28 dicembre 2006

Belli capelli

L'attuale tecnico dell'Inter Roberto Mancini è stato querelato da tre ultras della Fiorentina per calunnia. La denuncia formale sarà depositata domani giovedì 28 dicembre alla Procura di Firenze. I fatti a cui si riferisce la denuncia risalgono al gennaio 2002 quando Mancini annunciò le dimissioni da tecnico della Fiorentina dopo che un gruppo di tifosi lo aveva circondato e minacciato. La Fiorentina non navigava allora in buone acque: oltre ai negativi risultati sul campo, la gestione Cecchi-Gori era agli ultimi sgoccioli e il malessere in città si palpava con mano. Il 10 gennaio 2002 il tecnico che tornava da Roma dopo un incontro con l'allora presidente della Fiorentina, fu circondato da cinque tifosi e minacciato. «Il timore di creare turbative a mia moglie e ai mie tre figli - scrisse Mancini - mi ha spinto a credere che il mio lavoro a Firenze non possa proseguire....dopo l'incontro a Roma al mio rientro nella notte a Firenze sono stato aggredito verbalmente sotto casa da cinque tifosi. Nonostante lo scambio di idee, hanno minacciato di inasprire la gravità delle aggressioni».

Questo il comunicato ufficiale di quei giorni concitati che portò alla denuncia formale nel marzo successivo di cinque ultrà viola attualmente ancora sotto processo a cui è stato imputato l'articolo 610, violenza privata. Ora tre dei cinque ultras denunciati hanno respinto la palla al mittente querelando il tecnico. «Non ci risulta che Mancini si sia mai dimesso formalmente - fa sapere l'avvocato Campolmi - ci risulta anzi che si sia inserito negli atti del fallimento della Fiorentina richiedendo il suo compenso come allenatore anche per il periodo successivo alle sue dimissioni. La denuncia per calunnia deriva dalla constatazione che Mancini ha dichiarato falsamente di essersi dimesso dopo aver accusato i cinque ragazzi di averlo costretto a questa decisione».

Di Canio

«Lazio? No grazie». A dirlo non è un tifoso della Roma, altrimenti non sarebbe una notizia, ma quello che è da tutti identificato come il laziale per eccellenza, e cioè Paolo Di Canio. Il capitano della Cisco Calcio, così recitava il sottopancia di "Goal di Notte" ieri sera, ha rilasciato una dichiarazione shock. «Nel derby contro la Roma non ho fatto il tifo per la Lazio perché ci sono state delle cose che mi hanno toccato troppo da vicino. Non ho niente da condividere con questa dirigenza ma questo non significa che io non sia un laziale vero. Io il mio attaccamento alla Lazio lo ho dimostrato negli anni, anche rinunciando a molti soldi pur di tornare a vestire biancoceleste».

Di Canio ha poi commentato il gesto di Lucarelli su Pandev in occasione di Livorno-Lazio. «Non è una questione ideologica, però non è concepibile il gesto che ha fatto Lucarelli, che ha percorso cinquanta metri di campo per andare a colpirlo, nei confronti di Pandev».

16 dicembre 2006

Altri due Angeli nel cielo bianconero



Juventus-Cesena, anticipo serale del 16° turno di serie B, non si è giocata. Dietro il rinvio della partita, chiesto e ottenuto dai giocatori di Deschamps, c'è purtroppo una tragedia che ha colpito il club torinese: due ragazzi della Berretti sono caduti in un laghetto all'interno del centro sportivo di Vinovo. I due giovani, Riccardo Neri e Alessio Ferramosca, avevano entrambi 17 anni. Subito dopo il recupero da parte dei Vigili del Fuoco, la società bianconera ha diramato un comunicato in cui annunciava la scomparsa dei ragazzi. I medici doverosamente hanno attuato tutte le procedure di rianimazione del caso e solo a tarda sera i sanitari del Cto hanno dichiarato ufficialmente morto Alessio Ferramosca, mentre alle Molinette tutti i tentativi di rianimare Riccardo Neri, giunto in condizioni disperate dovute al grave stato di ipotermia, erano vani.
L'incidente è avvenuto intorno alle 17 in un laghetto artificiale che sorge all'interno del centro sportivo Mondo Juve. Si tratta di una larga vasca di raccolta dell'acqua piovana, lunga circa 50 metri, larga 30 e profonda almeno 4-5 metri. L'allarme è stato lanciato dai compagni di squadra che avevano atteso invano i due per l'inizio della seduta.
Secondo una prima ricostruzione dei Vigili del fuoco i due ragazzi, nell'intento di recuperare i palloni, si sarebbero appostati sul bordo della vasca (totalmente impermeabilizzata con teli di plastica) scivolando all'interno. Le tracce ritrovate fanno supporre che abbiano messo i piedi sul telo e siano finiti nell'acqua gelida senza possibilità di scampo. Non è ancora stato possibile accertare se siano finiti nella vasca contemporaneamente o se prima sia caduto uno e il secondo abbia perso l'equilibrio nel tentativo di salvare il compagno.
Neri, portiere, era di origini fiorentine ed era arrivato alla Juventus due anni fa dall'Empoli, mentre Ferramosca, che giocava da centrocampista, risiedeva a Torino con la famiglia ed era a Vinovo da appena due mesi, proveniente da un club dilettantistico torinese (l'Atletico Mirafiori) di cui il padre è presidente. A Vinovo, sul luogo della tragedia, sono arrivati i parenti dei ragazzi, il d.s. Secco e l'allenatore dei portieri Rampulla.
La Lega calcio, in accordo con la Figc, ha deciso di far rispettare sui campi di A e B un minuto di raccoglimento. La gara Juventus-Cesena potrebbe essere recuperata il 14 o il 15 gennaio.

12 dicembre 2006

Giornalisti forcaioli con gli ultras, garantisti con i potenti

Antonio Corbo
Fu evidente una regia: spari da un settore, poi da quello opposto

Il campionato sposta l´attenzione dal giallo del San Paolo alla classifica. Chiama il Napoli a Cesena per una gara senza alibi: può solo vincere. È quarto dietro Juve, Bologna e Piacenza. Vincendo, in una sola notte tornerà primo. Ma neanche questo basta. L´urgenza dei tre punti fa dimenticare la banda del petardo. È il solito inganno di un calcio senza memoria. Una partita cancella l´altra, e invece no. Stavolta è diverso.Il campo non decide tutto. La promozione passa stavolta anche per gli uffici della questura: c´è un sabotaggio da capire, bisogna capire chi e perché colpisce il Napoli, costretto sabato prossimo a giocare sul neutro di Perugia a porte chiuse..
Accade anche in altre città, in dimensioni più vaste. Ma non c´è il timore di un complotto. Quel giorno al San Paolo fu evidente una regia: spari da un settore, poi da quello opposto. Dopo la prima interruzione e l´avviso dello speaker (al primo petardo partita sospesa) ne esplosero altri 7. Una sfida. In sei passarono, scavalcando, dalla Curva B ai Distinti. Perché cambiarono posto? Chi sono quei sei? Non si è saputo altro. La polizia, si dice, è al lavoro. Ma si avverte più che mai l´esigenza di scoprire tutto. La Digos deve dimostrare che non bastano i passamontagna, che non c´è impunità per chi commette un reato di così ampio allarme sociale in uno stadio con 50 mila testimoni, davanti a venti telecamere. La questura, in tempi di così aspro dibattito sulla sicurezza, si gioca la sua credibilità. In Italia esistono adesso gli strumenti per intervenire: il decreto Pisanu così restrittivo, la possibilità di arrestate i teppisti nelle 36 ore, ma anche gli effetti del Daspo, il divieto a frequentare gli stadi non più eludibile. È da sperare quindi che presto la questura risponda alle attese.
Dietro quei passamontagna sono ancora nascosti i motivi del sabotaggio. Tutto passa attraverso la denuncia degli autori: solo dalle loro storie, dai loro interrogatori si potrà afferrare la verità tra le due ancora possibili. 1) Sono «quattro scalmanati», come si augura la Iervolino, quindi teppisti allo stato puro, che rischiano varie imputazioni: porto e detenzione di materiale esplodente, spari in luogo pubblico, danneggiamenti con le aggravanti della violenza che crea pericolo all´incolumità pubblica. È la tesi più rassicurante. 2) Trama estorsiva. Si può immaginare. Banda divisa dal tifo organizzato, che rimarca la scissione, che pretende chissà cosa, che quindi spara da settori diversi. Che cosa chiede e non ha finora ottenuto? È la tesi più allarmante. Bisogna sapere, per la serie A conta più del primato stasera.

11 dicembre 2006

Lanciano Daspo come pietre

LANCIANO. In due finiscono nei guai per gli incidenti avvenuti prima e dopo l'incontro del campionato di Promozione tra Castelfrentano e Chieti giocato venerdì al Biondi. Gli agenti del commissariato di Lanciano hanno arrestato un 29enne di Chieti con l'accusa di danneggiamenti e porto abusivo di corpi contundenti. Il giovane è stato individuato come uno degli autori del raid al bar Micolucci organizzato poco prima del calcio d'inizio dell'incontro, durante il quale sono state distrutte a colpi di spranga e sassate le vetrate del locale.
Già venerdì sera inoltre era finito in manette un 21enne di Chieti, con l'accusa di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, che durante i tafferugli avvenuti dopo l'incontro avrebbe colpito un poliziotto alla testa con un bastone, rompendogli il casco e procurandogli ferite alla mano.
Il giovane è comparso questa mattina in tribunale, dove il giudice ha convalidato l'arresto e scarcerato il 21enne in attesa della prima udienza del processo, fissata per marzo.
Al ragazzo è stato anche imposto l’obbligo di firma in occasione delle partite dei neroverdi. Le indagini vanno comunque avanti: gli agenti del commissariato stanno cercando di individuare altri responsabili degli episodi di venerdì pomeriggio tramite testimonianze e filmati.

Uno di meno

E' morto finalmente Augusto Pinochet, che trasformò lo stadio di Santiago in un cimitero. Uno di meno sulla faccia della terra.

9 dicembre 2006

Il calcio è più sporco di prima

S’è visto un po’ di ricambio di tipi umani tra gli spettatori presenti nella platea del teatro Bismantova, ier l’altra sera. Era in programma uno spettacolo di prosa. Ma non la solita prosa: si parlava infatti di calcio. E questo, almeno per molti degli intervenuti, faceva una bella differenza!

Bene, il calcio è stato messo alla berlina, in quel ridicolo in cui s’è cacciato da solo; è stato detto, ripetuto e ribadito (da un lucido e “spietato” ancorchè malandato Carlo Petrini, nell’intervista curata da Ivan Paterlini, della Gazzetta di Reggio, in coda allo spettacolo). Cose che si sanno. Da tempo. Per chi vuol vedere.

Forse qualcuno c’è rimasto male. Taluno ha chiesto qualche parola di speranza in mezzo a cotanta oscurità (e s’è sentito rispondere con esempi di segno contrario); dal pubblico talaltro ha chiesto che succede allora nei settori giovanili (e in replica ha ascoltato la parola “integratori”, come anticamera e primo passo del doping che verrà… )… Niente da fare, Petrini è stato “irremovibile” nella sua sentenza (confessando peraltro la sua vergogna, avendo fatto parte del “giro” e proprio per questo ben conoscendolo): il calcio italiano, e tutto il mondo che ci ruota attorno da decenni (gli inizi della carriera del calciatore ex Genoa, Milan, Roma, Bologna datano alla fine degli anni ’60), è marcio fino al midollo.

Non solo doping: soldi, scandali, partite aggiustate, arbitri compiacenti, maneggioni, drammi umani, carriere fatte passando sui cadaveri di fior di giocatori… Insomma, una rappresentazione per certi versi raggelante. Chissà mai che cosa avranno trattenuto e rimuginato della serata e delle parole “petrine” ascoltate in diretta gli aficionados, i tifosi, i tanti “commissari tecnici” presenti in sala, i gruppetti e rappresentanti delle folte schiere che, presi dalla febbre dello sport nazionale d’Italia, si trasformano in altrettanti maghi delle rivoluzionarie strategie poltronare del lunedì.

Di certo, volendo, non mancheranno altri edificanti argomenti per riempire le riunioni serali al bar… Non solo, dunque, rigori sbagliati & traverse colpite & arbitri cornuti; ma anche, e piuttosto, siringhe che aiutano a non sentire la fatica & autoreti calcolate al millimetro & vertici Moggi-Baldas-Paparesta per decidere in anticipo l’assegnazione degli scudetti.

Per la cronaca, lo spettacolo, un monologo di circa un’ora e mezzo che ha coinvolto anche il pubblico, è stato condotto da un bravo e poliedrico Alessandro Castellucci, che ha recitato dando voce a vari protagonisti (simpatica la caricatura del senatore milanista Gianni Rivera) e saltellato in lungo e in largo sul palcoscenico, sostenendo con disinvoltura anche un’intensa prova fisica.

Un buon teatro. Che parla della nostra società, dei nostri tempi, delle nostre passioni. Che aiuta a capire in chi riponiamo la nostra fiducia, per aprire gli occhi, per decifrare meglio il mondo che abbiamo attorno

8 dicembre 2006

Picchiato come una bestia

Gianluca rivive, potenza del Napoli
Sono le 14.30 del primo giorno della seconda vita di Gianluca Chalgaf, il tifoso napoletano che sabato 25 novembre è arrivato allo stadio Adriatico con i capelli lunghi e la voce squillante, e che dopo 9 giorni è ancora ricoverato all’ospedale civile “Santo Spirito” di Pescara senza facoltà di parola e con una grossa cicatrice sul cranio rasato. “Ma almeno è vivo”, sorride di dolore il padre Vincenzo. E, per fortuna, nuovamente vigile: dopo un intervento neurochirurgico e 9 giorni di coma indotto in terapia intensiva, Gianluca si è svegliato domenica sera: i medici hanno deciso di sospendere la somministrazione dei farmaci ritenuti necessari fino a qualche ora prima, gli hanno dato tè da bere e purè da mangiare e ieri alle 13.30 il giovane lo hanno trasferito al reparto di neurochirurgia. Ora è considerato fuori pericolo. Il professor Bosco e il dottor Pantano, gli uomini che ne hanno seguito l’intera evoluzione clinica, lo annunciano sorridendo. Sono le 14.30, la nuova vita è già iniziata da un’ora.
LA VERITA' La stanza, al primo piano dell’ospedale pescarese, è la numero 33-34: due letti, un comodino, due sedie e una finestra che filtra un po’ di luce. La porta è socchiusa, sull’uscio si presenta Vincenzo Chalgaf, padre afflitto ma sollevato che si accontenta di una piccola premessa: “D’accordo, entrate. Mi basta che riportiate la verità”. Gianluca, che compirà 25 anni il 19 dicembre, spalanca gli occhi nocciola grandi e sereni. Sdraiato con il petto e le braccia nude bene in vista, capisce che si tratta di una visita inusuale, eppure regala subito un sorriso profumato di vita. E comincia il racconto muto dei 9 giorni più duri della sua giovane vita.
GAUTIERI E LA MAGLIA AZZURRA “Non riesce ancora a parlare – spiega il padre -, ma è già un miracolo che sia vivo. Quando ci ha visto è scoppiato in lacrime, ma è meglio che sorrida”. Gianluca, che vive a Brusciano e fa il carpentiere, ascolta e muove il capo. E poi stringe le nuove mani, diverse da quelle dei suoi abituali tifosi: i genitori, il fratello Gennaro, qualche amico e Carmine Gautieri, il giocatore del Pescara che lo conosce sin da piccolo e che da sabato non l’ha mai abbandonato. “Carmine ha voluto pagare tutte le spese, è stato eccezionale – continua il signor Chalgaf -. Ci è stato molto vicino, come del resto i tifosi del Napoli e del Pescara”. Anche Fabio e Paolo Cannavaro e capitan Montervino sono stati in costante contatto telefonico: “Molto affettuosi, hanno regalato a Gianluca una maglia con tutte le firme della squadra. La società, invece, ci ha ignorato: una sola telefonata dopo 4 o 5 giorni e poi basta. Spariti. Ci hanno detto che avrebbero richiamato, ma non si è mai fatto più sentire nessuno. Siamo davvero dispiaciuti”.
L’ACCUSA Questo il quadro fino al primo pomeriggio. “A noi, comunque, non importa – continua papà Vincenzo -: l’unica cosa importante è la vita di Gianluca. Vi rendete conto? Poteva anche morire”. E giù con il racconto della propria versione dei fatti: “Lui è partito la mattina di sabato 25 novembre con 3 amici ed è entrato allo stadio con regolare biglietto, come in occasione di ogni trasferta. Quando è scoppiato il caos era già dentro, e all’improvviso è stato colpito da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo dalle forze dell’ordine: guardate il segno”, dice indicando una sorta di marchio a fuoco concentrico che campeggia sul cranio di Gianluca. “Ora vogliamo la verità, vogliamo sapere cosa è successo: mio figlio non supererà mai lo choc, chi ha sparato dovrà pagare. Come al G8 di Genova. Abbiamo già sporto denuncia alla Procura della Repubblica di Pescara contro la Digos di Napoli, di Bari e di Pescara”.
LA PISTOLA E BOGLIACINO Gianluca ascolta e interviene. A suo modo. Facendosi capire a gesti: mima con la mano destra una pistola e se la porta dietro la testa. Poi, mima le manganellate: “Dice che lo hanno picchiato, come una bestia”, interviene il padre. Gianluca annuisce e scuote il capo. Gli chiedono: vuoi tornare in curva? E lui mima un no. E In tribuna? Il sì è chiaro. Il discorso cade sulle partite con il Pescara e il Frosinone: la gioia per il gol di Calaiò è espressa con il pollice in su; lo sconforto per il pareggio con i laziali, invece, con una smorfia. Il fratello Gennaro rivela un retroscena: “Sapete, sabato gli abbiamo anche fatto sentire la radiocronaca di Napoli-Frosinone. Sarà un caso, ma sono cominciati i miglioramenti”. Potenza di Bogliacino? E Gianluca sorride. E poi mostra il tatuaggio sul braccio sinistro: un samurai. Ti senti un guerriero? E lui, inequivocabilmente, mima un altro sì. E il pollice svetta ancora. Come quando indica il suo portafortuna: un corno azzurro con la “N” del Napoli stilizzata. Lo porterà sempre con sé.

Non gli daranno il DASPO

Per gli incidenti dopo Piacenza-Genoa del 2005 finira' davanti al giudice il difensore Luigi Sartor, allora in forza alla squadra ligure. Sartor, 31 anni e' stato rinviato a giudizio su richiesta del pm di Piacenza Gilberto Casari. L'accusa e' di lesioni personali aggravate nei confronti di due poliziotti della questura di Piacenza che il calciatore avrebbe colpito durante un furioso parapiglia iniziato in campo e proseguito nel sottopassaggio dello stadio.

Manganelli

Saranno svolti accertamenti e verifiche approfondite su quanto è accaduto a Roma dove, in occasione della partita di sabato 2 dicembre, gli ultrà atalantini sono stati aggrediti e feriti dai romanisti e - secondo il resoconto di alcuni di loro - assaliti senza motivo dalle forze di polizia. Lo ha assicurato il prefetto della capitale, Achille Serra, che ha incontrato l'on. Giacomo Stucchi e il consigliere regionale Daniele Belotti, entrambi della Lega Nord. Durante l'incontro Serra ha confermato di essere al corrente del ferimento dei tre tifosi bergamaschi, ma di non avere notizie dei presunti abusi da parte delle forze dell'ordine.
Alla Questura di Roma risulterebbe che gli agenti avrebbero agito in seguito a provocazioni e non in modo gratuito: saranno comunque gli accertamenti che il prefetto Serra ha assicurato a fare chiarezza su quanto è effettivamente accaduto.

Gli Ultras licenziano

LICATA - Al mattino gli ultrà avevano lanciato un messaggio chiarissimo alla società: «Dopo il tecnico Antonello Capodicasa bisogna esonerare anche i cosiddetti senatori». E siccome il Licata calcio, che dopo l´ultima sconfitta ad Angri naviga nelle parti basse della classifica, non è il Cervia, non è stato necessario ricorrere alle telefonate per stabilire chi doveva lasciare la squadra. È bastato un comunicato della tifoseria organizzata. Di pomeriggio infatti la società ha reso noto che Giovanni Di Somma, Fabio Marino e Gaetano Mancino, considerati fedelissimi del tecnico Antonello Capodicasa, sono stati messi fuori rosa. Anzi, dalla sede della società parlano a chiare lettere di «allontanamento». Invece che con le telefonate sono stati «nominati» con un comunicato che i quattro gruppi di ultrà avevano diramato di buon mattino.
Che le ragioni dei tifosi fossero state prese piuttosto seriamente dalla società – che probabilmente aveva già deciso – è stato chiaro fin dal primo allenamento guidato dal nuovo tecnico Salvatore Vassallo: i tre infatti non erano in campo e nemmeno al centro sportivo. La società gialloblù ha anche comunicato che i tre giocatori verranno rimpiazzati già da venerdì quando ci sarà la riapertura delle liste. Soprattutto il siluramento di Giovanni Di Somma è davvero eccellente se si pensa che il fantasista palermitano è stato il condottiero del Licata che la scorsa stagione ha dominato il campionato conquistando la serie D. Ma i tifosi, si sa, hanno la memoria corta: assist e gol sono già stati dimenticati e per il «dieci» ormai ex gialloblù è stata «fatale» la sua fedeltà al tecnico Antonello Capodicasa.

Napoli

Sembra trapelare la notizia che dal Viminale sia arrivata la direttiva di far disputare le partite del Napoli esclusivamente di giorno. Quindi per motivi di ordine pubblico da adesso in avanti le gare del Napoli non saranno mai in notturna. Si profila un anticipo alle 15,00 anche per Cesena - Napoli di lunedì prossimo.

7 dicembre 2006

Quelli che dicono che gli Ultras sono il male del calcio

Si e' chiusa con 10 richieste di rinvio a giudizio l'inchiesta della Procura di Genova sul 'malacalcio'. Il pm Massimo Terrile ha chiesto il rinvio a giudizio per doping amministrativo del 'gotha' dirigenziale delle piu' prestigiose societa' calcistiche italiane. Il rinvio a giudizio e' stato chiesto per: Adriano Galliani, ex vicepresidente e amministratore delegato del Milan, Riccardo Garrone e Beppe Marotta, rispettivamente presidente e direttore generale della Sampdoria, Enrico Preziosi, patron del Genoa, e Gianni Blondet, ex direttore generale, Giorgio Lugaresi e Gabriele Valentini, rispettivamente ex presidente ed ex segretario del Cesena, Franco Soldati e Pierpaolo Marino, rispettivamente ex presidente dell'Udinese ed ex direttore generale.

5 dicembre 2006

L'Inter la paghiamo tutti

GENOVA, 5 DIC - ''Con i fondi destinati
all'energia alternativa, si finisce per finanziare
persino l' acquisto dei calciatori dell'Inter'': e'
l'ultima provocazione lanciata dal noto climatologo
Luca Mercalli per attirare l' attenzione su quella che
ha definito una vera e propria truffa. ''E' la truffa
che lo Stato sta attuando dal 1991 attraverso il
prelievo sulla bolletta dell' Enel destinato alle
energie rinnovabili'' ha spiegato Mercalli
intervenendo stamani all' inaugurazione del Science
Center per lo studio dei cambiamenti climatici ad
Arenzano. ''Con la dicitura 'rinnovabili, e
assimilate' - ha proseguito il climatologo - si
finanziano attivita' che di rinnovabile non hanno
nulla, come il termovalorizzatore che brucia una parte
di rifiuti e fra questi, potenzialmente, anche i
bitumi. Paradossalmente si danno soldi a Moratti per
comprare i calciatori''.

Casale-Alessandria, un derby d'altri tempi, contro il calcio moderno


Un derby d’altri tempi.
Nella macchina del tempo di quello stadio antico si viene magicamente catapultati in ere geologiche lontane, quando ancora il calcio era calcio e il tifo una indispensabile coreografia umana ritmata da voci e tamburi.
Due città reciprocamente invise da antiche rivalità, migliaia di uomini,donne e bambini che vibrano all’unisono per la Casacca che mostra fiera quella vecchia Stella che sembra cucita ieri e non alla vigilia della Grande Guerra.
Erano secoli che non mi ritrovavo ad annusare il profumo dell’erba di un campo della serie D, lì dove è precipitata incomprensibilmente la leggenda del Casale.
E profumava davvero quell’erba, come non non profuma più nei campi delle cosiddette serie maggiori, dove l’olezzo ammorbante del calcio-business ha finito per cancellare i bei profumi del calcio antico.
Accolto con straordinaria gentilezza dagli Ultras casalesi, indossata la Sciarpa di uno dei gruppi che mi ha onorato con l’invito a presenziare a questo storico derby, ho dovuto con grande sorpresa constatare l’incredibile vitalità del movimento Ultras in quella gloriosa Tribuna, la dedizione commovente di centinaia di ragazze e ragazzi alla propria Città, l’attaccamento filiale alle sue Tradizioni, alla sua Bandiera, a quelle magliette nere che affilano i corpi dei giocatori in campo e illuminano con lo Stellone che ricorda antichi e futuri fasti.
Stupende le coreografie che dovrebbero indurre a qualche riflessione gli Ultras di serie A per semplicità ed efficacia, oltre che per la penetrante ( in tutti i sensi, se si pensa al cinghiale che si avvinghia al povero orso ) ironia. Malgrado le evidenti divisioni, superabili solo con sforzi reciproci e amore per la bandiera ), il tifo è incessante, aggressivo, anche in occasione del momentaneo vantaggio dei grigi, dettaglio che rende una Curva possente e degna di rispetto.
Cantano tutti, non serve neanche la solita strigliata dalla balconata, tutti si sentono in campo accanto ai giocatori, tutti corrono a conquistare la vittoria di cui si potrà menar vanto per decenni.
Sono persuaso che la squadra possa compiere imprese disperate solo se i suoi Ultras le danno la carica giusta dagli spalti e gli Ultras casalesi hanno propiziato il miracolo della irresistibile rimonta con la loro passione.
Sono uscito dallo Stadio con un velo di commozione pensando a quello che avevo visto, alla gioia di aver partecipato con tutto me stesso ad un evento che non dimenticherò mai.
Onore a tutti Voi, ragazzi.
Onore a Casale e alla meglio gioventù Nerostellata.
Grazie di cuore.
Forza Casale !

Quello di cui solo gli Ultras sono capaci

ROMA - Non ci saranno cori o striscioni di sfottò verso i tifosi della Roma, nel derby di domenica. È quanto hanno deciso gli Irriducibili Lazio, gruppo leader della curva Nord biancoceleste, in segno di gratitudine verso la curva Sud giallorossa che ha dimostrato «solidarietà, sensibilità e partecipazione per le note vicende giudiziarie che ci riguardano».

Questo il testo del comunicato diramato dagli Irriducibili che invitano i tifosi della Lazio a tornare a tifare: «Gli Irriducibili Lazio comunicano che in occasione del derby Lazio-Roma si asterranno dal fare striscioni e cori provocatori in segno di gratitudine verso la Sud e non solo, per la solidarietà, sensibilità e partecipazione espressa per le note vicende giudiziarie che ci riguardano e per rispetto della maggioranza dei tifosi della Lazio così vicini a noi che non meritano di vivere in silenzio quello che è un evento speciale, per questo torniamo a tifare solo ed esclusivamente per il derby».

Stato di Polizia

Sono stati oltre 1.100 i tifosi bergamaschi che sabato si sono recati nella capitale per assistere alla partita Roma-Atalanta, già finita sulle pagine di cronaca per l'accoltellamento di tre giovani della tifoseria orobica da parte degli ultras romanisti.

Ora ci sono denunce di altri fatti: sono arrivate testimonianze di tifosi nerazzurri che hanno raccontato di aver subito – o visto subire – aggressioni da parte delle forze dell'ordine di Roma, in particolare durante il tragitto in autobus dallo stadio alla stazione ferroviaria Ostiense.
Tra le testimonianze, anche quella di un avvocato civilista del Foro di Bergamo. Ed è stato chiesto un incontro con il questore di Bergamo, Salvatore Longo.

2 dicembre 2006

Genova

GENOVA - Sono 11 le persone contuse (8 tifosi, un poliziotto e due carabinieri) negli incidenti scoppiati al termine di Genoa-Juventus all'interno dello stadio Marassi. La polizia ha sequestrato numerosi oggetti, tra cui pietre, bastoni e petardi a bordo dei pullman dei tifosi juventini. Finora nessun fermo, ma sono state avviate indagini per identificare decine di persone.

Basta abusi

Dopo i fatti di Pescara dove il tifoso parteonopeo è ancora in coma a causa di un candelotto lacrimogeno sparato dalle forze dell'ordine ad altezza uomo,e dopo l'ennesimo puntuale fatto grave che ormai accade sempre piu spesso,come Paolo di Brescia,o i casi mai menzionati che per caso non sono sfociati in tragedia sempre di lacrimogeni ad altezza uomo,camionette che puntano persone,pistole tirate fuori e puntate ad altezza uomo,pestaggi gratuiti si è arrivati ad una svolta decisiva per porre fine a questi abusi.
I migliori avvocati esperti in materia che affrontano cause anche in ambito stadio o manifestazioni come il G8 hanno siglato un accordo per collabborare nella lotta di questi abusi prima che avvenga un'altra ennesima vittima.
Una collaborazione alternativa,dove questa volta filmati e foto visionati,cartelle con reparti celere,prefetti e questori più pericolosi e più avversi alle regole esistenti non saranno esaminati da forze dell'ordine ma da questa squadra composta dai miglior avvocati di varie città italiane da Milano a Udine,da Bologna a Roma,da Napoli a Reggio.
"Il nostro non è un accanimento,ma solo una prevenzione per evitare queste tragedie"-dice uno dei fondatori di questo progetto,aggiungendo - "purtoppo puntando tutti gli occhi sugli ultras e sui teppisti si è fatto in modo che le forze dell'ordine agiscano a proprio comodo,dato che la metà dei loro interventi è contro ogni forma di legge penale e civile.Non è cosi che si tutela l'ordine pubblico per cui vengono retruibuiti e per cui prendono anche straordinari.La nostra lotta comincia da domenica,dove in ogni partita calda come puo essere un Lazio-Livorno o un Atalanta-Roma saranno presenti dei nostri operatori pronti a filmare ogni tipo di abuso grave o meno grave".
Un iniziativa lodevole che speriamo porti la fine a queste tragedie che vivono troppo spesse alcune famiglie italiane.

Maia

E' nata Maia, cuoricino ultras.
Auguri !

29 novembre 2006

Diffide come ergastoli

Lo scorso 20 settembre scorso, in occasione del derby Palermo-Catania, era stato previsto per i sostenitori della squadra etnea il parcheggio in un’area di Termini Imerese e un servizio di bus navetta per raggiungere lo stadio "Renzo Barbera" di Palermo. Lungo il tragitto sull’autostrada, i tifosi danneggiarono i mezzi e lanciato oggetti.
Ora il divieto di accesso per due anni negli stadi è stato disposto dal questore di Palermo, Giuseppe Caruso, per i 61 tifosi catanesi identificati come responsabili di disordini e atti vandalici.
Oltre a non poter assistere a nessuna partita di calcio, di tornei ufficiali o anche di tipo amichevole o di beneficenza, compresi gli incontri all’estero, i tifosi non potranno nemmeno accedere a stazioni ferroviarie, caselli autostradali, scali aerei, autogrill e luoghi di sosta, transito e trasporto del pubblico.

Berlusconi ultras? E Pisanu è uno di noi?

...C’è chi intasa il fax dell’ospedale - «Silvio non mollare, siamo con te» - chi cerca inutilmente di raggiungere al telefono questa stanza d’angolo nel corridoio a destra dell’ascensore, c’è chi invia fiori. E ci sono le Brigate rossonere del Milan che nella notte appiccicano uno striscione sulla cancellata di fronte all’ospedale: «Un ultras vero non molla mai». Una valanga di messaggi che arrivano dritti al cuore ballerino di Berlusconi: «Tutto questo calore è commovente». E ancora più commovente è l’incontro che avviene in serata con Umberto Bossi, il leader della Lega che in ospedale ha passato mesi confortato dalle molte visite di Berlusconi. Venti minuti di colloquio, con Bossi che lo incita: «A Roma dobbiamo far sentire la nostra voce». E che gli giura eterna fedeltà, come scrive la «Padania» in prima pagina: «Solo lui può tenere insieme la coalizione».

28 novembre 2006

Piccolo saggio di calcio moderno

Questo intervento è comparso su un newsgroup di sostenitori juventini.
Vi consiglio vivamente di leggerlo perchè mostra in tutta la sua evidente crudezza la penetrazione carsica del calcio moderno nelle menti di tanti sedicenti tifosi.
Questo signore, tale Fabio5,ha la stoffa per diventare un Matarrese, un Galliani o un Zamparini. E' contro questi concetti che il suddetto signore espone che si battono gli Ultras e per questo subiscono la mano pesante di una represione indiscriminata.
Il post si commenta da sè, non occorrono chiose nè anatemi.
Mette i brividi e mette in guardia.
Il suo calcio, caro Fabio5, è uno spettacolo televisivo senza passione.
Finchè noi ci saremo, NO PASARAN !
Leggere per credere.

La vedo diversamente.
Il mio stipendio è uno stipendio normale, ho le mie spese come qualunque
persona.
Non capisco però perchè andare allo stadio debba essere visto come un
diritto di tutti, qualunque evento ha il suo prezzo, uno spettacolo a
teatro, un concerto, una cena al ristorante.
Tale prezzo poi cambia a seconda dell'importanza dell'evento (serie A o B
o CL) e del posto (stadio schifezza attuale o bello stadio futuro).
E' ovvio che nello stadio attuale i prezzi devono essere bassi: ho visto
un paio d'anni fa una partita al Delle Alpi con alcuni di voi ed
obiettivamente io in uno stadio così non ci andrei.
Se però lo stadio fosse decente non vedo perchè i prezzi non debbano
aumentare: io ho speso più di 60 euro per vedere il West Ham da un posto
centrale e poco meno di 50 per vedere il Fulham dalla curva.
Lo stesso posto per il West Ham due stagioni prima l'avevo pagato la metà
ma la squadra era nell'equivalente della Serie B e non in Premier League,
se avessi dovuto spendere il doppio non ci sarei andato così come se ora
costasse la metà sembrerebbe un regalo.
Gli stadi sono belli e funzionali, lo spettacolo è di mio gradimento, a
quel punto per me erano soldi che valevano la pena di essere spesi.
Se uno va al ristorante costa un bel po' di soldi anche lì ed anche lì ci
sono posti dove te la cavi con poco ed altri dove paghi tanto.

Ultras viola scortati dalla Società?

Ecco le dichiarazioni del presidente dell'Atf Tanturli:



"Non ho visto di preciso chi è stato a lanciare la bottiglietta, ero più in basso.... Posso dire che in quel settore non c'erano ragazzi del centro coordinamento o dell'Atf o del Collettivo.... E' stato il gesto di un isolato, ma è un problema che si verifica puntualmente... Non è detto che chi fa certi gesti sia un associato, magari è qualche cane sciolto.... Io ho sempre detto che in certe trasferte vengono cani e porci, gente che non viene abitudinalmente allo stadio e in trasferta....."



Ecco le dichiarazioni dell'Ad Viola Sandro Mencucci:



"Credo che i giornali abbiano esagerato una certa situazione, è inutile gettare benzina sul fuoco. Noi non siamo in diffida, lo specifico, siamo in recidiva, ma non in diffida. Ciò non toglie che il rischio di squalifica ci sia, però si tratta di una bottiglietta... l'episodio è da condannare e dico che se ci saranno immagini della Polizia che indentificheranno il responsabile anhe noi faremo denuncia..... Però sarebbe una decisione troppo grave una squalifica, nel caso ci opporremmo.... C'è però un altro aspetto, quello che la Fiorentina fa fronte ogni settimana a delle multe e rischia anche delle squalifiche. Questo non è accettabile. Ho convocato per questo tutti i rappresentanti del tifo. Quando io parlo con loro uno a uno nessuno dei capitifosi riconosce che certi episodi provengono dal proprio club, però certe cose succedono sempre.... Non è possibile che i clubs non sappiano chi accende i fumogeni.... Noi cerchiamo con tutte le nostre forze di prevenire. So però che nche il prefiltraggio è tutt'altro che impermeabile, infatti entrano strisiscioni vietati e petardi. Non dico si debba far passare la gente sotto il metal detector, è un problema di mentalità... Noi mandiamo la nostra security in trasferta anche per tutelare i nostri tifosi, a Roma abbiamo evitato qualche manganellata e qualche Daspo a qualcuno.... Però, care associazioni dei tifosi, per la bottiglietta o la monetina bisogna assumersi le proprie responsabilità, altrimenti che ognuno dica che non ci sta e che vuole fare l'ultras... Io sono sicuro che le persone associate ai club di Tanturli, Pucci e Sartoni non sono quelli che generano problemi, dico però che non sono sicuro che le associazioni non sappiano individuare chi è l'autore di certi gesti... Mercoledì ci guarderemo in faccia e proveremo a risolvere il problema... "

Tanto tuonò che non piovve

Tutto è filato liscio in quel di Siena per il derby toscano. Altro che guerriglia e sfida ad alta tensione. Gli scambi di battute delle ultime settimane tra le due tifoserie non hanno avuto un seguito concreto, se non negli striscioni, tanti e ironici come si conviene in un vero derby. Sfottò classici su Arno e colori sociali degli avversari nella curva bianconera, solita ironia sul Palio da parte dei circa 4000 fiorentini presenti al Franchi: dal punto di vista dialettico le due tifoserie se le son date di santa ragione. Assente, rispetto all’incontro dello scorso Maggio, la talpa che spifferò ai tifosi viola il contenuto degli striscioni preparati su sponda senese, episodio che contribuì ad alimentare una rivalità già accesa di per sé.

Ruggini che si temeva potessero salire a galla, con tutte le conseguenze del caso, nella giornata di ieri. Soprattutto dopo quanto successo a Pistoia lo scorso 2 ottobre. Storia di striscioni rubati, una di quelle vicende che nel mondo Ultras lasciano il segno. Nella circostanza alcuni esponenti del gruppo Ultras Fighters Siena seguirono la sfida tra Pistoiese e Grosseto assieme ai tifosi locali, legati ai bianconeri da uno storico gemellaggio. Il misfatto nel dopogara: mentre gli esponenti dei Fighters sono a cena, alcuni sostenitori fiorentini riconoscono la macchina degli ultras senesi, con il drappo UFS in bella vista, e non resistono alla tentazione. Lo striscione viene rubato ed esposto durante Fiorentina-Atalanta. Uno smacco che i sostenitori del Siena non hanno mandato giù, in particolare per le modalità con cui il drappo è stato sottratto ai proprietari. Il risentimento viene espresso mediante striscioni e con botta e risposta sul web che preoccupano e non poco le autorità in vista del derby, sfida che con il passare dei giorni ha assunto i contorni di una vera e propria resa dei conti.

Gli avvertimenti di alcuni fiorentini residenti a Siena, allarmati per il clima che si respirava in città, gli appelli alla calma arrivati da ambo le parti, con il presidente senese De Luca memore dell’aggressione dello scorso anno, e il piano speciale per la sicurezza elaborato dalle forze dell’ordine lasciavano presagire una domenica difficile sotto il profilo dell’ordine pubblico. Ed invece, fatta eccezione per la bottiglina che ha colpito il guardialinee Alvino, gesto deprecabile ma isolato, la giornata è scivolata via serenamente, tant’è che a Firenze c’è già chi ironizza sull’estrema tranquillità della trasferta in terra senese. Insomma, la marcia di avvicinamento al prossimo derby è già partita.

Giornalisti indegni. Amauri uno di noi

Un gesto di solidarietà per i tifosi diffidati. Amauri ieri sera ha mostrato una maglia con una scritta «Ultras liberi». A fine partita è stato lo stesso attaccante brasiliano a spiegare tutto: «Ho fatto un favore a delle persone. Un piacere ai tifosi, me lo hanno chiesto». Carlo Paris, che lo intervistava per la Domenica Sportiva, ha provato a fargli capire che questi tifosi, spesso, non fanno bene al calcio. Amauri è sembrato senza parole. «L'ha fatto col cuore», sostengono i tifosi palermitani della curva Nord, la parte buonista del tifo organizzato, quella che non ha diffidati in organico. Gli ultrà liberi ai quali alludeva la maglia nera della punta sono i 120 diffidati degli Ucs, quelli della curva Sud. E' successo tutto lo scorso anno: una scazzottata tira l'altra, qualche carica con la polizia, intemperanze varie e si è arrivati a questo numero di inibiti.

Corini, a chi chiedeva spiegazioni sulla maglia indossata da Amauri, ha risposto prendendo tempo: «Non avevo notato quella scritta, ne sono venuto a conoscenza solo dopo e non ho avuto modo diparlare con il diretto interessato. Voglio ascoltare la sua spiegazione prima di poter dire la mia». Prima della partita ieri sera sono stati sequestrati centinaia di biglietti falsi e sono stati anche denunciati tre bagarini napoletani.

26 novembre 2006

Le leggi speciali di Zemanlandia

Zdenek Zeman non risparma critiche alla Juve dopo il ko di Torino. ''Credo che la Juve avrà da lavorare sull'educazione dei tifosi". Di quali tifosi parla il Grande Moralizzatore ? Di quelli leccesi che ieri incitavano gli hooligans del Liverpool a reiterare il massacro dell'Heysel? Di quelli che salutano con ululati i giocatori a cui Egli ha fornito il patentino di tossicodipendente per la vicenda doping?
A Torino Zeman riceve l'accoglienza che si merita.
O pensa di suggerire una legge ad hoc che proibisca il dissenso con le Sue illuminate Idee ? Un crimine contro la Zemanità ? Dopo il Daspo, la repressione sempre più cieca contro gli ultras, ci manca proprio il bavaglio.

24 novembre 2006

Arresti, diffide e misteri

LIVORNO. Quattro tifosi del Livorno sono stati arrestati con l’accusa di violenza privata per «aver invaso», così dice l’ordinanza di misura cautelare firmata dal giudice del tribunale di Messina Maria Angela Nastasi, «la corsia nord dell’autostrada A18 nei pressi della stazione di servizio Calatabiano e aver fermato tre auto, una Lancia Dedra, una Fiat Uno e una Seat Fura».
Uno dei quattro tifosi è accusato di lesioni nei confronti di un bambino che si trovava a bordo di una delle tre vetture. I quattro facevano parte della comitiva di sostenitori della squadra toscana, che lo scorso 12 novembre, dopo essere stata aggredita da alcuni tifosi del Catania durante una sosta in un’area di servizio di Giardini Naxos, località siciliana che si trova in provincia di Messina, poco prima di Acireale. La questura siciliana ha emesso nei confronti dei quattro un provvedimento di divieto di accesso, per tre anni, ai luoghi dove si svolgono competizioni sportive, e l’obbligo di firma presso la polizia. Gli arrestati sono Michael Pierotti, 19 anni, livornese, accusato anche di lesioni nei confronti del minore, Ivan Finetti, 24 anni, nato a Massa Marittima e residente a Gavorrano, Massimiliano Pasqui, livornese e che di anni ne ha 33, e Stefano Mantovani, di Livorno anche lui, ma residente da diverso tempo a Pisa, 41 anni.
Una misura che ha colto di sorpresa i quattro ultrà, svegliati all’alba di ieri (una sorta di blitz scattato poco dopo le 5) dalla polizia che ha recapitato loro l’ordinanza. Due sono stati trasferiti in carcere a Livorno, uno a Pisa e un altro a Grosseto.
«E’ la seconda beffa», commentano gli amici, «dopo quella di essere stati aggrediti a freddo senza avere nessuna scorta da parte della polizia e, soprattutto, senza nessuna colpa: avevamo tranquillamente assistito alla partita e con la stessa tranquillità eravamo andati via dallo stadio. Oggi sono finiti in carcere mentre i tifosi del Catania che hanno aggrediti i livornesi sono tranquillamente in giro perché la polizia non è riuscita a identificarli».
L’accusa, nell’ordinanza stessa, riconosce che i livornesi siano stati aggrediti, ma contesta il fatto che alcuni di loro siano scesi da un pullman con spranghe e bastoni e abbiano ferito alcune tra le quali un bambino di 5 anni che ha riportato una ferita alla testa medicata con 6 punti di sutura. In seguito due degli aggrediti, hanno identificato dai filmati registrati durante la partita i quattro tifosi arrestati ieri a Livorno, Pisa e Gavorranno.
Secondo il giudice che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere «il quadro indiziario risulta pienamente integrato. L’azione violenza e invasiva è stata tale da costringere gli automobilisti a fermarsi. Inoltre i testimoni - le persone offese, in questo caso - sono stati in grado attraverso i filmati di riconoscere i loro presunti aggressori». In merito alle esigenze cautelari il gip ravvisa il pericolo che «gli indagati, se liberi, commettano reati della stessa specie». E, ancora: «I livornesi, nella foga di reagire all’aggressione esplodevano in una reazione sproposita che, visto che agivano in massa - così dice il giudice - assumeva contorni allarmanti».
Tutte accuse che i tifosi livornesi rispediscono al mittente. Qualcuno, presente alla trasferta, mette in dubbio anche le modalità con cui sono stati riconosciuti. «Difficile riuscire a riconoscere le persone al buio, in autostrada, in un momento che la polizia descrive come un’azione di guerriglia. Ma i tifosi del Catania? Perché loro non sono stati identificati? Eppure erano armati fino ai denti, avevano bombe carta, hanno devastato i nostri pullman. Il tutto sotto gli occhi degli stessi testimoni. Loro hanno commesso reati sulla carta più gravi, anche dal punto di vista del codice, eppure domenica saranno allo stadio come se niente fosse accaduto».

Scritte

Scritte ingiuriose contro prefetto e questore di Bergamo, Juventus, AlbinoLeffe e la stampa locale sono apparse questa mattina sui muri della prefettura, della questura e della sede de 'L'Eco di Bergamo'. La firma era '1907-Curva Nord', un gruppo della tifoseria organizzata dell'Atalanta, che continua a contestare la concessione della curva Nord da parte dell'AlbinoLeffe ai tifosi della Juventus in occasione della partita di sabato pomeriggio al Comunale. Gli organi di stampa - secondo quanto è stato scritto sui muri - sono accusati di aver 'insabbiato' l'episodio dell' accoltellamento di un membro della curva che secondo gli ultras sarebbe stato colpito all'addome e alla coscia da tre tifosi bianconeri nel dopopartita. Le forze dell'ordine però, ascoltato il ragazzo, avevano escluso che l'episodio fosse collegato con la partita del Comunale.(23/11/2006) (Spr)

Diffide salentine

Stadio vietato per 25 ultras salentini. Lo ha stabilito il questore di Lecce dopo gli incidenti del 9/11 al termine di Toma Maglie-Galatina. Nei confronti degli ultras, che si sarebbero resi responsabili di lancio di pietre e fumogeni, invasione di campo e danneggiamento dello Stadio, il questore ha proposto anche il divieto di assistere a eventi sportivi per 3 anni. Gli ultras si dovranno presentare negli uffici di polizia durante le partite di calcio in cui sono impegnate le loro squadre.

La polizia spara, colpa degli ultras

Partita di Coppa Uefa, a Parigi arriva l'Hapoel Tel Aviv per affrontare i padroni di casa del piu' quotato Paris St. Germain. Vincono gli israeliani per 4 a 2, ma dopo la fine della partita, attorno al Parco dei Principi, si scatena l'inferno con i sostenitori dell'Hapoel aggrediti da qualche centinaio di ultras parigini.

Il gruppo di ultras non si limita ai soliti cori ("sporchi ebrei"), avvia una sorta di caccia all'uomo. Tra gli agenti parigini ce ne sono anche alcuni di colore, gli ultras li individuano e sbeffeggiano ("sporco negro ti ammazziamo").

La polizia prova a disperdere gli aggressori con i gas lacrimogeni, ma la situazione si fa sempre piu' confusa.

Verso le 23, un agente in borghese della polizia regionale dei trasporti nota che un tifoso israeliano è inseguito da un centinaio di ultras ed accorre a soccorrerlo. L'agente viene circondato, è solo, si identifica come poliziotto e viene colpito, prova ad usare i gas lacrimogeni, poi spara, uccide uno degli ultras e ne ferisce un secondo.

Questo, quanto accaduto secondo il primo resoconto reso noto dalla prefettura parigina.

Il gruppo di ultras coinvolti, denominato Kop Boulogne, era già noto ai "media" ed alle autorità di pubblica sicurezza, come un gruppo particolarmente violento, razzista e legato all'estremismo politico di destra.

Il fatto che sta sconvolgendo la Francia, potrebbe accadere un giorno anche con alcuni gruppi ultras italiani, anch'essi fortemente "politicizzati", anch'essi troppo spesso inclini al razzismo ed alla violenza.

23 novembre 2006

Roma - Catania: Considerazioni

21/11/2006 - di Katanese diffidato;
Premesso che non sono solito scrivere o cercare gloria su internet e che ero assente all’olimpico per ovvi motivi, volevo cmq fare insieme a voi alcune riflessioni sugli scontri di Roma Catania.
Partiamo dai dati di fatto.

1)Roma è stata una trasferta di massa. Tralasciando andare i numeri (si va dai 7.000 dei ns detrattori ai 12.000 dei ns giornalisti.. secondo me, come sempre, la verita’ sta nel mezzo….) sicuramente la presenza dei catanesi all’olimpico è stata massiccia al di la’ da dove essi provenissero (certo è che dal comunicato della po.lizia si parlava di una scorta a fine gara per 8.000 catanesi accompagnati fuori dalla citta’ in auto, non considerando chi è partito da Catania in aereo o in treno… traete voi le somme) e come sempre queste trasferte sono impossibili da gestire. Considerate che è partita gente che non si faceva una trasferta dal lontano ’83 e che era sicura che i romani li avrebbero accolti a braccia aperte in quanto in occasione degli spareggi erano in curva con noi a tifare Catania; C’e’ stata gente che è partita il Giovedi’ sera per farsi il week end a Roma; C’e’ stato chi è partito con tutta la famiglia per farsi la gita, etc. etc. In pratica sono partite migliaia di persone che non sanno manco cosa significhi il termine ultras…..(nessuna piazza in Italia ha 7.000 veri ultras!!)

2)Che i romani abbiano pestato quella gente che andava in giro a fare danni e a rompere i ciglioni alle persone (e sappiamo bene che purtroppo nella massa catanese ce ne sono tanti di questi elementi..) a me e credo che a tutto il movimento ultras catanese non puo’ far che piacere!!!! Quelle sono delle piaghe che ci portiamo dietro da anni e che non siamo in grado di debellare a causa di motivi che non sto qui a descrivere (chi vuol capire capisca..). Se davvero gli scontri sono iniziati contro quei massaioli che infangano il nome di Catania e della Sicilia tutta andando a rubare per negozi e lasciandosi andare ad atti osceni da terzo mondo in giro per la citta’ siamo veramente contenti che le abbiano prese e ce ne freghiamo se hanno accettato lo scontro, se sono scappati se le hanno prese o date… Non ci appartengono e da loro gli ultras Catania hanno sempre preso le distanze….

3)Se per gli elementi sopra citati le botte ci stavano ed i romanisti hanno fatto benissimo a dargliele sicuramente meritano un discorso a parte le cariche a gruppi di ragazzi innocui in giro per la citta’ , per non parlare di accoltellamenti e danni alle autovetture… Sinceramente dubito che gli ultras romanisti siano i responsabili di queste infamita’… Magari mi sbaglierò, ma parto da un presupposto: Roma è una tifoseria di massa e la massa quasi nessuno riesce a controllarla.. Tutta quella gente in giro era una grossa occasione da non lasciarsi sfuggire per andar a far danni o per vedere le proprie eroiche gesta pubblicate sui giornali. Non credo che la tanto pubblicizzata tifoseria romanista si sia abbassata a simili atti di semplice delinquenzialismo, azioni che col mondo ultras hanno poco a che fare…

4) Una cosa è certa: Gli ultras catanesi da questa trasferta non escono assolutamente sconfitti o ridimensionati… Dal livello coreografico e canoro ne usciamo noi come grandi vincitori (diciamo che abbiamo sovvertito il 7-0 sul campo) da un punto di vista fisico non c’e’ stato modo di confrontarci dunque ogni commento è rimandato alla prossima occasione.

5) Le cose piu’ belle pero’ le si sono lette su questo sito. Ce n’e’ per tutti i gusti e di tutti i generi. Partendo dai miei concittadini che disprezzano la bellezza di Roma , dicono di non conoscere gli ultras romanisti, rivendicano mazzate a destra e a manca e che addirittura si sono impadroniti dei punti di ritrovo della sud romana fino ai romanisti che hanno massacrato i 10.000 catanesi, che sono venuti sotto la Nord, che hanno visto catanesi scappare da ogni lato, che minacciano invasione e distruzione al ritorno e che ci attribuiscono una presunta amicizia con i laziali e tutte le cazzate che potete leggere nei vari commenti agli articoli…. Ma smettetela con queste masturbazioni mentali e ricordate che la storia è di chi la vive e non di chi la racconta!!!!

6) Previsioni per il ritorno: Credo che ci siano dei contatti tra le due tifoserie per capire quello che è davvero successo. Molti ultras catanesi del resto hanno rapporti d’ amicizia con ultras romanisti (una volta addirittura nella sud si arrivo’ alla paradossale situazione in cui c’era uno striscione di catanesi accanto ad uno di un gruppo di romanisti ed un altro di palermitani accanto ad un altro gruppo…. ) Cmq credo che il rispetto ormai possa permanere solo ad un livello personale e che in genere tra le due tifoserie sara’ guerra (specialmente se gli ultras romani rivendicheranno quelle infamita’), ma per la gara di ritorno non fatevi grosse illusioni…. Qualsiasi sia la situazione ci saranno almeno 2.000 po.liziotti a controllare che tutto vada bene e sinceramente dopo i 7 arresti e le oltre 100 diffide arrivati solo in questo inizio di campionato (che si aggiungo alle oltre 500 in corso..) credo che sia molto difficile avventurarsi in cariche che non porterebbero a nulla… Le occasioni cmq non mancheranno basta solo sfruttarle bene da entrambe le parti…

Ci tengo pero’ a precisare alcuni punti emersi da certi commenti un po’ troppo “focosi”….
E’ vero che manchiamo dalla A da 23 anni e che dunque non abbiamo avuto una grossa risonanza mediatica in tutto questo periodo, ma noi catanesi proveniamo dalla merda…. Ci siamo fatto il dilettantismo e la serie C meridionale e percio’ siamo andati in campi dove non ti ritrovavi contro tifoserie avversarie, bensi’ interi paesi che non aspettavano altro che ammazzare i forestieri… Vi assicuro che i campetti della Campania o della Calabria o della stessa Puglia sono di gran lunga piu’ caldi di moltissimi campi di serie A, e quindi una tifoseria per quanto grande (in termini numerici o di pubblicita’) possa essere sicuramente non ci fa nessuna paura anzi, potrebbe solamente esaltarci ulteriormente. A chi ci accusa di aver rifiutato lo scontro consiglio solamente di cambiare spacciatore (mi rivolgo specialmente ai messinesi che ormai ogni lunedi’ successivo ad una ns trasferta vengono qui con articoli della serie “ Il principe azzurro ammazza i lupi cattivi!!!!... ma se non ci credete neanche voi stessi…). Gli scontri ce li siamo sempre andati a cercare in ogni angolo d’Italia e noi non abbiamo mai lamato nessuno nonostante in questo sito si continui a definirci una tifoseria infame… (Chiedere a Bergamaschi e Bresciani tra le poche tifoserie ancora veramente ultras)
Non cerchiamo pubblicita’ , non vendiamo materiale ne’ su internet (nessun gruppo ultras ha un sito) ne’ in punti vendita, non usiamo lame, non attacchiamo semplici tifosi, non abbiamo finanziamenti esterni se non l’autotassazione a cui ci sottoponiamo, non gestiamo Bar, posteggi e via dicendo.

NOI SIAMO ULTRAS… VOI?!?!

Mentalità catanese

Due ragazzi sono stati accoltellati alle spalle da tifosi giallorossi prima
della partita Roma-Catania. Bravi, questa è mentalità: attaccare alle spalle
due ragazzi che camminano per i fatti loro e accoltellarli. Giusto!!!
ULTRAS!! Comunque la sconfitta sul campo si è vista ed è stata anche una
vera e propria strage. Però sul piano del tifo c'è da dire qualcosa. Noi
eravamo in circa 10000 e abbiamo iniziato a sostenere la squadra veramente bene con potenti boati.

Questo almeno fino al 2-0. Dal tre a zero al 4-0 siamo calati nettamente anche perchè il morale era veramente a terra. Si chiude il primo tempo che nel settore ospiti non cantava quasi nessuno. Inizia il secondo tempo con una vera e propria dimostrazione di mentalità. Si sostiene a più non posso, la curva di casa e tutto lo stadio passano in secondo piano e non si sentono più, forse anche un pò sorpresi. I gol del 5-6-7 a 0 manco li sentiamo dal punto di vista del morale.

Anzi, continuiamo a cantare sempre più forte fino alla fine della partita. Una vera e propria lezione della Roma al Catania sul campo ma una vera e propria lezione degli ultras etnei ai teppistelli romanisti della curva sud. Si, sono dei teppistelli. L'ultras non usa lame e non colpisce alle spalle due semplici tifosi.

L'ultras non brucia furgoni e automobili fuori lo stadio quando non ci sono sostenitori avversari a difenderli. L'ultras non aggredisce un pullman di semplici tifosi (che stavano comunque scendendo per scontrarsi con onore ma che la celere ha subito caricato e rispediti dentro l'autobus).
Questo è teppismo, ultras è un'altra cosa. Ma d'altra parte c'era da
aspettarselo da una curva divisa come quella giallorossa.

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Ultras?

Vicenza, 20 nov. - (Adnkronos) - Nuovo episodio di razzismo sui campi di calcio: un giocatore del San Rocco di Lozzo Atestino (Padova) e' stato insultato pesantemente, poi aggredito e picchiato, dagli ultras della squadra avversaria, il Donzella (Rovigo). Il fatto e' avvenuto sul campo di Agugliaro (Vicenza). Il 25enne, Diong Hamady Samba, senegalese, e' stato al centro di cori dei tifosi per tutta la partita: 'negro negro' gli urlavano dalle tribune.

Quando poi il giocatore e' stato espulso, e l'urlo dalla tribune e' diventato 'figlio di ...', lui non ci ha visto piu ed ha risposto agli insulti con un esplicito gesto: la goccia che ha fatto traboccare il vaso; una ventina di tifosi del Donzella ha invaso il campo ed ha inizato a picchiare il giocatore che, una volta a terra sanguinante, e' stato preso a calci: partita interrotta e Carabinieri sul posto.

Secondo quanto riferito dal giocatore anche la scorsa domenica era stato vittima di cori razzisti ma ad irritarlo e' stato l'insulto alla mamma che lui non vede da almeno cinque anni: "gioco perche' mi piace, non prendo un soldo, no capisco perche' mi debbano insultare" . La societa' del giocatore sporgera' denuncia: aggredita dal manipolo di ultras anche la presidente della squadra San Rocco intervenuta per portare fuori dal campo il suo giocatore.

Rabbia trentina

ALBIANO. Lunghissimo e assai movimentato il primo derby della storia tra Albiano e Trentino Calcio. Se lo meritava. Se non altro perché il risultato resterà nella storia del calcio regionale, come il 2 a 0 dell’Alense o l’1 a 0 dell’Arco (di Manfioletti) al Briamasco. Per le forze dell’ordine è iniziato poco dopo mezzogiorno e finito a notte fonda. S’erano fatte in quattro per sistemare la tante autovetture in cerca di parcheggio su strade e stradine tra le cave verso S. Colomba. A fine gara, sono scesi in campo gli ultras. Ai loro insulti ha risposto per le rime “el pampa” Escalante, rimediando peggiori contumelie e lancio di oggetti semicontundenti. Era solo l’inizio.
Il giocatore argentino parlerà anche del lancio di una bottiglia che gli sarebbe caduta pericolosamente vicino. Allontanato da sotto la tribuna da compagni e dirigenti, un’ora dopo Escalante ha dettato parole di scusa per la sua reazione nei confronti dei tifosi. I soliti argomenti cui si ricorre in questi casi, come la tensione, la stanchezza, la delusione per la sconfitta mascherano a fatica la sua rabbia.
Nel frattempo un ultras, insinuatosi nell’unica smagliatura del dispositivo di controllo, era riuscito perfino ad infilarsi nello spogliatoio gialloblù ed urlare direttamente in faccia ai giocatori quel che pensava di loro. Gli atleti ci hanno impiegato poco a metterlo alla porta. Sulla soglia l’ha preso in consegna capitan Volani, che non aveva giocato e sostava all’esterno dello stanzone. L’ha immobilizzato con l’abilità di una cintura nera. L’episodio ha però acuito la tensione.
Ci vuol fegato a contrastare gli ultras, autarchici e pronti a far quadrato attorno alle loro incrollabili certezze emotive. Infatti i giocatori aquilotti hanno dovuto attendere oltre trequarti d’ora prima di poter uscire dal campo, protetti da una folta copertura di Vigili del Fuoco volontari e “porfidari”, coordinati personalmente dal presidente dell’Albiano Massimo Folgheraiter. Un discreto rinforzo di carabinieri e polizia controllava intanto le zona circostante al campo ormai avvolto nell’oscurità.
Il pullman della squadra ha così potuto avviarsi verso Trento sotto scorta, una civetta ed una pantera davanti ed altrettanto dietro. Il lavoro per le forze dell’ordine è proseguito però anche in città. Attorno allo stadio si erano autoconvocati una ventina di giovani tifosi. Carabinieri e Polizia hanno dapprima dovuto garantire che, all’arrivo del pullman, i giocatori potessero scaricare e depositare negli spogliatoi le proprie borse sportive prima di dileguarsi ognuno per la sua strada nell’oscurità. Poi le forze dell’ordine hanno iniziato un sottile braccio di ferro a chi si stancava prima. Erano una quindicina, si sono dati un turno di cambio ed alla fine gli ultras hanno capito che era inutile insistere. Si rifaranno vivi nei prossimi giorni. Perdere ad Albiano e tornare ultimi dopo aver pensato di essere usciti dall’incubo, brucia troppo. E per la verità non solo a loro.

Ultras?

Vi alleghiamo nostro comunicato in merito all'aggressione di questa mattina subita da famiglie catanzaresi da un gruppo di ultras della vigor nicastro. L'occasione ci è propizia per analizzare, dal nostro punto di vista, il degrado sociale vigente nella città della piana, per il quale auspichiamo una rinascita vera.

Chi può salvi Lamezia Terme!

Mai come in questo preciso momento storico, la cittadina della piana vive una situazione di degrado sociale e culturale che và ben oltre le bombe firmate dai clan mafiosi. Queste ultime sono servite a puntare giustamente i riflettori su una condizione ormai insostenibile per le vittime del racket e per l’intera cittadinanza lametina; ma la situazione che oggi con infinita tristezza e con altrettanta obiettività registriamo è di gran lunga più grave: temiamo infatti che gli atteggiamenti dovuti all’incultura ed alla prepotenza possano contagiare in maniera subdola interi strati della popolazione di quella città, inquinando anche le menti ed i cuori di tanta gente per bene. A quest’ultima ci rivolgiamo in modo particolare affinché resista alla barbarie imperante imposta dai clan, ma anche e soprattutto perché sappia isolare con perentorietà quanti, pur non appartenendo a nessuna organizzazione malavitosa, ragionano – forse ingenuamente – con la cultura della prepotenza, pensando che un tale atteggiamento li riscatti e li esalti. In realtà ciò mette semplicemente in risalto l’ignoranza e la vigliaccheria di chi non avendo valide risorse nè mezzi intellettuali, crede di poter diventare migliore attraverso le vie più becere e la diffusione dell’odio.

Non ci stancheremo mai di ripetere, anzi lo ripeteremo con più fiato e con tutte le energie in nostro possesso, che qualsiasi idea basata sulla prepotenza, sulla rivalità esasperata, sulle divisioni e sull’odio fine a sé stesso, conduce inevitabilmente nel fare imboccare strade senza uscita.

I guasti di atteggiamenti simili non sono soltanto le bombe ai negozianti. Basti pensare cos’è successo domenica 19: nella stazione di servizio di Tarzia si ferma un pulman di tifosi catanzaresi composti anche da anziani, donne e bambini, per spezzare il viaggio che li avrebbe portati a Sorrento a trascorrere, con le famiglie, una giornata di sport ed a seguire la propria passione giallorosa. Peccato che queste tranquille famiglie catanzaresi non sapessero cosa li attendeva: una squallida imboscata da parte di una cinquantina di ultras della Vigor Lamezia che, incuranti di donne e bimbi, cominciano ad accanirsi con coltellacci e spranghe di ferro contro gli ignari nostri concittadini. Si è trattato di un atto delinquenziale allo stato puro. Il pulman viene distrutto. Molti catanzaresi finiscono all’ospedale di Cosenza, specialmente quelli che per difendere col proprio corpo le loro donne e i loro figli, hanno subito ferite in ogni parte del corpo.

Non è nostro compito entrare nella cronaca dell’atto vandalico e delinquenziale perpetrato da quegli animali che vagamente presentavano delle sembianze umane. Ma a parte le vaghe sembianze col genere umano, anche il più infimo degli animali potrebbe offendersi se li poniamo a paragone con quegli ultras vigorini.

Nonostante la gravità di quanto accaduto a Tarzia, la nostra riflessione e la nostra preoccupazione và addirittura oltre. Riteniamo infatti che a Lamezia Teme si stia per arrivare ad un degrado sociale e culturale che, se continuerà a diffondersi, consegnerà quella città alla perdizione. Siamo preoccupati che alle porte del capoluogo esista una situazione così deprimente e scoraggiante. Ma ora la società civile lametina deve intervenire sul serio: l’encomiabile sfilata di tanti giovani, a cui ha partecipato anche il Comune di Catanzaro ed anche il nostro movimento civico, non può essere bastevole. Lamezia ha bisogno di una rivoluzione culturale attraverso la quale l’atteggiamento arrogante e prepotente venga allontanato con decisività. Occorre mettere in campo massicce azioni di educazione civica che possano inculcare già ai bambini l’amore per le regole e la convivenza pacifica, trasformando in tabù tutto ciò che è figlio della prepotenza.

I fatti di Tarzia non sono “altro” rispetto alla prepotenza mafiosa. Il canone è identico: così come i mafiosi si fanno forti quando hanno di fronte gente per bene e disarmata, quegli ultras vigorini si sentivano dei leoni mentre aggredivano con coltellacci e spranghe di ferro donne, anziani e bambini. Si sentivano forti e tenevano il mondo in pugno! Erano i migliori, in quel momento, e ne erano fieri come sono fieri i mafiosi quando incendiano le attività di onesti imprenditori.

Quei fatti di Tarzia non sono “altro” rispetto all’odio seminato a Lamezia Terme contro la città di Catanzaro. Noi chiamiamo in causa quanti hanno sparlato e continuano a sparlare irresponsabilmente in toni negativi del proprio capoluogo, pur di giustificare la richiesta autonomista di una nuova provincia. Ora vogliamo chiedere il conto anche a costoro. Siamo stati troppi anni in silenzio lasciando sputare veleno a questa gente che dell’odio ha fatto la propria ragione di vita e con l’odio ha fatto crescere le giovani generazioni di Lamezia.

Un’antica e bella amicizia fra le nostre due città è stata buttata al vento attraverso semi di odio e di incomprensibile rivalità gettati sul terreno.

La violenza ultras di Tarzia e la peggiore politica non sono cose separate. Sono molto più semplicemente il braccio vandalico e la mente perversa. Per anni tanti giovani lametini sono stati invasati con sentimenti di inimicizia verso Catanzaro, una novità che ha colto di sorpresa sia la gente per bene della vicina città della piana, sia i catanzaresi ancora increduli di tanto astio.

I fatti di Tarzia ci fanno male. E ci fanno male proprio in questi giorni che il nostro movimento civico, assieme a tutti gli amministratori del capoluogo di regione, stanno prodigandosi con azione concrete rivolte ad aiutare la comunità lametina e le organizzazioni antiracket dopo la triste serie di atti intimidatori malavitosi.

Vogliamo, anzi pretendiamo che la gente sana abbia uno scatto d’orgoglio.

Lamezia Terme può essere salvata. Ma non si salverà con le invettive autonomistiche, né con le bravate ultras. Si salverà con la società civile che saprà inaugurare una nuova stagione e ricominciare da capo con i propri giovani, attraverso un reset totale. Qualcuno ha invasato i giovani lametini che il mancato sviluppo della loro città fosse riconducibile ad un’altra città, posta 30 chilometri più ad est! Forse è il caso di dire che il mancato sviluppo di Lamezia stà nell’aver creato falsi nemici e nell’aver taciuto i veri problemi. Com’è possibile che l’associazione antiracket sia costituita da soli 12 commercianti quando sono centinaia e centinaia le vittime di questo malaffare?

Sveglia Lamezia! Sveglia!

Il fattaccio di Tarzia fa male a noi catanzaresi ma siamo sicuri che farà molto male, ancora di più, proprio alla città che ha dato i natali a quei vandali. E’ un’ulteriore zappa sui piedi che i lametini si danno. A questo punto siamo certi che il sindaco Giannetto Speranza, il presidente della Vigor Cantafio e quanti ritengono di rappresentare le forze sane di Lamezia Terme, diano immediatamente un segnale forte. Siamo certi che lo daranno perché conosciamo il valore morale di costoro. Ma siamo certi che gli stessi tifosi della Vigor avranno il coraggio di umiliare ed isolare gli ultras che hanno commesso quegli atti delinquenziali.

Forse è il momento che ognuno faccia un esame di coscienza per comprendere quanto di suo ci ha messo perché si arrivasse a sputare tanto veleno e tanto odio contro Catanzaro.

Forse è il momento che Lamezia comprenda chi sono i suoi veri nemici.





Movimento Civico “CATANZARO NEL CUORE”
Via Maddalena, 13 – 88100 Catanzaro Centro –Corso Progresso, 12 – 88063 Catanzaro Marina
Cell.: 328.9768162 – 328.9768163 – www.catanzaronelcuore.it – info@catanzaronelcuore.it

22 novembre 2006

Livornesi con obbligo di firma

Quattro tifosi del Livorno sono stati arrestati per aver fermato e danneggiato alcune auto sulla Messina-Catania, all'altezza di Giardini Naxos, lo scorso 12 novembre. Per loro divieto di accesso per tre anni ai luoghi dove si svolgono competizioni sportive e obbligo di firma presso la polizia.

Repressione a manetta

Due ultras arrestati, uno del Torino e uno della Sampdoria e 12 persone indagate, 11 granata e un doriano. Questa operazione della Digos e dei Carabinieri è avvenuta in seguito agli scontri che si sono verificati domenica sera fuori dallo stadio Olimpico di Torino per il posticipo tra il Toro e la Samp.
Tutte le persone bloccate sono state sottoposte al provvedimento del Daspo dal questore di Torino, Stefano Berrettoni, che ha applicato il massimo della sanzione prevista, ovvero tre anni lontano dagli stadi con il doppio obbligo di firma.
Per il tifoso sampdoriano arrestato sono stati disposti gli arresti domiciliari e rinviato il processo, mentre il granata è stato giudicato per direttissima e gli è stata inflitta una pena di sei mesi convertibili in 6.700 euro di multa più due anni di diffida come pena accessoria.

Gino e Tonino

E' stato contestato dai tifosi del Brescia Antonio Matarresse, presidente di Lega, giunto nella cittadina lombarda per il convegno "Sport e Global Entertainment nuovo progetto per lo sviluppo delle città" Matarrese, poi, ha voluto incontrare i sostenitori bresciani e ha ascoltato le loro ragioni. La contestazione da parte dei supporter delle rondinelle si riferiva in particola modo alla costruzione del nuovo stadio nella città lombarda. "L'Italia vive questo momento di crisi di valori e - ha detto il presidente della Lega nel corso del convegno - il calcio è lo specchio della società e quindi è anch'esso in crisi. Ho letto nello sguardo di Gino Corioni tutta l'amarezza per questa dura contestazione, ma il calcio è Corioni ed è Matarrese. Lo tranquillizzo dicendogli che è normale essere contestati nel nostro mondo e che bisogna dialogare con tutti come ho fatto io oggi con loro. Io ammiro Corioni per quello che ha fatto nel mondo del calcio e, su questo problema dello stadio, gli dico che quando uno ha le idee chiare gli ostacoli si superano". (21/11/2006) (Spr)

21 novembre 2006

Scontri leali con diffida

TORINO. 21 NOV. Si aggrava il bilancio degli incidenti scoppiati a Torino prima della partita con la Samp. Ora si parla di ben tredici tifosi identificati, di cui 12 denunciati, ed uno arrestato. Sequestrati dalle forze dell'ordine intervenute anche diversi oggetti contundenti usati durante gli scontri. Gli incidenti erano avvenuti prima dell'incontro di calcio dapprima quando un bus, proveniente dalla stazione con a bordo i tifosi della Sampdoria, si era fermato nei pressi di un gruppo di ultras torinesi; poi davanti allo stadio dove si erano affrontati gruppi di tifosi, c'erano stati alcuni lanci di fumogeni a tal punto che uno era finito negli spogliatoi dei blucerchiati che avevano dovuto cambiarsi in corridoio. Anche qui l'intervento della Polizia che aveva reagito con lancio di lacrimogeni. Ora la documentazione delle telecamere dello stadio potrebbe portare a nuovi sviluppi.

Diffide come condanne a morte

BOVALINO. Un calciatore della Bovalinese, Fabio Bonanno, di 23 anni, è stato denunciato in stato di libertà dalla Polizia perché ha giocato domenica in occasione dell’incontro con lo Scalea 1912, valido per il campionato di Eccellenza, malgrado nei suoi confronti fosse stato adottato un provvedimento di divieto di accesso allo stadio per un periodo di tre anni. Il divieto di accesso era stato disposto nei confronti del giocatore perché coinvolto, secondo quanto riferito dalla Polizia, negli incidenti accaduti nello scorso mese di febbraio durante l’incontro tra la Bovalinese e lo Scalea. Bonanno, sempre perché sorpreso a giocare con la Bovalinese malgrado il provvedimento di accesso allo stadio emesso nei suoi confronti, era stato denunciato in passato altre due volte. Secondo il difensore del giocatore, Umberto Abate, la denuncia nei confronti di Bonanno è illegittima. “E questo perché - ha detto l’avvocato Abate - il provvedimento di divieto di accesso adottato dal questore di Reggio Calabria nei confronti del giocatore non è stato convalidato dal gip per un vizio di forma consistente nella mancata specificazione di diritti della difesa”. Il presidente della Bovalinese, Giovanni Ferrigno, da parte sua, ha riferito che a Bonanno, in relazione alla sua presenza in squadra ieri in occasione dell’incontro con lo Scalea, non è stata notificata, al momento, alcuna denuncia. Sempre ieri è stato denunciato anche un tifoso della Bovalinese, V.A., anch’egli di 23 anni, che stava assistendo all’incontro con lo Scalea malgrado anche nei suoi confronti fosse stato disposto il divieto di accesso allo stadio sempre in relazione agli incidenti accaduti nel febbraio scorso.

20 novembre 2006

Sit-in

La dodicesima giornata del campionato di C1/B inizia con la contestazione dei supporter delle fere, che impediscono l´entrata allo stadio.
Continua la contestazione dei tifosi della Ternana nei confronti della loro societa`. Prima dell´inizio del confronto interno con l´Avellino i supporter rossoverdi si sono sdraiati davanti ai cancelli d´entrata dell´impianto sportivo Liberati, impedendo l´accesso ai pullman delle due squadre. Per ristabilire le normalita` e` stato necessario l´intervento delle forze dell´ordine, che hanno letteralmente sollevato di peso i supporter umbri. Il tutto si e` svolto senza incidenti, con l´unico conseguenza di rallentare l´afflusso degli spettatori. La protesta e` proseguita all´interno dello stadio, dove sono stati esposti diversi striscioni polemici. Uno dei piu` duri recitava: “Un cancro in questa citta`…e` la nostra societa`”.

Daspo calabro

LAMEZIA TERME - Sottoposti a divieto di assistere a competizioni sportive 9 tifosi della Vigor Lamezia. Sono stati infatti notificati da personale del Commissariato di Lamezia Terme nove provvedimenti di Daspo emessi per gli incidenti verificatisi durante gli incontri di calcio disputati dalla compagine lametina nell'attuale stagione calcistica.
A seguito degli incidenti verificatisi dopo Cassino- Vigor Lamezia lo scorso 5 novembre, sono stati individuati e denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino otto giovani lametini ritenuti responsabili di scontri con la tifoseria del Cassino e con le forze dell'ordine, a seguito del quale rimasero contusi sette poliziotti. Il questore di Frosinone ha pertanto emesso provvedimenti di divieto ad assistere a partite della Vigor Lamezia per due anni con obbligo di firma durante la gara nei confronti di A. M., di 28 anni, C. G., di 27 anni, G.G. di 27 anni, G.F., 33 anni, A. G., di 19 anni, M.R., di 21 anni, M. L., di 26 anni e D.L., 35 anni, tutti lametini.
E' stato inoltre notificato un analogo provvedimento per un sedicenne lametino, resosi responsabile di lancio di pietre contro i mezzi della polizia, in occasione del derby Vigor Lamezia - Catanzaro.

Ultras?

ROMA - Due tifosi del Catania erano rimasti feriti durante i tafferugli scoppiati prima del match contro la Roma fuori dello stadio Olimpico, e cosi' alcuni amici hanno chiamato il 118. Quando sul posto e' transitata un'ambulanza privata senza fermarsi, il gruppo di tifosi, pensando fosse il mezzo di soccorso chiamato, ha bloccato il veicolo e ha picchiato il conducente. Il tifoso ferito e' stato poi trasporato in ospedale dalla "vera" ambulanza. Al termine dell'incontro, vinto dalla Roma per sette a zero, alcuni tifosi hanno dato alle fiamme un furgone parcheggiato fuori dello stadio. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. (Agr)

Daspo ciociaro

CINQUE denunciati e due arresti, ieri allo stadio in occasione della partita che ha visto scendere in campo, e trionfare, il Frosinone contro il Bari. Tutto sommato non ci sono stati episodi eccessivamente rilevanti o scontri che avrebbero potuto turbare l’andamento della competizione sportiva e sicuramente creato tensione non solo all’interno dello stadio stesso ma anche in città. Questo anche grazie al forte dispiegamento di forze di polizia che hanno prevenuto episodi che sarebbero potuti essere spiacevoli. Gli agenti di polizia, coordinati dal dirigente della divisione anticrimine, dottor Mino De Santis, hanno, nel corso del loro servizio teso a garantire l’ ordine pubblico, tratto in arreto due persone. P. N. di 23 anni, è finito in manette per aver contravvenuto al divieto d’accesso allo stadio, in quanto colpito da Daspo (ovvero divieto d’accesso alle manifestazioni sportive per un determinato periodo di tempo) e per possesso di fumogeni. Mentre un altro tifoso, D. M. di 25 anni è finito agli arresti per porto abusivo di un coltello a scatto, in base alla normativa che prevede il divieto di portare oggetti pericolosi e offensivi. Ma, nel frattempo, altri cinque cittadini baresi, ansiosi di fare il tifo e sostenere la propria squadra, hanno tentato di introdursi all’interno dello stadio. Naturalmente erano sprovvisti di biglietto. Proprio per questo, sono stati condotti in questura e denunciati a piede libero.

17 novembre 2006

Macedonia con insalata russa

Sono diciannove i tifosi arrestati a Skopje, in Macedonia, dopo gli incidenti scoppiati durante Macedonia-Russia, partita valida per il girone E delle qualificazioni agli Europei 2008. La Russia si è imposta per 2-0, ma sulle gradinate dello stadio era grande la tensione tra le due tifoserie, soprattutto per motivi politici. Tra gli arrestati, sedici sono russi, tre macedoni.

"Svegliatevi!". Per i giornalisti è una minaccia

La pace al Toro? Praticamente mai. Ieri, al centro Sisport, sono arrivati gli ultras. Una cinquantina, più o meno, in totale assenza di forze dell'ordine. Obiettivo: contestare la squadra e il suo allenatore Zaccheroni, dare loro una mossa affinché domenica, in casa contro la Sampdoria, arrivi la seconda vittoria. La classifica piange (8 punti dopo 11 giornate: senza le varie penalizzazioni,i granata avrebbero fatto meglio solo di Ascoli e Chievo), la squadra pare scollata e rassegnata se anche uno della vecchia guardia come Comotto ha ammesso di avvertire «strane sensazioni». Così ieri, dopo che già martedì qualche pensionato si era lasciato scappare qualche frase un po' colorita, ci hanno pensato i tifosi della curva a riscaldare l'ambiente. Sulla tribuna uno striscione a caratteri cubitali:
«Svegliatevi o vi svegliamo noi!». Dopo di che, un paio di ragazzi sono entrati sul terreno di gioco scavalcando le recinzioni e lasciando sul prato dei volantini minacciosi. Gli stessi fogli sono stati posti sulle macchine dei giocatori. Non è mancato nemmeno un vero faccia a faccia, sul campo, tra una decina di ultras e la squadra.

Irriducibili in attesa di giudizio

(AGM-DS) - Roma, 16 novembre - L’arresto dei quattro tifosi ultras della Lazio in relazione al `caso Chinaglia` per parlare di carcerazione preventiva. Questo e` stato alla base dell’incontro, avvenuto giovedi` mattina a Roma nella sede del gruppo della tifoseria biancoceleste, e che ha visto protagonisti gli onorevoli Paolo Cento (Sottosegretario all`Economia), Sergio D`Elia (Ufficio Presidenza Camera dei Deputati), Antonio Buonfiglio (deputato) e Alessandro Cochi (consigliere comunale).
Si sarebbe dovuto parlare della situazione ‘Lotito-Chinaglia’, relativamente alla quale i quattro sono stati posti sotto custodia cautelare nel mese di ottobre.
Una conferenza stampa ‘trasversale’ dal punto di vista politico alla quale hanno preso cosi` parte esponenti di diverse ideologie politiche. Alla base di tutto l’idea, come ha sostenuto Sergio D’Elia di ”far si` che vengano rispettati i tempi processuali contro l’istituto della carcerazione preventiva del quale si abusa in Italia”. Questo perche` ”il 40 per cento dei detenuti in Italia sono in attesa di giudizio”.
Secondo Paolo Cento si tratta di ”una battaglia di giustizia, che vedra` entro la prima settimana di dicembre una proposta per cercare di ridurre questo sistema, una pena a tutti gli effetti”.
Intanto i quattro in carcere, dopo 17 giorni, hanno da questo giovedi` sospeso lo sciopero della fame per ‘garantire una serenita` di giudizio’, come hanno scritto in una lettera divulgata prima dell’inizio della conferenza.
In chiusura una riflessione, da parte del tavolo, sul fatto che molto spesso i tifosi oggi non siano trattati come cittadini normali ma, in quanto tifosi, subiscano un ‘aggravio di pena assolutamente insensato’. L’opera di moralizzazione del calcio, si dice, non deve partire dai tifosi, ma dall’alto.

16 novembre 2006

Agli ultras 3 anni, a lui 4 giorni

Fernando Menegazzo, centrocampista dell'FC Girondins de Bordeaux, è stato squalificato per quattro turni in competizioni UEFA dopo l'espulsione rimediata nella gara di UEFA Champions League persa dai francesi contro il LIverpool FC.
Il brasiliano era stato espulso nella gara persa 3-0 dal Bordeaux ad Anfield il 31 ottobre per aver colpito con una testata il difensore del Liverpool. La decisione dell'Organismo di Controllo e Disciplina UEFA impedirà al giocatore di prendere parte alle ultime due gare del Bordeaux nella fase a gironi di UEFA Champions League, contro Galatasaray SK e PSV Eindhoven, e a d altri due impegni europei. Il giocatore avrà tre giorni di tempo per ricorrere in appello.

Cosa c'entrano gli ultras?

UN RACKET vero e proprio, gestito da un’organizzazione malavitosa che picchia e minaccia i colleghi per controllare il trapasso al «nuovo sistema» delle mille licenze in più: si tratta di tre cordate composte da «tassisti nei tassisti», quaranta persone in tutto, alcune delle quali legate al mondo degli «ultrà» e con precedenti per rapina, spaccio e sequestro di persona. IL FASCICOLO delle indagini, seguite dal VIII Gruppo dei vigili, è ora nelle mani del sostituto procuratore Carlo Lasperanza, magistrato che seguì il caso Marta Russo. LA SVOLTA nell’ultimo ed eclatante episodio dell’aggressione alla troupe di Matrix, quando la telecamera, caduta in terra, continuò a riprendere la scena inquadrando uno dei tre aggressori. Da quì si è partiti per un’inchiesta che riserverà ancora molte sorprese.

Divieto di trasferta

(AGENZIA GRT) Non saranno ammessi tifosi ospiti per le ultime partite del Torneo di Apertura del campionato argentino: questa è la decisione presa dai dirigenti delle società in seguito ai continui atti di violenza all'interno degli stadi. Resta da capire quali misure di sicurezza saranno applicate all`esterno degli impianti e che controllo sarà fatto sui tifosi, che pur esclusi dallo stadio, seguiranno ugualmente la propria squadra in trasferta.

15 novembre 2006

Ultras?

BARI - Quattro sostenitori del Napoli Calcio sono stati arrestati dalla polizia la scorsa notte al termine dell’incontro vinto per 1 a 0 con la squadra del Bari. Tre hanno lanciato dalla loro vettura, durante il deflusso dallo stadio, un petardo contro una pattuglia della polizia e poi hanno tentato la fuga. Si tratta di Esposito Giaccio Natale, di 20 anni, Umberto Zancrelli, di 35 anni e Gianluca D’Aprile, di 24 anni che sono accusati di resistenza, violenza e lesioni a pubblici ufficiali e porto e detenzione di artifizi esplosivi.
I tre sono stati bloccati dopo un breve inseguimento nei pressi dello stadio «San Nicola». Giuseppe Sarappo, di 18 anni, è invece stato arrestato con le accuse di lesioni aggravate per aver ferito con un punteruolo un ragazzo barese di 16 anni.

Galliani diffidato allo stadio è sempre andato

Roma 14 novembre 2006 - Borrelli contro Galliani, il duello continua senza esclusione di colpi. All'ordine del giorno della prossima riunione dell'Ufficio Indagini Federcalcio, presieduto dall'ex capo del pool Mani Pulite, ci sarà l'apertura di un'inchiesta sul comportamento dei dirigenti inibiti in seguito ai processi sportivi di Calciopoli.

Fra i personaggi eccellenti c'è Adriano Galliani, vicepresidente vicario e amministratore delegato del Milan, inibito sino al 14 aprile 2007, protagonista di un durissimo scontro verbale con Borelli. Questi, in un'intervista rilasciata a Radio Capital, aveva puntato il dito contro il rossonero affermando che in Italia non vige il rispetto delle regole, ma la loro elusoine.

Evidente il riferimento alla condotta di Galliani e alla riunione "informale" cui lo stesso aveva partecipato la settimana scorsa in un grande albergo di Milano per discutere di diritti tv assieme ad alcuni presidenti di A e B. Galliani aveva replicato accostando Borrelli al famigerato Laurenti Beria, capo della polizia segreta stalinista, poi fucilato.

Oggi la notizia dell'apertura dell'inchiesta che intende accertare se gli inibiti abbiano rispettato il regolamento che, peraltro, è alquanto tollerante impedendo soltanto ai sanzionati di scendere negli spogliatoi e di rappresentare ufficialmente la società di appartenenza. Una regola sistematicamente elusa.

Puppo, gli ultras lo dicono da secoli...

Sempre più vuoti, gi stadi italiani. Dice Matarrese: è l’effetto degli scandali. Dice Sacchi: colpa degli ultras, che spaventano gli spettatori più miti. Dicono in tanti: colpa degli stadi fatiscenti e inadeguati. Ebbene, se i guru a cui ci affidiamo per risolvere il problema sono questi, allora temo che siamo proprio nei guai.

Andiamo per ordine. Un anno fa, di questi tempi, scrissi su queste colonne un articolo dal titolo : « 2005 : fuga dagli stadi ». Eppure, di « Moggiopoli » non si era ancora sentito parlare. Insomma, questa fuga dagli stadi non è un fatto di questi giorni: è un processo in atto da tempo, di cui è inutile addossare la responsabilità a qualche lupo cattivo vero (corrotti e corruttori) o presunto (gli ultras). Qualche numero: la media del campionato in corso è sotto i ventimila, quella dello scorso torneo si attesto’ sulle ventiduemila. Come si vede, c’è poca differenza. Mentre, dieci anni fa, la serie A contava su ben trentamila spettatori a partita (e due decenni orsono, su quasi quarantamila). Eppure gli ultras c’erano anche allora (ed anzi, gli episodi di teppismo erano ben più numerosi). Gli stadi erano scoperti, ad eccezione delle tribune, e con molti posti in piedi. Si’, d’accordo; all’epoca, in A c’erano meno squadre dal bacino d’utenza ridotto. Ma anche squadre come la Roma, abituate a veleggiare tra i cinquanta e i sessantamila spettatori a partita, oggi si sono ridotte a cifre ben più modeste. E allora, quali sono le vere cause ?

Nulla di più semplice, purtroppo. I tornei sono stati allargati a dismisura per ragioni geo-politiche (assai discutibili, per non dir peggio) e le coppe europee sono diventate una giostra da cui si esce solo dopo un bel po’ di giri. Ergo, le partite sono moltissime: una vera alluvione. Spesso prive di interesse, perché in una melma di venti squadre, per chi si trova escluso dalla lotta per i vertici e dalla bagarre del fondo, è dura trovare vere motivazioni. Quasi tutte trasmesse in televisione, dove peraltro il calcio – quando è inflazionato – tende a banalizzarsi, a offrire di sé un’immagine scialba, privato com’è del fattore ambientale e del senso di partecipazione. Per di più, i biglietti costano cifre francamente esagerate. Il risultato di tutte queste belle pensate? Una bella sfilza di stadi deserti.

Eppure il rimedio, se ve ne fosse davvero la volontà, sarebbero tre misure impopolari, e molto difficili da praticare, poiché in conflitto con interessi profondi e ormai radicati: ridurre il numero di squadre in A e B, diminuire drasticamente il prezzo dei biglietti e limitare (orrore!) l’alluvione televisiva, rinunciando a qualche soldino. Gli stadi, in capo a qualche tempo, tornerebbero a riempirsi, e al contempo le tasche di giocatori, « manager » e quant’altro si svuoterebbero (di pochissimo, per la verità).. Ecco perché, nel mondo del calcio, nessuno dice le cose come stanno: perché la situazione attuale forse non converrà ai veri appassionati (che infatti disertano in massa) ma a chi nel calcio ci sguazza conviene; eccome se conviene.

Maurizio Puppo

13 novembre 2006

Mamma li turchi

Italia-Turchia, il Prefetto: sarà festa dello sport ma polizia e Digos sono già in allerta.
Martedì e mercoledì la Coppa del Mondo sarà esposta a Palafrizzoni
In vista della partita della Nazionale a Bergamo, il 15 novembre, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica ha discusso sulle misure da adottare per gestire al meglio il grande evento sportivo. Il dispiegamento e l'organizzazione delle forze dell'ordine non subirà modifiche di rilievo rispetto ai consueti servizi d'ordine pubblico adottati nelle partite di campionato. Per il Prefetto, che ha presieduto il Comitato, si tratterà di una « serata di spettacolo e di condivisione dei valori dello sport». Forze di polizia e Digos sono comunque in allerta, anche considerando le eventuali connotazioni di carattere politico e religioso legate al match contro la Turchia.

Al Comitato hanno partecipato anche i rappresentanti della Federcalcio, che hanno confermato l'allenamento della Nazionale sul campo del Comunale martedì 14 novembre alle 18 a porte aperte.

I soliti esagerati

Succede tutto nel prepartita, appena gli ultrà atalantini mettono piede a Campo di Marte. Un film già visto. Gli scontri sono tra le due tifoserie - che non vengono mai a contatto - e le forze dell´ordine: «assalti premeditati» dirà più tardi la polizia. Sassaiole, bottigliate, bombe carta, transenne lanciate. Il bilancio sarà di nove feriti, cinque di questi fra le forze dell´ordine. Nessuno è grave. Tre sono poliziotti, due carabinieri, due steward della Fiorentina, due giovani tifosi viola.
Fiorentina-Atalanta comincia fuori dal Franchi, lontano dal campo, con spranghe, mazze, passamontagna e due grossi petardi, le cosiddette "bombe di Maradona". Un gruppo di tifosi viola li usa per affrontare la polizia schierata sotto la curva Fiesole. Finiscono all´ospedale due agenti, uno con una lussazione della spalla, l´altro con problemi ad un polpaccio, un tifoso diciassettenne, che ha preso un colpo alla testa, uno diciottenne con una distorsione al ginocchio e due steward, uno colpito da una transenna.
Subito prima dell´inizio della partita le «armi» vengono nascoste nei giardinetti dietro la Fiesole, probabilmente per essere utilizzate dopo il novantesimo. Ma la polizia scopre il piano, recupera e sequestra tutto: quindici spranghe, un casco, due passamontagna e due grossi petardi. Lo stesso gruppo di ultrà viola prova, prima di scagliarsi contro la polizia, a raggiungere i bergamaschi, appena scesi dal treno. Ma è impossibile entrare in contatto con loro e i fiorentini tornano verso la curva dove in un centinaio cercano di entrare senza biglietto. Lì si accende lo scontro con le forze dell´ordine. Si temeva l´arrivo in treno dei tifosi nerazzurri, ma gli incidenti più gravi avvengono fuori dalla Fiesole. Anche i bergamaschi, comunque, danno molto da fare alle forze dell´ordine, fin dal loro approdo a Firenze. Sono in 1.200.
Cappucci che vengono tirati su, sciarpe intorno alla bocca, gli ultrà bergamaschi si preparano: hanno sassi nelle tasche e li lanciano assieme a diverse «bombe carta» e fumogeni contro le divise. Un attacco preparato. Polizia e carabinieri indossano i caschi e imbracciano gli scudi anti sommossa: parte qualche lacrimogeno. Si capisce subito che serata sarà. Scoppiano petardi lato curva Ferrovia, quattro o cinque grosse bombe carta. Le transenne del filtraggio, vengono abbattute facilmente alla prima carica degli atalantini. La Guardia di finanza risponde. Succede tutto nei minuti immediatamente precedenti alla partita: dall´altra parte dello stadio, lato Fiesole, più o meno nello stesso momento le transenne provvisorie cedono alla rabbia di un gruppo di ultrà della Fiesole che, è questa la ricostruzione della polizia, cerca di entrare senza biglietto. Anche in questo caso ci sono persone con il viso nascosto da cappucci e passamontagna, volano oggetti.

12 novembre 2006

Ultras catanesi nel mirino

CATANIA - Cinque ultrà della curva nord del Catania sono stati arrestati la notte scorsa dalla polizia nell'ambito delle indagini sui disordini che si sono verificati nella partita con il Messina allo stadio Angelo Massimino, che è costata alla società etnea la squalifica per due turni del campo. Tutti gli indagati sono accusati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo le indagini e gli accertamenti compiuti dalla Digos della Questura, i cinque sarebbero gli autori dell'aggressione a due agenti di polizia durante lo svolgimento del derby.

Gli indagati hanno un'età compresa tra i 22 e 32 anni, e in passato erano già stati diffidati per altri disordini. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal gip di Catania, Antonino Fallone, su richiesta del procuratore aggiunto Renato Papa e del sostituto Antonino Faro.

In Italia si dialoga col manganello

Violenza e razzismo negli stadi sono un problema diffuso in tutta Europa, combattutto mediante varie strategie. La scorsa settimana, in collaborazione con la UEFA, si sono svolti in tutti gli astadi europei manifestazioni contro la violenza e il razzismo. Motore di questa idea che si ripete ormai da almeno 5 anni, è la rete FARE (Football Against Racism in Europe) con sede a Vienna e ramificata in Europa anche attraverso altre associazioni. Iniziative simboliche, apprezzabili per l’intento ma fini a se stesse se non supportate a dovere dalle istituzioni, calcistiche e non.

Problema di levatura continentale, dicevamo, affrontato con approcci diversi dalle varie federazioni. Se in Inghilterra, le misure di sicurezza particolarmente restrittive hanno avuto un discreto successo, il modello proposto in Germania è stato quello che, grazie a idee semplici e all’impeccabile organizzazione tedesca, ha dato i risultati migliori: la violenza è quasi sparita e il razzismo riemerge saltuariamente. Come spesso accade in questi casi è stata una situazione d’emergenza a rendere necessario un intervento mirato e ad ampio respiro. Una crisi che la Germania ha vissuto a cavallo tra gli anni 80 e 90, dopo gli europei organizzati in casa, escalation di incidenti culminata con la morte di un tifoso del Werder Brema ad opera di un ultras dell’Amburgo.

La strategia tuttora adottata per debellare violenza e razzismo è frutto del lavoro congiunto di Federazione, Stati–Regione della Germania e società di calcio, riunitesi attorno ad un tavolo per porre fine alla crisi di inizio anni 90. Con la collaborazione degli assessorati allo sport sono stati riorganizzati i centri di coordinamento dei tifosi (Fanprojekt), mediante i quali è stato sviluppato un concetto di tifo organizzato, ponendo particolare attenzione a questioni di discriminazione razziale, molto sentite, in quel periodo, nella Germania da poco riunificata. Inoltre, particolare non da poco, vennero creati nuovi posti di lavoro attraverso svariate assunzioni tra gli abituali frequentatori degli stadi, che divennero responsabili di una serie di attività a sfondo sociale ed organizzativo. Ed ecco che, magicamente, le tribune tornarono a riempirsi di tifosi, soprattutto donne e bambini, da troppo tempo assenti negli impianti tedeschi.

Il modello funziona ancora oggi, ed ha dalla sua il riscontro dei numeri. La Bundesliga oggi ha la maggior presenza di spettatori e tifosi sulle proprie tribune: i dati statistici relativi alla passata stagione 2005/2006 (UEFA) dicono che a livello europeo l campionato tedesco conduce la graduatoria con una media spettatori di 40.778 davanti alla Premier League inglese con 33.880 spettatori, a seguire poi la Liga spagnola con 29.959, la nostra serie A con soli 21.695 e la Ligue 1 con 21.377. Un sucesso raggiunto grazie a trovate semplici ed efficaci, tuttaltro che repressive. I coordinamenti lavorano a stretto contatto durante la settimana con i tifosi, non vendono solo biglietti. Organizzano feste, tornei di calcio anche con altre tifoserie, convegni e dibattiti sullo sport, mentre gli assessorati forniscono fondi e materiale. Il tifoso si sente partecipe e vive lo stadio con una nuova predisposizione, che vede prevalere la voglia di divertirsi alla violenza.

E cosa accade se, come successo pochi giorni fa, una tifoseria tra le più calde della Germania riunificata, quella della Dynamo di Dresda si rende protagonista di episodi violenti? La risposta è semplice: dialogo. La prassi vuole che il Ministero dello Sport si riunisca con la Federcalcio (DFB) e la Lega (DFL) per trovare il rimedio appropriato, magari aiutando la società nella ristrutturazione dello stadio affinchè la struttura possa divenire un luogo adatto a tutti, anche alle famiglie. Poi gli stessi organi cercheranno di arrivare alla radice del problema, con l’aiuto e la partecipazione di personaggi di spicco come Matthias Sammer o Volkmar Köster, entrando nella tifoseria della Dynamo per stemperare gli animi ed organizzare incontri, feste, dibattiti, sempre in collaborazione con il coordinamento. Un’altra storia rispetto a quanto accade qui in Italia. Questione di civiltà, forse, ma anche e soprattutto di modus operandi. Il segreto, se così lo vogliam chiamare, è sempre in quella famosa parola: dialogo.

Massimo Finizio

La sciarpa non è un burka !

La questura di Catania in una nota ha precisato con "non sarà consentito l’accesso allo stadio a chi sarà in possesso di bottiglie di vetro e di plastica, ombrelli, cinture con grosse fibbie o borchie e di altri oggetti che possono arrecare danno. Non sarà inoltre consentito l’ingresso a chi viene trovato in possesso di sciarpe e passamontagna. Solo un tifo acceso e appassionato ma corretto - conclude la nota - può costituire valido ed efficace sostegno per la squadra".
Misure restrittive, dunque, per i tifosi del Catania che domenica si recheranno allo stadio per vedere la loro squadra impegnata con il Livorno nell’undicesima giornata di serie A.
Lo stadio del Catania riapre i battenti dopo i due turni di squalifica seguiti agli incidenti in occasione di Catania-Messina.

Quante volte abbiamo ripetuto che nel calcio si sperimentano le tecniche più innovative della repressione? Ecco un caso di contemporaneità fra politica e ultras nel campo dell'annichilimento di ogni forma di dissenso e/o antagonismo. Per settimane ce lo fanno a fette col velo islamico,su quanto come e quando sia consentito dalle Sacre scritture, su quanto sia accettabile nella nostra società occidentale, per noi campioni della democrazia che consentiamo agli ultras di avere ogni settimane le loro piccole grandi Guantanamo nel silenzio generale delle anime belle libertarie.
Ora si arriva all'assurdo : proibire,l'unica cosa che i governi tutti,di centro-sinistra e centro-destra riescono a fare magnificamente, persino l'uso della sciarpa negli stadi.
Per ripararsi dal freddo ( o dalla "civiltà europea"), rischieremo tutti un solenne raffreddore. O uno scontro di civiltà.