28 settembre 2006

Isole a confronto

PALERMO - Tensione a Palermo alla vigilia della partita di Coppa Uefa tra i rosanero e il West Ham, in programma giovedì sera. Le due tifoserie si sono scontrate in piazza Olivella, nel centro storico della città, dove un centinaio di inglesi hanno lanciato bottiglie di vetro contro i sostenitori del Palermo. Immediato l'intervento di polizia e carabinieri. Solo dopo le 2 di notte la situazione è tornata alla normalità. Il bilancio è di sei feriti e 21 arresti. Sono oltre duemila i sostenitori del West Ham sono arrivati a Palermo, con voli charter provenienti dall'Inghilterra. La Questura ha predisposto per giovedì sera un imponente servizio d'ordine attorno allo stadio Barbera, con l'impiego di 500 agenti.
FERIMENTI E ARRESTI - Ventuno hooligans inglesi sono stati arrestati dalla polizia con le accuse di rissa aggravata, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento di beni dello Stato. Due agenti di polizia, tre supporter britannici e un giovane palermitano sono rimasti feriti; contusi altri quattro palermitani. I tafferugli hanno coinvolto circa 200 tifosi del West Ham e sono scoppiati in un pub per una scazzottata tra inglesi. È intervenuta la polizia e quattro tifosi britannici sono stati condotti in ufficio per essere interrogati. Uno di loro ha dovuto ricorrere alle cure dei medici. Poi decine di altri hooligans hanno scatenato una scorribanda furiosa nella zona, lanciando bottiglie e colpendo gli uomini delle forze dell'ordine.
SCONFITTI ALL'ANDATA - Il West Ham era stato sconfitto a Londra nella partita di andata. In quell'occasione i tifosi inglesi avevano indossato magliette che ironizzavano sulla mafia e i palermitani gli hanno reso pan per focaccia, accogliendoli con due striscioni di «benvenuto nella meravigliosa terra della mafia» collocati nei presso del campo sportivo dove avrebbe dovuto allenarsi la squadra londinese. La seduta di preparazione era stata annullata.

Giù le mani dal nostro pallone!

ZURIGO - Quella del 9 luglio scorso potrebbe essere stata l'ultima finale di un mondiale decisa ai calci di rigore. Il presidente della Fifa, Sepp Blatter, ha infatti annunciato l'intenzione di abolire l'epilogo dal dischetto per rimpiazzarlo con una ripetizione della gara o con una graduale diminuzione dei giocatori in campo nei supplementari e il golden gol. "Abbiamo ancora quattro anni, quindi c'e' tempo", ha spiegato Blatter parlando davanti alla Camera di commercio di Zurigo. "Una finale e' passione, arrivare ai supplementari e' pathos, ma quando si decide ai rigori e' una tragedia", ha detto il numero uno della Fifa. "Il calcio - ha aggiunto - e' sport di squadra, ma nei rigori non c'e' la squadra, c'e' l'individuo". (Agr)

Libri in faccia




Venerdì 6 Ottobre alle ore 21 a Chivasso (To), presso la sala del consiglio comunale (p.zza Municipio), nell' ambito della rassegna
"Incontra un Libro, incontra un Autore"
promossa dal Centro Paolo Otelli, si terrà la presentazione del libro:

"Un calcio in faccia.
Storie di adolescenti Ultras"
di Vincenzo ABBATANTUONO.
Edizioni La Meridiana.

Parteciperanno oltre all' Autore:

Darwin PASTORIN,direttore redazione sport La7
Maurizio VERMIGLIO,caporedattore La Nuova Periferia.
Moderatore:
Renato DUTTO, giornalista, del Centro Otelli.

- Ingresso libero -





27 settembre 2006

Adesso basta

di Marco Di Mauro

Adesso Basta, due parole, una frase, un pensiero arrivato probabilmente in ritardo per quel che già è accaduto, ma in tempo per ciò che potrebbe ancora accadere, se tutti insieme diremo queste due parole, questa frase, questo pensiero, ad alta, altissima voce: “Adesso Basta”.

Adesso basta, già l’anno scorso siamo stati costretti a pagare con chilometri di autostrada e di lontananza le intemperanze del solito manipolo di delinquenti in sciarpa e maglietta rossazzurra ma con il cuore ed il cervello vuoto, del tutto sgombro da quegli ideali che fanno di una persona qualunque un vero tifoso, allo stadio come nella vita di ogni giorno.

Tanti pagarono per pochissimi, i tifosi pagarono per i delinquenti, si andò a Reggio Calabria, si perse, non solo, si verificarono per l’ennesima volta episodi violenti: lancio di fumogeni, seggiolini divelti e scagliati oltre le recinzioni come bottiglie ed oggetti tra i più vari e contundenti. Si disse basta, allora, non lo si disse con abbastanza forza, non lo si disse, forse, alle persone giuste, o almeno, non a tutte.

Adesso basta, perché è sempre stato così qua a Catania, una settimana di attenzione, tanto risalto mediatico e poi, scientificamente, ecco tornare il silenzio più assoluto, in attesa solo del ripetersi della meraviglia, dello stupore, già visto, già sofferto, prematuramente, colpevolmente dimenticato, magari con una risata sopra, da tanti, troppi, per non dire tutti.

Reggere le apparenze dinnanzi alle telecamere, ai “notes” della stampa, agli occhi dell’opinione pubblica, una settimana, e si ritorna punto e daccapo, con tacito e complice assenso della massa, informe ed invertebrata, il “quieto vivere” che ci imponiamo nel nulla fare perché nulla ci accada, finché il destino non bussa alla nostra porta di casa, e ci ricorda quanto ignavi siamo, e siamo stati.

Mille volte sono accaduti episodi di violenza fuori e dentro il Massimino, e nulla è cambiato, rispetto al passato, perché oggi si possa dire, con serietà e coscienza, “non succederà mai più nulla di simile”. Cosa vogliamo fare? Chiudere gli occhi finché qualcuno non ci lascerà la vita sugli spalti? E non pensiamo sempre a questo qualcuno come qualcun altro, pensiamo alle persone a noi più vicine, perché spesso, e per molti, la vita umana ha valore solo se accompagnata da legami sanguigni. Una settimana, e tutto tacerà, se non grideremo, forte, tutti noi, noi tifosi: ”Adesso basta”.

Gridarlo. Perché è del tutto inconcepibile permettere a chiunque di entrare in un settore come la Curva Nord (ma questi episodi di verificano anche in tribuna B ed in Curva Sud), senza abbonamento o biglietto, un comportamento, una condotta che nel più morbido dei giudizi verrebbe tacciata di favoreggiamento colposo a quelli che sono stati, Sabato scorso, episodi di violenza oscena ed intollerabile.

Nessun controllo all’entrata, in barba al decreto Pisanu, ai tifosi che hanno pagato l’abbonamento col sudore di un’estate , all’incolumità degli stessi e delle forze dell’ordine. Ma allora chi si abbona è fesso? E l’anno prossimo, perché dovrebbe abbonarsi?

Adesso Basta. I Controlli all’entrata ci siano, davvero, e vengano gestiti da una società che non recluti i propri inservienti nell’interland catanese, perché se “essere amico” non vuol dire “essere abbonato”, fino ad oggi queste “investiture” valgono parimenti l’entrata allo stadio, l’abbonato paga, l’amico no, ci mancherebbe, dove sta l’amicizia sennò..

Adesso basta. Perché non è giusto che per colpa di pochi delinquenti le Televisioni dipingano addosso a noi, tifoseria sana, a noi città onesta, lo stereotipo dei violenti, dei mafiosi, quello stesso malcostume che arrivati in A c’eravamo ripromessi di combattere a spada tratta, al fianco di una società intenzionata a rivalutare l’immagine della Sicilia. Ma scenari “Credevo di essere in Libano”, non aiutano di certo il turismo, né riusciranno a piegare alla reale coscienza dei fatti, quei luoghi comuni pieni di apparenza e superficialità che media propugnano come verità e conoscenza profonda.

Non dobbiamo attaccare i media, “professori” gretti ed iniqui, dobbiamo correggere noi stessi, e nel noi stessi c’è anche il tizio accanto a noi che picchia un poliziotto, o lancia una pietra, mentre noi , invece, voltiamo lo sguardo. Giuda! E c’è da vergognarsi, profondamente, perché in quel momento mettiamo la nostra faccia, la nostra firma, il nostro silenzio, a tutta quella spazzatura che ci viene lanciata addosso quotidianamente dai mezzi d’informazione nazionali.

Vogliamo veramente vederci equiparati ed uniformati ai delinquenti che mettono in pericolo la nostra vita? Vogliamo veramente far finta di nulla ancora una volta? Vogliamo veramente vedere gli occhi preoccupati di un figlio, di una figlia, di una madre, di un padre, di un marito, dire “Stai Attento” ogni volta che usciamo di casa in direzione stadio? E parliamo di gare in casa...

Sta a noi, uscire da questo muro di silenzio, dire “Adesso Basta”, e che la società si decida a parlare con i gruppi organizzati, e che i gruppi organizzati si decidano ad essere leader non solo nel lanciare i cori, ma anche e soprattutto nel mettere un freno a questi “cani sciolti”, perché solo i gruppi organizzati possono arginare questa piaga che colpisce anche la loro stessa immagine, oltre quella di una città, di una società, di una squadra di calcio. Lo Monaco ha detto “li andrei a prendere uno ad uno”... non aggiungo altro.

Fare il teppista non è essere ultras, l’Ultras non è l’uomo incappucciato con una spranga in mano, è una persona che fa della fede rossazzurra la propria ragione di vita, ed ultras non si è né per moda né per fama, chi è ultras sa di esserlo, stop, non ha bisogno di farlo sapere per esserlo, non ha bisogno di bastonare nessuno solo per farsi vedere, “ehi sono qui”, farsi additare: “Ultras”, ma non l’Ultras vero, l’Ultras dei media, sinonimo non di tifoso, ma di violento.

Credo che nessun tifoso e/o ultras che abbia a cuore il Catania possa resistere all’immagine di un qualsiasi individuo (ancora più infame perché si spaccia da fratello tifoso) che sbatta a terra la maglia rossazzurra, la infanghi, la irrida, e vada via, impunito, peggio, protetto dalla massa inerte che gli sta intorno, la stessa che lo accusa, solo a posteriori.

Quella stessa maglia, ricordatelo, sbattuta, calpestata, infangata, irrisa, giorno e notte, in giro per l’Italia la devi indossare tu, tifoso, la dobbiamo indossare noi, tifosi. Consentireste ad un giuda di sputare su quello per cui hai pianto, sudato, gioito, e sperato una vita, sull’immagine che gli altri hanno di te, sul tuo onore? Adesso Basta!

26 settembre 2006

Un gol per Paolo

Brescia - Un gol strepitoso, un'esultanza che gli ha procurato gli sfottò di tutto lo spogliaoio (per quant'era brutta). Daniele Mannini è stato senza dubbio il protagonista assoluto della vittoria del Brescia nel derby del Bentegodi contro l'Hellas Verona.

"Questa vittoria è tutta per Paolo e per i nostri ultras che ci danno sempre una mano - ha detto Mannini al giornale Brescia Oggi dedicando la vittoria all'ultras Paolo, ritornato allo stadio dopo un lungo calvario - Vogliamo riuscire a creare intorno alla squadra un po’ più di entusiasmo di quello che c’è in questo momento.

Il bruttissimo tuffo per esultare? Faccio una promessa: se mai mi capiterà di segnare ancora, non festeggerò più in questo modo. Mai più mi inventerò un’esultanza così brutta. Ma ero contento, felice per avere realizzato un gol tanto importante che per cinque secondi ho perso la testa. Però, pensandoci bene, spero di perderla tante altre volte".

25 settembre 2006

Contro il calcio business e corrotto, con qualche reticenza

“Liberiamo il pallone” Da S. Benedetto del Tronto, arriverà, venerdì prossimo, una prima risposta a quanti vorrebbero che - dopo le dimissioni del commissario straordinario della Figc Guido Rossi e del capo dell'ufficio indagini Federcalcio Saverio Borrelli - nel calcio tutto ritorni più o meno come prima.

Si terrà nella cittadina marchigiana, infatti, venerdì 22 settembre , dalle ore 16 alle ore 23 l'anteprima nazionale della manifestazione “ Calcio Street Fest - giornata nazionale del palleggio libero ”, patrocinata dal Ministero dello Sport , con l'adesione di Articolo21 e Megachip.

I protagonisti di questo giorno di sport, dibattiti, spettacoli e polemiche saranno : Oliviero Beha, Enrico Varriale, Dario Vergassola, Carletto Mazzone, Zap Mangusta, e i pulcini delle squadre benedettine.

“Liberiamo il pallone" è un'iniziativa che vuole rappresentare una spinta a continuare sulla strada del cambiamento - affermano gli ideatori, lo scrittore Zap Mangusta e il giornalista Giulio Gargia - E che arriva in un momento particolare, che vede Moggi opinionista su Libero, oltre che “ guest star” (insieme all'arbitro Bergamo), di programmi Tv in cui è chiamato a dire la sua, quasi senza contraddittorio. Con raccolte di firme a favore di Giraudo, dimissioni del Commissario Straordinario della Figc, Guido Rossi e del…Borrelli, e con alcune cariche istituzionali che si schierano dalla parte di chi ha infranto le regole dello Sport. Eventi che ci auguriamo non rappresentino uno stop a quel progetto di rinnovamento dello spirito del gioco del calcio, faticosamente intrapreso negli ultimi mesi, sull'onda degli ultimi scandali. Nell'auspicio che la vittoria al Mondiale, rappresenti uno stimolo al cambiamento, e non un alibi per giustificare e/o ribadire il vecchio “status quo”.

Il fatto che il mondo dello spettacolo e della cultura si muova per aiutare quello dello sport a cambiare, ci sembra importante e significativo. E lascia intuire quanto la battaglia per il rinnovamento dello sport più popolare del mondo sia fondamentale per poter rilanciare il cambiamento anche in altri settori, a cominciare da quello della comunicazione. Anche, ma non solo per questo è nata questa iniziativa ”.

Una manifestazione che nasce da un appello, “ Liberiamo il pallone ” lanciato da uno scrittore, Zap Mangusta, e da un giornalista, Giulio Gargia, e raccolto da artisti, giornalisti e scrittori che hanno chiesto al Ministro Melandri - che ha prontamente aderito - l'istituzione di questa iniziativa da svolgere nelle piazze e negli stadi di alcuni comuni italiani. Una giornata dedicata a rilanciare i valori originari di questo gioco, così importante per la formazione dei giovani e per lo sviluppo della nostra società. Prendendo la palla al balzo, lo scopo è quello di attirare l'attenzione del pubblico sull'importanza dei valori primari del gioco e sulla semplicità delle sue regole.

La giornata del 22 settembre rappresenta un'anteprima di quelle in preparazione a Roma, Napoli, Salerno,Venezia, che scandiranno i momenti più importanti del campionato italiano.

L'iniziativa è stata sottoscritta da un primo manipolo di artisti, autori, sportivi ed esperti di comunicazione, tra cui Flavio Oreglio, Paolo Rossi, Dario Vergassola, Enrico Varriale, Claudio Batta, Rocco Barbaro, Francesco Baccini a cui se ne stanno aggiungendo altri in queste ore.

All'appello, oltre gli artisti citati, hanno già aderito associazioni rappresentative come l'Uisp, Articolo 21, Megachip e alcuni importanti Comuni.

Scrivono i firmatari: “ Abbiamo proposto al Ministero dello Sport e al governo di istituire una giornata dedicata alle regole e alla mentalità sportiva, da ripristinare nei comportamenti quotidiani, attraverso un uso degli spazi più importanti e rappresentativi della città, che per un giorno devono essere messi a disposizione, gratuitamente, di chiunque desideri tirare due calci a una palla. Un appuntamento da ripetersi ogni anno- che ricordi a tutti ( atleti, dirigenti, giornalisti ed appassionati ) che il calcio è un “gioco di società” e che di conseguenza i suoi valori riguardano tutti gli elementi della nostra società e devono essere pertanto improntati al suo sviluppo ”.

E aggiungono: “ Ritrovare il gusto di giocare a pallone liberamente in una piazza o poter disporre di un impianto gratuito, almeno per un giorno, è uno degli obiettivi che questa giornata vuole raggiungere. Per riconciliare nel profondo i cittadini italiani col gioco piu amato del pianeta e per sottolineare con forza che non solo quelli del profitto e della vittoria,(per quanto piacevole)sono i caratteri fondamentali del gioco del calcio ma anche e soprattutto quelli della fantasia, della partecipazione e del divertimento”.

Per info: 348- 3811865 – 349- 8395655

Una sola noticina per gli organizzatori:chissà perchè, quando si parla di "restaurazione", ci si ricorda subito di Moggi opinionista e non di Berlusconi a piede libero col suo Milan in Champions League. Parliamo di televisioni e di diritti televisivi,cari amici di Megachip...

Spioni coccolati ( da giornalisti e magistrati )

Un'appendice inattesa e sgradita di calciopoli. La Figc sta per aprire un'inchiesta sul caso delle intercettazioni e del pedinamento da parte di investigatori privati assoldati dall'Inter, nei riguardi dell'arbitro Massimo De Santis e del giocatore Christian Vieri.

De Santis, uno dei grandi accusati di calciopoli e inibito per 4 anni, era tenuto sotto controllo nella vita privata sia con intercettazioni ambientali che con foto e controlli patrimoniali. L'ipotesi dell'inchiesta Figc è relativa alla violazione dell'articolo 1 del codice sportivo.

Nel 2002, l'ex arbitro Nucini rivela all'allora presidente Inter Facchetti dei strani rapporti tra Luciano Moggi e l'arbitro De Santis, poi smascherati da calciopoli. Facchetti chiede a Nucini di denunciare tutto alla Procura di Milano ma quest'ultimo rinunciò.

Durate una perquisizione ad un collaboratore dell'investigatore privato Cipriani, sarebbe stato infatti trovato un dvd con l'intero resoconto delle scoperte. Non si conoscono ovviamente i particolari precisi della vicenda ma quanto è emerso avrebbe del clamoroso. Secondo quanto riportato da "Repubblica", pare infatti che esisterebbe un cd-rom di un colloquio telefonico avvenuto due anni fa tra Facchetti e l'ex-arbitro Danilo Nucini, colloquio registrato dallo stesso presidente nerazzurro all'insaputa del "fischietto".

Nella conversazione si parla generalmente dell'influenza della Gea e di Luciano Moggi sugli arbitri ma si discute anche di un avvenimento ben circostanziato: Nucini avrebbe infatti raccontato a Facchetti di essere stato avvicinato dal suo collega Massimo De Santis e dal direttore sportivo del Messina Mariano Fabiani, che gli avrebbero illustrato i vantaggi per la sua carriera di un comportamento "favorevole" a Luciano Moggi e alla Gea.

Dopo la chiacchierata, sarebbe stato perfino organizzato un incontro in un albergo tra Moggi e Nucini, incontro nel quale l'arbitro avrebbe ricevuto una scheda telefonica GSM per interagire con il direttore generale bianconero.

Il tutto, come detto, sarebbe stato registrato da Facchetti e, in modo non molto chiari, queste voci (non il cd) sarebbero poi arrivate alla procura di Milano, tanto che lo stesso Nucini era già stato interrogato l'anno scorso dal pm Ilda Bocassini mentre Facchetti, ora scomparso, ha sempre evitato qualunque dichiarazione in merito.

Va detto che non esistono norme federali che vietino alle società di pedinare tesserati o arbitri ma si presenta come situazione critica nei confronti dell'art.1 del Codice sportivo. Secondo gli esperti però, un'eventuale punizione (le violazioni dell'art.1 non hanno tempi di giudizio estremamente rapidi) riguarderebbe Moratti e la società e non la classifica del club calcistico.

Amato come Pisanu

(ANSA) - PESCARA, 22 SET - Due ultras del Pescara sono stati denunciati dalla Digos per reati che vanno dalla ricettazione al danneggiamento seguito da incendio. L'episodio e' avvenenuto durante l'incontro di calcio disputato lo scorso 9 settembre allo stadio 'Adriatico' fra Pescara e Bologna, valido per la prima giornata del campionato di serie B, in cui gli ultras pescaresi hanno sottratto e bruciato una grossa bandiera appartenente ai bolognesi. Lo ha reso noto la Polizia di Pescara. Ai due tifosi verra' vietato l'accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive.

Dopo che alcuni ultras pescaresi sono stati denunciati per cori contro la Polizia (ad ogni corteo, dai postelegrafonici ai pensionati,se ne dovrebbero arrestare a migliaia!) ora vengono diffidati altri ultras per aver bruciato una bandiera,"reato" per cui nelle patrie galere dovrebbero ritrovarsi alcune altre migliaia di persone dopo ogni manifestazione.
Constatiamo con indignazione che il Dottor Sottile agli Interni non è meglio del Caterpillar Pisanu. Cambiando l'ordine dei fattori la repressione non cambia.

Ciao Franco

CITTA’ DI CASTELLO (PERUGIA) - All’età di 58 anni, che aveva compiuto lo scorso 17 aprile, è morto improvvisamente la scorsa notte per un infarto, nella sua casa di Città di Castello, l’ex portiere Franco Mancini, che lascia la moglie Patrizia e due figlie.
Mancini aveva cominciato la sua lunga carriera di calciatore in serie D con la squadra della propria città, per poi passare in serie C con la Lucchese, in B con il Bari e quindi in A con il Bologna. Aveva fatto il suo esordio nella massima serie il 5 ottobre del 1975, indossando la maglia rossoblu dei felsinei nella gara con il Torino.
Conosciuto con il soprannome di «coreano», rimase tre anni in serie A con il Bologna, per poi tornare in Umbria con il «Perugia dei miracoli» di Ilario Castagner, a partire dall’ ottobre del 1978. In tutto giocò 104 partite in serie A.
Dopo aver lasciato la carriera, rimase alcuni anni nel mondo del calcio, come allenatore dei portieri, sempre nelle file del Perugia. Successivamente, prima di allontanarsi definitivamente dal calcio, fu anche responsabile del settore giovanile del Città di Castello.

Fiamma

Non c'entra col calcio e con gli ultras.
Era la mia cagnetta dolcissima e non c'è più.
Scusate l'off topic.
Con grande dolore,
Vincenzo

23 settembre 2006

Gli onesti INTER-cettatori

Secondo Repubblica i legali dell'onesto Tavaroli, il maggior implicato, avrebbe
ammesso di riferire della sua "attività" non all'inappuntabile presidente di Telecom
Tronchetti Provera ma all'integerrimo AD Carlo Buora.Ma Carlo Buora altri non è che l'onestissimo vicepresidente dell'Inter (nonché consigliere di amministrazione dell'Inter) http://www.inter.it/it/societa/organigramma.html.
Allora, ricapitolando,lo scandalo detto "moggiopoli" o "calciopoli" potrebbe, diciamo potrebbe,essere stato preordinato da personaggi in grado di gestire un immenso traffico telefonico e grazie alla "collaborazione" di esponenti delle forze dell'ordine.
Ora starete sicuramente pensando:"L'onesto Pancalli, neo-presidente Figc,avrà ordinato alla gustizia sportiva di aprire un fascicoletto sull'onesto Moratti, il cui onesto vice disponeva intercettazioni e pedinamenti".
Invece non si ha alcuna onesta notizia di fascicoli e nemmeno di pizzini.
Lo scandalo Telecom sta deflagrando e noi aspettiamo onestamente con ansia di sentire lo scoppio.

22 settembre 2006

Hanno la faccia come il deretano

Moratti: «L'Inter non c'entra con lo scandalo Telecom".

No Sky, No pirla

"Saranno 15 i match di calcio estero che SKY Sport trasmetterà tra venerdì 22 e lunedì 25 settembre 2006, tutti in esclusiva. 30 ore di programmazione, con 6 incontri di Premier League inglese (compreso il “Monday Night”), 3 di Liga spagnola, 2 di Ligue 1 francese, Bundesliga tedesca e Premier League scozzese".

Uscite di casa,andate in al mare, in campagna, rimanete a casa, leggete un libro.
Se non avete altro da fare...ANDATE ALLO STADIO E SPEGNETE LA TV !!!!

Ultras pistoiesi, brava gente

l maggior gruppo del tifo organizzato arancione regala un defibrillatore per l'ambulanza in servizio la domenica allo stadio. Il denaro necessario è stato ricavato dalla vendita di sciarpe, magliette e gadgets.

Per una volta, invece di farli, gli applausi li ricevono... Gli Ultras Pistoia 1999, gruppo guida della curva nord dopo lo scioglimento delle Brigate Arancioni, sono riusciti a donare alla città e a tutti gli sportivi un defibrillatore, da installare sull'ambulanza in servizio allo Stadio Comunale. Il costo dell'operazione è stato di circa 1800 euro, raccolti grazie alla vendita di sciarpe, magliette e gadgets recanti il logo Ultras Pistoia. Per completezza di informazione, diciamo pure che è stata la maglietta recante l'effigie di Luis Silvio ("il più grande bidone del calcio italiano", come è stato recentemente definito da un noto settimanale sportivo), brasiliano in forza alla Pistoiese nell'ultimo campionato di serie A, il pezzo più richiesto ai punti-vendita degli Ultras.
La bella iniziativa, ha ricevuto il sentito apprezzamento di tutta la città, dell'amministrazione comunale e dell'A.C. Pistoiese.

21 settembre 2006

Don't touch my flag

Una ventina di feriti al termine di Dinamo-Steaua (ANSA) - BUCAREST, 21 SET - Una ventina di tifosi sono rimasti feriti in modo leggero in seguito agli scontri sulle tribune alla fine di Dinamo-Steaua Bucarest. Gli incidenti sono scoppiati quando un tifoso della Steaua si e' impadronito di una bandiera della Dinamo, provocando una maxi rissa. Sono intervenuti i poliziotti utilizzando anche lacrimogeni e cannoni ad acqua, mentre i tifosi hanno risposto lanciando i seggiolini delle tribune.

Peggio di Rossi non si può

ROMA - Luca Pancalli e' il nuovo commissario straordinario della federcalcio. Lo ha annunciato il presidente della federnuoto lasciando la riunione della Giunta esecutiva del Coni chiamata a sostituire il dimissionario Guido Rossi. Pancalli e' vice presidente del Coni e presidente del comitato italiano paralimpico.

Il presidente del Coni Gianni Petrucci ha precisato che a fianco di Pancalli saranno vice commissari Gigi Riva per il settore squadre nazionali e Massimo Coccia per quello delle norme e regolamenti. E' stata inoltre data delega al nuovo commissario straordinario della Figc di scegliere altri due vice: per l'attivita' e la gestione generale e per l'organizzazione sportiva.

Il termine del mandato commissariale e' stato fissato per il 28 febbraio 2007.

GIGI RIVA VICE COMMISSARIO

E' Gigi Riva, attuale team manager della nazionale azzurra, il primo dei vice commissari che la Giunta esecutiva del Coni ha affiancato a Luca Pancalli.

PANCALLI, OBIETTIVO RIPORTARE SERENITA'

'Tanto impegno e tanta dedizione con un unico obiettivo, riportare serenita''. Cosi s'e' presentato Pancalli nella sua nuova veste. Una delle prime cose che Pancalli ha assicurato di voler fare e' chiedere a Francesco Saverio Borrelli di non lasciare l'ufficio indagini della Figc. 'Lo contattero' quanto prima - ha detto - affinche' possa continuare ad aiutarci per proseguire in questo percorso'. E' stato spiegato che la scadenza del 28 febbraio fissata al regime commissariale e' stata scelta per consentire i tempi di indire le nuove assemblee federali, per lo statuto ed elettiva.

Il neocommissario non ha nascosto l'emozione per l' incarico che la giunta gli ha conferito.

'Da uomo di sport ci mettero' il massimo - ha detto Pancalli - mi alleno per vincere la gara. Ma da oggi occhi chiusi, testa bassa, poche parole e molti fatti. Bisogna essere tutti piu' operai'. Il commissario della Figc ha ringraziato anche il ministro Giovanna Melandri e ha detto che dialoghera' con tutte le componenti del mondo del calcio. 'Il calcio non e' malato - ha proseguito il neocommissario - perche' penso a tutti quei ragazzini che si allenano sui campetti. Quanto alla gestione, la squadra commissariale deve essere allargata: tutti insieme dobbiamo ricostruire una stagione non piu' buia ma soleggiata per ridare una speranza'. Pancalli ha ribadito di non essere un tifoso di calcio, ma un uomo di sport. Una cosa pero' che vuole ricordare e' legata a Giacinto Facchetti: 'io non l'ho mai visto giocare, ma sapevo benissimo chi era. Al di la' del grande calciatore che e' stato portava in se' dei valori che andavano ben al di la' di quelli calcistici. A quei valori bisogna rifarsi'.

Pancalli ha detto che sara' vicino alla nazionale e quanto alla giustizia sportiva ha ribadito che va garantita la sua autonomia.

PETRUCCI, ANDREMO AVANTI CON LE RIFORME

Il progetto di riforma del calcio va avanti. Ne e' convinto Petrucci.

'Il Coni va avanti con le riforme' - ha detto Petrucci. Il presidente del Coni ha detto di non aver sentito l'ormai ex commissario Guido Rossi, ma solo il suo vice, Paolo Nicoletti, e di averlo ringraziato per il lavoro svolto. Quanto a Francesco Saverio Borrelli, che ieri ha annunciato le sue dimissioni, il presidente del Coni si augura che possa restare a capo dell'ufficio indagini.

'Dobbiamo avere fermezza e ottimismo: problemi ce ne sono stati ma non bisogna sempre far vedere cose drammatiche'. E' l'auspicio di Petrucci per la nuova stagione della Federcalcio che si apre con Pancalli commissario della Figc dopo la parentesi di Guido Rossi. Petrucci ha sottolineato che Pancalli lavorera' in totale autonomia: 'il Coni non si assume la gestione commissariale.

E' Pancalli il commissario e agira' in totale autonomia'. Petrucci ha detto di aver chiamato ancora una volta questa mattina il ct della nazionale Roberto Donadoni per confermare la stima e la fiducia del mondo dello sport. Quanto a Demetrio Albertini, che aveva dato la sua disponibilita' a restare nella nuova gestione commissariale, Petrucci ha spiegato che 'e' conclusa l'esperienza di Albertini, l'ho sentito, ma non gli e' stato rinnovato il mandato'.

Se Dio c'è, l'Inter è nella merda

Mancini, Cipriani e gli altri: carriera e amici dell’ex brigadiere dell’Anticrimine
C’è il suo nome in Calciopoli e nel Laziogate, preparava un dossier sull’arbitro De Santis e conosceva chi stava per incastrare la Mussolini, smascherava le spie dell’agenzia americana Kroll sguinzagliate in Italia per la guerra di Telecom Brasil, copriva le notti in discoteca di Ronaldo e Bobo Vieri, ora è in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla violazione del segreto d’ufficio; ma Giuliano Tavaroli—46 anni, ligure, occhi chiari, capelli scuri — ha sempre sostenuto che «materialmente non potevo violare alcun segreto». Insomma: si sminuisce. I magistrati lo indicano come l’infiltrato del Sismi presso Telecom, il custode dei tabulati e delle intercettazioni, il capo di una rete di potere costruita tradendo la fiducia dell’azienda, che infatti aveva dovuto lasciare; ma lui si è sempre schermito. «Non sono stato io a passare informazioni al Sismi, è stato il servizio ad avvertirmi dei rischi che l’azienda poteva correre». Più che omertà, understatement. Prenotava la camera al Principi di Piemonte di Milano per Marco Mancini, l’ex capo del controspionaggio del Sismi arrestato per il sequestro di Abu Omar; ma lo faceva «per rendere un favore a un amico». Scriveva la bozza di una proposta di legge per regolamentare la privacy telefonica, ma poi la definiva «due righe per il ministro Pisanu, tanto per toglierci dall’imbarazzo ».
Ai magistrati che lo accusano di aver fornito ai Servizi dati riservati su centinaia di clienti Telecom, risponde di averlo fatto una volta sola: «Dopo la strage di Al Qaeda aMadrid, Mancinimi chiese di chi fosse un numero di cellulare che i servizi spagnoli ritenevano importante. Mi consultai con Adamo Bove, che per me è come un fratello, e decidemmo di consegnare l’informazione al Sismi. Era contro le regole, lo so;mac’erano stati duecento morti». Adamo Bove è finito suicida («Se qualcuno mette in dubbio la mia correttezza io mi tiro una palla in testa» aveva detto quand’era capo della Digos di Napoli; da un viadotto della tangenziale di Napoli si è gettato il 21 luglio scorso). Ma Tavaroli ne parla ancora al presente: «Ho un’idea metafisica dell’amicizia», ha spiegato a Peter Gomez dell'Espresso. «Quando vennero i carabinieri a perquisirmi, Adamo prese l’aereo per venire a mangiare con me e testimoniarmi la sua solidarietà». Lavoravano insieme: Bove responsabile della sicurezza Tim, Tavaroli dell’intero gruppo Telecom. Ex poliziotto il primo, ex carabiniere il secondo.Ma i veri «fratelli » di Tavaroli erano altri due quarantenni, incontrati negli anni dell’antiterrorismo.
Uno è Emanuele Cipriani, 45 anni, anch’egli arrestato ieri, fino all’anno scorso capo dell’agenzia di investigazioni Polis d’Istinto e proprietario di un prezioso dvd con centinaia di files intestati a manager, politici, giornalisti, uomini di spettacolo e un arbitro: De Santis. L’altro è appunto Mancini, sotto accusa per il sequestro di Abu Omar. Un sequestro cui l’allora capocentro del Sismi a Milano, Stefano D’Ambrosio, era contrario. E' D'Ambrosio a raccontare che «da Roma mi avevano mandato a parlare con Tavaroli. Lui mi ricevette ma mi trattò con sufficienza, con il distacco del manager che elargisce un colloquio; mi sentii offeso nella mia dignità di funzionario pubblico». D’Ambrosio verrà sostituito, Abu Omar scomparirà. L’ipotesi della procura è che uomini di Cipriani abbiano collaborato con la Cia al sequestro. Pochi giorni dopo, il Sismi chiede a Tavaroli di controllare il traffico telefonico di quindici membri della comunità islamica. Le sue prime foto rese pubbliche sono di inizio Anni Ottanta.
Una lo ritrae magro e sorridente inmaglietta e pantaloncini accanto a giovani magistrati, cancellieri, segretari della procura di Milano: giocavano nella stessa squadra di calcio. All’epoca Tavaroli era brigadiere all’anticrimine, nome in codice «Tavola», come il regista dell’Atalanta. Cacciatore di terroristi: Br e Prima Linea. Qualcuno di loro, restituito alla vita civile, gli sarebbe tornato utile in seguito: ad esempio nel 1992, per preparare una relazione sul terrorismo che — attraverso Roberto Arlati, ex ufficiale dei carabinieri e fondatore di un’agenzia investigativa — giunse sul tavolo di Bettino Craxi, e generò un allarme attentato alle Colombiadi di Genova. Le foto successive sono del 1996. Tavaroli è ingrassato e si è fatto crescere la barba. Ha lasciato i carabinieri, prima per la divisione sicurezza dell’Italtel, la società pubblica dei telefoni, poi per la Pirelli. Nel 2003 il nuovo amministratore delegato della Telecom Carlo Buora lo nomina responsabile della sicurezza. Sono anni in cui l’azienda è sotto attacco, e questa è sempre stata la linea difensiva di Tavaroli: «Ho giocato in difesa. Ricordo bene quel periodo. Venne trovata una microspia sull’auto di Enrico Bondi. Arrivavano telefonate di minacce a Tronchetti Provera. Una chiamata partì dal centralino del Sisde proprio mentre mi trovavo negli uffici del servizio, ospite del generale Stefano Orlando: capii subito che era un avvertimento mafioso non solo per l’azienda, ma anche per me. Altri dal Sismi mi mandavano a dire che a Roma non avrei potuto mettere piede, che non avrei mangiato il panettone».
Oggi Tavaroli è molto dimagrito. Si è tagliato la barba. Dal luglio 2005 non è più dipendente Telecom, ma anche i buoni rapporti con il governo Berlusconi hanno fatto sì che gli venisse affidato per qualche mese un incarico da consulente: prevenzione e gestione di crisi connesse ai rischi di terrorismo internazionale. Gli attribuiscono l’invenzione di sistemi dai nomi immaginifici, «Superamanda » per intercettazioni illegali, «Radar » per entrare nelle banche dati delle telefonate senza lasciare tracce. Lui nega, riconosce di aver lavorato a un progetto mai realizzato di nome «Enigma» per dotare le sale d’ascolto delle procure di terminali collegati a un server centrale e mettere così in circolo le informazioni, rivendica di aver creato in Telecom «un modello di sicurezza che prima di essere massacrato dai media era considerato esemplare non solo in Italia». In morte di Adamo Bove ha difeso il collega: «Non ha mai passato notizie riservate ai servizi; era troppo integro e anche troppo intelligente ». I processi dovranno ora pronunciarsi sull’integrità e sull’intelligenza di Giuliano Tavaroli.
Aldo Cazzullo

L'atto di accusa di Torquemada

ROMA. L’unica concessione al calcio giocato arriva solo quando l’ascensore è quasi al piano. «Tifoso ancora no, ma questa esperienza mi ha fatto appassionare tanto che adesso vedo anche qualche partita in tv: 76 anni senza pallone, che mi sono perso...». Francesco Saverio Borrelli, da ieri ex (con riserva) capo dell’Ufficio Indagini della Federcalcio, il suo atto d’accusa verso il mondo del pallone avvelenato lo ha appena consegnato alla riflessione della commissione Cultura della Camera, impegnata nell’indagine ricognitiva sui perché di un calcio così alla rovescia.

Un viaggio, quello di Borrelli, all’interno di un sistema «malato» cominciato il 23 maggio scorso e passato anche, e soprattutto, per i verdetti su Calciopoli. Una, la tappa dei cattivi pensieri: la sera del 25 luglio quando dalla pancia dell’Hotel Parco dei Principi, il collegio giudicante della Corte Federale della Figc ha ridefinito in appello il destino dei quattro club (Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina) coinvolti e di alcuni fra i protagonisti dello scandalo. «Abbiamo fatto - così Borrelli - un lavoro molto intenso nel quale i miei collaboratori hanno speso intere nottate dedicate a redigere il documento complessivo da consegnare al Procuratore federale Stefano Palazzi. Quando ho visto il trattamento che ne è seguito nelle fasi ulteriori dei giudizi sportivi, è evidente che un sentimento di delusione lo abbiamo provato. Non contesto le sentenze dei giudici, ma quando con la decisione del giudice di appello ho visto subentrare altre manipolazioni che non riflettono più l’impostazione iniziale e che non si sia fatto più riferimento agli stessi criteri, questo mi ha sconcertato. Moggiopoli? erano dei poteri strani, non sempre si avevano dei ritorni immediati, ma il gusto dell’esercizio del potere Moggi lo viveva in termini di vanità».

Borrelli si è presentato davanti alla commissione Cultura dopo aver inviato la lettera di dimissioni alla Federcalcio. Un atto nato dall’addio di Guido Rossi che lo aveva nominato, ha subito spiegato l’ex procuratore generale di Milano, ma che rimanda il rapporto Borrelli-Figc ai supplementari. «Se il nuovo commissario straordinario vorrà ricontattarmi e non lasciarmi nel dimenticatoio, valuterò la situazione. Per ora mi prendo una pausa di riflessione di qualche giorno», ha risposto Borrelli all’invito a ripensare alle sue dimissioni del Coni e del commissario ad interim (fino ad oggi) della Figc, Massimo Coccia.

L’atto di accusa dell’ex pm di mani pulite si sofferma, dunque, su un mondo che per chiudere con un’esperienza che ha generato il cortocircuito si deve riformare radicalmente. Borrelli parla quasi da commissario quando afferma che «bisognerebbe tornare alla contrattazione collettiva dei diritti tv per dare al calcio più trasparenza e pulizia». Poi, l’ex capo dell’Ufficio Indagini della Figc sottolinea l’importanza dell’introduzione del salary cap come negli Usa perché «è stato calcolato che la metà dei calciatori di Inter e Milan costano quanto 2.000 giocatori di serie minori e che i bilanci delle due milanesi sono uguali a quelli di 15 squadre di serie A, squilibri che devono essere rimossi nel mondo del calcio». I veleni di Calciopoli lo portano ad analizzare il fenomeno costruito non «intorno ad una cupola, ma - così Borrelli - attraverso una fenomenologia fatta di complicità, contatti, raccomandazioni, frequentazioni rischiose, telefonate. Un sistema che distorceva molti comportamenti sportivi».

Il lavoro degli 007 della Figc si ferma in attesa di capire le prossime svolte al vertice della Federcalcio. Borrelli, assicurano i suoi più stretti collaboratori, è spinto dalla volontà di continuare nel suo mandato perché c’è il mondo dei procuratori da indagare, quello dei rapporti che regolano il calcio-mercato e il caso scommesse. «Almeno per il momento si fa da parte», sussurrano nelle stanze di via Po, ma il ritorno dell’ex capo del pool di mani pulite alla guida dell’Ufficio Indagini, adesso, è legato al nome del prossimo commissario straordinario e alla sua fermezza nell’indicare il cambiamento. «I poteri del nostro ufficio sono modestissimi, abbiamo potuto acquisire qualche documento ed interrogato testimoni, ma altro non abbiamo potuto fare», ha ripetuto spesso Borrelli durante le tappe del suo lavoro e, ieri, alla Camera. La sera del 25 luglio ha capovolto i suoi umori: l’ex procuratore generale di Milano aveva scritto nella sua relazione dell’esistenza di due sistemi in lotta fra loro. Uno, più dominante, legato a Moggi; l’altro, all’addetto agli arbitri del Milan. La sera del 25 luglio ha partorito altre motivazioni al fenomeno Calciopoli.

Il "modello inglese", fra corruzione e repressione

LONDRA (Reuters) - La Federazione Inglese di Calcio (Fa) ha detto oggi di aver aperto una serie di indagini per corruzione dopo che un programma televisivo della Bbc aveva lanciato accuse di tangenti, che ancora non sono state accompagnate da prove, contro alcuni manager e agenti della Premier League.

Nella trasmissione Panorama di ieri si affermava che 18 manager del campionato di massima serie inglese, la Premier League, hanno ricevuto del denaro o delle "mazzette" dagli agenti di alcuni giocatori per facilitarne il trasferimento.

Fra gli agenti dei giocatori coinvolti ci sarebbe Sam Allardyce del Bolton Wanderers, che ha negato di aver compiuto qualsiasi atto illecito.

La Fa da detto che "prenderà molto seriamente in esame ogni accusa formale di corruzione nel calcio" e ha promesso che lancerà immediatamente una serie di indagini congiuntamente con la Premier League e un'altra inchiesta per proprio conto.

Con la Premier League, la Fa si occuperà di scoprire se ci sono stati comportamenti illegali nei confronti di giocatori da parte di alcuni manager, fra cui il direttore della primavera del Chelsea Frank Arnesen, il manager del Portsmouth Harry Redknapp, il Liverpool e il Newcastle United.

Le accuse riguardano il comportamento sospetto di alcuni degli agenti che gestiscono le carriere dei giocatori della Premiership. I casi di Allardyce, suo figlio Craig, l'ex assistente di Redknapp nel Portsmouth Kevin Bond e gli agenti Peter Harrison e Charles Collymore verranno esaminati solo dalla Fa.

Tutti gli accusati nel programma della più autorevole società radiotelevisiva britannica hanno respinto le accuse, negando di aver commesso qualsiasi tipo di irregolarità.

20 settembre 2006

Minà,l'Agroppi proustiano

Leggo sul Manifesto di oggi un articolo di Gianni Minà, una specie di Agroppi che ha letto Proust, su "calciopoli", fu "moggiopoli",e le recenti dimissioni di Guido Rossi, già ispiratore dell'anti-trust in Italia, scivolato lui stesso sul conflitto di interessi, l'unico sul quale,il suo, era pronto a sorvolare ( la pagliuzza e la trave ). Minà non sbaglia quando sostiene il rischio di una imminente restaurazione dell'ancien regime, quello sporco di denari e collusioni,dopo l'estate delle toghe.
In realtà il vecchio Gianni non si accorge,o finge di non vedere, che il vecchio calcio era stato già assolto da Sandulli in secondo grado ( che poi era il terzo, ma cosa volete che sia un gradino in più o in meno se tanto inciampano gli altri ), una volta immolata la Juventus e azzoppata la Fiorentina, mentre il Milan del Cavaliere virava già verso Belgrado con la colonna sonora della Champions League. L'avvocato Rossi, uno che non poteva non sapere visti i suoi trascorsi professionali,lascia dietro di sè solo l'assegnazione di uno Scudetto alla sua squadra del cuore e una scia di rimpianti,lui che era stato convocato dalla politica per risanare il calcio e poi si ritrova a fare regalini al suo amico del cuore, un presidente a cui in passato, oltre agli sprechi faraonici,era stata perdonata una brutta storia di passaporti falsi per i quali in Portogallo, a differenza dell'Italia, si retrocede ancora in seconda divisione.
Come ai tempi di Tangentopoli la magistratura, sostituitasi alla politica,si è accanita con una parte salvando alla fine il tutto,il marcio che si rigenera e genera mostri del passato, come il Presidente di Lega,lui sì faccia da tolla,immerso nel suo sardonico ghigno e monumento al passato che non passa.
Moggi e Giraudo sono al palo,Galliani snobba l'inibizione e tratta affari da incensurato: questo, Minà, è lo scandalo vero. L'affaire Telecom, con il coinvolgimento di manager e uomini delle forze dell'ordine in una brutta storia di intercettazioni telefoniche,si annuncia carico di novità per quanti si chiedono ancora dove siano finite le centomila telefonate di "calciopoli" di cui Palazzi,Ruperto,Borrelli e Sandulli non seppero dirci. Telecom, Tronchetti Provera,Moratti,Rossi,tessere di un puzzle che qualcuno finalmente dovrà comporre.

Torquemada se ne va

ROMA - Altre dimissioni nel mondo del calcio dopo quelle del commissario straordinario Guido Rossi. Anche Francesco Saverio Borrelli s'è dimesso dall'incarico di capo ufficio indagini della federcalcio (Figc). Lo ha detto lo stesso ex magistrato entrando a Montecitorio dove è in programma la sua audizione davanti alla commissione Cultura della Camera. «Ho già trasmesso la mia lettera di dimissioni», ha reso noto Borrelli.
L'ex pm ha detto di sentirsi «a disagio di fronte alla commissione Cultura perché vengo ascoltato per ultimo, dopo che hanno già parlato tutti. Sono stato catapultato in questo mondo dal 5 maggio».
«DIMISSIONI DOPO ADDIO ROSSI» - Borrelli ha riferito ha detto che le proprie dimissioni sono dovute «principalmente per il venir meno dell'incarico del prof. Guido Rossi». L'ex Pm di Mani pulite nell'audizione davanti alla commissione Cultura ha affermato che «bisognebbe ritornare alla contrattazione collettiva dei diritti tv per dare al calcio più pulizia e trasparenza», auspicando inoltre l'introduzione del 'salary cap' e di una tassa chiamata 'luxury tax'.
COCCIA LO INVITA A RESTARE - Il commissario straordinario ad interim della Figc, Massimo Coccia, ha invitato Borrelli a ripensarci e questi, in un colloquio telefonico, ha risposto che «si sarebbe riservato qualche giorno di tempo per la decisione definitiva». Lo riporta un comunicato stampa della Federcalcio. Borrelli ha risposto che aspetterà la nomina di un nuovo commissario della Federcalcio prima di prendere una decisione definitiva.

INTER-cettazioni

MILANO (Reuters) - Venti ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite oggi nell'ambito dell'inchiesta sulle intercettazioni illegali di cui si occupa la procura di Milano. Lo riferiscono una fonte legale e una fonte investigativa, aggiungendo che tra gli arrestati figurano un ex manager di Telecom Italia e un manager del settore sicurezza di Pirelli.

Le ordinanze cautelari -- tre ai domiciliari e 17 in carcere -- firmate dal gip Paola Belsito su richiesta della procura milanese, ipotizzano a vario titolo e a seconda degli indagati i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, la rivelazione di segreto d'ufficio, appropriazione indebita, falso, favoreggiamento e riciclaggio.

Tra i destinatari dei provvedimenti vi sono l'ex manager di Telecom ed ex responsabile del Cnag (Centro nazionale autorità giudiziaria) Giuliano Tavaroli, Pierguido Iezzi, citato dalla fonte come responsabile della security Pirelli ma sul quale la società non commenta, e il titolare dell'agenzia investigativa Polis d'Istinto, Emanuele Cipriani.

Nessun commento al momento da Telecom Italia. Il neopresidente del gruppo Guido Rossi, interpellato stamani dai giornalisti, mentre entrava nelle sede romana dell'Authority tlc, non ha voluto rendere dichiarazioni.

In passato Telecom Italia ha più volte denunciato una campagna di disinformazione nei suoi confronti, ribadendo l'estraneità a qualsiasi ipotesi di comportamento scorretto.

Nelle 277 pagine dell'ordinanza del gip Belsito, Tavaroli, Cipriani, Iezzi e gran parte degli indagati vengono accusati di essersi associati "con agenti e ufficiali di Polizia giudiziaria, sfruttando l'organizzazione di mezzi e persone della direzione Security Pirelli e quindi Telecom e Tim messi a disposizione dal Tavaroli e suoi sodali, nonché l'organizzazione aziendale dell'agenzia di investigazioni Polis d'Istinto e Sistem group, messe a disposizione dal Cipriani e l'organizzazione di mezzi apprestata dall'investigatore privato Marco Bernardini, nonché fonti informative dei servizi di sicurezza" messe a disposizione da persone in corso di identificazione, "per compiere una pluralità di delitti".

LE IPOTESI DI REATO

In particolare, i pm ipotizzano la "corruzione di pubblici ufficiali per atti contrari ai doveri d'ufficio, ossia atti di indagine clandestine ed illecite, utilizzazione a fini patrimoniali di segreti d'ufficio, ovverosia di informazioni tratte da banche dati del Ministero dell'Interno, delle Finanze, della Giustizia, consultabili solo da pubblici ufficiali, nonché informazioni riservate acquisibili dai servizi di informazione dello Stato italiano e stranieri". Infine, i magistrati sospettano "l'utilizzazione dei dati relativi al traffico storico di utenze Tim, attinti tramite l'applicativo Radar e accessi abusivi a sistema informatici"

L'operazione ha riguardato indagati in diverse città del Centro-Nord: Milano, Firenze, Prato, Torino, Novara, Como e Cuneo. Arrestati, oltre a Tavaroli e Cipriani, anche un commercialista, una decina tra poliziotti e militari della Guardia di Finanza e un dipendente delle agenzie delle entrate di Firenze.

Secondo quanto riferito da una fonte investigativa, le indagini hanno portato anche a rogatorie internazionali in Gran Bretagna, Lussemburgo, Svizzera e Principato di Monaco, dove sono stati sequestrati somme di denaro per 11 milioni di euro e immobili per 3 milioni di euro, che gli inquirenti presumono siano proventi della gestione del traffico illecito di informazioni. Gli inquirenti ritengono che siano state anche costituite società fittizie che fatturavano e trasferivano all'estero i proventi illeciti.

A Torino un poliziotto della stradale di 46 anni è stato arrestato con l'ipotesi di reato di rivelazione di segreti d'ufficio, ha detto una fonte investigativa torinese. L'agente è accusato di aver fornito informazioni riservate trascritte nel Centro elettronico del ministero dell'Interno, accedendo alla banca dati con una password individuale.

LE INCHIESTE

L'inchiesta milanese condotta dai pm Fabio Napoleone, Stefano Civardi e Nicola Piacente riguarda un presunto traffico di tabulati telefonici -- tra numeri, località e durata delle chiamate -- che riguardavano imprenditori, politici e personalità pubbliche.

Nel marzo scorso, con l'ipotesi di reato di corruzione, violazione del segreto d'ufficio e falso, i magistrati di Milano disposero l'arresto di 16 persone tra investigatori privati, membri della Gdf e della polizia e dipendenti Telecom -- con l'accusa di avere spiato lo scorso anno i candidati presidente alla Regione Lazio, Piero Marrazzo, poi eletto, e Alessandra Mussolini, nel tentativo di screditarli a vantaggio dell'allora presidente uscente Francesco Storace.

L'inchiesta ha portato alla scoperta di un archivio abusivo con informazioni sensibili di personaggi del mondo della politica, dello spettacolo e dello sport.

A Milano l'inchiesta si è intrecciata con quella sul rapimento illegale dell'imam Abu Omar, avvenuto il 17 febbraio 2003 e per il quale sono indagati circa 20 agenti della Cia. A Roma è da tempo in corso un'indagine sulla fuga di informazioni riservate nel caso "Laziogate" sulle elezioni regionali in Lazio.

A Napoli la procura segue un'indagine contro ignoti con l'ipotesi di istigazione al suicidio dopo la morte di Adamo Bove, responsabile della sicurezza di Telecom Italia, che il 21 luglio scorso si è lanciato da un cavalcavia senza lasciare alcuna spiegazione del proprio gesto. Secondo quanto rivelato dai famigliari della vittima, Bove temeva di essere coinvolto nel caso del rapimento di Abu Omar e in quello delle intercettazioni telefoniche non autorizzate di alcuni clienti Telecom.

Lavoratori indefessi

«Siamo parcheggiatori abusivi itineranti, sempre al seguito del Napoli». Si sono giustificati con queste parole due giovani napoletani pizzicati dai carabinieri mentre erano indaffarati al Garilli a spillare quattrini ad automobilisti in cerca di un parcheggio per poter seguire la partita di sabato fra il Piacenza e il Napoli. Ovviamente le aree di sosta indicate dai due improvvisati "addetti alla sosta" erano aree del tutto gratuite e non soggette a pedaggio. «Ma come, noi siamo di Napoli», hanno detto ai carabinieri i due che sono stati fermati, quasi a voler dire che forse qualcosa d'abusivo c'era, ma che in fondo nulla di male era stato commesso. I militari hanno però applicato le leggi e i due sono stati sanzionati per aver svolto abusivamente la professione di parcheggiatori, appioppando a ciascuno 650 euro di multa. Non appena i carabinieri si sono allontanati, i due parcheggiatori abusivi avrebbero espresso non poche perplessità sull'eventualità di poter pagare la maxi-multa.

I due napoletani sanzionati sono stati identificati per B.G., di Fratta Maggiore, e M.I., di Grumo Nevano, due paesi dell'hinterland di Napoli, entrambi di 22 anni. Il primo ha dichiarato di essere in attesa di lavoro, il secondo di essere aiuto-autista, sempre abusivo.
A chiamare i carabinieri alcuni automobilisti indispettiti per aver versato il pedaggio, del resto l'atteggiamento deciso, quasi minaccioso dei due (uno molto alto e l'altro più basso) ha indotto anche i più ritrosi a versare il pedaggio. Un euro la quota richiesta: quando i carabinieri hanno fermato i due, in tasca avevano racimolato (tutto in monete) circa settanta euro in un ora di lavoro.
E sono stati proprio alcune "vittime" a chiamare il 112, dopo aver versato il pedaggio, segnalando la posizione dei parcheggiatori abusivi.
Sul posto è subito intervenuta una pattuglia della stazione Levante di via Caccialupo che nel parccheggio di via Gorra antistante la tribunale centrale si è imbattuta negli improvvisati "guardiani" dell'area di sosta.
Alla vista dell'auto della Benemerita i due partenopei hanno tentato di allontanarsi per sottrarsi alla sgradita "visita" dei militari, ma sono stati immediatamente agguantati. Al brigadiere Giuseppe Noto non è sfuggito che uno dei due aveva lasciato cadere a terra un involucro, poi rivelatosi contenere tre grammi di hashish.
Il piccolo quantitativo di stupefacente è costato al giovane una segnalazione alla prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti.
Per nulla intimoriti dai carabinieri, i due hanno raccontato di essere arrivati a Piacenza con il treno, insieme a tutti gli altri tifosi. Ma i due parcheggiatori abusivi la partita non l'hanno seguita.
«Noi dobbiamo lavorare - si sono giustificati - siamo parcheggiatori abusivi intineranti e seguiamo il Napoli in tutte le trasferte. Viaggiamo sui treni senza pagare e dove si gioca noi lavoriamo come parcheggiatori».
I due hanno anche mostrato di aver gradito la cucina e l'ospitalità piacentine. «Bella città Piacenza - hanno concluso - abbiamo mangiato e bevuto a sbafo dappertutto».

Ultras veri

Fieri di aver contribuito con la nostra costante presenza alla bandiera dell'Ascoli Calcio sventolata ovunque alta e dignitosa, dopo 23 anni, i Black Warriors 1983 hanno deciso di sciogliersi. Non è nostra abitudine fare finta di non vedere tutto quello che sta succedendo intorno al mondo del calcio, pertanto non possiamo piu' trovare posto in un mondo che in questa maniera non ci appartiene più, portato alla deriva dagli interessi di personaggi poco trasparenti.
Non possiamo riconoscerci in un contesto senza più bandiere ed ideali, un contesto che sta perdendo definitivamente anche la passione del tifoso comune. Un mondo, quello del calcio, dove gli stessi tifosi sono diventati un numero insignificante, da inserire solo nei bilanci, spesso falsificati. Non accetteremo mai di essere i capi espiatori di un sistema che per coprire il vero marcio vuole farci passare da “persone socialmente pericolose”, introducendo decreti a dir poco vergognosi, applicando nei nostri confronti provvedimenti di misure cautelari, denunce e diffide a grappoli alla prima occasione, per colpire chi non si è allineato al sistema. Il tutto mentre chi veramente si macchia di reati criminali usufruisce dell'indulto.
Siamo ormai da troppo tempo orfani del nostro unico e grande presidente Costantino Rozzi, colui che ha trasmesso di padre in figlio quella passione viscerale verso l'Ascoli Calcio, una passione che porteremo per sempre dentro con noi. Tutto ciò è contro il nostro modo di essere!
Fieri ed orgogliosi delle nostre conquiste, ringraziamo tutti."

BLACK WARRIORS 1983

19 settembre 2006

Che peccato

"Guido Rossi insieme ai vicecommissari hanno indicato le condizioni per consegnare la riforma strutturale del calcio - fa sapere lo staff del commissario - dopo aver avuto diversi colloqui con le istituzioni il commissario e i suoi vice, collegialmente e individualmente, constatano che non esistono le condizioni per poter continuare l'opera di risanamento intrapresa. Con questa ragione hanno anticipato che rimetteranno il loro mandato". Così recita il comunicato di Guido Rossi,avvocato di Geronzi ex-amministratore dell'Inter e dei suoi collaboratori, tra cui Demetrio Albertini, responsabile del defenestramento di Claudio Gentile dall'under 21 e dell'assunzione dell'amico Donadoni,l'uomo che riporterà l'Italia nella sua consueta dimensione di mediocrità dopo i fasti tedeschi. Tra le riforme dello staff di Rossi c'è l'ammissione del Milan in Champions League,la mutilazione aziendale della Juventus,la demolizione di Lazio e Fiorentina,l'iniezione letale ad Arezzo e Reggina,la consegna su un piatto d'argento all'Inter, squadra del cuore del super-commissario, di uno scudetto di legno.
Ora l'avvocato torna a casa, in Telecom, a svendere Tim e ad indossare con fierezza la sciarpetta nerazzurra accanto all'amicone Moratti.
Sic transit gloria mundi.

Diffidate dei giornalisti

E la versione degli ultras napoletani dov'è?
V.A.


Piacenza - (pm) "Daspo" in arrivo per dieci tifosi partenopei che sabato erano a Piacenza per sostenere la loro squadra. I nomi dei supporter napoletani identificati dalla polizia di Piacenza sono stati inviati ai colleghi campani ed è probabile che nelle prossime ore scatti per loro il divieto di partecipare alle manifestazioni sportive. Del gruppetto finito nei guai, nove avevano tentato di entrare allo stadio Garilli senza biglietto, mentre uno è stato trovato con un coltello e denunciato. Nonostante due ispettori di polizia feriti in modo lieve a causa della sassaiola che si è scatenata in stazione, in questura c'è soddisfazione per come sono andate le cose durante e dopo la partita per l'assenza di scontri e incidenti gravi.

Nei prossimi giorni nuovi provvedimenti contro tifosi indisciplinati potrebbero aggiungersi alle diffide già inoltrate. Gli inquirenti della Digos stanno infatti analizzando le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso dello stadio nel tentativo di dare un nome e un cognome a chi ha lanciato fumogeni durante l'incontro. Almeno sei ne sono stati scagliati dagli spalti, e in questura si spera che su qualche fotogramma sia rimasto immortalato il momento del lancio.
Un lavoro analogo è stato avviato con le riprese delle telecamere installate sul tragitto di ritorno dei tifosi dallo stadio alla stazione. Il rientro dal Garilli nel tardo pomeriggio e in serata è stato infatti il momento più critico della giornata. Con la sconfitta dei partenopei la tensione si era accumulata. E quando un folto gruppo di tifosi, dalle parti di via Millo, è riuscito a lasciare i pullman scortati dalle forze dell'ordine per dirigersi in ordine sparso verso la stazione, c'è stato il timore che la situazione potesse degenerare. Per fortuna non si è andati al di là di qualche tafferuglio.
Non è stata semplice nemmeno la gestione della situazione alla stazione ferroviaria. Una volta che i tifosi sono saliti sul treno, sono iniziati i problemi. Il convoglio era fermo sul primo binario e alcuni ultras, in attesa della partenza, sono riusciti a scendere e hanno cominciato a lanciare pietre contro polizia e carabinieri, presenti in massa. Ed è stato in queste fasi concitate che due ispettori di polizia sono rimasti feriti: uno al mento, l'altro alla spalla. Il primo guarirà in una decina di giorni, mentre il collega ne avrà per un paio di settimane.
All'interno del treno ne sono poi successe di tutti i colori. La partenza è stata più volte rimandata: ogni volta che le carrozze partivano, veniva tirato il freno di emergenza, che costringeva la motrice a fermarsi e fare marcia indietro. Dai finestrini è partito qualche fumogeno e all'interno sono stati scaricati vari es

Fallimenti

Bologna, 18 set. - (Adnkronos) - Sono circa trenta i milioni di euro che Victoria 2000, la finanziaria dichiarata fallita lo scorso 31 marzo che controllava il vecchio Bologna calcio dell'ex patron rossoblu' Giuseppe Gazzoni Frascara, dovra' restituire ai suoi 15 creditori. Il conto l'ha presentato oggi il curatore fallimentare Enea Cocchi al giudice della quarta sezione del Tribunale civile di Bologna, Anna De Cristofaro. La maggior parte di quei soldi sono degli 11 istituti di credito. Il resto riguarda compensi non percepiti da legali e revisori di Victoria 2000. Tra i creditori non figurano invece Mario Bandiera e Franco Goldoni titolari rispettivamente del 29% e dell'1% del pacchetto azionario di Victoria, vecchi soci di Gazzoni che hanno saldato i propri debiti con le banche (circa quattro milioni di euro) e non hanno presentato al momento domande di insinuazione nella procedura fallimentare pendente in Tribunale.

Ai 30 milioni di passivo, comunque, potrebbero anche aggiungersi i 13 milioni che altri soci di Victoria hanno versato durante la gestione della finanziaria. Allo stato non e' stata presentata alcuna domanda, ma c'e' tempo fino alla chiusura dell'intero procedimento. Di sicuro c'e' che nelle casse di Victoria 2000 sono rimasti utili per poche centinaia di migliaia di euro riferibili a due partecipazioni in altrettante societa' immobiliari di cui una in stato di liquidazione e che la relazione finale dovrebbe essere depositata dal curatore fallimentare entro la fine di ottobre. Solo allora si decidera' anche se trasmettere il fascicolo anche in Procura per valutare eventuali profili penali nella condotta di Gazzoni. Infine, dall'intera procedura fallimentare non deriverebbe alcun pregiudizio per l'attuale gestione del Bologna calcio perche' l'azione revocatoria, teoricamente esperibile entro cinque anni dal fallimento di Victoria 2000, non sembra praticabile.

Uno di noi

«Grazie ragazzi, siete fantastici: senza di voi noi non siamo nulla!». I passeggeri rispondono in diretta al Direttore Tecnico giallorosso: «Di Bruno c’è n’è uno…».
Cronaca di una insolita telefonata tra un dirigente di club ed un gruppo di ultras in trasferta. "Senza di voi non siamo nulla", dice Bruno Conti, uno che non si vergogna degli ultras e della loro passione, a differenza dei suoi colleghi per i quali sono il male assoluto o il bene supremo a seconda che condividano o no le scelte dei club o le malefatte del sistema-calcio.
Senza gli ultras negli stadi "farebbero tutti silenzio", direbbero i supporters bergamaschi, come al teatro, come davanti alla Tv. Un sogno ricorrente ancora oggi, quello dello stadio "tranquillo e moderno", nelle parole della ministra Melandri, una intraprendente signora a cui il calcio interessa come il ghiacciolo Sammontana ai pinguini del Polo Sud. Tranquillo, cioè senza l'ardore degli ultras, moderno,cioè caro come una suite a Montecarlo.
Un abbraccio sentito all'ex-ala destra della Nazionale di Bearzot, quella pane e salame che sapeva sorridere e non solo davanti ai portafogli.

18 settembre 2006

Per ridere dello "Scudetto degli onesti"

Guido Iscariota

Martedì Guido Rossi si presenterà negli uffici del Coni: il commissario straordinario della Figc, recentemente nominato presidente della Telecom, parlerà con il numero uno del Coni Gianni Petrucci e, salvo sorprese, si dimetterà dall'incarico ricoperto in Federazione.

L'addio non sarà però privo di strascichi: nel relazionare sul lavoro svolto finora e sulla situazione attuale del calcio italiano - motivazione originaria della riunione fissata da tempo - Rossi dovrebbe presentare anche uno scottante ed approfondito dossier sull'Italpallone, dossier che coprirà gli ultimi vent'anni, con nomi, date, fatti importanti, fino ai giorni nostri, fino alla vociferata rivelazione di un salvataggio in extemis delle nostre squadre, che questa estate la Uefa avrebbe inizialmente voluto escludere in toto dalla Coppe 2006/2007.

Soprattutto Rossi sottolineerà, come fatto da quando diventato commissario straordinario e come ribadito dal suo "gruppo di lavoro" - in primis Francesco Saverio Borrelli, capo dell'Ufficio Indagini -, che è tutto il sistema calcio ad essere malato e ad avere bisogno di leggi nuove e solide che ne forniscano la base per un futuro migliore.

In sostanza, questo dossier di Rossi sarà una sorta di "vademecum" per chi gli succederà per scrivere le nuove regole, a partire della costituzione della Figc, che potrebbe essere divisa in due parti, una delle quali diventerebbe una sorta di "authority" incaricata di monitorare costantemente la situazione.

Da valutare anche il rapporto che avrà l'erede di Rossi con gli uomini scelti dal suo predecessore, dal già citato Borrelli fino a Demetrio Albertini e Luigi Agnolin.

Ovviamente, nel frattempo, continua anche il "totonomina" per la successione. I nomi più "gettonati" sono quelli di Gianni Letta, spinto soprattutto da gran parte del mondo della politica, di Vito Gamberale e Gianni Coccia, vice-commissari di Rossi, e di Raffaele Pagnozzi, segretario dello stesso Petrucci al Coni.

Via col business

Roma, 18 set. - (Adnkronos) - ''Oggi prende il via un sogno''. Con queste parole il vice commissario della Figc, Vito Gamberale, ha accolto la delegazione Uefa che e' arrivata in Italia per visitare stadi e strutture delle otto citta' candidate ad ospitare gli Europei del 2012. ''Gli Europei -ha detto Gamberale nella cerimonia tenuta al Coni- sono il secondo piu' grande evento del mondo per il calcio. Oggi prende il via un sogno, un impegno e un'ambizione per il nostro Paese. Ringrazio istituzioni, realta' economiche e privati cittadini per aver voluto condividere, con la Federazione, l'avvio dei sopralluoghi, da parte della delegazione Uefa, agli 8 siti che dovrebbero ospitare il Campionato europeo del 2012''.

''La presenza del ministro Melandri, massima istituzione politica di riferimento per noi, testimonia come il progetto e' fortemente voluto dal paese'', ha aggiunto. ''Essere qui al Coni a vivere quest'evento sottolinea l'impegno di esperienza e di autorevolezza con cui la massima istituzione sportiva persegue questo ambizioso obiettivo''. Il progetto 'Euro 2012' e' accompagnato da un messaggio che vuole ''coniugare i concetti di 'piazza' e di 'incontro': ossia di guardare all'ormai naturale evoluzione degli stadi come piazza di incontro e non solo come campi di gioco''.

Giornalisti terroristi

Paolo Di Canio non ha rivolto nessun saluto romano ai tifosi di Rieti: lo smentisce `categoricamente` la Cisco Roma. La societa` capitolina, che ha tesserato l`ex attaccante della Lazio, lunedi` mattina ha diffuso una nota a proposito della partita di domenica pomeriggio. Secondo indiscrezioni Di Canio, nell`intervallo della partita (che la sua squadra ha vinto) sarebbe andato in mutande sotto la curva avversaria rivolgendo il saluto romano. Ma la Cisco Roma non ci sta: `Come affermato dal vicepresidente esecutivo Pietro Leonardi nella serata di domenica, durante la trasmissione Goal di Notte condotta da Michele Plastino, la notizia non ha alcun fondamento: Di Canio non ha effettuato alcun saluto romano ne` tantomeno ha messo in atto gesti offensivi verso la curva del Rieti. Si e` limitato infatti, a fine gara, a lanciare la maglia e i pantaloncini da gioco verso i tifosi della Cisco che avevano seguito la squadra in trasferta. La societa` sta valutando la possibilita` di adire alle vie legali per contestare la diffusione di tale notizia, che ribadisce essere completamente priva di fondamento`.

Deutschland uber alles

Berlino, 17 set. - (Adnkronos) - Allarme razzismo, il calcio tedesco si mobilita e chiama in causa le societa'. L'inizio della stagione post-Mondiale in Bundesliga porta alla ribalta episodi inquietanti. Prima i cori dei tifosi dell'Hansa Rostock contro Gerald Asamoah, attaccante dello Schalke 04 e della nazionale che ai Mondiali ha fatto sognare l'intero paese. Ieri, invece, altra pagina da dimenticare ad Aachen, dove i tifosi dell'Alemannia hanno preso di mira Kahe, attaccante brasiliano del Borussia Moenchengladbach. L'arbitro non ha fatto finta di nulla: la gara e' stata sospesa ed e' ripresa quando sugli spalti e' tornata la normalita'.

Vista la pericolosa escalation, e' sceso in campo direttamente il presidente della federcalcio (Dfb), Theo Zwanziger. Il numero 1 del 'fussball' ha chiarito la situazione e chiamato direttamente in causa le societa': ''I club sono coinvolti. Non possono tirarsi fuori dicendo che episodi di intolleranza e incidenti sono provocati da una sparuta minoranza. Le societa' sono in parte responsabili e devono farsi carico delle conseguenze di simili fatti''. In termini pratici, ''rischiano penalizzazioni in termini di punti''.

17 settembre 2006

Conflitti d'interessi a fin di bene


MILANO - Massimo Moratti e' convinto che Guido Rossi possa rimanere alla guida della Figc, anche dopo la nomina a capo della Telecom, con cui l'Inter intrattiene rapporti di "intimità". "La decisione spetta a lui - ha dichiarato il patron neroazzurro prima di Inter-Sampdoria, ennesimo tonfo della Grande Inter - ma lo ritengo assolutamente capace di reggere i due ruoli". Moratti ha anche risposto a Carlo Ancelotti, contrario al doppio incarico di Rossi: "Dovrebbe guardare in casa sua" ha detto. Ancelotti ha sputato il salame che stava ingurgitando sullo Zibaldone di Gattuso.
Ricapitolando : la Gea era un macroscopisco conflitto d'interessi che gridava vendetta, un commissario straordinario che è anche presidente di un'azienda che sponsorizza Campionato e Coppa Italia è il nuovo che avanza. L'unico che ha da dire qualcosa è la mortadella di Reggiolo che col conflitto d'interessi ci convive da anni senza alcun moto di disgusto. Gli altri,i sepolcri imbiancati e i severi censori di "Moggiopoli", persino la rosea verginella dello sport,silenzio di tomba.
Il Gattopardo vive e lotta insieme a noi, il suo conflitto d'interessi non morirà mai.

Moggi colpisce ancora

MILANO - All'allenatore dell'Inter Roberto Mancini non e' piaciuto l'arbitraggio di Tagliavento in Inter-Sampdoria. "Il rigore a favore della Sampdoria non c'era, perche' il fallo e' avvenuto prima" ha dichiarato il tecnico. "L'arbitro e' andato male - ha aggiunto - perche' non ha usato un metro di giudizio unanime". Mancini si e' anche detto convinto che il gol annullato a Patrick Vieira fosse valido. (Agr)

16 settembre 2006

30.000,00 x 39?


"La Juventus e' stata multata di 30000 euro per i fischi rivolti dagli ultra' juventini verso Facchetti durante Rimini-Juventus. Durante il minuto di silenzio in onore del difensore scomparso, i tifosi accorsi hanno rivolto cori poco simpatici verso Facchetti e verso tutta l'inter. I tifosi Juventini sono gli unici ad aver fatto cori di questo genere, benche' Facchetti sia stato ricordato in ogni campo italiano di serie A e B."

Recita così un'agenzia, paro paro. Si dimenticano i cori di scherno domenicali ( anche anti-posticipati ) sull'Heysel, sui 39 morti che sarebbero "pochi" e altre leggiadre amenità verbali che si abbattono su giocatori e tifosi juventini,del tipo "ladri & drogati". Non risulta al momento che vengano comminate sanzioni agli autori di queste bravate altrettanto "poco simpatiche".

Vado, ammazzo e torno ( in Telecom )

Il commissario straordinario della figc Guido Rossi è stato nominato presidente della Telecom. Potrebbe per questo lasciare l'incarico in Figc. Lo sport è sgomento. Gianni Petrucci, presidente del Coni che nel maggio scorso lo aveva nominato al vertice della Federcalcio, s'è detto molto sorpreso ''Non ne so nulla" si è limitato a dire. Rossi era stato convocato dalla Giunta esecutiva del Coni per martedì prossimo per riferire sull'andamento del commissariamento. Ora che accadrà?

http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_1764946.html?ref=hpsbdx

Telecom Inter

Il numero uno di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, si è dimesso nel corso del consiglio di amministrazione straordinario del gruppo. Al suo posto è stato nominato presidente Guido Rossi. Dimissioni "irrevocabili", quelle di Tronchetti, motivate dall'intento di "salvaguardare l'interesse dell'azienda e degli azionisti a proseguire nella gestione, in continuità con l'indirizzo strategico individuato dal consiglio". Dunque Tronchetti si fa da parte e dà una stoccata a Romano Prodi parlando di "ingiustificata personalizzazione delle vicende degli ultimi giorni" ma la società ribadisce l'indirizzo strategico che dello scontro è stato la causa. Si sacrifica quindi l'uomo che ha impersonato lo scontro con il presidente del Consiglio ma si mantengono le linee strategiche e, a metterle in atto si chiama un uomo molto vicino al centrosinistra.

La clamorosa notizia arriva poco dopo le 8 di sera e filtra dal consiglio di amministrazione straordinario di Telecom convocato in tutta fretta nella sede di Milano a piazza Affari. Insieme a Tronchetti Provera e agli altri membri del cda c'è Gilberto Benetton, vicepresidente di Olimpia, la società azionista di riferimento di Telecom (Edizione Holding, della famiglia Benetton, detiene attualmente il 20% di Olimpia a fronte del 70,46% di Pirelli).

Alle 7, quando inizia il Cda, Tronchetti Provera si presenta con le dimissioni in mano. Il Cda, racconta Luigi Fausti - ex presidente Comit e membro del cda Telecom - è costretto ad accettarle perché la decisione del capo di Telecom è irrevocabile: "Per Telecom non cambia niente - dice Fausti - speriamo vada tutto bene". Alla plancia di comando di Telecom sale dunque Guido Rossi, un presidente "di garanzia" che aveva già guidato Telecom nel corso del 1997. Rossi, spiega il cda, "ha confermato l'intenzione di svolgere il proprio mandato in continuità con le strategie e gli obiettivi già individuati dal consiglio, proseguendo nella realizzazione delle operazioni comunicate al mercato". Il ritorno del "commissario" Rossi servirà anche a garantire i rapporti burrascosi del gruppo con il governo e con le banche creditrici.

Alla vicepresidenza confermato Benetton (con Carlo Buora vicepresidente esecutivo) mentre Riccardo Ruggiero resta amministratore delegato. Resta comunque valida il piano di riassetto appena deciso.
La riorganizzazione pensata da Tronchetti prevede lo scorporo della rete fissa (ultimo miglio) e di Tim e un futuro per Telecom come media company, attraverso un accordo con la NewsCorp di Rupert Murdoch per far passare i contenuti della società britannica attraverso la banda larga di Telecom. Resta aperto il nodo dell'assetto societario: Tronchetti, alla guida di Telecom dal 2001, controlla in maniera indiretta attraverso una catena di società che finisce nella holding Olimpia, circa il 18% di Telecom, mentre il resto dell'azionariato è frazionato fra fondi, banche, investitori istituzionali e piccoli azionisti. In particolare Tronchetti possiede la maggioranza di Camfin, azionista a sua volta (con il 25%) di Pirelli, il quale possiede la maggioranza della holding Olimpia, dove é presente anche la famiglia Benetton, mentre le banche sono in uscita a ottobre.
http://www.kataweb.it/cellularmania/dettnews.jsp?id=84042&s=00000&c=11583456

15 settembre 2006

Sepp-uku



La Federcalcio araba (Uafa) ha messo a disposizione della Fifa un milione di dollari per finanziare i progetti per lo sviluppo nel calcio in Palestina.

‘‘Ringraziamo i nostri amici dell’Arabia Saudita e dell’Uafa per questo dono che servirà a sviluppare il calcio palestinese — ha commentato il presidente della Fifa, Sepp Blatter -. Sono convinto che, attraverso il calcio, ci può essere un dialogo migliore tra i popoli’‘. Tra i progetti della Fifa c’è la costruzione di tre campi da gioco artificiali a Gaza, Ram e Ramallah. (14/09/2006) (Spr)

TeleSky

Sky ha acquisito i diritti tv satellitari per le partite casalinghe di Catania, Fiorentina, Palermo, Parma e Sampdoria. La pay-tv ha raggiunto oggi l'accordo con Telecom Italia. La Telecom aveva offerto l'intero pacchetto a Sky per la cifra di 75 milioni di euro. Così la tv di Murdoch ora possiede tutta la serie A Tim 2006/07. (14/09/2006) (Spr)

Senti chi parla

"Si sente troppo spesso dire in giro che bisogna riscrivere le regole del calcio e dello sport italiano - ha detto il presidente del Coni, Gianni Petrucci, alla Commissione Cultura -, ma non dobbiamo generalizzare; le regole nel calcio ci sono e funzionano bene; lo scandalo ha colpito solo una parte del calcio professionistico".
Petrucci ha illustrato nella Commissione della Camera la posizione del Coni riguardo ai cambiamenti da apportare nel mondo del calcio e al lavoro che ha svolto e dovrà svolgere il commissario straordinario della Figc Guido Rossi. "Martedì il commisario della Figc, Guido Rossi, sarà invitato alla giunta esecutiva del Coni e ci esporrà i suoi progetti riguardo alla scrittura delle norme. Noi gli chiederemo di scrivere soltanto nuovi regolamenti che evitino gli ultimi gravi episodi, di cambiare, quindi, le regole che non hanno funzionato. Noi vogliamo fare chiarezza, se il commissario Rossi non farà in tempo ad esaurire il suo lavoro durante il suo mandato, gli daremo gli ulteriori mesi che serviranno. Però, dall’altra parte il mondo del calcio deve trovare un’intesa sul futuro presidente federale, non basta il professore Rossi, il mondo del calcio deve ritrovare compattezza".
Sul tema dei diritti tv del calcio: "È ormai opinione comune che si debba tornare alla contrattazione collettiva dei diritti tv - ha detto -. Non mi sembra però opportuno che la legge individui direttamente ricavi e parametri di ripartizione. Penso che la materia debba essere regolata in modo autonomo dallo sport attraverso la fissazione di nuovi criteri di mutualità in favore di club medi e piccoli, sotto la vigilanza del Coni e dell’Antitrust, per evitare posizioni dominanti e conflitti di interesse".

http://www.calciodoc.com/index.php/fs=Rubriche/r=11/id=2543

14 settembre 2006

Ce le avete frantumate


di ANTONIO DIPOLLINA

Una partenza difficile, quasi per tutti, in sintonia con l´altrettanto complicata partenza del calcio vero. Il calcio in tv prova a raccogliere i cocci (propri ma soprattutto altrui) e a ripartire cercando entusiasmi non esattamente diffusi. Dopo la prima giornata, un´occhiata ai programmi e ai personaggi che si sono presentati al via con accenni di novità.
Il calcio in diretta. Addio chiarezza dei tempi andati. La frantumazione dei diritti ha finito col frantumare quanto di più caro al telespettatore. Sembrava che Sky potesse chiudere con l´en-plein delle squadre, non ce l´ha fatta (almeno per ora) e ha dovuto rinunciare in partenza a Fiorentina-Inter, una delle cinque gare più importanti del torneo. Il digitale terrestre offre tutto, a patto di possedere gli abbonamenti sia a Mediaset che a La7: ma durerà poco, già da quest´anno Mediaset ha sganciato qualcosa a Telecom e si è fatta cedere in condivisione i diritti casalinghi delle squadre di La7 quando giocano contro le big (tra cui, appunto, Fiorentina-Inter). L´unica in salvo è la Juve: chi ha Sky se la vede in casa e fuori. Chi ha tutto è Telecom per la trasmissione su computer e telefonini, ma non è ancora consumo di massa. Altri videofonini (come 3) hanno alcune partite, Fastweb ne ha altre ancora. Se ci aggiungiamo che Telecom ha i diritti satellitari delle squadre che mancano a Sky ma non ha il satellite, tra aziende che comprano cose che non possono usare e l´allargamento dei mezzi di ricezione (tv normale, via cavo, via satellite, telefonini, computer etc.) si profila un futuro in cui i diritti dell´Empoli potrà comprarli la locale azienda tranviaria e le partite si vedranno anche sul microonde. Voto 5
Controcampo. Si è scisso in due, ma si tratta soprattutto della decisione di utilizzare un programma e una squadra collaudata per risolvere il rebus dell´ex Novantesimo Minuto. Nella prima giornata ha funzionato, con una percentuale d´ascolto (il 20 per cento) che sarebbe stata mediocre su Canale 5: ma trasferita su Italia 1 è addirittura troppo. Il rischio è che si vada avanti parecchio con la pièce della juventinità vilipesa, ma una minaccia di Paolo Liguori ("Allora da qui a fine stagione chiederò che venga restituito alla Roma lo scudetto del gol di Turone") potrebbe funzionare. La versione serale ("Controcampo-Diritto di replica") diventa un lato-B che alleva nuovi attori e quando ci saranno grandi posticipi potrà solo guadagnarci. Era atteso il disorientamento del pubblico e quindi un risultato basso, ma non si erano fatti i conti con la debolezza della concorrenza. Voto 6.5
La Domenica Sportiva. Appunto. E´ andata male anche contro un´avversaria al debutto. La pervicacia con cui a Raisport insistono nel proporre la medesima formula degli avversari è di quelle patologiche. Se si fa quello (lo studione con gli ospitoni e il dibattitone) gli altri saranno sempre più accattivanti per il pubblico. Se Teo Teocoli ha un paio di battute buone (le ha avute) si perdono nel marasma delle chiacchiere. Soprattutto, ha prevalso un grande equivoco: qualcuno ha creduto che la squadra di opinionisti messa in campo ai Mondiali abbia fatto grandi ascolti per meriti propri, e non perché era l´unico spazio decente trasmesso a ore decenti sulla tv in chiaro (e per le fortune della Nazionale, ovvio). Verso notte, era quasi l´una, è sbucato Mazzola e il pezzo costruito su Facchetti era di grande intensità: appunto, all´una di notte. Voto 4.5
Quelli che il calcio. Un covo di furbacchioni: con la vicenda Moggi hanno avuto un lancio formidabile. Hanno proclamato di disinteressarsi di calcio e lo usano – quello che rende televisivamente – senza scrupolo alcuno. L´insieme, ravvivato da qualche gag azzeccata, in realtà non regge da anni, ma l´immagine è sempre alta e gli ospiti accorrono. Da domenica diventa una dépendance dell´Isola dei Famosi, ma magari Guido Rossi andrà davvero a farsi intervistare e l´ibrido continuerà, con gioia dei protagonisti. Voto 5
Sky Calcio Show. Si fa difficile. Inizio debole, ma la situazione è quella che è. Domenica pomeriggio c´era solo il Milan, e sul Milan non c´era molto da dire. Le altre importanti (Juve, Inter, Roma e Fiorentina) avevano giocato il giorno prima. Ed è una situazione destinata a ripetersi parecchio in futuro. Al debutto, rispetto al rutilante glamour dei Mondiali sembrava di essere in convento, Ilaria D´Amico compresa. Ma Sky non può certo chiedere anticipi deboli per salvare la domenica. Il meglio della pay rimane l´offerta clamorosamente "tanta" del calcio in diretta, i prima e dopogara, e le gare dei campionati esteri, che finiranno col cannibalizzare molte deboli partite italiane (ma guai a chi le tocca). Voto 6-
Sabato Sprint. Per la Rai rimane uno spazio decisivo, con la freschezza dell´anticipo appena giocato e le attese sulla domenica. Servirebbe più convinzione e una situazione complessiva (il caos a Raisport) più limpida. Mentre la concorrenza diretta (Guida al Campionato, su Italia 1) ricorre a Magda Gomes (voto altissimo). Voto 5.5.
Biscardi. Ha minacciato di querela chiunque si azzardi a dire che La7 lo ha allontanato. Se n´è andato lui di sua iniziativa e non aspettava altro (lo giuriamo). Su Italia7 Gold, giustamente, dal loro punto di vista, emettono comunicati di gioia per la media d´ascolto dell´1 per cento. Ma Aldone è stato tradito dai suoi: le punte Elio Corno-Franco Melli sono passati ad Antenna 3 (dopo quattro minuti uno dei due ha rinfacciato all´altro di essere finito nelle intercettazioni), il programma ne ha risentito e ha perso pathos. Se Biscardi accetta la sfida con quelli di Antenna 3, che gli giocano contro frontalmente, e si scatena, viene fuori una piedigrotta. Voto 5, di incoraggiamento. A Biscardi voto 9 (e da La7, sia chiaro, se n´è andato lui).
Antenna 3. Trasmesso in tutta Italia e anche, nell´occasione, sul satellite, il programma con Ravezzani, Melli, Corno e altri transfughi del Processo, si mette al centro dell´attenzione per le piccole tv. L´altra sera avevano Moggi: con tutto quello che era successo, si è andati avanti per quasi due ore di contraddittorio. Alla fine fioccavano risate e pacche sulle spalle. Notevole un procuratore in studio che ha passato tutto il tempo a dire che Calciopoli non doveva esserci perché ha impoverito il calcio italiano: un altro po´ e tirava fuori il 740 e si metteva a piangere. Moggi, comunque, non sembra destinato a rimanere e comunque, ormai, il film è già stravisto. Voto 5

La Repubblica 13-9-06

Meani è un'invenzione dei comunisti

MILANO - Il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, ha parlato ai microfoni di Milan Channel prima della sfida Milan-Aek Atene: ''Lo scandalo del calcio? Una bolla di sapone di cui ora si capisce la pochezza. E' stata montata una grande storia su una cosa molto piccola. Sarebbe stato un sacrilegio - ha proseguito Berlusconi - se il Milan non fosse stato nella massima competizione europea''. (Agr)

Don Tonino Matarrese,la novità


-A cura dei Boys Parma -
Nel 1977 diventa presidente dell’A.S. Bari Calcio.
Nel 1979 è eletto Consigliere Nazionale della Lega Calcio e, nel 1980, Consigliere Federale della FIGC.
Nel 1982 viene eletto Presidente Nazionale della Lega Calcio e Vice Presidente della F.I.G.C..
Ai Mondiali di Spagna, dopo Italia-Perù 1-1, dichiara: “Questa squadra è una vergogna, è vecchia per fantasia e voglia di vincere. Mi verrebbe voglia di scendere negli spogliatoi e prendere tutti a calci nel sedere.” Ciononostante, dopo Italia-Brasile 3-2, corre negli spogliatoi per l’eventuale foto ricordo, incurante degli sberleffi di alcuni azzurri. Prima della finale, da buon democristiano, è pronto a salire sul carro dei vincitori: “Vi è stato un richiamo alla responsabilità e i giocatori l’hanno sentito. Questa nazionale ha insegnato parecchio ed ha ancora parecchio da insegnare a tutti. Merita rispetto e tanti onori, perché sta raccogliendo i frutti d’un lavoro ininterrotto”.
Antonio Matarrese rimane alla guida dell’A.S. Bari fino alla sua elezione a presidente della Lega Calcio, poi passa le consegne al fratello Vincenzo. Il Bari, alla fine della stagione 1982/83 è ultimo in Serie B. Ma, con Don Tonino alla guida della Lega Calcio, le cose cambiano.
Nella stagione 1983/84 il Bari sbanca il Girone B di C1, conquistando 45 punti e il primo posto. L’anno dopo, grazie ad una quantità industriale di rigori e a tante decisioni arbitrali favorevoli, la società di Antonio Mataresse punta direttamente alla Serie A.
Il 3 febbraio 1985 si disputa Parma-Bari. Il Parma lotta disperatamente per non retrocedere, il Bari per la promozione. L’arbitro assegna un rigore (tanto per cambiare) al Bari ma, stranamente, Edi Bivi sbaglia. A 11 secondi dalla fine, contro tutti i pronostici, il PARMA sta vincendo per 3 a 0. A quel punto, l’arbitro Pezzella di Frattamaggiore (NA), sospende la partita per nebbia. Nulla si può, contro il Bari di Don Antonio Matarrese.
Il Bari, in due sole stagioni, passa dalla C1 alla A.
Antonio Matarrese, nel 1988, è eletto Presidente della FIGC (manterrà tale carica fino al 1996), Componente Comitato Esecutivo UEFA e Consigliere Nazionale del CONI.
Alla fine degli anni ‘80 l’impresa di costruzioni Matarrese, insieme ad altre, presenta i piani di lottizzazione per Punta Perotti. Si vuole costruire un immenso complesso immobiliare alla periferia sud di Bari. 300.000 metri cubi di cemento a poche decine di metri dalla battigia. Ovviamente è illegale, ma a Bari, nel ‘95, concedono comunque le licenze edilizie. L’ecomostro sarà abbattuto nell’aprile del 2006.
Nel 1990 si disputano i mondiali in Italia. A Bari s’inaugura lo stadio San Nicola, dove si giocheranno - guarda caso - vari incontri, tra cui la semifinale per il terzo e quarto posto.
Nel 1991, sempre Bari, ospita la Finale della Coppa dei Campioni.
Nel 1992, Antonio Matarrese, diventa Vice Presidente della UEFA (Calcio Europeo) e Componente del Comitato Esecutivo della FIFA.
Nel 1994 è eletto Vice Presidente della FIFA e Membro del Comitato d’Organizzazione della Coppa del Mondo.
Nel 1997 presiede i XIII Giochi del Mediterraneo che si svolgono a… Bari.
Nel 1998 viene rieletto Vice Presidente della FIFA e presiede la Commissione Mondiale Stadi e Fair Play, dove si occupa del Mondiale 2002. Sempre nel 1998 riceve un avviso di garanzia dai magistrati che indagano sul doping, per aver arrecato ingiusto profitto a club o calciatori occultandone la positività.
Nel 1999 viene eletto Presidente delle Leghe Calcio Europee e a giugno dello stesso anno si candida come presidente della Provincia di Bari.
Nel luglio del 2000 è condannato dal Tribunale di Roma a sei mesi per abuso d’ufficio, in seguito all’iscrizione irregolare del Torino al campionato del 1993. Dopo tante vicissitudini, può finalmente fregiarsi del titolo di pregiudicato.
Nel 2001 Bari diventa sede della Meridian Cup (Manifestazione calcistica intercontinentale Under 17, Europa-Africa).
Nel 2002, Galliani e Matarrese, ambiscono entrambi alla carica di presidente della Lega Calcio. Dopo le prime tre elezioni (primo scrutinio: Antonio Matarrese 18, Galliani 15, Zamparini 1, schede bianche 1; secondo scrutinio: Antonio Matarrese 18, Galliani 16, schede bianche 1; terzo scrutinio: Antonio Matarrese 16, Galliani 16, schede bianche 3) decidono d’accordarsi. Galliani presidente, Antonio Matarrese vicepresidente vicario (carica che manterrà fino al giugno 2005).
Nel 2003, Antonio Matarrese, è eletto Segretario Provinciale di Bari dell’Udc e presidente di Gioco Calcio, piattaforma televisiva che tenta di rompere l’appena nato monopolio di Sky.
Antonio Matarrese, nel 2004, si presenta candidato per l’Udc alle elezioni europee. Non viene eletto ma a Bari raccoglie 14.185 voti. Lo stesso anno è nominato presidente dell’Unire, l’Unione nazionale incremento razze equine, carica che mantiene fino al maggio del 2005. Sempre nel 2004 è indagato dalla Procura di Roma, nel corso dell’inchiesta sui bilanci gonfiati di alcune società.
Nel 2006, i carabinieri del Nucleo operativo di Roma, nell’ambito dell’inchiesta sul calcio, scrivono, nel loro rapporto, che la Gea, sotto la costante ed attenta guida di Luciano Moggi, ha interessi diretti anche nell’AS Bari dei Matarrese (il cui presidente è sempre Vincenzo, fratello di Antonio).
Ad agosto 2006, appena eletto presidente della Lega Calcio, lancia un messaggio al governo in merito al contrattazione collettiva nella vendita dei diritti televisivi: “Qualsiasi provvedimento va deciso con noi. Non è consentito a nessuno decidere per la Lega”. Per Don Tonino la Lega non deve sottostare alle leggi del Parlamento ma viceversa.

E sullo scandalo del calcio cosa ne pensa Sig. Matarrese? “E’ stato tutto troppo frettoloso” dice lui, “il calcio bisogna conoscerlo, non si può entrare con presunzione”!!!!!!!!!!!!!!!

http://calciomoderno.blogsome.com/2006/08/09/una-ventata-di-novita/

Antonio Matarrese è più onesto di Moggi

Punta Perotti - La Storia
Quando Armando Perotti nel 1919 affermò che chiudere il lungomare di Bari, costruendo il teatro Margherita, era una "criminosa follia", probabilmente non credeva alla nemesi storica.
Già, perché non è altro che una cinica vendetta della storia che ha portato a intitolare proprio a lui, storico e poeta barese, i trecentomila metri cubi di cemento in riva al mare noti appunto come Punta Perotti.
“Punta Perotti”, conosciuta anche come “saracinesca” o “mostro” per le sue dimensioni e per la spietatezza con cui sbarra il mare, negandone così la vista, ha rappresentato, altresì, una possibilità di lavoro e di sostentamento per tutto il personale impiegato alla realizzazione ed edificazione del progetto. La sua complicata vicenda risale alla fine degli anni settanta del secolo scorso; ne ripercorriamo le tappe:
In data 6 luglio 1979 gli architetti Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano presentano un progetto di lottizzazione, redatto per conto dei proprietari dell'area.
L'area oggetto del piano di lottizzazione fa parte di una maglia di Piano Regolatore avente quale destinazione di zona "attività terziarie" ed estesa per una superficie complessiva di 99475 mq. Il piano prevedeva la suddivisione dell'area totale in due comparti, denominati A e B.

Il 7 luglio 1980 la Commissione Urbanistica Aggiunta del Comune di Bari rinvia il progetto in attesa di elaborati integrativi. La situazione si ferma fino al 1985, quando i progettisti richiedono l'esame del progetto del solo comparto B; a seguito del parere espresso dalla Commissione Urbanistica Aggiunta da questa data il progetto non viene più esaminato in maniera unitaria, ma come due distinti piani di lottizzazione (PdL 141/89 e PdL 151/89).

In data 11 maggio 1992 il Consiglio Comunale di Bari adotta ed approva i piani di lottizzazione proposti dalle aziende dei gruppi imprenditoriali di Bari Andidero, Matarrese e Quistelli per la realizzazione del complesso immobiliare ‘Punta Perotti’. Si stipulano altresì le convenzioni tra Comune e imprese per i piani di lottizzazione.

In data 19 gennaio 1995 viene infine rilasciata la concessione edilizia per la realizzazione dei blocchi A, B ed N: i corpi di fabbrica A (mc 67754) e B (mc 55612) sono destinati a residenza, con un'altezza massima fuori terra di 45 metri, mentre il blocco N (mc 8194) è destinato prevalentemente a terziario: iniziano i lavori.

Il 22 marzo 1997 la Procura di Bari ordina l'apposizione dei sigilli sul complesso residenziale: otto persone sono indagate.

Nel novembre 1997 la Corte di Cassazione, su ricorso in via cautelare degli imprenditori confiscati, annulla il decreto di sequestro emesso dal G.I.P. di Bari e dispone il dissequestro dei suoli e dei cantieri.

Il 10 febbraio 1999 il gup Maria Mitola ordina, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, la confisca del complesso edilizio, ritenendo la costruzione abusiva, mentre assolve gli otto imputati "perché il fatto non costituisce reato"; nella sentenza il gup critica il "disinvolto iter amministrativo" seguito dal Comune di Bari, giudicando "scandaloso il procedimento che ha portato all'improvviso rilascio dei provvedimenti autorizzatori e concessori" necessari alla costruzione del complesso.

Nel giugno 2000 si chiude il processo dinanzi alla Corte di Appello di Bari – su ricorso degli imprenditori confiscati - che assolve gli imputati da tutti i reati loro ascritti perché il fatto non sussiste e revoca il provvedimento di confisca.

Nell’ottobre 2000 il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, sollecitato da movimenti ambientalisti e dal Ministero dell’Ambiente, propone ricorso per Cassazione avverso la sentenza di appello.

Il 29 gennaio 2001 la Cassazione dispone il ripristino della confisca del complesso e dei suoli dove sorge la lottizzazione di Punta Perotti; il provvedimento è definitivo in quanto non sono previsti ulteriori gradi di giudizio. I costruttori preannunciano un ricorso per risarcimento danni contro il Comune di Bari.

Il 23 febbraio 2001 il Sindaco di Bari riceve dalla Procura della Repubblica la sentenza della Corte di Cassazione e deve quindi provvedere all'immediata trascrizione nei registri immobiliari dei terreni acquisiti dal Comune.

Nel settembre 2002 le tre imprese costruttrici notificano a Comune di Bari, Regione Puglia e Soprintendenza ai beni ambientali e culturali di Bari una formale richiesta di risarcimento dei danni, materiali e d’immagine (atto di significazione) pari a 363 milioni di euro. A maggio 2004 la Salvatore Matarrese Spa – surrogata nei diritti della Cariplo S.p.A. - procede al pignoramento immobiliare nei confronti del Comune di Bari del complesso immobiliare “Punta Perotti”, in virtù dell’ipoteca gravante sugli immobili ed iscritta nel ‘96 a garanzia del rimborso del mutuo fondiario concesso dal predetto istituto di credito alla Sudfondi Srl (società del Gruppo Matarrese) per la realizzazione del programma edilizio.

Siamo nell'ottobre 2004, il giudice dell’esecuzione del Tribunale di Bari Scoditti sospende il pignoramento ma conferma anche che i palazzi di Punta Perotti non possono essere toccati sino a quando non vi sarà una sentenza definitiva (Cassazione) sul giudizio riguardante il pignoramento della Salvatore Matarrese SPA.

Nel novembre 2004 viene avviato un tavolo di confronto tra il Comune di Bari (Sindaco Emiliano, Assessori Abbaticchio e Maugeri) e i rappresentanti delle tre imprese costruttrici con l’intento di trovare una soluzione mediata.

Nell'ottobre 2005 il giudice di appello Di Lalla revoca l’ordinanza del giudice di esecuzione, dichiarando pignorabile l’area su cui esistono i fabbricati e la possibilità di demolire. Per le imprese la sentenza non è definitiva ed occorre attendere la pronuncia della Cassazione. Il Comune di Bari aggiudica la gara per la demolizione di Punta Perotti alla General Smontaggi di Novara.

A gennaio 2006 Le società Sudfondi S.r.l. (Gruppo Matarrese) e Mabar S.r.l. (Gruppo Andidero), imprese costruttrici dei complessi residenziali denominati Punta Perotti e Victor Building al Lungomare Perotti di Bari, nella qualità di soggetti lesi dalle conseguenze dell’inchiesta penale sfociata nella sentenza della Cassazione n. 256 / 2001 del 29 gennaio / 26 marzo 2001, hanno proposto nei confronti del Comune di Bari, della Regione Puglia e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali una domanda giudiziaria diretta ad ottenere un risarcimento dei danni ammontante complessivamente a 570 milioni di Euro.

Febbraio 2006. Il Comune di Bari fissa le date della demolizione di Punta Perotti (2, 23, 24 aprile), e consegna il cantiere alla General Smontaggi.

FINE

http://www.perottipoint.it/punta-perotti.html