che avrebbe voluto spendere erano quelli destinati alla costruzione di uno stadio e di palazzi sulla Tiberina su terreni inedificabili, ricevendo, tuttavia, il no del Comune. Gli ultrà hanno smentito, inoltre, la tesi della procura secondo cui avrebbero ricevuto maggiori privilegi durante la gestione Cragnotti. Per i tifosi, la contestazione contro Lotito sarebbe cominciata ancor prima dell'arrivo di Chinaglia nei cui confronti avevano fiducia perché è un simbolo nella Lazio. «Io ero solo il portavoce di Chinaglia, non sono mai stato messo al corrente di quelle che erano le sue reali intenzioni». Giuseppe Bellantonio, 61 anni, finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta sul tentativo di scalata alla SS Lazio, ha spiegato così al gip il suo ruolo nella vicenda. «Il mio cliente - dice l'avvocato Antonio Jezzi - ha chiarito completamente la sua posizione». Bellantonio ha respinto ogni addebito dipingendosi come semplice esecutore degli ordini dati da Chinaglia.

Tele-Daspo

Marcianise – Un giovane tifoso di 24 anni, del quale non e' stata resa nota l'identita', e' stato arrestato dagli agenti del commissariato di Marcianise e della Digos della Questura, per porto e lancio di materiale esplodente. Nel corso dell'incontro, Marcianise - Cassino, valevole per il campionato di serie C2, disputatosi domenica pomeriggio allo stadio 'Progreditur', nella cittadina casertana, l'indagato, con altri ultra' laziali, avrebbe lanciato alcune bombe carta sul terreno di gioco. Alla individuazione del giovane tifoso, gli investigatori della Questura di Caserta, sono arrivati attraverso alcune immagini visionate dopo l'incontro.
Proseguono intanto, le indagini per accertare l'identita' degli altri ultra'. Gia' due settimane fa, la Polizia scientifica del commissariato di Marcianise, era riuscita a estrapolare i fotogrammi giusti per arrestare alcuni tifosi del Benevento, protagonisti di un lancio di oggetti contro le forze di polizia. Il risultato dell'indagine aveva consentito alla polizia di poter emettere un provvedimento di divieto di ingresso negli stadi (Daspo) nei confronti di tre ultra' beneventani. I tre sono stati anche denunciati alla magistratura.
In una nota del commissariato di Marcinanise viene riconosciuta di 'grande importanza l'installazione Di un impianto di videosorveglianza all'interno dello stadio, per il quale, il questore Mario Papa, ha richiesto un ulteriore potenziamento sia per l'interno che per l'esterno della struttura'.

18 ottobre 2006

L'Olimpico si ribella agli ultrà

ROMA. Il primo tentativo (riuscito) di ribellione va in scena quando al fischio d'inizio mancano cinque minuti. Peruzzi (in verde) e Claudio Lotito (in completo marrone) si scambiano doni e complimenti (al portierone va una medaglia d'oro per le 202 gare in biancoceleste, record per chi sta fra i pali) e l'Olimpico si spacca: la curva Nord, fedele ai quattro capi degli Irriducibili in prigione, fischia e inveisce contro Lotito, dalla Tribuna Monte Mario, dalla Tevere e dalla curva Sud piovono applausi (liberatori) all'indirizzo del presidente laziale e cori «buffoni, buffoni» verso il cuore del tifo biancoceleste.

«Fino a quando non li liberano non tifiamo», è la risposta degli ultrà agli arresti di venerdì mattina della Digos per estorsione di quattro appartenenti al direttivo del gruppo leader della curva Nord. Così, al centro del settore ecco spuntare un lungo striscione «Colpevoli di amare la Lazio» con la scritta «Irriducibili» capovolta: tutto intorno, ragazzi e ragazze seduti. Le intercettazioni che, per gli investigatori, avrebbero smascherato un patto fra il «Gruppo Chinaglia» e i capi degli ultrà per costringere Lotito a cedere la società da una posizione di debolezza dopo minacce e tentativi di aggressione, non cambiano gli atteggiamenti di una curva che si schiera compatta a difesa dei suoi leader.

Ma, le 107 pagine dell'ordinanza del gip Guglielmo Muntori hanno l'immediato effetto di capovolgere un Olimpico per la prima volta mai così unito nel voler prendere le distanze dagli ultrà. La rivoluzione della maggioranza silenziosa va avanti a strappi, ma convinta: Lotito guarda, annota e il suo umore cambia. La poltrona in tribuna d'onore è sempre la stessa, accanto c'è Daniela Fini, tutto intorno un tifo diverso. La Nord è muta (il nome di Chinaglia non viene mai urlato), l'Olimpico prova a trascinare Oddo dal dischetto dopo appena 7’ minuti (il difensore sbaglierà dopo 14 esecuzioni dagli undici metri senza sbavature) e una Lazio che gioca bene, ma non sfonda per colpa della mira sbagliata là davanti mentre il Cagliari si dimostra ancora lontano interprete del progetto Giampaolo.

La sfida finisce in parità (0-0) e nel caos per colpa di un errore dell'arbitro De Marco in pieno recupero: il fischietto vede da rosso un'entrata di Bizera su Mauri e manda (ingiustamente) negli spogliatoi il cagliaritano scatenando la rissa. Verrà espulso anche Conti che, uscendo, provoca i tifosi laziali toccandosi le parti basse e, poco dopo, Oddo per insulti all'assistente. La Nord è restata in silenzio dopo i fischi a Lotito durante il prologo mentre lo stadio si accendeva ad intermittenza. Oggi, per i quattro ultras arrestati ci saranno gli interrogatori di garanzia in carcere. «Spero li liberino presto», così Paolo Di Canio dai microfoni di Quelli che...il calcio.

16 ottobre 2006

Quando i giornalisti diventano inquisitori

Questo articolo è un mirabile esempio di giornalismo.
Lo dico senza ironia : la signorina che lo firma riesce a decifrare persino le smorfie degli inquirenti e a scriverne un articolo.
Che ai corsi di giornalismo insegnassero anche la divinazione,noi non lo sapevamo ancora.



Una questione di tifo da stadio. Nonostante le indagini su «Calciopoli» si siano svolte perlopiù altrove, infatti, adesso è a Milano che si torna a parlare di calcio, seppure sotto un profilo molto più becero. Purtroppo, messe da parte le intercettazioni, siamo passati direttamente ai fatti di sangue. Chi l'avrebbe mai detto che per scoprire il movente di due brutte aggressioni avvenute a quattro giorni di distanza l'una dall'altra e nella stessa zona della città gli inquirenti dovessero indagare nel giro degli ultras bianconeri? Eppure è proprio così che è andata. La squadra mobile ha fermato venerdì sera due uomini accusati di essere i responsabili di due tentati omicidi - risultati poi collegati - avvenuti rispettivamente le sere del 6 ottobre in piazza Morbegno (nei dintorni di viale Monza, tra Pasteur e Rovereto, ndr) e del 10 ottobre in via Russo (sempre viale Monza, ma stavolta dall'altro lato, in zona Turro) davanti a una caffetteria che è sede ufficiale e quartier generale dei Viking, uno dei gruppi ultras della Juventus.

Si è scoperto così che le due vittime - Maurizio M., 42 anni, ferito da due colpi d'arma da fuoco all'addome, e Antonio G., un 41enne che dall'aggressione di via Russo ha riportato 21 fratture - si trovavano assieme al momento della prima aggressione. E attualmente sono ancora uniti, seppure nella malasorte: sono infatti entrambi ancora ricoverati in ospedale e in prognosi riservata.
Le due persone fermate per le le loro aggressioni sono state rintracciate dalla polizia grazie a un casco da moto rinvenuto dopo i fatti di via Russo.
Si tratta di Loris G., e Pasquale R. e anche loro hanno molte cose in comune. Entrambi 33enni e nati a Milano, infatti, i due soggetti sono già noti alle forze dell'ordine. Il primo, che sta beneficiando dell'indulto, era stato in carcere (e in carrozzella) dopo la famigerata sparatoria avvenuta nel 1998 tra due bande rivali della Barona e del Corvetto, in via Faenza. Come ultrà, a fine settembre aveva inoltre ricevuto dal questore di Torino un divieto di accesso allo stadio. Pasquale R., che ha precedenti per ricettazione e piccoli furti, è invece un tossicodipendente appena uscito dalla comunità ed è legato a una famiglia dell'ndrangheta inserita nel traffico di stupefacenti perchè altri non è che il figlio di uno dei maggiori boss di questa storica «famiglia».
E in tutto questo che cosa c'entrano la Juventus, i Viking, il calcio e il tifo da stadio (quello peggiore, s'intende)? I poliziotti al momento fanno ancora i misteriosi e spiegano la vicenda a spanne, ma dalla loro ricostruzione emerge fin troppo chiaramente che i due tentati omicidi sarebbero legati a qualche tensione interna all'ambiente dei Viking.
«Il movente è ancora da chiarire e le indagini sono tuttora in corso» glissano gli investigatori. Tuttavia se chiediamo agli inquirenti se i due uomini che sono all'ospedale rischiano di morire per discussioni tra tifosi legate al tema Moggi e retrocessioni, loro abbassano lo sguardo ma non negano.

Mistero buffo in Serbia

Trentasette tifosi arrestati per aver insultato un giocatore di colore durante una partita del massimo campionato di calcio in Serbia. E' successo ieri sera quando i tifosi del Vozdovac, durante la gara con il Borac, hanno insultato Mike Tamvanyeri, giocatore originario dello Zimbabwe. Dopo una notte in carcere, 29 persone sono state rilasciate mentre altre 8 sono rimaste agli arresti perche' devono rispondere dell'accusa di aver "diffuso odio razzista durante un evento sportivo".
La parte buffa di questa brutta vicenda è che,a trascinare in carcere questi ragazzi, sono i politici serbi che hanno a loro volta trascinato la Jugoslavia nel baratro della pulizia etnica dal 1992 ad oggi,disintegrando lo Stato unitario e riducendolo a bantustan l'un contro l'altro armato. Con quale diritto e con quale autorevolezza questi politicanti invochino l'anti-razzismo resta un mistero. Buffo.
V.A.

Miracoli di Lapo

TORINO. Lapo e John
Elkann sono i punti di riferimento della curva bianconera che anche in
questo momento di serie B segue la Juventus con lo stesso entusiuasmo di
un tempo. Gli ultrà, nella trasferta iniziale di Rimini, contestarono la
nuova dirigenza con striscioni pesanti per il modo, molliccio, con cui
sono stati affrontati gli argomenti più scottanti. Tutti speravano che la
società ricorresse al Tar per far valere le proprie idee e combattere, con
grinta e determinazione, contro le ingiustizie. Una lotta che non c’è mai
stata e che ha fatto indispettire la frangia più calorosa del tifo
bianconero. Poi, invece, la svolta e la decisione di sposare la linea di
condotta dei nuovi dirigenti. Perché? « Perché Lapo e suo fratello John ci
hanno garantito che i funzionari predisposti a rappresentare la Juventus
sono persone per bene che porteranno avanti un programma ambizioso » .
Parla Fabio, il nuovo portavoce della curva Sud, e lo fa a nome di tutti i
gruppi che popolano la gradinata juventina: « Ci fidiamo di Lapo e di suo
fratello John. Hanno garantito per Cobolli e Blanc e noi crediamo a quanto
ci è stato assicurato. Per questo abbiamo interrotto la nostra
contestazione e per questo ci stringiamo, più compatti che mai, attorno
alla squadra e ai nuovi dirigenti. Oltretutto i fratelli Elkann non hanno
nessuna intenzione di vendere le azioni della Juventus e i programmi per
il futuro sono ambiziosi al massimo. Assieme ci toglieremo quelle
soddisfazioni che ci sono state ingiustamente portate via da verdetti poco
cre­dibili. Vi dirò di più. Ci siamo impegnati in un progetto interessante
che ci è stato suggerito dallo stesso Lapo. Vogliamo portare in curva
famiglie intere e disabili. Sì, proprio loro che hanno il diritto di
seguire le partite della Juventus in mezzo a chi vive giorno e notte per
la Juventus. Vorremo invitare le associazioni che si occupano di chi dalla
vita non ha ricevuto neppure un sorriso. I nostri responsabili Dino e
Giacomo metteranno a disposizione dei meno fortunati un servizio d’ordine
all’altezza della situazione. Presto avremo un incontro con i dirigenti
della società per far decollare il progetto: se tutto andrà bene, prima di
Natale il nostro sogno si trasformerà in certezza. Il primo anello della
curva potrà servire ad accogliere le persone meno fortunate di noi » . Gli
ultrà della Ju­ve, dunque, dopo mesi di silenzio e striscioni contro gli
attuali dirigenti hanno deciso di non contestare l’operato del presidente
Giovanni Cobolli Gigli e dell’amministratore delegato Jean Claude Blanc.
Perché qualcuno ha garantito.
(Tuttosport)

15 ottobre 2006

Il calcio è cosa loro


ROMA - E' illegale la diffusione gratuita dei link delle partite di calcio sulle quali Sky vanta un diritto di esclusiva. Lo ha stabilito la corte di Cassazione che ha disposto un nuovo processo nei confronti di due milanesi indagati per avere "illecitamente diffuso e trasmesso via internet eventi sportivi" rispetto ai quali Sky vantava, appunto, l'esclusiva.

Al centro della vicenda, nata da una denuncia di Sky, il sequestro preventivo disposto d'urgenza dal pubblico ministero di due siti web, attraverso i quali, secondo la tesi accusatoria, "erano stati illecitamente diffusi e trasmessi via internet eventi sportivi (partite di campionato di calcio italiano) rispetto ai quali Sky vantava un diritto di esclusiva", una prassi, sempre secondo l'accusa, che viola la legge 633/1941 sulla protezione del diritto d'autore. Il gip, però, non aveva convalidato il sequestro e il pm si era visto respingere il proprio appello contro tale decisione dal tribunale milanese: tale condotta, secondo il giudice, non poteva essere punita penalmente in quanto "posteriore alla immissione in rete delle opere protette".

Il tribunale aveva, infatti, accertato che mediante una normale connessione via internet un numero imprecisato di utenti riuscisse a vedere le partite trasmesse da Sky, ma "ciò era consentito non attraverso l'elusione delle misure tecnologiche predisposte dalla società, ma perché le partite erano immesse in rete da alcune emittenti cinesi che avevano acquistato da Sky il diritto di trasmetterle localmente". Secondo il tribunale gli indagati (un 30enne e un 23enne proprietari dei due siti), "avevano facilitato l'accesso a tale prodotto con la diffusione di informazioni e la predisposizione di un link che permetteva il collegamento diretto ai server cinesi" e quindi "si erano limitati a diffondere in via telematica un prodotto che già altri avevano immesso e la condotta di agevolazione alla consultazione dei siti avveniva in un momento successivo al perfezionamento del reato".

La Suprema corte, invece, ha accolto il ricorso del pm: per gli ermellini della terza sezione penale "è innegabile - si legge nella sentenza 33945 - che gli attuali indagati hanno agevolato attraverso un sistema di guida online la connessione e facilitato la sincronizzazione con l'evento sportivo: senza l'attività degli indagati, non ci sarebbe stata, o si sarebbe verificata in misura minore, la diffusione delle opere tutelate. I giudici di piazza Cavour, spiegano che le informazioni sul link e sulle modalità per la visione delle partite in Italia, "per raggiungere il loro obiettivo, devono essere inoltrate agli utenti in epoca antecedente alla immissione delle trasmissioni in via telematica; tale rilievo, se puntuale in fatto, comporta come conseguenza che, in base alle generali norme sul concorso nel reato, gli indagati, pur non avendo compiuto l'azione tipica, hanno posto in essere una condotta consapevole avente efficienza causale sulla lesione del bene tutelato".

E la Cassazione conclude che "l'attività costitutiva del concorso, può essere individuata in qualsiasi comportamento che fornisca apprezzabile contributo alla ideazione, organizzazione ed esecuzione del reato. Non è necessario un previo accordo diretto alla causazione dell'evento, ben potendo il concorso esplicarsi in una condotta estemporanea, sopravvenuta a sostegno dell'azione di terzi anche alla insaputa degli altri agenti".

14 ottobre 2006

Chiassoso silenzio

COMUNICATO

In seguito agli arresti di questa mattina che hanno colpito quattro
esponenti del gruppo esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza
umana ai nostri quattro amici.
Ribadiamo la più totale estraneità dei ragazzi ai fatti contestati, primo
caso in Italia in cui una contestazione verso la dirigenza porta a degli
arresti.
In attesa che si chiarisca velocemente la vicenda, la curva rimarrà in
silenzio fino alla loro liberazione.

COLPEVOLI DI AMARE LA LAZIO


IRRIDUCIBILI LAZIO

Solidarietà agli Ultras laziali


Non è la prima volta che si costruiscono teoremi giudiziari contro gli Ultras ma,in questo caso,ci si spinge oltre le colonne d'Ercole del buon senso.
Accusare vecchi ultras di aggiotaggio è un affronto al senso del ridicolo,se pensiamo a quello che la giustizia non ha mai fatto contro i veri padroni del vapore che hanno annegato il calcio italiano in uno stagno melmoso. L'inchiesta Lotito-Mezzaroma langue in qualche cassetto,il Milan rivendica lo Scudetto degli onesti,gli ultras in carcere per qualche intercettazione neanche un pò imbarazzante e il Presidente maccheronico gongolante.
Intercettazioni come quelle della scorsa estate,spezzoni di conversazioni private che non raccontano nulla offerte alla stampa senza alcun rispetto per la privacy, dimenticando che anche per gli ultras esiste la presunzione di innocenza fino a prova contraria.
Quando le intercettazioni mortificano il nemico,allora va tutto bene,fino a che non ci tocca da vicino sperimentarne l'atrocità forcaiola di uno strumento investigativo crudele e abusato.
Agli ultras arrestati tutta la mia solidarietà.
A tutti gli ultras vittime della repressione e del calcio moderno,
NON MOLLARE MAI!

Dalla repressione alla persecuzione : LIBERTA' PER GLI ULTRAS !

Estorsione ed aggiotaggio. Con queste accuse il nucleo valutario della guardia di finanza ha eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare. Colpito da ordinanza anche l'ex bandiera della Lazio Giorgio Chinaglia, attualmente all' estero.

Si tratta dell'inchiesta della procura della Repubblica di Roma sulla scalata alla societa' sportiva Lazio, mediata nei mesi scorsi proprio da Chinaglia che aveva parlato di un interessamento di un gruppo ungherese. Tra le persone colpite da ordinanza anche quattro irriducibili della Lazio, Fabrizio Toffolo, Juri Alviti, Fabrizio Piscitelli e Paolo Arcivieri.

Tra i destinatari di ordinanza di custodia cautelare vi sono anche Guido Di Cosimo, Giuseppe Bellantonio e un cittadino di origine ungherese Zoltan Slivas. Questi ultimi sono accusati di estorsione ed aggiotaggio. La nona ordinanza di custodia è stata emessa nei confronti di Enrico Bruno che deve rispondere soltanto di aggiotaggio informativo. L'operazione è stata eseguita dai militari del nucleo valutario della Guardia di finanza di Roma e dalla Digos di Roma che ha ricostruito, con un lungo lavoro investigativo, la vicenda legata alle estorsioni che sarebbero state compiute ai danni del presidente della Lazio Claudio Lotito.

Quest'ultimo, sotto scorta da mesi, ha denunciato nei mesi scorsi alla procura della Repubblica di aver subito minacce ed intimidazioni. Nell'ordinanza di custodia cautelare, di oltre 100 pagine, il Gip ripercorre, oltre all'aspetto che riguarda l'estorsione, tutta la vicenda della 'scalata' che nei mesi scorsi un non meglio precisato gruppo finanziario ungherese intendeva porre in essere per rilevare il pacchetto azionario dell' S.S. Lazio. Mediatore di questa operazione finanziaria fu l'ex bandiera biancoceleste Giorgio Chinaglia.

11 ottobre 2006

No avvocato, no party !

Pierfrancesco Villani, 27 anni, ultrà piacentino accusato del tentativo di lancio di oggetti contro gli autobus che stavano trasportando tifosi mantovani è stato assolto. Il giudice Gianandrea Bussi ha accolto la richiesta presentata ieri in aula dall'avvocato Stefano Lavelli che rappresenta il tifoso. Secondo il difensore le testimonianze raccolte dalla polizia nelle ore successive ai fatti avvenuti nel settembre del 2005 non sono utilizzabili nel processo. Questo perché, come ha sostenuto davanti al magistrato «sono stati raccolti dalle forze dell'ordine senza la necessaria presenza di un legale». Il pubblico ministero Maurizio Boselli ha invece concluso la sua requisitoria con la richiesta di condanna del tifoso a tre mesi di reclusione. Il giudice ha successivamente accolto le tesi del difensore e assolto l'imputato perché le prove raccolte a suo carico non sono state sufficienti.
In effetti senza potersi avvalere di quegli atti - ha spiegato a margine dell'udienza il pubblico ministero - il processo ha perso di significato.
Villani doveva rispondere del tentativo di lancio di oggetti contro un pullman di tifosi del Mantova nella zona di via Ottobono. L'episodio era scaturito da un'aggressione in cui erano incappati una decina di tifosi biancorossi nella notte fra il 7 e l'8 agosto del 2005 all'area di servizio autostradale "Cantagallo". In quella circostanza i supporter biancorossi che tornavano da una trasferta a Lucca si erano imbattuti nei tifosi mantovani, a loro volta di ritorno da una trasferta a Grosseto. I mantovani avrebbero improvvisamente attaccato i piacentini.
Secondo la polizia gli ultrà biancorossi avrebbero organizzato una risposta in occasione della partita piacentina del Mantova. In alcuni sacchi erano stati trovati bastoni, un tubo di ferro, pezzi di metallo, cubetti di porfido e bottiglie di vetro.

10 ottobre 2006

Gratteri, il super-poliziotto gandhiano che diffida gli ultras

da Liberazione del 16 luglio 2005

G8, ieri "pezzo da 90" alla Diaz, domani questore a Bari
di Cecchino Antonini

Da imputato per la "mattanza cilena" della scuola Diaz - era il più alto in grado quella notte a Genova - a questore di Bari prima ancora di sapere come andrà a finire il processo genovese dove deve rispondere di falso e abuso d'ufficio. Un bel salto, e in soli quattro anni, per Francesco Gratteri, all'epoca del G8, direttore dello Sco, il servizio centrale operativo della polizia, superinvestigatori creati da De Gennaro.

Gratteri al G8 era la "testa" delle squadre mobili e degli uffici di prevenzione crimine nonché supporto per gli uomini delle digos. Il pomeriggio del 20 è lui che ordina l'operazione alla scuola Klee dove furono arrestati 23 cobas con l'accusa di essere un'inesistente associazione sovversiva di black bloc. Sempre lui, il 20 e il 21 luglio spedisce pattuglioni a caccia di dimostranti sospetti sparpagliati in città. Alla Diaz sarà il più alto in grado se si esclude il prefetto che si dileguerà all'arrivo della stampa. Insomma era nella manciata di dirigenti che gestirono il sanguinoso blitz nel dormitorio del Genoa social forum e nell'edificio di fronte (dove furono distrutti e trafugati i computer del legali e dove il peggio fu evitato dalla presenza deterrente, in quei corridoi, di un'europarlamentare di Rifondazione, Luisa Morgantini). Nell'altra scuola, dove dormiva un centinaio di manifestanti, sfollati dal nubifragio del giovedì notte, oltre cento agenti di diverse specialità della ps - irriconoscibili da caschi, occhialoni e fazzoletti sul viso - fecero in tempo a sfondare le porte, massacrare 62 persone sorprese nel sonno, poi deportarle in massa nel carcere provvisorio di Bolzaneto dove li aspettavano altre torture fisiche e psicologiche.

Fuori, a bloccare la strada a parlamentari e avvocati, c'era niente meno che l'allora braccio destro di De Gennaro, il dottor Sgalla. La procura di Genova scoprirà che non era la ´normale perquisizioneª che diceva quel portavoce e che i 93 arresti di ospiti della Diaz erano illegittimi. Un faticoso processo si sta occupando di quei pestaggi (commessi perlopiù da parte di agenti di basso rango restati ignoti) e dei depistaggi da parte dei comandanti, che mai avrebbero collaborato con la magistratura per consentire una seria indagine sugli autori materiali del cumulo di violenze. I gradi alti, alla Diaz, avrebbero firmato verbali falsi per avallare gli arresti illegali e coperto la fabbricazione di false prove (due molotov furono portate apposta dalla questura per simulare un bottino di guerra inesistente e un agente si sarebbe squarciato da solo la giubba a coltellate e perfino la sassaiola con le volanti, motivo dell'intervento, si sarebbe rivelata una invenzione).

Intanto le carriere dei protagonisti di quella notte - che per Amnesty International fu la più grande violazione dei diritti umani e civili in Occidente dalla fine della seconda guerra mondiale - sono letteralmente schizzate verso l'alto. Gratteri, qualche tempo dopo Genova, andò a guidare, come vice, quell'antiterrorismo che fu dello scomparso Arnaldo La Barbera, che a Genova presiedette i due vertici che pianificarono la Diaz e il cui vice, Giovanni Luperi (imputato anche lui ma promosso da tempo alla direzione del servizio informazioni generali della polizia di prevenzione) era tra i "pezzi da 90" davanti la scuola.

Voci di corridoio sempre più insistenti, una sorta di "Radio Viminale" clandestina, danno per certa la nuova promozione per il giovanissimo dirigente generale, considerato pupillo di De Gennaro. Il valzer di poltrone sarebbe questione di pochi, pochissimi giorni. Con un po' di sinistro tempismo il dipartimento di Pubblica sicurezza potrebbe addirittura firmare la promozione di Gratteri a questore di Bari proprio nell'anniversario delle giornate genovesi. Gratteri ci arriva con la meritata fama di grande poliziotto antimafia, fu lui a svelare i retroscena della strage di Via D'Amelio. Un carnet che si sarebbe arricchito con gli scalpi delle nuove Br, sgominate dalla sua Ucigos dopo gli omicidi D'Antona e Biagi. Non gli sarebbe potuta andare meglio, dicono nell'ambiente: con quel grado e da una città come Bari si esce da prefetto. Ma la macchia genovese non può essere considerata un dettaglio per chi dovrà governare l'ordine pubblico di una importante metropoli di frontiera. Senza verità e giustizia, lo scollamento tra polizie e società civile non si rimarginerà mai.

Anche il suo vice di allora, Gilberto Calderozzi, che alla Diaz firmò montagne di verbali, non può lamentarsi se dovesse essere confermata la voce che lo riguarda. Starebbe infatti per salire lui ai vertici dello Sco, sebbene per ora solo come reggente in attesa di prendere i gradi da questore per i quali è necessario un anno di corso. A Genova, nel 2001, Calderozzi operò in zona rossa da dove diresse telefonicamente il blitz contro i cobas della Paul Klee e da dove uscì per prendere parte ai pattuglioni. Sarà lui a consigliare a Gratteri di appiccicare l'aggravante (inesistente come avrebbero detto i giudici) di associazione sovversiva ai i 93 arrestati alla Diaz.

Le indiscrezioni sulle due ennesime promozioni giungono a un mese dall'incoronazione di altri due protagonisti della Diaz, uno è Vincenzo Canterini, divenuto Dirigente superiore, l'altro è il neo Primo dirigente, Alessandro Canterini. Il primo era il capo della celere romana e a Genova guidava il VII nucleo sperimentale antisommossa, braccio violentissimo dell'irruzione alla Diaz con l'ausilio di uomini in borghese e in divisa atlantica. Un reparto nato e morto senza grandi formalità, costituito ad hoc per Genova. In alcune interviste dopo i fatti cercherà di sottrarsi al ruolo di capro espiatorio, invocando lui stesso un'inchiesta parlamentare e facendo capire che quella notte ´la catena di comando era fatta di papaveroni (gli uomini di De Gennaro nel gergo di Canterini, ndr) in contatto con Roma prima durante e dopo. Ora, secondo il capogruppo Prc al Senato, Gigi Malabarba, Canterini può sentirsi finalmente risarcito: ´Sembra quasi che la polizia premi i peggioriª, scrive Malabarba, firmatario pochi giorni fa, con altri 50 senatori dell'Unione, di un'interpellanza che chiede lumi a Pisanu sui criteri per l'avanzamento in carriera.

L'altro neo-dirigente è quel bell'uomo con la polo filmato in una strada di Genova mentre prendeva la rincorsa per scalciare un minorenne di Ostia, già bello pesto, tenuto fermo dai soliti 3-4 agenti travisati. Tutto ciò gli ha fruttato una nomination per concorso in lesioni aggravate, falso ideologico e calunnia. Ma il nome del dottor Perugini, che era il vicecapo della digos genovese, figura anche nell'elenco degli imputati per Bolzaneto tra i 44 tra agenti, carabinieri, medici e guardie carcerarie accusati di abusi, violenze e lesione variamente aggravati "per aver commesso il fatto su persone in condizioni di minorata difesa".

A colpi di Daspo

BARI - Il questore di Bari, Francesco Grattieri, ha disposto il divieto di partecipazione ad eventi sportivi, per cinque «ultras» del Barletta Calcio, due dei quali già arrestati il 2 ottobre scorso con le accuse di resistenza a pubblici ufficiali e danneggiamento aggravato. Al termine dell’incontro con la squadra del Brindisi, scoppiarono tafferugli all’esterno dello stadio di Barletta, e in quella occasione le forze dell’ordine identificarono numerose persone.
Ai cinque tifosi, di età fra i 21 e 35 anni, il questore ha imposto il divieto di partecipazione anche ad eventi sportivi all’estero.

6 ottobre 2006

Miliardari senza amor di Patria

MILANO, 4 ottobre 2006 - Qualcosa si è definitivamente rotto nel rapporto tra i grandi campioni e le loro nazionali. I Mondiali e gli Europei sono i punti più alti di un percorso disegnato come le montagne russe: nelle discese ardite, prima delle risalite, i grossi nomi si tirano indietro e tendono a sparire. Qualcuno, annusando l’aria, gioca semplicemente d’anticipo anche per evitare di fare la stessa fine di David Beckham: da icona e capitano a scarto della nuova Inghilterra. Esattamente come Raul con la Spagna.
Nello spazio di un giorno tutto può cambiare. L’epidemia sta dilagando. Non è solo questione di età. Pesano diversi fattori: dalla stanchezza personale alle pressioni eccessive, dalle diverse disposizioni tattiche ai cattivi rapporti con i vari citì. Ciascuno ha la sua storia, in bilico tra motivazioni e scuse. Francesco Totti, per dire: ha deciso di non rispondere più alle chiamate azzurre dopo essere diventato campione del mondo. Donadoni bussa, lui nicchia: niente da fare prima del 2007, il capitano della Roma dice di volersi prendere ancora tempo per guarire completamente dall’infortunio alla caviglia.
Oppure c’è Juan Roman Riquelme: via dalla Albiceleste per non aggravare le condizioni di salute della madre, stressata dalla montagna di critiche rovesciate da stampa e tifosi sul fuoriclasse del Villarreal dopo il Mondiale tedesco. L’accanimento della critica ha spinto verso l’"outing" anche il cileno David Pizarro. Secondo il centrocampista della Roma, la stampa del suo Paese voleva vederlo fare l’impossibile: battere i corner e tirare in porta, simultaneamente.
La lista continua ad allungarsi. Allontanato dal ritiro della Svezia, per un’uscita notturna prima della sfida col Liechtenstein, Zlatan Ibrahimovic ha risposto picche al selezionatore che l’ha richiamato. Nei giorni scorsi, il portiere milanista Dida, dopo 91 partite con la Seleçao, ha fatto sapere a Dunga che basta così: almeno per ora. E Mark van Bommel, erede di Ballack nel Bayern, ha sbattuto la porta in faccia a Van Basten, dopo essere stato convocato per le sfide con Bulgaria e Albania (7 e 11 ottobre). "Siamo troppo diversi", ha detto l’ex blaugrana, alleandosi con Ruud van Nistelrooy altro campione in rotta col citì. Finché ci sarà Van Basten loro non tornano. Siamo al gioco della torre. Il tempo e i risultati decideranno su questo braccio di ferro, ma conviene riflettere sulla tendenza generale.
Il caso di Zidane, Figo e Nedved – ritirati dopo l’Euro 2004 e tornati sulla scena per il Mondiale 2006 – aveva cominciato a disegnare il nuovo trend. Ora la strada è spianata. Evidentemente, nel calcio sempre più affollato di questi anni, le nazionali stanno perdendo valore: costano fatica, figuracce e infortuni senza restituire abbastanza soldi a tante star già sazie e già milionarie.
Alessandro de Calò

Quando gli ultras fanno ridere

ROMA - Messaggi affidati allo spray e a un pezzo di stoffa. Molti artigianali, alcuni accurati. Tutti espressione della fantasia di chi, a dispetto di pay tv o simili, continua testardamente ad affollare le gradinate degli stadi di calcio. A, B o serie minori, non conta. L'importante è che il messaggio arrivi a segno. Dopo essere stati "nobilitati" dalle telecamere di Striscia la notizia, gli striscioni più originali concorreranno alla seconda edizione del premio "Sandro Ciotti" che verrà assegnato domenica prossima a Montalto di Castro in provincia di Viterbo. Un'iniziativa voluta dalla Fondazione Solidarietà & Cultura che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole "incoraggiare e rilanciare la creatività e l'allegria all'interno degli stadi".

La giuria che dovrà decidere il vincitore (a cui sarà consegnato un premio in denaro destinato a finanziare un progetto nel sociale), è composta da alcuni tra i più noti nomi del mondo del calcio, del giornalismo sportivo, della politica e dello spettacolo: da Maurizio Costanzo a Gianni Rivera, da Bruno Pizzul a Walter Veltroni.

E scorrendo le foto in gara, c'è da sorridere. Gettonatissimo Moggi a cui i tifosi dell'Inter suggeriscono "i pizzini" usati dai mafiosi come metodo per non essere intercettato. Ed ancora: "Moggi chiama i miei professori per cambiarmi la pagella". Mentre gli ultrà della Roma ironizzano sulla "triade": "Per un calcio pulito, Moggi arbitro, Giraudo designatore e Capello guardalinee".

Botta e risposta a Milano tra milanisti e interisti. Con i primi che sfottono i cugini per l'eliminazione dello scorso anno in Europa ("Villareal..izzi i nostri sogni"), e con i secondi che prendono di mira l'aspetto fisico di Gattuso. Poi ci sono i messaggi d'amore, o quasi. Come quello che un'anonima tifosa livornese lancia a Galante: "Te la darei all'istante". O come quello di una tifosa bianconera: "Con Del Piero orgasmo bianconero". Alcuni invece toccano le corde del cordoglio e della tenerezza. Stavolta sono parmensi e doriani che danno l'ultimo addio al piccolo Tommaso, il bambino assassinato dopo essere stato rapito.

Ed ancora chi cita Celentano e dice che "Il Cesena è rock, il Bologna è lento". Infine un messaggio a Berlusconi: "Silvio, non vinci neanche se arbitra Fede". In pratica una sfilata di ironia, goliardia. Senza nessuna offesa. Come sarebbe piaciuto a Sandro Ciotti.

3 ottobre 2006

Minchia, ho comprato Centofanti


E' vero,ognuno di noi l'ha fatto.
A denunciarlo era un simpatico e baffuto sardo intervistato questa sera da Ballarò,la trasmissione di RaiTre condotta Da Giovanni Floris.
Succede in Italia che ognuno di noi paghi in bolletta Enel un paio di euro per finanziare fantomatiche fonti "rinnovabili e assimilate" e che questi soldini finiscano anche in un meccanismo infernale,chiamato Cip6,di cui beneficia soprattutto la Saras,grande impresa petrolifera della famiglia Moratti la quale,ben lungi dall'utilizzare il denaro per le energie rinnovabili,li utilizza per bruciare le scorie delle sue raffinerie. A nostre spese! Niente male per l'onesto Moratti.
L'economista presente in studio aggiunge che il Cip6 è stato sostenuto dal governo Berlusconi nei cinque anni della scora legislatura,particolare inquietante che lascia sospettare inciuci indicibili ma maledettamente evidenti.
Quello di cui mi vergogno di più è pensare di aver contribuito con la mia bolletta Enel ad acquistare Centofanti. No,mi dispiace,questo è davvero troppo.

Zeman,istigatore all'odio

Zeman non si diverte se non può prendere la Juve a calci in culo.
Argomento della contesa il rinvio della partita contro il Brescia
fissata per domenica pomeriggio e spostata a data da destinarsi per via
dell'impegno in nazionale di molti giocatori bianconeri. "Le regole o valgono per
tutti o non valgono per nessuno - ha detto il tecnico del Lecce al Corriere
dello Sport - A parte il fatto che in serie B si è sempre giocato (il
Brescia aveva dei nazionali in organico), perché si è detto che è un altro
campionato rispetto alla serie A, le regole debbono essere uguali per
tutti.
Oltretutto, non è un discorso di numero di giocatori impegnati,
perché, se a me ne levano uno che realizza tre reti a partita, è come levarne sei
ad un'altra squadra".

Solo per la cronaca:

1. Zeman ce l'ha con il Brescia a cui,dopo l'esonero dell'ottimo Maran,promise la promozione in A con un filotto di 10 vittorie. Il Brescia finì lo scorso campionato con un filotto di discrete figure di merda;
2. Zeman sa che,dopo l'exploit dell'affaire TimTribù,la Juve rischia di essere riabilitata dalla pari disonestà altrui. Roba da far esplodere il fegato già minato dalla vodka;
3. Zeman ha chiesto il rinivo della prossima partita del Lecce perchè la sua squadra concede alle nazionali due giocatori. Due.La Juve sei o più.

In un mondo migliore uno come lui andrebbe denunciato per istigazione all'odio.

L'INTERcettatore è tra noi

Ieri nella gradinata superiore della curva Sud dello stadio Sant'Elia, c'erano assiepati qualche centinaio di spettatori sardi che non tifavano per il Cagliari bensì per l'Inter. E questo potrebbe anche essere un segnale positivo.
Molto bene. Dunque, succede che dopo pochi minuti dal fischio d'inizio dell'arbitro Messina,la curva Nord cagliaritana inizi a chiamare gli interisti dall'altra parte dell'impianto. Il resto del Sant'Elia rimane in silenzio. Cosa sta succedendo? Semplice: i sardi della curva Nord salutano con il poco onorevole aggettivo di «bastardi», i compaesani della curva Sud che si sono presentati con le bandierine nerazzurre e tifano Inter. Il fatto in sé non sarebbe poi così eclatante se al termine del coro poco onorevole della Sud, lo stadio e la tribuna in particolare, non partissero con un lungo e caloroso applauso di consenso.

2 ottobre 2006

Pubblicità progresso


MENTALITA' ULTRAS® STREETWEAR nasce nel novembre 1995. Nel 1996 in collaborazione con MATCH MUSIC TELEVISION vengono realizzati 12 servizi sulla cultura ultras, con interviste a leader dei gruppi e immagini delle curve durante le partite in cui siamo stati ospiti.Questa collaborazione ci ha permesso, oltre che di girare l'Italia con la benzina sempre pagata, di conoscere delle realtà sorprendenti, di incontrare gruppi storici della scena Ultras italiana (Brigate Gialloblu Verona, Vigilantes Vicenza, Vecchi Orsi Genoa, Collettivo Autonomo Viola, Official Supporters Piacenza, Commandos Tigre Milan, Fossa dei Leoni Fortitudo Bologna, Ultras Unione VM, Sanitarium Cremona, Boys San Inter, Nord Kaos Udine, UBS, BNA, Viking Juve, Drughi, Mods e Granata Korps Toro) e di allacciare rapporti basati sul rispetto reciproco con ragazzi di curve e città diverse. Dal 1996 al 1999, prima dell'avvento dell'era internet, vengono stampati 11 numeri della fanzine “MU RULES” distribuita in tutta Europa.Grazie alla felpa ninja CHEEKY BOY, MENTALITA' ULTRAS entra a far parte della cultura di chi vive gli spalti con stile e determinazione, in Italia come in Europa. Gli articoli MENTALITA' ULTRAS vengono venduti esclusivamente on-line e in selezionati Rivenditori Autorizzati che hanno un rapporto diretto con MU CREW e vivono la propria esperienza ultras.

Disordine pubblico

di info@sorrentocalcio. ; Fonte: sorrentocalcio.com
IL SORRENTO CALCIO
visto il provvedimento del Prefetto con cui si ordina la disputa della gara Sorrento-Nocerina a porte chiuse
esprime
viva preoccupazione per una decisione che appare assolutamente immotivata visto gli ottimi rapporti esistenti tra le tifoserie delle due squadre;
precisa
di aver provveduto secondo i tempi e i modi previsti dai regolamenti sportivi ad inviare 500 biglietti all' A.G. Nocerina 1910 a disposizione dei tifosi ospiti;
dichiara
di aver rassicurato i responsabili dell'ordine pubblico locale circa la correttezza dei rapporti tra le due Società e le due tifoserie;
informa
che sono stati vanificati gli sforzi economici fatti dalla Società per mettere in sicurezza l'impianto del Campo Italia e per creare una struttura assolutamente idonea ad ospitare grandi eventi;
DENUNCIA
questo ennesimo tentativo di allontanare il calcio dalla penisola sorrentina con decisioni e fughe dalle responsabilità che nulla hanno a che vedere con lo sport, con la tradizionale ospitalità della penisola sorrentina, con gli sforzi fatti per assicurare alla penisola sorrentina uno spettacolo calcistico degno delle grandi tradizioni di questa terra.
I legali rappresentanti del Sorrento Calcio comunicano la loro irrevocabile decisione di considerare chiuso il ciclo che tanti successi ha regalato alla città e alla penisola sorrentina e la decisione, pur mantenendo fede agli impegni presi per il campionato in corso, di abbandonare il calcio.
I legali rappresentanti del Sorrento Calcio ringraziano i tifosi per aver dimostrato anche in questa occasione un grande attaccamento ai colori sociali.
Sorrento, 29 settembre 2006
I Presidenti Antonino Castellano e Franco Gigli

Scontri olimpici

ANSA) - ROMA, 1 OTT - Tre tifosi del Torino sono stati denunciati dalla polizia per l'aggressione a due giovani sostenitori della Lazio ieri sera. Altri tre sono stati denunciati per gli incidenti scoppiati nel dopo-partita, quando un centinaio di ultras granata in assetto da guerriglia e' stato disperso dalle forze dell'ordine poco lontano dallo stadio. Il numero delle denunce, tuttavia, potrebbe aumentare dopo che la Digos avra' ultimato la visione dei filmati girati all'esterno dell'Olimpico.